Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
IN QUESTO SCENARIO, IL CAMPO LARGO ELEGGEREBBE 221 DEPUTATI (SU 400 TOTALI) E 110 SENATORI (SU 200 TOTALI) – SE MELONI, TAJANI E SALVINI IMBARCASSERO L’EX GENERALE, LA COALIZIONE TRIONFEREBBE ELEGGENDO 226 DEPUTATI E 117 SENATORI
Se si votasse oggi con lo Stabilicum, l’esito dipenderebbe dalla collocazione di Futuro Nazionale. È quanto emerge dalla simulazione realizzata da Youtrend per Sky TG24, che proietta le attuali intenzioni di voto sul nuovo sistema confrontando due scenari: Futuro Nazionale alleato con Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, oppure in corsa autonoma.
Con Futuro Nazionale nella coalizione, il centrodestra otterrebbe 226 seggi alla Camera su 400 e 117 al Senato su 205, superando le soglie della maggioranza assoluta (rispettivamente 201 e 103). Il campo largo, composto da PD, M5S, AVS, Italia Viva e +Europa, si fermerebbe a 157 deputati e 74 senatori.
Se invece Futuro Nazionale corresse da solo, il risultato si ribalterebbe: sarebbe il campo largo ad aggiudicarsi il premio di maggioranza, con 221 deputati e 110 senatori, mentre il centrodestra si fermerebbe a 139 e 69. Vannacci conquisterebbe 25 seggi a Montecitorio e 12 a Palazzo Madama. In entrambi gli scenari Azione, che nella simulazione corre fuori dalle due coalizioni, resterebbe determinante solo sulla carta: 14 deputati e 6 senatori nel primo caso, 12 e 6 nel secondo.
Guardando ai singoli partiti, il confronto con i seggi ottenuti nel 2022 con il Rosatellum mostra quanto pesi la scelta di FN. Alla Camera FdI salirebbe da 119 a 125 deputati con Futuro Nazionale nella coalizione, ma scenderebbe a 91 se FN corresse da sola. Forza Italia passerebbe da 45 a 35 deputati nel primo scenario e a 26 nel secondo; la Lega da 66 a 26 e 19. Futuro Nazionale eleggerebbe 35 deputati da alleata e 25 da sola. Nel campo largo il PD crescerebbe in entrambi i casi, da 69 a 79 e a 110 deputati; il M5S scenderebbe da 52 a 45 con FN nel centrodestra, ma salirebbe a 62 con FN fuori; AVS passerebbe da 12 a 25 e a 34.
Al Senato la dinamica sarebbe la stessa. Fratelli d’Italia passerebbe da 66 a 63 senatori con FN alleata e a 44 con FN fuori dalla coalizione; Forza Italia da 18 a 19 e 13; la Lega da 29 a 13 e 10. Futuro Nazionale otterrebbe 19 senatori da alleata e 12 da sola. Nel campo largo il PD passerebbe da 40 a 37 senatori nel primo scenario e a 55 nel secondo; il M5S da 28 a 21 e 30; AVS da 4 a 12 e 17.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA’ DELLA CONSULTA … LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO)…L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN
La nuova legge elettorale è incostituzionale? Monta il dibattito anche tra i costituzionalisti. 
Al di là delle opposizioni, 160 costituzionalisti hanno denunciato l’incostituzionalità della legge e andranno avanti con i ricorsi alla Corte Costituzionale. L’obiettivo è che la Consulta si pronunci prima delle prossime elezioni.
La scommessa della Meloni è, però, un’altra. La “Statista della Sgarbatella” punta, una volta approvata la legge elettorale, ad andare al voto a maggio, senza dare tempo alla Corte di intervenire su eventuali ricorsi.
Ma in questo caso la premier deve fare i conti con gli alleati, Forza Italia e Lega, preoccupati dell’exploit di Vannacci e contrari ad andare alle urne nei primi mesi del 2027: vorrebbero più tempo per riorganizzarsi e recuperare consensi.
Alessandro Onorato, leader del PCI (Progetto Civico Italia), scende in piazza per protestare contro l’aumento smisurato delle firme richieste per presentare le liste (6mila per ogni collegio).
Una norma che, in realtà, fa comodo alla destra in funzione anti-Vannacci ma anche alla sinistra che si metterebbe al riparo da eventuali nuovi movimenti (si evoca un nuovo partito di Beppe Grillo) che potrebbero drenare voti preziosi al Campo largo.
La verità è che Meloni ha sbagliato i calcoli su Vannacci. Se avesse seguito la linea del ministro della difesa Guido Crosetto, adesso non si ritroverebbe il cetriolone di “Futuro Nazionale” a inguaiare la sua maggioranza.
Dopo la pubblicazione del libro “Il mondo al contrario”, il generale andava processato e cacciato dall’esercito per insubordinazione. Invece l’ex parà se l’è cavata con un mite procedimento disciplinare: la sospensione dall’esercito per 11 mesi.
