Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
IL TUTTO MENTRE ALL’ONU I LEADER MONDIALI DISCUTEVANO DELLE CRISI GEOPOLITICHE ALL’ASSEMBLEA ONU … LA DUCETTA ORMAI È ENTRATA IN CAMPAGNA ELETTORALE: NELLE ULTIME DUE SETTIMANE HA UTILIZZATO L’AEREO DI STATO IN TRE OCCASIONI
Le opposizioni l’hanno presa di mira per aver disertato l’assemblea delle Nazioni Unite,
a New York. Ma alla fine su un aereo di Stato ci è salita lo stesso. Per partecipare alla Dinner Gala di apertura della settimana della moda a Milano.
Ha preso a macinare miglia di volo come mai prima Giorgia Meloni. Proprio mentre il dibattito politico va assumendo i toni della campagna elettorale. E non tanto per missioni all’estero, come nei primi 4 anni da premier, ma per trasferte nazionali che fanno parlare di “campagna elettorale” itinerante i suoi detrattori.
Incluso un recordman di voli blu come Matteo Renzi, che è anche l’ultimo inquilino di Palazzo Chigi a essere atterrato a Milano per la Fashion Week.
Secondo Flightradar24 e Flightaware, siti che tracciano in tempo reale i voli di tutto il mondo, mercoledì 23 settembre la premier è salita alle 18.58 su uno dei Gulfstream VC-650A presidenziali di base a Ciampino. Lì dove ha fatto ritorno quattro ore e 21 minuti più tardi, alle 23.19.
Nel mezzo: l’accoglienza a Palazzo Reale da parte del sindaco di Milano, Beppe Sala; le foto di rito; e la cena stellata (terrina di melanzane con caprino e salsa al basilico, paccheri e cannoncini riempiti al momento) al tavolo con la leggendaria ex direttrice di Vogue America, Anne Wintour, l’ambasciatore statunitense in Italia, Tilman Fertitta, e alcune delle firme più note della moda mondiale.
Se si guardano le ultime due settimane, però, sono tre i voli nazionali compiuti dalla premier, in aggiunta a una trasferta giornaliera in Norvegia, giovedì 17 settembre. Alle 13:36 di venerdì 18 settembre, in particolare, Meloni è salita su un altro Gulfstream diretta a Brescia per le celebrazioni dei 500 anni della Beretta. Con ritorno a Roma quattro ore dopo, alle 17:46.
E la settimana precedente lo stesso Gulfstream, alle 10:09 dell’11 settembre, l’ha accompagnata a Novara, per l’inaugurazione della seconda edizione di Risò, il Festival Internazionale del Riso, nell’Abbazia di Sant’Andrea di Vercelli. Con ritorno a Roma alle 17:45.
Tornando indietro nel tempo per trovare un altro volo “nazionale” della premier bisogna arrivare al 13 luglio, quando ha fatto “scalo” a Palermo per lo svelamento, al Museo del Presente, della Fiat Croma su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992. […]
A leggere i registri degli ultimi tre anni, a ogni modo, appare evidente l’utilizzo prevalente degli aerei blu per le trasferte all’estero da parte della premier. Anche se per ragioni di sicurezza, e per non sottrarre un minuto alle incombenze di Palazzo Chigi, avrebbe avuto diritto a usufruirne – e non l’ha fatto – persino per gli spostamenti privati.
Proprio per questo l’inversione di rotta di questi ultimi giorni spicca ancora di più. A maggior ragione dopo le rivelazioni del Fatto sulla strategia elaborata in vista del voto, a base di tv, comizi e presenza costante sul territorio.
A settembre dell’anno scorso, per esempio, su Flightradar24 risulta un unico trasferimento aereo all’interno del territorio nazionale. Un Roma-Bolzano il 18 settembre per partecipare alla cerimonia di abbattimento del diaframma nel cunicolo esplorativo della Galleria di base del Brennero, al confine con l’Austria.
