Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA RICOSTRUZIONE DEL MINISTRO PRESENTA BUCHI E CONTRADDIZIONI, LASCIANDO APERTI NUMEROSI INTERROGATIVI
La permanenza del ministro della Difesa Crosetto a Dubai, proprio nelle stesse ore in cui Israele e Stati Uniti sferravano l’attacco a sorpresa in Iran, è una vicenda ormai nota. Il ministro è rimasto bloccato insieme ai suoi familiari negli Emirati Arabi Uniti, impossibilitato a viaggiare a causa dello spazio aereo chiuso, costretto a seguire da remoto per più di 24 ore le urgenti riunioni di governo sulla crisi internazionale, mentre missili iraniani colpivano gli alberghi, il porto e l’aeroporto di Dubai, affollata di turisti italiani.
Una situazione oggettivamente imbarazzante per i membri del governo italiano, che stando a quanto ha riferito lo stesso Crosetto, non erano stati informati della trasferta. Ma proviamo a mettere in fila tutto quello che non torna in questa vicenda.
Il ministro è arrivato a Dubai venerdì, ufficialmente per motivi personali, per una vacanza con la famiglia, senza scorta. Era partito da Roma con un volo civile per raggiungere i familiari, ma l’improvvisa escalation militare ha impedito il decollo di tutti i voli di linea. Crosetto si trovava lì “perché le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione – ha spiegato – E quando ho capito che – a differenza di altre volte – ci sarebbe potuto essere anche un attacco agli Emirati Arabi Uniti, ho deciso di portare a casa la mia famiglia. Dovevano partire la mattina (e quindi saremmo arrivati tranquillamente), ma per un mio impegno istituzionale ad Abu Dhabi abbiamo preso il volo del pomeriggio.
Intervenuto poi nel pomeriggio insieme al ministro Tajani davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato ha fornito ulteriori dettagli, pieni di buchi e contraddizioni: “Il fatto che io fossi bloccato è stata una mia scelta, perché immediatamente avrei potuto andarmene via da Dubai senza neanche comunicarlo. Ho scelto di stare a Dubai visto quello che stava succedendo. Avrò sbagliato coministro, chiedo scusa. Ero con i miei figli, li ho presi e li ho accompagnati a Mascate, sono partito e sono tornato a fare il mio dovere”, ha affermato. Il ministro quindi ha detto davanti alle commissioni riunite di essere rimasto a Dubai intenzionalmente, perché non avrebbe voluto “abbandonare” i suoi figli, che si trovavano in una situazione di rischio, come altri italiani.
“Perché ero a Dubai? Perché ho deciso, magari sbagliando, di concedermi un periodo di ferie; siccome in quel periodo avevo messo anche degli incontri istituzionali avevamo due modi di farlo: il primo era partire in modo istituzionale, fare i miei incontri e poi collegarmi alla mia famiglia; l’altro era partire in modo civile, fare la parte familiare, pagando come un civile e unire le due cose insieme”, ha spiegato.
“Ho detto pubblicamente che ero bloccato come altri italiani; ho passato la mia giornata, a parte dormire nel bunker, a tranquillizzare altri italiani. Una volta fatto quello che mi sentivo di fare, cioè portare con un pulmino privato i miei figli a Mascate, me ne sono tornato con un aereo e li ho lasciati là.
Tutto quello che non torna nella versione di Crosetto sulla missione a Dubai
Punto primo: le tempistiche della vacanza sono subito apparse strane. Il ministro parte venerdì, per poi rendersi conto, secondo la sua versione, dell’imminente pericolo che corrono i suo familiari. A quel punto, siamo a sabato, decide di rispedirli a casa, ma resta bloccato a Dubai. Possibile che nessuno dei Servizi lo avesse informato prima della sua partenza e che non avesse alcuna consapevolezza dell’operazione che di lì a poco sarebbe scattata in Iran?
Sono solo congetture, ma la rapidità e il repentino cambio di programma potrebbero suggerire piuttosto che il ministro sapesse già prima di partire che la situazione rischiava di precipitare.
Il ministro ha detto che non avrebbe potuto preventivare il rischio prima del decollo dall’Italia venerdì. Come faceva allora a sapere nelle prime ore dopo il raid di un attacco imminente negli Emirati da parte dell’Iran, visto che, come lui stesso ha dichiarato, “la reazione che ha colpito Dubai non era stata ipotizzata da nessuno come conseguenza immediata”? Delle due l’una.
E poi se il ministro è venuto a conoscenza improvvisamente di un pericolo per l’incolumità della sua famiglia, ha condiviso tempestivamente le stesse informazioni con i connazionali presenti a Dubai? Da quanto ricostruito fino ad ora sembrerebbe di no.
Punto secondo: lo stupore di Crosetto per l’escalation militare. Il ministro dichiara che “Non era prevista quest’accelerazione”. Eppure, come hanno evidenziato diversi opinionisti ed esperti, Israele faceva grandi esercitazioni da giorni, i giornali americani lo raccontavano. Come è possibile allora parlare di accelerazione non prevedibile? Tra l’altro Crosetto oggi pomeriggio ha fatto riferimento a un’operazione degli Usa in Iran in programma questa settimana, una tempistica di cui sarebbero stati messi al corrente anche gli alleati europei. Ma la Farnesina ne era al corrente e aveva allertato gli italiani all’estero?
Punto terzo: i vicepremier Tajani e Salvini hanno detto di non essere stati informati della vacanza di Crosetto. Su questo la presidente del Consiglio Meloni tace. Come ha sottolineato a Fanpage.it anche il diplomatico Pietro Benassi, ex ambasciatore e consigliere diplomatico dell’ex presidente del Consiglio Conte, nominato sottosegretario con delega ai Servizi, che il governo non fosse a conoscenza dello spostamento del ministro è una circostanza quantomeno “irrituale”, soprattutto in una situazione internazionale così complessa ed esplosiva. È possibile che il ministro di un governo occidentale in questo momento acquisti da solo un biglietto aereo per una missione privata senza avvisare il resto dell’esecutivo?
Punto quarto: il ministro senza scorta. Anche il viaggio del ministro su un volo civile, senza scorta, sarebbe irrituale.
Crosetto ha dichiarato di non essere andato “di nascosto” (ma come abbiamo visto le dichiarazioni di Salvini e Tajani lo smentiscono) ma “essendo una questione familiare non ho voluto scorte, né codazzi e ho usato una compagnia aerea civile”. Bene, a questo punto è lecito chiedersi se sia stato prudente o se sia la prassi, che un ministro della Difesa di un Paese alleato degli Usa viaggi all’estero senza accompagnamento e senza protezione, mentre come abbiamo visto Israele stava mobilitando il suo esercito e Trump minacciava di agire da settimane. In questo caso secondo Benassi la versione fornita dal ministro della Difesa risulterebbe poco credibile, come l’ex ambasciatore ha avuto modo di dire questa mattina anche a La7 durante la trasmissione Omnibus.
Punto quinto: quale “impegno istituzionale” aveva Crosetto ad Abu Dhabi? Il ministro ha detto di aver ritardato la partenza a causa di un impegno istituzionale nella mattina del sabato. Ma come è possibile che di un evento del genere, che si
presume fosse stato incluso nell’agenda del ministro, non fosse informato il resto del governo e la stessa premier Meloni?
Solo questa mattina il ministero della Difesa ha diffuso una nota per comunicare che sabato 28 febbraio Crosetto ha incontrato il ministro della Difesa degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei.
Secondo la nota, i due durante l’incontro i due avrebbero discusso dei recenti attacchi iraniani che hanno colpito diversi Paesi del Golfo tra cui gli Emirati “ed esaminato le modalità di cooperazione bilaterale nel settore della difesa. I due hanno concordato di sviluppare ulteriormente la partnership tra i due Paesi, con un impegno condiviso per la sicurezza e la stabilità”, recita ancora la nota.
Se è vero che il ministro ha preso parte a un “impegno istituzionale” torniamo alla casella precedente: Crosetto si è presentato in qualità di ministro del governo italiano senza scorta e senza seguito, come un privato cittadino? La versione del ministro scricchiola.
(da Fanpage)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“HA PAGATO IL TRIPLO PER TORNARE? RIDICOLO”
“Il caso del ministro Crosetto che era a Dubai durante gli attacchi americani e israeliani
all’Iran? Da diplomatico, dico che si tratta di una procedura irrituale. Per i telespettatori, uso un termine più chiaro: incredibile, proprio nel senso etimologico della parola, cioè la vicenda ha tratti di poca credibilità“. Così a Omnibus (La7) l’ambasciatore Piero Benassi, già sottosegretario con delega ai servizi segreti nel
governo Conte Due ed ex rappresentante permanente d’Italia nella Unione Europea, commenta la vicenda che ha visto protagonista il ministro della Difesa Guido Crosetto, che si è trovato bloccato a Dubai con la famiglia durante l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Benassi spiega: “Se, per esempio, il ministro della Difesa va anche a fare una missione in Tunisia, in un momento in cui tutta la situazione internazionale è tranquilla, comunque viaggia con la scorta. Che ha fatto? Si è comprato il biglietto aereo da solo? A questo punto – continua – non solo manifesto molta sorpresa, ma credo che questa vicenda incredibile evidentemente metta il governo in imbarazzo, tanto più con la motivazione del ministro, ‘Non pensavo che ci sarebbe stata questa accelerazione’. È una cosa che aumenta l’imbarazzo“.
L’ambasciatore poi si sofferma sul tweet pubblicato ieri da Crosetto, quando ha annunciato che per il volo militare dell’Aeronautica con cui sarebbe rientrato ha bonificato di tasca propria un importo triplo rispetto alla tariffa prevista per ospiti su voli di Stato. Il tutto per scongiurare accuse di uso improprio di risorse pubbliche.
Tranchant il commento di Benassi: “Io trovo che la politica nostrana paghi 15 anni di populismo e di social: i politici cercano ogni volta il consenso dei populisti, diventando poi vittime di se stessi. In questo caso, c’era una situazione oggettivamente complicata: io devo recuperare istituzionalmente il mio ministro della difesa, quindi mando un aereo militare, il che è legittimo. Il fatto che il ministro Crosetto abbia sentito l’esigenza di dire che ha pagato di tasca sua il triplo è proprio una cosa ridicola proprio dal punto di vista della dignità istituzionale. Non si può sentire”.
E conclude sarcasticamente: “Lo dico proprio da romano. Perché paghi il triplo? Cioè se lo devi pagare, paghi quello che devi pagare”.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
IL DATO COMPRENDE L’AMMONTARE DELLE IMPOSTE DIRETTE, INDIRETTE, IN CONTO CAPITALE E DEI CONTRIBUTI
Nel 2025 la pressione fiscale complessiva, ovvero l’ammontare delle imposte dirette,
indirette, in conto capitale e dei contributi, è risultata pari al 43,1% del Pil, in aumento rispetto al 42,4% dell’anno precedente.
Lo rende noto l’Istat spiegando che il dato sale “per effetto di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%) superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,5%)”.
In un anno quindi la pressione fiscale da parte del governo nei confronti dei contribuenti è aumentata dello 0,7%
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
UNO SMACCO PER MELONI, CHE ERA CERTA DI RIMANERE SOTTO IL TETTO DEL 3% … L’ISTAT HA RIVISTO AL RIBASSO LE STIME SUL PIL PER IL 2025 +0,5% E NON +0,7% – E IL DEBITO PUBBLICO È SALITO DAL 134,7 A 137,1%
L’Italia non è riuscita a rispettare lo scorso anno il limite del 3% del deficit fissato dall’Unione Europea, una battuta d’arresto inattesa per il governo della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nonostante le previsioni iniziali indicassero che il disavanzo avrebbe rispettato l’obiettivo di Bruxelles, fissato per mantenere sotto controllo i conti pubblici, i dati pubblicati lunedì dall’Istat hanno mostrato un valore pari al 3,1% del prodotto interno lordo.
«Si tratta di dati provvisori in vista delle comunicazioni dell’Italia all’UE», ha dichiarato in una nota il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sottolineando che il dato riflette l’effetto persistente del cosiddetto superbonus. «Cercheremo di comprendere le valutazioni dell’Istat».
Il superbonus è stata una misura di stimolo introdotta durante la pandemia che continua a pesare sul profilo fiscale dell’Italia. Varata da un governo precedente, prevedeva crediti d’imposta per finanziare le ristrutturazioni edilizie. Dopo l’insediamento della premier nel 2022, la sua coalizione ha posto fine al programma.
L’Istat — in dati anch’essi provvisori — ha inoltre comunicato che il debito in rapporto al PIL è stato pari al 137,1% nel 2025, il livello più alto degli ultimi tre anni.
La scorsa settimana, Meloni aveva dichiarato in un’intervista a Bloomberg che il deficit italiano «dovrebbe essere sotto il 3%», precisando però di essere ancora in attesa dei numeri definitivi
«Ma non abbiamo attuato una politica di austerità per raggiungere questo obiettivo, perché una politica di austerità avrebbe compromesso la crescita», ha affermato. Il governo punta a un deficit ancora più contenuto nel 2026.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA NOTIZIA È MOLTO IMPORTANTE PER L’ITALIA, CHE IMPORTA IL 45% DEL SUO FABBISOGNO DI GAS DA DOHA
QatarEnergy ha dichiarato di aver interrotto la produzione di gas naturale liquefatto e
prodotti correlati dopo gli attacchi militari ai suoi impianti operativi a Ras Laffan, dove esiste il più grande impianto al mondo e Mesaieed.
Lo riporta Bloomberg citando un comunicato della società. Il Ministero della Difesa del Qatar ha dichiarato che uno dei droni ha preso di mira un impianto della QatarEnergy a Ras Laffan. L’azienda non ha specificato per quanto tempo durerà la sospensione.
Immediata la reazione sui mercati dopo l’annuncio della sospensione della produzione di Gnl da Qatar Energy. Ad Amsterdam il Ttf è salito da 41 euro al megawattora fino a 46 euro (+45%) prima di scendere sotto i 45 euro. Attualmente il gas si attesta a 44,145 euro, in rialzo comunque del 38,13%. QATAR Energy ha sospeso la produzione di gnl dopo gli attacchi iraniani contro i suoi impianti.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
PER IL 56% TRUMP E’ TROPPO INCLINE ALL’USO DELLA FORZA
L’attacco all’Iran è arrivato la mattina del 28 febbraio: un’alba segnata dal coordinamento di missili statunitensi e israeliani che si sono abbattuti su diverse città del Paese, oltre alla capitale Teheran. Negli Stati Uniti però, l’intelligence non aveva nessuna avvisaglia del fatto che il regime degli Ayatollah fosse in procinto di attaccare chicchessia, né che si stesse dotando di una bomba atomica. E ora anche alcuni funzionari del Pentagono, parlando davanti al Congresso, hanno dichiarato che nessuna informazione in mano alla Difesa americana indicava la possibilità di un attacco di Khamenei agli Usa. Per quanto l’Iran sia percepito come nemico, a due giorni dall’inizio del conflitto, i cittadini americani non sono d’accordo con la scelta del presidente Trump: secondo un sondaggio Reuters-Ipsos – uscito la sera del 1 marzo e condotto su 1.282 intervistati -, solo il 27% è a favore dell’operazione bellica, mentre il 43% è contrario e un 29% è indeciso. Il sostegno, peraltro, è fortemente polarizzato: sono favorevoli il 55% dei Repubblicani, percentuale che per i democratici si riduce al 7%. Anche la base Maga, divisa tra l’ala interventista e quella più isolazionista, è dilaniata da posizioni diverse: per il giornalista di riferimento della galassia trumpiana Tucker Carlson è un atto “malvagio”, mentre l’influencer di destra Nick Fuentes implora il tycoon di fermarsi e accusa Israele. Inoltre, il 56% degli intervistati ritiene che Trump sia troppo incline all’uso della forza per imporre gli interessi degli Stati Uniti. Un’opinione condivisa dall’87% dei democratici, così come il 23% dei repubblicani e il 60% di chi non si identifica in nessuno dei due schieramenti. Le percentuali indicano già una bocciatura dell’elettorato sull’azione militare, ma nel caso di aumento delle vittime Usa e di una impennata dei prezzi del carburante il consenso per il capo della Casa Bianca potrebbe ulteriormente precipitare.
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
E’ LA PROVA CHE IL NOSTRO PAESE NON CONTA PIU’ NULLA DOVE PIU’ CONTAVA
Lo ammetto: sarebbe troppo facile dipingere il ministro della difesa Guido Crosetto come
una specie di macchietta da cinepanettone, l’arcitaliano che mentre gli Usa e Israele bombardano l’Iran si ritrova intrappolato a Dubai con la famiglia, sotto il fuoco dei missili della rappresaglia di Teheran.
Sarebbe troppo facile, ma soprattuto non renderebbe giustizia a una storia che è più tragica che comica, almeno per il nostro Paese.
Perché se Crosetto era lì, inconsapevole di quanto avveniva attorno a lui, è perché nessuno aveva detto al ministro della Difesa del governo italiano quel che stava per succedere.
E se nessuno gliel’aveva detto è perché nessuno lo sapeva. Non i nostri servizi segreti esteri, che per l’ennesima volta – citofonare Cecilia Sala – non si sono dimostrati campioni mondiali di controspionaggio.
Non il nostro governo e la nostra presidente del Consiglio, evidentemente, che crediamo dovrebbe riconsiderare almeno un pochino la sua supposta amicizia con Donald Trump e Benjamin Netaniyahu, visto che nessuno dei due ha ritenuto opportuno avvisarla.
Cosa che, peraltro, non ha fatto nemmeno il cancelliere tedesco Friedrich Merz, lui sì avvertito preventivamente, con cui il governo ha stretto recentemente un patto di ferro, almeno stando a quanto ci hanno raccontato i giornali della destra.
La cosa è doppiamente grave, se possibile, perché l’Italia, nel gioco Mediorientale, non è un Paese qualunque, tanto più se parliamo di Iran, del quale siamo storico
interlocutore e partner commerciale. E, proprio in ragione di questo, storici mediatori in tempi di crisi. La diciamo ancora meglio: non contiamo più nulla dove più contavamo. Non male.
Eccolo qua il paradosso dei paradossi di questa surreale vicenda: proprio quando negli Usa ci sono gli amici più amici del nostro governo di patrioti, il nostro ruolo in Medio Oriente diventa nullo, la nostra opinione irrilevante, persino la buona creanza nei confronti di un governo alleato scompare, lasciando spazio alla figura tragicomica del ministro Crosetto e del suo “pago triplo” per tornare a casa, come se fosse davvero quello il problema.
Cadere così in basso era difficile, visto da dove partivamo, ma anche questa volta, ci siamo riusciti. Complimenti vivissimi.
(da Fanpage)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
“LA NOMENCLATURA PRAGMATICAMENTE AVEVA DECISO DI DISFARSI DEI ‘LEADER SUPREMI’ DIVENTATI TROPPO AUTODISTRUTTIVI”
Chi ha scommesso sulla protezione di Mosca ora può guardare ad Assad nel suo esilio moscovita, a Maduro nel carcere americano e a Khamenei, ucciso da un attacco che la Russia non ha saputo né prevedere, né prevenire, e farsi i propri conti. Il presidente russo intanto si sta facendo i suoi: come la morte del colonnello Gheddafi l’aveva a suo tempo spaventato e spinto a schiacciare ogni dissenso, la morte di Khamenei oggi lo convince ulteriormente che il prossimo potrebbe essere lui.
Anche perché è evidente che l’ingloriosa fine di Maduro e di Khamenei sia frutto non tanto della perfidia degli occidentali, quanto del tradimento dei loro cortigiani. Catturare il primo e uccidere il secondo sarebbe stato impossibile senza importanti complicità dentro una nomenclatura che pragmaticamente aveva deciso di disfarsi dei «leader supremi» diventati troppo autodistruttivi. E che ovviamente esiste anche nel regime russo.
(da La Stampa)
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Marzo 2nd, 2026 Riccardo Fucile
LA POLEMICA SU SALVINI: “MI STUPISCO DI COME VENGA PRESO ANCORA SERIAMENTE. È UN MEME VIVENTE”
“Ho perso ai rigori», dice del suo primo Festival Adam Viacava in arte Sayf, pseudonimo
dall’accento ballerino che in questi giorni sanremesi ne ha fatto artista uno e trino e pure di più.
Secondo a sorpresa «per tanto così», 21,9 per cento contro il 22,2 di Sal Da Vinci, il rapper della riviera ligure di levante in realtà il suo Sanremo d’esordio l’ha vinto ad ogni passo, sul palco e non solo. In parte con «la storia che mi porto dietro, forse pure portandomi dietro la mamma» – sorride lui, che con la madre Samia ha praticato il Ramadan per tutta la settimana – ma anche con la forza della canzone che ha raccontato meglio il Paese. Rivendicando le proprie origini tunisine e citando Berlusconi, rievocando l’Italia mondiale e mettendo in fila il bene e il male di quella reale.
Un Paese che con tutti i suoi difetti, evidentemente, l’ha capita.
«Ma infatti, ho perso per un soffio ma rimane come una grandissima vittoria, un sogno. Vale per me come i tanti che nella mia squadra neanche facevano questo mestiere: abbiamo fatto come il Leicester di Ranieri quando ha vinto il campionato in Inghilterra, non ci aspettava nessuno».
È il podio degli underdog?
«Io sono partito veramente dal nulla, ma mi è servito così, ma ricevere il riscontro del televoto è davvero impressionante, una sensazione bella. Passare dal “Ma chi ca**o è Sayf?”, a condividere il podio con due grandi artisti e le loro canzoni. Ce le ho già nel telefono, mi si sono piantate in testa».
Di solito le attenzioni maggiori per le proposte alternative arrivano dalla sala stampa, a questo giro l’hanno votata tutti. Perché?
«Di sicuro arrivare a Sanremo da perfetto sconosciuto genera empatia. Poi ho portato la mamma sul palco. Poi la canzone parlava di me, di noi, di tutti: è meno sanremese, ma parla chiaro».
Ha praticato il Ramadan al Festival, la prima volta per un artista in gara.Anche questo racconta l’Italia.
«Non mangio e non bevo fino al calar del sole. Mi dà pace, mi ha aiutato a tenermi concentrato e godermi tutto. Le mie origini miste si riflettono anche sulle cose che scrivo, fondo malinconia ligure e festa tunisina. La musica poi è un riflesso della società, e la società è questa. Possiamo avere origini, storie, pure religioni diverse, ma siamo tutti uguali. L’integrazione, alla fine, sarebbe cosa semplice».
Padre genovese, madre tunisina: a lei il ministro Salvini non le ha fatto i complimenti per l’uso dell’italiano, come ha fatto a Ermal Meta, in Italia da 33 anni?
«No, ma mi stupisco di come Salvini venga preso ancora seriamente. È un meme vivente».
Nel paese del conflitto generazionale irrisolvibile, sono arrivati in alto Sayf, Ditonellapiaga, Fulminacci. È dalla musica, che va fatta partire la rivoluzione?
«Nella musica è più facile essere giovani che vecchi, ma sì servirebbe un bellissimo riscatto. Anche se ho sempre la sensazione che noi della mia generazione si sia sempre figli, che chi era ventenne 20, 30 anni diventasse adulto prima. Il mondo è più piccolo, noi pure».
Che effetto le ha fatto, Sanremo nel pieno dell’attacco all’Iran?
«Amarezza. Ci sta che Sanremo distragga dal quotidiano, non siamo neanche chirurghi che operano a cuore aperto, le canzoni non cambiano il mondo e ci sta pure che la musica sia poco impegnata: lo è la realtà, sempre più individualista.
Però possono ricordarci cose utili».
Ad esempio?
«Dobbiamo rimanere persone, anche se ci percepiamo diversi, anche su due sponde diverse di Mediterraneo, anche davanti alle scelte che arrivano dall’alto».
Ed è il momento più difficile per dirlo.
«Però in un mondo dove regna la legge del più forte, da Gaza in giù, l’unica è rimanere umani e uguali. L’individualismo, poi, è infelicità».
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