Giorgia Meloni ha pensato, infatti, di poter sfruttare l’ascesa del generale per una operazione di maquillage politico: con la nascita di un movimento alla sua destra, lei automaticamente sarebbe diventata più “di centro”. Nessuno avrebbe potuto più accusarla di essere una nostalgica del Ventennio, con un Vannacci a piede libero sulla scena politica.
Le cose sono andate in modo diverso e la Sora Giorgia ora si affanna a trovare il modo di contenere l’ex parà anche attraverso le tecnicalità della legge elettorale.
Altra questione spinosa riguardo al Melonellum resta quella relativa all’abnorme premio di maggioranza: per chi arriva al 42%, è previsto un super premio di 70 deputati e 35 senatori. Avete fatto caso? Non ne parla nessuno, neanche Elly Schlein. Forse perché è convinta di vincere e quel premione di maggioranza le farebbe molto comodo…
La vera incognita, che angoscia l’intero arco parlamentare, è però la data del voto. Le voci corrono e si contraddicono: buona creanza istituzionale vorrebbe che la data venga anticipata alla primavera 2027 con un election day insieme alle comunali di Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino.
I parlamentari avranno maturato il diritto alla pensione e così si eviterebbe la nefasta coincidenza del voto in concomitanza con la legge Finanziaria del 2027. Questa sarebbe l’opzione più facilmente spendibile con il Colle, inoltre un voto anticipato a maggio potrebbe permettere di votare con la nuova legge elettorale prima che la Consulta si esprima su una sua eventuale incostituzionalità.
La soluzione è però la più invisa alla premier, visto che il traino delle comunali sarebbe favorevole al centrosinistra.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
IL CASO DELLA CAMPANIA CON LA RICONFERMA DEL “RAS DI VOTI” FULVIO MARTUSCIELLO – IL 26 E 27 SETTEMBRE SI DECIDE IL COORDINATORE REGIONALE DEL LAZIO: IL FAVORITO E’ CLAUDIO FAZZONE, CIOCIARO COME TAJANI – LA RESA DEI CONTI CON ZANGRILLO (REO DI AVER CRITICATO PIU’ VOLTE IL SEGRETARIO) E OCCHIUTO (PUNTO DI COLLEGAMENTO CON LA FAMIGLIA BERLUSCONI)
Cita Fulvio Martusciello in qualità di modello di leadership e nume tutelare, attacca chi “va sui giornali a fare dichiarazioni polemiche. Così non si vince”. Soprattutto, sbianchetta con un colpo di penna le critiche alla stagione congressuale perché “se siamo a favore della meritocrazia nel paese dobbiamo esserlo anche all’interno del partito”.
Nelle mire del discorso che Antonio Tajani ha tenuto al termine di Azzurra libertà, la convention dei giovani di Forza Italia a Montesilvano, c’era senz’altro la famiglia Berlusconi, ché “non credo in un partito con una classe dirigente imposta dall’alto”. Soprattutto, però, c’era un avvertimento, un monito, nei confronti delle prime voci “dissidenti” che si sono iniziate a levare tra gli azzurri.
Non è un caso il riferimento alle “dichiarazioni sui giornali” perché Tajani voleva colpire soprattutto il ministro Paolo Zangrillo, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, rei di aver denunciato una crescente insofferenza rilasciando interviste al Foglio.
Anche per questo a coloro che lo avevano accusato di star trasformando Forza Italia nel partito delle tessere il vicepremier ha ricordato: “Il tesseramento è un gran segno di appartenenza. Segnala una gran voglia di vincere”.
Di certo c’è che nelle intenzioni di Tajani la stagione dei congressi regionali dovrebbe proseguire. E infatti i prossimi 26 e 27 settembre si terrà il congresso regionale nel Lazio. Anche in quel caso sarà una formalità l’elezione a segretario del coordinatore regionale uscente, il senatore Claudio Fazzone. Ciociaro come il ministro degli Esteri.
Qualche giorno prima, il 19 settembre, dopo la reggenza del ministro Casellati, Forza Italia Basilicata andrà ufficialmente nelle mani del presidente della regione Vito Bardi.
E’ un lento e progressivo consolidamento della geografia tajanea, con il segretario che vuole arrivare al prossimo congresso (dovrebbe tenersi dopo le elezioni politiche) avendo praticamente solo fedelissimi nelle varie regioni.
E in Piemonte? Lì coordinatore è proprio il ministro Zangrillo. E forse anche per le critiche estive la partita è rimasta congelata, pure per volontà del presidente Alberto Cirio, oramai sempre più vicino alle posizioni della segreteria nazionale. Tanto che si era detto che si sarebbe potuto tenere a settembre ma con ogni probabilità slitterà almeno a ottobre, se non addirittura dopo.
