Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
INDIVIDUATE 14 AUTORITA’ DELLA CATENA DI COMANDO, COMPRESO IL MINISTRO DELLA DIFESA KATZ E IL CRIMINALE BEN GVIR
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla sono stati sottoposti a tortura da parte delle autorità israeliane che hanno abbordato le loro imbarcazioni. E tra i responsabili ci sono 14 autorità israeliane tra ministri e vertici dell’Idf. È stata la Procura di Roma a ricostruire la catena di comando dietro le intercettazioni navali messe in atto dalle autorità israeliane nei confronti delle due missioni dirette a Gaza, una avvenuta nel settembre-ottobre 2025 e l’altra ad aprile-maggio 2026.
Durante l’indagine capitolina sono state individuate le “persone fisiche facenti parte delle catene di comando militari e di polizia coinvolte nelle operazioni”. Tra loro ci sono nomi di primo piano del governo Netanyahu come i ministri della Difesa, Israel Katz, e della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir.
A Fanpage.it, l’avvocata della Global Sumud Flotilla, Tatiana Montella, spiega il possibile scenario futuro: “La formalizzazione degli indagati apre al futuro processo dei responsabili dello stato di Israele in Italia”.
La Procura di Roma: “Contro attivisti percosse, lesioni, minacce di morte”
Le indagini della Procura di Roma sono partite a seguito di esposto presentato da 50 cittadini italiani e partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla. I reati ipotizzati sono sequestro di persona; lesioni; rapina; danneggiamento seguito da naufragio; e tortura. Quest’ultimo è stato contestato per la prima volta dall’Italia nei confronti di Israele.
attraverso l’ascolto delle testimonianze i Carabinieri del ROS Reparto Antiterrorismo hanno ricostruito la sequenza degli eventi, definendo tutto quello che è successo durante e dopo l’assalto israeliano. Nel corso di due distinte missioni organizzate per portare aiuti umanitari a Gaza, gli attivisti sono stati intercettati e condotti nelle carceri israeliane mentre si trovavano in acque internazionali. Per la Procura, questi abbordaggi sono “avvenuti in violazione del diritto internazionale marittimo al di fuori delle acque territoriali”, e segnalano in particolare “la distruzione dei mezzi di comunicazione streaming e delle relative apparecchiature ed il sequestro dei dispositivi elettronici dei partecipanti alla missione”.
Durante il trasporto verso il porto di Ashdod e all’arrivo presso la struttura carceraria di Kzi’ot, sono state accertate a danno di numerosi partecipanti “percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo”. Tra coloro che hanno subito questo trattamento c’era anche il giornalista di Fanpgae.it, Saverio Tommasi.
I partecipanti fermati da Israele, hanno subito “percosse al buio, uso di taser, esplosione di proiettili di gomma”. E dopo, le autorità israeliane avrebbero messo in atto la “deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie”, con la conseguente assenza “del rispetto dei diritti basilari e di difesa”.
Ora, le autorità italiane fanno un passo avanti, ricostruendo la catena di comando che avrebbe permesso la commissione di questi reati. E si tratta di nomi ai vertici dello stato israeliano. Tra questi spiccano, per l’abbordaggio avvenuto durante la prima missione, quelli dei ministri della Difesa, Israel Katz, e della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Givir, e del capo di stato maggiore dell’IDF, il generale Eyal Zamir per ciò che riguarda le operazioni in mare.
La catena di comando militare per le operazioni di terra è risultata composta dal capo della Polizia israeliana, il commissario capo Daniel Levy, dal capo del servizio penitenziario israeliano (Israel Prison Service – IPS) Kobi Yaakobi.
Per quanto riguarda la seconda missione, per delle attività della marina è stato identificato il comandante in capo vice ammiraglio Eyal Harel e il capo di stato maggiore, il maggiore generale Guy Levy.
Global Sumud Flotilla: “Segnale forte contro l’impunità”
In un comunicato, il team legale della Global Sumud Flotilla si dice soddisfatto rispetto a quanto emerso: “Si tratta di un segnale forte contro il senso di impunità della catena di comando per questi gravissimi crimini, che riporta al centro la questione dell’accertamento e della prevenzione dei gravissimi crimini commessi da Israele. In questo senso la cooperazione giudiziaria europea e la tutela multilivello dei diritti fondamentali devono riconoscersi come valori fondamentali e concreti”.
Sono state proprio le avvocate degli attivisti a scrivere il ricorso che ha fatto partire l’indagine. “Ci auguriamo che le autorità nazionali facciano la loro parte nell’agevolare la richiesta di assistenza giudiziaria internazionale allo Stato di Israele affinché la giustizia possa davvero fare il suo corso”.
