Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
“OGGI NON SI PUÒ DIRE GAZA, PALESTINA. LA VERA BESTEMMIA È CHE VENGANO CANCELLATE”… DOPO I COMPLIMENTI DELL’ACCADEMIA DELLA CRUSCA AL TESTO, IL CANTANTE IRONIZZA: “A MATTEO SALVINI VERRÀ UN EMBOLO”
Nel corso di una conferenza stampa per Sanremo 2026, Ermal Meta ha spiegato il senso di
“Stella stellina”, dedicata a una bambina uccisa a Gaza e ha parlato del paradosso di una musica che sembra leggera mentre il testo costringe a fermarsi, come nello scrolling che rende tutto uguale. Poi arriva l’accusa: “Non si può dire Palestina”.
Dopo la seconda serata di Sanremo 2026, Ermal Meta è intervenuto in conferenza stampa all’Ariston tornando sul tema della guerra e delle vittime civili a Gaza.
Il cantautore, in gara con “Stella stellina”, ha legato il senso del brano a una riflessione sul linguaggio e su ciò che, a suo avviso, fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico.
“Oggi gli adulti fanno molto più rumore dei bambini e questa è la cosa che io trovo preoccupante”, ha detto, aggiungendo che spesso è “un silenzio che ci autoinfliggiamo”.
Nel suo ragionamento ha poi insistito sul peso delle parole che, a suo avviso, diventano difficili da pronunciare nello spazio pubblico: “Non si possono usare certe parole, non si può dire Gaza, non si può dire Palestina, come se fosse una bestemmia”
La conferenza stampa di Ermal Meta
Alla domanda su quanto questi temi rischino di passare sotto traccia, Meta ha risposto tornando sul concetto di “grande tema del mondo di oggi”: il silenzio.
Il cantante ha descritto la sua canzone come costruita su un paradosso voluto: se “non ascolti il testo magari avresti anche voglia di ballare”, ma quando “ascolti il testo” qualcosa “ti frena per un attimo”, poi “dimentichi il testo e riprendi a ballare”.
Meta ha paragonato questo meccanismo allo scorrimento continuo delle notizie sui telefoni: tra “gattini, feste, palestra” compaiono “bambini che muoiono” e poi di nuovo altro, “diventa tutto uguale, tutto insieme. Non c’è veramente qualcosa che ci metta in pausa”
Secondo il cantante, la “vera bestemmia è il fatto che vengano cancellate” questi discorsi dal dibattito pubblico, spiegando di aver letto critiche e apprezzamenti sulla canzone, ma di voler comunque parlare e restare fedele al proprio impegno di cantautore.
Nella sua analisi sui brani presentati a Sanremo 2026, il professor Lorenzo Coveri dell’Accademia della Crusca ha parlato di “Festival della medietà”, e chiarendo: “Mai una volta che, leggendo un verso, abbia sobbalzato sulla sedia. Mai”.
Parlando però della canzone di Ermal Meta, il professore lo ha definito “l’unico che esce dalla bolla”, aggiungendo che la sua canzone è “una ninna nanna rivolta a una bambina di Gaza, pur senza mai renderlo esplicito – e anche per questo è – uno dei migliori del lotto“.
Ermal Meta, commentando in conferenza stampa i complimenti di Coveri, ha detto: “Se il testo migliore è quello di un immigrato, questo dovrebbe far pensare a come il livello linguistico italiano si stia abbassando. Soprattutto, ma non solo, a causa dell’intelligenza artificiale”.
Il cantante ha poi chiosato: “A Matteo Salvini verrà un embolo“
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
IL “CROLLO DEL PREZZO DELLA BENZINA” È UNA STRONZATA, COSÌ COME I BROGLI ELETTORALI DILAGANTI E I 18MILA MILIARDI DI INVESTIMENTI
Dall’inarrestabile ‘Golden Age’ degli Stati Uniti alla chiusura del confine con il Messico, passando per la distruzione del programma nucleare dell’Iran.