C’è poi un ulteriore passaggio “d’attrito” del discorso di Tajani letto dagli azzurri come un’altra sfida nei confronti della famiglia Berlusconi. “Fare il deputato non deve diventare l’obiettivo di chi fa politica”, ha detto il segretario in Abruzzo.
E ad alcuni è sembrato un riferimento diretto alla candidatura di Fabio Roscioli, storico avvocato della famiglia Berlusconi e tesoriere di FI, alle suppletive in Calabria. Scelta operata dal presidente di regione Roberto Occhiuto, considerato il vero tramite con la Real Casa all’interno del mondo forzista.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
AVS CORTEGGIA FRANCESCA ALBANESE. IL DUO BONELLI E FRATOIANNI SOGNA IL DOPPIO COLPO: ARRUOLARE SIGFRIDO RANUCCI E IL PROCURATORE DI NAPOLI, NICOLA GRATTERI… IL M5S PUNTA ALL’EX “IENA”, ISMAELE LA VARDERA, CHE HA APPENA ANNESSO NEL SUO PARTITO “CONTROCORRENTE” L’EX PM, ANTONIO INGROIA
«Conosco Ismaele da tanti anni. Ne ho sempre ammirato il coraggio e ho visto con interesse
il suo movimento, che si batte per un’intransigenza etico-morale che secondo me è all’altezza dei valori dei miei maestri Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». E questo è Ingroia, ex pm e ora avvocato, transitato per la politica con modesta fortuna. Caspita, Antonio: Falcone e Borsellino!
Anche perché non è noto se i due magistrati assassinati dalla mafia abbiano fatto, come La Vardera, la loro gavetta politica con Cateno De Luca, il tribuno di Sud chiama Nord, che ora lo accusa di essere un traditore.
Ma insomma, è tempo di pre-elezioni, e la campagna acquisti, come di norma, si rivolge soprattutto agli svincolati: non c’è bisogno di pagare il cartellino, basta offrire un seggio sicuro in cambio di tanti voti, il più possibile, sfruttando le onde mediatiche dei social. Ruzzolano i nomi di Ismaele La Vardera, appunto, di Antonio Ingroia, e in cima ai desideri ci sono pure Sigfrido Ranucci e Francesca Albanese.
Il sogno poi sarebbe Nicola Gratteri, ma è l’unico al momento ad aver messo il doppio timbro sul fatto che sì, glielo hanno chiesto in tanti, ma non ci sta, perché non intende annuccare , che tradotto dal calabrese vuol dire che non gli piace piegare la testa.
La Vardera è diventato presidente del Progetto civico Italia, la rete coordinata dall’assessore capitolino Alessandro Onorato. Prendiamo appunti perché ci si perde. Onorato, per partecipare alle elezioni, ha bisogno di raccogliere un sacco di firme.
La Vardera non vuole seggi in Parlamento, gli basta avere il sostegno del Campo largo quando si voterà per le regionali siciliane. Il Pd tentenna, anche perché lo sponsor è Giuseppe Conte, al quale La Vardera porterebbe un bel pacchetto di voti quando si combatterà per le primarie, alla faccia di Elly Schlein. Poi certo, un seggio a Montecitorio o a Palazzo Madama per Ingroia, va da sé, farebbe parte del pacchetto.
Ma eccoli ancora Falcone e Borsellino, e con loro Aldo Moro e Piersanti Mattarella, tirati in ballo come paragone dalla modestia di Sigfrido Ranucci: «Muoiono tutti nello stesso modo, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».
Certo sarebbe un bel colpo per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, i talent scout di Avs, riuscire a mettere in lista la «vittima dell’editto bulgaro», e non è detto che pure il Pd o i Cinque Stelle non ci pensino. Lui al momento dice che non se ne parla, e Sigfrido è uomo d’onore, ma aspettiamo e vediamo.
Certo, poi per l’Alleanza tra Verdi e Sinistra il colpo della domenica sarebbe riuscire a candidare Francesca Albanese. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati gode di una grandissima visibilità, per le sue iniziative di questi anni, e potrebbe avere un ruolo mica da poco nel portare alle urne il popolo, in gran parte astensionista, della Flotilla, che ha riempito le strade e le piazze dell’Italia intera.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
ALBA DORATA ERA ENTRATA PER LA PRIMA VOLTA IN PARLAMENTO NEL 2012, QUANDO LA GRECIA (IN COMPAGNIA DELL’ITALIA) VIVEVA UNA GIGANTESCA CRISI ECONOMICA
Ilias Kasidiaris, figura di spicco dell’ormai disciolto partito neonazista di Alba Dorata, è uscito dal carcere di Domokos dopo avere finito di scontare la sua pena detentiva per avere partecipato a un’organizzazione criminale e ha annunciato che sta preparando il suo ritorno sulla scena politica.
