Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
DE ANGELIS SU “LA STAMPA”: “L’ENNESIMA GRANCASSA DI GIORNATA HA IL SAPORE DELLA PRESSIONE VERSO IL QUIRINALE, CHE DI QUEL SISTEMA ISTITUZIONALE VERSO CUI SI MANIFESTA INSOFFERENZA È GARANTE. E SE, SECONDO LA SUA COSCIENZA, MATTARELLA DICESSE NO, COME ACCADUTO CON INNUMEREVOLI RICHIESTE DI GRAZIA? PERFETTO PER LA CAMPAGNA SUL MARTIRIO. PECCATO CHE COSÌ SI TRASCINA IL COLLE COME BERSAGLIO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE…”
Mai si era visto un pluriomicida, appena condannato, sfidare il capo dello Stato, con la postura del capo-popolo. Non chiede la grazia, perché pentito, dopo aver fatto i conti con la propria coscienza. La rivendica, come una rivincita nei confronti della giustizia, con la spocchia di chi, sentendosi dalla parte della ragione, si erige financo a giudice della coscienza di Sergio Mattarella. In questo tripudio di vannaccismo, un “mondo al contrario”.
Chi se lo litiga per candidarlo come Vannacci e Salvini, chi come il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni, di Fdi, critica Mattarella per il richiamo a Nordio.
È francamente assai difficile comprendere che c’azzecca questa fascinazione da “Far west” col mito di Paolo Borsellino, la retorica della “legge e ordine” e la difesa di chi lo tutela.
È vero, sono completamente offuscati da Vannacci e dalla paura del “nemico a destra”, Un fenomeno da baraccone, diventato altrui ossessione, ha preso consistenza E così, per essere all’altezza dell’originale, siamo arrivati alle pistole, nonostante la condanna si basi su una riforma della legittima difesa varata dalla Lega al governo.
Però, forse, c’è qualcosa di più profondo E riguarda la natura di una destra che non riesce a farsi istituzione, fatta di insofferenza alle regole, dal sapore trumpiano. È la concezione di un potere che, in virtù della sua unzione democratica, si considera scevro da regole e vincoli. Lì è legittimo che a sparare sia l’Ice qui un gioielliere
L’impunità di una grazia “a prescindere” è l’impunità di una politica che ha trovato il suo beniamino esemplare e consuma, nell’arbitrio, il senso del limite. Qui il punto non è giuridico. Politicamente, però, dopo l’irritato richiamo di Mattarella l’ennesima grancassa di giornata ha il sapore della pressione verso il Quirinale, che di quel sistema istituzionale verso cui si manifesta insofferenza è simbolo e garante. E se, secondo le sue prerogative e, appunto, la sua coscienza, dicesse no, come accaduto con innumerevoli richieste di grazia? Perfetto per la campagna sul martirio. Peccato che così si trascina il Colle come bersaglio nella campagna elettorale.
Alessandro De Angelis
per “la Stampa”
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
SE GLI SPARI FOSSERO AVVENUTI DENTRO IL NEGOZIO, LA PROCURA AVREBBE CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE E, SE NON FOSSE STATA ACCOLTA, SAREBBE COMUNQUE ARRIVATA UN’ASSOLUZIONE… “SI PARLA DI LEGITTIMA DIFESA QUANDO ESISTE ANCHE UNA PROPORZIONE TRA OFFESA E REAZIONE. IL BENE DELLA VITA NON PUÒ ESSERE MESSO SULLO STESSO PIANO DEL BENE MATERIALE” – “LA GRAZIA? SI POTRÀ VALUTARE DOPO CHE ROGGERO AVRÀ SCONTATO ALMENO UNA PARTE DELLA PENA”
«Non è stata legittima difesa, ma una reazione violenta a scoppio ritardato. Questo è il
punto cruciale: non si può istituzionalizzare una rivalsa simile». Biagio Mazzeo, procuratore capo di Asti e titolare dell’accusa nel processo di primo grado contro Mario Roggero, rivendica la correttezza della sentenza definitiva che ha condannato il gioielliere a 14 anni e 9 mesi di carcere.
