Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
DOPO I VESCOVI, ANCHE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SERGIO MATTARELLA, INAUGURANDO L’ANNO SCOLASTICO AD AMATRICE, INFILZA GIORGIA, PARLANDO DELLA SCUOLA COME DELLA “PIÙ EFFICACE LEVA DI INTEGRAZIONE PER CHI VIENE DA ALTRI PAESI E PER I GIOVANI NATI IN ITALIA CHE SONO FIGLI DI EMIGRATI”
La scuola «è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani
nati in Italia che sono figli di emigrati. Prepara tutti, è aperta a tutti» e «deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità». A dirlo è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne” ad Amatrice, in occasione del decimo anniversario del terremoto.
«La scuola è chiamata a produrre coesione sociale»
Il capo dello Stato non nomina Giorgia Meloni e non fa riferimenti diretti all’annuncio di un decreto legge sul divieto del burqa in classe e sul tetto del 30 per cento alla presenza di studenti stranieri nelle scuole. Nel delineare, però, la scuola che dovrà preparare l’Italia al futuro, Mattarella costruisce ponti e spalanca le porte delle aule. «La scuola è chiamata a produrre coesione sociale», è l’appello del presidente della Repubblica, alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
«I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più – prosegue Mattarella -. Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità. Abbiamo costruito nei decenni una buona scuola. Grazie al lavoro di tanti. Dobbiamo farla diventare migliore, sapendo innovare».
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
“UNIAMOCI ATTORNO A UN PROGETTO, CI VUOLE UNA LINEA UNIVOCA. QUALCHE ARTICOLO DI MENO SUI GIORNALI E QUALCHE LINEA DI PROGRAMMA IN PIU’… “CI VUOLE UNA VOCE E UNA POSIZIONE SU OGNI TEMA CONTRO LA QUALE NESSUNO SI METTE,L’ELETTORE DEVE CAPIRE COSA VOGLIAMO”… “A GENOVA HO TUTTI I PARTITI IN MAGGIORANZA, CI SONO TALVOLTA POSIZIONI DIVERSE, SI MEDIA E QUANDO SI ESCE C’E’ UNA SOLA POSIZIONE”
Ma quali primarie. Silvia Salis non solo non ha intenzione di parteciparvi, ma non crede neppure in quello strumento. Il che non vuole certo dire che non sia in campo per lavorare alla vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni. Ospite del Festival di Open, la sindaca di Genova indica di fatto nell’amministrazione della sua città la strada da seguire per il Campo largo. «L’esperienza di Genova fa sperare, perché lavoriamo con tutti i partiti del campo progressista: non senza difficoltà, ma trovando di volta in volta la mediazione».
Salis si schermisce davanti ai recenti sondaggi che la danno in testa ai gradimenti “virtuali” per il popolo di centrosinistra, davanti agli stessi Giuseppe Conte ed Elly Schlein. «Credo che quel sondaggio fotografi il fatto che a Genova dimostriamo che il campo progressista può funzionare e governare insieme. E poi i sindaci incarnano quell’idea di solidità e praticità che ci si aspetta dalla politica».
L’esempio di Meloni e gli errori del governo
Salis indica il metodo per il centrosinistra, dunque, ma ribadisce di non avere intenzione di “scendere in campo” nazionale. Non ora, per lo meno. Anche perché nelle primarie crede ben poco. «Non sono favorevole, e comunque negli scorsi mesi si poteva investire il tempo in altro: ci siamo persi in una discussione lunghissima che non interessa a nessuno nel Paese. Poi se ce ne sarà la necessità si potrà aprire quella discussione, ma arriviamoci col vestito pronto».
Il che per Salis vuol dire definire un messaggio univoco attorno, poi costruirci attorno una squadra. E lavorare uniti. «Per il centrodestra parla Giorgia Meloni, ci sono timide prese di posizione pubbliche ma poi la linea la dà lei». Il centrosinistra deve fare lo stesso.
«Seguiamo il modello americano: uno schieramento contro l’altro, con una voce e una posizione su ogni tema contro la quale nessuno si mette».
Nel merito però, è il controcanto di Silvia Salis, Meloni ha fallito nel cambiare il Paese: «Se in anni al potere il tuo consenso non oscilla mai è perché non hai avuto il coraggio di fare scelte in grado di cambiare davvero l’Italia».
La lezione di Guzzanti/Bertinotti
Per metterla giù chiara, Salis cita quel Fausto Bertinotti di una vecchia e mitica imitazione di Corrado Guzzanti: «Diceva “Dobbiamo scinderci fino all’irrilevanza”. Possiamo evitarlo? Mio figlio di 3 anni vede che se si brucia non lo deve fare più, dobbiamo farlo anche noi».
