Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
AL SUO POSTO ANDRÀ STEFANIA CRAXI (MA I FRATELLI BERLUSCONI NON VOLEVANO RINNOVAMENTO E FACCE NUOVE?)
“Ringrazio Maurizio Gasparri per l’impegno profuso in questi anni alla guida dei senatori di Forza Italia. La sua dedizione e lealtà verso la nostra bandiera è un esempio che tutti dovrebbero seguire e apprezzare. A Stefania Craxi, neo presidente del Gruppo di Forza Italia al Senato, rivolgo i migliori auguri di buon lavoro. Forza Italia è un partito vivo, un punto di riferimento per tutti quegli italiani che si ritrovano nei valori della libertà e del popolarismo.
Continueremo ad affermarci sempre come il centro della politica italiana. Con le iniziative e con i prossimi congressi regionali lavoriamo per allargare sempre di più i nostri orizzonti, abbracciare tutte quelle forze che condividono il nostro percorso. A radicarci sul territorio, a valorizzare la nostra base e i nostri militanti. Non abbiamo paura della democrazia, non abbiamo paura del confronto con il popolo. Forza Italia, nel solco e nell’eredità di Silvio Berlusconi, non perderà mai la sua rotta”. Così, in un post su X, il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
RIVENDICA IL CERTIFICATO PENALE “IMMACOLATO”, MENTRE DELMASTRO HA GIÀ UNA CONDANNA IN PRIMO GRADO SUL GROPPONE… QUANDO SOSTIENE DI PAGARE ANCHE “IL CONTO DI ALTRI” A CHI SI RIFERISCE? A CARLO FIDANZA, PER ESEMPIO, CHE DOPO LE EUROPEE DEL 2024 È STATO CONFERMATO CAPODELEGAZIONE DI FDI A BRUXELLES, NONOSTANTE IL PATTEGGIAMENTO. O AD AUGUSTA MONTARULI, CONDANNATA IN VIA DEFINITIVA PER PECULATO
«Ma siamo diventati un partito giustizialista in 24 ore?», si chiede Daniela Santanché,
sfogandosi con gli amici che le sono rimasti nel partito, quando le dimissioni sono già state firmate e spedite a Giorgia Meloni.
È il giorno della grande amarezza, per la Pitonessa tradita dai suoi Fratelli. Sapeva bene che il grosso del partito la mal sopportava da anni, da prima che mettesse piede al governo, storie di faide tra correnti in Lombardia. E poi, certo, c’è sempre il suo caratterino, è una che non le ha mai mandate a dire.
Questa ostilità sotterranea l’aveva percepita definitivamente un anno fa, quando i più, a via della Scrofa, l’avevano scaricata, dopo il rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali dopo l’indagine per la truffa Covid. Avevano messo in giro la voce delle sue dimissioni imminenti. Non credeva però che Meloni le avrebbe presentato il conto adesso, quattordici mesi dopo, sull’onda dei quindici milioni di no al referendum.
Con la premier si erano viste domenica, ai funerali di Umberto Bossi. E nulla, quella mattina, le aveva fatto presagire il patatrac. Invece stavolta va così.
È amareggiata per il doppiopesismo del suo partito, Santanché. Nella lettera spedita alla premier e rapidamente diffusa alla stampa, manda messaggi facili da decifrare. Quando sostiene di pagare anche «il conto di altri» a chi si riferisce?
A Carlo Fidanza, per esempio, che dopo le Europee del 2024 è stato confermato capodelegazione di FdI a Bruxelles, nonostante il patteggiamento. O ad Augusta Montaruli, condannata in via definitiva per peculato, che è stata, sì, dimissionata da sottosegretario all’Istruzione, ma ha trovato alla svelta un’altra poltrona su cui accomodarsi, vice-presidente dei deputati di FdI.
E a proposito, Santanché lascerà il partito? Lei, parlando agli amici, giura di no. «Non sono mica Pozzolo». Non salirà insomma a bordo della navicella di Roberto Vannacci. Non cerca nemmeno altri incarichi interni, ammesso che glieli offrano. Farà la «senatrice semplice», a modo suo.
Con l’amico Ignazio La Russa, Santanché pure ieri si è sentita a ciclo continuo. Dalla mattina, quando ancora — spes contra spem, dicevano i latini — ha provato in qualche modo a restare in sella, per l’ennesima volta.
Alle tre di pomeriggio, è andata a casa. Coincidenza: proprio quando il presidente del Senato aveva terminato l’incontro a Palazzo Madama con la famiglia del bosco. Ai piani alti di FdI, insomma nel cerchio magico di Meloni, sono convinti che sia
stato proprio «Ignazio» a raggiungere l’ormai ex ministra nella sua dimora privata. E ad abbozzare insieme il testo del passo indietro, avvisando poi Meloni della «missione compiuta».
Dallo staff di Santanchè negano seccamente: «Figurarsi, la lettera l’ha scritta da sola». E in effetti c’è tanto di Santanché, nelle righe spedite a Meloni. Dimissioni spontanee per eccellenza. Non volute, nei tempi, nei modi. C’è la presa di distanza da Andrea Delmastro. Santanché scrive che la sua vicenda giudiziaria è «assai diversa» da quella dell’ex sottosegretario.
Come dire: io non c’entro nulla con la camorra. Rivendica il certificato penale «immacolato», mentre Delmastro ha già una condanna in primo grado sul groppone. Soprattutto, non ha voluto, fino alla fine, passare per «capro espiatorio» della clamorosa débâcle referendaria. Anzi, rivendica pure il successo in Lombardia, dove la sua influenza (in tandem con La Russa) non si è ancora appannata. Insomma, le sue dimissioni, è la versione della “Santa”, al contrario di quelle di Delmastro «non erano dovute». E sicuramente non volute, non da lei.
«Amareggiata», solitaria, ma forse non final, per citare il romanzo di Osvaldo Soriano. Santanchè giura di non essere all’ultima curva della sua corsa trentennale nell’arena politica.
A via della Scrofa c’è chi racconta: ha trattato per una ricandidatura in Parlamento, ma nessuno gliel’ha confermata. Spifferi, veleni. Lei con gli amici, ieri notte, si congedava così: «Tranquilli, chiusa una porta, si apre un portone». L’ultimo rilancio di una spavalda ottimista, anche nel giorno della resa.
(da Repubblica)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
NON C’ERA CAPRO ESPIATORIO MIGLIORE DELLA MINISTRA, LA DONNA-ECCESSO CHE IN UN QUALSIASI GOVERNO, NON AVREBBE MAI DOVUTO STARCI… LA PITONESSA ORA HA RAGIONE DI OFFENDERSI. INCREDIBILE A DIRSI, LA SIGNORA SENZA STILE (“IL MIO STILE È NON AVERE STILE”), HA PIÙ STILE DELLA SIGNORA CHE LA CACCIA”
Diciamo la verità: Daniela Santanchè ha ragione a dire che non c’entra nulla con il referendum perduto. Non è come il ministro Nordio e come la stessa Meloni che, sentendosi fuori posto, si sono incatenati al loro posto, Giorgia facendo persino sapere che è “furiosa”, come se avesse perso qualcun altro.
Chi? Ma la Santanchè, ovviamente. Non c’era capro espiatorio migliore della ministra che dava subito nell’occhio, la donna-eccesso che in un governo, qualsiasi governo, non avrebbe mai dovuto starci, la pitonessa da rimandare in gabbia.
Spavalda, impunita, sola contro il mondo, tutta umori e testa dura, c’era finalmente una logica nell’ostinazione della Signora Tiracalci che ora ha ragione di offendersi. Incredibile a dirsi, la signora senza stile (“il mio stile è non avere stile”), ha più stile della signora che la caccia.
Francesco Merlo
(da Repubblica)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
PER QUESTO RIFIUTO UMANO TUTTI I PALESTINESI VANNO UCCISI: “A JENIN NON CI SONO CIVILI INNOCENTI, NON CI SONO BAMBINI INNOCENTI”
Il deputato israeliano di estrema destra Yitzhak Kroizer ha difeso l’operato delle forze di
sicurezza israeliane che all’inizio di questo mese hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco una coppia palestinese e i loro due figli piccoli.
Secondo il deputato e l’Idf, l’auto sulla quale viaggiava la famiglia era diretta a tutta velocità contro i soldati, mentre secondo altri due figli della coppia, sopravvissuti alla sparatoria, il mezzo era fermo quando l’esercito ha aperto il fuoco.
“Sostengo i soldati delle Forze di Difesa Israeliane in ogni situazione. Anche se le vittime collaterali sono donne o bambini, non mi importa”, ha dichiarato Kroizer durante una sessione plenaria della Knesset, citato dal Times of Israel. “E a Jenin non ci sono civili innocenti. A Jenin non ci sono bambini innocenti”, ha affermato Kroizer.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
NELLA LEGA C’È CHI LO DICE DIRITTO E SENZA SFUMATURE: “CHE IMPORTA LA COALIZIONE? CONTA QUANTO PRENDIAMO NOI”
I leghisti, come qualche volta accade, hanno ricevuto tassativo ordine di scuderia: «Non si parla delle legge elettorale». Però, con garanzia di anonimato, il sentiment emerge.
Mercoledì scorso, l’irritazione aveva percorso il partito. Il presidente della commissione Affari costituzionali , Nazario Pagano (FdI) aveva fissato per il 31
marzo l’inizio della discussione sulla nuova legge: «Manco ventiquattr’ore dopo la chiusura delle urne».
In realtà, un’osservazione ingiusta: il centrodestra da settimane aveva deciso di premere sull’acceleratore: proprio per non essere accusati di farlo a urne ancora calde. Fatto sta che ancora le discussione sarà lunga, al momento si è parlato solo dei possibili relatori, che dovrebbero essere uno per ogni gruppo di maggioranza.
Quel che la Lega non apprezza nell’ipotesi di legge è la scomparsa dei collegi uninominali. Perché il collegio «crea una compensazione con il partito più forte». E perché nel 2022 il sistema aveva portato a una certa sovrarappresentazione del partito. Altro aspetto che la Lega ha trovato irritante è l’insistenza di Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), il viceministro alla Giustizia, sul coinvolgimento delle opposizioni nella discussione sulla legge. Ci sono delle ragioni, certo.
Dopo il No al referendum sulla Giustizia, riflette un deputato, «la vittoria del centrodestra è un pochino meno scontata e rende più rischioso il principio « the winner takes it all , il vincitore prende tutto».
Certo, nella Lega c’è chi lo dice diritto e senza sfumature: «Che importa la coalizione? Conta quanto prendiamo noi». Ma nel partito c’è anche chi ricorda che «su questo impianto c’è già un accordo di maggioranza». Prevede che la funzione compensativa dei collegi uninominali sia svolta dalla lista unica di coalizione: «A di là dell’accordo, bisognerà che sia chiarissimo quanto il listone di centrodestra rappresenterà i diversi partiti».
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
MA TALARICO NON È SCESO ALLO STESSO LIVELLO : “GESÙ AMA. IL NAZIONALISMO CRISTIANO UCCIDE”… IL 36ENNE HA SCONFITTO LA DEPUTATA DEL TEXAS JASMINE CROCKETT ALLE PRIMARIE DEMOCRATICHE STATALI
La stella nascente del partito democratico ha risposto con “amore” all’augurio di morte da
parte del pastore di Pete Hegseth. James Talarico, democratico del Texas candidato al Senato e seminarista presbiteriano, ha dichiarato che perdona Brooks Potteiger, il più stretto consigliere spirituale del segretario della Difesa, per aver pregato per la sua morte.
“Vogliamo che venga crocifisso con Cristo”, aveva detto il pastore durante una puntata di un podcast nazionalista cristiano intitolato ‘Reformation Red Pill’, al quale Hegseth ha partecipato in diverse occasioni.
Talarico ha risposto su X: “Gesù ama. Il nazionalismo cristiano uccide. Lei può pure pregare per la mia morte, pastore, ma io le voglio bene lo stesso. Le voglio più bene di quanto lei possa mai odiare me”.
Il 36enne ha sconfitto la deputata del Texas Jasmine Crockett nelle primarie democratiche statali, basando gran parte della sua campagna su un populismo di matrice religiosa e sul suo appeal bipartisan. Talarico, che quest’autunno punta a strappare il seggio al senatore repubblicano John Cornyn, ha recentemente affermato in un’intervista con Stephen Colbert che “non c’è nulla di cristiano nel nazionalismo cristiano”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
CI SAREBBE STATO UNO SCONTRO TRA LA “ZARINA” E UN’ALTA DIRIGENTE DEL MINISTERO LEGATA AL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO MANTOVANO. UNA AVREBBE STRATTONATO L’ALTRA: ORA SI IPOTIZZANO RECIPROCHE DENUNCE. SI MORMORA CHE LA “CONTENDENTE” DI BARTOLOZZI SIA STATA LA MAGISTRATA AL VERTICE DEL DAG, IL DIPARTIMENTO PER GLI AFFARI DI GIUSTIZIA DOVE, DA MENO DI UN ANNO, ERA ARRIVATA ANTONIA
Cambiare tutto. Un uomo invisibile invece di una donna che non disdegnava la ribalta politica. Un profilo supertecnico, come quello del magistrato riservatissimo Antonio Mura, attuale capo del legislativo al ministero, invece dell’esuberante stakanovismo della dimissionata Giusi Bartolozzi.
§E invece ancora un’avvocata, ancora in quota meloniana, o la deputata Sara Kelany o la collega Carolina Varchi, per sostituire il sottosegretario Andrea Delmastro.
Il giorno dopo, al ministero della Giustizia, girano i nomi di chi potrebbe subentrare nei due ruoli chiave lasciati vacanti. E si raccolgono i resti di una campagna referendaria che ha lasciato sul campo vittime e uffici da rifondare, risentimenti e vendette incrociate.
Bartolozzi si è ripresenta ieri in piena mattinata nel suo ufficio. Non sceglie un orario defilato, ci tiene a non nascondersi, non ha «niente di cui vergognarsi, casomai gli altri», si è sfogata, lo ha ripetuto e anche gridato quando ha capito che non avrebbe più resistito in cima al Palazzo.
Dove andrà ora? Si pensa a un posto di rango in una partecipata: è alle porte una serie di nomine, meno probabile le confermino il seggio alle prossime politiche come sembrava scontato, solo fino al referendum maledetto. E così varca il cancello apparentemente serena, per le ultime pratiche e per incrociare il ministro Nordio, a colloquio prima che lui infili la strada per la Camera.
C’è chi la saluta con dispiacere e comprensibile slancio (anche la sua segreteria: dove, tra l’altro, Bartolozzi aveva e distribuito posizioni e incarichi), chi letteralmente volta le spalle e festeggia, qualche piano più su, o più in basso, la sua uscita
Un clima ancora così carico di tensioni che si racconta di uno scontro “feroce”, avvenuto proprio martedì mattina, in via Arenula, nelle stesse ore del braccio di ferro e della rimozione voluta da Meloni e Mantovano. Il conflitto avrebbe opposto la “zarina” a un’alta dirigente, a sua volta legata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Sarebbero volati stracci, toni troppo alti e una avrebbe addirittura strattonato l’altra, fino a ipotizzare reciproche denunce. Ma guai a chiedere conferme
Bartolozzi arroccata nel suo ufficio ancora per poche ore, i big minimizzano, solo gli addetti alle pulizie avrebbero visto e raccontato senza filtri, allontanandosi
dai corridoi: «Ci hanno bloccato, non abbiamo potuto lavorare, stanno litigando di brutto».
Si mormora che la “contendente” di Bartolozzi sia stata la magistrata al vertice del Dag, il dipartimento per gli Affari di giustizia dove, da meno di un anno, era arrivata Antonia Giammaria, dirigente stimata e vicina anche al sottosegretario Mantovano. A lei c’è chi pensava come possibile nuovo nome al posto di Bartolozzi (momentanemente sostituita dal vicario Corasaniti).
Davvero tra le due sono state parole pesanti e scintille? «No». Giammaria respinge con forza ogni curiosità interna: menzogne, fantasie, e con Bartolozzi ci stimiamo, anzi non l’ho neanche incrociata, tiene a precisare. Eppure il ministro Nordio sarebbe salito da lei, trafelato, al quarto piano, per capire cos’era avvenuto. «Ma per parlare di altro», ha spiegato. Voci. Ceneri che ardono. Cambiare tutto, silenziare via Arenula.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
“CHIUSA UNA PORTA, SI APRE UN PORTONE”… LA TENTAZIONE VANNACCI
«La Daniela ha fatto bene a dimettersi, perché glielo chiedeva la Giorgia che è una persona
strepitosa. Era giusto così, ha fatto un passo indietro col cuore in mano». Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena spiega così al Corriere della Sera le dimissioni della sua compagna, l’ormai ex ministra del Turismo Santanchè. Il giorno dopo l’addio con lettera è il più grigio per la Pitonessa. Che ieri con gli amici si congedava con una frase da meme su Facebook: «Tranquilli, chiusa una porta, si apre un portone». Ma intanto da Fratelli d’Italia non è arrivata nessuna rassicurazione su un’eventuale ricandidatura in Parlamento nel 2027.
Le dimissioni rassegnate
Sono i retroscena dei giornali a raccontare come l’ha presa Santanchè. «Ma siamo diventati un partito giustizialista in 24 ore?», si è chiesta a dimissioni già firmate mentre programmava qualche giorno di vacanza proprio con Dimitri. «Tornerò all’inizio della prossima settimana», ha fatto sapere secondo Repubblica al suo staff, che intanto già comincia a spedire curricula. Ma ci tiene a far sapere a chi si riferiva quando parlava del «conto di altri» che lei ha pagato. Per esempio Carlo Fidanza, che dopo le Europee 2024 e il patteggiamento è rimasto capodelegazione di FdI in Europa. O ad Augusta Montaruli, condannata in via definitiva per peculato, che ha detto addio al posto di sottosegretario all’Istruzione ma è vice-presidente dei deputati di FdI. Ma, come si vede, si tratta di cariche di partito e non istituzionali.
La versione di Kunz
Secondo Kunz è arrivato «un fulmine a ciel sereno. Ha resistito solo per dare un messaggio forte. Per ribadire che non stava lasciando per la vittoria del No, come gli altri due». Ovvero «Beh, Delmastro è uomo stimabilissimo, però le sue vicende hanno avuto un timing tremendo sul Sì, sono state un deterrente pazzesco. La Daniela invece ha un rapporto ottimo con la magistratura, le sue dimissioni non hanno le stesse motivazioni». E ancora: «Giorgia è stata brava e coraggiosa a darle fiducia, l’ha resa la donna più felice al mondo, il passo indietro Daniela glielo doveva, anche se lo ha deciso a malincuore, ci teneva a restare». Poi ha ceduto. «Giorgia ha chiesto, Daniele ha obbedito, lo ha fatto soltanto per lei».
La telefonata
Kunz rivela che le due «si sono anche parlate per telefono». E non si è sentita abbandonata: «No. Dentro Fratelli d’Italia ci sono tante sfaccettature, non solo Giorgia. Sembrerebbe che a spingere per le dimissioni siano stati altri». Anche se adesso «non è certo di buonumore. Più triste. Si è arrabbiata solo per come è andato il referendum, Sta tornando qui da me a Marina di Pietrasanta, le ho comprato le rose rosse e la porto fuori a cena con suo figlio Lorenzo. Vogliamo farle sentire tutto il nostro amore». E lui le dirà «che il suo valore non dipende dal suo incarico. Che è stata bravissima. Che siamo felici e fortunati perché abbiamo la salute. E che comunque rimane una senatrice e ci aspettano tanti progetti da realizzare insieme, il 28 maggio per esempio apriamo il lido Tala Beach».
Addio al partito?
«Non sono mica Pozzolo», quando le prospettano la possibilità di mollare Meloni. Magari per Roberto Vannacci. No, adesso farà la «senatrice semplice». Nella lettera c’è la presa di distanza da Andrea Delmastro, tanto da scrivere addirittura il cognome con una grafia sbagliata. Anche perché lui ha già una condanna (in primo grado) sul groppone. La fedina penale della Pitonessa invece è immacolata, come ha ricordato lei nella lettera. Per questo le sue dimissioni «non erano dovute». E sicuramente non volute, non da lei. Che è «amareggiata». Ma pronta ad aprire quel portone.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2026 Riccardo Fucile
IL LEGALE DELLA 19ENNE SMENTISCE IL PAGAMENTO IN CONTANTI E ANCHE DI AVER SAPUTO DELLA VENDITA… DELMASTRO AVEVA VENDUTO SEI GIORNI PRIMA E AVEVA DETTO DI AVERCI RIMESSO SOLDI
Nell’intervista che ha rilasciato ieri al Corriere della Sera il non più sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha detto che nell’affare della Bisteccheria d’Italia «ho ceduto le mie quote e ne sono uscito immediatamente. Non ho guadagnato un euro. Ci ho solo rimesso soldi».
Nell’atto del notaio che lo certifica c’è scritto che l’affare è stato regolato prima delle firme e in contanti. Siccome le quote sono finite a Miriam Caroccia, figlia di Mauro, i soldi avrebbe dovuto darli lei. Ma lei, dopo la nota dell’avvocato di ieri, oggi smentisce tutto. E inguaia il deputato di Fratelli d’Italia.
Miriam Caroccia mette nei guai Delmastro e FdI
Caroccia sostiene di aver saputo di essere diventata azionista unica della srl Le 5 Forchette dai giornali. «Abbiamo fatto fare una visura e abbiamo saputo della cessione: per questo motivo ci siamo messi a disposizione della Procura. Vogliamo conoscere tutte le incombenze della srl perché altrimenti si rischiano conseguenze penali», sostiene il legale della 19enne Fabrizio Gallo.
Nei suoi confronti la procura di Roma ha avviato un’indagine insieme al padre per intestazione fittizia e riciclaggio con l’aggravante mafiosa. Ovvero gli stessi reati per cui il genitore sta scontando una pena di 4 anni di carcere. Il 27 febbraio 2026 Delmastro cede le sue azioni a Donatella Pelle. Che le vende a Miriam insieme agli altri politici FdI piemontesi: il segretario provinciale di FdI Cristiano Franceschini, il consigliere regionale piemontese Davide Zappalà e l’ormai ex vicepresidente della Regione Elena Chiorino.
Il pagamento in contanti
Pelle sei giorni dopo vende tutto a Caroccia insieme agli altri. Il Fatto Quotidiano cita oggi il “contratto di cessione quote” disponibile nell’archivio della Camera di Commercio: Luca Zambanini, commercialista con studio in via Losana a Biella, prende atto che Pelle, Chiorino, Franceschini e Zappalà «intendono cedere» le loro quote a Caroccia, che «ha manifestato la sua intenzione di rendersi acquirente».
Paga 5 mila euro. E nell’atto c’è scritto che «il prezzo per la compravendita delle singole partecipazioni è già stato corrisposto dalla Sig.ra Caroccia a mezzo di pagamento contanti». Che ha un vantaggio: non è tracciabile.
«Mai pagato nessuno»
Dal 5 marzo la 19enne è titolare al 100% de Le 5 Forchette. «La mia cliente non ha 5 mila euro, neanche in contanti. E di questo passaggio di quote era completamente all’oscuro. Come lei anche la madre e il fratello», dice l’avvocato Gallo.
Il quotidiano ipotizza che Caroccia abbia dato delega al commercialista Zambanini ad acquistare. Questa è solo una delle tante cose ancora da chiarire nella vicenda. Delmastro ha detto ieri che la cessione arriva dopo l’arresto del padre. Ma le date non coincidono. Sulle quote, continua Gallo con il Corriere della Sera, «sappiamo che prima erano state trasferite alla G&G, riconducibile a Delmastro, e che la mia assistita si è ritrovata poi amministratore unico. A sua insaputa»
Chi è il commercialista?
E ancora: «Chi è il commercialista? Cosa è accaduto? Cosa dobbiamo fare? Dove sono le visure contabili? Noi non sappiamo niente», insiste il legale. Mentre il primo ristorante di Mauro Caroccia aveva preso fuoco due volte prima di finire sequestrato. Ci sarebbero anche cause civili e richieste di sfratto per affitti non pagati. Repubblica fa anche notare che l’atto di vendita a Pelle non è datato. Ma quel commercialista «non so nemmeno chi sia. In quello studio non sono mai andata», sostiene ancora Caroccia. L’avvocato fa anche sapere che la ragazza non ha ricevuto ancora avvisi di garanzia. Intanto La Stampa ricorda che anche la procura di Torino, per competenza territoriale, sta valutando se aprire un fascicolo. «Andrea? Certo che è stato a cena qui», diceva qualche sera fa Miriam Caroccia al ristorante. «Ognuno è libero di investire dove vuole, no?».
(da Open)
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