Nel corso del discorso sullo Stato dell’Unione, Donald Trump ha snocciolato una serie di dati a supporto della sua narrativa, finita nel mirino e passata al setaccio dai media americani. Ecco una sintesi del fact checking ad ampio raggio tra economia, politica interna ed estera.
DICIOTTOMILA MILIARDI DI INVESTIMENTI
Falso per la Cnn, secondo cui il sito della Casa Bianca riferisce che la cifra per i “principali annunci di investimenti” durante l’attuale mandato Trump è di 9.700 miliardi. Una stima, quest’ultima, esagerata, perché comprensiva di impegni vaghi su “commercio bilaterale” o “scambio economico”.
Il CROLLO DEI PREZZI DELLA BENZINA
Falso, sempre secondo la Cnn. Il presidente ha rivendicato prezzi “inferiori a 2,30 dollari al gallone (circa 3,8 litri) nella maggior parte degli Stati Usa, e in alcuni casi a 1,99 dollari”. Il costo dei carburanti è una delle voci più sensibili, vera cartina al tornasole del consumatore Usa. Tuttavia, secondo la American Auto Association (Aaa), nessuno Stato ha avuto prezzi medi della benzina inferiori a 2,37 dollari al gallone.
NESSUNA CRIMINALITÀ A WASHINGTON’
Esagerato secondo Nbc, che cita i dati pubblicati dal Dipartimento di Polizia metropolitana secondo i quali i reati nella capitale Usa sono diminuiti in tutte le categorie tranne una nel 2026, mostrando un calo nel 2025 rispetto al 2024 in tutti i crimini violenti e reati contro la proprietà. Ma non è corretto affermare – si osserva – che nella capitale federale non ci sia “quasi più criminalità”. Da inizio anno si sono verificati nove omicidi, 126 aggressioni con un’arma pericolosa e 322 furti di veicoli.
BROGLI ELETTORALI DILAGANTI
Falso per il New York Times, che afferma come il numero di schede elettorali espresse illegalmente nelle elezioni americane è infinitamente piccolo. Uno studio del Dipartimento per la Sicurezza interna ha rilevato che su 49,5 milioni registrazioni elettorali verificate, circa 10.000 casi sono stati rinviati a ulteriori indagini per mancanza di cittadinanza, circa lo 0,02% dei nomi elaborati.
RISOLTE OTTO GUERRE
Esagerato per la gran parte dei media. Tra gli otto conflitti citati il ruolo di Trump è controverso. Alcuni combattimenti poi sono ripresi e il termine “guerra” potrebbe essere applicato in modo troppo generico, spiega il New York Times. Nonostante la firma di un accordo di pace alla Casa Bianca a giugno, per esempio, a luglio sono scoppiati scontri tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo.
ANNIENTATO IL NUCLERARE IRANIANO
Esagerato. Subito dopo gli attacchi ai principali siti nucleari di Teheran, Trump ha detto di aver annientato il programma, ricorda il New York Times. Tuttavia, funzionari Usa dell’intelligence hanno ammesso che sono state distrutte alcune strutture sotterranee, ma che altri laboratori, più profondi, sono sopravvissuti.
CONFINE BLINDATO
In parte vero. Con Trump in carica, osserva Npr, gli ingressi di migranti senza documenti dal Messico sono crollati ai minimi di 50 anni. In base ai dati del US Custom and Border Patrol, nel 2025 sono comunque entrati 237.538 migranti. Non ci sono prove inoltre che con Joe Biden ci sia stata un’invasione dalle carceri e gli istituti mentali di Paesi terzi.
(da Ansa)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
NEL DECRETO SICUREZZA SPARISCE LA REGISTRAZIONE DELLA VENDITA DI COLTELLI NEI NEGOZI, UN CLASSICO DEI SOVRANISTI AL GOVERNO ALZARE LA PAURE, FARE UN DECRETO E POI NON PARLARNE PIU’
Perdonate se non parlo di Sanremo, ma tocca rinfrescare un po’ la memoria.
