Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
LE FORZE DELL’ORDINE CHIEDONO ALLA TROUPE DI SPEGNERE LA TELECAMERA. SPIATI, QUERELATI DAI POTENTI, FERMATI DALLA POLIZIA: IN QUESTO PAESE FARE I GIORNALISTI STA DIVENTANDO IMPOSSIBILE… UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA: LA POLIZIA PROTEGGE CASAPOUND DA CHI TURBA UNA OCCUPAZIONE ABUSIVA? MA VALEVA ANCHE PER ASKATASUNA E PER IL LEONCAVALLO?
“La polizia è arrivata per rimproverarci e identificarci”: è la denuncia del programma di Rete 4 ‘E’ sempre Carta Bianca’, tornato davanti al palazzo occupato da Casa Pound, che pubblica un video sul suo profilo Facebook.
“E’ un paradosso, loro sono qui da 23 anni in maniera abusiva e voi controllate noi”, dice il giornalista alle forze dell’ordine che gli chiedono di concordare un’intervista con Casa Pound. “Siete stati chiamati da loro?”, chiede il giornalista, “noi abbiamo chiesto l’intervista, ma loro non ce l’hanno concessa”. Le forze dell’ordine chiedono poi al cronista un documento e di spegnere la telecamera perchè “non capiscono l’utilità”.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
“SOSTENEVA CHE IL MIO MONOLOGO NON AVESSE CONTRADDITTORIO. ERA UN MONOLOGO CONTRO IL FEMMINICIDIO E GLI STUPRI, NON SO CHE TIPO DI CONTRADDITTORIO LEI EVOCASSE. VOLEVA FORSE UN ASSASSINO O UNO STUPRATORE? LA VERITÀ È CHE MELONI STA CERCANDO DI CRIMINALIZZARE IL DISSENSO E LA PROTESTA IN ITALIA”
Dopo la rinuncia di Andrea Pucci alla co-conduzione del Festival di Sanremo 2026, arrivata a
seguito di forti polemiche per la sua partecipazione, ad esprimere solidarietà per il comico è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, parlando di “clima di odio e intimidazione” oltre che di una “deriva illiberale della sinistra”.
Del commento del Presidente del Consiglio ne abbiamo parlato con la giornalista Rula Jebreal, che proprio per la sua presenza sul palco dell’Ariston nel 2020 fu fortemente attaccata dalla leader di Fratelli d’Italia. Partendo dalla kermesse canora, delinea un quadro del governo italiano quanto mai critico, soprattutto dal punto di vista del dissenso e dell’opposizione.
La premier Meloni ha espresso la sua solidarietà per la rinuncia di Pucci a Sanremo. Quando nel 2020 eri stata invitata sul palco dell’Ariston lei espresse il suo dissenso. Cosa ne pensi?
Sì. Meloni esprime la sua solidarietà accusando la sinistra di deriva illiberale, che non solo è una sciocchezza ma anche una macroscopica incoerenza: fu proprio lei, infatti, a intervenire personalmente per impedirmi di parlare a Sanremo 5 anni fa. Ma si sa, Giorgia Meloni predilige i “doppi standard”, e non solo in casi come questo.
Cosa contestava della tua partecipazione al Festival?
Sosteneva che il mio monologo non avesse contraddittorio, eppure il mio era un monologo contro il femminicidio e gli stupri, non so che tipo di contraddittorio lei evocasse. Voleva forse un assassino o uno stupratore?
Il punto, all’epoca, era quello di non politicizzare il palco di un evento popolare come Sanremo.
Perché parlare della violenza contro le donne è di parte? È, secondo me, parlare di temi fondamentali che devono interessare i cittadini e le cittadine di questo Paese. E direi che nello specifico questo era ed è un tema di interesse nazionale, una
“urgenza civile” e “universale” di cui nessuno può e deve appropriarsi e interdire a qualcun altro, a seconda delle convenienze. La verità è che la destra vuole che si balli, si canti, si faccia distrazione di massa e che si lasci al governo, a questo governo, la libertà di imporre la propria opinione e le proprie scelte.