La legittima difesa è tornata al centro del dibattito. Perché nel caso Roggero non poteva essere riconosciuta?
«L’articolo 52 del codice penale pone una serie di paletti, ma parte da un presupposto fondamentale: l’esigenza di difendersi. Solo una minaccia concreta e attuale può giustificare l’uso della violenza. Le immagini chiariscono tutto. Roggero insegue i rapinatori e spara quando sono già fuori dall’attività e in fuga. Se la minaccia è cessata, non si può più parlare di legittima difesa. Diventa una reazione, magari comprensibile sul piano umano, ma ingiustificabile su quello giuridico».
Se gli spari fossero avvenuti dentro il negozio, il giudizio sarebbe cambiato?
«La Procura avrebbe chiesto l’archiviazione e, se non fosse stata accolta, sarebbe comunque arrivata un’assoluzione. In linea generale si parla di legittima difesa quando esiste anche una proporzione tra offesa e reazione. Il bene della vita non può essere messo sullo stesso piano del bene materiale».
Come giudica le reazioni della politica?
«Nel caso Roggero ci sono stati tre gradi di giudizio e decine di magistrati coinvolti. Tutti sono arrivati allo stesso esito. Noi applichiamo le leggi. Se vengono ritenute sbagliate, spetta alla politica modificarle».
La normativa sulla legittima difesa andrebbe rivista?
«Si potrebbero prevedere meccanismi di riduzione della pena, in base all’età, o estendere l’attenuante della provocazione, riducendo la pena da uno a due terzi. Ma è una scelta che spetta al legislatore».
«Chi parla di sicurezza dovrebbe capire che, se non si fanno rispettare le leggi, è inutile riempire le strade di poliziotti. La difesa esiste solo nell’attualità del pericolo. Quando questo cessa bisogna chiamare le forze dell’ordine. In questo caso le telecamere avevano ripreso tutto, sarebbe stato facile risalire ai responsabili».
Cosa pensa della richiesta di grazia?
«Il presidente Mattarella è molto selettivo e serve un’istruttoria. Oggi è impossibile parlarne. Eventualmente si potrà valutare dopo che Roggero avrà scontato almeno una parte della pena».
Qual è il principale equivoco nel dibattito pubblico?
«Molti credono che Roggero abbia subito numerose rapine, mentre ne risulta una sola. E si pensa che abbia reagito nell’immediatezza. In realtà è stata una reazione estremamente violenta a scoppio ritardato. È questa la differenza decisiva. Non si può istituzionalizzare un comportamento simile».
Qual è il messaggio che vuole lasciare?
«Togliere la vita a una persona, anche quando ricorrono i presupposti della legittima difesa, significa moltiplicare le vittime. Chi spara non sarà mai più lo stesso, ve lo garantisco».
(da Corriere della Sera)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
ROGGERO DOVRA’ VERSARE ALLE FAMIGLIE DEI MALVIVENTI 480MILA EURO… IL MISTERO DELL’IMPORTO DELLA RACCOLTA FONDI PROMOSSA DA TEMPO: “PECCATO CHE NON ABBIA PAGATO NIENTE”
“Roggero non ha ancora versato nulla. Molto probabilmente partiremo con i pignoramenti, ha diverse proprietà”. Così l’avvocato Giuseppe Roberto Caruso, parlando delle provvisionali che Mario Roggero, condannato per l’omicidio di due rapinatori fuori dalla sua gioielleria di Grinzane Cavour (Cuneo), dovrebbe versare secondo la sentenza alle parti civili.
Nel processo Caruso aveva rappresentato la compagna e le figlie di Giuseppe Mazzarino, il 58enne torinese ucciso insieme al complice Andrea Spinelli, 44enne di Bra (Cuneo). Si sono costituiti contro il gioielliere anche la madre e i fratelli di Mazzarino, la famiglia di Spinelli, il patrigno di quest’ultimo e Alessandro Modica, l’autista ferito dopo la rapina, unico superstite della banda di malviventi.
La sentenza di primo grado, confermata nelle statuizioni dall’appello, aveva stabilito il pagamento di complessivi 480mila euro, oltre alle spese legali sostenute dalle quindici persone costituite. I 10mila euro di provvisionale nei confronti di Modica risultano essere stati pagati, come confermato dall’avvocata Carla Montarolo.
Restano le altre somme, più il capitolo dei risarcimenti in sede civile, che si apre ora che la sentenza è divenuta definitiva. “Molto probabilmente partiremo con i pignoramenti, Roggero ha diverse proprietà” fa sapere l’avvocato Caruso. C’è da valutare anche l’ammontare esatto della raccolta fondi che il gioielliere aveva promosso dopo la condanna in primo grado e ha più volte rilanciato: “Non sappiamo esattamente quanto abbia raccolto, ma sono somme considerevoli: la raccolta fondi l’aveva pubblicizzata sia per le spese legali che per le parti civili. Peccato che non abbia mai pagato niente”.
Nel ddl Sicurezza da poco entrato in vigore una norma, ribattezzata “salva Roggero”, esclude il risarcimento per chi reagisce a determinati reati. Ma la norma, spiega l’avvocato Caruso, non avrebbe comunque avuto effetto in questo caso: “riguarda l’eccesso colposo di legittima difesa e questo non è un eccesso colposo”.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
IL PARTITO DI GIORGIA MELONI HA I CONTI IN SALUTE: VANTA UN AVANZO DI 1,1 MILIONI DI EURO NELL’ULTIMO RENDICONTO E SI RIFÀ AMPIAMENTE CON IL 2 PER MILLE – I FONDI ARRIVATI ATTRAVERSO LA FORMA DI FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI, PER LA PRIMA VOLTA, HANNO SFONDATO IL TETTO DEI 6,5 MILIONI DI EURO, FACENDO SEGNARE +959MILA EURO RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE
Sono calate di oltre un milione e 200mila euro, in due anni, le risorse economiche
provenienti dal tesseramento a Fratelli d’Italia. Un tracollo che segnala un problema. Dalla lettura dei bilanci pubblicati, gli introiti si sono quasi dimezzati dal 2023 al 2025.
Il milione mancante
La diminuzione complessiva è pari al 42,3 per cento rispetto all’anno d’oro del partito di Giorgia Meloni, quello post-elettorale, quando la fiamma ardeva intensamente grazie alla vittoria alle politiche. I numeri riportano che nel rendiconto del 2023 le quote associative (relative alla sottoscrizione delle tessere) hanno fatto arrivare nelle casse di FdI 2.878.908 euro, mentre alla fine del 2025 la stessa voce di bilancio ha fruttato 1.660.358 euro.
La flessione è di 1.218.622 euro nel biennio. Ed è significativa anche in confronto all’anno precedente, il 2024, con quasi 700mila euro in meno.
Già lo scorso anno si era verificato un caso singolare, raccontato da Domani: le risorse ricavate dalle quote associative nel 2024 erano diminuite di mezzo milione di euro rispetto al 2023. Il partito, tuttavia, aveva rivendicato allo stesso tempo un aumento degli iscritti da 230 a 254mila. Un cortocircuito con meno soldi e più tessere. In quel caso la motivazione fornita dall’ufficio stampa di FdI è stata: «L’anno anomalo nella proporzione fra tessere e introiti è stato il 2023. Si è verificato praticamente un raddoppio delle erogazioni. Dopo la vittoria delle elezioni, molti hanno chiesto di poter contribuire in misura maggiore».
Insomma, un aumento spontaneo di “iscritti tricolore” (quelli top), che gettavano un alone di mistero rispetto al forte decremento in termini economici. Domani ha chiesto informazioni all’ufficio stampa sui numeri aggiornati, soprattutto per conoscere il dato delle tessere nel 2025, ma non ha ricevuto risposta.
Il bilancio del 2025, comunque, rappresenta la conferma di una tendenza di discesa costante e rapida. Certo, il partito di Meloni resta con i conti in salute, vantando un avanzo di 1,1 milioni di euro nell’ultimo rendiconto.
La cifra persa sui tesseramenti, in termini di bilancio, è stata ampiamente compensata dall’incremento di fondi arrivati attraverso il 2 per mille, la forma di finanziamento pubblico ai partiti: per la prima volta FdI ha sfondato il tetto dei 6,5 milioni di euro, facendo segnare +959mila euro rispetto all’anno precedente.
Ma si torna al nodo essenziale: i proventi dal tesseramento, che sono il termometro della partecipazione e del sostegno alla vita del partito. La questione richiama la gestione di Arianna Meloni, capa della segreteria, e Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione. Sono i due terminali di via della Scrofa.
Di certo c’è un problema con gli iscritti. Seguendo la logica, gli introiti non dovrebbero subire una battuta d’arresto così evidente. Nel regolamento sul tesseramento a FdI, infatti, sono indicate specifiche prescrizioni: i consiglieri regionali, al pari di ministri e sottosegretari devono sottoscrivere la tessera del sostenitore “tricolore”, dal costo di 500 euro. Gli assessori comunali e i sindaci di comuni sopra i 100mila abitanti sono tenuti a fare l’iscrizione “platino” (250 euro all’anno).
In questi anni i numeri degli amministratori meloniani sono cresciuti, grazie al consolidamento del partito sul territorio. Insomma, tutto avrebbe fatto pensare a un miglioramento della performance economica sulle quote associative. Invece resta agli atti il calo del 42,3 per cento.
La nota lieta del bilancio è la chiusura con il segno positivo (1,1 milioni) che inverte l’esito del 2024, quando si era fatto sentire il peso per la campagna elettorale delle Europee (causando un disavanzo di 681mila euro). […] Tra le pieghe del bilancio, firmato dal tesoriere Roberto Carlo Mele, spicca il grande sostegno fornito alla giovanile del partito, Gioventù nazionale, beneficiaria di 418mila euro.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
BOCCHINO AVREBBE RICEVUTO FINANZIAMENTI ELETTORALI E DONI, TRA CUI BOTTIGLIE DI CHAMPAGNE PREGIATO E UN OROLOGIO DA 4.300 EURO, IN CAMBIO DEL SUO INTERESSAMENTO PER ALCUNI APPALTI… NELLE REGISTRAZIONI AGLI ATTI C’È UNA CONVERSAZIONE IN CUI PARLA DEI “REGALI” CHE AVREBBE RICEVUTO: “HAI CAPITO DOVE SONO STATA STAMATTINA? PERCHÉ C’HO QUELLA ROBA LÀ, NO?”
Il suo ingresso in Futuro nazionale è stato annunciato, con tanto di conferenza stampa, dal generale Roberto Vannacci in persona. Dopo l’addio alla Lega, l’ex consigliera regionale Sabrina Bocchino è tornata sotto i riflettori della politica abruzzese.
Inevitabilmente, a incidere sul percorso della Bocchino sarà l’esito del processo, in corso davanti al tribunale di Pescara, in cui è accusata di corruzione – insieme ad altri sette imputati – nell’ambito di uno dei quattro filoni d’inchiesta sulle attività e sugli appalti dell’imprenditore della sanità Vincenzo Marinelli (morto nel 2024).
La prossima udienza è in programma il 15 dicembre. Un peso decisivo potrebbero averlo le intercettazioni telefoniche e ambientali. Secondo l’accusa, per perorare gli interessi dell’imprenditore, la Bocchino avrebbe ricevuto in cambio un finanziamento di 5.000 euro per la campagna elettorale, l’assunzione di suoi sostenitori in alcune aziende di Marinelli, borse di pregio, gioielli e «plurime bottiglie di champagne» di marche pregiate. […]
Particolarmente significativa – secondo guardia di finanza e polizia – è una conversazione dell’11 gennaio 2021 tra l’allora consigliera regionale e il compagno, «a definitivo riscontro delle sistematiche utilità ricevute», scrivono gli investigatori.
«Hai rimediato pure stasera?», domanda lui. Lei risponde chiedendo al compagno se si sia reso conto del valore di quelle bottiglie. […] «Ho visto, ho visto», dice l’uomo. «Mamma mia… Subito tu, da venale, sei andata a vedere quanto costa».
In questo contesto – ricostruiscono sempre gli investigatori – la consigliera «riferisce, in buona sostanza, che hanno ricevuto dello champagne sia lei che anche “l’altro”, facendo attenzione a non proferire il nome di Vincenzo Ciamponi», allora direttore generale della Asl di Pescara (adesso ex). Il compagno prosegue: «Tu glielo hai detto, sì, che ti ci fai il bidet con quello… con il Dom Perignon (un’altra marca di champagne, ndr), sì?». E giù grosse risate.
A quel punto, si legge ancora nell’informativa, «la Bocchino indica anche il costo, a bottiglia, evidentemente riferitole da Ciamponi quale intenditore: 500 euro l’una».
Anche nelle settimane precedenti lo champagne è al centro delle conversazioni della coppia. Il 7 dicembre 2020, per esempio, l’allora consigliera regionale tenta, «con un linguaggio criptico e omettendo volutamente il nome di Marinelli», di far comprendere al compagno da chi abbia ricevuto lo champagne, dopo avergli inviato le foto delle bottiglie: «Hai capito dove sono stata stamattina? Perché c’ho quella roba là, no?».
L’uomo comprende perfettamente: «Un minimo di idea mi era venuta». Quindi la Bocchino gli chiede: «Meglio il Dom Perignon o il Cristal?». Lui risponde: «Sicuramente il Cristal, ma molto dipende dalle annate. Sono tutti e due ottimi champagne. Il Cristal è superiore, indubbiamente, stiamo parlando del gotha dello champagne».Tra i colloqui finiti nell’informativa di fiamme gialle e squadra mobile c’è anche quello del 28 dicembre 2020, in cui Marinelli consegna alla Bocchino un orologio marca Bulgari, del valore di 4.300 euro. I due sono in ufficio. L’imprenditore apre un cassetto, prende un pacchetto e lo dà all’allora esponente della Lega. «Lo devo aprire mo’?», chiede lei. «Quello che vuoi fare tu», è la risposta.
La consigliera decide di scartare il regalo: «Wow! È fighissimo, bello, grazie», esclama. Gli investigatori osservano: «In ossequio al solito schema di Marinelli, nell’ottica di un vero e proprio do ut des, a tali esternazioni l’imprenditore risponde sollecitando la Bocchino affinché incalzi Ciamponi (il dg della Asl, ndr) sulla gara dell’assistenza domiciliare», ovvero uno degli appalti ai quali Marinelli è interessato.
(da .ilcentro.it)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
L’IMBARCAZIONE È STATA ORMEGGIATA IN RIVA DEI SETTE MARTIRI E LE TRANSENNE ALLESTITE ATTORNO ALL’AREA IMPEDISCONO AI CITTADINI DI ACCEDERE A UNO DEI PUNTI PIÙ AMBITI PER ASSISTERE ALLO SPETTACOLO PIROTECNICO ORGANIZZATO PER LA FESTA DEL REDENTORE
L’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman Fertitta, è arrivato a Venezia a bordo del
suo mega yacht Boardwalk, ormeggiato in Riva dei Sette Martiri in occasione della Festa del Redentore.
La presenza dell’imbarcazione e il dispositivo di sicurezza predisposto attorno all’area hanno però acceso le polemiche: transenne e divieti impediscono ai cittadini di accedere a uno dei punti più ambiti per assistere allo spettacolo pirotecnico tradizionale.
Per i veneziani il Redentore è molto più dei fuochi di mezzanotte: fin dal mattino famiglie e gruppi di amici raggiungono le rive per “prenotare” il proprio spazio, delimitandolo con nastro adesivo, sedie e nastri, poi allestiscono lunghe tavolate dove trascorrono la serata cenando insieme fino all’inizio dello spettacolo.
Una tradizione che si ripete da generazioni e che quest’anno, proprio in uno dei luoghi simbolo della festa, è stata stravolta dall’ormeggio del mega yacht dell’ambasciatore americano
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
A LUNGO FIANCHEGGIATORE DI PUTIN, A MARZO REMESLO ERA STATO RINCHIUSO IN UN MANICOMIO PER AVER DICHIARATO: “PUTIN DOVREBBE DIMETTERSI ED ESSERE PROCESSATO COME LADRO E CRIMINALE DI GUERRA”…IL BLOGGER RISCHIA FINO A 10 ANNI DI CARCERE
Il blogger filogovernativo russo Ilya Remeslo, che a marzo aveva criticato il presidente Vladimir Putin, incolpandolo di aver trascinato il Paese in una “guerra fallimentare” danneggiandone l’economia, è stato fermato con l’accusa di diffusione di “notizie false” sull’esercito. Lo riferisce la Tass.
Secondo le autorità citate dall’agenzia di stampa, il blogger rischia fino a 10 anni di carcere. Sarà trasferito da San Pietroburgo, dove è residente, a Mosca per un’udienza preliminare di convalida dell’arresto.
Remeslo, che a lungo si è schierato dalla parte del Cremlino, aveva avviato la sua carriera pubblica con una campagna mediatica contro il defunto attivista politico dell’opposizione Aleksej Navalny.
Nel mese di marzo, ha inaspettatamente denunciato il presidente Putin e la guerra in Ucraina con un post su Telegram, dove è seguito da 90 mila follower. Pochi giorni dopo la pubblicazione de ” i cinque motivi per cui ho smesso di sostenere Vladimir Putin”, era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. Alcuni blogger filogovernativi accusano Remeslo di avere voluto lui stesso il ricovero per cercare di sottrarsi a procedimenti legali per le critiche contro il Cremlino.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
IN EUROPA FRANCIA (44%) E OLANDA (49) SONO IN TESTA ALLA CLASSIFICA DEGLI EUROPEI “INDIFFERENTI” ALLA RELIGIONE. E NEGLI STATI UNITI, DOVE TRUMP E I SUOI SGHERRI SI RIEMPIONO LA BOCCA DI DIO, C’È UNA PROFONDA EMORRAGIA DI CRISTIANI
Una fonte ritenuta credibile annuncia che la Cina, che oggi conta una popolazione
cristiana di 46 milioni di anime, nel 2050 sarà una delle nazioni con il maggior numero di battezzati. Un’altra fonte annuncia che, sempre nel 2050, la Cina continuerà ad essere il primo Paese per numero di non credenti e sarà seguito a ruota dagli Stati Uniti.
Nonostante, oppure a causa, dell’ampio abuso del nome di Dio da parte dell’attuale Amministrazione, nella “one nation under God” vi è una profonda emorragia di cristiani (più protestanti che cattolici) che diventano atei, agnostici o “nothing in particular”.
Già nel 2015, il sociologo Vittorio Filippi sul sito dell’associazione Neodemos, riferiva che negli Usa dal 2007 al 2014 i cristiani perdevano il 7,8 per cento di fedeli a fronte di una crescita dell’1,2 delle fedi non cristiane e di un incremento del 6,7 dei religious nones, gli indifferenti.
Una categoria questa fatta soprattutto di giovani tra i 18 ed i 29 anni .
Annota Filippi che, per l’Europa, sono Francia (44 per cento) e Olanda (49) in testa ad una classifica che porterà gli europei “indifferenti” ad essere il 23 per cento della popolazione del continente dove, sempre nel 2050, la principale religione rischierà di essere la “non religione”.
Fenomeno che in Italia nel 2050, quando la popolazione si ridurrà di circa quattro milioni e mezzo di persone (siamo poco più di 58), comporterà una perdita di almeno dieci milioni di battezzati cattolici. Nel frattempo, quasi un italiano su cinque (circa il 22 per cento) si dichiara ateo, agnostico o non religioso. Non sono pochi.
(da Repubblica)
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Luglio 18th, 2026 Riccardo Fucile
VERDERAMI: “SECONDO UNA FONTE ACCREDITATA, ‘MEZZO PD’ SAREBBE IN ALLARME, PERCHÉ I SONDAGGI VEDREBBERO REGOLARMENTE ELLY SCHLEIN ‘SOTTO GIORGIA MELONI’ . QUEI DATI LI CONOSCE ANCHE CONTE, CHE DEL CENTROSINISTRA VUOLE ESSERE LA GUIDA” … CONTE E’ UNA GARANZIA PER FAR VINCERE GIORGIA MELONI
Giuseppe Conte va veloce. A Napoli, al comizio dei leader del Campo largo, aveva spiazzato Elly Schlein aprendo di fatto la campagna per le primarie del centrosinistra. E dopo il botto sulla Russia, ieri ha fatto partire il secondo. Sul Quirinale. […] il capo del Movimento 5 Stelle è già in modalità premiership.
La sua strategia è chiara: smarcarsi dagli alleati, prenderne le distanze, invadere con scorribande i territori altrui per accaparrarsi i loro consensi Di qui in avanti «Giuseppi», pur di tornare a Palazzo Chigi, darà vita a un continuo gioco pirotecnico. E infatti dopo il primo fuoco d’artificio, ieri ha lanciato il secondo.
«Non dico che il prossimo capo dello Stato debba essere di sinistra e che non sarebbe legittimo un nome di ispirazione conservatrice». Bum. Non si fanno più comizi unitari per mettergli la sordina? Conte si prende lo stesso il centro della piazza (politica). Le poche e come al solito contorte parole, dettate al Fatto , sono precipitate sui Palazzi delle istituzioni e sulla sede del Pd.
Già non c’è uno straccio di accordo sul programma, ora il leader M5S mette nel calderone anche il Quirinale. Che d’altronde sarà il punto più importante dell’intesa. Più della politica di Difesa, per esempio, dove il testimonial dei «pacifinti» avvisa che «non potremo comportarci come la destra e quindi non dovremo prendere i fondi Safe». Giusto l’esatto contrario di ciò che sostiene il suo ex ministro Lorenzo Guerini: «Dovremo prendere i fondi Safe». Conte è irrefrenabile.
Non vede rivali. Anche perché, raccontano, sarebbe stato rassicurato da Alessandro Di Battista. «Lui non farà la lista», ha confidato: «Non farà mai il Vannacci da sinistra».
Al Nazareno sono convinti che Conte «alla fine lascerà la candidatura ad Elly». «Anche Stefano Bonaccini ci diceva che alla fine Schlein si sarebbe ritirata dalla corsa per la segreteria», ricorda un parlamentare dem […] Ora delle due l’una, o Conte davvero si ritira o sta mettendo in trappola il Pd: perché più si arriverà in prossimità dell’evento, più alzerà il prezzo nella trattativa.
All’opzione di un «disarmo bilanciato» tra Elly e Giuseppe, infatti, credono in pochissimi. Di sicuro non Franceschini, che lo spiegò ai compagni di partito: «Nessuno dei due vorrà farsi da parte». […] l’ipotesi del «terzo uomo» è stata già affossata. Da Renzi, che ha dato il due di picche al predestinato: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Renzi l’ha fatto per conto di Schlein, con la quale aveva un’intesa per smontare il centrino dalemiano affidato ad Alessandro Onorato. Missione riuscita. Il Rottamatore ha messo la sua manina nella norma della nuova legge elettorale che assegna di fatto ad Iv l’esclusiva per costruire una lista dei riformisti alle prossime Politiche.
Così si torna alla sfida tra Schlein e Conte. Il punto è che — secondo una fonte accreditata — «mezzo Pd» sarebbe in allarme, perché i sondaggi vedrebbero regolarmente la loro segretaria «sotto Giorgia Meloni» e dunque vorrebbero puntare sull’ex premier «per non perdere il Quirinale oltre Palazzo Chigi». Quei dati li conosce anche Conte, che del centrosinistra vuole essere la guida.
Francesco Verderami
per il “Corriere della Sera”
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