(da Fanpage)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
“LA SANITÀ E’ SEMPRE PIÙ INACCESSIBILE, PER CURARTI DEVI PAGARE, I FARMACI A PAGAMENTO. ABBIAMO BAMBINI GRAVEMENTE MALNUTRITI, ANZIANI CHE SI LASCIANO MORIRE. CI SONO FAMIGLIE CHE NON HANNO PIÙ NEMMENO I SOLDI PER PAGARE IL FUNERALE DI UN LORO CARO, PER UNA BARA”
“I dati Istat sulla povertà sono drammatici, ma purtroppo non ci sorprendono. È dal
2008 che l’Italia è entrata in una crisi strutturale nella quale l’indigenza cresce di anno in anno e si allargano le fasce più fragili.
Soltanto con il reddito di cittadinanza c’era stato un po’ di sollievo, poi tutto è precipitato di nuovo. E oggi si ritrovano in povertà, anche assoluta, persone e famiglie che pensavano di essere al sicuro». Nuclei strozzati dai debiti, bambini con carenze alimentari, rinuncia alle cure, sfratti, disperazione. Usa parole gravi e nette Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma, per commentare i dati dell’istituto di statistica. «Nelle nostre mense e nei nostri empori solidali oggi arrivano persone che hanno un lavoro ma il cui stipendio — divorato da prestiti e inflazione — finisce ben prima della terza settimana».
Trincia, quali sono le cause che portano alla povertà assoluta?
«La perdita del lavoro naturalmente, oppure un impiego così mal retribuito rispetto al costo della vita che la famiglia si indebita, non riesce più a pagare l’affitto, le spese condominiali, le bollette, allora si taglia su tutto, le cure, il cibo, i libri scolastici dei figli. Ma non basta nemmeno questo. Assistiamo alla crescita esponenziale dell’usura di vicinato, si chiedono i soldi nel quartiere, c’è sempre qualcuno che fa piccoli prestiti, poi però gli interessi diventano impossibili da pagare. E quando arriva lo sfratto è il crollo».
E cosa succede allora?
«Finiscono per andare a vivere nelle tende, in auto, occupano case. Tanti vengono da noi, chiedono aiuto, mangiano nelle mense, prendono il cibo per la famiglia nei nostri empori solidali. Ma non è facile: ci si vergogna di essere poveri. Ormai nelle realtà metropolitane, a cominciare da Roma, c’è la desertificazione dei servizi pubblici. La casa un lusso inarrivabile, la sanità sempre più inaccessibile, per curarti devi pagare, i farmaci a pagamento, un chilo di frutta un bene per pochi. Abbiamo bambini gravemente malnutriti, anziani che si lasciano morire. Ci sono famiglie che non hanno più nemmeno i soldi per pagare il funerale di un loro caro, per una bara»
Uno scenario tragico, Trincia.
«Dal 2008 la povertà assoluta è triplicata. Pochi sanno che quanto più le persone sono indebitate, tanto più per disperazione si affidano alle scommesse, al gioco. E magari perdono quel poco che hanno. E cosa fa lo Stato? Apre nuove sale giochi. Oggi poi bisogna capire che la povertà è multidimensionale».
È cioè la somma di più emergenze sociali?
«Sì. È alimentare, abitativa, sanitaria. Fino a 30 anni fa la povertà colpiva categorie precise. Oggi anche chi si era protetto, il piccolo ceto medio con un po’ di benessere, può ritrovarsi povero».
(da Repubblica)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
SE GLI AMERICANI NEL 1943 AVESSERO PENSATO AL PREZZO DELLO SBARCO IN NORMANDIA E IN SICILIA, OGGI SAREMMO SOTTO I NAZISTI…I POVERI UCRAINI COMBATTONO ANCHE PER NOI, NON HANNO PIÙ MISSILI PATRIOT E CON TRUMP IN VERSIONE FIGLIO DI PUTIN, PRESTO DOVRANNO ARRENDERSI (E DOPO KIEV, “MAD VLAD” SI PRENDERÀ L’EUROPA)
«Cara Ucraina, troppo ci costi. ..» argomenta chi, a Roma come a Parigi o a Berlino, è convinto che per quanto eticamente giusto sia spendere soldi per la resistenza di Kyiv molto meglio sarebbe risparmiarne un po’ venendo a patti con Mosca.
