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CONTE E’ PEGGIO DI SCHLEIN, VIVA ELLY! LA VIOLENTA ACCELERAZIONE DI PEPPINIELLO CONTRO IL GIA’ MISERO SOSTEGNO ITALIANO ALL’UCRAINA STA COMPIENDO IL MIRACOLO DI RIAVVICINARE GLI ANTI PD-ELLY, DAI RIFORMISTI A D’ALEMA ALLA SEGRETARIA DEL NAZARENO: E’ FINITO IL GIOCO, NON SI PUO’ PERMETTERE CHE IL PD FACCIA VINCERE IL M5S NEI BUSSOLOTTI DEI GAZEBO

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

IN CAMPIDOGLIO, ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO NUMERO DI “ITALIANIEUROPEI” DEDICATO ALLE CITTA’ E LE LORO AMMINISTRAZIONI, D’ALEMA HA CONVOCATO IL FRONTE ANTI-PRIMARIE, EVOCANDO UN SINDACO-PREMIER: ORA ANCHE LUI PUNTA SU SILVIA SALIS

D’Alema coltiva ancora la suggestione di un sindaco federatore. E raccontano che, un po’ a sorpresa, anche il “lider maximo” punterebbe su Silvia Salis.
La sindaca di Genova ha scritto il suo articolo per la rivista, ma ieri non è potuta scendere a Roma, dando un dispiacere all’ex premier. Il quale si è dovuto accontentare di Schlein: «Ha fatto bene a venire», ha concesso. È sempre utile ascoltare i consigli degli “amici”.
Massimo D’Alema lo definisce «un fatto» ma nella sala della Protomoteca del Campiglio diventa una suggestione. Perché qui, radunati dall’ex premier per presentare il nuovo numero della rivista Italianieuropei sulle città e le loro amministrazioni, ci sono i sindaci dei grandi Comuni e gli occhi sono puntati soprattutto sul padrone di casa, Roberto Gualtieri, notoriamente di formazione dalemiana.
Il fatto è questo: il caso inglese.
D’Alema dal palco racconta che suo figlio vive a Manchester e in famiglia, con grande stupore e ammirazione, è stata accolta la notizia del sindaco Andrew Burnham diventato primo ministro succedendo al compagno di partito Keir Starmer.
Queste parole producono un effetto tra i presenti in sala. Ci si chiede se forse il líder Máximo, visto il rompicapo da primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, voglia puntare — secondo la lezione del Labour — sul sindaco di Roma per una candidatura a premier.
Come è ovvio D’Alema a domanda precisa non si sbilancia: «Che il sindaco di Manchester sia diventato premier è un fatto. Noi qui abbiamo lanciato un contributo di idee. Non è mio compito far diventare primo ministro un sindaco».
E tuttavia nella sala, in certi ambienti del Pd e anche del campo largo, non si fa che sottolineare quanto l’opzione primarie non sia una strada obbligata. E d’altronde è quello che lo stesso D’Alema va dicendo da tempo e molti sindaci sono su questa linea. E l’ex premier ha radunato in presenza, in Campidoglio, questo fronte anti-gazebo.
L’arrivo in una sala così di Elly Schlein, sempre più convinta della propria gara contro Conte per la candidatura a premier, produce un effetto straniante. «A sorpresa? Io mi aspettavo il suo arrivo», taglia corto D’Alema: «Il resto sono scemenze».
Ed è studiata la partecipazione della segretaria proprio perché nella corsa delle primarie la leader dem ha bisogno di tutte le forze disponibili e il potere territoriale dei sindaci è piuttosto pesante.
Anche se qui i sindaci di primarie non ne vogliono sentir parlare. Ecco il primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi: «Se si riescono a evitare è meglio».