Ricordate? Fino all’approvazione del decreto sicurezza il nemico giurato di questo Paese erano i maranza, ossia i giovani di stranieri di seconda generazione. Ogni caso di cronaca che riguardava uno di loro veniva sbattuto in prima pagina e sembravamo circondati da un’orda di quattordicenni col coltello in mano, roba da non uscire più la sera. Il tutto, generalizzando e criminalizzando un gruppo sociale fragile e inquieto, ai margini, di giovani spesso nati e cresciuti in Italia e trattati alla stregua di ospiti indesiderati.
Improvvisamente, approvano l’ennesimo decreto sicurezza e l’emergenza maranza non esiste più. Puf, scomparsa.
Addirittura, nella versione del decreto sicurezza che arriverà in Parlamento per essere discussa e votata, manca l’articolo che avrebbe obbligato gli esercenti a registrare l’identità degli acquirenti di coltelli con le lame lunghe. Di fatto, il cuore di tutta la grancassa della destra, solo poche settimane fa.
È uno schema ricorrente, da parte di chi ci governa. Prendi un caso di cronaca, o due, o tre. Mettili assieme. Parlane ossessivamente per qualche giorno. Crea l’emergenza. Facci un decreto per far vedere che il governo è forte e risponde alla paura delle persone. E magari infila in quel decreto una norma che non c’entra nulla, ma che vuoi far passare, tipo lo scudo penale per le forze dell’ordine. E poi smetti di parlarne.
È uno schema che funziona benissimo, intendiamoci.
È funzionato con i rave, con i centri sociali, con gli sbarchi dei migranti, con gli inquilini abusivi, con i manifestanti violenti, ora con i giudici brutti e cattivi, buon ultima emergenza che sparirà improvvisamente, qualunque sia l’esito del referendum, il prossimo 23 marzo. Con chiunque passa essere additato come nemico per gli orwelliani “cinque minuti d’odio”. Giusto il tempo di un decreto, di una conferenza stampa, di due dichiarazioni, di un’occhiata veloce ai sondaggi. E di una nuova emergenza che arriva, sospinta dal vento del nuovo caso di cronaca da cavalcare.
È un trucco semplice. Ma come con ogni prestigiatore, quando lo scopri non può fare a meno di non vederlo.
E quando lo vedi, puf, anche la destra scompare.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
IL COLOSSO DEI MARI COSTATO 13 MILIARDI DI DOLLARI HA LE TOILETTE CHE SI INTASANO IN CONTINUAZIONE E NON RIESCONO A SMALTIRE I “BISOGNI” DEI 4.600 MILITARI CHE VIVONO A BORDO… QUANDO SI VERIFICA UN BLOCCO, GLI AMERICANI DEVONO SPENDERE 400 MILA DOLLARI PER STURARE LE FOGNE
Un gigante dai piedi d’argilla, per usare un eufemismo. Tanto impressionante nel mostrare al mondo la potenza bellica statunitense, tanto faticoso per la vita dell’equipaggio. Perché la portaerei nucleare Ford, la più moderna e grande di tutte con 337 metri di lunghezza, ha un impianto per la gestione dei gabinetti che non funziona. Sì, il colosso dei mari costato oltre tredici miliardi di dollari ha le toilette che si intasano in continuazione e non riescono a smaltire feci e urine delle 4.600 persone che vivono a bordo.
La questione dei bagni rotti e dei marinai costretti a lunghe code per espletare i loro bisogni circola da oltre un mese sulla stampa specializzata. Ed è riemersa – verrebbe da dire tornata a galla – con l’improvvisa sosta dell’ammiraglia nel porto cretese di Suda
Una tappa sorprendente, visto che la Ford si trovava al largo dei Caraibi ed è stata fatta partire alla massima velocità verso il Medio Oriente per dare man forte allo schieramento statunitense che minaccia il regime iraniano.
