Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
“IL MOVIMENTO È IN MANO AL REVERENDO JONES, L’UOMO CHE SUSSURRAVA AI CAVILLI. NON HANNO UN’IDEA” …”MI SENTO POSTUMO DI ME STESSO DA VIVO PERCHÉ TUTTE LE COSE CHE DICEVO VENT’ANNI FA DEVONO ANCORA ARRIVARE QUA”
Lunedì, ore 13, Pulp Podcast, l’appuntamento per il ritorno di Beppe Grillo si fa attendere.
Ma oggi, un’anticipazione sui social del contenitore di Fedez e Mr. Marra, rileva qualche dettaglio, qualche frase, meglio una stilettata che l’ex garante del Movimento 5 stelle rifila al suo ormai acerrimo nemico Giuseppe Conte.
“Oggi il movimento è un’altra cosa. E’ in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli. Un movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente…progressiva. Non hanno un’idea”. “Andiamo in un caos straordinario”, dice pure Grillo nell’anticipazione rilevata dal podcast. E poi: “Mi sento postumo di me stesso da vivo perché tutte le cose che dicevo vent’anni fa devono ancora arrivare qua”.
Non si sa se Beppe Grillo farà davvero il grande passo e tornerà in campo con un nuovo partito. Di certo, se un domani decidesse di rispolverare la vecchia arte del blog e di chiamare la nuova creatura “Movimento zero stelle”, dovrebbe fare i conti con un piccolo, imprevisto problema: il dominio è già occupato. Sia il .it che il .com. A mettere le mani avanti, per la modica cifra di 5,50 euro, è stato Fabio Cappa.
Non un militante, non un grillino della prima ora, non un aspirante politico. Un libero professionista della provincia di Aosta che, mentre guardava il telegiornale e smanettava con l’iPad, si è imbattuto proprio nelle indiscrezioni sulle possibili mosse future del fondatore del Movimento 5 Stelle. E ha pensato bene di anticipare i tempi.
“Stavo vedendo il telegiornale, ero con l’iPad in mano”, racconta Cappa all’Adnkronos. Poi il servizio su Grillo, l’ipotesi di un ritorno in campo e l’idea, evidentemente, che quel nome potesse tornare utile. “Mi sono detto: facciamo questo investimento di 5,50 euro. Sia .it che .com. Se poi un domani il signor Grillo desse seguito, avrò fatto un buon investimento. Mi sono mosso in anticipo”. Una speculazione politica? Cappa respinge subito l’idea. “Non c’entro nulla con Grillo e non mi interessa la politica. Mi occupo di tutt’altro”. Il suo mestiere, spiega, è quello di libero professionista “per una banca austriaca”. E anche il rapporto con i temi ambientali che emerge dal suo blog personale è tutt’altro che politico: “Mi interesso di ambiente in maniera indiretta: la mia banca è molto attiva nella finanza sostenibile”. Insomma, nessun piano segreto, nessuna corrente grillina pronta a ripartire, nessun contatto con il fondatore del Movimento. Solo “fantasia, intuizione e velocità di esecuzione”, come direbbe il Perozzi di “Amici miei”.
Con una scommessa molto semplice: se davvero Grillo dovesse decidere di trasformare l’ultima offensiva contro il M5S di Giuseppe Conte in un nuovo progetto, almeno l’indirizzo web sarà già preso. E a quel punto, prima di andare online, toccherà probabilmente fare una telefonata a Cappa.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
LE ELEZIONI SERVIRANNO SOLO A TESTARE IL LIVELLO DI MALCONTENTO DELLA POPOLAZIONE, DOPO OLTRE QUATTRO ANNI DI GUERRA: L’INTENSIFICARSI DEI RAID UCRAINI E IL TIMORE DI UNA NUOVA MOBILITAZIONE MILITARE HANNO CREATO INSOFFERENZA TRA I RUSSI
Alcuni vecchi slogan non passano mai di moda. Che siano presidenziali, oppure parlamentari come quelle che si terranno da domani al 20 settembre, rimangono «vybory bez vybora» ovvero elezioni senza scelta, da vent’anni almeno. Ma sono comunque una faticaccia, almeno per Sergey Kirienko, l’uomo del Cremlino incaricato di trovare la giusta miscela che dia soddisfazione agli alleati di Russia Unita, il partito personale di Vladimir Putin, e distribuisca loro le briciole.
L’esclusione di Jabloko dalle liste proporzionali non è bastata a far quadrare i conti. Se avesse preso parte alla gara, l’unico partito pacifista russo avrebbe raggiunto un fantasmagorico 24,6%, in base agli ultimi sondaggi. Quindi, c’era da fare un bel repulisti anche nei collegi uninominali, anche qui si vota con un sistema misto.
