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SONDAGGIO IPSOS DOXA: IL CENTRODESTRA SCENDE AL 39,4% CONTRO IL 44,5% DEL CAMPO LARGO

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

VANNACCI ALL’8,8% SI MANGIA LA LEGA AL 4,7%

Vannacci sfiora il 9%: Futuro Nazionale consolida il sorpasso su Forza Italia e si conferma come seconda forza politica della destra, dietro a Fratelli d’Italia che ancora raccoglie il 26,4%. Gli azzurri scendono al 7,3%, mentre la Lega scivola al 4,7%: senza il generale la coalizione guidata da Giorgia Meloni è ferma al 39,4%.
In questo scenario, delineato da Ipsos Doxa in un sondaggio per il Corriere della Sera, sarebbe il campo largo a vincere le politiche: Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra insieme valgono il 40,3%, e con Italia Viva e +Europa arrivano al 44,5%, dunque oltre la soglia prevista dallo Stabilicum – la legge elettorale oggi in discussione alla Camera – per far scattare il premio di maggioranza.
Vannacci sale all’8,8%, Forza Italia e Lega perdono terreno
Il movimento più significativo lo registra Futuro Nazionale: +1,7% rispetto all’ultima rilevazione dell’istituto. Con l’8,8% Vannacci supera nettamente Forza Italia (7,3%) e allunga ancora di più sulla Lega (4,7%). Entrambi i partiti hanno perso consensi: un punto percentuale gli azzurri, 0,4 il Carroccio. Fratelli d’Italia resta stabilmente 26,4%, perché è sceso solo di un decimale, ma il centrodestra nel suo complesso è calato di 1,4%. I dati non consentono di stabilire da quali partiti arrivino i singoli elettori di Vannacci, perché l’indagine non ricostruisce i flussi di voto, ma il saldo è compatibile con un forte riassestamento all’interno dell’area di destra più che con una sua contrazione complessiva.
La rilevazione precede di pochi giorni il primo vero test elettorale di Futuro Nazionale. Alle suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre il candidato vannacciano Domenico Giannetta ha ottenuto il 10,94%, mentre il candidato del centrodestra Fabio Roscioli ha vinto con il 51,02%. Dopo il voto Vannacci ha sostenuto che il suo partito ormai è “indispensabile” al centrodestra per vincere. Però il generale continua a preparare la corsa solitaria: il 2 ottobre ha annunciato che sta preparando “i dieci provvedimenti” che approverebbe nei primi cento di giorni di governo. Inoltre, ha ribadito che se il centrodestra continuerà a considerare Fn incompatibile con la coalizione, il suo partito può benissimo “andare avanti da solo”.
Il campo largo è avanti al centrodestra e può vincere il premio di maggioranza
Il Partito democratico scende di sei decimi e viene stimato al 19,5%, mentre il Movimento 5 Stelle resta stabile al 14,5%. Il distacco tra i due principali partiti dell’opposizione in questa rilevazione Ipsos è di cinque punti. Alleanza Verdi e Sinistra non si muove ed è al 6,3%. Complessivamente le tre forze arrivano al 40,3%, quasi un punto sopra il centrodestra senza Vannacci.
L’indagine simula le elezioni applicando lo Stabilicum: converte le percentuali in seggi (che in concreto è ciò che fa una legge elettorale). Se Vannacci corresse da solo il campo largo otterrebbe 219 seggi alla Camera, contro i 130 del centrodestra e i 30 di Futuro Nazionale. Al Senato il rapporto sarebbe 109 seggi per il campo largo, 64 per il centrodestra e 15 per Fn.
Invece con Vannacci alleato di Meloni, Tajani e Salvini il risultato si ribalterebbe: 222 deputati al centrodestra contro 154 al campo largo, mentre al Senato il rapporto diventerebbe 110 a 76.
Infine, rimane molto consistente l’area del non voto. Astensionisti, indecisi, schede bianche e nulle vengono stimati complessivamente al 40,5%, anche se la quota scende di 2,1 punti rispetto alla precedente rilevazione Ipsos.