(da il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
MA VIENE SMENTITO DAI DATI DELL’INTERNATIONAL RESCUE COMMITTEE, CHE HA REGISTRATO UN AUMENTO DEL 31% DEI TRANSITI ILLECITI PROPRIO SU QUELLA ROTTA BALCANICA … PER LO PIÙ SI TRATTA DI AFGHANI IN FUGA DAL REGIME DEI TALEBAN … IL GOVERNO SLOVENO TORNA A CHIEDERE L’ELIMINAZIONE DEI CONTROLLI ALLA FRONTIERA IMPOSTI DALL’ITALIA
Cosa succede davvero alla frontiera ritornata con la Slovenia? Secondo il ministro Matteo Piantedosi, il ritorno di controlli, garitte militari e agenti al valico di Fernetti avrebbe portato a un calo del 28 per cento degli arrivi. Peccato che, solo a Trieste, la rete dell’International Rescue Committee e la Diaconia Valdese registrino un aumento del 31 per cento.
Una tendenza al rialzo iniziata nel secondo trimestre dell’anno e proseguita nel corso dell’estate. Non si tratta di stime o proiezioni, ma di persone realmente incontrate. Per lo più si tratta di afghani, sia adulti che adolescenti soli, in fuga dal regime dei taleban, ma in crescita appare anche la percentuale di donne sole che arrivano in Italia, con una crescente presenza di cinesi.
Una conferma che arriva anche dal ministro dell’Interno sloveno, Franci Matoz che solo qualche giorno fa ha parlato di un aumento dei transiti registrati, che non trova riscontro nelle richieste di asilo. Traduzione: persone che la Slovenia solo la attraversano.
Perché tanta differenza? Il Viminale basa il conteggio su fermi in frontiera, monitoraggi Frontex e i dati che arrivano dalle Prefetture di Trieste, Gorizia e Udine sulle domande di asilo effettivamente presentate.
Ma le chilometriche file di fronte alle questure delle principali città nei pressi del confine italo-sloveno, con aspiranti richiedenti asilo costretti a presentarsi quotidianamente per mesi prima di ricevere un appuntamento, anche questo a distanza di mesi, fanno sì che il fenomeno sia largamente sottodimensionato.
A Piantedosi, che sulla presunta diminuzione ha fatto leva per rivendicare il mantenimento della frontiera al valico di Fernetti, lo hanno fatto presente gli omologhi di Croazia e Slovenia, dove i controlli transfrontalieri non ci sono più, all’ultimo trilaterale: “Quella frontiera lì non serve”.
Del resto, senza un confine fisico, sarebbe difficile giustificare il decreto che ad agosto ha trasformato con un tratto di penna Trieste, Udine e Gorizia in “zona di frontiera e transito”, diventato la leva per applicare a chiunque richieda asilo le procedure accelerate che la nuova norma Ue prevede solo per chi “è stato fermato ai confini esterni dell’Ue eludendo i controlli”.
Risultati? Due. Magri. Primo, clamorosi testacoda con le nuove regole che finiscono per essere applicate anche a neomaggiorenni, arrivati anni fa in Italia da minori, che si presentano in questura per convertire il permesso. Secondo, una valanga di annullamenti in tribunale.
Ma a beneficiarne è la statistica, anche al prezzo di tensioni con vicini di casa come la Slovenia. Intanto le file davanti alle questure si allungano, mentre centinaia di persone rimangono per mesi in strada senza assistenza.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
I CONDONI DI OGNI TIPO DEGLI ULTIMI TRE DECENNI AVREBBERO PORTATO NELLE CASSE DELLO STATO ATTORNO A 110 MILIARDI DI EURO, MENO DI QUANTI NE SOTTRAGGA L’EVASIONE FISCALE IN UN SOLO ANNO. A CONTI FATTI, UN PESSIMO AFFARE
Puntuale come le rondini a primavera, è tornato il condono. Ne riparlano i
parlamentari di Fratelli d’Italia, con l’occhio alle prossime elezioni politiche in vista delle quali nella sola Campania – oggi presieduta dal 5 stelle Fico, meno disponibile del suo predecessore – dormono più di 50 mila domande pronte a risvegliarsi, malgrado la lezione della frana di Ischia, dovuta come si sa all’edificazione disordinata agevolata dai condoni.
Costruzioni “di necessità”, dicevano i sindaci, prima del disastro. E viene da chiedersi cosa accadrebbe a Niscemi, il paese siciliano sospeso su un burrone.