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CHE PRESA PER I FONDELLI! LA MOSSA ELETTORALE DELLA MELONI, CON LA CANCELLAZIONE DEL BOLLO AUTO PER IL 2027, È UN CETRIOLONE PER LE REGIONI, CHE COSÌ SI RITROVERANNO SENZA I 7 MILIARDI DI EURO L’ANNO DI ENTRATE GARANTITE DALLA “TASSA PIÙ ODIATA” E DOVRANNO AUMENTARE LE TASSE REGIONALI

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL TESORO NON DICE DOVE TROVERA’ LE COPERTURE PER GARANTIRE UNA COMPENSAZIONE DELLA RIDUZIONE DEL GETTITO, DAL MOMENTO CHE IL BOLLO RAPPRESENTA IL 5,7% DEL TOTALE DELLE ENTRATE TRIBUTARIE REGIONALI – SERVIRANNO I DECRETI ATTUATIVI PER DEFINIRE ALMENO TRE ASPETTI: LE MODALITÀ DI RIMBORSO ALLE REGIONI, I PARAMETRI TECNICI DELLA PLATEA ESENTATA (BANALMENTE: CHI POTRÀ NON PAGARE?) E L’AGGIORNAMENTO DELLE BANCHE DATI

L’annuncio è gratis, ma solo quello. “Cancelliamo il bollo auto” è un claim elettorale di sicuro impatto, ma si tratta anche di una mossa costosissima: ogni anno frutta alle Regioni circa 7,1-7,5 miliardi di euro (secondo le stime incrociate di ANFIA, MEF e Corte dei Conti). Anche se dovesse riguardare “solo” il 70% del parco auto e motoveicoli degli italiani si parla di un gettito mancato enorme.
Il bollo è una tassa di competenza regionale, il cui incasso confluisce direttamente nei bilanci di Regioni e Province Autonome, senza passare per lo Stato centrale. Rappresenta circa il 5,7% del totale delle entrate tributarie proprie delle Regioni a statuto ordinario, ed è costantemente indicata dalla Corte dei Conti come la principale fonte di gettito tributario regionale.
Una sua abolizione richiederebbe quindi di individuare fondi equivalenti altrove, o in alternativa un meccanismo di compensazione a carico dello Stato.
“In relazione agli effetti finanziari conseguenti al mancato pagamento del bollo auto e moto – si legge nella bozza visionata dalla stampa – allo scopo di concorrere all’adeguamento dei bilanci delle Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano”, è previsto “un trasferimento complessivamente pari a 2.293,5 milioni di euro per l’anno 2027, a titolo di compensazione della riduzione del gettito”.
Anche qualora la misura venisse approvata, la sua applicazione non sarebbe automatica. Servirebbero decreti attuativi per definire almeno tre aspetti: le modalità di rimborso alle Regioni per il mancato gettito (fino alla formalizzazione di questo meccanismo, le amministrazioni regionali potrebbero anche ricorrere alla Corte Costituzionale), i parametri tecnici della platea esentata (banalmente: chi potrà non pagare?) senza i quali i sistemi informatici non sarebbero in grado di individuare i soggetti esonerati, e infine l’aggiornamento delle banche dati.
Il Ministero infatti dovrebbe dare mandato ad ACI, Regioni e PagoPA per modificare il Pubblico Registro Automobilistico e gli archivi regionali, stabilendo una data di disattivazione del sistema di riscossione automatica.
Il bollo auto, peraltro, dovrebbe già essere stato abolito parecchie volte, a rimestare nell’archivio degli annunci. Il precedente più noto risale al 2006, quando Silvio Berlusconi promise in campagna elettorale l’abolizione totale della tassa; perse le elezioni contro Romano Prodi e il bollo rimase in vigore.
Nel 2018 il Movimento 5 Stelle, con Luigi Di Maio al Governo, propose di sostituirlo con un aumento delle accise sul carburante, secondo il principio “chi più usa l’auto, più paga”; l’idea fu accantonata quasi subito per l’impatto che avrebbe avuto sui prezzi della benzina.
Yra il 2019 e il 2022 la Lega di Matteo Salvini rilanciò più volte l’ipotesi di una cancellazione graduale, ridimensionata poi a rottamazioni delle cartelle esattoriali arretrate. Anche il Governo Meloni, nella prima fase del suo mandato, aveva valutato una revisione del bollo e del superbollo, senza però trovare nelle prime Leggi di Bilancio le coperture necessarie.
La protesta dei governatori
I calcoli vengono però contestati dalle Regioni. “La demagogia elettorale – incalza il presidente della Toscana Eugenio Giani -non aveva mai raggiunto in 80 anni di Repubblica questo livello sconsiderato e di malgoverno”: a noi tocca un rimborso per poco più di 100 milioni di euro, privandoci di entrate per circa 350″.

(da agenzie)

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IN QUELLA POLVERIERA CHE E’ DIVENTATA L’ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E’ COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?)