Una questione non banale se Andris Kulbergs, premier di quella Lituania (Lettonia, ndR) in balia […] degli appetiti di Vladimir Putin, è arrivato al tesissimo consiglio europeo di ieri ricordando ai colleghi intenti a piangere miseria che «aiutare l’Ucraina ha certamente un prezzo, ma si tratta di una birra in meno all’anno per ciascun europeo, possiamo permettercelo».
Ma quanto pesa esattamente sul bilancio dell’Ue il sostegno finanziario che da quasi cinque anni consente all’esercito di Volodymir Zelensky di tenere testa all’offensiva del Cremlino? I numeri parlano e lasciano pochi margini.
Dal 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa, a oggi, lo sforzo bellico del vecchio continente per assicurare la difesa di Kyiv (e, piaccia o meno, anche la nostra) è costato grosso modo 216, 3 miliardi di euro.
Vale a dire che, suddiviso per 452 milioni di abitanti, ciascun europeo ha sborsato finora di tasca proprio un totale di 452 euro, poco più di 90 euro l’anno, meno di 8 euro al mese e all’incirca 25 centesimi al giorno: venticinque centesimi al giorno che per una famiglia di quattro persone significano addirittura un euro.
Al netto di quanto possa essere economica una birra in Lituania, il famigerato aiuto all’Ucraina costa quindi quotidianamente agli italiani ben mezzo caffé.
(da La Stampa)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
“ SE CADIAMO, 20 MILIONI DI PROFUGHI VERRANNO IN EUROPA. PERCHÉ CI DISTRUGGERANNO, CI SPINGERANNO FUORI”… “NON USIAMO STARLINK PER ATTACCARE, MA SOLO PER DIFENDERCI”… E QUANDO GLI CHIEDONO SE “CREDE DI ESSERE IL CAPO ESPIATORIO PER IL CALO DELLA POPOLARITÀ DI TRUMP IN AMERICA IN VISTA DELLE MIDTERM?”, IL PRESIDENTE UCRAINO RESTA SILENZIOSO PER DIVERSI SECONDI, SCURO IN VOLTO. POI SORRIDE: “QUESTA È LA MIA RISPOSTA”
“Che succede, se cadiamo? Verranno non so quanti, 20 milioni di ucraini verranno
inEuropa”. Lo prevede il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in conferenza stampa a Bruxelles. “Perché ci distruggeranno, ci spingeranno fuori – continua – per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese”.
Il presidente russo Vladimir Putin, aggiunge: “dice di volere l’est dell’Ucraina, dice di volere il Donbass. E allora perché l’invasione è iniziata con l’attacco a Kiev, la capitale? Un Paese non esiste senza capitale. Ci vuole annichilire, ci vuole distruggere, non rispetta la nostra sovranità né la nostra integrità territoriale”, perché “pensa davvero che non siamo una nazione, né un Paese.
I russi, ricorda, “sono venuti sulla nostra terra per ammazzarci” e, per uno come Putin, “non è mai abbastanza. E poi? Entro quali confini si manterrà? Sta già testando i droni sui Paesi” europei. “Sull’Ucraina sono arrivati migliaia di droni. Migliaia. E gli americani dicono che è difficile parlare con Zelensky, che è più facile parlare con Putin”, conclude.
“L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica. E vi chiedo di trovare questo sostegno. Ci aiuterà a tenere a bada la Russia”. Lo ha detto Volodymyr Zelensky nel corso del discorso rivolto ai leader europei al vertice Ue.
“Crediamo che questa guerra finirà il prima possibile. Ma Putin intende restare in scena ancora a lungo. Sta costruendo una Russia che assomiglia alla Corea del Nord, dove i bambini vengono educati fin dalla più tenera età alla guerra e a morire per il loro leader. Quindi la Russia non smetterà di essere pericolosa”, ha spiegato.
“Ed è proprio la nostra forza, quella ucraina, il nostro esercito e le nostre tecnologie a contribuire a garantire anche la sicurezza europea, la vostra sicurezza. Queste garanzie di sicurezza non trovano ancora riscontro, a nostro avviso, nel vostro bilancio a partire dal 2028. Prendiamo la questione sul serio. Cerchiamo di definire esattamente in che modo le capacità di difesa dell’Ucraina debbano essere incluse in quel bilancio”.
L’Europa ha il numero di intercettori Patriot “necessario per permetterci di superare l’inverno”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa al Consiglio Europeo. “Allo stesso tempo, procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica, ce la faremo: se ora ci uniamo tutti e l’Europa ci sostiene il futuro sarà più facile”.