Nel post a sostegno di Andrea Pucci, la premier pare rivendicare un liberalismo che non riscontra nell’opposizione.
È assurdo parlare di liberalismo in un momento in cui l’Italia sta cercando di far passare leggi contro il cosiddetto antisemitismo, da cui peraltro prende le distanze l’uomo che l’ha scritta perché sostiene che venga strumentalizzata per criminalizzare coloro che sono critici contro Israele.
Tra l’altro, tanti ebrei italiani hanno preso le distanze da quei disegni di legge che vengono approvati in Parlamento. Molti hanno compreso che è una legge anticostituzionale, che mira a incolpare chi critica il governo criminale israeliano. E contemporaneamente si parla delle leggi sulla sicurezza, Meloni sfrutta gli episodi che stanno accadendo di violenza, condannata senza se, senza ma, da tutti. Ed è la stessa Meloni che sta cercando di criminalizzare il dissenso e la protesta in Italia.
Nel post in cui parli di come Meloni abbia esposto il suo dissenso per la tua partecipazione a Sanremo, parlavi di una “campagna mediatica”. Non trovi sia la stessa messa in atto oggi, ma al contrario?
Lei criminalizza la critica, l’opposizione. Quando parla di sinistra illiberale non si rende conto che lei sta guidando il governo che domina la Rai, quel governo che si lamenta di qualsiasi critica, quel governo che ha fatto causa a tutti i giornalisti che hanno criticato lei, come Salvini e tanti altri. Quando ha lanciato una feroce campagna mediatica contro di me era all’opposizione, è andata ovunque per dire che io non sarei dovuta andare a Sanremo, trovando tutte le giustificazioni possibili e immaginabili.
Perché voleva impedirti di parlare secondo te? In un’intervista con Giletti di quel periodo, lei adduceva come motivazione anche il fatto che non fossi un’artista.
Non c’entra nulla il fatto che io non sia un’artista. Abbiamo visto tutti quello che è successo a Ghali l’altro giorno: c’era, ma era come se non ci fosse, come se non fosse stato su quel palco, inquadrato da lontanissimo, come se fosse un’ombra.
(da Fanpage)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO LEGHISTA ALLA CAMERA, RICCARDO MOLINARI: “PIÙ CHE DAVANTI AL FUTURISMO MARINETTIANO ANNUNCIATO, CON VANNACCI SIAMO DAVANTI AL TRASFORMISMO GIOLITTIANO CERTIFICATO”… +EUROPA: “CON IL GIOCHETTO DELLA FIDUCIA IL GOVERNO HA LASCIATO UNA PORTA APERTA ALL’INGRESSO DEI PUTINIANI IN MAGGIORANZA, ALTRO CHE DIMOSTRAZIONE DI MAGGIORE RESPONSABILITÀ”
“Il generale Roberto Vannacci, l’uomo senza macchia e senza paura, lascia la Lega perche’ non vuole inviare armi all’Ucraina. Accusa Matteo Salvini di non avere il coraggio di tenere la posizione. Con fanfare, trombe e petto in fuori fonda un partito di uomini veri, tutti d’un pezzo, che non arretrano, non tentennano, non si piegano. Uomini duri.
Granito politico. Poi arriva il primo atto parlamentare. Primo voto. Pronti, via”. Lo scrive sui social Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva. “Il governo mette la fiducia. E gli uomini di granito si ritirano in buon ordine. Voto a favore dell’invio delle armi. Dopo aver detto di tutto contro. Non e’ politica. E’ cabaret. Sembra Sturmtruppen”, conclude.