Ma è così: quando una legge di stabilità va incontro alle restrizioni del Patto di Stabilità europeo, il governo non può pensare solo a spendere, deve trovare il modo di rimpinguare le proprie casse. E il condono si rivela, nei momenti di necessità, la strada più svelta, malgrado tutte le controindicazioni – ambientali, urbanistiche, di sicurezza – che si porta dietro. Dopo quello di Draghi, il “condono delle multe” lo aveva definito il premier del governo di unità nazionale, per cercare di ridimensionarlo, solo Fratelli d’Italia non aveva firmato una legge del genere. Adesso è il suo turno.
Complessivamente, i condoni di ogni tipo degli ultimi tre decenni avrebbero portato nelle casse dello Stato attorno a 110 miliardi di euro, meno di quanti ne sottragga l’evasione fiscale in un solo anno. A conti fatti, un pessimo affare.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
INOLTRE, PIANIFICAVANO LA COSTRUZIONE DI ORDIGNI ESPLOSIVI – ALCUNI DI LORO PARTECIPAVANO AL GRUPPO SOCIAL “CHAT DEL NUOVO ORDINE EUROPEO”, ALTRI AL GRUPPO DEL “FRONTE FASCISTA ITALIANO”, PUBBLICANDO POST CONTRO EBREI, OMOSESSUALI E PERSONE DI COLORE – DURANTE LE PERQUISIZIONI SONO STATI SEQUESTRATI COLTELLI, VESSILLI E OGGETTI CHE RICHIAMANO ALLA SIMBOLOGIA NAZISTA….
Pubblicavano manifesti sulle stragi di attentatori suprematisti, esaltando Hitler o Brenton Tarrant, l’autore di attacchi a moschee con decine di morti. Ma proponevano anche tecniche per azioni o costruzione di ordigni. I carabinieri del Ros e gli agenti della Digos hanno effettuato perquisizioni in diverse città nei confronti di 17 persone – tra cui 14 minori – accusati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti di terrorismo. Alcuni di loro partecipavano al gruppo social ‘Chat del Nuovo Ordine Europeo’, altri al gruppo del ‘Fronte Fascista Italiano’, con post contro ebrei, omosessuali e persone di colore.
Durante le perquisizioni effettuate a Ros e Digos in varie città italiane nei confronti di 17 persone, tra cui 14 minorenni, sono state sequestrate anche armi bianche, tra cui coltelli, vessilli e oggetti che richiamano alla simbologia nazista. Gli indagati facevano propagandavano anche il gruppo suprematista ‘The Base’, oltre a fornire manuali di auto addestramento e tecniche di realizzazione di azioni dirette.
Inoltre gli stessi giocavano online simulando virtualmente omicidio di persone appartenenti a minoranze etniche. Le perquisizioni sono state effettuate dai carabinieri del Ros con il supporto dei Comandi Provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento e dagli agenti della Digos della Questura di Verona, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e con l’ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Bresca e Trento.
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
IL NO ALLE PRIMARIE (“RISCHIANO DI APRIRE FERITE PROFONDE”), IL PERICOLO CHE CALENDA DIVENTI “L’ASSO NELLA MANICA” DELLA PREMIER E I CONSIGLI AL CENTROSINISTRA DI “METTERE DA PARTE GLI EGO IPERTROFICI CHE STANNO FRENANDO TUTTO”: “SCHLEIN E CONTE? QUESTO SCONTRO SULLE PRIMARIE È INCOMPRENSIBILE: MAGARI ALLA FINE UNO DI LORO LA SPUNTA, MA POI IL PAESE SE LO RIPRENDE MELONI”
Per sapere come diavolo si fa a costruire la famosa quarta gamba del campo largo che
ancora latita bisogna chiedere a uno dei massimi esperti nel ramo: Clemente Mastella. All’attivo la fondazione di 5 partiti centristi: Ccd, Cdr, Udr, Udeur, Noi di Centro. Piccole navi corsare con cui ha surfato tra destra e sinistra, talvolta segnandone i destini elettorali.
Qual è la ricetta, sindaco?
«Il centrosinistra italiano ha una responsabilità storica: bloccare l’avanzata delle destre in Europa che rischia di deflagrare se, dopo la Germania e presto la Francia, cede anche il nostro Paese. Dinanzi a una sfida di tale portata, nessuno può permettersi di fare i capricci, appigliarsi a fumosi ideologismi».
Ce l’ha con Conte e Schlein?
