Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
CARA ELLY, HAI FATTO IL POSSIBILE, MA L’UNITA’ NON ESISTE… IL CAMPO PROGRESSISTA NON SI FA’ CON I FIGLI DEI FIORI E NEANCHE CON I FIGLI DI PUTIN, C’E’ IN BALLO IL DESTINO DELL’EUROPA E QUALCUNO PENSA DI FARE IL PACIFISTA DELLA DOMENICA… PROGRESSISMO NON VUOL DIRE RAPPRESENTARE L’ITALIETTA DEI VILI
Accelerare sul programma, unità della coalizione e votare il prima possibile: sono queste le
parole d’ordine di Elly Schlein nel discorso di chiusura alla festa dell’Unità nazionale di Reggio Emilia.
La segretaria del Pd esordisce con i ringraziamenti: “Grande riconoscenza ai nostri militanti, ai segretari di circolo e federazione, ai nostri amministratori e alle nostre amministratrici. Grazie ai nostri consiglieri, ai parlamentari e ai dipendenti. Il numero di feste è cresciuto, prova della nostra voglia di essere comunità”. Ed evidenzia: “Non esiste niente di paragonabile in Italia per capacità di mobilitazione e per prova di radicamento”.
Schlein rivendica che “oggi, dopo anni di lavoro testardamente unitario, c’è una alleanza progressista che governa insieme e governa bene. Non c’è una amministrazione che si sia dimessa” e ricorda: “Noi l’unità la pratichiamo ogni giorno, faticosamente nell’interesse del Paese. Il Pd è il primo partito della coalizione ed è perno di questa coalizione”.
La segretaria spiega: “Quest’anno la festa dell’Unità cade in una fase cruciale, non solo per noi ma per il paese, un grande momento di ascolto di quello che si muove nel paese”. E aggiunge: “Chi vuole governare il cambiamento dove innanzitutto essere capace di comprenderlo. Abbiamo perseguito due obiettivi: l’unità del Pd che serve per l’unità della coalizione di centrosinistra che vincerà le prossime politiche. L’unità non ce lo chiede il medico, ma i nostri elettori. A voi dovevamo questa unità”.
Sempre ragionando sulla coalizione di centrosinistra, Schlein dice: “Ora è tempo di accelerare sul programma comune. È tempo di accelerare. Non partiamo da zero. Non basterà una somma di proposte concrete, servono i valori, al paese dobbiamo offrire una visione del presente e del futuro”.
Arriva poi l’attacco all’esecutivo: “È stato un governo inutilmente lungo, che occasione storica ha sprecato Meloni. Avevano i numeri per fare tutto e non hanno fatto nulla. Ma è un record che squarcia la propaganda”. Schlein sottolinea quanto “sia vergognoso che l’unica priorità di Giorgia Meloni sia cambiare la legge elettorale perché hanno paura di perdere. Siamo noi la novità, hanno paura che finalmente uniti vinceremo le prossime elezioni. Faremo muro con le altre opposizioni contro questo antipasto di premierato, con il premio di maggioranza abnorme, norme inaccettabili che vogliono limitare l’accesso alle elezioni, o avere bloccato il nostro emendamento sulle preferenze vere, togliendo i capilista bloccati”.
Schlein chiede alla premier la data del voto: “Come successo alla Camera proveremo a farli andare sotto con i loro litigi. È Meloni che deve dire quando manderà ad elezioni il paese. Prima è meglio sarà per il paese”.
La segretaria passa poi ai punti su cui dovrebbe basarsi il programma e sulle cose da fare, dall’economia alla sicurezza, dal lavoro alla sanità passando per l’istruzione e l’educazione.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
UNO CHE RIBALTA LA REALTA’ E VUOL RAPPRESENTARE L’ITALIETTA DEI VILI SENZA DIGNITA’ STRAPARLANDO DI “VIA NEGOZIALE” CON UNA RUSSIA CHE RIFIUTA OGNI MEDIAZIONE E’ FUORI DAL MONDO
Giuseppe Conte alza il muro sull’Ucraina. Ma dall’altra parte ne trova subito un altro, quello dei riformisti del Partito democratico. Poche ore dopo che il leader del Movimento 5 stelle ha chiarito che non accetterà un programma di coalizione che preveda la prosecuzione degli aiuti militari a Kiev, Filippo Sensi, Lia Quartapelle e Lorenzo Guerini rispondono praticamente all’unisono: su questo punto il Pd non arretra.
Conte, ospite della festa del Fatto Quotidiano in Versilia, ha indicato la politica estera tra i dossier sui quali pretende un’intesa preventiva prima della nascita della coalizione. “Non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano a gogò armi a Kiev per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno”, ha detto. Il M5s, ha aggiunto, “non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera”.
Parole che hanno immediatamente riaperto una delle faglie più profonde del campo largo. A rispondere per primo è Filippo Sensi. “Si agita, povero. Se ne dovrà fare una ragione”, scrive il senatore dem. Perché “il sostegno all’Ucraina, alla resistenza per i valori di libertà e democrazia che Kyiv difende ogni giorno, continuerà”. E aggiunge: “Questo fa la sinistra, questo fanno i democratici. Con buona pace dei Vannacci d’Italia”.
Ancora più dura Lia Quartapelle, vicepresidente dem della commissione Esteri della Camera. Secondo la deputata, “l’insistenza con cui Conte ribadisce le sue posizioni farneticanti sull’Ucraina, quando sa benissimo che Pd, Iv e Più Europa votano per continuare a sostenere il paese invaso, fa pensare che non voglia l’unità della coalizione”. La conclusione è pesantissima: “Non è un alleato ma un sabotatore”.
Anche Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa e presidente del Copasir, chiude ogni spazio alla linea pentastellata: “Il sostegno all’Ucraina continuerà”
(da agenzie
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
JOHN SWINEY, PRIMO MINISTRO SCOZZESE: “ANDY BURNHAM DEVE ORMAI FARE I CONTI CON L’IDEA CHE PASSERÀ ALLA STORIA COME L’ULTIMO PRIMO MINISTRO DEL REGNO UNITO…”
Le parole di Donald Trump sulla riunificazione dell’Irlanda hanno scatenato una valanga di
polemiche e dunque i premier di Scozia, Galles e Irlanda del Nord non perdono tempo: domani 14 settembre i leader, tutti indipendentisti per la prima volta della storia del Regno, si incontreranno a Cardiff e firmeranno una dichiarazione congiunta con cui rivendicheranno il diritto di indire referendum sull’indipendenza, per poi unirsi all’Unione Europea. Per quello che sarà un altro colpo alla fragile unità del Regno Unito, in un vertice senza precedenti.
John Swinney, “first minister” scozzese e leader del partito indipendentista Snp, ha dichiarato al Telegraph: “Per la prima volta in assoluto, Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono guidati da primi ministri favorevoli all’indipendenza. Non potrebbe esserci segnale più chiaro del fatto che lo status quo non è sostenibile e che Westminster deve prepararsi a un futuro successivo al Regno Unito.
Lo slancio verso un serio cambiamento costituzionale è innegabile. Burnham deve ormai fare i conti con l’idea che passerà alla storia come l’ultimo primo ministro del Regno Unito. Domani, a Cardiff, non vedo l’ora di discutere di un futuro migliore con i nostri partner di queste isole. Un futuro che può nascere soltanto dal nuovo inizio rappresentato dall’indipendenza”.
Oltre ai tre leader – ossia Swinney, il “first minister” gallese Rhun ap Iorwerth e quella nordirlandese Michelle O’Neill – domani a Cardiff ci sarà anche la leader di Sinn Féin e capo dell’opposizione in Irlanda, Mary Lou McDonald.
Trump ha soffiato sul fuoco ieri a Dublino, durante la sua visita di due giorni in Irlanda. Ma gli ingredienti per questo cocktail esplosivo c’erano già tutti, e da tempo. Alle ultime elezioni locali e dei parlamenti devoluti, infatti, lo Scottish National Party di Swinney ha consolidato il suo potere, i nazionalisti repubblicani di Sinn Féin hanno vinto per la prima volta nella storia le elezioni di tre anni fa in Irlanda del Nord, e lo scorso maggio anche gli indipendentisti gallesi di Plaid Cymru hanno sconfitto il Labour dopo un dominio secolare.
Mentre in Inghilterra si aggira il fantasma di un altro nazionalista inglese come Nigel Farage, che accelererebbe questo processo visto il disprezzo che i leader indipendentisti nutrono per lui.
Un “border poll”, ossia un referendum “di confine” che possa riunificare l’Irlanda, in verità è contemplato esplicitamente negli stessi accordi del Venerdì Santo, ma “soltanto qualora ci fosse il consenso delle due comunità (cattolica/repubblica e protestante/unionista, ndr) nel tenerlo”.
Non è questo il caso di Galles e Scozia, la quale tuttavia ha già tenuto un referendum nel 2014, perso nettamente dagli indipendentisti. In ogni caso, in tutte e tre le circostanze, il governo centrale di Londra ha sempre l’ultima parola sull’eventualità di innescare una simile consultazione popolare. Ma la pressione popolare può giocare un ruolo importante in questa decisione.
Dopo aver smentito seccamente la possibilità di un referendum due settimane fa, il 9 settembre scorso in aula a Westminster il premier britannico Burnham ha riferito che “rispetterà al 100% gli accordi del Venerdì Santo, anche per quanto riguarda la possibilità di indire un referendum sulla riunificazione dell’Irlanda.
Spetta al ministro britannico per l’Irlanda del Nord prenderlo in considerazione quando nel Paese vi sia un chiaro consenso, quando l’opinione pubblica sia cambiata al punto tale da rendere necessario prendere in considerazione la richiesta. Direi esattamente la stessa cosa per la Scozia. Per quanto ne so, al momento non c’è una maggioranza dell’opinione pubblica favorevole a un altro referendum e, finché la situazione non cambierà, non ce ne sarà uno”.
Tutti e tre i partiti concorderanno sul fatto che le rispettive nazioni dovrebbero far parte dell’Unione europea: Scozia e Galles come nuovi Stati membri e l’Irlanda del Nord come parte della Repubblica d’Irlanda”.
(da Repubblica)
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
IL NUOVO MATERIALE SOSTENIBILE, CHE SI BASA SULLE TONNELLATE DI MERDA PRODOTTE NEL PAESE ASIATICO, CONSENTE DI AVERE UN CALCESTRUZZO FINO AL 42% PIU’ RESISTENTE DEL NORMALE
I ricercatori hanno sviluppato un nuovo tipo di cemento a base di escrementi umani che è in grado di rendere il calcestruzzo fino al 42 percento più resistente. Si tratta di un risultato straordinario per due ragioni: da una parte si basa su un materiale biologico ampiamente disponibile, di cui ne vengono prodotte tonnellate ogni giorno, dall’altro migliora la sostenibilità perché la produzione del normale cemento è tra le principali fonti di immissione di anidride carbonica in atmosfera.
Il cemento, infatti, si ottiene riscaldando a una temperatura di poco inferiore ai 1.500 °C una miscela contenente calcare (CaCO3) e altro materiale come l’argilla; la calcinazione è il processo attraverso il quale, grazie al calore, si rompe il carbonato di calcio e viene liberata CO2 in atmosfera.
E quelle temperature vengono raggiunte bruciando combustibili fossili. Non c’è dunque da stupirsi che quello edile si uno dei settori maggiormente coinvolti nella crisi climatica che stiamo vivendo. Usare nuovi materiali più sostenibili come appunto un cemento a base di escrementi umani – formalmente un biochar – può ridurre sensibilmente le emissioni e limitare l’impatto del riscaldamento globale.
A sviluppare il nuovo materiale sostenibile a base di escrementi umani è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati indiani del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Manipal Jaipur, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Trenchless Technology Center presso l’Università Tecnologica della Louisiana.
I ricercatori coordinati dai professori Raghuvesh Tiwari e Priyansha Mehra si sono concentrati sui fanghi fecali umani raccolti negli impianti di trattamento dei fanghi fecali (FSTP), strutture dove vengono raccolti i rifiuti provenienti da latrine, fosse, bagni pubblici e altri sistemi che non sono collegati alle classiche reti fognarie. Sono molto diffusi nei Paesi in via di sviluppo, come l’India.
Qui le feci vengono stabilizzate, igienizzate ed elaborate per ottenere prodotti utili. […] Il professor Tiwari e colleghi hanno provato varie concentrazioni del biochar a base di escrementi umani, ottenendo risultati piuttosto promettenti.
A circa 3 mesi dallo sviluppo, i blocchi di calcestruzzo sviluppati con la miscela di biochar al 5 percento, rispetto al calcestruzzo normale raggiungevano un aumento del 20 percento nella resistenza alla compressione e del 36 percento nella resistenza alla flessione.
Secondo i ricercatori la maggiore efficacia del biochar a base di escrementi umani rispetto al comune cemento risiede nella porosità del materiale, che assorbe più acqua e la rilascia col tempo, determinando l’indurimento del calcestruzzo.
Inoltre il biochar è ricco di silice che, durante il processo di stagionatura, dà vita a silicati di calcio che migliorano ulteriormente la resistenza.
(da Fanpage)
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
UN APPUNTAMENTO CHE AVEVA IL SAPORE DI UN TEST ELETTORALE, ANCHE SE HA DRIBBLATO LE DOMANDE SU UNA SUA CORSA ALL’ELISEO: “MI ESPRIMERÒ PER L’EUROPA”
Complice anche la scelta dei mocassini, per l’occasione preferiti ai tradizionali tacchi décolleté,
Christine Lagarde non tradisce la sua allure elegante e decisa mentre si aggira tra i pochi stand presenti sul prato della Festa della Mela di Épreville-en-Lieuvin, nel cuore della Normandia. La terra natale della presidente della Bce, che questo sabato ha accettato l’invito del centrista Hervé Morin, il presidente del consiglio regionale che dopo anni di tentativi è riuscita ad averla nel suo feudo.
Oggi Lagarde viene data da voci insistenti come dimissionaria dalla guida dell’Eurotower (che giovedì ha alzato i tassi al 2,5%) e ha un’autobiografia in uscita a gennaio.
IL TOUR TRA GLI STAND
Intanto, in Francia non mancano le speculazioni su una sua prossima candidatura alle presidenziali del 2027. In realtà, il suo nome era già circolato per un incarico da premier nel susseguirsi dei governi nei mesi scorsi, per poi riemergere a inizio luglio dopo un’intervista rilasciata a Les Echos: voglio «portare una voce europea nel dibattito presidenziale». Solo supposizioni, almeno al momento, anche se la festa campestre, organizzata in casa, ha il retrogusto di un test elettorale per formato e contenuti.
Si comincia con la degustazione di ostriche, con tanto di frecciatina ai concorrenti americani («Le lavano con l’acqua e candeggina»), poi tocca allo stand del Calvados, altro prodotto tipico del posto (che però non assaggia).
Lagarde appare rilassata e sorridente mentre stringe mani e concede qualche selfie prima di entrare nella tensostruttura, dove viene accolta dal lungo applauso dei circa 800 presenti, tra imprenditori, rappresentanti locali e semplici cittadini. Una fetta più che rappresentativa del dipartimento dell’Eure, abitato essenzialmente dalla classe media.
“NESSUN ANNUNCIO ECLATANTE”
La numero uno dell’istituto bancario europeo parte dalla zona natia per delineare i contorni della sua visione sull’Ue. «È stata costruita per proteggere ciò che c’è di particolare in ciascuna delle sue regioni», per questo la Normandia è «un buon punto di osservazione sull’Europa». Ma, come altre zone, «deve affrontare nuove sfide in un mondo in trasformazione», sempre più «volatile» e per questo maggiormente esposto ai contraccolpi esterni.
Ci vuole quindi più integrazione, nel campo della sicurezza energetica, ad esempio, o in quello del commercio, come dimostrano i benefici del mercato unico. Il Calvados ne è l’emblema. L’iconico distillato normanno a base di mela, che come tanti altri prodotti tipici gode della denominazione controllata, può essere venduto in tutta l’Unione senza dazi o balzelli.
«È un discorso che può essere fatto anche per il parmigiano», ci dirà poi in una breve dichiarazione rilasciata mentre se ne stava andando, quasi a voler ammorbidire i toni eccessivamente campanilistici dell’intervento (e forse anche elettorali).
IL PUBBLICO GRADISCE
Il pubblico, comunque, sembra aver gradito. «Ha dato un messaggio estremamente importante, che consiste nel dire che l’Europa è fondamentale», dice Philippe Parain, imprenditore locale, secondo il quale Lagarde «non è venuta per fare campagna».
Poi aggiunge: «Voterei di sicuro per lei in un eventuale secondo turno contro Marine Le Pen o Jean-Luc Mélenchon». I due spauracchi estremisti, rispettivamente di destra e di sinistra.
Secondo l’ultimo sondaggio condotto da OpinionWay per CNews e Europe1, al secondo turno delle presidenziali accederanno il leader de La France Insoumise (16-17%) e la leader del Rassemblement National (32- 34%), con quest’ultima vincente al ballottaggio (67%).
Lagarde, che gode del 46% delle opinioni favorevoli secondo l’Ifop, potrebbe essere un’alternativa ai centristi Edouard Philippe (15-16%) e Gabriel Attal (7-8%), entrambi ex premier di Emmanuel Macron. Ma sarebbe disposta a partecipare a delle eventuali primarie dei Repubblicani, la sua famiglia politica di provenienza?
Lagarde tira diritta verso la macchina schivando le domande dei giornalisti. Ma prima di salire in auto per andarsene, la presidente della Bce risponde a chi gli chiede di un suo eventuale coinvolgimento nella corsa all’Eliseo. «Mi esprimerò per l’Europa», dice con il sorriso, lasciando aperta la porta a tutte le eventualità.
(da La Stampa)
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
“IL CASO RANUCCI? NELLA MIGLIORE DELLE IPOTESI SIGFRIDO È STATO NAÏF”… “GIORGIA MELONI NON HA ANCORA ACCETTATO IL MIO INVITO IN TRASMISSIONE? IL POLITICO SE È CAPACE RISPONDE E RENDE CONTO DEL SUO OPERATO. VA GIUDICATA SU QUELLO CHE HA FATTO. EVIDENTEMENTE POCO, SE DA MESI STA TRAFFICANDO PER CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE PER SALVARE SE STESSA E IL SUO GOVERNO” … IL CAMPO LARGO (“SENZA UNA COMPONENTE MODERATA IL CENTROSINISTRA IN ITALIA, E NON SOLO, PERDE”) … “SILVIA SALIS PUO’ DIVENTARE UN LEADER NAZIONALE”
Lilli Gruber, da madrelingua tedesca, autrice di libri in cui racconta la tragedia del fascismo e del nazismo vista dalla sua famiglia e dalla piccola patria sudtirolese: cosa accade in Germania? L’AfD è davvero un partito neonazista?
«Le parole sono importanti, ma non si può ridurre una questione politica a semplice fatto semantico, come a voler minimizzare o normalizzare. L’AfD propone la remigrazione con deportazioni su basi etniche, porta avanti idee retrive, xenofobe, discriminatorie e ultra-nazionaliste. Il tutto giocando con indulgenti nostalgie del Terzo Reich. Questo è incompatibile con la storia della Germania, dell’Europa e delle democrazie liberali che abbiamo faticosamente costruito dopo la Seconda guerra mondiale. I leader autoritari del mondo, a cominciare da Putin e Trump, vogliono distruggere l’Europa: l’AfD è complice di questo tentativo».
Ma secondo lei l’AfD può andare al governo di un grande Paese come la Germania?
«Non ho la palla di vetro, ma è già il primo partito tedesco, e il paradosso della democrazia è proprio quello di essere tollerante con forze che vogliono distruggerla.
E in Francia vincerà Marine Le Pen?
«La matrice politica è simile, nonostante il Rassemblement National abbia preso le distanze dall’AfD. La Francia è diversa dalla Germania, e anche il sistema elettorale a doppio turno rende la partita più difficile per le forze estreme. Marine Le Pen però ha già vinto
Prima ancora si vota in America. Trump è davvero un rischio per la democrazia? È pronto a far saltare il tavolo se dovesse perdere il controllo del Congresso?
«Da Trump possiamo aspettarci di tutto, è il grande agente del caos mondiale e il leader internazionale di tutte le destre estreme. Parlare di rischio è riduttivo: Trump ha già minato in profondità le fondamenta della democrazia americana. È arrivato a offrire 5 mila dollari a ogni cittadino in caso di vittoria alle mid-term: una sorta di voto di scambio mafioso. Ma per lui, che sta usando in modo vergognoso la politica per arricchirsi personalmente, è del tutto normale».
Giorgia Meloni non ha ancora accettato il suo invito… Vi state così antipatiche?
«Il giornalismo, come lei sa, non è questione di simpatia o antipatia. È approfondire i fatti e fare domande. Tutte le domande. Il politico se è capace risponde e rende conto del suo operato. A maggior ragione se è presidente del Consiglio».
Scherzi a parte, cosa pensa davvero di lei, come donna e leader politico?
«È irrilevante quello che penso io. Giorgia Meloni è al governo da quattro anni, ha celebrato in pompa magna il record di longevità. Va giudicata su quello che ha fatto. Evidentemente poco, se da mesi sta trafficando per cambiare la legge elettorale per salvare se stessa e il suo governo».
Enrico Mentana sostiene che La7 sia «Tele anti-Meloni». Cosa risponde?
«È solo l’opinione di Mentana. Il mio interlocutore a La7 è l’editore Urbano Cairo».
Come ha trovato Vannacci?
«È il leader di una forza di estrema destra in grande ascesa, un fenomeno che riflette l’incapacità della classe politica italiana di dare risposte concrete ai problemi reali dei cittadini. E allora riemerge la fascinazione dell’uomo della provvidenza, del capo assoluto, del generale al comando. Non è una storia nuova».
Ma è un fascista? O vuole solo sembrarlo?
«È irrilevante la battaglia della definizione. Rilevanti sono le sue ricette: un mix di slogan vuoti, proposte irrealizzabili e un salto di qualità ideologico con proclami razzisti, xenofobi, discriminatori e sessisti. Che non risolvono nessuno dei problemi concreti degli italiani».
Alla fine secondo lei il generale farà l’accordo con la Meloni?
«La domanda è se la Meloni, pur di vincere, accetterà di fare l’accordo con l’ex generale…».
Accetterà?
«Sarebbe una sconfitta assoluta, perché distruggerebbe la sua narrazione di leader conservatrice moderata, europeista, con una visione moderna del futuro».
Su un punto però la destra ha vasto consenso: da Lampedusa a Ceuta, non è possibile fare entrare in Europa chiunque si presenti. Dobbiamo sapere chi arriva. O no?
«Certo. L’immigrazione è un problema complesso che va governato, cercando di tenere insieme sicurezza e diritto internazionale. Senza dimenticare l’importanza che hanno i migranti anche per l’economia italiana. La sinistra su questo è spesso drammaticamente afona o balbettante. Ma la destra, con tutta la sua propaganda, che risultati ha ottenuto?»
A sinistra è giusto fare le primarie? Lei chi voterebbe: Schlein o Conte?
«Non voto alle primarie. Ma credo che qualunque cittadino, per poter scegliere, abbia il diritto di conoscere i candidati e soprattutto il programma. Cose che dovevano essere pronte già ieri…».
Silvia Salis si candiderà secondo lei?
«Ha ripetuto più volte che non intende partecipare alle primarie. Se cambierà idea dovrà spiegarlo in modo convincente. Penso però che possa — e voglia — diventare una leader nazionale».
E al centro nascerà qualcosa? Con o senza Renzi?
«Questo è stato il dibattito “geometrico” dell’estate, quello su centro e perimetro della coalizione. Mi appassiona poco, soprattutto quando diventa un gioco di personalismi. Però è vero che senza una componente moderata il centrosinistra in Italia — e non solo — perde».
Questo è un anno elettorale… Lei non è tentata dal fare politica?
«Faccio la giornalista con passione e serietà. È quello che si aspetta il mio pubblico. E non ho intenzione di cambiare».
Del caso Ranucci che idea si è fatta?
«Che nella migliore delle ipotesi Ranucci sia stato naïf, prestando il fianco alla strategia di censura delle destre al governo che non vedevano l’ora di liberarsi di lui. La vera vittima in tutta questa vicenda è la libertà di stampa. Mi faccia aggiungere che in questi quattro anni non ho visto egual ardore etico-morale nei vari scandali che hanno coinvolto le forze al potere».
Lei si è formata in Rai. Cosa sarà della tv pubblica?
«Per me, che insieme a tanti colleghi ho fatto per anni una battaglia per liberare la Rai dall’ingerenza indebita dei partiti, resta la priorità. Perché è l’unica possibilità di salvare quello che rimane un patrimonio del Paese».
Da ultimo ma non per ultimo: da donna, cosa prova di fronte all’ondata di femminicidi che non finisce mai, anzi si fa sempre più efferata, sino a gettare un corpo vivo da un cavalcavia?
«Mi fa rabbia l’ipocrisia di chi si commuove e poi non fa nulla. Di chi nega l’esistenza stessa del femminicidio. Di chi ancora si oppone all’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Di chi difende — a parole e con i fatti — la cultura del patriarcato, che ha ritrovato nuovo vigore con queste destre arcaiche e reazionarie al potere».
Aldo Cazzullo
per il Corriere della Sera
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
PRESENTI I COMPAGNI DI +EUROPA
È stata allestita nella Sala della Protomoteca in Campidoglio la camera ardente per Emma
Bonino, deceduta all’età di 78 anni. Il feretro è giunto a Palazzo Senatorio poco prima di mezzogiorno, accolto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e dal picchetto d’onore, prima del passaggio tra via del Tempio di Giove e via del Campidoglio.
La Sala della Protomoteca ha aperto le porte al pubblico a partire dalle 12:00, con accesso dalla Scalinata del Vignola. Ad accompagnare il feretro, su cui sono state poste una foto in bianco e nero della storica esponente radicale e la bandiera dell’Unione Europea, vi sono tre grandi corone di fiori e uno schermo che proietta l’immagine della leader di Più Europa con la scritta “Emma Bonino, 1948-2026“.
Tra i primi a renderle omaggio i compagni di partito, tra cui i deputati Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova. Martedì alle ore 12:30 si svolgeranno i funerali di Stato in forma laica, sempre all’interno della Sala della Protomoteca, alla presenza di autorità e rappresentanti delle istituzioni.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
LE RAGIONI DIETRO IL CALO DELLE NASCITE
In Italia, secondo l’Istat, i nati nel 2025 sono stati 355mila: 15mila in meno rispetto all’anno precedente e il numero più basso mai registrato dal secondo dopoguerra. A fronte di una popolazione che invecchia sempre di più, la denatalità è ormai considerata un’emergenza.
Eppure, sempre secondo l’Istat, sono 400mila i figli che le donne italiane avrebbero desiderato nel 2025, se solo determinate condizioni fossero state diverse.
Notti insonni, fatica fisica e totale mancanza di tempo per sé. Secondo la scrittrice e content creator Francesca Bubba, autrice del libro pubblicato nel 2023 Preparati a spingere: essere madre oggi in Italia ed esperta di temi legati alla maternità, gravidanza ed educazione, il motivo sarebbe da ricercare meno nel fattore economico e più nella solitudine percepita delle neo-madri.
L’indagine di Bubba sulla scelta di molte donne di rinunciare alla maternità è partita da una semplice domanda: «Perché?» ed è stata raccontata in un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa.
Nel giro di pochi giorni 10.364 donne hanno risposto al sondaggio. Si tratta di un campione privilegiato: di queste il 60% è laureata, 9 su 10 si trovano in una relazione stabile e il 63% ha un lavoro a tempo indeterminato. Per Bubba: «Se il meccanismo si inceppa su di loro, immaginiamoci cosa accade dove non arrivano le condizioni minime».
La ricerca ha preso in considerazione otto compiti domestici e ha rilevato che il 44% delle donne che si occupano da sole di tre di queste attività o meno ha rinunciato ad avere un figlio.
I risultati dell’indagine mettono in crisi la credenza comune. Laddove si pensa che l’ostacolo principale alla maternità sia costituito dal suo costo economico, la ricerca rileva che per 2 donne su 3 il motivo principale è invece relativo al carico di cura, allo squilibrio in casa e all’assenza di una rete. Tre su 5 indicano invece motivi di salute.
Se la responsabilità ricade solo sulle donne
Quello che emerge è un quadro in cui la responsabilità della maternità ricade quasi interamente sulle donne, sulle quali grava anche il carico mentale connesso all’organizzazione della vita del bambino. Solo 1 padre su 75, ad esempio, si ricorda di comprare le scarpe ai propri figli.
Alla domanda: «Quale singola componente, se potessi cambiarla, avrebbe permesso l’esistenza del figlio che non hai avuto?», il 21% delle donne ha risposto lo stipendio, ma le due voci relative a un’equa ripartizione delle azioni di cura con il partner e all’esistenza di un congedo di paternità obbligatoria, sommate raggiungono il 26,8 per cento.
Il risentimento nei confronti della politica
Nella storia di queste donne, rinunciare ad avere un figlio pur desiderandolo porta con sé un groviglio di frustrazione, vuoto, lutto, senso di colpa e fallimento. Ma anche tanto risentimento nei confronti della politica e delle istituzioni. Per Bubba «un periodo di astensione riservato ai padri, imposto per legge, non cedibile e di durata equivalente» rappresenterebbe un primo grande passo in avanti.
(da agenzie)
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Settembre 13th, 2026 Riccardo Fucile
COSI’ MOSCA RECLUTA SPIE A BASSO COSTO… IL RACCONTO DELLA CRONISTA ORA SOTTO MINACCIA
Quanto è grave la minaccia rappresentata dagli agenti russi in Germania? Un team di giornalisti
di RTL ha indagato per un anno, sotto copertura, infiltrandosi nel mondo degli influencer filo-russi e documentando come la disinformazione si diffonde in milioni di profili social.
Katja, la finta influencer filo-russa su TikTok
Sfruttando reclute a basso costo ingaggiate su Telegram e pagate in Bitcoin, la rete punta a raccogliere informazioni sensibili e compiere atti di sabotaggio senza esporre i vertici dei servizi di Mosca. Per svelare il sistema, la giornalista Angelique Geray ha creato l’identità digitale di “Katja”, un’influencer filo-russa. Una volta agganciata, le sono stati affidati compiti di spionaggio: fotografare siti sensibili in Germania, monitorare esponenti della CDU, ONG e aziende belliche, raccogliendo anche i dati personali dei dipendenti. Durante le indagini si è imbattuta in Jovica Jović, esponente dell’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) con un seguito di 35.000 follower su TikTok. In un colloquio informale, Jović ha lasciato intendere la presenza dei servizi segreti russi dietro le sue attività di propaganda, per poi ritrattare e negare ogni legame in un’intervista ufficiale (con il BSW che ha preso le distanze definendolo un semplice iscritto).
Mini compiti per grandi sabotaggi e minacce di morte
I compiti richiesti a questi «agenti sacrificabili» sembrano all’apparenza banali — scattare una foto, ritirare un pacco, acquistare schede SIM — ma costituiscono i tasselli di operazioni ben più ampie: dallo spionaggio di esponenti della CDU e di aziende belliche, fino al tracciamento di fornitori d’armi per l’Ucraina come Stefan Thumann. L’indagine ha inoltre ricostruito i tentativi di sabotaggio con pacchi incendiari nell’aeroporto di Lipsia/Halle, dimostrando come da Mosca non esitino a ricorrere alle minacce di morte. Quando la sua copertura di Geray è saltata, la giornalista ha ricevuto una minaccia di morte tramite messaggio vocale: «Se provi a scappare, ti sparerò!». RTL, sottolinea la testata, ha un protocollo di sicurezza in atto per i suoi reporter.
(da agenzie)
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