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI … A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA – IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L’EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE – NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E’ AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI “GABBIANI” NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI

L’Armata Branca-Meloni è in totale fibrillazione per due eventi che, nell’arco di poche settimane, possono essere un punto bombastico di svolta in questa fase politicamente caotica, in cui nulla è scritto e nessuno sa cosa accadrà domani mattina.
La prima polveriera è l’elezione suppletiva in Calabria del 27 e 28 settembre, per scegliere il deputato chiamato a sostituire Francesco Cannizzaro, eletto sindaco a Reggio Calabria.
La seconda polveriera pronta ad esplodere è il voto con scrutinio segreto alla Camera sulla pastrocchiata legge elettorale, in cui si è incartata l’Underdog diventata Statista, atteso per la prima settimana di ottobre, dopo aver ottenuto il via libera del Senato: spunteranno di nuovo i franco tiratori che sanno che non saranno ricandidati nel 2027? Cosa decideranno le donne di Forza Italia inviperite per la mancanza di alternaza di genere nelle legge elettorale?
Il voto in Calabria non fa gran notizia sulle gazzette ma ha tutta la potenzialità per far sì che Giorgia Meloni si ritrovi, dopo l’inabissamento della Lega al 4,5%, con Salvini appeso a ciò che potrà accadere sul pratone di Pontida domenica prossima, anche con l’altro alleato della maggioranza, Forza Italia, ridotto a pezzi.
Se Domenico Giannetta, l’ex forzista passato con Futuro Nazionale, riuscirà a ottenere sufficiente consenso per spaccare il centrodestra e far vincere il candidato del Pd Frank Benedetto, si materializzerà una sconfitta che finirebbe soprattutto sul groppone del governatore calabrese, Roberto Occhiuto. È stato lui, infatti, a preferire a Giannetta il tesoriere di Marina Berlusconi, Fabio Roscioli.
I fedelissimi di Tajani, che vedono in Occhiuto un avversario interno per la guida del partito, sperano solo in una sconfitta di Roscioli così da indebolire di fatto il rampante governatore e intestargli la disfatta. E l’affaire calabrese rientra in una più ampia guerra in corso dentro Forza Italia, con Tajani che sente di essere accerchiato e la sua controffensiva è un segno di debolezza.
Infatti, se oggi dovessero votare i gruppi parlamentari azzurri, Tajani finirebbe in minoranza. Nel corso dei mesi il vicepremier infatti si è messo contro tutte le donne del partito, inviperite per la mancanza nelle legge elettorale dell’alternanza di genere, mentre da Milano Marina Berlusconi tira le fila dell’opposizione interna, dal ministro Paolo Zangrillo al vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè.
Contro Tajani c’è anche Alberto Cirio, che controlla il 70% dei voti di Forza Italia in Piemonte. Se il centrodestra dovesse vincere le elezioni 2027, Cirio si dimetterebbe da presidente del Piemonte, perché vuole fortissimamente fare il ministro. E Cirio ha già indicato come suo possibile successore alla guida della Regione il rettore del Politecnico di Torino, Paolo Corniati.
Dalla sua Tajani può contare sulla Campania ritornata in mano al “peso massimo” Fulvio Martusciello, l’Abruzzo, il Lazio e un 20% delle truppe forziste in Toscana.
Quel “Merluzzone” di Tajani ha dimostrato di avere gli artigli, potremmo dire che è un “Merluzzo mannaro”. Non solo perché all’interno del partito, pur deprivato di Barelli e Gasparri, governa con pugno di ferro, tanto è vero che gli scazzi sono un menù fisso, non disdegnando nel frattempo il gioco del potere: ha imposto la nomina dei presidenti di Leonardo e di Terna, ”prendendosi” molti posti all’interno del sottopotere di governo.
Mentre la faida dentro Forza Italia è sotto gli occhi di tutti, anche in via della Scrofa hanno poco di che stare allegri: Arianna Meloni si trova in difficoltà a gestire i crescenti attriti sorti con i Ras locali, meno eclatanti ma altrettanto preoccupanti per la tenuta del partito.
A Milano, dove comandano i Fratelli La Russa, Ignazio storce naso-occhi-orecchie della candidatura del nobile Matteo Perego a sindaco, avanzata da Forza Italia. Un nome che andrebbe bene anche ai Fratellini d’Italia ma non piace a La Russa Family, che puntava sul ciellino di Noi Moderati, Maurizio Lupi. E così ’Gnazio va sempre più per i fatti suoi e si muove con l’opposizione (vedi il suo ottimo rapporto con Renzi), senza chiedere il permesso né a Giorgia Meloni né tantomeno ad Arianna.
In Campania poi c’è il problema di come riportare con i piedini per terra l’incontenibile Edmondo Cirielli, che dopo aver perso malamente le elezioni regionali, si sta muovendo con ampia autonomia fino al punto di dichiarare (unico in FdI) che il centrodestra deve fare un’alleanza con il tenero Robertino Vannacci.
Una posizione smentita ufficialmente dal partito di Giorgia con un un comunicato. Eppure, Cirielli non ha mai fatto retromarcia sulla sua sparata a favore dell’ex Generale. E a via della Scrofa si chiedono cosa fare per riportare nei ranghi il viceministro degli Esteri.
Problema simile anche nel Lazio, dove il mentore delle Sorelle Meloni ai tempi di Colle Oppio, Fabio Rampelli, è in gran movimento. Prima si è candidato, in barba al partito, a sindaco di Roma, raccogliendo solo un silenzio tombale. Ora l’ex “Gabbiano supremo” scalpita per piazzare i suoi “gabbianelli” nelle liste di Fdi alle prossime politiche.
Senza dimenticare il “bubbone” della Sicilia dove di fatto Fratelli d’Italia, pur avendo raccolto nel 2022 la maggioranza dei voti, non conta un cazzo. Effetto del clamoroso autogol di Giorgia Meloni che, per evitare la rottura con Forza Italia, impose il passo indietro a Nello Musumeci e al suo posto di governatore è arrivato il forzista Renato Schifani (Musumeci è poi stato ricompensato con una poltrona di ministro della Protezione civile).
Non poteva mancare infine, secondo la grande tradizione siculo-pirandelliana, la lotta di potere in corso che vede l’un contro l’altro Schifani e ”l’amico di partito”, Giorgio Mulè, che punta a scalzarlo dalla poltrona di governatore…
Amorale della fava cinese: grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente…