“Le mie controparti europee hanno ricevuto i requisiti minimi da parte mia. Nessuno sta dicendo che useremo due missili, due intercettori per abbattere un missile russo, come si fa normalmente, no: stiamo parlando del minimo indispensabile delle cose di cui abbiamo bisogno”, ha precisato. “Gli europei ci sosterranno? Sì. Con quali numeri? Non lo so per ora, ma so alcune cose su alcuni Paesi”.
“Sono felice di essere qui, sono davvero grato per l’enorme sostegno che riceviamo dal Consiglio dell’Ue, dalla Commissione e dai leader europei, veri leader, che sono stati al nostri fianco fin dall’inizio della guerra”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky arrivando al Consiglio Europeo.
“Dobbiamo discutere (del fabbisogno finanziario, ndr) non solo per il 2026, ma anche per il 2027. Si tratta di una tema fondamentale e sono grato al nostro Parlamento e al nostro Governo: hanno svolto un ottimo lavoro, nonostante gli attacchi così massicci, sono riusciti a trovare il modo di approvare importanti riforme”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky arrivando al Consiglio Europeo.
Secondo Zelensky, le altre questioni “cruciali” in agenda sono “le esigenze energetiche” e la “difesa aerea”. “Vogliamo porre fine a questa guerra il più rapidamente possibile ma al momento non vediamo alcun segnale da parte russa che indichi che siano pronti a porre fine a questa guerra”, ha ribadito. (ANSA).
“È necessaria una leadership europea per garantire che la vita dei cittadini sia adeguatamente protetta da questo terrore russo”. Lo afferma Volodymyr Zelensky dopo il bilaterale con Costa e von der Leyen.
“Apprezziamo che tutto ciò su cui concordiamo venga attuato tempestivamente. Oggi abbiamo discusso di ulteriori aiuti, innanzitutto per le nostre esigenze in materia di energia e difesa aerea. Abbiamo parlato del sostegno alla nostra resilienza finanziaria, anche per il prossimo anno, e abbiamo coordinato il nostro lavoro sul percorso di integrazione europea. È importante che questa settimana siano stati avviati nuovi gruppi di negoziazione. Stiamo lavorando per avviare i restanti due entro la fine dell’anno”, ha aggiunto.
“Dagli europei ho ricevuto solo sostegno, comprendono che la nostra posizione è totalmente giustificata”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa al Consiglio Europeo. “L’accordo Russia-Usa sul diesel è stato una sorpresa per tutti, avremmo dovuto saperlo. Io difendo l’Ucraina e il mio popolo, ne abbiamo il diritto e in guerra è molto importante preservare la dignità”, ha aggiunto. Per quanto riguarda il rapporto con Trump, ‘ci sarà nei prossimi giorni un incontro tra i negoziatori, col presidente abbiamo sempre temi da discutere”.
Lei crede che sia il capo espiatorio per il calo della popolarità di Trump in America in vista delle midterm? La domanda arriva al termine della conferenza stampa di Zelensky al Consiglio Europeo. Il presidente ucraino resta silenzioso per diversi secondi, scuro in volto. Poi si illumina in un sorriso, che suscita le risa dei giornalisti. “Questa è la mia risposta”, conclude poi.
“Non usiamo Starlink per attaccare la Russia. Stavamo utilizzando Starlink per intercettare i droni a reazione che stanno attaccando i nostri civili e le nostre infrastrutture e uccidendo le nostre famiglie.
Stavamo utilizzando speciali intercettori che si muovevano ad alta velocità, droni intercettori che si spostavano grazie a Starlink”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa a margine del Vertice Ue spiegando che il sistema “non è stato disattivato, ma i limiti di velocità sono stati ridotti”. Un ripristino, uttavia, “è previsto”, ha sottolineato.
“Credo che l’Europa stia facendo certi passi per avere un proprio percorso che rappresenti i nostri interessi, ovviamente prima di tutto, e in modo da poter trovare un certo formato per parlare con i russi.
Penso che tutto questo accadrà, assolutamente. Non significa che escluderemo qualcuno da questi processi, ma vedo, e persino negli Stati Uniti vedo certe cose che si stanno muovendo in parallelo. A noi piacerebbe molto avere una serie di questi percorsi in modo da poter avere l’opportunità di approcciare una soluzione pacifica, una soluzione pacifica per questa guerra”. Lo ha detto Volodymyr Zelensky a Bruxelles.
“Ci sono tantissime persone di buon cuore in America che desiderano sinceramente che il male sia sconfitto e che l’Ucraina rimanga forte. Sono proprio questi cuori che hanno aiutato l’Europa a difendere la propria libertà, che hanno combattuto nel D-Day, che hanno vinto la Guerra Fredda e che vogliono il meglio per l’Europa.