(da agenzie)

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L’ESTONIA STA SPOSTANDO TRUPPE PIÙ VICINO AL CONFINE RUSSO, E ACQUISTANDO ARMI IN GRADO DI COLPIRE IN PROFONDITÀ LA RUSSIA

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

È IN COSTRUZIONE UNA NUOVA BASE MILITARE, PROGETTATA PER 1000 MILITARI, A NARVA, DOVE SOLO UN FIUME SEPARA MOSCA DALLA NATO. L’ESERCITO ESTONE RITIENE CHE PUTIN DIFFICILMENTE TENTERÀ DI INVADERE, MA NON SONO ESCLUSE PROVOCAZIONI PER TESTARE LA RESISTENZA DELL’ALLEANZA ATLANTICA 

L’Estonia si sta preparando a possibili provocazioni da parte della Russia e sta spostando truppe più vicino al confine russo, acquistando armi in grado di colpire in profondità nella Federazione, scrive il Financial Times.
Come parte della nuova strategia di “difesa attiva”, la base di Johvi, a 50 chilometri dal confine con la Russia, è stata ampliata e modernizzata. Il quartier generale della 1 Brigata di Fanteria è stato trasferito lì dalla principale base militare estone nella città di Tapa (circa 150 chilometri dal confine con la Federazione Russa).
Inoltre, a Narva è in costruzione una nuova base militare, progettata per 1.000 militari. Si presume che 200 militari saranno stanziati qui in modo permanente, e la base potrà accogliere altre 800 persone in caso di situazione di crisi al confine.
L’esercito estone ritiene che la Russia difficilmente tenterà di conquistare la città di confine di Narva, ma non escludono provocazioni per testare l’efficacia dell’articolo 5 sulla difesa collettiva della Nato.
Nell’ambito della strategia di “difesa attiva”, osserva il Financial Times, l’Estonia ha firmato contratti per l’acquisto di nove lanciatori Himars di fabbricazione statunitense – capaci di lanciare missili con una gittata fino a 300 chilometri – e di nove sistemi lanciarazzi multipli sudcoreani Chunmoo, dotati di una portata analoga.
Secondo le valutazioni di funzionari militari e dell’intelligence, la Russia non è pronta per una guerra su larga scala contro la Nato – almeno non nel prossimo biennio – ma le autorità intendono fare tutto il possibile per garantire che “l’idea stessa di un’invasione non prenda mai piede”.
“Il nostro obiettivo è chiaro: tenere il nemico e la devastazione della guerra lontani dal territorio estone”, ha dichiarato il ministero della Difesa. Negli ultimi mesi, i Paesi europei – in particolare quelli confinanti con la Federazione Russa – hanno espresso ripetutamente il timore di provocazioni russe volte a esercitare pressioni sulla Nato e a costringerla ad abbandonare il sostegno all’Ucraina. In particolare, i servizi di intelligence lettoni avevano manifestato tali preoccupazioni nell’estate del 2026.

(da agenzie)

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CONTE ORA FA FINTA DI NON AMBIRE A FARE IL PREMIER E SUGGERISCE GUALTIERI COME FEDERATORE: “LA MIA PROPOSTA A SCHLEIN DI FARE ENTRAMBI UN PASSO INDIETRO NON ERA PURA TATTICA”

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

COME NO, ANCHE TUTTO IL FANGO GETTATO DAI MEDIA CINQUESTELLE SU SILVIA SALIS ERA TATTICA O PAURA CHE L’UNICA LEADER CHE PUO’ BATTERE GIORGIA MELONI VI OSCURASSE?”… GUALTIERI E’ COLUI CHE HA CONTROFIRMATO IL SUPERBONUS, CON QUESTO HA GIA’ PERSO IN PARTENZA

«La cosa che più mi dispiace è che qualcuno abbia considerato la mia proposta alla Schlein di fare entrambi un passo indietro, cioè l’idea di un terzo uomo come un esercizio di pura tattica. Non è così: era un proposta reale. Una proposta vera…», spiega Conte.
Che dice di non puntare a Palazzo Chigi: «Diciamoci la verità. Dopo aver fatto per due volte il presidente del Consiglio, dopo aver accumulato una quantità di stress che lei neppure immagina anzi bisognerebbe chiederlo alla Meloni che a quanto mi dicono è alquanto provata; e ancora dopo essere uscito da quell’esperienza con il consenso e l’approvazione di tanta gente, le pare che il mio problema sia quello di tornare a Palazzo Chigi. Le assicuro che non è così. Lo dico chiaramente, ho un unico obiettivo: avere una coalizione che sia davvero performante, che sia capace di imporsi nella competizione con la destra e che tenga conto delle peculiarità e dell’identità dei 5stelle».
Il terzo uomo
Secondo Minzolini il terzo uomo di Conte è Gualtieri, ovvero il ministro del Tesoro del suo governo che controfirmò il Superbonus. Il secondo messaggio lo ritrovi invece in quell’aggettivo: «performante». Non lo dice esplicitamente ma in quel ragionamento si arguisce che non considera la segretaria del Pd una candidata competitiva. Soprattutto, non la immagina rappresentativa dell’intera coalizione.