Con Elly Schlein, assicura, ha contatti diretti. E agli altri dirigenti di Pd e Campo largo fa arrivare da Parma questo messaggio. «Dico quel che penso sia utile al campo progressista per vincere le elezioni, e sprono tutti a farlo: qualche articolo di meno sul giornale e qualche linea di programma in più, per costruire una voce unitaria. Costerà qualche voto, ma sul lungo periodo è la strada giusta».
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
POI ATTACCA TRAVAGLIO: “‘IL FATTO QUOTIDIANO’ HA UNA SUA DIRETTIVA POLITICA. NON LO LEGGO”… “TRAVAGLIO? NON LO SENTO PIÙ, NON ABBIAMO PIÙ NIENTE DA DIVIDERE. HA UN’IDEA DELLA REALTÀ CHE DEVE COMBACIARE CON LA PROPRIA OPINIONE. IL GIORNALISMO È UNA PROFESSIONE IN VIA DI ESTINZIONE. COSA PARLO A FARE CON UNO CHE SI STA PER ESTINGUERE”
“Il popolo del M5s sono persone nuove. Io non ce l’ho col Movimento, sono anche
persone in gamba, ma lo spirito non c’è più, è completamente diverso”. Lo ha detto Beppe Grillo a Pulp Podcast. Poi, riferendosi al ricorso sul simbolo: “Io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, dovrebbe avere la sua faccia, col suo stemma e mandare avanti la sua cosa. lo faccio per lui”.
Poi, parlando de Il fatto Quotidiano: “Con Travaglio non abbiamo più niente da dividere, quando una persona ha un’idea della realtà che deve combattere con la propria opinione… Trovo che sia ancora un ottimo giornalista, non ho critiche personali da fare, ma il giornalismo è una professione in via di estinzione”. Poi, sempre parlando di giornalismo: “Mi terrorizza che giornalisti di destra parlano bene di me. Io rimango sconvolto”.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
GIORGIA MELONI AVEVA ANNUNCIATO UN TETTO AGLI ALUNNI STRANIERI PER CLASSE E IL DIVIETO DI BURQA…
«All’inizio dell’anno scolastico non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità, luoghi in cui nessuno si senta escluso».
Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani, ha fatto ieri aprendo il Consiglio episcopale permanente a Roma, gli auguri agli studenti: ha ricordato le sfide educative di questo momento: l’inclusività ma anche la tecnologia dilagante («le scuole siano laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia»). A tutti, studenti e insegnanti ha augurato «di custodire il tempo lento dell’ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune».
Tre i temi trattati dal cardinale nel suo discorso sull’educazione: «In questi giorni le scuole hanno riaperto i cancelli: tornano domande che riguardano tutti, non solo chi insegna o studia. La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie.
Tocca il cuore della nostra convivenza. Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo. I recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo», ha detto citando la «Magnifica Humanitas» in cui Leone XIV ha indicato quelle educative come «sfide non più rinviabili».
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
I “MIRACOLI” DI SALVINI AL MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE: A INIZIO LEGISLATURA I VEICOLI IN DOTAZIONE ERANO 58, ADESSO SONO 83… NONOSTANTE SIANO STATE DEPOTENZIATE NELLE LORO FUNZIONI LE PROVINCE HANNO 1.231 AUTO BLU
Ci sono più auto blu in giro per l’Italia, oltre 31mila. Negli anni del governo Meloni,
anche a Palazzo Chigi, dall’inizio della legislatura, la dotazione di auto di servizio è infatti aumentata.
A fine 2022, pochi mesi dopo l’insediamento dell’esecutivo in carica, erano 17 a uso non esclusivo con autista. I dati del 2025 parlano di 22 auto in totale, di cui 5 con uso esclusivo.
Insomma, dalla presidenza del Consiglio a guida Giorgia Meloni arriva l’esempio. E così dalle asl alle authority indipendenti, dai ministeri ai comuni (e alle sempiterne province), le amministrazioni pubbliche non rinunciano a un benefit simbolico.A metterlo nero su bianco è il censimento annuale sulle auto di servizio della Pa della Funzione pubblica: alla fine del dicembre 2025 «si registra un aumento complessivo del numero di veicoli censiti, che raggiungono le 31.181 unità».
Non c’è solo l’incremento di Palazzo Chigi, anche al ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, risulta un’esponenziale crescita con una dotazione complessiva di 83 auto di servizio rispetto alle 58 di inizio legislatura. In questo caso, tuttavia, sotto l’egida del leader leghista sono aumentate di molto le dotazioni (senza autisti) per gli uffici, a quota 77, lasciando solo 6 veicoli con autista. […]
Più mezzi di servizio ci sono al ministero della Salute di Orazio Schillaci: nel 2023 se ne contavano appena 2 a disposizione degli uffici, oggi sono 4 (con una a uso esclusivo con autista).
Chi ha tagliato è invece il ministero della Cultura di Alessandro Giuli, passato da 43 a 36 veicoli, di cui 3 in meno a uso esclusivo. Il censimento, tuttavia, non riguarda solo il governo.