«Non solo con loro, che pure avrebbero il dovere morale di trovare subito un’intesa. Ce l’ho soprattutto con i tanti centrini che ambiscono a rappresentare l’elettorato cattolico e moderato, senza il quale, se lo mettano tutti in testa, non si vincono le elezioni».
Litigano, come si fa a riunirli?
«Si parte da un dato empirico: di là abbiamo un centrodestra che, sin dal ‘94, fa coalizione nonostante tutto. Di qua un centrosinistra che non riesce a recuperare questa dimensione di alleanza, più o meno organica, come dimostra la scialba fotografia dei quattro leader progressisti in trattoria. L’aggiunta di tre centrini diversi finirebbe per creare confusione, disorientare chi pure nutre simpatia per quell’area, ma legge nella frammentazione una dichiarazione di impotenza».
E quindi?
«Bisogna mettersi assieme, non c’è alternativa: ognuno deve fare un gesto di generosità per dar vita a una Margherita 5.0 capace di guardare anche oltre le prossime politiche. Come facemmo ai tempi di Prodi, quando noi dell’Udeur, i popolari di Marini e Rinnovamento di Dini creammo una lista unitaria».
Magari verso Calenda?
«Lui rischia di diventare l’asso nella manica di Meloni: se lei decide di non imbarcare Vannacci per non perdere FI e nessuno arriva al 42%, potrebbe siglare un patto con Azione e insieme beffare i centrini avversari che sono rimasti divisi».
Ma perché trova scialba la foto di Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli?
«Perché non funziona. Se la gente vede che la coalizione è quella là, uno di centro si chiede: ma perché devo votare questi qua? Creiamo un popolo di astenuti. È necessario allargare, mettere da parte gli ego ipertrofici che stanno frenando tutto. E siccome dubito che la premier aspetterà la scadenza naturale, urge accelerare».
A chi si riferisce quando parla di ego ipertrofici?
«A tutti. Schlein e Conte, per esempio, mi sembrano più interessati a vincere la tappa che il giro d’Italia. Questo scontro sulle primarie è incomprensibile: magari alla fine uno di loro la spunta, ma poi il Paese se lo riprende Meloni».
Le primarie non vanno fatte?
«Rischiano di aprire ferite profonde, lasciare scorie tra alleati e nei rispettivi sostenitori. Serve individuare il candidato migliore, in grado di vincere nelle urne vere, non ai gazebo del centrosinistra. Decidano loro, nominino un comitato di saggi, l’importante è che si sbrighino: l’Italia reale chiede aiuto, ha paura della guerra, dei suoi effetti che stanno erodendo salari e risparmi».
Ci sarebbe anche il problema del programma: in politica estera le posizioni tra alleati restano distanti.
«Invece di scervellarsi su un compromesso, basterebbe adottare la formula morotea: prendere atto che su alcuni nodi permangono differenze e dichiarare che ci si affiderà alla sovranità del Parlamento. Lo fece anche il governo D’Alema quando c’era da autorizzare la partecipazione dell’Italia alle operazioni militari della Nato nella ex Jugoslavia».
Tornando al centro, Onorato, Magi & Co. non si fidano di Renzi e lo vogliono fuori: lei cosa consiglia?
«Questa storia deve finire, pure le guerre puniche a un certo punto cessarono. Schlein e Conte li convochino e, con autorevolezza, facciano pressing finché non li convincono. Parlo per esperienza: arroganza e presunzione fanno male non solo al centro, che non si organizza, ma al Paese perché si perdono le elezioni».
(da agenzie)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
SI E’ DIMESSO… AVEVA GIA’ UN PRECEDENTE PER LESIONI
Antonio “Tony” Tufano si è dimesso ieri, giovedì 24 settembre, dalla carica di consigliere comunale di Como. Il 41enne, eletto nel 2022 tra le fila di Fratelli d’Italia, ha preso questa decisione a seguito di un episodio di cronaca che lo ha visto coinvolto lo scorso fine settimana. Stando a quanto riferito dalla sua ex compagna, le avrebbe sfondato il lunotto posteriore dell’auto con una mazza da baseball e avrebbe minacciato una sua amica. Tufano è stato dunque denunciato per danneggiamento, porto di arma e minacce aggravate e ha lasciato il posto in Consiglio a Roberto Tassone, capolista di FdI.