(da Dagoreport)

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IL POLITOLOGO MARC LAZAR COMMENTA IL VOTO IN SVEZIA E LA VITTORIA DI MISURA DEL CENTROSINISTRA DI MAGDALENA ANDERSSON (CHE NON HA TIMORI A PARLARE DI SICUREZZA)

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

“LA SINISTRA DEVE FARE PROPOSTE CONCRETE NELLA DIMENSIONE SOCIALE E DEVE SFIDARE LA NARRAZIONE CULTURALE E IDENTITARIA DELL’ESTREMA DESTRA, CHE DÀ UNA RISPOSTA CHIUSA SU SE STESSA A QUELLA CHE PERÒ È UNA LEGITTIMA RICERCA DA PARTE DI CITTADINI DISORIENTATI DALLA GLOBALIZZAZIONE”

Dopo l’Ungheria di Orbán, la Svezia: in Europa l’estrema destra si può sconfiggere, la storia non è ancora scritta». Marc Lazar, professore di Sciences Po a Parigi e della Luiss a Roma e grande esperto dei populismi europei, prova a trarre una lezione dalle elezioni svedesi. Tra proposte sociali, questioni identitarie e immigrazione, spiega come la sinistra può battere i sovranisti.
La Svezia sembra aver scampato il pericolo dell’estrema destra al governo.
«È indubbiamente un sospiro di sollievo, ma aspettiamo, i risultati non sono ancora definitivi. Per la prima volta da molti anni, però, i Democratici svedesi (Sd), registrano una sconfitta e scendono di tre punti, superati dagli alleati del centrodestra, i Moderati. Significa che l’estrema destra si può battere, come abbiamo constatato anche ad aprile con la sconfitta del premier ungherese Viktor Orbán. Insomma la storia non è già scritta».
Che tipo di estrema destra le sembra quella svedese?
«Sono dei conservatori iscritti al gruppo europeo Ecr, lo stesso di Fratelli d’Italia. Sono una forza molto nazionalista e focalizzata sulla lotta all’immigrazione, che in Svezia ha creato grossi problemi in seguito alla generosissima accoglienza degli anni 2015-2016.
La loro sconfitta potrebbe essere stata causata da una campagna molto dura, con accuse anche di sessismo nei loro confronti, e soprattutto con lo scandalo legato alla dirigente Polina Malaberg, che si è scoperto essere legata a circoli vicini al Cremlino.
Il caso ha gettato un’ombra sul partito, in un Paese che è molto inquieto sul tema ed è entrato da poco nella Nato proprio in reazione alle minacce russe. E poi forse gli elettori più moderati hanno avuto paura del loro ingresso al governo».
Nella retorica di Akesson c’è un fondo razzista. Anche dietro allo slogan di “rendere la Svezia di nuovo la Svezia” o a quella “nostalgia di quando potevamo non chiudere a chiave la porta», che peraltro è una frase che in Italia dice anche Roberto Vannacci.
«In “Popolocrazia” Ilvo Diamanti e io abbiamo spiegato come i populisti stiano vincendo nelle nostre società anche quando non vincono le elezioni. In Svezia gli Sd hanno spinto sia i Moderati sia i socialdemocratici ad adottare le loro stesse politiche e il loro linguaggio sui migranti. Il loro successo si misura su due idee identitarie forti.