Il difetto nelle “fogne interne” infatti non è risolvibile: tutti i documenti indicano che sono state progettate male. Il sistema VCHT – Vacuum Collection, Holding and Transfer ossia quello che sotto pressione raccoglie, mantiene e trasferisce le deizioni dell’equipaggio – è sottodimensionato rispetto alle esigenze fisiologiche di così tante persone. E sono stati riscontrati altri fattori che favoriscono l’intasamento degli oggetti gettati nei wc: sono state spesso recuperati indumenti, utensili, funi e scope. L’unica maniera di migliorare l’efficienza è un lavaggio completo dell’impianto e delle condotte con un’ondata di acido, più o meno come si fa con gli sturalavandini domestici. Dal 2023 ci sono stati dieci spurghi di questo tipo. E per realizzare questa procedura dal costo di 400 mila dollari bisogna fermarsi in porto
Gettare l’ancora a Creta permette di ridurre al minimo la deviazione dalla rotta verso il canale di Suez o le coste mediorientali, oltre a garantire la massima sicurezza: Suda è una sorta di fiordo, perfetto per proteggere le flotte, e le immagini satellitari mostrano l’ammiraglia circondata da barriere difensive galleggianti.
Ma anche il mega-lavaggio chimico delle tubature costituisce una soluzione provvisoria. Il problema è noto da prima che l’ammiraglia entrasse in servizio, denunciato in diverse relazioni del Government Accountability Office, un’organizzazione simile per certi aspetti alla nostra Corte dei Conti che controlla la spesa pubblica. Una in particolare nel 2020 ha passato al setaccio le pecche progettuali della Ford, a partire dalle innovative catapulte magnetiche per il lancio degli aerei, che hanno fatto decollare i costi e ritardato di anni l’inizio delle attività operative.
I guasti ai servizi igienici sono stati analizzati soprattutto da un’inchiesta della Npr, la rete statunitense di radio pubbliche, iniziata dopo la segnalazione della madre di un militare, che ha mandato le foto scattate dal figlio: mostrano bagni completamente allagati da liquami scuri. Secondo i dati di Npr, dal 2023 la portaerei ha dovuto chiedere l’intervento di tecnici esterni per riparare l’impianto 42 volte: dodici dall’inizio della spedizione ancora in corso.
Il sito specializzato Task & Purpose ha domandato spiegazioni al portavoce della squadra navale americana, il tenente di vascello David Carter, secondo il quale il sistema VCHT “non influisce sull’efficienza operativa e sull’esecuzione della missione”. L’apparato è strutturato in dieci zone indipendenti e serve 600 gabinetti in venticinque ponti, i piani interni allo scafo alto 76 metri.
Secondo il vertice della flotta, in media bisogna compiere una manutenzione straordinaria al giorno “quasi sempre a causa dei materiali gettati impropriamente nei wc”. E il tenente Carter ha detto che “le richieste di riparazioni sono diminuite con il progredire della navigazione ed è stata prevista l’introduzione di una serie di miglioramenti per migliorare l’affidabilità della rete di smaltimento”.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
“ABBIAMO PERSO TERRA E VITE A CAUSA DELL’UNIONE SOVIETICA, SAPPIAMO COSA VUOL DIRE AVERE UN VICINO AGGRESSIVO. QUANDO VIENE CHIESTO AI FINLANDESI SE SONO DISPOSTI A DIFENDERE IL LORO PAESE, LA RISPOSTA È AFFERMATIVA”
Per il 24 febbraio è venuta a Kyiv, per partecipare alla conferenza della Yalta European
Strategy (Yes), creata dall’imprenditore ucraino Victor Pinchuk.
Marin viene da uno dei paesi europei che dell’essere pronti e della capacità di reagire hanno fatto uno stile di vita. C’è una parola in finlandese che dovrebbe diventare un comandamento per tutti gli europei: sisu.
“Il sisu è una mentalità che ti permette di pensare che quando incontrerai una questi quattro anni, li sentono e sono pronti a quelli che verranno dopo. Credo che un tratto della mentalità finlandese ci porti anche a superare i tempi duri insieme: unità e senso di appartenenza. Quando viene chiesto ai finlandesi se sono disposti a difendere il loro paese, la risposta è affermativa. Siamo fra i popoli più pronti, forse siamo al secondo posto dopo gli ucraini”.