(da agenzie)

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SALVINI SI BLINDA LA POLTRONA CON IL CONGRESSO FARSA DOVE I DEEGATI LI SCEGLIE LUI E IL NORD SCALPITA

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

UNA PARTITA SENZA AVVERSARI. TRA POCO SARA’ SEGRETARIO DEL ZEROVIRGOLA

Matteo Salvini arriverà al congresso straordinario della Lega senza avversari, con una partita che sembra già scritta. E questo nei corridoi del Carroccio, alimenta malumori e sospetti: se il risultato è scontato, a cosa serve davvero convocare le assise? Per i fedelissimi serve a ricompattare il partito intorno al segretario. Per i critici: a certificare i rapporti di forza già esistenti.
Il nodo sono i delegati. Se, come previsto, saranno sostanzialmente gli stessi del congresso di Firenze, circa 900 tra eletti e nominati, per Salvini la strada verso la conferma sarebbe in discesa. Da qui la scelta di non presentare una candidatura alternativa e di spostare eventualmente la battaglia sul terreno delle mozioni e delle richieste del Nord.
Massimiliano Romeo, che nelle ultime settimane non ha nascosto le proprie critiche, ha usato una parola destinata a restare: «Trappolone». La sua posizione di capogruppo al Senato non sembra, almeno per ora, immediatamente in discussione. Ma sullo sfondo c’è la partita delle prossime candidature alle Politiche. E qui entra in scena Claudio Durigon. Il sottosegretario al Lavoro è oggi uno degli uomini più vicini a Salvini. Il suo ruolo è quello del garante del segretario, soprattutto in una fase in cui il fronte settentrionale chiede maggiore spazio e una discussione meno centrata sulla leadership.
Non è un dettaglio secondario. Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, assieme a Luca Zaia, osservano la partita con attenzione e condividono, almeno sul piano politico, diverse delle perplessità sollevate da Romeo.
Il vecchio asse Nord non sembra intenzionato a sparire dietro una riconferma congressuale. Così il paradosso è servito: un congresso convocato per blindare la leadership rischia di diventare il luogo in cui si misura quanto quella leadership abbia ancora bisogno di essere blindata. Salvini può ottenere la conferma ed anzi rafforzarsi ulteriormente. Ma la vera partita, dentro la Lega, comincerà il giorno dopo.

(da agenzie)

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LA “FRANKFURTER ALLGEMEINE ZEITUNG” SI CHIEDE PERCHÉ PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALTRI INTELLETTUALI ITALIANI DI DESTRA SI SIANO CONVERTITI ALL’ISLAM, TENDENZA SCIITA: “PER NOI TEDESCHI È INCOMPRENSIBILE, EPPURE IL FENOMENO ESISTE DAGLI ANNI OTTANTA”

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

“LA SOCIOLOGA MINOO MIRSHAHVALAD LO RICONDUCE ALLA SCONFITTA FASCISTA DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE. PER QUELLA DESTRA, LA RIVOLUZIONE IRANIANA DEL 1979 RAPPRESENTA UNA RIVINCITA CONTRO IL MONDO ANGLOAMERICANO. TRA I CONVERTITI C’È CLAUDIO MUTTI. MA IL NOME PIÙ SORPRENDENTE È QUELLO DI EDOARDO AGNELLI”

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung si chiede perché alcuni intellettuali italiani di destra, come Pietrangelo Buttafuoco, si siano convertiti allo sciismo: «Per noi tedeschi è quasi incomprensibile.
Che cosa c’entrano Meloni, Almirante e Khomeini? Eppure il fenomeno esiste dagli anni Ottanta e coinvolge tuttora circa mille italiani.
Nel suo studio Crises and Conversions: The Unlikely Avenues of Italian Shiism, la sociologa Minoo Mirshahvalad lo riconduce alla sconfitta fascista durante la seconda guerra mondiale.