Fuori dal carcere, dove ha passato gli ultimi sette anni, di fronte a un gruppo di sostenitori che si sono radunati per l’occasione, l’ex portavoce e deputato di Alba Dorata, che oggi ha 45 anni, ha dichiarato: “Avevo dato la mia parola che, non appena varcato questo cancello, non sarei tornato semplicemente alla libertà, ma anche in prima linea nelle lotte nazionali (…)E da quello che vedo, non sono solo.
Con me c’è anche un nuovo, forte partito nazionale, come quelli che dominano in tutta Europa, e il mio obiettivo è liberare il Paese dal governo più corrotto dalla fine della dittatura” dei colonnelli.
Nel tentativo di impedire il ritorno in politica degli ex militanti di Alba Dorata, nel 2023 il partito al governo di Nea Dimokratia aveva approvato una legge che vieta la partecipazione alle elezioni ai partiti i cui dirigenti siano stati condannati per reati gravi, compreso quello di partecipazione a un’organizzazione criminale.
L’avvocata di Kasidiaris, Vaso Pantazi, ha affermato che la candidatura di Kasidiaris alle elezioni nazionali, attese nella primavera dell’anno prossimo, “è data per certa, con una formula giuridica e una forma politica che non rientrerà nei divieti previsti” dalla legge.
Alba Dorata è entrata per la prima volta nel parlamento greco nel 2012, all’apice della crisi economica. Nel 2013, un suo esponente accoltellò a morte nel sobborgo di Keratsini, fuori Atene, il rapper antifascista Pavlos Fyssas.
L’indagine sull’omicidio segnò un punto di svolta che portò a un’indagine sul partito e infine alla condanna di Alba Dorata, riconosciuta come organizzazione criminale in una sentenza del 2020.Ilias Kasidiaris, figura di spicco dell’ormai disciolto partito neonazista di Alba Dorata, è uscito dal carcere di Domokos dopo avere finito di scontare la sua pena detentiva per avere partecipato a un’organizzazione criminale e ha annunciato che sta preparando il suo ritorno sulla scena politica.
Fuori dal carcere, dove ha passato gli ultimi sette anni, di fronte a un gruppo di sostenitori che si sono radunati per l’occasione, l’ex portavoce e deputato di Alba Dorata, che oggi ha 45 anni, ha dichiarato: “Avevo dato la mia parola che, non appena varcato questo cancello, non sarei tornato semplicemente alla libertà, ma anche in prima linea nelle lotte nazionali E da quello che vedo, non sono solo.
Con me c’è anche un nuovo, forte partito nazionale, come quelli che dominano in tutta Europa, e il mio obiettivo è liberare il Paese dal governo più corrotto dalla fine della dittatura” dei colonnelli.
Nel tentativo di impedire il ritorno in politica degli ex militanti di Alba Dorata, nel 2023 il partito al governo di Nea Dimokratia aveva approvato una legge che vieta la partecipazione alle elezioni ai partiti i cui dirigenti siano stati condannati per reati gravi, compreso quello di partecipazione a un’organizzazione criminale.
L’avvocata di Kasidiaris, Vaso Pantazi, ha affermato che la candidatura di Kasidiaris alle elezioni nazionali, attese nella primavera dell’anno prossimo, “è data per certa, con una formula giuridica e una forma politica che non rientrerà nei divieti previsti” dalla legge. Alba Dorata è entrata per la prima volta nel parlamento greco nel 2012, all’apice della crisi economica.
Nel 2013, un suo esponente accoltellò a morte nel sobborgo di Keratsini, fuori Atene, il rapper antifascista Pavlos Fyssas. L’indagine sull’omicidio segnò un punto di svolta che portò a un’indagine sul partito e infine alla condanna di Alba Dorata, riconosciuta come organizzazione criminale in una sentenza del 2020.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
IN PASSATO UNA CONDANNA A OLTRE 6 ANNI PER VIOLENZA SESSUALE, REATO ESTINTO PER PRESCRIZIONE (MA CONDANNATO IN SEDE CVIE A RISARCIRE LA VITTIMA)
Allora leghista, si era autoproclamato sindaco-sceriffo ed era poi finito su tutti i media
nazionali per trovate come i consigli comunali convocati in notturna, le ronde per la sicurezza o l’ordinanza con cui aveva vietato ai non cristiani di avvicinarsi alle chiese.
Poi – dopo aver governato il paese per un decennio, negli anni Novanta – si era quasi sempre ripresentato al voto con sigle diverse, raccogliendo risultati anche rilevanti e, alle ultime elezioni, è tornato in campo con una lista di sapore vannacciano (da cui, però, il partito del generale aveva preso le distanze) che ha raccolto il 6,5% dei voti.
Parliamo dell’ex sindaco di Rovato Roberto Manenti, che ha iniziato una nuova avventura politica. Con un movimento talmente tanto a sinistra da sconfinare all’estrema destra.