“Siamo alle comiche. E’ tutta una finzione, un pessimo spettacolo. Se si dice, giustamente, di essere contro l’invio delle armi in Ucraina, quando il governo mette su questo tema la fiducia, si vota contro (la fiducia). Cosa che non fanno i suoi tre deputati, che votano addirittura a favore. Spiace davvero. Non si possono prendere in giro gli Italiani”. Così Marco Rizzo, coordinatore nazionale di Democrazia Sovrana e Popolare in merito alle dichiarazioni di voto sul dl Ucraina.
“La Lega ovviamente ha diritto all’ultima parola”. Lo ha detto il leader di Fi e vicepremier Antonio Tajani, interpellato dai cronisti in Transatlantico sul possibile collocamento di Futuro nazionale di VANNACCI con il centrodestra alle prossime elezioni politiche. “Ne parleremo al momento opportuno”, ha concluso.
”Come avevo previsto ieri, il giochetto parlamentare di porre la fiducia sul decreto Ucraina ha consentito ai vannacciani di votare no al provvedimento ma di votare a favore della fiducia al governo Meloni. In pratica, hanno lasciato una porta aperta all’ingresso dei putiniani in maggioranza, altro che dimostrazione di maggiore responsabilità come ha detto ieri Crosetto. Un fatto inedito, visto che da oggi in maggioranza c’è chi si distingue e vota contro al sostegno all’Ucraina, che è un tema cruciale per la politica estera di un Paese. Un colpo alla credibilità internazionale dell’Italia e una crepa nella tenuta del governo Meloni, visto che ora Salvini farà la gara a essere più vannacciano di Vannacci stesso, con tutto ciò che comporta”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
“Apprendiamo che si intende fondare un partito contro il governo di centrodestra perche’ accusato di sostenere l’Ucraina, salvo, alla prima prova parlamentare, votare la fiducia allo stesso governo per cui si e’ detto fosse necessario un nuovo partito, proprio sull’invio di aiuti all’Ucraina. Piu’ che davanti al futurismo marinettiano annunciato, siamo davanti al trasformismo giolittiano certificato”. Cosi’, interpellato dall’Agi, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari commenta il voto di Futuro nazionale al decreto Ucraina (si’ alla fiducia, no al provvedimento).
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
SONDAGGIO YOUTREND: IL 48% CONSIDERA INEFFICACE L’AZIONE DI GOVERNO SUL TEMA, SOLO IL 34% LO APPROVA… GIUDIZIO PESSIMO SUL GOVERNO: IL 59% NEGATIVO, SOLO IL 32% POSITIVO
Il sondaggio misura il clima sull’azione del governo in materia di sicurezza: secondo il
sondaggio solo il 34% degli intervistati giudica efficace l’approccio dell’esecutivo, che ha puntato su nuovi reati, pene più severe e misure restrittive sull’immigrazione, mentre il 48% lo considera poco o per nulla efficace. Una quota non trascurabile resta ancora una volta indecisa.
Tra le singole misure, il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti ritenuti a rischio ottiene un consenso ampio (63%), con un sostegno quasi plebiscitario tra gli elettori di centrodestra. Più divisivo invece è il tema dei ricongiungimenti familiari per cittadini stranieri: un 42% di favorevoli e un 40% contrari, con una netta
contrapposizione tra i due blocchi politici. Molto condivisi invece il divieto di vendita di coltelli ai minorenni (approvato dall’87%) e l’esclusione dalle manifestazioni di chi è già stato condannato per lesioni a pubblico ufficiale (78% di favorevoli).
Sul corteo per Askatasuna, l’opinione pubblica si divide in quattro blocchi quasi equivalenti: c’è chi sostiene le ragioni della protesta anche in presenza di violenze, chi le condivide ma prende le distanze dagli scontri, chi non è d’accordo ma difende il diritto a manifestare pacificamente e chi invece avrebbe vietato la mobilitazione. Una quota significativa resta indecisa.
Anche sul tema della gestione dell’ordine pubblico le opinioni si distribuiscono tra chi chiede un approccio più morbido, chi vuole mantenere l’assetto attuale e chi invece invoca una linea ben più dura, con maggiori poteri e uno “scudo penale” per le forze dell’ordine.
Intenzioni di voto: FdI primo partito, ma crescono Pd e M5S
In questo contesto si inserisce il quadro sui partiti. Sul piano elettorale, infatti Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni resta il primo partito al 28,9%, pur in lieve flessione. Ma la novità è che il Partito democratico di Elly Schlein sale al 21,2% e il Movimento 5 Stelle all’11,8%. La Lega scende invece al 6,2%, mentre la nuova formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, si attesta ora al 3,9%, erodendo consensi soprattutto al Carroccio.
Quello che però colpisce, ancora una volta, è il dato su astenuti e indecisi, che raggiungono il 35,3%: una platea davvero molto ampia che potrebbe incidere, anche qui, proprio sull’esito del referendum.
Per quanto riguarda il giudizio complessivo sull’esecutivo, poi, questo resta prevalentemente negativo, parliamo di un 59%, a fronte di un 32% di valutazioni positive.
(da Fanpage)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
LA FONTE INVITA L’FBI A “INDAGARE SUI FONDI DI BENEFICENZA DELLA FAMIGLIA KUSHNER PER TROVARE INDIZI DI CORRUZIONE O RICICLAGGIO DI DENARO” … LA FONTE ANONIMA CHE RILANCIA I SOSPETTI, CHE HANNO INSEGUITO TRUMP DURANTE IL SUO PRIMO MANDATO, DI ESSERE SOGGETTO A RICATTI PER AVER RICEVUTO FONDI DA MOSCA
In qualche modo è entrato negli archivi di Jeffrey Epstein un rapporto dell’Fbi, ufficio di Los Angeles, redatto dopo la sua morte avvenuta nell’agosto del 2019. Quel documento è destinato a diventare l’ultimo di un migliaio di casi in cui Vladimir Putin compare nei faldoni ora pubblicati dal dipartimento di Giustizia.
Gli agenti del Federal Bureau of Investigation riportano le informazioni di un anonimo testimone chiamato solo «fonte umana confidenziale». Siamo al 19 ottobre 2020, a due settimane dalle elezioni in cui il presidente Donald Trump perderà contro Joe Biden.
Il testimone afferma fra l’altro che Jared Kushner, il genero di Trump, avrebbe evitato di dichiarare la partecipazione in suo fondo d’investimento immobiliare che aveva detenuto fino al 2020 — il fondo era chiamato Cadre — perché quello sarebbe stato in realtà un veicolo per la gestione di denaro del governo di Mosca.
Riferisce l’ufficio di Los Angeles dell’Fbi sulla base di quanto riferito dall’informatore: «Jared non rivelò la sua quota in Cadre a causa dei legami con lo Stato russo». La fonte, continua il rapporto del servizio di informazione interno degli Stati Uniti, «credeva che questo fosse/sia la “reale” storia di collusione russa». Il riferimento qui è ai sospetti, che hanno inseguito Trump durante il suo primo mandato, di essere soggetto a ricatti per aver ricevuto fondi da Mosca durante la sua carriera.
Continua il rapporto dell’Fbi basato su questo informatore anonimo: «Kushner ha mosso molto denaro d’investimento russo (sic). L’Fbi dovrebbe indagare sui fondi di beneficenza della famiglia Kushner per trovare indizi di corruzione o riciclaggio di denaro sporco».
Non è la prima volta che la vicenda sul fondo immobiliare Cadre attrae l’attenzione. All’inizio della prima presidenza Trump, quando entrò nell’amministrazione, Kushner effettivamente si rese responsabile di una violazione procedurale riguardo a questo veicolo finanziario: non dichiarò la sua partecipazione, anche se avrebbe dovuto farlo; è senz’altro a questo passaggio che si riferisce la fonte anonima.