Il lunotto spaccato con una mazza e le minacce
La giovane donna, ex compagna di Tufano, aveva trascorso la notte tra domenica 20 e lunedì 21 settembre in compagnia di tre amiche. Intorno alle 2 del mattino, le quattro si sarebbero ritrovate a dover decidere chi di loro dovesse mettersi al volante per tornare a casa. Come ha raccontato nella sua denuncia, la donna stava già discutendo per messaggio con Tufano da diverso tempo e gli avrebbe chiesto di raggiungerlo perché l’avrebbe accusata di essere uscita con un altro uomo e voleva “chiarire di persona”.
Arrivato in viale Varese, Tufano è sceso dalla sua auto, ha preso una mazza da baseball che portava nel bagagliaio, spaccato il lunotto posteriore dell’auto dell’ex compagna e minacciato una delle amiche della donna. La situazione è tornata sotto controllo solo dopo l’intervento della polizia.
Difeso dall’avvocato Simone Gatto, Tufano è stato denunciato per danneggiamento, porto di arma e minacce aggravate e ieri, 24 settembre, si è dimesso dalla carica di consigliere comunale. “Leggendo i commenti sull’ultimo episodio che mi ha visto protagonista in negativo, e vedendo e ascoltando le reazioni e il clamore che l’accaduto ha suscitato mi sono trovato di fronte a una decisione molto difficile”, ha scritto in una lettera pubblicata sui social: “Gli episodi in cui sono stato coinvolto sono difficili da spiegare e, se letti in maniera superficiale, possono sembrare gravi, ma sono sempre stati dettati dalla buona fede”. Il 41enne ha sostenuto di aver agito per “non far mettere al volante una donna che, a mio avviso, non era nelle condizioni di guidare in sicurezza”, ha parlato di “reazione sbagliata, anche gravemente”, ma che sarebbe diversa dalla “volontà deliberata di aggredire qualcuno”.
Lo scorso novembre Tufano aveva patteggiato una pena pari a 1 anno e 7 mesi di reclusione, con pena sospesa, per lesioni permanenti al volto. Il 10 luglio 2022 era rimasto coinvolto in una lite fuori da una discoteca a Bellagio (Como).
(da Fanpage)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
I NUMERI FORNITI DAL MINISTRO SUL TAGLIO DEI DOCENTI DI ITALIANO PER STRANIERI NON TORNANO
Nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, che ha
approvato le norme sul tetto agli studenti stranieri per classe, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha risposto a una domanda di Fanpage.it sui tagli del governo ai docenti in servizio nelle scuole italiane, specializzati nell’insegnamento dell’italiano per stranieri. Fanpage.it aveva documentato come – stando alle tabelle del ministero – per il 2026/27 il numero dei docenti della classe A-23 (lingua italiana per alloglotti) sia sceso a 762, rispetto ai 937 immessi negli organici del potenziamento scolastico, a seguito di un decreto dello stesso governo Meloni del maggio 2024. Una riduzione del 20 per cento.
Di fronte a questi numeri, Valditara ha spiegato: “Il numero balla perché se le classi che superano il 20 per cento di alunni Nai (neoarrivati in Italia e senza una sufficiente conoscenza dell’Italiano) da mille diventano 700 o diventano 500, è chiaro che ci saranno meno docenti che assistono in modo personalizzato questi ragazzi”. In realtà la risposta del ministro contiene almeno un paio di falle. Il decremento degli insegnanti di italiano per stranieri rientra in un ridimensionamento più amplio del potenziamento, che non per forza risponde a una riduzione dei possibili interessati alla misura. Tanto è vero che è già previsto un ulteriore taglio delle cattedre di potenziamento, pari a circa 2500 posti per il 2027/28 e 2028/2029. Peraltro, diversi professori di lingua italiana attualmente in servizio hanno raccontato di essere stati destinati ad altre mansioni o di essere usati come tappabuchi.
Le falle nella strategia di Valditara
Ma non è tutto. Valditara sbaglia quando dice che la misura del 2024 riguardava solo gli studenti di nuovo ingresso dall’estero nel sistema scolastico. Nella versione definitiva del decreto infatti è specificato che la possibilità di avvalersi di insegnanti aggiuntivi è per tutti gli istituti con classi che superano il 20 per cento di alunni stranieri “che si iscrivono per la prima volta al sistema nazionale di istruzione OVVERO che non sono in possesso di competenze linguistiche di base nella lingua italiana”. Quindi nel calcolo sarebbero dovuti rientrare anche i ragazzi alloglotti, per cui sia stata accertata la non sufficiente conoscenza dell’italiano. Questo ovviamente aumenta la cifra totale e anche la quantità di docenti necessari.