Una è appunto la nostalgia verso una supposta epoca d’oro in cui non c’erano tanti immigrati quanto oggi, un concetto molto presente in Francia nel discorso di Éric Zemmour. […]
Come può la sinistra fermare l’estrema destra in Europa?
«Deve interrogarsi sui motivi del suo successo ed elaborare una strategia in tre punti: ricostruire la fiducia dei cittadini puntando sulla trasparenza, l’esemplarità e il turnover della classe dirigente; deve fare proposte concrete nella dimensione sociale; e deve sfidare la narrazione culturale e identitaria dell’estrema destra, che dà una risposta chiusa su se stessa a quella che però è una legittima ricerca di senso da parte di cittadini disorientati dalla globalizzazione. Perché si può essere giustamente orgogliosi della storia e della cultura italiana senza essere di estrema destra».
In Danimarca e Svezia i socialdemocratici hanno sconfitto i sovranisti anche adottando politiche durissime sull’immigrazione. In Spagna, al contrario, Pedro Sánchez ha vinto con accoglienza e regolarizzazioni. Che cosa consiglia alla sinistra italiana?
«Anzitutto deve affrontare seriamente il tema, partendo da una verità implicitamente riconosciuta anche da Meloni: l’economia ha bisogno dell’immigrazione.
Però deve pure avere una politica ferma nel contrasto a quella illegale, e non deve chiudere gli occhi quando emergono legami tra criminalità e immigrati. Perché come è noto, sono soprattutto i ceti popolari a subirne le conseguenze».

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ANCHE IN FRANCIA LA “GAUCHE” FA LE PRIMARIE, A OTTOBRE SI AFFRONTERANNO IN 5: INSIEME AL SEGRETARIO DEL PARTITO SOCIALISTA, OLIVIER FAURE, E AL LEADER DEL MOVIMENTO “PLACE PUBLIQUE”, RAPHAEL GLUCKSMANN, CI SARANNO JÉRÔME GUEDJ, EMMANUEL MAUREL, E SÉGOLÈNE ROYAL, EX MOGLIE DEL PRESIDENTE HOLLANDE

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

NESSUNO DEI CANDIDATI SEMBRA AVERE LA CAPACITA’ DI TOGLIERE VOTI AL TRIBUNO DELLA SINISTRA MELENCHON. SE NON TROVANO UNA FIGURA IN GRADO DI UNIRE CENTRO E SINISTRA, LE PEN VA DRITTA ALL’ELISEO

Al termine di diverse settimane di organizzazione, le primarie PS-Place Publique sono state annunciate oggi dai vertici socialisti: si svolgeranno nei fine settimana del 9-10 ottobre e 16-17 e vedranno confrontarsi 5 candidati e non 6 come previsto. Il deputato Philippe brun è infatti stato sospeso dal Partito socialista per “accuse di violenze” secondo quanto si è appreso.
Ad affrontarsi, insieme al segretario del partito, Olivier Faure, e al leader del movimento Place Publique, Raphael Glucksmann, ci saranno Jérôme Guedj, Emmanuel Maurel, e Ségolène Royal. Philippe Brun non figura nella lista – ha reso noto il presidente della Commissione delle primarie, Patrick Menucci – “in seguito ad accuse di violenza” di cui si ignora la natura.
Ai giornalisti che chiedevano se si trattasse di violenze sessuali, Menucci si è limitato ad affermare che “la parola sessuale non è stata pronunciata”.