Per quella destra, la rivoluzione iraniana del 1979 rappresenta una rivincita contro il mondo angloamericano. Tra i convertiti c’è Claudio Mutti, definito dal politologo Ely Karmon “una delle figure più fanaticamente antisemite della destra italiana”. Ma il nome più sorprendente è quello di Edoardo Agnelli, figlio del mitico “Avvocato”. Dopo la sua morte, nel 2000, Teheran gli dedicò la Bonyad-e Shahid, una fondazione per i convertiti all’Islam di tutto il mondo»

(da Frankfurter Allgemeine Zeitung)

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FECCIA RAZZISTA DA ESTIRPARE IN AZIONE A GOSPORT, IN INGHILTERRA DEL SUD, DOVE IERI SERA CIRCA 150 MANIFESTANTI HANNO CERCATO, SENZA RIUSCIRVI, DI BLOCCARE IL TRASFERIMENTO DI 149 MIGRANTI SOCCORSI NELLE ACQUE DELLA MANICA

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

I MOVIMENTI RAZZISTI FOMENTANO DISORDINI, IL GOVERNO REAGISCE CON PUGNO DURO

Nuova protesta anti-immigrazione nel Regno Unito, dopo le marce dei cosiddetti ‘incappucciati’ promosse nelle ultime settimane da gruppi extraparlamentari di ultradestra.
Questa volta l’iniziativa ha avuto luogo nella cittadina portuale di Gosport, in Inghilterra del sud, dove ieri sera circa 150 manifestanti hanno cercato – senza riuscirvi – di bloccare il trasferimento di 149 migranti appena soccorsi nelle acque della Manica dalla Royal National Lifeboat Institution (Rnli), sullo sfondo di uno degli sbarchi pressoché quotidiani sulle coste inglese di ‘small boats’ provenienti dalla Francia.
La dimostrazione è stata per lo più priva di violenze, secondo la Bbc. Ma non è mancato nella notte qualche tafferuglio fra la polizia, intervenuta per fronteggiarla, e facinorosi sparsi in parte a volto coperto: i quali hanno cercato di sbarrare il passo ai veicoli della Hampshire Police al grido di “Vergogna” e “Deportateli tutti”.
La manifestazione si è svolta sullo sfondo delle tensioni alimentate dalla vicenda giudiziaria che riguarda Daniel Thomas, alias Danny Tommo, 37enne estremista di destra e pluripregiudicato, già noto per le posizioni islamofobe e filo-israeliane al fianco di un altro tribuno ultrà come Tommy Robinson, emerso di recente in veste di leader d’un suo movimento di piazza autodenominato Piattaforma dei Patrioti.
Tommo è tuttora detenuto in attesa di processo dopo essere stato arrestato due settimane fa per aver squarciato in mare la fiancata di un gommone (con a bordo una guardia costiera francese) che aveva trasportato in Inghilterra un contingente di migranti naufragati; mentre negli ultimi giorni è stato incriminato pure per altre accuse penali separate.

(da agenzie)

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LA MISSION IMPOSSIBLE DI GIORGETTI.IL MINISTRO DELL’ECONOMIA E’ ASSEDIATO DALLE RICHIESTE DELLA MAGGIORANZA PER L’ULTIMA MANOVRA PRIMA DELLE POLITICHE: IL GROSSO GUAIO È CHE NON SI TROVANO I FONDI PER ACCONTENTARE TUTTI

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

LA LEGGE DI BILANCIO DOVREBBE VALERE INTORNO AI 30 MILIARDI DI EURO, META’ DEI QUALI DERIVANTI DALLO SCOSTAMENTO AUTORIZZATO DALLA COMMISSIONE EUROPEA PER LE SPESE SU DIFESA ED ENERGIA… E GLI ALTRI 15 MILIARDI? DOVRANNO FARE AFFIDAMENTO SU ENTRATE CERTE PERCHE’ BRUXELLES NON CONCEDERÀ ALCUNA FLESSIBILITÀ A MELONI – DENTRO LA MAGGIORANZA CI SI AZZANNA SULLE MISURE DELLA MANOVRA