La Corte dei conti ha attuato una riduzione drastica: da 22 auto di servizio è scesa a 14. Non tutti sono virtuosi, però. Le province hanno visto depotenziate le proprie funzioni, ma restano vive e vegete. E amano le auto blu. Un dato su tutti: nel 2023, nel complesso, se ne contavano 968, oggi ce ne sono almeno 1.231.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
LA DISOCCUPAZIONE E LA DEPRESSIONE ECONOMICA DA UN LATO, LA RISPOSTA ALLA RETORICA ANTI-MIGRANTI DALL’ALTRA
“Al mio paese non succede mai niente”. Sara è una studentessa di Magdeburgo, capitale dello stato (Land) della Sassonia-Anhalt, nell’ex DDR comunista. Proviene da un piccolo comune famoso solo perché, dice, lì vicino è nato Friedrich Nietzsche, uno dei maggiori filosofi della storia tedesca. Dopo la laurea vuole subito trasferirsi in una grande città, come Amburgo o Hannover, dove ha degli amici. “Qui non c’è futuro”. Per Sara il Land in cui è nata e cresciuta è inchiodato al passato. E lo dimostrerebbero, a suo parere, le elezioni tenutesi il 6 settembre per il rinnovo del Landtag, il parlamento dello stato federato: il partito etno-nazionalista di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD) ha trionfato con quasi il 44%, cioè oltre mezzo milione di voti, e anche il partito rosso-bruno BSW ha registrato un buon risultato, con oltre il 5%. “Ogni due persone che sono andate a votare, una ha votato per gente che non ha idea di che cosa fare, tranne dire che una volta si stava meglio”, dice Sara.
Antonia ha 40 anni ed è croata. Anche lei vive a Magdeburgo da tempo. Ci tiene a sottolineare che ormai l’estrema destra vince in tutta Europa ma ammette che in alcuni casi gli immigrati hanno una mentalità molto diversa da quella degli europei, e vivono in comunità piuttosto chiuse. “Però non si può generalizzare. E i miei vicini di casa tedeschi sono sì gentili, ma ci tengono a tenere le distanze. Io e mio marito abbiamo socializzato soprattutto con stranieri, inclusi dei vicini africani”. In ogni caso Antonia non sembra avere grande fiducia nell’AfD. “L’estrema destra crea solo caos, divide il paese e non riapre le industrie chiuse”.
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Come Sara, molti giovani della Sassonia-Anhalt sono pessimisti sul Land. Ecco perché emigrano verso l’ovest, più ricco e dinamico, o verso Berlino, o addirittura all’estero.
L’età media nel Land (dato del 2024) è la più alta dell’intera Germania: 48,2 anni. Girando per le belle strade della Altstadt di Magdeburgo si vedono soprattutto anziani. Uno di loro, seduto fuori da un grande centro commerciale piuttosto affollato, si fa intervistare di malavoglia: “Per noi le cose sono sempre andate male. Sempre. Sa che cosa è successo a Magdeburgo nel 1631?” Si riferisce al devastante saccheggio della città da parte delle truppe cattoliche, nel corso della Guerra dei Trent’Anni. All’anziano la DDR non piaceva molto, ma non gli piace neanche la Germania odierna, in particolare l’Ovest “capitalista”; le sue critiche ricordano quelle di certi esponenti di punta dell’AfD.
Secondo Björn Höcke, leader dell’AfD nel Land della Turingia e membro di spicco del partito a livello nazionale, in Germania occidentale ci sono soltanto “americani che parlano tedesco”, mentre nell’est i tedeschi sono rimasti tali. In effetti un cavallo di battaglia della campagna elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt è stata la promozione del Deutsch denken, il pensare tedesco; che cosa significhi questa formula, è un mistero degno delle menti di Kant ed Hegel.
C’è un altro mistero: cosa vogliono i tedeschi dell’est? Per molti Wessis (tedeschi dell’ovest) la mente degli Ossis (tedeschi dell’est) è impenetrabile. Per gli Ossis, d’altro canto, i Wessis sono in realtà Besserwessis, tedeschi dell’ovest che sanno tutto; gli Ossis, agli occhi di certi Wessis, sono Jammerossis, cioè tedeschi dell’est che si lamentano sempre. Ed è alquanto paradossale che mentre in Italia l’eterna rivalità tra polentoni e terroni sembra lentamente scomparire (anche grazie a un inedito dinamismo economico del Mezzogiorno), in Germania il sentimento sta esplodendo.
AfD, il partito dell’est
Per molti aspetti l’AfD è ormai il partito dell’est. Un analista italiano che conosce bene la Germania, ed è obbligato all’anonimato per policy aziendale, spiega: “per anni nella politica tedesca gli Ossis hanno dovuto giocare secondo le regole dei Wessis. La Merkel stessa è cresciuta sotto l’ala protettiva, e senz’altro larga, di Kohl, tant’è vero che veniva soprannominata Kohls Mädchen, la ragazza di Kohl. Un po’ umiliante, no?”