Sisu è reazione, unità, appartenenza e preparazione. “E’ la storia che ci ha resi preparati”, dice Sanna Marin. E’ vero che tutti i paesi che hanno conosciuto e subìto l’espansionismo di Mosca hanno sviluppato livelli di guardia e di prontezza molto alti, ma la Finlandia ha fatto un lavoro particolare con la popolazione.
“Abbiamo perso terra e vite a causa dell’Unione sovietica, sappiamo cosa vuol dire avere un vicino aggressivo, conosciamo il dolore delle perdite che ci ha inflitto, per questo non abbiamo ridotto negli anni le nostre capacità militari, abbiamo continuato a investire, non abbiamo mai rinunciato al servizio militare obbligatorio e guardando alla nostra storia sappiamo che i tempi peggiori possono sempre arrivare”.
Ci sono popoli cresciuti con la mentalità di guerra, che non vuol dire violenza ma spirito di prontezza, consapevolezza della perdita, ricordo del benessere come di una condizione mai scontata. Sono i popoli non cresciuti con un’artificiale distorsione del pacifismo, ma con la contezza che per la pace bisogna lottare. “E quando i tempi peggiori arrivano, devi essere preparato, altrimenti sei vulnerabile. Abbiamo imparato dal nostro passato, le lezioni apprese ti aiutano a mettere in sicurezza il futuro. E penso sarebbe saggio per tutta l’Europa prepararsi: se accade qualcosa di brutto, non dobbiamo essere colti di sorpresa”.
Gli ucraini tentano spesso di sottolineare che gli europei sono rimasti a una concezione della guerra antica, legata al carro armato che vìola i confini, a un’azione muscolare, e non considerano, per esempio, l’incursione di un drone come una questione di sicurezza.
“E’ importante rendersi conto in tutta Europa che la guerra in Ucraina è cambiata radicalmente e le implicazioni ci riguardano tutti, non soltanto lungo il confine orientale.
Si possono usare i droni, che possono per esempio mappare infrastrutture critiche, facendo un grande danno alla nostra sicurezza. Non direi che quando si vive più lontani dal confine ci si possa ritenere più al sicuro, al contrario ora è importante che tutta l’Europa sia pronta. Se la Russia guadagna terreno in Ucraina, la sua ambizione crescerà. Nel caso di una pace ingiusta, l’aggressione continuerebbe e non soltanto contro i paesi più vicini, ma anche altrove con i droni, con le nuove tecnologie, con l’AI”
“Ci sono dei negoziati, ma purtroppo non stiamo esercitando abbastanza pressione sulla Russia per costringerla a sedersi al tavolo dei colloqui con la giusta mentalità.
Così è complicato raggiungere un risultato. Dovremmo sostenere l’Ucraina, dare più supporto finanziario e ovviamente militare per assicurarci che le perdite russe diventino significativamente più alte, al punto che Putin sia costretto a negoziare una pace giusta, equa”
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
I BERLUSCONES ACCUSANO IL PARTITO DI MATTEO SALVINI DI NON ESSERSI MOBILITATO A DOVERE… PREOCCUPA IL SUD E FINISCE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI ANCHE CLAUDIO LOTITO, IL PATRON DELLA LAZIO, SENATORE ELETTO IN MOLISE: TRA CAMPOBASSO E ISERNIA, NON È STATO APERTO NEANCHE UN COMITATO – IL 20 MARZO, IN RAI, SFIDA FINALE FDI-PD: IPOTESI CONFRONTO TRA MELONI E SCHLEIN
Panico da referendum, spettri che si manifestano dove non te li aspetti. Ieri, per dire, la potentissima piattaforma predittiva Polymarket che permette di scommettere sugli eventi futuri come in un enorme casinò globale, ha mostrato un grafico che allarma la destra (che questa piattaforma la consulta eccome): per la prima volta da gennaio il sì è sceso per alcune ore al 50% di probabilità di successo, dopo picchi compresi tra il 65% e il 74%. Un trend negativo costante che ha spinto i giocatori a puntare sul no.