Manenti, infatti, ha annunciato che in consiglio comunale costituirà il primo gruppo consiliare di “Italia domani – Marco Rizzo” . Rizzo, lo ricordiamo, è uno storico esponente della sinistra radicale italiana, ex deputato del Pci e fondatore del Partito Comunista. Negli anni si è avvicinato sempre più a sovranisti e populisti (oggi dialoga con Vannacci e Alemanno) e in queste settimane è impegnato in una raccolta firme per la neutralità dell’Italia e il no all’Euro digitale. Inoltre si oppone fermamente a Ue, Nato, immigrazione e diritti civili moderni.
A Rovato, oggi, il “comunista” atipico (“Marco Rizzo, ma lei non era comunista? Lo sono. Oggi nella formula più efficace, quello del sovranismo popolare”) e l’ex sindaco che non ha mai preso pubblicamente le distanze dal Duce viaggiano insieme.
(da BsNews)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
“QUANDO LA GUERRA IN UCRAINA SARÀ FINITA TORNEREMO A COMPRARE GAS DA MOSCA. SPERO CHE L’ITALIA POSSA FINALMENTE RIPRENDERE I LEGAMI COMMERCIALI, SPORTIVI E CULTURALI CON LA FEDERAZIONE RUSSA” – L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA, ALEXEI PARAMONOV, GONGOLA: “L’INCONTRO TESTIMONIA UN RITORNO DELL’ESTABLISHMENT ITALIANO AL PRAGMATISMO E AL BUON SENSO”
L’incontro di ieri a Milano tra gli imprenditori italiani che operano in Russia e il ministro dei Trasporti e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini “testimonia l’incipit di un ritorno dell’establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso”.
Lo ha detto l’ambasciatore russo in Italia, Alexei Paramonov. “Auspico che le valutazioni espresse in questa sede vengano portate all’attenzione degli altri vertici del governo italiano e dei ministri competenti”, ha aggiunto Paramonov in una nota postata sul canale Telegram dell’ambasciata.
Salvini ha incontrato ieri a Milano una delegazione di imprenditori italiani che operano in Russia, accompagnato da Vittorio Torrembini, presidente dell’associazione Gim Unimpresa, che ha organizzato l’iniziativa.
Secondo l’ambasciatore russo, “per esperienza diretta, gli imprenditori vedono quanto si siano ridotte le loro opportunità da quando l’Unione Europea ha, de facto, dichiarato alla Russia una guerra ibrida, di cui le sanzioni antirusse costituiscono uno dei principali strumenti”.
“La loro applicazione – prosegue Paramonov – ha portato alla cessazione pressoché totale della cooperazione energetica tra Russia e Italia, arrecando grave danno agli scambi commerciali bilaterali, il cui volume si è ridotto di quasi dieci volte.
Non pare possibile, nel bilancio energetico italiano, sostituire i volumi di risorse energetiche a prezzi accessibili che prima giungevano dalla Russia. Né si riescono a individuare in tempi rapidi e con efficacia nuovi sbocchi per le tradizionali esportazioni italiane”.
L’ambasciatore russo afferma inoltre che in Italia “si fa sempre più strada la consapevolezza che la linea intrapresa sia stata un errore e che sarebbe opportuno cominciare a riflettere sulle modalità per ripristinare e rilanciare i rapporti economici con la Russia, avventatamente interrotti”.
Non siamo ancora tornati ai fasti filoputiniani, quando Matteo Salvini sfoggiava percentuali invidiabili nelle urne e t-shirt con il volto di Vladimir Putin. Ma ogni singolo dettaglio dell’incontro avuto ieri con gli imprenditori italiani che operano in Russia richiama l’ambizione di restare al fianco di Mosca. E di farlo soprattutto sapere. Sancendo uno strappo nel cuore del governo.Il vicepresidente del Consiglio si concede a una pattuglia di capi azienda che lavorano sul territorio russo riuniti a Milano dal presidente di Gim Unimpresa, Vittorio Torrembini. Parla con l’agenzia di stampa ufficiale Tass, che rilancia le sue parole con enfasi. E a poche ore dall’attacco con droni che ha sfiorato il treno su cui viaggiava il consigliere diplomatico di Giorgia Meloni, Fabrizio Saggio, lancia senza troppi distinguo nuovi segnali distensivi verso il Cremlino.
A informare della riunione è una nota ufficiale della Lega, segno della volontà di chiarire chi tifa Russia nell’esecutivo. L’iniziativa, spiega il Carroccio, serve ad «ascoltare direttamente le esigenze e le difficoltà» delle imprese sul fronte economico.