Le polemiche tornarono poi nel 2019, quando emerse che Cadre aveva ricevuto una sottoscrizione per 90 milioni di dollari attraverso un veicolo finanziario offshore con un versamento dalle isole Cayman, gestito dalla banca Goldman Sachs senza rivelare l’identità del titolare dei fondi.
Già nel 2020 il New York Times riferì che fra gli investitori di Cadre potevano esserci fondi sovrani esteri, malgrado il ruolo delicato di Kushner nella politica estera americana. Proprio verso la fine della prima presidenza Trump — riportarono i media dell’epoca — Kushner vendette la sua quota in Cadre ricavandone circa 50 milioni di dollari.
Di certo oggi il nuovo fondo del genero del presidente — chiamato Affinity — ha attratto denaro di fondi sovrani e regnanti stranieri: da Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti in particolare.
Oggi Kushner è una figura decisiva nei negoziati di pace in corso con la Russia e l’Ucraina. Niente conferma che abbia mai gestito fondi di Mosca. Ma, data la delicatezza del suo ruolo, potrebbe essere chiamato a fornire maggiori chiarimenti sull’identità dei suoi antichi sottoscrittori in Cadre. E qualcuno potrebbe voler mettere di nuovo alla prova la credibilità della fonte anonima sentita dall’Fbi a Los Angeles nel 2020.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO LO STUDIO OCSE PRESENTATO AL PARLAMENTO UE, ITALIA È SECONDA PER INCIDENZA DI VENTENNI CHE NON POSSONO VIVERE DA SOLI, DIETRO SOLO ALLA COREA DEL SUD
Circa l’80% dei giovani italiani di età compresa tra i 20 e i 29 anni vive a casa con i genitori. È
un dato che rivela un fenomeno tutt’altro che sorprendente, che però ha assunto una dimensione fuori scala, rilevatrice di problemi molto profondi, dal caro affitti ai costi dei mutui e degli immobili, ai quali il Governo dovrà guardare con attenzione nella preparazione del suo nuovo piano casa.
L’Italia è, infatti, il secondo paese sviluppato al mondo in questa speciale classifica, dietro soltanto alla Corea del Sud. A mettere in fila questi durissimi numeri è l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in un documento depositato presso la commissione Casa del Parlamento europeo, presieduta dall’italiana Irene Tinagli
Tornando al documento dell’Ocse, qui si ricavano elementi particolarmente eloquenti. Sono solo sette i paesi sviluppati in tutto il mondo nei quali la quota di giovani di età compresa tra i 20 e i 29 anni che vive con i genitori supera il 70%: in ordine crescente sono Slovenia, Polonia, Grecia, Slovacchia, Spagna, Italia e Corea del Sud. Queste ultime due, in particolare, viaggiano intorno alla sorprendente quota dell’80 per cento.
Tradotto (e semplificato): solo un under 30 su cinque in Italia riesce a permettersi di vivere da solo o, nei casi più fortunati, avendo i mezzi per farlo sceglie comunque di stare con i genitori.
Siamo lontanissimi dalle medie dei paesi sviluppati: attualmente quella Ocse è intorno al 50%, leggermente sotto la media europea, che si avvicina al 55%, comunque lontanissima dal picco italiano.
Per dare un riferimento, le punte più avanzate in tutto il mondo riguardano i paesi del Nord Europa: Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia sono in testa alla classifica. I primi due paesi viaggiano intorno al 10%, mentre gli altri due intorno al 20 per cento. La Germania è poco sopra il 30% di ventenni in casa con i genitori.
Per trovare un esempio di paese assimilabile in qualche modo all’Italia bisogna guardare alla Francia, che però in questa classifica ci lascia molto indietro e si attesta poco sopra il 40 per cento. Il Regno Unito viaggia intorno al 50 per cento.
Non sorprende, allora, un altro dato, presente sempre nella ricerca dell’Ocse. Se guardiamo alla fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni, in Italia è particolarmente alta la preoccupazione di non riuscire a trovare una casa adeguata nell’arco dei prossimi due anni. Qui le differenze sono più sfumate, perché questo tipo di ansia tra i più giovani è trasversale a molti paesi.