Ipotizzando una manovra attorno ai trenta miliardi di euro – forse qualcosa di meno -, metà arriveranno dallo scostamento autorizzato dalla Commissione europea per difesa ed energia.
Ma in entrambi i casi si tratta di spese vincolate alle regole comunitarie, e solo nel caso dell’energia spendibili davanti agli elettori. La maggioranza può discutere essenzialmente sui restanti 14-15 miliardi, i quali – ecco l’altro ostacolo – andranno finanziati con entrate certe fino all’ultimo euro, a meno che nel frattempo – e questa è la speranza di Giorgia Meloni – Bruxelles non conceda un ulteriore margine di flessibilità in nome della fiammata inflazionistica. Quale che sarà l’esito di questa partita – tuttora in bilico – il deficit per il 2027 non potrà superare in nessun modo il 3,4 per cento.
Il partito della premier ha già fatto sapere che occorrerà fare poche scelte, e oculate. Il responsabile economico di Fratelli d’Italia Marco Osnato, che è anche presidente della commissione Finanze della Camera, detta la linea in poche righe: «La priorità è il potere d’acquisto delle famiglie attraverso la leva fiscale e la competitività delle imprese, in questo caso con strumenti già sperimentati».
Osnato allude essenzialmente a tre misure, quelle che potrebbero rivelarsi le più costose: la riduzione dell’aliquota Irpef al 33 per cento per i redditi a partire dai cinquantamila euro, il rifinanziamento degli sgravi per gli investimenti delle imprese, l’introduzione di una cedolare al 5 o 10 per cento per gli affitti a lungo termine.
Quest’ultima è una proposta di Maurizio Lupi di Noi Moderati, salita rapidamente nella lista delle priorità dopo le immagini delle proteste di questi giorni in Spagna. Da tempo il governo cerca soluzioni per calmierare il costo delle case a famiglie e studenti nelle grandi città, dove l’offerta abitativa è minacciata dall’esplodere dei bed and breakfast.
Si tratta di una misura potenzialmente costosissima. I dati più recenti dello scorso luglio e relativi alle dichiarazioni del 2025 registravano un calo complessivo del gettito del 2,2 per cento a 4,69 miliardi. […]
Poi c’è la questione dell’innalzamento da cinquanta a sessantamila euro della soglia oltre la quale far scattare l’aliquota Irpef al 43 per cento. Questa è una misura che appare ormai certa, resta da capire se la riduzione dell’aliquota verrà applicata a tutti i redditi, o se invece verrà sterilizzata oltre una certa soglia.
La terza voce incomprimibile per il governo sono gli aiuti alle imprese, le quali lamentano da mesi le conseguenze del caro energia: fin qui la misura è stata finanziata con le risorse europee del Pnrr in via di esaurimento.
Con il passare dei giorni la margherita si sfoglia, anche perché ciascuna spesa dovrà trovare copertura. La preoccupazione di Giorgetti per il contesto internazionale si potrebbe trasformare nella forza necessaria a tenere a bada le richieste.
La flessibilità concessa dall’Europa – ma vincolata a interventi specifici – aiuterà ad indorare la pillola. Nella relazione al Parlamento sul Documento programmatico di finanza pubblica si elencano già le richieste.
La più popolare dovrebbe essere la reintroduzione dell’ecobonus al 65 per cento per l’efficientamento energetico degli immobili: oggi è al 50 per cento sulle prime case, al 36 per le seconde. Sulla testa degli italiani presto o tardi arriverà la direttiva europea sulle case green, che si scoprirà essere inapplicabile.

(da La Stampa)

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IL GOVERNO HA PAGATO 100 MILIONI DI EURO PER CHIUDERE LA TRANSAZIONE CON JC ELECTRONICS, LA SOCIETÀ DELL’IMPRENDITORE DARIO BIANCHI, VICINO A FRATELLI D’ITALIA, CHE DURANTE IL COVID OTTENNE UNA COMMESSA SULLE MASCHERINE, ALLA QUALE POI NON FU DATO SEGUITO

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

EPPURE L’AVVOCATURA DELLO STATO SI ERA DETTA CONTRARIA ALL’ACCORDO E AVEVA DEFINITO “GRAVEMENTE ERRONEA” LA SENTENZA CHE CONDANNAVA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO E MINISTERO DELLA SALUTE A PAGARE