L’incertezza gonfia i malumori, venuti a galla nella due giorni di riunioni di FI sul referendum. Martedì quella del comitato referendario, ieri la segreteria nazionale. Antonio Tajani ha preso di petto la questione, per rilanciare la riforma-bandiera dell’ex Cavaliere. In una sala di Montecitorio, il vicepremier è stato al solito conciliante. I suoi colonnelli meno. Più fonti presenti alla riunione raccontano di mal di pancia verso il Carroccio. Il più netto a esporsi è stato Nazario Pagano, presidente della Commissione affari costituzionali della Camera: il partito di Matteo Salvini non si sarebbe mobilitato a dovere sul referendum, la stoccata.
Il giorno prima era stato invece il segretario di FI in Campania, Fulvio Martusciello, a prodursi in una frecciata indiretta ai leghisti: «Non fate venire a Napoli il treno per il sì», l’iniziativa che stanno organizzando i forzisti, modello Renzi 2017. «Sull’alta velocità abbiamo 90 minuti di ritardo». Sarebbe uno spot al contrario.
In segreteria, interviene anche la ministra Elisabetta Casellati, che suggerisce un’inversione a U rispetto alla linea di Giorgia Meloni. «Bisogna politicizzare – la tesi – se non spieghiamo che è un voto anche sul governo, rischiamo di non mobilitare i nostri». Altri big, come il ministro Paolo Zangrillo, predicano un’altra via: «Dobbiamo stare sul merito. E ha ragione il presidente Mattarella, bisogna abbassare i toni».
I sondaggi preoccupano: il grande cruccio è il Sud. Tajani invita tutti a battere i piccoli centri, a bazzicare pure «le tv locali», non solo i grandi media. Uscendo, il segretario non esclude un comizio a quattro con i leader del centrodestra: «Dobbiamo ancora discuterne». Intanto si vagliano i comitati aperti sin qui. E finisce sul banco degli imputati Claudio Lotito, il patron della Lazio e senatore eletto in Molise. Tra Campobasso e Isernia, non è stato aperto neanche un-comitato-uno. La lista delle iniziative nello Stivale la legge Pierantonio Zanettin: svetta la Campania, a quota 84 comitati, segue il Lazio a 48. «Dobbiamo parlare con Claudio», la sentenza. Certo, davanti ai taccuini Tajani smorza i toni. «Gli alleati? Tutti si stanno impegnando». Politicizzare? «Non si tratta di fare la guerra ai magistrati».
Altri dettagli di un’onda che potrebbe complicare la vita dell’esecutivo. La Vigilanza ha sorteggiato le sfide tv del venerdì pre-elettorale, il 20 marzo in prima serata su Rai2. Al M5S toccherà la Lega, ed è probabile che Giuseppe Conte chiederà a Matteo Salvini di sfidarlo. Al Pd, invece, è capitato in sorte FdI. Dovesse presentarsi la segretaria Elly Schlein, come di norma accade ai leader alla fine di
ogni campagna elettorale, si riproporrebbe il dilemma culminato nel “caso Atreju”: sfiderà la presidente del Consiglio? E nel caso, la premier accetterà o si sottrarrà ancora? Difficile che Meloni dica sì, ma sarebbe il primo duello tra le due dopo più di tre anni.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
SALTANO INVECE LE PREFERENZE E L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SULLA SCHEDA
Si torna a parlare di legge elettorale. Secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, la
maggioranza ha trovato un’intesa di massima sui punti chiave della riforma del sistema elettorale, che vorrebbe chiudere prima del referendum sulla giustizia. L’accordo è su un modello proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione vincitrice che raggiunga almeno il 40% dei voti. In caso di una percentuale minore, compresa tra il 35% e il 40%, scatterà il ballottaggio tra le prime due coalizioni. Resta confermata la soglia di sbarramento, al 3%. Non ci sarebbero invece le preferenze, anche se su questo punto si continua a discutere. Salterebbe anche l’indicazione del candidato premier sulla scheda, che dovrebbe finire nel programma che i partiti presenteranno al Viminale. Il testo dovrebbe essere depositato in Parlamento nelle prossime ore, una volta che tutti i nodi saranno sciolti.