L’Italia, però, si colloca anche in questo caso nella fascia più alta, intorno al 60% di giovani preoccupati dal loro futuro alloggio. Stavolta, Grecia e Spagna sono messe molto peggio di noi e superano addirittura il 70 per cento, mentre la media Ocse è di poco inferiore al 60 per cento. Pesano certamente problemi come il caro affitti e il costo delle case, che stanno generando un’emergenza abitativa comune a molte parti del mondo.
(da “Il Sole 24 Ore”)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
I DATI PIÙ PESANTI RIGUARDANO I SETTORI TESSILI, DELL’ ABBIGLIAMENTO E DELLA FABBRICAZIONE DI MEZZI DI TRASPORTO
Produzione industriale in calo a dicembre. L’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dello 0,4% rispetto a novembre. Nella media del quarto trimestre il livello della produzione cresce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti.
Al netto degli effetti di calendario, a dicembre 2025 l’indice generale aumenta in termini tendenziali del 3,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 20, come a dicembre 2024). L’Istat commenta che il 2025 va in archivio con una flessione della produzione industriale dello 0,2%.
Tra i principali raggruppamenti di industrie, solamente per l’energia si registra un incremento nel complesso dell’anno. Nell’ambito della manifattura, le industrie farmaceutiche e alimentari, la fabbricazione di computer e di prodotti di elettronica registrano la maggiore crescita rispetto all’anno precedente, mentre le flessioni più ampie caratterizzano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori e la fabbricazione di mezzi di trasporto.
A dicembre, aggiunge l’Istat, l’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali nei comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%); variazioni negative registrano, invece, i beni intermedi (-0,4%) e i beni di consumo (-0,9%). In termini tendenziali, invece, crescono in misura più marcata i beni strumentali (+7,2%) e con minore intensità i beni intermedi (+2,9%) e l’energia (+1,7%).
I beni di consumo aumentano in modo marginale (+0,1%). A dicembre i settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+23,8%), le altre industrie manifatturiere (+9,3%) e la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%).
Le flessioni più ampie si rilevano nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-3,4%) e nell’industria del legno, della carta e stampa (-2,9%)
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
CON AFFLUENZA ALTA, INVECE, IL SÌ SAREBBE LEGGERMENTE AVANTI (52,6% CONTRO IL 47,4%)… NON C’E’ DA STUPIRSI, L’ELETTORATO SOVRANISTA SI MOBILITA SOLO PER EVADERE LE TASSE E FAR AFFOGARE I MIGRANTI
Secondo il sondaggio Youtrend per Sky TG24 diffuso oggi la partita del referendum
costituzionale ”sulla riforma della giustizia è aperta.
Nello scenario ad alta partecipazione – si legge in una nota- il Sì sarebbe leggermente avanti (52,6% contro 47,4%), con un’affluenza potenziale al 58,5%, includendo coloro che voterebbero sicuramente o probabilmente.
Con affluenza medio-bassa la situazione si ribalta: No al 51,1%, Sì al 48,9%, affluenza al 46,5% – considerando solo coloro che voterebbero sicuramente.
”La frattura politica è netta: tra gli elettori di centrodestra oltre il 90% voterebbe Sì in entrambi gli scenari, mentre tra gli elettori del campo largo più dell’85% si
schiera per il No. Nell’insieme degli elettori di altri partiti e degli astenuti prevale il Sì ma con quote di incertezza e astensione molto più elevate, rendendo questo segmento il vero ago della bilancia”.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2026 Riccardo Fucile
IL SOLITO METODO DELLA FECCIA SOVRANISTA: INVIATO AD ALCUNI GIORNALISTI UN LINK CHE MOSTRA UNA STANZA DA LETTO… MAGYAR ATTACCA: “CODARDO MAFIOSO, NON MI FERMERAI”
Il leader dell’opposizione ungherese Péter Magyar cerca di neutralizzare il colpo basso e gioca d’anticipo con un post su X: il governo Orbán sarebbe pronto a pubblicare un video che lo riguarda «in cui io e la mia ragazza di allora veniamo ripresi durante un rapporto intimo», ha rivelato sui social.
Un tentativo di danneggiarlo con una campagna diffamatoria in vista delle elezioni parlamentari del 12 aprile, in cui il premier rischia per la prima volta dal 2006 di essere sconfitto. Magyar afferma che sta ricevendo minacce da un po’ di tempo, ma assicura che «non cederà ai ricatti».
Dopo l’annucio del suo divorzio dall’ex ministra della Giustizia Judit Varga, da cui ha avuto tre figli, questo avvocato ha lasciato il partito di Orbán e ha lanciato nella primavera del 2024 un movimento politico anti-establishment, Tisza, che nel giro di pochi mesi è diventato il primo partito del Paese.
«Oggi (ieri per chi legge, ndr) molti giornalisti hanno ricevuto un link che mostra una stanza sorvegliata da telecamere. Sospetto che stiano pianificando di diffondere una registrazione – forse realizzata con apparecchiature dei servizi segreti e persino manipolata – che mi mostra in un momento intimo con la mia ex fidanzata» ha postato Magyar. «Ho 45 anni e una vita sessuale con una partner adulta. Ho tre figli minorenni, che questo governo malvagio – autoproclamatosi difensore della famiglia – evidentemente ignora. Cari codardi di Fidesz, pubblicate quel che volete, falsificate quanto vi pare. Non mi arrenderò di fronte alle minacce. Sappiate tutti: né prima né da ora cederò a ricatti di alcun tipo, né dalla mafia politico-economica ungherese, né dai membri della rete internazionale che la sostiene».
Magyar accusa Fidesz di ricorrere a tattiche di intimidazione e a campagne in stile russo per distogliere l’attenzione da scandali legati a corruzione e abusi su minori negli istituti statali.
Finora non è stata diffusa alcuna registrazione.
Magyar ricorda in un lungo post che oggi è una giornata particolare: mancano due mesi alle elezioni e sono passati due anni esatti dal suo debutto politico all’opposizione: «Tutto è iniziato due anni fa. Due anni fa, mi trovavo davanti allo studio del principale canale politico ungherese su YouTube, il Partizán. Sono rimasto all’ingresso dello studio per diversi minuti. Volevo tornare indietro. Sapevo a cosa sarei andato incontro se fossi entrato e avessi parlato. Ma dopo aver guardato la foto dei miei tre figli, ho iniziato a salire le scale, non volevo che vivessero in un paese dominato da una mafia familiare . Mancano 60 giorni alle fatidiche elezioni. Due anni fa, questo era inimmaginabile, e ora siamo alle porte della vittoria».
Questo dicono i sondaggi (non filo governativi), nonostante Fidesz goda di un enorme vantaggio finanziario e di propaganda con la maggior parte dei media ridotti a suo megafono. Orbán sta cercando di rimontare elargendo regali a donne e anziani e screditando Magyar come una marionetta dell’Ue: per tutta risposta il leader di Tisza sembra evitare qualsiasi associazione con i liberal europei.
A Bruxelles il suo partito, che si è definito di centro-destra e fa parte del Ppe, è di recente, forse non a caso, entrato in rotta di collisione con il gruppo. Ha sfidato la posizione del Ppe per tre volte in un mese, attirando sanzioni e preoccupazioni interne. Ieri la delegazione di Tisza ha dichiarato di aver respinto le misure di salvaguardia del Mercosur per proteggere gli agricoltori ungheresi. «Tisza è al fianco degli agricoltori ungheresi anche quando ciò significa andare controcorrente a Bruxelles», si legge in un comunicato del partito dopo il voto a Strasburgo.
(da Corriere della Sera)
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