(da agenzie)

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MEGLIO TARDI CHE MAI: L’EUROPA SI ARMA PER COMBATTERE LA GUERRA IBRIDA SCATENATA DA PUTIN. L’ALTA RAPPRESENTANTE PER LA POLITICA ESTERA UE, KAJA KALLAS, PRESENTA UN PIANO IN CINQUE PUNTI PER RAFFORZARE I CONFINI EUROPEI, ORA CHE LA RUSSIA HA ALZATO IL LIVELLO DI SFIDA, COME DIMOSTRANO I CASI DEL DRONE ABBATTUTO DAI CACCIA ITALIANI IN LITUANIA E I BENGALA LANCIATI CONTRO UN ELICOTTERO DANESE

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

“PUTIN NON SI FERMERÀ A MENO CHE NON VENGA FERMATO”… LA COMMISSIONE SU NUOVE SANZIONI, RESTRIZIONI ALLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO DEI CITTADINI RUSSI IN EUROPA, UN RAFFORZAMENTO DELLE DIFESE CONTRO I CYBERATTACCHI

Più che il drone abbattuto dai caccia italiani sui cieli della Lituania – «Non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo» riconosce una fonte diplomatica, sottolineando «il successo» dell’operazione – l’episodio che ieri ha suscitato grande attenzione nelle cancellerie e negli apparati militari europei è stato quello che si è verificato al largo della Danimarca.
Tensioni con le navi russe ci sono sempre state, spiegano gli analisti militari, ma finora le imbarcazioni che venivano “monitorate” dall’alto si erano limitate a rispondere con minacce. Il lancio di bengala contro l’elicottero danese segnala invece un “salto di qualità” nella cosiddetta “guerra ibrida” che ormai è in corso da tempo.
Un episodio che tende sempre di più la corda e fa scivolare la situazione in un clima che per certi versi riporta all’epoca della Guerra Fredda: provocazioni all’apparenza non letali, scambio reciproco di accuse e il rischio di un incidente serio sempre dietro l’angolo.
«Dobbiamo agire con urgenza per rispondere al livello di questi attacchi con un’azione concreta» ha esortato i governi l’Alta rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, chiedendo una maggiore condivisione delle informazioni di intelligence e indicando cinque linee d’intervento: «Putin non si fermerà a meno che non venga fermato».
Sulla carta, l’episodio – avvenuto in acque internazionali – non può essere considerato come un attacco armato vero e proprio, visto che non sono state utilizzate armi da guerra, ma razzi di segnalazione, e l’elicottero è stato soltanto sfiorato.
Ma le cose sarebbero potute andare diversamente. Come hanno rivelato i vertici dell’aeronautica militare di Copenaghen, i soldati danesi stavano scattando delle foto e il portellone dell’elicottero era aperto: cosa sarebbe successo se i bengala li avessero colpiti? Per la portavoce dell’Alleanza atlantica, Allison Hart, «si tratta dell’ennesima azione sconsiderata della Russia volta a intimidire gli alleati. Ma non ci sta riuscendo. La Nato continuerà a difendere il proprio territorio e a sostenere l’Ucraina».
Anche per i vertici delle istituzioni europee c’è un filo comune dietro la lista di incidenti che si allunga giorno dopo giorno. I droni all’aeroporto di Lipsia, l’attacco al treno diretto a Varsavia, il drone rinvenuto sulle spiagge della Polonia e quello abbattuto ieri mattina sui cieli della Lituania – giusto per ricordare gli eventi più recenti – secondo Ursula von der Leyen «non sono episodi isolati, ma fanno parte di un modello più ampio di aggressione e provocazione russa contro l’Europa, che mette alla prova la nostra prontezza e la nostra determinazione».
Kaja Kallas ha invece delineato davanti agli eurodeputati il piano d’azione per contrastare le minacce ibride, che stanno diventando sempre più cinetiche.
L’Alta rappresentante per la politica estera Ue ha spiegato che «la Russia si adatta a seconda del Paese che prende di mira: in alcuni confonde lo spazio informativo, sfrutta le divisioni sociali e interferisce nelle elezioni. Altrove invece, gli attacchi sono fisici, prendono di mira le infrastrutture militari, i trasporti pubblici e le infrastrutture critiche».
Tutte le azioni, però, hanno un comune denominatore: «Sono tentativi calcolati per indebolire la nostra determinazione, testare la nostra unità e giocare con le paure di un’escalation». L’Ue, secondo Kallas, deve rispondere su cinque fronti. Innanzitutto, deve «continuare a denunciare gli attacchi della Russia in modo sistematico», visto che Mosca «ha sempre usato l’ambiguità come un’arma».
In secondo luogo, bisogna «sanzionare gli istigatori» per colpire tutte le maglie della rete. Dopodiché deve continuare a «tagliare i finanziamenti» al Cremlino attraverso le sanzioni e dare un’ulteriore stretta alla flotta ombra
Il quarto punto riguarda le restrizioni alla libertà di movimento dei cittadini russi in Europa per «ridurre il bacino di persone che conducono attacchi sul suolo europeo». Come? «Possiamo rafforzare ulteriormente il controllo sugli spostamenti dei diplomatici russi all’interno dell’area Schengen – ha spiegato l’Alta rappresentante –, possiamo vietare il rilascio dei visti per gli ex combattenti e dovremmo riesaminare il rilascio dei visti turistici ai cittadini russi».
Una proposta che è tornata in auge quando si è scoperto che uno dei presunti autori del tentato attacco all’aeroporto di Lipsia aveva ottenuto un visto turistico al consolato italiano di Minsk.
L’ultima linea d’azione riguarda invece la «protezione del nostro spazio informativo» e punta a contrastare soprattutto la disinformazione e i cyberattacchi.
Oggi l’Europarlamento voterà una risoluzione per chiedere una risposta più incisiva agli attacchi ibridi, anche sviluppando «capacità offensive» in ambito cyber.

(da “La Stampa”)

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MA È LA KERMESSE DEL MOVIMENTO 5 STELLE O UNA RIUNIONE DEL PARTITO DI PUTIN “RUSSIA UNITA”? SABATO E DOMENICA, A MILANO, GIUSEPPE CONTE RIUNISCE GLI “INTELLÒ” DI RIFERIMENTO PER DEFINIRE IL PROGRAMMA ELETTORALE DEL M5S. TRA GLI INVITATI C’E’ IL PROPAGANDISTA DEL CREMLINO JEFFREY SACHS CHE PASSERÀ DAI SOSTENITORI DEL CAMPO LARGO ALLA MANIFESTAZIONE DI VANNACCI (CHI SI SOMIGLIA, SI PIGLIA)

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

CONTE TIRA FUORI DAL CAPPELLO YANIS VAROUFAKIS, L’EX MINISTRO GRECO DELL’ECONOMIA CHE, PER ANNI, HA ACCUSATO L’EUROPA DI OGNI NEFANDEZZA … ALLA KERMESSE NON POSSONO MANCARE I FILO-PUTINIANI TRAVAGLIO E MONTANARI. PRESENTE GINEVRA BOMPIANI, CHE DISSE: “QUELLI DI HAMAS SONO COME SANDRO PERTINI”

Metti insieme i totem del popolo M5S, aggiungi qualche punta pro-Pal e rispolvera una icona di sinistra come Varoufakis: questa è in sintesi la ricetta del parterre di Nova, in programma a Milano sabato e domenica, la kermesse del M5S per definire il programma.
Sul palco, oltre al presidente Giuseppe Conte, che farà gli interventi di chiusura, si alterneranno diversi ospiti. Non mancheranno Marco Travaglio, il direttore del Fatto molto ascoltato nel M5S, e Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, anche lui stimato e conosciuto nella galassia M5S. Ma ci saranno anche l’attrice e attivista Loredana Cannata, la scrittrice Ginevra Bompiani, il geologo Mario Tozzi.
A volte anche radicale. Ci sarà appunto l’ex ministro delle Finanze ed economista greco Yanis Varoufakis, in passato critico con l’architettura dell’eurozona. Altri panel vedranno la partecipazione di Jeremy Rifkin, James Kenneth Galbraith, Jayati Ghosh e Jeffrey Sachs (che senza fare un plissé passerà dai sostenitori del Campo largo a Orvieto26, la manifestazione di Gianni Alemanno e Roberto Vannacci).
Tutti economisti che hanno a cuore battaglie stellate. Ma nella scaletta degli interventi un posto d’onore è riservato a Francesca Albanese, relatrice speciale Onu per i territori palestinesi occupati, al centro di diverse polemiche nei mesi scorsi per alcune frasi molto controverse su Israele.

(da il “Corriere della Sera”)

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PACIFINTI DEL MENGA, APRITE GLI OCCHI: IL FALLITO ATTENTATO ALL’AEROPORTO DI LIPSIA DEL 4 AGOSTO, QUANDO VENNE RITROVATO UN DRONE RUSSO CARICO DI ESPLOSIVO VICINO ALLO SCALO TEDESCO, E’ STATO PIANIFICATO DAI VERTICI DEL GRU, I SERVIZI SEGRETI MILITARI RUSSI

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

IL PRINCIPALE INDIZIATO E’ IL COLONNELLO DENIS SMOLJANINOV, CONSIDERATO IL REGISTA DELLE OPERAZIONI DI SABOTAGGIO MESSE IN ATTO DA “MAD VLAD” IN TUTTA EUROPA – SMOLJANINOV E’ SOTTO SANZIONI EUROPEE E BRITANNICHE

E alla fine, il fallito attentato di Lipsia porta ai vertici dei servizi militari russi, il Gru. Secondo un’inchiesta della Süddeutsche Zeitung e altri media (tra cui Dossier Center, finanziato dall’oppositore russo in esilio, Mikhail Khodorkovsky) il capo della cellula Oleg L., 54 anni, è da vent’anni in contatto con il colonnello Denis Smoljaninov: che altri non è, secondo i servizi occidentali, che il regista delle operazioni di sabotaggio russe in Europa.
Smoljaninov è una vecchia volpe, nota agli europei. È sotto sanzioni Ue e britanniche per attività che «compromettono o minacciano» la sicurezza nazionale attraverso l’organizzazione di «atti di violenza».
Il suo nome è emerso più volte in questi anni, anche in relazione agli attentati incendiari contro aerei cargo Dhl nel 2024; coordinerebbe due gruppi di mercenari russi e recluterebbe agenti.
Quanto al 54enne Oleg L., con passaporto lettone e russo, sarebbe secondo i tedeschi un Reisekader , un quadro itinerante. Non quindi un dipendente del Gru, ma parte di quella rete «civile» a cui Mosca si affida sempre più.
L’altro ricercato, Andrej K. (il pilota dei droni entrato con visto italiano), sarebbe invece una «recluta» di basso livello con precedenti penali.

(da agenzie)

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E’ GIÀ INIZIATA LA BATTAGLIA A SUON DI CARTE BOLLATE PER AFFOSSARE LA LEGGE ELETTORALE:UN GRUPPO DI AVVOCATI VUOLE PRESENTARE DEI RICORSI IN TUTTE LE CORTI D’APPELLO D’ITALIA

Settembre 16th, 2026 Riccardo Fucile

SE LE RICHIESTE VERRANNO PRESE IN CONSIDERAZIONE DAI GIUDICI, LA CORTE COSTITUZIONALE DOVRA’ ESPRIMERSI SUL PASTROCCHIO MESSO SU DALLA MAGGIORANZA

1. Chi farà ricorso contro la legge elettorale?
Non c’è ancora il sì della Camera. Ma la macchina dei ricorsi è già in moto. E sulla linea di partenza c’è la rete civica che ha animato la battaglia del No al referendum.
2 Dove si farà ricorso?
Un gruppo di avvocati coordinati da Pietro Adami denuncerà ai Tribunali ordinari di 30 città, in tutte le Corti d’appello e nelle sezioni distaccate, una lesione del diritto di voto. Sull’esempio dei ricorsi presentati dall’avvocato e senatore dei Ds Felice Carlo Besostri, che portarono all’abrogazione parziale del Porcellum e dell’Italicum.
3 È sicuro che il ricorso sarà esaminato?
No. Avverrà solo se almeno un giudice si rivolgerà alla Corte costituzionale.
4. Quali tempi sono previsti?
Non sono codificati. Si tenterà la strada del ricorso d’urgenza, già dalla prima settimana dopo la pubblicazione della legge, con l’obiettivo di fare decidere la Corte costituzionale prima delle elezioni.
5. Cosa succede in caso di incostituzionalità?
La legge non può cadere del tutto. Cadranno le parti ritenute illegittime e si voterà con la legge di risulta, cioè sforbiciata delle parti incostituzionali. A meno che il Parlamento non intervenga ancora.

(da Corriere della Sera”)

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