Come la maggioranza vuole modificare la legge elettorale
La nuova legge elettorale su cui lavora il governo è ancora in fase di scrittura. Il testo, soprannominato ‘stabilicum’ perché dovrebbe avere l’obiettivo di migliorare la stabilità del sistema elettorale, è oggetto delle ultime limature tecniche. L’impianto però è noto. Il centrodestra punta superare i collegi uninominali previsti dal sistema attuale, il Rosatellum, a favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 40%. La soglia di sbarramento per accedere al Parlamento resterà al 3%.
Il premio dovrebbe consistere in un numero fisso di seggi: 70 alla Camera e 35 al Senato. Una novità è invece la soglia in cui scatterà un secondo turno. Il ballottaggio tra le prime due coalizioni si terrà nel caso di una percentuale compresa, tra il 35% e il 40%. Questo paletto sarebbe stato inserito dagli sherpa dei partiti – Giovanni Donzelli per FdI, Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Stefano Benigni e Alessandro Battilocchio per FI – che hanno lavorato all’accordo.
Nessuna intesa invece sulla reintroduzione delle preferenze, ipotesi sulla quale la Lega sarebbe “molto contraria”, riferiscono fonti interne. A spingere in senso contrario incontrando le resistenze degli alleati, sarebbe invece, Fratelli d’Italia. Sarebbe questo uno degli ultimi nodi ancora da sciogliere prima di buttare giù la proposta da portare in Parlamento.
Non ci sarà neppure l’indicazione sulla scheda del candidato premier, altra modifica sostenuta dal partito di Meloni. Il nome nome invece potrà essere scritto sul programma dei partiti da presentare al Viminale. La nuova scheda elettorale comunque non dovrebbe cambiare granché: ci saranno i nomi dei candidati della coalizione per la circoscrizione e le liste dei partiti collegati.
Al momento la proposta è in attesa del vaglio del leader e alcuni aspetti, dalle preferenze ai collegi plurinominali di Camera e Senato, potrebbero essere oggetto di ulteriori trattative.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
NEL VERBALE I MILITARI AVEVANO DICHIARATO DI ESSERE STATI COLPITI CON CALCI E PUGNI, MA UN VIDEO MOSTRA L’OPPOSTO
La Procura di Genova ha iscritto nel registro degli indagati quattro carabinieri con le accuse di tentata estorsione, lesioni e calunnia in relazione a un arresto avvenuto il 2 novembre in un albergo di Sestri Levante.
Al centro della vicenda, spiega l’Ansa, c’è un cliente francese di 49 anni dell’Hotel dei Castelli che, dopo aver saldato il conto di 12mila euro, aveva dato in escandescenze accusando la struttura del furto di un orologio da 10mila euro e minacciando di farla chiudere. Il direttore ha chiamato il 112 e all’arrivo della pattuglia, alla richiesta dei documenti, l’uomo avrebbe reagito colpendo uno dei militari. Da lì è scattato l’arresto.
Il video che smentisce la versione dei carabinieri
Alla direttissima il francese, difeso dall’avvocato Salvatore Calandra, ha denunciato di essere stato picchiato senza motivo mostrando i segni sul volto e alle mani. Nel verbale i carabinieri avevano scritto che l’uomo li avrebbe aggrediti con calci, pugni e un morso, ma la difesa ha prodotto un video che racconterebbe una storia diversa. Nelle immagini si vede il cliente in piedi nella hall con i documenti in mano: viene improvvisamente ammanettato, gettato a terra, immobilizzato per oltre dieci minuti e poi caricato di forza sull’ambulanza.
I carabinieri e il risarcimento
L’uomo è attualmente a processo per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. I quattro militari avrebbero inizialmente chiesto un risarcimento di 102mila euro, successivamente ridimensionato a 36mila
(da agenzie
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 26th, 2026 Riccardo Fucile
IL FILOSOFO: “COME PER TRUMP, LA DIVISIONE DEI POTERI VIENE RITENUTA UNA COSA ARCAICA”
Professor Massimo Cacciari, qual è la posta in gioco al referendum sulla giustizia?