Snocciola nomi: Björn Höcke è nato a Lünen, in Renania settentrionale-Vestfalia, ma i suoi nonni venivano dalla Prussia orientale, cacciati dai comunisti; Ulrich Siegmund, il sorridente e telegenicissimo volto dell’AfD in Sassonia-Anhalt, è nato in un paesino di 6mila anime di nome Havelberg; Tino Chrupalla, copresidente dell’AfD, è nato in Sassonia (“qualche altro chilometro a est ed era polacco”); la stessa Alice Weidel, copresidente dell’AfD e pilastro del partito, è una Wessi, ma il suo “mitico nonnino, Hans Weidel, era dell’Alta Slesia, oggi Polonia”.
Grazie all’AfD, continua l’analista, “gli Ossis hanno il loro partito, e possono provare a dire la loro. Noi italiani dovremmo essere in grado di capirlo… gli Ossis non sono nazisti, a parte pochi imbecilli, magari un po’ gretti, non parlano l’inglese come a Monaco o Colonia. In ogni caso la gente è arrabbiata nera, perché la benzina costa cara sia nell’est che nell’ovest, solo che nell’est hanno molti meno soldi che nell’ovest”. A luglio la disoccupazione in Sassonia-Anhalt superava l’8%, sopra la media nazionale del 6,4%. Nel 2025 il PIL reale è calato, seppure di appena lo 0,2%; ma nel 2024 si era contratto dello 0,9%. L’inflazione colpisce duro, soprattutto i meno abbienti.
Ma non è solo l’economia in cattive condizioni a preoccupare. Vari residenti di Magdeburgo e di Halle, altro importante centro della Sassonia-Anhalt, si sono detti molto preoccupati per la guerra in Ucraina. Due studenti (maschi) precisano che vorrebbero la pace quanto prima, perché “non vogliamo correre il rischio di essere arruolati e combattere contro i russi”. Conrad Ziller è professore di scienze politiche all’Università di Duisburg-Essen. Spiega che il tipico elettore dell’AfD “è di mezz’età e maschio, sebbene le donne stiano recuperando terreno e il partito stia diventando sempre più popolare tra i giovani uomini”.
L’istruzione, osserva Ziller, è il discrimine principale. “Le persone con un livello di istruzione formale più basso tendono maggiormente a votare per l’estrema destra. Anche chi vive nelle zone rurali e chi è preoccupato per il proprio futuro economico è più incline a sostenere l’AfD. Molti di questi elettori vedono la politica in termini di bianco o nero e la considerano un gioco a somma zero: ciò che gli altri guadagnano, loro lo perdono. Ciò va di pari passo con una mentalità basata sulla contrapposizione tra amici e nemici e con atteggiamenti di esclusione nei confronti dei gruppi esterni”.
Perché la gente vota AfD anche se non è di estrema destra
Attraversando in treno la campagna della Sassonia-Anhalt si vede un paesaggio a tratti splendido, ma piuttosto vuoto. Nel Land, che ha poco più di due milioni di abitanti, la densità demografica è meno di 107 abitanti per chilometro quadrato, un dato paragonabile a quello di paesi agricoli come l’Ungheria o la Slovenia. Certe stazioncine rurali mettono tristezza solo a guardarle. E non è difficile capire perché queste contrade si sentano periferia.
Come osserva Ziller, “più delle circostanze oggettive conta il modo in cui le persone percepiscono la propria situazione. Molte di queste aree sono luoghi lasciati indietro, spesso stigmatizzati. Ma allo stesso tempo gli abitanti di queste aree entrano in contatto con norme progressiste attraverso i social media. Se le persone si sentono in fondo alla scala sociale, un modesto miglioramento materiale come l’ennesima nuova strada non basta a cambiare questa percezione; continuano comunque a sentirsi periferiche. Quello che funziona è la promessa di elevare il loro status rispetto agli stranieri e alle minoranze, perché rafforza il loro senso di identità. Questo è anche il motivo per cui, tra le persone che confrontano il proprio gruppo con gli altri, i partiti di estrema destra nativisti ottengono risultati migliori rispetto a quelli socialdemocratici o di sinistra”.
Nicolas Spohn è ricercatore presso il dipartimento di scienze politiche dell’Università di Magdeburgo. Spiega che circa un 20% degli elettori dell’AfD ha posizioni autenticamente di estrema destra; un altro 20% è costituito da conservatori insoddisfatti dalle politiche della CDU che votano AfD perché la CDU non sarebbe sufficientemente conservatrice; e poi il grosso degli elettori, circa il 60%, è composto da “persone estremamente frustrate, perlopiù residenti in aree strutturalmente svantaggiate qui in Sassonia-Anhalt”.
Il ricercatore ci tiene a osservare che nel Land “c’è stato il maggior calo di popolazione dalla riunificazione: abbiamo perso circa il 20% della nostra popolazione rispetto a trent’anni fa; significa che una persona su quattro non è più in Sassonia-Anhalt… è parecchio. Ce ne si accorge soprattutto nelle campagne; siamo uno stato rurale e ci sono zone rurali dove l’AfD è arrivata a prendere il 60%”.
Meclemburgo-Pomerania: altro giro, altro trionfo della destra
La situazione non sembra cambiare così tanto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Land con una densità demografica ancora più bassa (appena 70 abitanti per chilometro quadrato) e una popolazione di 1,6 milioni di persone. Karl è originario di Rostock, anche se vive ormai da anni nel vicino Schleswig-Holstein. “Il nostro Land non se la passa male ma neanche così bene. Io sono socialdemocratico, i miei genitori pure, però una parte dei miei familiari e amici è ormai per l’AfD”, dice.
Famoso per la bellezza delle sue coste baltiche, il Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha votato domenica. Oltre il 38% degli elettori ha scelto l’AfD, mentre la SPD, alla guida del Land con la sinistra radicale della Linke, ha ottenuto più del 35% dei voti: in calo rispetto al 2021 di quasi il 4% ma probabilmente in grado di formare un nuovo governo (di coalizione, ovviamente).
In altre parole il Meclemburgo-Pomerania Anteriore rimane una delle (fragili) roccaforti della socialdemocrazia tedesca, a dispetto dello Zeitgeist. Molto male invece per la CDU, i liberalconservatori cristiani che ai tempi di Kohl erano il partito più potente d’Europa, ora al collasso nel Land. Per Friedrich Merz, cancelliere federale che la batosta della CDU in Sassonia-Anhalt ha oggettivamente indebolito, si profilano altri giorni duri, anche se lui continua a dire che non si dimetterà.
Spiega Alexander Weiß, ordinario di teoria politica e storia delle idee presso l’Università di Rostock: “Le elezioni statali rappresentano sempre, in una certa misura, anche una critica alla politica federale in corso, e a livello federale la CDU è attualmente molto impopolare. I suoi consensi a livello nazionale sono calati da quando il nuovo governo è entrato in carica nel maggio 2025, e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore il sostegno alla CDU si è praticamente dimezzato nello stesso periodo. Ciò contribuisce anche a spiegare i risultati deludenti della CDU in altri stati, non solo della Germania orientale”.
Come in molte altre parti d’Europa, anche nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore i centri urbani votano in modo assai diverso dalle aree più periferiche e rurali. Osserva Weiß: “In tutta la Germania si osserva una netta divisione geografica: i Verdi sono prevalentemente un partito urbano e metropolitano, mentre i partiti conservatori, e in particolare l’AfD, ricevono un sostegno molto più forte nelle zone rurali. Questo andamento è chiaramente visibile anche nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Vi sono comuni rurali in cui l’AfD ottiene ben oltre il 60% dei voti, mentre i centri urbani tendono a orientarsi verso i Socialdemocratici e la sinistra in senso lato, compresi i Verdi”.
Klara (non è il suo vero nome) ha quarant’anni e lavora nel marketing. Originaria del sud di Berlino, è una cittadina adottiva del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dal momento che i nonni materni, novantenni, abitano lì. Rileva che in Germania est l’esodo dei giovani dalle campagne verso i maggiori centri urbani o l’ovest ha avuto conseguenze tangibili. “Si perdono servizi. Per esempio nella piccola città da cui vengo io, a Berlino sud, quest’estate hanno chiuso il reparto pediatrico dell’ospedale perché non ci sono abbastanza bambini per tenerlo aperto. Bisogna andare nella cittadina vicina. Il sistema sanitario è ancora buono nel complesso, però nei piccoli centri chiudono gli studi medici, bisogna prendere l’auto. Oggi ci sono meno medici di famiglia nei centri piccoli rispetto a vent’anni fa… questo succede nelle zone rurali di tutta la Germania, ma in Germania orientale è più evidente”.
Le cose non vanno troppo bene neanche nella capitale federale, ex vetrina scintillante di una Germania finalmente unita e democratica dove è altamente probabile che la Linke guidi il nuovo governo statale forte di un quarto dei voti espressi. Klara osserva: “Berlino è una città molto degradata. Ho amici con bambini piccoli che se ne sono andati perché la qualità della vita lì è davvero peggiorata. Ci sono molti più senzatetto, graffiti e sporcizia ovunque… quando ero piccola si poteva uscire la sera senza alcuna paura, non mi spaventava prendere la metro o i treni regionali. Adesso la gente prende un Uber, si sposta con la macchina o in bici, si muove in gruppo. Le abitudini sono cambiate”.
Da Ossi doc, Klara nota che tante persone della generazione di sua madre “sentono che per loro le cose dopo la riunificazione non sono andate così bene. Hanno perso il lavoro, delle aziende hanno chiuso o si sono spostate, alcuni si sentono lasciati indietro. Penso che in qualche modo abbiano trasmesso ai loro figli questo sentimento di divisione tra est e ovest”.
Svezia, dove la destra sta perdendo colpi
Attraversando il Mar Baltico si arriva in un’altra terra dove l’estrema destra è fortissima: la Scania, roccaforte dei famigerati Democratici svedesi. Alle recenti elezioni politiche questa forza di estrema destra, guidata da Jimmie Åkesson (nativo proprio della Scania), ha preso il 17,5% dei voti a livello nazionale, ma nella contea della Scania ha ottenuto risultati di gran lunga migliori. Per esempio nel comune di Skurup ha sfiorato il 31%, a Perstorp il 35% così coqme a Bromölla. Ben diverso il risultato di Malmö, la “Napoli scandinava” che con i suoi 360mila abitanti è la terza città della Svezia dopo la capitale Stoccolma e Göteborg. Qui la coalizione di centrosinistra ha stravinto, e i Democratici svedesi hanno registrato un risultato di gran lunga inferiore alla media nazionale: 13,1%. Lo stesso è accaduto nel vicino comune di Lund, che dal XVII secolo è sede di una delle università più eminenti del mondo nordico: 10,1%.
Rispetto al resto della Scania, dove l’agricoltura è florida, Malmö è uno dei poli dell’innovazione svedese grazie all’ottimo ateneo e alle tante aziende ad alta intensità tecnoscientifica spesso ben integrate nell’economia della conoscenza della vicina Copenaghen, collegata alla Scania attraverso il ponte strallato più lungo d’Europa. Malmö è anche un’importante città portuale, dove da secoli approdano coloro che sognano di rifarsi una vita in Svezia.
Jacqueline è un’attivista del SAP, il partito socialdemocratico svedese, che alle elezioni si è confermato prima forza politica della Svezia con il 28% dei voti, in calo di oltre il 2% rispetto alle elezioni del 2022. “La Scania è da sempre una terra di intense passioni politiche” dice, ed è vero, a giudicare dall’ubiquità dei manifesti elettorali. Lars è un impiegato, è originario del nord ma vive in Scania da due decenni, e la pensa come Jacqueline. “In Scania la politica riesce ad appassionarci. E io voterei ancora socialdemocratico, se quelli non avessero deciso di trasformare la Svezia in Eurabia”.
A differenza che in Germania est, in Scania, e in particolare a Malmö, ci si imbatte assai più spesso in uomini afrodiscendenti, o donne con l’hijab. Poco più del 20% della popolazione svedese è nata in un altro paese. Molti dei nuovi svedesi sono perfettamente integrati nell’economia e nella società: li si vede con i laptop sottobraccio di fronte all’entrata dell’università, negli onnipresenti 7-Eleven che allungano ai clienti salsicciotti caldi, snus o biglietti del treno, alla guida di bus e taxi, nei curatissimi parchi pubblici con i bambini. Ovviamente ci sono anche nuovi svedesi che commettono reati, e magari entrano in una gang. Ma se è vero che esiste una correlazione tra crimine organizzato e immigrazione, è anche stato osservato che “la correlazione non implica causazione”. Negli ultimi quindici anni l’estrema destra svedese si è spesa molto per dipingere il paese, e in particolare la Scania, come una sorta di regno del crimine, ma percorrendo le strade di Malmö la sera non si avverte certo una sensazione di pericolo (o almeno non sembrano temere alcunché le tante ragazze in giro).
Parlando con cittadine e cittadini a Malmö, ma anche a Göteborg e a Jönköping, in lussuosi centri commerciali così come nelle stazioni ferroviarie, sembra che a preoccupare di più siano il costo della vita e la sanità anziché l’immigrazione e la criminalità organizzata, cavalli di battaglia dei Democratici svedesi. E in effetti, come sottolinea Anders Hellström, professore associato di scienza politica all’Università di Malmö, “mentre nelle elezioni del 2022 tutti parlavano dei prezzi del gas o della violenza delle gang, questa volta una questione al centro della campagna elettorale è stata la sanità. Anche di economia si è parlato molto, e quello non è il tipico terreno di gioco per i Democratici svedesi”.
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Lo studioso nota che la retorica estremista dei Democratici svedesi in fatto di immigrazione è diventata mainstream, e che ormai tutti i partiti chiedono restrizioni all’immigrazione (mentre vent’anni fa erano solo i Democratici svedesi a farlo). Tuttavia parlare di remigrazione non sembra aver portato fortuna all’estrema destra, perché ha innescato “un voto di protesta. Il voto cioè dei giovani che sono nati in Svezia, parlano perfettamente svedese, ma hanno i nonni stranieri, e non vogliono certo che vengano cacciati via a calci”.