Cento milioni, alla fine. Ma l’Avvocatura dello Stato non voleva chiudere la transazione a quelle condizioni. Aveva definito «gravemente erronea» la sentenza che condannava presidenza del Consiglio e ministero della Salute a pagare oltre 203 milioni alla JC Electronics. Aveva sostenuto che ci fossero «i presupposti per proporre appello».
E otto mesi dopo, quando sul tavolo arrivò una proposta di transazione da 134 milioni, mise nero su bianco un altro punto: il rischio maggiore per lo Stato riguardava soltanto dieci milioni di mascherine. […]
Tanto che quella proposta, secondo gli avvocati dello Stato, doveva essere «rideterminata». Poi, il 31 ottobre 2025, il governo ha firmato: 100.221.429 euro per chiudere la causa principale e i contenziosi collegati.
È questa la storia che raccontano due pareri finora inediti dell’Avvocatura generale dello Stato, del 24 novembre 2024 e del 27 luglio 2025, nella vicenda di JC Electronics, la società che durante il Covid, grazie a un foglio lasciato alla portineria della Protezione civile, ottenne una commessa alla quale poi non fu dato seguito.
La vicenda ha provocato anche uno scontro politico. Dario Bianchi, fondatore di JC, è diventato uno dei testimoni centrali della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid ed è stato più volte presente alle manifestazioni di Fratelli d’Italia. In passato JC aveva anche finanziato FdI, seppure con una cifra inferiore ai mille euro. La transazione è poi diventata oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma, aperta dopo un esposto dell’ex premier Giuseppe Conte.
I pareri dell’Avvocatura aiutano ora a ricostruire cosa accadde prima dell’accordo. Il primo documento arriva dopo la sentenza del Tribunale di Roma. JC ha vinto: 203.012.065 euro, oltre interessi e rivalutazione. La società chiede l’esecuzione e contemporaneamente propone «l’apertura di un tavolo negoziale di trattativa».
La risposta dell’Avvocatura è durissima. La decisione «appare erronea sotto plurimi profili». Il Tribunale avrebbe innanzitutto sbagliato nel considerare la commessa un contratto aperto anziché «un contratto a corpo, avente ad oggetto la consegna di 10 milioni di dpi». Da quella «arbitraria ricostruzione dei fatti» sarebbe derivata la condanna calcolata sui circa venti milioni di dispositivi consegnati.
E c’è il problema delle mascherine: il consulente tecnico aveva «concluso per l’inidoneità dei dpi forniti all’uso richiesto», non essendo stato possibile accertarne l’efficacia protettiva analoga alle FFP2. Anche per questo «la sentenza appare, dunque, gravemente erronea». Conclusione: ci sono «i presupposti per proporre appello».
Passano otto mesi. JC e le altre parti mettono sul tavolo 134.315.568 euro per chiudere tutti i contenziosi. Nel frattempo è stata rigettata la querela di falso presentata dallo Stato sul certificato di un laboratorio cinese e l’Avvocatura aggiorna il proprio giudizio.
Sull’idoneità delle mascherine ammette che esistono «profili di criticità»: alcuni documenti «potrebbero orientare la Corte in senso sfavorevole alle ragioni erariali». Qui, insomma, perdere è possibile.
Ma sul secondo motivo d’appello, quello economicamente decisivo, la valutazione è opposta. La tesi secondo cui il contratto prevedeva «un limite massimo di fornitura quantificato in 10 milioni di mascherine» appare «assistita da più consistenti probabilità di fondatezza».
Per questo la proposta da 134 milioni «parrebbe suscettibile di rideterminazione» sulla base «dell’effettiva alea dei giudizi». Non è ancora un via libera. Dopo ulteriori interlocuzioni e le insistenze del ministero, però, l’Avvocatura cederà. E il governo firmerà l’accordo: 100 milioni, prima che la Corte d’appello possa decidere anche soltanto sulla sospensiva.

(da Repubblica)

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NEGLI ULTIMI DIECI ANNI GLI AUMENTI DEI PREZZI SI SONO PAPPATI I MISERI STIPENDI DEGLI ITALIANI, BRUCIANDO L’8,4% DEL POTERE D’ACQUISTO . PER QUEST’ANNO E’ ATTESO UN CALO DELLO 0,9% DEI SALARI REALI. LO SOSTIENE UN REPORT DELL’OSSERVATORIO “JOBPRICING”

Ottobre 5th, 2026 Riccardo Fucile

LE CITTA’ IN CUI L’INFLAZIONE SI E’ MANGIATA DI PIÙ GLI STIPENDI SONO BOLZANO (-22,8%), VERONA (-15,8%) E GENOVA (-15,7%) – NEL NOSTRO PAESE IL 70% DEI DIPENDENTI PRIVATI HA UNA RETRIBUZIONE INFERIORE AI 35 MILA EURO