«Certamente non la tenuta del governo. Non c’è da dare nessuna spallata. Nemmeno è in ballo la riforma della giustizia o il miglioramento di quella barbarie che oggi è il sistema carcerario».
Non cambia la vita dei cittadini?
«Tutte le questioni che interessano davvero, i processi più rapidi, le procedure più snelle, le garanzie, non vengono toccate. Anzi, si aumentano le spese, si triplicano gli organismi, e si mira a rafforzare il controllo politico sugli organi di auto-governo della magistratura, soprattutto in materia disciplinare».
Lei come voterà?
«Penso sia importante dire no a una prospettiva che va nella direzione di subordinare le funzioni giudiziarie all’esecutivo».
La separazione delle carriere è un primo passo della destra?
«Sì, minimo, se vogliamo. Ma che va in quella direzione. Non ci sto».
Ma qual è esattamente la direzione?
«Quella imboccata da tutte le destre. Il potere si deve riassumere nell’esecutivo, che non può avere impedimenti da parte di altri, che devono limitarsi a svolgere funzioni amministrative, cioè ad amministrare muti le norme che dettano gli esecutivi. Non poteri».
Le regole del gioco le detta l’esecutivo?
«Sì, e gli altri si adeguano».
La vittoria del sì quindi sarebbe un via libera al governo per proseguire su quella strada?
«Si corre questo rischio».
È il modello Trump.
«La divisione dei poteri è ritenuta una cosa arcaica. Questo modo di pensare, che sta dominando le élite di potere, ha una base molto forte. Non è da prendere sotto gamba, perché si radica negli assetti di potere attuali in tutto il mondo occidentale. Ed è funzionale a un certo capitalismo, a un certo potere economico-finanziario».
Ma anche a sinistra c’è chi sostiene il sì.
«Non hanno capito. Sono i famosi specialisti che guardano alla riforma come se si trattasse soltanto della separazione delle carriere. Sono dei miopi».
Miopi?
«Gli specialisti hanno spesso la testa nel pallone, cioè nelle loro specifiche competenze, e non sanno collocare la materia di cui si occupano dentro un contesto più generale. Purtroppo i Rodotà scarseggiano».
Quindi il voto del 22-23 marzo è un voto politico?
«Culturale, direi. Pone in prospettiva questioni molto serie, profonde. Che hanno radici nelle nostre strutture economiche, sociali».
Ma il rischio qual è?
«Che passo dopo passo ci ritroveremo alla fine della democrazia rappresentativa, che si fonda sulla divisioni dei poteri».
Lei crede ai sondaggi che danno il no in grande rimonta?
«Forse la gente si sta rendendo conto dei rischi che corriamo. Però alla fine penso che vincerà il sì».
Perché?
«Per una ragione banale: tutti i referendum sono stati vinti da coloro che, a torto o a ragione, avevano l’aria di rappresentare il popolo, la “sanità plebea” come diceva il Carducci, contro il palazzo».
La magistratura è vista come il palazzo?
«Temo di sì, come una sua stanza, e anche per colpe sue. Perché ha scelto da anni la via del “resistere, resistere, resistere”. Non mostrando capacità di autoriforma».
Lei conosce molto bene il ministro Nordio.
«Bene, no. Lo conosco. È sempre stato di destra, ma come magistrato lo ricordo corretto. Pensavo facesse il ministro tecnico, invece con stupore vedo che lo fa da meloniano-meloniano. Quella sul Csm paramafioso è stata una colossale gaffe, di cui lo credevo davvero incapace».
Il procuratore Gratteri ha sbagliato a dire che gli imputati e i massoni avrebbero votato per il sì?
«Mi sembra una frase un po’ ridicola. I massoni sono dappertutto, sono ovunque conti esserci, e per loro destra e sinistra sono puri flatus vocis, mi creda».
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »