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ANTONIO TAJANI NON È UN MINISTRO, MA UNA BARZELLETTA CON LE GAMBE. CHIAMA PAOLA AMADEI, AMBASCIATRICE ITALIANA A TEHERAN, E LE CHIEDE: “OGGI COME SONO STATI I BOMBARDAMENTI?” (FA FRESCHETTO? CE VUOLE IL GIUBBINO?)

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

PER RISPONDERE ALLA SURREALE DOMANDA, AMADEI ATTINGE ALLE SUE MIGLIORI DOTI DIPLOMATICHE (E RIESCE A NON RIDERE AL TELEFONO CON IL MINISTRO): “NOI CE NE STIAMO ANDANDO, MA A TEHERAN CONTINUANO” … IL COLMO È CHE IL VIDEO DELLA GAFFE È STATO PUBBLICATO SUI SOCIAL DALLO STESSO TAJANI

Un video diffuso sui social per mostrare pubblicamente la chiamata tra Antonio Tajanie l’ambasciatrice in Iran è diventato un ‘boomerang’ per il leader di Forza Italia, con moltissimi utenti nei commenti pronti a sottolineare l’assurdità di una domanda fatta dal ministro: “Oggi come sono stati i bombardamenti?”.
Il video era accompagnato dall’annuncio ufficiale che l’Italia ha deciso, per motivi di sicurezza, di chiudere l’ambasciata a Teheran e trasferirla a Baku, nel confinante Azerbaigian. “Un gruppo di circa 50 connazionali guidati dalla nostra Ambasciatrice in Iran ha attraversato il confine con l’Azerbaigian. Continuiamo a tenere aperte le relazioni diplomatiche con Teheran, a tutela degli italiani rimasti in Iran e dei nostri interessi nazionali, l’Ambasciata continuerà ad operare da Baku”, recitava il post.
Questo sarebbe bastato per informare i cittadini, ma Tajani ha deciso di pubblicare il video della sua conversazione con l’ambasciatrice. “Siamo tutte e cinque le macchine, le ultime rimaste. Tutte e cinque in territorio azero”, si sente dire alla voce dall’altra parte del telefono.
L’ambasciatrice è Paola Amadei, classe 1964, con oltre trent’anni di esperienza in campo diplomatico. Già ambasciatrice in Oman, poi consigliera diplomatica del ministro dell’Interno Minniti dal 2017. Dopo una scalata all’interno del ministero, nominata ambasciatrice prima in Bahrein (nel 2020) e poi in Iran nel 2024
Amadei continua il suo resoconto al ministro, che si limita ad annuire: “La prima e la seconda” macchina “hanno già fatto il controllo di polizia, credo che adesso stiano facendo la terza e la quarta”. Tajani interviene: “Vabe, comunque non c’è problema su questo, il problema era uscire da là”.
“Oggi come sono stati i bombardamenti?”, ha chiesto Tajani, e Amadei ha risposto con diplomazia, come ci si aspetta da un’ambasciatrice. “Oggi si sono sentiti, ma consideri una cosa: noi siamo partiti ieri notte alle 22.45 e non ci siamo mai fermati”, ha detto la rappresentante dell’Italia in Iran. “Non abbiamo mai dormito. Adesso ci dirigiamo all’uscita ma a Teheran continuano i bombardamenti”
A quel punto, probabilmente pensando al messaggio da trasmettere sui social, Tajani ha preso nuovamente la parola: “Comunque noi rimaniamo a Baku, diciamo che l’ambasciata di fatto si trasferisce a Baku, non è che chiudiamo l’ambasciata”
(da agenzie)

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I PIANI DI GIORGIA MELONI RISCHIANO DI SALTARE IN ARIA A CAUSA DELLE BOMBE DEL SUO AMICO DONALD TRUMP: LA PREMIER, CHE FINORA SI È COMPORTATA DA “CAMERIERA IN CHIEF” DEL PUZZONE DELLA CASA BIANCA, È INCAZZATA COME UNA BISCIA PER L’ATTACCO DI USA E ISRAELE CONTRO L’IRAN

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

UNA CRISI PROLUNGATA RISCHIA DI DANNEGGIARE L’ECONOMIA EUROPEA E COMPROMETTERE I MARGINI DI MANOVRA CON BRUXELLES PROPRIO MENTRE ROMA SPERA DI USCIRE DALLA PROCEDURA DI INFRAZIONE …CON IL MONDO IN FIAMME, PER LA DUCETTA DIVENTEREBBE MOLTO DIFFICILE VARARE UNA LEGGE DI BILANCIO 2027 “GENEROSA” SU CUI, MELONI E I SUOI CONTANO PER CONSOLIDARE IL CONSENSO IN VISTA DELLE ELEZIONI 2027

Per Giorgia Meloni l’11 marzo potrebbe trasformarsi in una giornata politicamente esplosiva. Quando la premier si presenterà davanti alle Camere per riferire sulla crisi internazionale, il rischio – raccontano fonti parlamentari – è quello di un clamoroso testa coda politico.
Il motivo è semplice: la guerra contro l’Iran voluta dall’asse tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu mette la presidente del Consiglio davanti a una delle scelte più complicate dall’inizio della legislatura.
Ufficialmente l’Italia resta nel campo occidentale e atlantico. Ma dietro le quinte di Palazzo Chigi il clima sarebbe molto più sfumato. Chi conosce bene la premier giura infatti che, lontano dai microfoni, Meloni non avrebbe affatto apprezzato la scelta di aprire un fronte militare contro Teheran
Secondo quanto raccontano fonti politiche, la leader di Fratelli d’Italia avrebbe espresso in privato forti dubbi sulla strategia adottata dai suoi amici Trump e Netanyahu. L’idea, spiegano i bene informati, sarebbe che un’operazione militare limitata e chirurgica avrebbe avuto molto più senso di una campagna militare estesa
Un’azione mirata contro obiettivi specifici, piuttosto che un’escalation destinata a destabilizzare l’intero Medio Oriente. Un ragionamento pragmatico più che ideologico. Perché a Palazzo Chigi sanno bene che ogni escalation internazionale ha effetti immediati anche sui conti italiani. E proprio qui si nasconde il vero incubo del governo
Una crisi prolungata con Teheran rischia infatti di produrre un effetto domino sull’economia europea: prezzi dell’energia più alti, mercati finanziari più instabili e crescita rallentata. Tradotto in politica interna significa una cosa sola: conti pubblici più fragili. Per l’Italia il rischio è doppio. Da un lato la guerra potrebbe aggravare la già delicata situazione del debito pubblico.
Dall’altro lato potrebbe compromettere i margini di manovra con Bruxelles proprio mentre Roma spera di uscire dalla procedura di infrazione. In questo scenario diventerebbe molto più difficile varare quella manovra economica “elettorale” su cui la maggioranza conta per consolidare il consenso a fine anno e presentarsi davanti agli elettori a fine legislatura. In altre parole: se i conti saltano, salta anche la strategia politica del governo.
Come se non bastasse, la crisi internazionale arriva nel momento peggiore possibile per l’esecutivo. La guerra è infatti esplosa a pochi giorni da un appuntamento politico delicato come il referendum sulla giustizia che interessa direttamente la maggioranza. E a Palazzo Chigi temono che il conflitto internazionale possa spostare completamente l’attenzione dell’opinione pubblica. Il risultato? Un clima politico più incerto e soprattutto meno favorevole al governo
Secondo alcuni sondaggi riservati che circolano tra i partiti, la guerra e il coinvolgimento degli Stati Uniti potrebbero addirittura rafforzare la narrativa delle opposizioni. Il motivo è semplice: una parte consistente dell’elettorato italiano guarda con crescente diffidenza alle scelte di Trump. E una guerra percepita come lontana dagli interessi italiani rischia di trasformarsi in un boomerang politico.
E quando arriverà l’11 marzo, la domanda politica diventerà inevitabile: Meloni sceglierà di allinearsi totalmente a Trump o proverà a parlare agli italiani? Nel dubbio, raccontano nei palazzi romani, meglio guadagnare tempo. Perché in politica estera, come nella politica interna, a volte la mossa più prudente è proprio quella di rimandare lo scontro.
(da L’Espresso)

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MA TRUMP PENSA DAVVERO CHE ABBIAMO L’ANELLO AL NASO? -LO STRANO CASO DEI DOCUMENTI RELATIVI A EPSTEIN IN CUI UNA MINORENNE ACCUSA DONALD TRUMP DI AVER TENTATO DI VIOLENTARLA (È RIUSCITA A SCAPPARE MORDENDOGLI IL PENE): SONO STATI PUBBLICATI SOLO ORA, E NON UN MESE FA COME GLI ALTRI, PERCHÉ I FUNZIONARI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA LI AVEVANO CONTRASSEGNATI COME “DUPLICATI”

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

I FILE INCLUDONO GLI INTERROGATORI, RISALENTI AL 2019, DI UNA DONNA CHE RACCONTA DI ESSERE STATA AGGREDITA DAL PRESIDENTE AMERICANO ED EPSTEIN QUANDO LEI AVEVA TRA I 13 E I 15 ANNI: “MI DISSE ‘LASCIA CHE TI INSEGNI COME DEVONO COMPORTARSI LE BAMBINE’. IO GLI DIEDI UN MORSO SUL PENE E LUI URLO’: ‘PORTE VIA DI QUA QUESTA STRONZETTA'”

Donald Trump è accusato di aver aggredito sessualmente una donna quando era minorenne, secondo quanto riportato nei documenti Epstein Files. La donna, di cui
non è stato reso noto il nome, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti l’ha aggredita sessualmente dopo essere stata presentata da Jeffrey Epstein quando aveva tra i 13 e i 15 anni. La donna ha dichiarato in un’intervista dell’ottobre 2019 di aver incontrato Trump per la prima volta a New York o nel New Jersey, alla presenza di Epstein.
Ha affermato che Trump “l’ha picchiata dopo che lei gli ha morso il pene”. La donna ha inoltre affermato che lui “le ha tirato i capelli e le ha dato un pugno sulla tempia”. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito le accuse “completamente infondate, prive di prove credibili e provenienti da una donna purtroppo disturbata con una lunga storia criminale alle spalle”.
Nel riassunto dell’FBI delle interviste con gli investigatori, noto come FBI 302, la donna ha affermato che Trump non li ha graditi ”fin dall’inizio, non gli piaceva che fossi un ragazzo-ragazza”.
Il rapporto afferma che la donna anonima intendeva con l’espressione “ragazzo-ragazza” il fatto di essere un maschiaccio. Non ricordava l’identità di nessun altro che fosse presente, ma che se ne andarono quando Trump presumibilmente lo chiese loro.
“Trump colpì [omissis] e disse qualcosa del tipo: ‘Portate questa piccola stronza fuori di qui’”, sostiene il rapporto. “[Omissis] disse di aver morso il pene di Trump perché lui la disgustava”. La donna ha affermato che prima di colpirla, Trump le avrebbe detto “qualcosa del tipo: ‘Lascia che ti insegni come devono comportarsi le bambine’”. Secondo quanto riferito, avrebbe poi aperto la cerniera dei pantaloni
Trump ha negato con forza qualsiasi accusa di comportamento scorretto e ha affermato che i documenti contenuti negli Epstein Files lo hanno scagionato. Il suo modo di gestire la pubblicazione dei documenti è stato messo in discussione dai suoi alleati e dai suoi rivali democratici, dopo che egli ha attaccato i repubblicani che spingevano per la loro divulgazione
Il suo comportamento ha portato circa il 52% degli americani a ritenere che Trump stesse cercando di insabbiare i crimini di Epstein, mentre il 30% ha affermato il contrario. Trump ha negato con forza questa ipotesi. Il sondaggio YouGov condotto il mese scorso ha rilevato che il 91% dei democratici, il 55% degli indipendenti e il 12% dei repubblicani ritiene che Trump stia cercando di insabbiare i crimini.
Ora potrebbe arrivare la svolta: ci sono anche accuse di aggressione sessuale rivolte da una donna al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei nuovi documenti dell’Fbi pubblicati ieri dal dipartimento di Giustizia. I documenti non erano stati resi diffusi in precedenza perché erano stati erroneamente contrassegnati come «duplicati», ha spiegato il dipartimento con una motivazione un po’ singolare.
(da Dagoreport)

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LA PROCURA DI TORINO CHIUDE IL CIRCOLO “EDORAS”, COVO DI NEO-NAZISTI CHE INNEGGIAVANO A HITLER E VOLEVANO “EBREI E NEGRI FUORI DALLE UNIVERSITÀ”: TRA I FREQUENTATORI C’ERANO ANCHE DEI MILITARI ATTUALMENTE IN SERVIZIO

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

17 INDAGATI PER APOLOGIA DEL FASCISMO, ISTIGAZIONE ALL’ODIO PER MOTIVI RAZZIALI, ETNICI E RELIGIOSI … TRA CHI BAZZICAVA IL CIRCOLO “EDORAS” C’ERA ANCHE CARLO VIGNALE, FIGLIO DELL’ASSESSORE REGIONALE AL PATRIMONIO GIAN LUCA

Saluti fascisti, inni a Hitler. Lotte a torso nudo con le cinghie. Riti di iniziazione davanti agli affiliati, schierati in file, per entrare nel gruppo degli «eredi dei nazisti». Cori ripetuti: «Abbiamo sulle spalle l’eredità di giganti. Dei caduti della Rsi». «Fuori gli ebrei e i negri dall’Università».
Non c’erano soltanto studenti tra i militanti che si riunivano nel circolo di Edoras, lo scantinato che la procura di Torino ha fatto chiudere perché considerato il covo in cui si riunivano, attirando proseliti da tutta Europa, 17 indagati per apologia del fascismo, istigazione all’odio per motivi razziali, etnici e religiosi. Non c’erano solo giovani della estrema destra locale, tra cui Carlo Vignale, il figlio dell’assessore regionale al patrimonio Gian Luca Vignale (estraneo all’indagine) della lista Cirio Presidente.
C’erano anche dei soldati. In servizio. Armati. Provenienti non solo da Torino. Ma anche da altrove. Lo hanno scoperto i carabinieri del Ros, dopo mesi di indagini.
Nella relazione finale scrivono: «Grazie all’attività tecnica in corso è stato accertato che la sede di Edoras è frequentata da diversi soggetti appartenenti alle forze armate, tre dei quali, in servizio nella città di Torino e dintorni sono stati identificati».§
I nomi di questi soldati non vengono riportati. Anche se, di norma, negli atti delle indagini spesso compaiono non solo i nomi degli indagati, ma anche quelli dei testimoni o di persone non indagate che hanno avuto contatti con loro. «Non si riporta il contenuto dei dialoghi né le immagini degli eventi a cui hanno partecipato in quanto soggetti non indagati nel presente procedimento penale», scrivono i Ros, che aggiungono che la presenza dei militari presenti nel circolo dei neofascisti sia «abituale» e «in aumento».
La conclusione è logica e inquietante: «Appare chiaro come la propaganda promossa sia in grado di rivolgersi con successo a una moltitudine di destinatari, ottenendo proseliti tra gli studenti con Azione studentesca, all’estero, dove il movimento viene riconosciuto come espressione dei camerati italiani e infine fa breccia anche tra militari in servizio attivo, connotati da idee estremiste».
Nel report sono elencati alcuni degli incontri dei neo fascisti in cui sono stati identificati anche militari in servizio. La grigliata del 7 giugno 2024. La serata del 15 giugno «che vedeva ospiti a Edoras i militanti della comunità Raido di Roma per una conferenza e poi il concerto della band d’area La vecchia sezione».
I soldati c’erano anche al primo evento tra «camerati» di ripresa dell’attività militare dopo la pausa estiva dell’8 settembre 2024. E anche il 30 novembre 2024 e il 1 dicembre 2024, «per i festeggiamenti dell’anno di nascita della sede». Non solo. Sono stati anche operativi. Attivi nelle notti in cui gli estremisti appendevano manifesti di notte.
Ci sono le prove. Uno compare in una foto. Dietro allo striscione su cui c’è scritto: «Non è bastato il piombo della feccia rossa, Giorgos e Manolis vivono in noi», riferito ai due esponenti del gruppo neo nazista greco Alba Doratauccisi nel 2013.
(da agenzie)

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LA PROPOSTA DI ELLY SCHLEIN AL GOVERNO: “L’EXTRAGETTITO IVA USIAMOLO PER ABBASSARE LE ACCISE SUI CARBURANTI”

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

UNA OPERAZIONE FATTIBILE, IN TERMINI TECNICI SI CHIAMA ACCISE MOBILI

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha un’idea per combattere il caro carburanti. E si rivolge direttamente alla premier Giorgia Meloni che nel 2019 chiedeva l’abolizione delle accise «che poi non ha fatto, anzi nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel».
Il governo, per Schlein, «può attivare subito le cosiddette accise mobili, un
meccanismo adottato molti anni fa e mai attuato. E siccome con i prezzi stellari della benzina non aumentano solo gli extraprofitti di chi la vende ma anche il gettito Iva che entra nelle casse dello Stato, noi proponiamo di usare quell’extragettito Iva restituendolo ai cittadini e abbassando le accise di tutti». La proposta è stata rilanciata sui canali social della segretaria del Pd perché “«l’inflazione è ripresa a salire e la benzina è arrivata attorno ai 2 euro» e il «costo delle azioni militari di Trump si aggiunge a danno di famiglie e imprese italiane».
Come funziona lo strumento delle accise mobili
Lo strumento delle accise mobili ha come obiettivo quello di stabilizzare il prezzo dei carburanti quando questo sale. Come? Lo Stato riduce temporaneamente le accise quando il prezzo del petrolio cresce, e invece le aumenta quando scende, mantenendo quindi i prezzi alla pompa più stabili. Può esser però una soluzione temporanea e a breve termine, non utile in caso di una guerra nei paesi del Golfo di media o lunga durata. Perché così facendo lo Stato, di fatto, rinuncia a entrate fiscali maggiori. Introiti che a lungo andare non recupererà quasi mai, anche se agisce contro shock sul settore e contro l’inflazione. Nessun governo, davanti alle obiezioni di diversi economisti, lo ha mai realmente attivato. Il meccanismo fu introdotto per la prima volta con la legge finanziaria del 2008 dal governo Prodi ma non è mai entrato a regime. Servivano dei decreti attuativi e delle soglie precise. L’occasione si è ripresentò sotto il governo Draghi, nel 2022, che però, davanti al conflitto in Ucraina, preferì adottare un taglio temporaneo delle accise, a 25 centesimi a litro. Attualmente il governo Meloni può attivare il meccanismo di accise mobili: lo prevede il Decreto Carburanti del 2023, ma anche in questo caso lo strumento non può scattare automaticamente. Serve quindi un lavoro preliminare, da parte di Palazzo Chigi, fatto di decreti attuativi e limiti entro cui usarlo. Insomma non una cosa cotta e mangiata.
Schlein e l’Iran: «La pensiamo come Sanchez, no alla guerra»
La leader dem, durante la tappa conclusiva a Roma del percorso di ascolto “L’Italia che sentiamo”, ha inoltre detto la sua sulla guerra in Iran, ed è stata netta. Ha espresso solidarietà al presidente del governo spagnolo Sánchez «per le minacce inaccettabili subite per aver difeso il diritto internazionale come avrebbe dovuto fare il nostro governo. La pensiamo come Sanchez, no alla guerra». «La transizione democratica deve essere nelle mani del popolo iraniano Khamenei è un dittatore sanguinario che non ci mancherà, ma le iniziative unilaterali sono pericolose. La guerra illegale scatenata da Trump e Netanyahu va fermata. No all’utilizzo delle basi in Italia per il supporto a questi attacchi che violano il diritto internazionale, l’Italia ripudia la guerra – ha dichiarato Schlein – Amareggia l’atteggiamento imbarazzato del nostro governo, posso capire la difficoltà di chi fino a qualche giorno fa auspicava il premio Nobel per Trump. Il problema non è solo la subalternità di questo governo a tycoon, il problema è che non riescono a scegliere l’Europa».
(da agenzie)

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IL CONFLITTO SCATENATO DA TRUMP, AMICO DI GIORGIA MELONI, COSTERA’ 10 MILIARDI DI EURO ALLE IMPRESE ITALIANE CHE, COME LE FAMIGLIE, SUBIRANNO RINCARI NELLE BOLLETTE

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

L’AUMENTO DEI COSTI STIMATO: 7,2 MILIARDI DI RINCARI SULL’ELETTRICITÀ E 2,6 MILIARDI SUL GAS, +13,5% RISPETTO AL 2025 – TRA I SETTORI PIÙ A RISCHIO LA METALLURGIA, IL COMMERCIO, L’ALIMENTARE, GLI ALBERGHI, IL TRASPORTO

L’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran rischia di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi in più nel 2026 per le bollette energetiche. Lo stima l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, calcolando 7,2 miliardi di rincari sull’elettricità e 2,6 miliardi sul gas, +13,5% rispetto al 2025.
Le stime si basano su un prezzo medio annuo dell’energia elettrica a 150 euro per megawattora e del gas a 50 euro, ipotizzando consumi nel 2025-26 in linea con quelli del 2024. Alla vigilia dell’attacco (27 febbraio), il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’elettricità a 107,5 euro
Al 4 marzo i prezzi erano balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere leggermente. La Lombardia sarebbe la regione più colpita con un aumento dei costi energetici di 2,3 miliardi, seguita da Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).
Tra i settori più a rischio la metallurgia, il commercio, l’alimentare, gli alberghi, il trasporto e logistica e la chimica per l’elettricità; l’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale per il gas.
Tra i distretti più a rischio rincari ci sono le piastrelle di Sassuolo (Modena), il vetro di Murano (Venezia), il prosciutto di San Daniele (Udine), i metalli di Brescia-Lumezzane, le marmellate e succhi di frutta del Trentino-Alto Adige, la calzetteria di Castel Goffredo (Mantova), il cartario di Lucca, il tessile di Biella, i salumi di Parma, i salumi dell’Alto Adige, gli articoli in gomma e materie plastiche (Varese), le materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova, il riso di Pavia, il seta-tessile di Como, il vetro a Vasto (Chieti), la ceramica di Civita Castellana (Viterbo), il polo chimico a Salerno, il polo chimico di Brindisi, il polo siderurgico di Taranto e il petrolchimico di Sarroch (Cagliari). Lo scenario attuale resta però distante dai picchi del 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il gas arrivò a 303 euro al megawattora e l’elettricità a 123,5 euro. La media 2025 si attesta a 116 euro per l’elettricità e 38,7 per il gas.
“Molto dipenderà dalla durata del conflitto – avverte la Cgia -. Se le ostilità dovessero protrarsi per mesi, la chiusura dello stretto di Hormuz rischierebbe di provocare un vero shock energetico”. L’associazione chiede interventi immediati: a livello europeo il disaccoppiamento tra prezzo del gas e dell’energia elettrica, a livello nazionale misure temporanee come bonus sociali, taglio dell’Iva e azzeramento degli oneri di sistema. Nel medio periodo serve ridurre strutturalmente gli oneri di sistema spostando parte del carico sulla fiscalità generale e incentivare gruppi di acquisto per le Pmi.
(da agenzie)

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PRIMA DI CRITICARE LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DELL’AQUILA, CHE HA GIUSTAMENTE ALLONTANATO LA MAMMA DELLA “FAMIGLIA DEL BOSCO” DAI FIGLI, GIORGIA MELONI DOVREBBE LEGGERE COME SI COMPORTAVA CATHERINE BIRMINGHAM ALL’INTERNO DELLA CASA FAMIGLIA DOVE ABITAVA CON I SUOI BAMBINI

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

LA DONNA “AVEVA FREQUENTI SCATTI D’IRA ED ERA OPPOSITIVA ALLE INDICAZIONI DEL PERSONALE”. INSULTAVA LE EDUCATRICI E SOBILLAVA I FIGLICONTRO DI LORO, DEFINENDOLE “CATTIVE PERSONE”… PER QUESTO, I FIGLI HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI FAR DEL MALE ALLE EDUCATRICI: HANNO ROTTO DELLE PERSIANE PER CREARE DEI BASTONI DA LANCIARE FERENDO UNA DI LORO … LO SCARSO LIVELLO DI SCOLARIZZAZIONE DEI TRE FIGLI: “I GENITORI HANNO INTENZIONALMENTE VIOLATO L’OBBLIGO DI ISTRUIRE LA FIGLIA IN ETÀ SCOLARE”

Dodici pagine descrivono le mancanze dei due genitori, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. I giudici del Tribunale dei minorenni dell’Aquila nel collegio di giovedì scorso hanno portato a sintesi sei memorie della psicologa responsabile della casa protetta di Vasto, dell’assistente sociale, della tutrice, e anche tre interventi della difesa. Quindi, hanno ordinato, «in via provvisoria e urgente», l’allontanamento dei minori dalla comunità in cui sono attualmente ospitati e il loro collocamento in diversa struttura, senza la madre».
Il conflitto permanente di Catherine Birmingham con lo Stato è molto forte sulla scuola, dice l’ordinanza. Non è più un problema di istruzione ortodossa o parentale: il livello delle competenze dei tre bimbi è così basso da rendere impossibile l’intrapresa di «qualsiasi percorso istruttivo, sia esso istituzionale o rimesso alle determinazioni dei genitori». Il Tribunale, dopo «diretta e approfondita osservazione», ha accertato «la lesione del loro diritto all’istruzione».
Il livello effettivamente riscontrato nella maggiore di 9 anni è questo: «È ancora in una fase alfabetica e non ortografica, poiché non sillaba le lettere, non mette insieme i numeri e non ha raggiunto la fase lessicale»
Tutti e tre i fratelli «comprendono abbastanza l’italiano, ma hanno più difficoltà nel parlato». Nei primi 3-4 giorni si sono rifiutati di colorare, leggere e scrivere, sia in lingua inglese che in italiano: «Tendenzialmente sfogliano libri con disegni per età inferiori (3-5 anni)».
Sul tema, in conclusione, «i genitori hanno intenzionalmente violato l’obbligo di istruire la figlia in età scolare. Come dichiarato dalla madre all’équipe del servizio di Neuropsichiatria Infantile, «intenzione dei genitori non è dare una opportunità didattica, bensì iniziare il lavoro sugli apprendimenti dopo i 7 anni di età, poiché a detta loro il cervello è maggiormente predisposto all’apprendimento dopo aver fatto esperienze dirette nella natura»
La Neuropsichiatria infantile ritiene che tutti e tre i bambini debbano essere inseriti gradualmente in un percorso di scuola primaria, la giudice Cecilia Angrisano, nell’ordinanza urgente, fa notare come «l’ostilità della madre nei confronti delle scelte compiute dalla tutrice e dal Servizio sociale inizia a manifestarsi con crescente veemenza».
Il 27 gennaio la maestra Lidia, volendosi concentrare sull’istruzione della maggiore, ha proposto di essere affiancata da un’educatrice per intrattenere i due gemelli. Catherine «è intervenuta rimproverando l’educatrice che non doveva stare in aula». A quel punto il maschio «ha chiuso il libro, la percezione di squalifica che i bambini hanno percepito da parte della madre non ha reso possibile attivare l’affiancamento».
Il Tribunale ricorda come sia stata l’assistente sociale a volere che Catherine restasse in comunità con i figli il 20 novembre scorso, «in via eccezionale e temporanea». Gli sviluppi successivi «hanno evidenziato che la persistente presenza materna è pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori»
Dopo un’imprevista visita di amici dei genitori, per esempio, si è constatato nei tre minori un maggiore nervosismo. I bambini «hanno iniziato a fare dei veri e propri atti distruttivi, buttando vasi con terra, scarabocchiando muri e armadi, aprendo continuamente rubinetti d’acqua esterni, arrampicandosi su alberi e cancelli, mettendo in disordine spazi comuni». La madre non sempre interviene, «mentre i bambini rompono le cose, ridono e si divertono senza dare spiegazioni».
Catherine manifesta «frequenti scatti d’ira, è oppositiva alle indicazioni del personale, utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici, spesso alla presenza dei figli e degli altri minori».
Attualmente l’intera équipe educativa non ha la possibilità di impedire che i bambini stiano nel suo appartamento per tante ore, poiché la madre reagisce con ira e insulti, «rimandando ai bambini di non dare importanza alle nostre osservazioni». Nel momento in cui i bimbi sono autorizzati dalla madre a stare con le educatrici, giocano e partecipano alle varie attività proposte, «ma appena Catherine scende giù, tutti e tre la seguono fuori».
Nell’ultima settimana relazionata, i tre figli «hanno cercato in tutti i modi di far del male alle due educatrici presenti, accusandole di essere delle cattive persone, definizione della madre. Con tale intento hanno rotto persiane per crearsi dei bastoni da lanciare, rischiando di colpire anche una bambina di pochi mesi, e creando piccoli tagli sotto il mento e nel palmo della mano di un’educatrice». Catherine non è intervenuta.
La condotta tenuta dalla madre dalla fine di gennaio «ha iniziato a essere fonte di grave pregiudizio, non solo per l’istruzione dei figli, ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità». La condotta del padre, anche nell’ultimo periodo, «è stata adeguata e utile a rasserenare i figli e la madre». Per il Tribunale «appare utile intensificare la frequentazione, a distanza e in presenza, tra i minori e Nathan. Vanno assicurati, tuttavia, «contatti a distanza e incontri sorvegliati» tra la madre e i tre bambini.
(da agenzie)

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L’AYATOLLAH HEGSETH

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DELLA GUERRA USA DICHIARA GUERRA PURE AGLI SCOUT

Tra le imputazioni che il ministro della Guerra Hegseth muove al movimento degli scout americani, a parte la solita tiritera paranoica contro “le insidiose ideologie radicali woke”, ce n’è una che fa per metà sbellicare, per metà inorridire, così come capita sempre di fronte all’ottusità dei fanatici. L’accusa è di promuovere “religioni pagane incentrate sulla Terra”.
È abbastanza immaginabile la genesi di questo anatema: qualche genitore teocon (cristiano intollerante si capisce meglio), ascoltando i racconti della figlia o del figlio reduce dal campo scout, si sarà molto seccato scoprendo che il culto della natura, da sempre molto radicato nello scoutismo, non è adeguatamente inquadrato nella dovuta cornice biblica. E chissà mai che qualche accompagnatore, ispirato dalle “insidiose ideologie radicali”, abbia raccontato ai ragazzi che per i nativi americani natura e religione erano la stessa cosa (senza scomodare il “deus sive natura” di quel comunista di Spinoza); o che la spiritualità, nel mondo, ha molte
forme, e si scrutano le stelle, a latitudini diverse, con la stessa devota meraviglia, e senza alcun bisogno che un prete o un ayatollah ci spieghi perché il cielo notturno è commovente.
Tanto basta per scatenare sospetti e proteste che, in quel bell’ambientino che è il Maga, prosperano come le mosche sul letame (ops, ho fatto un esempio che tradisce la mia devozione a Madre Terra). Così che, per bocca del ministro della Guerra – ruolo che sta al creato quanto un bazooka sta alle farfalle – gli scout vengono ammoniti a non bamboleggiare con queste stupidaggini new-age. Non dite a Hegseth che, a indagare meglio, magari si scopre perfino qualche scout ateo. Potrebbe decidere di farli arrestare tutti per attività antiamericane. Guardate che siamo a un passo.
(da La Repubblica)

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“CI VORREBBE UN MAGGIORE COINVOLGIMENTO DELLA MELONI NELLA PARTITA DEL REFERENDUM”: LA STILETTATA DELLA LEGA NEI CONFRONTI DELLA DUCETTA CHE SECONDO VIA BELLERIO NON NON SI STA SPENDENDO COME DOVREBBE (SOPRATTUTTO DOPO GLI ULTIMI SONDAGGI CHE DANNO IL NO IN VANTAGGIO)

Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile

MONTA IL NERVOSISMO NEL CENTRODESTRA CON FORZA ITALIA CHE SI LAGNA DELLA SCARSA MOBILITAZIONE LEGHISTA

Giorgia Meloni e il referendum sulla giustizia? «Ci vorrebbe un suo maggiore coinvolgimento», è il parere unanime espresso dalla segreteria della Lega. Tradotto: la presidente della Consiglio non sta facendo abbastanza, non si sta spendendo come dovrebbe. Quella che fino a qualche settimana fa stava sembrando una passeggiata, cioè stravincere la consultazione del 22 e 23 marzo, si sta rivelando una corsa in salita. Perlomeno a vedere gli ultimi sondaggi, col “no” passato in vantaggio
La discussione interna c’è stata ieri, al primo “esecutivo” leghista istituito dal congresso di Firenze dello scorso anno. Un organo collegiale di cui fanno parte – oltre ovviamente a Matteo Salvini – i vicesegretari (Silvia Sardone, Claudio Durigon, Alberto Stefani), i capigruppo (Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo), Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Armando Siri, Andrea Crippa, Roberto Marti e i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli.
Il Carroccio per questo weekend ha organizzato mille gazebo informativi in tutta Italia, il vicepremier è convinto che il partito stia dimostrando piena adesione alla
causa. Ma il nervosismo nel centrodestra è tanto, visto che ad esempio in Forza Italia nei giorni scorsi ci si è cominciati a lamentare della scarsa mobilitazione leghista
Nelle due ore di riunione mista, al ministero delle Infrastrutture e in collegamento, si sono affrontati più temi. Sulla politica estera, la Lega sembra aver dismesso i panni da ultras trumpiana. Pace e diplomazia e no alle azioni unilaterali come quella dell’attacco all’Iran, è la linea. I fuochi di guerra si stanno spandendo, così anche le speculazioni economiche
Sul rialzo immediato dei prezzi del carburante, ad esempio, è stato chiesto a Giorgetti di attivarsi immediatamente per i controlli e il ministro dell’Economia ha risposto positivamente: potrebbe venire creata una task force governativa per monitorare i prezzi dei principali beni di consumo. Salvini, fra le altre cose, intende convocare anche le compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni viste le potenziali ricadute sui trasporti.
(da agenzie)

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