In Italia, i salari restano bassi e l’inflazione rosicchia la busta paga più degli aumenti. A confermare la dura realtà, i nuovi dati sull’andamento retributivo dell’Osservatorio JobPricing.
Stando all’anteprima del primo semestre 2026, a fronte di una crescita moderata che attesta la retribuzione media nazionale intorno ai 34 mila euro annui (+2,1%), il recupero del potere d’acquisto è debole. E le stime, per quest’anno, profilano un calo dei salari reali (- 0,9%).
Ma è il confronto nel periodo 2015-2025 a certificare la drastica tendenza: le retribuzioni sono aumentate del 14,2% contro un’inflazione cumulata del 22,6%. Nel complesso, dunque, negli ultimi dieci anni i lavoratori italiani hanno subito una significativa perdita di potere d’acquisto.
Secondo l’indagine, nel 2025, la retribuzione globale annua lorda (che include sia la quota fissa sia quella variabile) è in media di 33.798 euro, in salita del 4,3% (frutto, anche, di diversi rinnovi contrattuali).
Nel dettaglio, però, solo otto regioni su 20 superano questa media nazionale: tutte al Nord, eccetto Emilia-Romagna e Lazio. Il traino resta sempre la Lombardia, in testa con 36.331 euro annui. A seguire, il Lazio (35.222 euro), poi Liguria, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna.
Al sesto posto, il Piemonte (34.272 euro) che precede Valle d’Aosta e Veneto. Nelle altre regioni, invece, si guadagna meno della media nazionale con Sicilia, Calabria e Basilicata (27.767 euro all’anno) al fondo della classifica. In quest’ultima, i dipendenti si ritrovano in tasca 6.031 euro in meno rispetto alla media nazionale e addirittura 8.564 rispetto ai padani.
Il gap retributivo medio annuo fra Nord e Sud-Isole oscilla da 4.300 a 5 mila euro (a seconda della retribuzione considerata). Mentre tra Nord e Centro si assottiglia all’incirca a 1.400-1.500 euro. […]
La “top five” premia Milano (retribuzione globale media di 40.055 euro), Trieste, Bolzano, Roma e Bologna. Superano la soglia, anche Genova, Parma, Torino (all’ottavo posto con una media di 35.191 euro annui), Monza Brianza, Modena, Varese, Padova o Brescia. In generale, le retribuzioni più alte sono concentrate in Lombardia ed Emilia-Romagna: 15 province emiliane e lombarde si posizionano nei primi 23 posti della classifica.
Tra le province del Centro, oltre a Roma (quarto posto), figurano nel primo terzo della graduatoria Firenze, Ancona e Lucca. Mentre bisogna scendere fino al 42esimo posto per incontrare la prima provincia del Sud: Cagliari (salario medio annuo a 32.095 euro).
Rispetto all’anno precedente, i salari migliorano in modo più marcato a Fermo e Pescara (entrambe scalano dieci posizioni rispetto al 2024), Pesaro e Urbino, Macerata e Catanzaro (tutte a nove).
Resta, tuttavia, che la distribuzione dei salari in Italia appare fortemente sbilanciata: sempre in base ai dati dell’Osservatorio, il 70% dei lavoratori nel settore privato percepisce una retribuzione inferiore a 35 mila euro. A perdere di più sono Umbria (-15,1%), Veneto (-13,9%) e Sicilia (-13,1%).
L’incrocio fra retribuzioni e inflazione nell’ultimo decennio, su un campione di 40 province, rivela che le buste paga sono state “mangiate” dal caro vita praticamente ovunque: ad avere il salario più alleggerito, sono i lavoratori di Bolzano (-22,8%), Verona (-15,8%) e Genova (-15,7%).
La differenza è sempre negativa tra i capoluoghi di regione del Nord Italia: ben sei su otto si trovano nella parte bassa della graduatoria. Uniche eccezioni Venezia (-8,2%) e Torino, che fa meglio di tutti (la perdita del potere d’acquisto negli ultimi dieci anni è contenuta a -3,5%). Sostanziale allineamento fra inflazione e aumento retributivo si registra a Reggio Calabria (-0,1%), Potenza (-1,4%). […]
L’unica provincia a vedere crescere il potere d’acquisto in Italia è Campobasso. Negli ultimi dieci anni, il rapporto fra inflazione e retribuzioni è a favore dei lavoratori (+3,5%). Per dirla con Fred Bongusto, che nella città sannita era nato, i molisani possono ancora permettersi spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè.

(da agenzie)

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