Del resto a molti giovani svedesi non serve avere nonni o genitori stranieri per essere ostili alla remigrazione. Cresciuti in una Svezia multietnica, sono abituati ad avere amici e fidanzati con il colore della pelle un po’ più scuro. Lo dice chiaramente Sara, giovanissima commessa in un negozio alla stazione centrale di Göteborg. “Da quando vado a scuola ho sempre avuto compagni di classe immigrati o comunque di origine straniera, e non sono assolutamente contraria all’immigrazione”.
La sorpresa delle elezioni sono stati i Moderati, cioè i liberalconservatori del primo ministro Ulf Kristersson (ironia della sorte, originario anche lui della Scania). I Moderati hanno preso il 19,8% dei voti, con un aumento dello 0,7%: non male, per una forza al governo del paese dal 2022. Håkan è un manager sessantenne della Svezia centrale, e di fronte a un latte racconta: “Io voto da sempre Socialdemocratici, anche se il portafogli mi dovrebbe spingere verso la destra…”. Se gli si chiede perché così tanta gente continua a votare per i Socialdemocratici, fatica a trovare una risposta. “Forse perché loro continuano a stare tra le persone. Gli elettori sono come gli impiegati: hanno bisogno di sentirti vicino, anche se magari la tua presenza a volte li infastidisce”.
(da Fanpage)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
QUESTI NON HANNO ANCORA CAPITO CHE SALVINI ANDAVA ACCOLTO A PERNACCHIE A PONTIDA, DISTRUGGENDO LA SUA IMMAGINE FARLOCCA… IL CONGRESSO SALVINI LO VINCE “PER ACCLAMAZIONE” PERCHE’ DURIGON PORTA I DELEGATI DEL CENTROSUD E IL NORD E’ TUTTO COMMISSARIATO E QUINDI CONTROLLA I DELEGATI… E CHI SI METTE CONTRO SALVINI CHE FARA’ LE LISTE ELETTORALI?
Raccontano che la mossa del cavallo Matteo Salvini l’abbia studiata e messa a terra in
gran segreto con un solo uomo: il suo vice – e sottosegretario al Lavoro – Claudio Durigon. Capace del resto di portare a Pontida truppe cammellate dal Centro e Sud Italia, e dunque di salvare la pelle politica del segretario federale assicurandogli la claque sul pratone un tempo padano e secessionista.
Obiettivo: stanare gli avversari interni con un congresso da tenere prima possibile, senza dare il tempo materiale per organizzarsi. E così, farsi riconfermare e blindarsi fino alle Politiche. Gli avversari sarebbero i governatori. Ormai nella sostanza una vera e propria corrente nordista.
Adesso, che cosa faranno? Romeo, Fontana, ma anche Zaia e Fugatti. «I quattro dell’Ave Maria», come li sfottono i pasdaran salviniani. «È presto per dirlo, dobbiamo studiare – ragiona una fonte organica ai “ribelli” -. Vediamo che cosa succede domani (oggi, ndr) in consiglio federale». In sostanza: il fronte dei governatori vuole capire, e sentire dalla viva voce del segretario nelle prossime ore in via Bellerio quali saranno le regole del congresso straordinario. In base a questo, ragioneranno sulle mosse da fare nei prossimi giorni.
Uno dei governatori, dietro anonimato, spiega la mossa in questi termini: «Dal suo punto di vista è stato astuto: convoca un congresso in fretta e furia, presenta una mozione su quella che è la sua linea e chiederà di approvarla per acclamazione. I delegati sono gli stessi del congresso di Firenze 2025, li controlla tutti. Quindi in teoria la sua linea passerà».
Romeo, capogruppo uscente al Senato (uscente almeno lo vorrebbe il capo, quanto meno), è piuttosto tentato dalla sfida. Potrebbe essere lui il frontman della minoranza. «Sul pratone ci hanno accolto molto bene, abbiamo avuto ottimi riscontri – dice -. Non c’è stata una persona che ho incrociato che mi abbia criticato o fischiato. Serve un cambiamento per salvare la Lega e rilanciarla».
Però ottobre è domani. Gli “eretici” del Nord sono consapevoli dei rischi: il dribbling di Salvini può precipitarli adesso in un cul del sac. Perché se dopo mesi di interviste, critiche frontali, affondi, eventi, controcanto, non saranno conseguenti – magari per mancanza di forze o di un candidato possibilmente di peso – ne usciranno malissimo. Perdendo l’ultima occasione utile per “cambiare” la Lega.
(da Repubblica)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
IL GENERALE, DOPO LA “BENEDIZIONE” DELL’EUROPDEPUTATO DI AFD MARC JONGEN, HA MOSTRATO UNO SPEZZONE DELL’INTERVENTO DI ITALO BOCCHINO A “OTTO E MEZZO”, NEL QUALE L’EX AN SI ERA DETTO SICURO CHE GLI ELETTORI DI VANNACCI ALLE ELEZIONI VOTEREBBERO PER IL CENTRODESTRA, BEN SAPENDO CHE ALTRIMENTI VINCEREBBE LA SINISTRA – A QUEL PUNTO VANNACCI HA SBOTTATO: “L’UNICO VOTO UTILE E’ QUELLO PER FUTURO NAZIONALE”
“L’unico voto utile è quello per Futuro nazionale». Roberto Vannacci, sembra chiudere a un’alleanza con il centrodestra alle politiche. O almeno, lascia intendere non sarà certo lui a chiederla. E mentre Gianni Alemanno definisce Ursula von der Leyen «una stronza», a Orvieto, alla seconda giornata della convention di Futuro nazionale, arriva l’endorsement dell’Afd. È l’eurodeputato di Alternative für Deutschland, Marc Jongen, 58 anni, nato in Alto Adige, a portare la benedizione della leader Alice Weidel: «In un futuro non lontano ci incontreremo nelle responsabilità di governo».È proprio quello che volevano sentire dire i cinquecento militanti convenuti da tutta Italia. «Abbiamo un programma simile», gongola il generale. Per Alemanno, Vannacci sarà a palazzo Chigi entro dieci anni, a patto che la destra non ripeta gli errori del passato. «I provvedimenti dello stop al burqa a scuola e del tetto agli stranieri in classe dovevano arrivare anni fa», la liquida Vannacci.
Il generale è arrivato a dire che Ulisse ed Enea sono esempi di patriarcato mediterraneo, uno dei suoi cavalli di battaglia. Cosa intende? «Non è oppressione, possesso, violenza. È invece rispetto, devozione, il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere da duemila anni. L’idea dell’uomo che abbiamo è Ulisse che lascia la sua terra per difendere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alle lusinghe, ma torna dalla moglie, e quando arriva stermina i proci e difende la propria famiglia».
L’altro esempio è Enea, l’uomo che si carica sulle spalle il padre. Tutta la convention, intervento dopo intervento, è stata un inno ai valori iperconservatori, cattolico tradizionali, mentre non lontano da lì un gruppo di manifestanti, di associazioni di sinistra, tra cui Articolo 21, Anpi, Spi Cgil, aveva organizzato un picchetto antifascista.
Alla fine del suo discorso ha voluto mostrare uno spezzone dell’intervento di Italo Bocchino a Otto e mezzo dello scorso mercoledì, nel quale l’ex An si era detto sicuro che gli elettori di Vannacci alle elezioni voterebbero per il centrodestra, ben sapendo che altrimenti vincerebbe la sinistra. Ed è lì che Vannacci ha detto che l’unico voto utile è quello per il suo partito. Accolto da canti da stadio, «c’è solo un generale», in un clima mistico-elettorale, […] Vannacci, a proposito degli immigrati, dice: «Chi non lavora non mangia».
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2026 Riccardo Fucile
IL SUO PARTITO, L’SPD, HA OTTENUTO IL 35,5% DEI VOTI E POTREBBE ALLEARSI CON LA LINKE (6,5%) E I VERDI (5,7%), MA NON CON LA CDU CHE NON È RIUSCITA A SUPERARE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO DEL 5%
Le elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino hanno dimostrato che la
polarizzazione politica si sta aggravando anche nella solida Germania. Si rafforzano soprattutto Afd e Linke, si rimpicciolisce l’area dei partiti di centro. E la Cdu subisce nel land affacciato sul Mar Baltico una batosta senza precedenti: stando alle proiezioni di ieri notte è finita fuori dal parlamento. È la prima volta nella storia. Una catastrofe anzitutto per il cancelliere Friedrich Merz.
In Meclemburgo-Pomerania, l’Afd raddoppia i voti, supera il 38% e si piazza davanti al partito della governatrice uscente Manuela Schwesig, che perde 4 punti ma supera comunque il 35%. Oltretutto, dopo una spettacolare rimonta; un anno fa la Spd era ancora 18 punti dietro all’Afd.
Terzo partito è la Linke, al 6,5%, mentre i Verdi si piazzano al 5,5%. Ma a Schwerin, la Cdu subisce una mostruosa disfatta. Si ferma al 4,9%, appunto. Sotto la soglia di sbarramento.
Grazie al cordone sanitario, nella regione affacciata sul Mar Baltico è molto probabile che Schwesig continui a restare in sella. La leader socialdemocratica che guida il Meclemburgo-Pomerania da nove anni ha detto che «abbiamo avuto molta fiducia e la gente vuole che continuiamo a governare.
L’Afd voleva conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. Io mi sono candidata come “donna contro il blu” e ho centrato il mio obiettivo». L’ultradestra ha la maggioranza relativa dei seggi, ma nessuno si presterà ad allearsi con il candidato governatore, Leif-Erik Holm. Per governare, però, Schwesig dovrà chiedere il sostegno sia alla Linke sia ai Verdi.
(da agenzie)
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