Ma è appunto la Tass — assieme ad un’altra testata, Vesti — a raccontare il contenuto di quanto Salvini dice durante l’incontro informale nel capoluogo lombardo. Primo: l’Italia potrebbe «svolgere un ruolo» nella risoluzione del conflitto in Ucraina, «non escludo nulla nei prossimi mesi». Secondo: «Dobbiamo agevolare questo processo. Leggo della mediazione di Trump, Xi Jinping e India. Più parti saranno coinvolte nella ricerca di una soluzione, meglio sarà».
Ma è il passaggio successivo a far rumore, sembra richiamando anche l’attenzione dei vertici del governo e di Palazzo Chigi. «Spero che le due parti in conflitto trovino un terreno comune affinché l’Italia possa finalmente riprendere i legami commerciali, sportivi, accademici e culturali con la Federazione russa».
baglia dunque chi sostiene «che non dovremmo mai più mantenere relazioni con la Russia; sarebbe sciocco, inutile e dannoso». Quanto alla possibile riattivazione degli acquisti di gas, il leader del Carroccio si spinge anche oltre: «Quando il conflitto finirà, assolutamente sì. I numeri parlano da soli, basta guardare i costi attuali».
L’eco dell’appuntamento di Salvini raggiunge ovviamente l’esecutivo. Spinto dalla concorrenza di Roberto Vannacci, il Carroccio si espone, generando una frattura interna alla maggioranza che certo non sarà gradita da Giorgia Meloni. A parlare, in nome e per conto della premier, è dunque l’altro vicepremier, Antonio Tajani.
Gli domandano delle parole del ministro leghista, che pochi giorni fa aveva sostenuto che finanziando la resistenza ucraina si favoriscono anche gli attacchi alle raffinerie russe, determinando anche un aumento del costo del carburante «in tutto il mondo». Per il leader azzurro, invece, l’aiuto all’Ucraina non deve interrompersi. «Dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto», è la secca replica.
Il governatore leghista del Friuli, Max Fedriga, riceve l’ambasciatore ucraino Ihor Brusylo per ribadirgli il sostegno al Paese aggredito. Nel frattempo, Vannacci continua a intensificare il fuoco amico. Si sgola dicendo «basta armi a Kiev».
Dalla Russia con amore, ci giunge notizia di un’intervista a Matteo Salvini concessa al primo canale dell’emittente pubblica russa. Il tutto, da quanto risulta al Foglio, alla presenza dell’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Vladimirovic Paramonov, presente ieri a Milano insieme alle imprese italo-russe con Salvini.
Un’intervista con la corrispondente di Pervyj kanal, che andrà in onda stasera. E che si è svolta a margine dell’incontro con le imprese italiane organizzato dal vicepremier e dall’imprenditore Vittorio Torrembini.
Salvini avrebbe parlato di quanto sia importante consolidare l’interesse nazionale italiano nel rapporto con Mosca. Scudiero delle imprese, avrebbe ripercorso le tappe del disgelo prima culturale (con il padiglione a Venezia) e poi economico (con i suoi ripetuti convegni a distanza).
Già in occasione di Biennale arte, a ben vedere, al segretario della Lega fu dedicato un servizio dal telegiornale moscovita. In russo perfetto – e cioè doppiato – il vicepremier diceva: “L’arte è arte!”. Dall’arte alle imprese, rieccolo stasera: siamo tutti su Telegram o sul Primo canale.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE ARTEM CHAPEYE CRITICA QUELLA PARTE DELLA SINISTRA EUROPEA CHE “CELEBRA LA RESISTENZA MA CONDANNA LA NOSTRA”
Artem Chapeye è pacifista. Ha tradotto e diffuso le idee del Mahatma Gandhi e
dell’antimilitarista Noam Chomsky. In una poesia del 2014 scrisse che, se fosse arrivata la guerra, avrebbe disertato.
Poi la guerra è arrivata davvero. All’alba del 24 febbraio 2022, Chapeye ha portato in salvo la moglie e i due figli, è tornato indietro e si è presentato a un ufficio di reclutamento. È ancora nell’esercito ucraino. Continua a considerarsi pacifista, “un civile nel cuore”. La contraddizione è solo apparente: resistere con le armi può servire a ristabilire la pace. “Se l’alternativa è la sottomissione, con arresti, torture e deportazioni, la guerra non finisce, diventa unilaterale”, spiega a Fanpage.it. A Kyiv come a Gaza.
Artem Chapeye è il nome d’arte di Anton Vodyanyi, scrittore, giornalista e soldato ucraino, da sempre di sinistra. In “La gente normale non va in giro armata. Pensieri sul pacifismo quando il tuo Paese viene invaso” (Iperborea, 2026) non celebra la guerra né costruisce eroi. Racconta persone normali costrette a scelte anormali: padri che pensano ai figli, ragazzi in divisa che parlano di automobili e fidanzate, famiglie distrutte dalla morte e da separazioni senza scadenza.
Si rivolge anche a quel pezzo di sinistra europea che riconosce l’imperialismo americano, ma non quello russo. A chi venera la Resistenza e canta Bella ciao ma chiede agli ucraini di arrendersi.
Chapeye non idealizza il suo Paese: denuncia una mobilitazione disuguale, che scarica sui meno privilegiati il peso maggiore. Non nega l’estrema destra ucraina, anche se la definisce “una minoranza marginale, molto più debole che in molti Paesi europei”.
Per lui, pacifismo non significa che i figli debbano combattere le guerre già combattute dai padri. Al momento, non vede alcuna garanzia che questo non accada.
L’intervista è stata realizzata a margine della partecipazione di Chapeye al Festival della mente di Sarzana, sul palcoscenico del Teatro degli Impavidi. Integrale nei contenuti, è stata rivista per brevità e chiarezza.
Lei si considera ancora pacifista?
Sì. Ho sempre pensato che la violenza produca altra violenza. Ho tradotto gli scritti del Mahatma Gandhi e il suo metodo del Satyagraha. Ho tradotto anche molto di Noam Chomsky, gratuitamente, per diffonderne le idee.
Eppure, dopo l’invasione ha deciso di arruolarsi. Perché?
Il 24 (per gli ucraini il 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione, è semplicemente “il 24”, ndr) io, mia moglie e i nostri figli fummo costretti a fuggire da casa. Ma vedevo altre persone andare in direzione opposta, a contrastare l’avanzata russa: avrebbero difeso anche i miei figli, al posto mio.
Vidi un giovane che cercava di nascondersi per non combattere, e provai vergogna per lui. Capii che stavo tradendo me stesso.
Se fossi scappato, non sarei più riuscito a guardarmi allo specchio né a guardare negli occhi i miei figli.
Come si può combattere rimanendo pacifisti?
Non è un paradosso, se combatti per ristabilire la pace il prima possibile. È ciò che alcuni pacifisti “astratti”, mai costretti a scelte simili, non comprendono.
Far tacere i fucili non pone necessariamente fine alla violenza. È ciò che accade a Gaza: i palestinesi possono anche non sparare, ma continuano a essere massacrati. Temo che succederebbe anche in Ucraina, se smettessimo di resistere.
“Quando arriverà la guerra, sarò un disertore”, scrisse nel 2014. Che cosa non aveva capito?
Che davanti a un’invasione la scelta non riguarda soltanto te. Un giovane italiano mi disse: “Se invadessero l’Italia, fuggirei in Spagna”. Ma che ne sarebbe di sua madre, sua nonna, di chi non può partire? Andarsene significa anche decidere chi lasciare alla violenza dell’invasore.
Molti italiani di sinistra venerano la Resistenza, ma condannano quella ucraina. Come lo spiega?
Quando dovetti decidere se arruolarmi o scappare, avevo in mente Bella ciao. Raccontava quello che mi stava accadendo: una mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasore.
Noi ci siamo svegliati alle cinque con le bombe e l’invasore alla porta. Come non vedere l’analogia? Trovo inimmaginabile che Bella ciao venga cantata anche a manifestazioni filoputiniane.
Cosa accadrebbe se l’Ucraina deponesse le armi?
Nei territori occupati sta già accadendo. L’FSB (servizio di sicurezza russo erede del KGB, ndr) busserebbe alla mia porta perché ho partecipato alla resistenza. I miei figli sarebbero portati via per essere rieducati. Poi toccherebbe ai miei genitori e fratelli, sebbene non abbiano combattuto.
Quando il più debole depone le armi, la guerra continua da una parte sola. Alcune esperienze di guerra ricordano ciò che subisce una donna durante uno stupro. Non puoi dirle: “Smetti di resistere, sdraiati e rilassati”. Ha diritto di difendersi.
Si accusa l’Ucraina di essere corrotta e di avere organizzazioni di estrema destra. Ma una donna aggredita non deve mica essere una santa, per esser legittimata a difendersi. L’Ucraina non è certo perfetta. Ma lasciateci almeno commettere i nostri errori.
Quali sono i peggiori errori di Zelensky?
I soldati contestano il servizio a tempo indeterminato, mentre la maggioranza degli ucraini non ha mai combattuto. Servire per un periodo stabilito, per esempio due anni, e poi essere sostituiti sarebbe più giusto e salverebbe molte famiglie da separazioni interminabili.
C’è inoltre una forte disuguaglianza sociale: chi ha meno risorse sopporta il peso maggiore della guerra. Denaro e conoscenze rendono più facile evitare il fronte, e sopportare la condizione di guerra.
Parte dell’indipendentismo ucraino collaborò con la Germania nazista. Quanto pesa ancora quella storia? Ha incontrato nell’esercito presenze preoccupanti dell’estrema destra?
Nel Paese esiste una minoranza di estrema destra, ma è politicamente marginale. Il suo esponente più noto è Andriy Biletsky (fondatore del Battaglione Azov, in origine associato a gruppi neonazisti e poi integrato nelle forze armate regolari, ndr). Ma se si candidasse, prenderebbe pochi voti. Non vedo un sostegno significativo. Nell’esercito si cerca di disperdere questi gruppi.
Oggi l’estrema destra è molto più forte in alcuni Paesi dell’Europa occidentale. L’Ucraina non è senza difetti, ma è una democrazia. Benché durante la guerra non si possano tenere elezioni, il dibattito politico è vivace. Sondaggi e volontà popolare vengono presi in considerazione. Forse anche troppo.
Qual è la menzogna più pericolosa fatta credere da Putin alla sinistra europea?
Che voglia negoziare. Leggo continuamente che Putin “apre alle trattative”. È una falsità pericolosa: ogni volta che ne parla prepara un attacco ancora peggiore.
Se dipendesse da lei, quali compromessi accetterebbe per porre fine alla guerra?
Non credo che i territori siano il problema principale. Ma l’Ucraina non può arrendersi, perché smetterebbe di esistere come comunità.
Diventeremmo un popolo disperso: molti partirebbero e gli altri vivrebbero sotto un’occupazione insopportabile. Voglio che i miei figli non debbano andare in guerra, anche se per evitarlo dovrò continuare a combattere.
Non vedo alcun compromesso capace di garantire che un giorno non debbano combattere o diventare nuovamente profughi. Solo la fine del regime di Putin in Russia cambierebbe lo scenario.
Torniamo al “24”: quale impressione prevalse, quella mattina?
Fu come se l’oscurità fosse entrata nel nostro Paese. Come se da oltre il confine stesse entrando il futuro di cui abbiamo più paura.
Ma provai anche sollievo: ciò che temevo da tempo era infine accaduto e ora sapevo cosa fare. In 24 ore capii che dovevo evacuare i miei figli, tornare indietro e arruolarmi.
Di che parlano i soldati quando parlano tra loro?
Di cose personali. Gli adulti soprattutto della famiglia. I giovani delle ragazze e, fin troppo per i miei gusti, delle automobili. Io parlo tanto dei miei figli, mi fanno notare. Il mio trauma maggiore è stato la separazione da loro per due anni. La gioia più grande, vederli tornare nella nostra casa a Kyiv. Ora posso abbracciare loro e mia moglie: è questo che mi permette di continuare.
Lei si definisce “un civile nel cuore”, ma i soldati uccidono. Mica civile.
Non ho ucciso. A lungo ho avuto il compito di sorvegliare i prigionieri russi. Dovevo assicurarmi che non fossero maltrattati. Quando il nemico resta immateriale, puoi odiarlo. Davanti a esseri umani feriti e inoffensivi provi molta meno avversione. Ho cercato di rendere la loro vita il più sopportabile possibile. Anche con piccole cose. Gli compravo le sigarette, con i miei soldi.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 15th, 2026 Riccardo Fucile
L’AFFONDO CONTRO LA PREMIER GIORGIA MELONI E TAJANI: “NON SI STANNO COMPORTANDO COME LEADER EUROPEI ALL’ALTEZZA DELLA SITUAZIONE”
“È assurdo, è inutile ed è una vergogna perché mina lo spirito, la filosofia di ciò che significa essere partner europei”. Così il ministro degli Esteri spagnolo Josè Manuel Albares, secondo la stampa spagnola, ha commentato la decisione del governo Meloni di prorogare di 15 giorni i controlli Schengen in relazione alla crisi di Ceuta, e ha criticato il fatto che l’Italia stia attualmente ricevendo il doppio degli ingressi irregolari.
A suo avviso la decisione è stata presa in termini di “politica interna”: sia la premier che il ministro Tajani non si stanno comportando come “leader europei all’altezza della situazione”.
Albares, parlando con i media in Senato, ha affermato di avere chiesto sia al PP, in quanto alleato di Forza Italia, sia a Vox, in quanto alleato di Meloni, di far loro sapere che “questo provvedimento è una vergogna, è assurdo ed è ridicolo”.
Albares ha sottolineato che attualmente l’Italia ha “il doppio degli ingressi irregolari rispetto alla Spagna” e ha ricordato che nel 2023, quando il governo italiano non è stato in grado di gestire l’arrivo di immigrati sull’isola di Lampedusa, “non solo abbiamo offerto la nostra solidarietà, come abbiamo fatto in molte altre situazioni, ma abbiamo addirittura accolto i migranti irregolari portandoli in Spagna”.
“Capisco che il governo italiano agisca per ragioni di politica interna – ha detto ancora il ministro spagnolo – ma è vergognoso e rappresenta certamente un attacco diretto alla dignità del popolo spagnolo e all’unità e alla solidarietà degli europei”, ha insistito, sottolineando che “l’Europa non può esistere senza solidarietà”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »