Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
“IL VICEPREMIER PENSAVA DI TRIONFARE, INVECE UN TERZO DEI DELEGATI NON LO HA SOSTENUTO. NON MI SEMBRA UN RISULTATO ESALTANTE. IL PARTITO-SINDACATO DEL NORD NON ESISTE PIÙ, QUESTO CONGRESSO NE CERTIFICA LA FINE E I NORDISTI CHE CONTINUANO A STARE LÌ DENTRO DOVREBBERO FARSI UN ESAME DI COSCIENZA” – LA BORDATA A ZAIA: “NON SI CAPISCE QUALE SIA IL SUO INTENDIMENTO…”
Roberto Castelli, ex ministro della Lega Nord, ora Segretario del Partito Popolare del
Nord, sintetizza così l’esito del congresso di Milano: «Salvini è stato eletto grazie ai voti del Sud. Ora gli manca solo di riaprire la Cassa per il mezzogiorno…».
Che cosa raccontano i numeri del congresso?
«Salvini pensava di trionfare, di essere confermato per acclamazione. Invece ha dovuto affrontare un voto segreto. Tra assenti, schede bianche e voti a Garavaglia, un terzo dei delegati non lo ha sostenuto. Non mi sembra un risultato esaltante».
Soprattutto guardando alla distribuzione geografica dei voti.
«Per eleggere Salvini sono risultati decisivi i delegati meridionali. Magnifico risultato per quella che fu la gloriosa Lega Nord: abbiamo un segretario eletto grazie ai voti del Sud. Il partito-sindacato del Nord non esiste più, questo congresso ne certifica la fine e i nordisti che continuano a stare lì dentro dovrebbero farsi un esame di coscienza».
Che cosa pensa dell’intervento di Giorgetti?
«È una persona di grandissima intelligenza. Ha detto cose sensate, pur mantenendosi equidistante. Dal suo punto di vista è stato molto abile».
L’ha sorpreso Zaia, rimasto equidistante?
«Non si capisce quale sia il suo intendimento. Ho letto che dovrebbe affiancare Salvini in questa fantomatica segreteria politica. Ma non credo che Salvini voglia farsi affiancare da qualcuno».
La sostanza è una, comunque. La Lega rimane guidata da Salvini.
«Ma non ne esce benissimo. Il 66 per cento degli aventi diritto non è un trionfo per chi vuole presentarsi come il capo assoluto, e sono voti dal sud: male per chi pretende di essere l’erede della Lega Nord».
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO I CONSULENTI DELLA PROCURA, IL 42ENNE È MORTO A CAUSA DI UN’INSUFFICIENZA RESPIRATORIA DOVUTA ALL’ASSUNZIONE DI COCAINA, ALL’AGITAZIONE E ALLA POSIZIONE PRONA ASSUNTA DURANTE L’INTERVENTO DELLA POLIZIA – LE CRITICITA’ NELL’INTERVENTO DEI SOCCORRITORI DEL 118
“È schiattato ah”. “Ca.. me ne frega a me”. E’ uno scambio tra i due poliziotti intervenuti il 19 luglio in via Svevo al Pilastro di Bologna, quando morì Abderrahim Fakir. Le frasi shock sono state registrate dalla bodycam indossate da uno dei due agenti e sono citate in una parte introduttiva della consulenza tecnica medico legale, disposta dalla Procura di Bologna, per far luce sulle cause della morte del 42enne.
La morte di Fakir dovuta ad agitazione, cocaina e posizione prona’
La causa della morte di Abderrahim Fakir è “ascrivibile ad insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia”.
Al determinismo del decesso “su base ipossica” hanno contribuito l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia (effetto dell’intossicazione acuta da cocaina) nonché la posizione prona”.
Così i consulenti dei Pm di Bologna, nelle conclusioni della relazione sul 42enne morto il 19 luglio in via Svevo. Le analisi, poi, “hanno messo in evidenza un esteso quadro traumatico di natura contusiva” che “non ha avuto un ruolo nel determinismo del decesso”.
“In definitiva sono ravvisabili delle criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e del personale sanitario successivamente intervenuto, poiché non risultate aderenti ai protocolli dell’emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell’efficacia delle manovre stesse”.
Così i consulenti dei Pm di Bologna, nelle conclusioni della relazione sulla morte di Abderrahim Fakir. “Tuttavia, anche a fronte di un intervento tempestivo e correttamente eseguito le probabilità di sopravvivenza dell’Abderrahim sarebbero state attorno al 15%”, sottolineano ancora i consulenti.
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
I SOVRANISTI ASOCIALI AL COMPLESSO MONUMENTALE VINCENZIANO MA I MISSIONARI PRECISANO: “IL NOSTRO IMPEGNO SI FONDA SULL’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI E SULLA SOLIDARIETA’ VERSO GLI ULTIMI”
I vannacciani arrivano in convento, ma la benedizione non è compresa nell’ospitalità.
Succede a Napoli, nel cuore del Rione Sanità, dove i sovranisti si preparano a riunirsi nel Complesso Monumentale Vincenziano e i padroni di casa, per evitare equivoci, mettono subito le cose in chiaro.
Porte aperte, per carità. Ma nessuna comunione d’intenti. Anzi, i Missionari Vincenziani prendono ufficialmente le distanze dall’iniziativa politica, rivendicando l’accoglienza dei migranti, la solidarietà verso gli ultimi e il rispetto della dignità umana senza distinzioni. Insomma, stessa parola, «sociale», ma significati decisamente diversi. E così l’incontro di Futuro Nazionale, in programma oggi alle 18 in via Vergini, finisce per provocare un piccolo incidente diplomatico ancor prima di cominciare.
L’appuntamento è intitolato “Destra Sociale per Futuro Nazionale” e vede protagonista l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che nel maggio scorso ha accompagnato la confluenza del movimento Indipendenza nel partito fondato da Roberto Vannacci. Ad accoglierlo saranno i rappresentanti campani della formazione politica: Enzo Perez, responsabile delle Municipalità di Napoli, Mimmo De Mattia, referente del comitato Napoli numero 2010, il coordinatore provinciale Ciro Borriello e quello regionale Lello Di Capua. Prima dell’incontro, alle 14.30, Alemanno è atteso nella sede del partito al Centro Direzionale per un confronto con le rappresentanze sindacali della Polizia Penitenziaria. Ma è soprattutto la seconda tappa a riservare qualche sorpresa. Alla vigilia dell’evento, infatti, i Missionari Vincenziani hanno diffuso un comunicato per precisare che la concessione degli spazi rientra nella normale attività di accoglienza di iniziative culturali, civiche e associative. Nessun patrocinio, nessuna adesione politica, nessuna condivisione preventiva delle posizioni espresse dagli ospiti. Neppure la denominazione «Monastero dei Vincenziani», utilizzata nella comunicazione dell’appuntamento, deve essere interpretata come un coinvolgimento della comunità religiosa. Fin qui, una precisazione istituzionale.
Ma il passaggio successivo è più sostanziale. I religiosi dichiarano di dissociarsi da qualsiasi contenuto, dichiarazione o proposta che non risulti conforme al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa. E ricordano che il carisma di San Vincenzo de’ Paoli, dal 1625, mette al centro il servizio ai poveri e agli ultimi. «Il nostro impegno “sociale” nasce dal Vangelo, non da un’appartenenza ideologica», scrivono i missionari, rivendicando la centralità della dignità umana, «l’accoglienza dello straniero e del migrante» e la solidarietà verso i più fragili, indipendentemente da origine, cultura o religione. Fino alla precisazione conclusiva: «Ogni visione che contrapponga le persone, escluda o selezioni chi è degno di essere accolto è lontana dal nostro modo di intendere la carità». Un distinguo che assume un significato particolare alla luce dell’identità politica di Futuro Nazionale. Nel manifesto programmatico pubblicato ad agosto, Vannacci ha rivendicato una destra identitaria, fondata sulla sovranità nazionale, sulle radici cristiane e sulla centralità degli italiani. Posizioni che il partito intende portare anche nella competizione politica napoletana, dove ha già annunciato la volontà di partecipare alle prossime elezioni comunali. Intanto, al Rione Sanità, la politica trova ospitalità in convento, senza che ci sia però comunione d’intenti. I Vincenziani aprono le porte e, contemporaneamente, marcano i confini.
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
IL FALLIMENTO DEI CENTRISTI: “LE VIOLENZE IN FRANCIA DOVREBBERO SCUOTERE I CENTRISTI CHE TENGONO LA TESTA SOTTO LA SABBIA E SPINGERLI AD AFFRONTARE LE CONSEGUENZE DEL FALLIMENTO. SE I LORO PAESI SPROFONDERANNO NEI DISORDINI, PERDERANNO IL POTERE. SE LO PERDERANNO, L’UNIONE EUROPEA SI PARALIZZERÀ MENTRE IL RESTO DEL MONDO CORRE AVANTI. DANGERFIELD SCRIVEVA DI UN’EPOCA IN CUI LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE IGNORAVA LA CATASTROFE CHE SI PREPARAVA. I LIBERALI DI OGGI NON HANNO QUESTA SCUSA”
«I primi passi verso i disordini sembrano abbastanza lineari: rabbia per il calo dei salari reali, per l’aggressività del capitalismo, per l’indisponibilità del Parlamento; rabbia fomentata dagli agitatori… la ragione è in guerra con l’istinto».
Pochi tra coloro che questa settimana hanno preso d’assalto le città francesi riconoscerebbero queste parole. Ma molti sarebbero d’accordo con George Dangerfield, il giornalista britannico-americano che le scrisse.
I manifestanti erano consumati dalla rabbia. Rabbia per il fallimento dello Stato e contro i politici centristi che governano, ma annaspano. Rabbia per i prezzi elevati e il malfunzionamento dell’economia. E, per alcuni, rabbia contro la stessa idea di politica centrista.
Dangerfield scrisse della «strana morte dell’Inghilterra liberale» negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale. Oggi c’è chi prevede un destino altrettanto cupo per l’Europa liberale.
Incendi dolosi, violenze di massa, saccheggi e proteste di piazza mostrano quanto i cittadini disperino dei loro leader. La Francia ha una lunga tradizione di manif, ma la violenza scatenata lo scorso fine settimana in tutto il Paese da rivoltosi incappucciati e mascherati è stata insolitamente grave (si veda la sezione Europa).
Proteste sono divampate anche in Belgio, Italia e Portogallo. Alle elezioni in arrivo, prima in Spagna il mese prossimo, poi in Francia e Polonia l’anno prossimo, gli elettori si preparano a punire i partiti moderati. In Italia, l’estrema destra sta sopravanzando la populista Giorgia Meloni, che ha governato dal centro. In attesa, dietro le quinte, ci sono figure più carismatiche degli schieramenti estremi, tra cui Marine Le Pen in Francia e Alice Weidel in Germania.
Molti, in America e in Europa, sostengono che il centro non abbia che se stesso da incolpare. Donald Trump si vanta che l’Europa sia in fiamme perché i suoi leader hanno respinto i suoi consigli, lasciato aperte le frontiere e permesso a milioni di immigrati di riversarsi ogni anno nel continente da Afghanistan, Algeria e Siria.
Esponenti della destra Maga come Elon Musk affermano che la crescita delle popolazioni musulmane rappresenti la minaccia più grave.
C’è chi parla, in modo apocalittico e assurdo, di «cancellazione della civiltà» o di guerra civile. Persino in Germania il cancelliere Friedrich Merz ha detto questa settimana che gli alti livelli di immigrazione e la mancata integrazione degli stranieri sono in parte all’origine dell’improvvisa e violenta ondata di proteste. Lo ha sostenuto anche il nuovo primo ministro ungherese, Péter Magyar.
Anche se i critici hanno torto, i centristi europei devono affrontare problemi reali, e la Francia mostra quanto siano gravi. Il primo è la stretta fiscale, che rende così difficile intervenire con efficacia. Quando nel 2018-19 Emmanuel Macron, il presidente, dovette affrontare le enormi proteste dei gilet jaunes, poté mobilitare miliardi di euro per placarle. Oggi non è più possibile. La Francia spende troppo e cresce troppo lentamente: sotto Macron, poco più dell’1% all’anno.
Questo autunno i parlamentari faticheranno ad approvare un bilancio che riduca il deficit di appena 0,4 punti percentuali, portandolo a un insostenibile 5% del Pil. E il governo potrebbe comunque cadere. La Francia è così indebitata e i mercati hanno così poca fiducia nei suoi politici che il differenziale tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi è salito a livelli che non si vedevano dalla crisi dell’euro.
Invece di raccogliere questa sfida, i centristi sembrano a corto di idee. Un tempo The Economist salutò Macron come un nuovo e audace alfiere del centrismo radicale. Oggi, mentre i centristi si stringono l’uno all’altro per proteggersi, tutta l’energia è agli estremi. Secondo i sondaggi, oltre l’80% dei francesi è pessimista sul proprio futuro, soprattutto sulle prospettive economiche. Merz è profondamente impopolare e potrebbe essere costretto a lasciare l’incarico. Le sue frecciate contro gli immigrati riflettono la sua incapacità di trovare le parole e le idee per arginare Weidel e il suo partito, Alternative für Deutschland.
Non c’è da stupirsi che i centristi vadano incontro a una batosta elettorale. I sondaggi indicano che Pedro Sánchez, il primo ministro spagnolo di centro-sinistra, probabilmente sarà presto mandato a casa e sostituito da una coalizione di centro-destra e destra populista.
In Francia, le rivolte — e il mito secondo cui la colpa sarebbe degli immigrati — potrebbero portare alla presidenza a maggio Marine Le Pen, esponente del Rassemblement National, partito della destra populista. Secondo i sondaggi, questa settimana le violenze l’hanno favorita.
Mentre Macron volava nel Golfo, Le Pen ha pronunciato un discorso dal tono presidenziale in cui ha invocato l’ordine pubblico.
Le violenze in Francia dovrebbero scuotere i centristi che tengono la testa sotto la sabbia e spingerli ad affrontare le conseguenze del fallimento. Se i loro Paesi sprofonderanno nei disordini, perderanno il potere.
Se lo perderanno, l’Unione europea si paralizzerà mentre il resto del mondo corre avanti. Se i mercati obbligazionari si bloccheranno, il contagio finanziario potrebbe diffondersi. Se i Paesi dell’Ue assecondassero Vladimir Putin, lui diventerebbe soltanto più aggressivo. Dangerfield scriveva di un’epoca in cui la maggior parte delle persone ignorava la catastrofe che si preparava. I liberali di oggi non hanno questa scusa.
(da “The Economist”)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
ATTUALMENTE (SALVO IN CASO DI ACCELERAZIONE VERSO URNE ANTICIPATE), CI SONO I TEMPI AFFINCHÉ GIUNGA DI FRONTE ALLA CONSULTA PRIMA DELLE ELEZIONI ALMENO UNO DI QUEI RICORSI… OTTO LE OBIEZIONI COMUNI: “ABNORME” PREMIO DI MAGGIORANZA, INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER, MODALITÀ DI ATTRIBUZIONE DEI SEGGI, PREMIO AL SENATO SU BASE NAZIONALE, RAPPRESENTANZA DI GENERE AI CAPILISTA BLOCCATI, CANDIDATURE MULTIPLE, CONDIZIONI DI ACCESSO ALLE ELEZIONI CON L’AUMENTO DELLE FIRME
C’è chi denuncia violazioni della parità di genere e chi la sottrazione di seggi a causa del premio di maggioranza. Chi lamenta diritti violati delle minoranze slovenofone e chi di quelle friulanofone. Ma sotto accusa di incostituzionalità finiscono anche i voti di fiducia.
I ricorsi contro la nuova legge elettorale coordinati dalla Rete voto libero e uguale, guidata dal costituzionalista, ed ex presidente Rai, Roberto Zaccaria, da ieri sono depositati in 25 Tribunali d’Italia. E c’è già la prima udienza fissata: il 16 dicembre il Tribunale di Trento valuterà se rimettere la questione alla Corte costituzionale. A decidere sarà il giudice.
Nulla è scontato. Fuorché una cosa: attualmente — salvo accelerazioni verso urne anticipate —, ci sono i tempi affinché giunga di fronte alla Consulta prima delle elezioni almeno uno di quei ricorsi. E tutti hanno una traccia comune scritta dall’avvocato Enrico Grosso e declinata in modi diversi da 110 avvocati, coordinati da Pietro Adami. […] sotto accusa «la combinazione tra l’indicazione del premier e l’abnorme premio di maggioranza»: per Zaccaria un «premierato di fatto».
Oltre alle otto obiezioni comuni — premio «abnorme», indicazione del candidato premier, modalità di attribuzione dei seggi, premio al Senato su base nazionale, rappresentanza di genere ai capilista bloccati, candidature multiple, condizioni di accesso alle elezioni con l’aumento delle firme — ogni avvocato ci ha messo del suo.
Michele Ricciardi, che collaborò con Felice Besostri (l’avvocato che fece bocciare il Porcellum e l’ Italicum ) ha puntato il dito contro i voti di fiducia. «L’articolo 72 della Costituzione impone che la legge elettorale venga votata “articolo per articolo”. È stato fatto. Ma per finta», denuncia. E spiega: «Ponendo la fiducia all’articolo 1 è stata vietata la discussione nel dettaglio dei 30 commi che sostituivano tutte le norme relative all’elezione dei deputati. Stessa cosa con l’articolo 2 che conteneva 18 commi sulle elezioni dei senatori».
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
“IL PROBLEMA NON È PARLARE CON SALVINI, MA ESSERE ALMENO COINVOLTA NELLE SCELTE SUI TEMI DI MIA COMPETENZA – OGGI IL VOTO ALLA LEGA NON E’ UNA BUONA SCELTA PER GLI ELETTORI DEL CENTRO E DEL SUD D’ITALIA – LA LEGA NON VUOLE PIÙ INVIARE ARMI ALL’UCRAINA E ANCHE SU QUESTO ARGOMENTO NON SONO D’ ACCORDO…”
Simonetta Matone, ora che il dado è tratto, può confessarlo: è passata con Forza Italia per ottenere l’elezione sicura alle prossime politiche. Può negarlo?
«Non è così. Quando mi sono candidata alla Camera la prima volta, ho avuto uno dei collegi piu insicuri. Non ne faccio un problema di poltrona. La mia è stata una scelta di politica».
Il vice di Matteo Salvini, Claudio Durigon, ha detto che lei si accorge delle posizioni sovraniste della Lega solo oggi, dopo quattro anni in Parlamento, e a pochi mesi dal voto. Difficile dargli torto, non crede?
«Allora, non sono “Alice nel paese delle meraviglie”, altrimenti non avrei potuto fare per 40 anni il magistrato. In questa fase della mia vita, nella quale mi sto occupando di politica, ho capito che la parola “sovranismo” viene usata principalmente come slogan elettorale. E poiché non voglio contribuire a diffondere false illusioni, ho cercato nuove opportunità per contribuire alla rinascita di una democrazia liberale».
Se n’è andata dalla Lega, come dicono dal suo ex partito, anche perché soffriva il dualismo con Giulia Bongiorno sui temi legati alla giustizia?
«Falso. Cattiveria gratuita: con la senatrice Bongiorno, nelle rare volte che ci siamo confrontate, non ho mai avuto motivi di contrasto».
Prima di scegliere Forza Italia è vero che aveva ricevuto altri corteggiamenti nel centrodestra, da Fratelli d’Italia, e addirittura anche da Futuro nazionale?
«Il corteggiamento è una cosa seria. Io mi sento di far parte a pieno titolo, vista la mia storia personale e politica, di questo centrodestra dove l’osmosi è piu facile, ma poi bisogna passare dalle parole ai fatti come avvenuto con Forza Italia».
Domenica al congresso della Lega, a cui non ha partecipato così come accaduto a Pontida, avrebbe votato per Salvini o per lo sfidante Garavaglia?
«Ho firmato per la candidatura di Salvini. Poi seguendo, come mi è stato possibile da remoto, il dibattito congressuale ho avuto conferma delle mie perplessità».
Ma perché in questi anni non si è mai confrontata con Salvini su queste perplessità?
«Il problema non è parlare con Salvini, ma essere almeno coinvolta nelle scelte sui temi di mia competenza».
È vero che il suo ingresso in Forza Italia è stato benedetto da Gianni Letta, oltre che dal leader azzurro Antonio Tajani?
«Conosco da molti anni Gianni Letta. So che mi stima e questo mi basta».
Cosa è oggi la Lega? È tornata a essere un partito nordista senza più un’ambizione nazionale?
«Temo di sì, ma non sarebbe una buona scelta per gli elettori rimasti nel Centro e nel Sud d’Italia».
Sempre Salvini durante l’ultimo congresso ha detto che al prossimo Consiglio dei ministri farà mettere a verbale che la Lega non vuole più inviare armi e il sostegno economico all’Ucraina.
«Anche su questo argomento, e non certo da oggi, non sono d’ accordo».
(da Corriere della Sera)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
GIULIA COSENZA HA UN CONTENZIOSO IN ESSERE CON IL FRATELLO PER L’AZIENDA DI FAMIGLIA E HA GIA’ PERSO TRE VOLTE IN TRIBUNALE
La senatrice napoletana di Fratelli d’Italia Giulia Cosenza aveva donato al partito nel
2022 100 mila euro. Un suo parente ne aveva dati altrettanti alla Lega. Ma quando è stata eletta ha lasciato gli incarichi nelle società di famiglia e messo al sicuro le case, conferendole in un trust. Così quando un altro fratello, biologico, è tornato alla carica per i soldi che lei gli doveva, 7,5 milioni di euro, non ha trovato più nulla su cui rivalersi.
Lotta fratricida
La storia raccontata oggi dal Fatto Quotidiano parte dalla vicepresidente della Commissione Cultura e da una serie di operazioni sul gruppo imprenditoriale della famiglia, oggi formalmente gestito dalla madre 86enne. Cosenza è stata eletta anche due volte alla Camera con An e Pdl, nel 2006 e nel 2008. Sostiene di essere stata indotta in errore quando ha firmato l’accordo con il fratello Francesco che decideva la sua uscita dall’azienda di famiglia. Lo accusa di violenze fisiche e psicologiche e di avergli nascosto il rinvenimento di un’“ingente quantità di amianto” nell’area su cui insiste il “Waterfront Flegreo”. Ovvero il progetto più importante in pancia al gruppo di famiglia.
Le sentenze
Il fratello ha però già vinto tre volte al tribunale di Napoli. E il trust a cui ha conferito il patrimonio immobiliare è stato dichiarato inefficace. Per il giudice Maria Tuccillo la senatrice era «a conoscenza del pregiudizio che l’atto poteva arrecare» al fratello, data «l’assenza di ulteriori beni in capo alla stessa sufficienti a soddisfare le ragioni creditorie». È stata condannata a pagare 7,5 milioni. Altrimenti rischiano di finire all’asta la residenza di 14 vani con 100 metri quadri di terrazzo e affaccio su villa Albani Torlonia, nel centro di Roma, la villa al Vomero, con vista sul golfo di Napoli, da 17 vani più 600 metri quadri di giardino; i 4 appartamenti sul porto Capri; e quello di Pescocostanzo, per gli amanti dello sci sulla Maiella. Per questo adesso è formalmente nullatenente.
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
IERI LA MAGISTRATURA AVEVA ANNULLATO I PASSAPORTI AL SENATORE BRASILIANO, CHE SI ERA RIFIUTATO DI CONSEGNARLI… IL PIANO DI FUGA È STATO ORGANIZZATO E FACILITATO DA UN AVVOCATO VICINO ALLA FAMIGLIA BOLSONARO … NEGLI STATES DAL FEBBRAIO 2025 VIVE ANCHE IL FRATELLO EDUARDO, SU CUI PENDE UN MANDATO DI ARRESTO EMESSO QUANDO ERA DEPUTATO
Flavio Bolsonaro ha lasciato il Brasile ed è in volo per gli Stati Uniti. Lo scrive il sito brasiliano Metropoles. L’informazione – scrive il sito – è stata confermata da persone vicine alla famiglia.
L’ultimo messaggio di Flávio è stato inviato al suo collaboratore Rogério Marinho alle 8:00 del mattino.
Anche Folha di San Paolo ha confermato, citando fonti della famiglia, che Flávio Bolsonaro è in viaggio verso gli Stati Uniti. Il volo dovrebbe atterrare entro poche ore. Le stesse fonti riferiscono che il piano è stato organizzato e facilitato da un avvocato vicino alla famiglia Bolsonaro.
Negli States dal febbraio 2025 vive anche il fratello Eduardo, su cui pende un mandato di arresto emesso dal giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, quando era ancora deputato.
E’ stato condannato in via definitiva a 4 anni e 2 mesi di reclusione perchè riconosciuto colpevole del reato di coazione nel corso del procedimento (articolo 344 del Codice Penale), per aver utilizzato il suo ruolo allo scopo di sollecitare sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti contro autorità e settori economici brasiliani, nel tentativo di interferire nei processi giudiziari legati al padre Jair Bolsonaro.
Oggi vive a Southlake, nel Texas, dove si è trasferito insieme alla moglie Heloísa, in una villa di circa 424 metri quadrati con piscina, valutata intorno ai 6 milioni di real (circa 1,22 milioni di dollari).
Anche la moglie di Flavio Bolsonaro e le loro due figlie si trovano a bordo del volo che sta arrivando negli Stati Uniti. Lo fa sapere Cnn Brasile. Si sospetta che il nome di Flávio sulla lista passeggeri di un aereo in sosta a Puerto Iguazú – prosegue la Cnn – sia stato utilizzato per depistare gli inquirenti sul luogo di partenza dal Brasile. Il senatore – riferiscono alcune fonti – sarebbe partito da un’altra città argentina.
Lunedì la magistratura aveva ordinato all’ex candidato conservatore di consegnare i documenti alle autorità, ma secondo la fonte di polizia Bolsonaro non ha ottemperato alla richiesta, contrariamente a quanto aveva promesso.
Flavio Bolsonaro è oggetto di diverse indagini; una di queste riguarda sospetti di corruzione e riciclaggio di denaro nell’ambito del finanziamento di un film sul padre.
(da agenzie)
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Ottobre 27th, 2026 Riccardo Fucile
QUESTA SAREBBE LA SICUREZZA DEL GOVERNO MELONI? INTIMIDIRE I GIOVANI? DA QUANDO IN ITALIA PARTECIPARE A UNA MANIFESTAZIONE E’ REATO? FOSSE SUCCESSO A TE TANTI ANNI FA COSA AVRESTI DETTO?
Carolina Di Giacomo, 18 anni, frequenta il liceo Talete a Roma. Il 24 ottobre era appena
uscita dalla metropolitana di piazzale Flaminio per partecipare a una manifestazione in centro. Un gruppo di poliziotti l’ha fermata, identificata e infine portata in commissariato insieme a tre dei suoi amici. «Sabato ci eravamo dati appuntamento alla fermata Lepanto. All’inizio volevamo andare in piazza della Repubblica, da dove partiva il corteo. Poi però ci siamo detti che era meglio scendere in piazza del Popolo e aspettarlo lì. Con i miei eravamo d’accordo che se ci fossero stati disordini sarei tornata subito a casa», racconta a Repubblica.
La ragazza con la felpa nera
Il racconto continua: «Superato il varco, siamo stati fermati da un gruppo di poliziotti tutti bardati, con caschi e giubbotti antiproiettile. Ci hanno chiesto i documenti, glieli abbiamo dati e ci hanno tenuti lì per una quarantina di minuti senza dirci niente». E spiega «Io indossavo solo una felpa nera, senza neanche il cappuccio. Magari mi hanno fermato per quella». E poi: «Prima, mentre aspettiamo, ci riprendono con una telecamera. Poi quando finalmente ci restituiscono i documenti e stiamo per andare, il capo dice a un agente: “No, un attimo”. Ci prendono in disparte, ci chiedono di svuotare le tasche, ci prendono i telefonini e ci ordinano di salire su due volanti della polizia. Solo in tre, però, altri due li hanno lasciati andare e non so perché».
La perquisizione
Carolina dice che nessuno di loro aveva zaini con sé: «Nelle mie tasche hanno trovato solo il telefono e un pacchetto di gomme». Li hanno portati «al commissariato Trevi, a sirene spiegate, correndo all’impazzata lungo via del Corso. Lì ci siamo messi paura, ma che è successo? Non avevamo fatto niente». Non gli hanno spiegato il motivo: «Ci hanno fatto entrare in una stanzetta, con la porta aperta per controllare. Eravamo ancora senza telefoni. Allora chiedo se posso avvertire mio padre. Ma mi rispondono che avrei dovuto essere autorizzata dal commissario e fare la chiamata davanti a lui. Ma non arrivava mai. Ho supplicato l’agente almeno 300 volte e alla fine mi ha fatto scrivere un sms, “tutto ok”, che avevamo concordato».
Gli altri fermati
In commissariato c’era anche «un gruppetto che era stato fermato poco dopo di noi. Loro però avevano delle maschere tipo Power Rangers e negli zaini delle bombolette». E lei si è sentita male: «Avevo ansia perché non mi era mai capitata una cosa così. Ma pure rabbia. Io volevo solo andare alla manifestazione, tra l’altro abbiamo avuto la scuola allagata per due settimane, c’erano delle buone ragioni per protestare». Il finale della storia: «Dopo qualche ora arriva il commissario e, alle nostre rimostranze, si spazientisce: «Io sto lavorando», ci dice in modo brusco, «se non state calmi vi tengo qua fino alle tre e mezzo del mattino”». E poi sono stati liberati: «Era sera. Ci hanno accompagnati alla porta con queste esatte parole: “Adesso tornate a casa e non andate più a manifestare perché comunque vi abbiamo registrato”. Ma manifestare è un mio diritto, non me lo possono levare».
(da Repubblica)
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