Eppure quando Fanpage.it ha fatto notare a Valditara il contenuto della norma da lui firmata, il ministro ha replicato: “la legge la conosco perfettamente, la invito ad andarsela a guardare. Altrimenti avremmo dovuto verificare se questi conoscono o non conoscono l’Italiano”. E in effetti è proprio questo che il suo decreto chiede di fare alle scuole! Nel testo infatti si specifica che per l’accertamento obbligatorio delle competenze nella lingua italiana in ingresso di un ciclo scolastico, le scuole “possono stipulare accordi con i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA)”.
L’equivoco nasce probabilmente dal fatto che per assegnare i docenti nell’anno 2025/26, il ministero ha in effetti usato solo il numero degli studenti stranieri di nuovo ingresso, utilizzando peraltro i dati del 2023/24. Non è chiaro se per il 2026/2027 sia stata fatta una ricognizione anche sugli altri alunni con background migratorio, come previsto dalla legge, o se sia continuato ad adottare soltanto il criterio relativo ai Nai, sulla cui consistenza peraltro non esistono statistiche ufficiali. Al di là del balletto dei numeri, rimane il punto politico. Da un lato, la destra di governo approva un nuovo decreto per mettere un tetto agli stranieri nelle classi, sostenendo che ci sia un emergenza derivata dai troppi alunni che non parlano italiano. Dall’altro lato, vengono tagliati i docenti specializzati in insegnamento della lingua agli alloglotti, perché ci sarebbero meno ragazzi da coinvolgere nelle attività di potenziamento.
In conferenza stampa, il ministro Valditara è intervenuto anche sulla questione dei fondi per le attività extracurriculari di potenziamento linguistico. Fanpage.it aveva documentato come il governo avesse stanziato circa 13 milioni per i progetti da svolgere tra il 2025 e il 2026 e da concludere il 31 agosto scorso. Al momento invece per l’annualità 2026/2027 non ci sono stanziamenti dedicati. Con il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri arrivano adesso altri 3,4 milioni per il 2027 (che saranno distribuiti probabilmente nella seconda parte del prossimo anno) e poi 14 milioni a regime nel 2028. Attenzione però. I soldi saranno ora destinati solo agli istituti in cui non sarà possibile rispettare il nuovo tetto del 30 percento di studenti stranieri per classe. Le altre scuole dove comunque ci sono studenti con background migratorio e necessità di imparare l’italiano dovranno sperare in altri fondi. Oppure arrangiarsi.
(da Fanpage)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO NON SI CONOSCE CIO’ DI CUI SI PARLA, SAREBBERO MEGLIO TACERE… LA CANTONATA DI ARIANNA
Ma davvero l’Istat ha sottostimato il Pil per lasciare l’Italia all’interno della procedura di infrazione Ue? Mentre Giorgia Meloni è furiosa con l’istituto di statistiche, la sorella Arianna Meloni lancia la tesi complottista in un’intervista al Corriere della Sera. Nella quale dice: «Quasi certamente nel 2027 scopriremo che nel 2025 eravamo già sotto il 3 per cento perché l’Istat aggiorna le sue stime al rialzo: Nel 2025 si è scoperto che i conti del 2023 erano sottostimati di 53 miliardi». Ma qualcosa non torna nella tesi di Arianna, spiega oggi Il Foglio.
Il complotto dell’Istat sul Pil
In primo luogo l’incremento del Pil nel 2023 è stato frutto di una revisione di benchmark che avviene ogni cinque anni in tutta Europa. La prossima ci sarà nel 2029 e non nel 2027. L’ultima è stata quella del 2024, con la ricostruzione ex novo delle serie storiche a partire da un anno di riferimento (il 2021). Ma soprattutto: se il Pil davvero venisse aumentato di 53 miliardi di euro a causa di una revisione dei conti l’Italia rimarrebbe comunque sotto la soglia del 3 per cento del debito/Pil.
L’indebitamento
Ma l’Istat viene accusata anche di non aver calcolato correttamente l’indebitamento. «Il dato Istat che oggi non ci fa uscire dalla procedura d’infrazione per lo 0,08 per cento, pari a circa 680 milioni, è una stima. Ma già sappiamo che in cassa ci sarebbero 650 milioni recuperati dalle truffe del Superbonus, non ancora contabilizzati dall’Agenzia delle entrate», sostiene la sorella della premier. Ma se l’Istat togliesse davvero quei 680 milioni l’indebitamento calerebbe da 69.736 a 69.086 milioni che, su un pil di 2.265.003 milioni, porterebbe il deficit dal 3,08 al 3,0501 per cento. Ovvero sempre sopra il 3%.
Le regole
Secondo le regole europee, il deficit deve stare «al di sotto ( below) del valore di riferimento del 3 per cento del pil». E quindi avrebbe dovuto attestarsi al 2,99 per cento, cioè 0,09 punti in meno: 2 miliardi (2.038 milioni). Ma allora cosa ha portato l’Italia a non uscire dalla procedura di infrazione? Molto più semplicemente si tratta di 2,5 miliardi (2.488 milioni) di spese extra, emerse tre giorni fa. È il governo ad aver sbagliato i conti, non l’Istat.
(da Open)
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Settembre 25th, 2026 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEI DIPENDENTI DEL SUPERMERCATO: “NON È LA PRIMA VOLTA”… L’IPOTESI DELLA SFIDA SUI SOCIAL. PRIMI IDENTIFICATI IN QUESTURA: E LORO SBEFFEGGIANO GLI INQUIRENTI NONOSTANTE LA PRESENZA DEI GENITORI (MANDATELI A LAVORARE IN MINIERA!)
Quel che è certo è che l’ennesima e delinquenziale azione commessa da un ’branco’ di
almeno cinquanta studenti – molti dei quali minorenni – ha indignato Modena e non solo. Parliamo del gruppo di ragazzini che martedì, intorno alle 14, all’uscita di scuola – evidentemente da vicini istituti superiori – ha effettuato un fulmineo blitz all’interno del supermercato Md di via Rainusso.
Il gruppo è entrato correndo mentre alcuni alle spalle filmavano con i telefonini e diversi studenti coinvolti – tutti con zaino sulle spalle – hanno poi sottratto merce dagli scaffali.
Mercoledì mattina è andato in scena il ‘secondo tempo’ della triste pellicola: un gruppo meno folto di ragazzi ha fatto nuovamente irruzione nel supermercato ma, in questo caso, i dipendenti erano già stati ‘addestrati’ su come intervenire tempestivamente, allertando anche le forze dell’ordine e i piccoli balordi sono stati allontanati.
I responsabili del punto vendita hanno presentato denuncia ai carabinieri e, ieri mattina, all’interno del supermercato è intervenuta anche la polizia che da tempo presidia la zona. Alcuni dei minori coinvolti sono stati poi accompagnati in questura: neppure dinanzi agli agenti si sarebbero mostrati pentiti tanto da sbeffeggiare anche gli inquirenti e questo nonostante la presenza dei genitori. “Sono entrati, hanno fatto una grande confusione e i dipendenti ovviamente sono stati colti alla sprovvista – racconta uno dei responsabili del Punto Md, Leonardo –. Non capitano spesso cose di questo genere e forse l’azione era legata a qualche sfida social – commenta –.
Capita sì che entrino a gruppi ma meno numerosi, come mercoledì quando sono tornati ma, a fronte di quanto accaduto il giorno precedente, siamo riusciti a gestirli, a mandarli via. Martedì erano in troppi per riuscire ad intervenire – continua Leonardo – ma ora cerchiamo di presidiare il negozio. Sicuramente è stata una situazione difficile e speriamo non si ripeta, anche perché le forze dell’ordine saranno più presenti, avremo un supporto”. Il responsabile aggiunge: “Hanno rubato principalmente cibi già pronti, bevande energetiche, alcolici. Non ci hanno aggredito per fortuna”.
Diversi i clienti del supermercato ieri preoccupati e indignati. “Quello che è successo è una vergogna” ha affermato qualcuno. “Faccio di frequente la spesa qua – ha dichiarato un altro cliente – spesso entrano e generano caos ma non sono mai così tanti. Martedì, quando sono arrivato, ho visto i carabinieri e ho capito che qualcosa era accaduto”.
(da agenzie)
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