Agli aspiranti deputati di Nizhny Novgorod è stata fatale una foto che li riprendeva con la maglietta del gruppo rock Motorhead e degli Iron Maiden. Uno è stato accusato di propaganda nazista, l’altro di satanismo. A San Pietroburgo, piazza pulita di qualunque spot elettorale con dentro la parola «pace», ma anche «libertà» e «vita».
Ma i conti non quadravano comunque. La livella del Cremlino ha colpito anche il Partito comunista, allineato sulle posizioni guerrafondaie ma reo di essere troppo alto nei sondaggi.
Nel caso più clamoroso, un deputato uscente di Saratov è stato tolto dalla competizione per via di una vecchia foto di Aleksej Navalny sul suo canale Telegram, risalente però a quando il defunto oppositore era ancora «legale». Colpito anche Rodina (patria), che aveva denunciato Jabloko per aver ricevuto fondi stranieri.
A cosa servono dunque queste elezioni di facciata, oltre che al rinnovo dei 450 deputati della Duma? Per il potere, sono un indicatore degli umori della gente. Il risultato deciso dal Cremlino sarà comunque garantito, ma occorre sapere dove il malcontento supera i livelli consentiti, come reagiscono le varie fasce di età e di categoria, e se per caso la guerra ha alzato la soglia di coinvolgimento politico, che non deve prevalere sull’apatia tanto coltivata dai governanti.
Per altro, il sistema con il voto spalmato su tre giorni consente di seguire le tendenze in anticipo, ed eventualmente di correggerle.
Per dirla con le parole usate ieri da Putin, «si vota in piena conformità alla Costituzione, e si dimostrerà che dietro ai nostri soldati stanno milioni di russi». Nel suo messaggio, il presidente ha detto che queste elezioni «saranno la risposta comune a coloro che vogliono indebolire la Russia».
Un candidato moscovita di Russia Unita promette «più rifugi antiaerei e antidroni per tutti», un comunista siberiano garantisce la costruzione di città da tre milioni di abitanti «in soli tre anni», un altro si limita ad assicurare per il futuro «la benzina gratis e Internet libero».
Nel 2021, Russia Unita prese il 49,8%, rispetto al 19,9% dei comunisti arrivati secondi. Quest’anno c’è un maggiore affollamento di partiti satelliti, perché oltre ai soliti noti si sono aggiunti anche gli ultranazionalisti di Rodina e Gente nuova, una forza politica che molti ritengono creata dall’amministrazione del Cremlino per risucchiare i voti degli elettori della classe media moderatamente critici.
Quindi, tutti contro i comunisti, per rimpicciolirli e aggiungere posti a tavola. I liberaldemocratici del defunto Zhirinovskij propongono uno spot con un leone ruggente davanti ad un gattino e la scritta «come vi sentite quando proponete agli scolari di venerare un capo morto come Lenin al posto di prospettive reali?».
IL REFERENDUM DELLO ZAR SUL CONFLITTO CONTRO KIEV CON I DISSIDENTI IN CELLA
«La vittoria richiede tempo, pazienza e ponderatezza». «La sconfitta del nemico è compito dell’intero collettivo». Sono gli slogan di uno spot elettorale in cui condottieri russi del passato, animati con l’intelligenza artificiale, promuovono le elezioni alla Duma di Stato che si terranno questo fine settimana. Il consenso intorno alla guerra è infatti il tema centrale delle prime elezioni alla camera bassa del Parlamento dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
Di conseguenza, si tratta anche di un referendum sulla legittimità del regime, ormai totalmente identificato con quella che il Cremlino descrive come una «guerra esistenziale» contro l’Occidente collettivo.
Legittimità che apparirà confermata nel caso in cui Russia Unita, «il partito di Putin», attualmente in controllo di 310 dei 450 seggi, mantenga la maggioranza in Parlamento che detiene ormai da ventitré anni: un esito ritenuto scontato, dato il controllo del Cremlino sul sistema politico russo.
Le elezioni, che si terranno il 18, 19 e 20 settembre, si svolgeranno tuttavia in un contesto difficile per il regime, segnato dalla crescente stanchezza per la guerra in Ucraina, evidente dai sondaggi, dall’intensificarsi dei raid ucraini, che negli ultimi mesi hanno reso il conflitto più vicino a un numero crescente di russi, e dal timore di una nuova mobilitazione imminente.
Jabloko, l’unico partito tra quelli registrati a chiedere un cessate il fuoco immediato in Ucraina, è stato escluso dalla competizione in seguito a una sentenza della Corte Suprema ad agosto.
La decisione è arrivata proprio quando il partito aveva registrato un inaspettato aumento di popolarità, soprattutto tra i giovani attivi sui social. Secondo la piattaforma di indagine sociologica ExtremeScan, in uno scenario ipotetico in cui gli fosse concesso di partecipare, Jabloko arriverebbe al secondo posto dopo Russia Unita
Gli altri principali partiti — il Partito Comunista, il Partito Liberal-Democratico (Ldpr), Russia Giusta e Nuova Gente — per quanto critichino il governo su problemi come l’aumento dei prezzi, la corruzione e il welfare, sostengono la linea del Cremlino in Ucraina: ovvero continuare l’offensiva fino a quando gli obiettivi dell’«operazione militare speciale» non saranno raggiunti.
Gli oppositori in esilio Yulia Navalnaya e Maksim Katz hanno esortato i russi a votare per qualsiasi partito tranne Russia Unita, mentre il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, ha chiesto ai sostenitori di rendere «nulle» le schede elettorali in segno di protesta.
L’assenza di una reale competizione si manifesta nell’apatia e nello scarso interesse che circondano la campagna elettorale: in video diventati virali, presentatori televisivi annunciano la cancellazione dei dibattiti perché i partecipanti non si sono presentati.
Per evitare che questa apatia si traduca in una bassa affluenza alle urne, il Cremlino potrà ricorrere, come di consueto, alla «risorsa amministrativa», ovvero alla pressione sugli impiegati del settore pubblico e delle grandi imprese affinché prendano parte alla votazione.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
UN SEGRETARIO CACASOTTO CHE TEME CONTESTAZIONI E IMPONE LA MAGLIETTA CON LA SCRITTA “IO STO CON MATTEO”… L’OPPOSITORE ROMEO IMPAZZA: IN 300 IN BRIANZA AL SUO INCONTRO CON LA BASE LEGHISTA
Il popolo leghista si mobilita per Pontida mentre il segretario Matteo Salvini cerca la
maniera giusta per rallentare, almeno di qualche giorno, la costituzione dell’associazione nordista dentro il partito. [
Ma le partite da giocare sono due: da un lato garantire la partecipazione al raduno di domenica sul sacro pratone bergamasco, dall’altro quella di governare la spinta della fronda interna che da mesi gli chiede il passo di lato.
Dalla Lombardia arriveranno circa 24 pullman, 31 dal Veneto – ma Salvini aveva chiesto fossero almeno 50 -, mentre ai militanti del Centro-sud alcune segreterie regionali offriranno «viaggio e pernottamento gratis nell’hinterland milanese».
In Puglia non si è riusciti a riempire un autobus da 50 posti, così si è optato per uno da 34, mentre dalla Basilicata il contributo simbolico per ogni partecipante è di 50€, tutto compreso. Dalla Capitale le alternative sono due, entrambe a costo zero: sabato la partenza in pullman, con notte in hotel, e domenica il treno speciale da Roma Termini. Denominatore comune: paga la Lega.
In totale, è la stima che circola tra i leghisti, si prevedono circa 100 autobus, meno dei 200 degli anni scorsi quando aveva suscitato interesse pure la folta delegazione di bengalesi della Lega Sport di Terracina. Ma quest’anno va così: il segretario si sta dando da fare per far arrivare a tutti i partecipanti – quelli che partiranno domenica mattina con il treno delle 6 da Roma e giungeranno sul pratone giusto in tempo per il suo discorso di chiusura – una t-shirt con su scritto “Io sto con Matteo”. Il colpo d’occhio deve essere chiaro: a Pontida non ci sono ribelli.
Ad assicurare il pienone dovrebbero pensarci pure i motociclisti, cooptati per un raduno “anti Ue” proprio a Pontida, dal titolo “Bruxelles non spegnerà i nostri motori”. L’invito, si legge sulla locandina, è aperto anche ai non iscritti al Carroccio, purché arrivino sulle sue ruote.
Quel che è certo è che Pontida sarebbe la sede giusta per il vicepremier per rilanciare la possibile candidatura di Silvia Sardone a Milano, ennesimo motivo di frizione con il collega Antonio Tajani di Forza Italia, che spinge per il suo sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.
A proposito di Romeo, ieri sera la sua ultima prova di forza da Lazzate, in Brianza, dopo essere stato acclamato ad Alzano Lombardo 10 giorni fa, per un altro incontro aperto con i militanti. Che stavolta sono riusciti a tenere fuori dall’evento il fedelissimo di Salvini Eugenio Zoffili, inviato dalla segreteria per misurare il dissenso.
(da La Stampa)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
A UN EVENTO IN BRIANZA, ALLA PRESENZA DI ATTILIO FONTANA E MASSIMILIANO ROMEO, È COMPARSO UNO STRISCIONE: “CHI TOCCA UNO TOCCA TUTTI” … CHI PARLERÀ DAL PALCO DI PONTIDA? LUCA ZAIA AVRÀ DIRITTO DI PAROLA? E IL CAPOGRUPPO ROMEO RISCHIA DI ESSERE “EPURATO”?
La serata cadeva esattamente 30 anni e un giorno dopo la dichiarazione di indipendenza della Padania, e non è casuale. Di nuovo Attilio Fontana e Massimiliano Romeo insieme stavolta in Brianza, per parlare di cosa sarà la Lega, che nel frattempo ha perso la denominazione “nord”.
La sala piena anche stavolta, oltre 300 persone; stavolta c’è anche la (flebile) azione di disturbo dei salviniani, capitanati dal deputato Eugenio Zoffili, con la t-shirt “io sto con Matteo”, che verrà portata anche a Pontida: sono stati lasciati fuori dall’auditorium, con i carabinieri a presidiare.
Lo striscione della base lumbard è “chi tocca uno tocca tutti”. Una difesa di Romeo, che rischia il posto di capogruppo al Senato e magari non solo. «Siamo abituati a stare accanto ai nostri compagni, saremo al suo fianco, in sua difesa», promette Fontana.
Un altolà alle eventuali, possibile, purghe dei “ribelli”. Spiega Romeo: «Con lealtà ho detto a Salvini che bisogna tornare a parlare al nord. Siamo troppo ideologizzati a destra».
Mancano pochi giorni alla tradizionale kermesse: sabato c’è l’evento della giovanile sotto il tendone, domenica quella generale sul pratone. Chi parlerà dal palco? Il programma, come da tradizione (assicurano da via Bellerio), viene condiviso solo poco prima.
Si sa che non ci saranno ospiti stranieri e che verrà ricordato con tutti gli onori Umberto Bossi, visto che sarà il primo raduno dopo la morte del fondatore. Dovrebbero parlare i governatori, tra cui lo stesso Fontana. Ma Luca Zaia? E Romeo, in rotta con il “Capitano”? Punti interrogativi che non sono stati sciolti e magari lo saranno oggi, ad una riunione tra Salvini e i nordisti, che avevano concordato la redazione di un documento condiviso con l’obiettivo di raccogliere le proposte del territorio.
Contestazioni organizzate a Salvini non ce ne sono, assicurano i ribelli. Nessuno però può controllare i militanti, se magari fischieranno il segretario, o se porteranno striscioni critici con il leader, per dire.
Infine, sempre domenica dovrebbe venire ufficializzata la candidatura a sindaco di Milano di Silvia Sardone, la vicesegretaria cresciuta con le battaglie anti-immigrazione nella multietnica via Padova. Bisogna vedere se Salvini riuscirà a imporla agli alleati.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
SIGNIFICATIVO L’ANNUNCIO DI FRANCO GABRIELLI: L’EX CAPO DELLA POLIZIA VOTEREBBE RUFFINI E IN SECONDA BATTUTA SCHLEIN
Il Pd potrebbe presentarsi con due candidature alle primarie. L’ipotesi che alla fine, oltre
alla segretaria del partito Elly Schlein, possa irrompere nell’agone Giorgio Gori è tutt’altro che peregrina.
Ma, al contrario di quello che potrebbe apparire a tutta prima, questa operazione non avrebbe come obiettivo quello di impallinare la leader. Al contrario sarebbe il modo per far convergere, al secondo turno, i voti dei riformisti dentro e fuori il partito sulla segretaria.
Per farla breve, agli elettori di Italia viva, del movimento di Ernesto Maria Ruffini, come di +Europa, del Psi di Maraio e persino quella parte di amministratori che sta con Alessandro Onorato e che, al contrario dell’assessore capitolino, non ha in simpatia Giuseppe Conte, verrebbe più agevole votare al primo turno Gori e al secondo Schlein. Significativo da questo punto di vista l’annuncio di Franco Gabrielli: l’ex capo della polizia voterebbe Ruffini e in seconda battuta Schlein.
È ovvio che questa operazione presuppone che alle primarie ci sia il ballottaggio. Un obiettivo su cui punta il Pd e su cui, soprattutto, puntano i riformisti, che il 26 ottobre terranno la loro assemblea nazionale a Prato. Dopo il convegno del correntone che si terrà a Montepulciano dal 23 al 25 ottobre, inizialmente previsto per i primi di quel mese e poi spostato, dopo che l’intervista contro le primarie rilasciata da Roberto Speranza al Corriere aveva provocato non poche polemiche dentro il partito.
Schlein, però, è sparata sulle primarie, e il correntone, per quanto incerto, dovrà accettarle. «Dopo aver dato la parola ai militanti del centrosinistra — è il ragionamento della segretaria — nessuno si permetterà di mettere in discussione il risultato o di contestare il leader appena eletto. I primi a non capire sarebbero gli elettori stessi». A questo punto Speranza si è adeguato.
Insomma, la macchina dei gazebo sembra essere già partita. Ed è già partito anche il lavorìo per cercare di mettere insieme il Pd, da una parte, e Avs e 5 stelle, dall’altra, sull’Ucraina. Operazione non facile, questa. Anche se a detta del senatore riformista Filippo Sensi «Conte, alla fine, dovrà fare pippa come si dice a Roma». Tradotto: dovrà appoggiare un programma che sosterrà l’Ucraina.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
LA RABBIA DEL DEMENTE DELLA CASA BIANCA: “E’ UN ATTO OSTILE”
È stato un ingresso da rockstar quello del premier canadese Mark Carney nell’Aula di Strasburgo al Parlamento Ue. Introdotto dalla presidente Roberta Metsola, il primo ministro è stato accolto da applausi scroscianti, mentre diversi eurodeputati si sono avvicinati per stringergli la mano o farsi un selfie. Tra i primi a salutarlo, la presidente del gruppo Socialisti Iratxe Garcia Perez e la co-presidente dei Verdi Terry Reintke, che per l’occasione ha scelto di indossare la felpa della nazionale canadese di hockey, con il numero nove di Sidney Crosby sulle spalle, un omaggio a uno degli sport identitari del Paese nordamericano. A precedere l’intervento di Carney a Stasburgo erano state le minacce di Donald Trump all’Ue, contro cui aveva ipotizzato nuovi pesantissimi dazi per l’apertura al Canada, vista come un «atto ostile».
Cosa ha detto Carney su Goethe e sulla libertà
Carney ha aperto il suo intervento richiamando la letteratura tedesca per parlare del legame tra Europa e Canada. «I nostri legami, tra Europa e Canada, sono radicati nelle nostre terre», ha detto, per poi aggiungere che «Goethe aveva capito che i valori non si difendono da soli, la libertà va guadagnata ogni giorno».
L’analisi di Carney sulle minacce che corrodono le democrazie occidentali
Il premier ha poi tracciato un quadro piuttosto cupo delle tensioni globali attuali. Ha parlato di società «scosse da nuove tempeste», elencando i cambiamenti climatici, l’uso del commercio come arma, l’erosione delle istituzioni democratiche e i dazi impiegati come strumento di pressione, fino ai meccanismi finanziari trasformati in leve di coercizione e alle piattaforme tecnologiche che, a suo dire, ambiscono a una forma di sovranità propria diffondendo disinformazione. Da qui l’immagine che ha usato per sintetizzare il momento storico: «Questa combinazione rappresenta una tempesta violenta, un singolo albero potrà essere abbattuto, ma non una foresta». Carney ha poi legato il concetto di sovranità alla capacità di autodeterminazione dei popoli, affermando che «la nostra sovranità è la nostra capacità di vivere come vogliamo, è la nostra resilienza».
Perché Canada e Ue sono legati, secondo Carney, da un’affinità elettiva
Tornando a Goethe, il premier ha ripreso il concetto chimico di affinità elettiva, quella tendenza di elementi diversi a combinarsi per attrazione reciproca, per descrivere il rapporto tra Ottawa e Bruxelles: «Il Canada e l’Europa non sono legati da vincoli geografici, siamo legati da un’affinità elettiva, scelta, rinnovata e, proprio per questo, ancora più forte». Carney ha rivendicato l’ambizione canadese di diventare il primo membro associato dell’Ue, sostenendo che i sondaggi interni mostrerebbero una maggioranza di cittadini favorevole a un’integrazione più profonda. Tra le proposte concrete citate, l’adesione del Canada al programma Erasmus Plus e la partecipazione alla prossima generazione di Horizon Europe, per rafforzare la cooperazione tra atenei e centri di ricerca dei due blocchi.
Energia, materiali critici e l’idea di un’alleanza «faro per le democrazie»
Sul piano economico, Carney ha indicato nell’energia uno dei terreni più concreti di collaborazione, spiegando che il Canada potrebbe fornire GNL e idrogeno su larga scala per sostenere la sicurezza energetica europea, anche attraverso nuove infrastrutture portuali nell’estremo nord e sulla costa orientale canadese. Ha però voluto precisare la natura dell’alleanza proposta: «Non sto proponendo un terzo blocco con l’obiettivo di diventare una grande potenza rivale, solo con modi più educati. Non cerchiamo il potere per dominare gli altri». L’obiettivo, ha spiegato, è piuttosto costruire resilienza contro chi minaccia mercati aperti, sovranità e integrità territoriale delle democrazie, in modo da contribuire a un ordine mondiale «giusto, stabile e prospero». Per questo, ha concluso davanti all’Eurocamera, un’alleanza tra Canada e Unione europea potrebbe diventare «un faro per le altre democrazie».
Il Canada e l’avvicinamento all’Ue: «La definizione spetta all’Europa»
«La presidente von der Leyen ha usato sia il termine “alleanza per il futuro” sia “membro associato” – ha detto Carney – La definizione esatta spetta ovviamente all’Europa, il Canada non può chiedere di diventare membro dell’Unione. La cosa importante è la sostanza, si tratta di unire le nostre forze».
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
IL CAPO DEL GRUPPO ERA IL COLONNELLO YURI KHRAMEEV, 63 ANNI, POI C’ERA OEMIS ROMAGOSA DURRUTHY, UN INSEGNANTE DI DANZA CUBANO, TRASFERITOSI IN RUSSIA E RECLUTATO DAL GRU, E CHE A SUA VOLTA FACEVA IL RECLUTATORE DI SABOTATORI A BASSO COSTO… SOTTO DI LORO C’ERANO, NEGLI STATI UNITI, ALTRI EXPAT SENZA ARTE NÉ PARTE, COME IL CUBANO YAIDEL DELGADO SUAREZ, E IL VENEZUELANO ANGEL EDUARDO CASTRO, CHE PRIMA DI FARSI ARRUOLARE DAI RUSSI GIOCAVA A BASEBALL
Un colonnello russo, ex delle forze speciali “Spetsnaz” e veterano della Cecenia, suo figlio,
un membro del Fsb già di stanza al confine con l’Estonia, e un ballerino cubano con la cittadinanza russa (ottenuta sposando una misteriosa donna russa) stavano pianificando l’azione più arrogante mai tentata prima dai servizi russi negli Stati Uniti: ammazzare un uomo sul suolo americano.
Oltre che organizzare sabotaggi e incendi negli Usa e in Europa (e qui il ballerino cubano alcuni successi li ha ottenuti). Come osserva uno specialista nelle cose dell’intelligence russa, Christo Grozev, «questa è la prima documentazione completa di un tentativo di omicidio da parte dell’intelligence russa contro qualcuno sul territorio Statunitense.
È un mondo nuovo, e Putin è disposto a sfondare ogni porta con esiti che possono andare dalla tragedia, all’assassinio indiscriminato, al ridicolo. Per quanto riguarda i due tentati omicidi, uno negli Stati Uniti e l’altro in Lituania, tutto quello che poteva andare storto è andato storto, configurando un grande fiasco per i servizi di Mosca. Ma anche nel fiasco, e nelle tante sciatterie operative – che l’indictment, l’atto d’accusa del Fbi, mostra in maniera anche grottesca –, il regime di Mosca finisce per essere pericoloso. Nella distruzione, il pericolo è anche sciatto e gli assassini sono cheap.
Gli attori della rete russa sono un team a dir poco variegato. Il capo è il colonnello Yuri Khrameev, 63 anni, ex primo comandante dell’Omon (il corpo speciale di polizia antisommossa e d’intervento rapido della Russia) nel nord ovest; come si diceva, un veterano delle guerre cecene. Aveva nel suo nomignolo per i messaggi due nomi: “Yuri Combat”, e peggio ancora, “Fsb Yuri Nikolaevich”. Leggerezza incredibile, per un veterano.
Il figlio ventisettenne di Khrameev, Kirill, pare aver prestato servizio nell’Fsb al confine con l’Estonia, a Ivangorod. Khrameev jr avrebbe incontrato al valico di frontiera uno dei potenziali partecipanti all’omicidio su commissione di un leader dell’opposizione russa a Vilnius, in Lituania (c’è chi pensa che la vittima potesse essere un pezzo grosso della Fondazione Navalny).
Assassinio fallito, come anche quello in America. Khrameev jr sui suoi profili social utilizzava il simbolo neonazista “1488” e era attivo nelle chat Telegram in lingua russa di Varsavia.
Il terzo della piramide è il più pittoresco: Oemis Romagosa Durruthy, un insegnante di danza cubano, trasferitosi in Russia, reclutato dal Gru, e che a sua volta faceva il reclutatore di sabotatori a basso costi in Europa e Usa. Ha ottenuto la cittadinanza dopo aver sposato una russa.
In decine di video online delle sue lezioni, mostra i suoi passi da ballerino di salsa, bachata e kizomba. Uno non lo prenderebbe sul serio, ma ha reclutato 9 persone in almeno quattro paesi dell’Ue, che sono stati responsabili di incendi dolosi contro aziende in Polonia, un deposito di autobus nella Repubblica Ceca, un’azienda in Romania e attrezzature di un’azienda lituana destinate all’Ucraina.
Sotto questi tre c’erano, negli Stati Uniti, due più operativi, sempre pescati in questo mare di expat senza arte né parte, in cerca di lavori quali che fossero: il cubano Yaidel Delgado Suarez, nome in codice Viking, e il venezuelano Angel Eduardo Castro, che prima di farsi arruolare dai russi aveva giocato a baseball in Venezuela.
Loro due reclutarono agenti per spiare e assassinare un “dissidente” russo. Si sono fatti scoprire dall’Fbi prima. La specialità attribuita a Durruthy consisteva nell’individuare e dirigere agenti operativi “sacrificabili” per attentati, in particolare atti di sabotaggio e incendi in Europa. Suarez e Castro invece svolgevano un ruolo di reclutamento più diretto per il tentato (e fallito) omicidio programmato negli Stati Uniti nel 2026.
Il procedimento in Lituania racconta tra le altre cose che un presunto agente russo si è recato presso la Uab Tvc Solutions a Šiauliai, nella città dove ha sede anche il contingente Nato nei paesi baltici (compresi i caccia dell’aviazione italiana) e ha fotografato tutta la struttura e riferito ai suoi capi. L’organizzazione logistica faceva capo a Durruthy. Che pagava in criptomonete: circa 3 mila euro per incendio o sabotaggio.
Questi assassini della Generazione Z, lo si legge nei documenti Fbi, compiono un sacco di imprudenze e errori che sarebbero impensabili per una anche minima sicurezza operativa in azioni come queste: cose che spie di una volta non facevano. Danno istruzioni con gli emoji.
Usano password attaccabilissime. Scelgono nomi di account che indicano la loro vera provenienza. Il prezzo offerto per l’omicidio da “Fsb Yuri Nikolaevich”, stando alle carte Fbi, era di appena 25 mila dollari. In Europa per un omicidio 40 mila dollari.
“Combat Yuri” probabilmente tratteneva il grosso dei soldi per sé. Sempre leggendo i documenti americani, si vanta «ho lavorato con Putin quando eravamo giovani».
(da La Stampa)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
UN GRUPPO DI ATTIVISTI DI ESTREMA DESTRA ISRAELIANI SI È PRESENTATO SOTTO LA CASA DI SZOR (CHE SI TROVA ALL’ESTERO), MOSTRANDO CARTELLI CON LA SCRITTA “WANTED”, MENTRE NETANYAHU HA RILANCIATO LA PROPOSTA DI TOGLIERE LA CITTADINANZA A CHI “DIFFAMA L’IDF”… IL QUOTIDIANO DI CENTRO-SINISTRA “HAARETZ” SI SCHIERA IN DIFESA DEI DUE REGISTI: “È UN ATTACCO CONTRO DI NOI. SIAMO TUTTI ESCLUSI DAL NUOVO PATTO NAZIONALE CHE STA PRENDENDO FORMA IN ISRAELE. QUEL PATTO ESIGE LA NEGAZIONE DEI CRIMINI DI GUERRA DELL’ESERCITO ISRAELIANO…”
Non è quello che sta accadendo in Cisgiordania, né la paralisi di Gaza. Non è la crisi regionale e neanche il costo della vita alla stelle. È un film che nessuno ha ancora visto a dominare la campagna elettorale israeliana a 40 giorni da un voto che sarà decisivo non solo per il Paese, ma per l’intera regione.
Il film è “Naza”, opera dei due registi premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor. […] Ieri decine di attivisti di estrema destra si sono concentrati sotto la casa di Szor, accusando la regista – che resta all’estero, come Abraham – di tradimento e chiedendo il suo arresto.
Un atteggiamento che la polizia – che risponde al ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, falco dell’estrema destra – ha lasciato correre, forte anche delle parole del primo ministro Benjamin Netanyahu che ieri è tornato ad appoggiare la richiesta di togliere la cittadinanza avanzata nei giorni scorsi da Miky Zohar, ministro della Cultura.
«Sarà revocata la cittadinanza a chiunque diffami i soldati dell’Idf in tutto il mondo», ha detto il premier, benché per farlo dovrebbe prima far approvare una legge ad hoc. Zohar da parte sua ha chiesto allo Shin Bet – il servizio segreto interno – di indagare su chi possano essere le fonti del documentario, che riporta le testimonianze di una ventina di soldati incaricati di individuare e colpire obiettivi di Hamas a Gaza.
Sono stati loro a raccontare come per Israele i naza – i danni collaterali, ovvero i civili che si trovano vicino agli obiettivi quando vengono attaccati – non contino nulla: e come migliaia di persone siano state uccise in questa maniera. Finora nessuna indagine è partita: ufficialmente perché i servizi segreti sostengono di non poter condurre indagini su una pellicola che non hanno visto. Ma, anche, perché individuarli significherebbe rischiare di esporre la catena di comando che sta sopra di loro, al rischio di indagini internazionali per crimini di guerra o per genocidio.
In assenza di indagini, è partita l’opera di discredito del film: il giornale on line Walla news ieri riportava la testimonianza di un militare che sostiene di essere stato una delle fonti del documentario e spiega che le sue parole sono state manipolate e che a lui come ad altre persone sono stati offerti soldi per aumentare il numero delle vittime a cui facevano riferimento.
Naza è riuscito ad accendere un dibattito che per tre anni Israele ha silenziato. Due giorni fa, su Haaretz, l’editorialista Rogel Alpher scriveva: «Se Szor e Abraham non hanno diritto alla cittadinanza israeliana, allora non ce l’ho nemmeno io. L’attacco a loro è un attacco contro tutti noi. Siamo tutti esclusi dal nuovo patto nazionale che sta prendendo forma in Israele. Quel patto esige la negazione dei crimini di guerra dell’esercito israeliano».
(da Repubblica)
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Settembre 17th, 2026 Riccardo Fucile
IL COSTITUZIONALISTA ENRICO GROSSO, GIA’ PORTAVOCE DEL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, AFFOSSA IL MELONELLUM: “ALL’ELETTORE VIENE IMPEDITO DI SCEGLIERE IL CANDIDATO. E IL SISTEMA DELLE LUNGHE LISTE BLOCCATE DEL PREMIO DI MAGGIORANZA È INCOSTITUZIONALE”
La battaglia per il No al referendum l’hanno vinta (anche se il rimborso di mezzo milione di
euro non l’hanno ancora ottenuto per cavilli procedurali). Ora quei «volenterosi», giuristi, associazioni civiche e testimonial sono tornati a costituire un network: la Rete Voto Libero ed Eguale.
Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 che con la raccolta firme contro la riforma Nordio riaprirono la partita finita con il No al referendum, già freme: «Siamo pronti. Appena la legge sarà pubblicata ci muoveremo con ricorsi ai giudici civili per lesione del diritto di voto»
Pietro Adami coordina gli avvocati che si accingono a presentarli nei tribunali e nelle Corti d’Appello: «Ma prima deve esistere la legge», spiega. Enrico Grosso, il costituzionalista portavoce del comitato per il No ai Referendum concorda.
Lui intravede vari profili di incostituzionalità nella legge. A partire dal premio di maggioranza: per chi supera il 42% dei voti regala 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
Grosso spiega: «La Corte non indica soglie, dice che il premio si può assegnare purché, nel concreto, non sia eccessivamente distorsivo. Questo è abnorme: se una coalizione raggiunge il 42,2% e l’altra il 42,1% la prima si vede attribuiti i 105 seggi. Per una differenza dello 0,1».
L’altro punto critico, per Grosso, è la «carenza totale di possibilità, per gli elettori, di scegliere il candidato da eleggere. La Corte ha chiarito che non si può votare a scatola chiusa. E il sistema delle lunghe liste bloccate del premio di maggioranza è incostituzionale». Per questo la legge prevede sette nomi.
Ma, obietta Grosso, «se la mia coalizione vince il premio, la lista da corta diventa lunghissima: si aggiungono altri 70 eletti che mi vengono imposti dalla scelta delle segreterie dei partiti»
E arriva poi all’alternanza di genere, che non è prevista anche per i capilista: «Apre un problema con l’articolo 51 sull’equilibrio di genere. Nel 2003 è stata fatta una modifica costituzionale per introdurlo e ora lo si viola».
(da agenzie)
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