Cuori che vogliono essere alleati, non dividere o umiliare l’Europa. Credo che la maggior parte degli americani la pensi ancora così. E alla fine dei conti, sarà il popolo americano ad avere l’ultima parola”. Lo ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intervenendo al vertice europeo a Bruxelles. “Putin – ha aggiunto – ascolterà l’America se questa lo metterà davvero sotto pressione e gli chiarirà una cosa: o sceglie la pace o non riceverà più fondi per la sua guerra”.
La Russia è “pienamente d’accordo con il presidente Trump” sul fatto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “non vuole assumersi la responsabilità e intraprendere una strada per la risoluzione pacifica” del conflitto. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Interfax.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
LE MAGGIORI DEFEZIONI TRA I CANDIDATI SI REGISTRANO AL NORD, PER IL COSTO DELLA VITA RITENUTO FUORI CONTROLLO … LA STORIA DI UN 38ENNE CHE DOVEVA LASCIARE LA SICILIA PER TRASFERIRSI A TORINO: “PER UNA STANZA IN UN APPARTAMENTO CONDIVISO, CHIEDEVANO ANCHE 700 EURO”
Pierluca Torrente ha 38 anni ed è tra i vincitori dell’ultimo concorso per assistenti giudiziari, i fondamentali impiegati che supportano magistrati e cancellerie nei palazzi di giustizia di tutta Italia.
Da Favignana, in Sicilia, avrebbe dovuto trasferirsi a Torino per lavorare in Procura dal 1° ottobre, lasciando un impiego stagionale da cassiere. Arrivato in città, però, si è reso conto che il salario da 1.600 euro netti al mese non era sufficiente a viverci: “Per una stanza in un appartamento condiviso, a quasi quarant’anni, chiedevano anche 700 euro.
Ero entusiasta all’idea di un lavoro stabile, ma la sera prima di prendere servizio ho realizzato che non dovevo firmare. E ho fatto il biglietto aereo per tornare a casa”.
Il mattino dopo, invece di presentarsi in ufficio, invia una mail in cui comunica con “profondo rammarico” la rinuncia all’incarico, a causa del “caro vita” e della “crisi abitativa nella città di assegnazione”.
La scelta di Pierluca è quella di moltissimi altri: a rifiutare il posto fisso da assistente giudiziario sono stati circa mille su 2.600 vincitori del concorso, quasi il 40%. Un’emorragia evidente soprattutto al Nord, dove, secondo una stima della Cgil Funzione pubblica, hanno rinunciato tre vincitori su quattro.
Le sedi al Meridione, infatti, sono state opzionate da chi si è piazzato più in alto in graduatoria, mentre quelle nelle regioni più costose sono state quasi tutte assegnate d’ufficio e disertate in massa. I numeri rendono l’idea: al Tribunale di Milano si sono presentati 5 assistenti sui 94 destinati, in Corte d’Appello 4 su 16, in Procura 8 su 29.
Al Tribunale di Torino hanno accettato in 19 su 49, a quello di Genova in 4 su 32; e ancora 1 su 20 a Monza, 2 su 18 a Brescia, 3 su 14 a Udine, 5 su 15 a Verona, 3 su 23 a Venezia. Dove va “meglio”, i forfait superano comunque il 50%: in Tribunale a Bologna hanno preso servizio in 12 su 25, in Corte d’Appello a Torino 7 su 17.
Ci sono poi sedi rimaste completamente a secco, come Aosta, Trieste o Sondrio, dove non si è presentato neanche un vincitore, con effetti drammatici sul funzionamento di piccoli Tribunali già gravati da scoperture enormi.
“Un ufficio non può andare avanti così. Si possono chiedere sacrifici per un periodo d’emergenza, ma l’emergenza ormai è diventata normalità”, si sfoga al Fatto Patrizio Gattari, presidente del Tribunale di Sondrio, dove gli assistenti giudiziari in servizio sono appena cinque.
Il ministero ha risposto descrivendo le rinunce di massa come un “fenomeno straordinario e non ripetibile”: dei mille rinuncianti, afferma una nota di via Arenula, “circa 600” erano lavoratori precari “già impiegati nell’amministrazione della giustizia nell’ambito dei progetti Pnrr”, stabilizzati “nelle more dello scorrimento della graduatoria”.
Ma anche il dicastero guidato da Carlo Nordio è costretto a citare “il costo della vita più alto nelle città del Nord”, che “inevitabilmente si riflette sulla decisione dei vincitori di non accettare l’assegnazione”.
E questo, per i sindacati, è il cuore del problema: “Gli stipendi dei dipendenti pubblici non sono più adeguati al costo della vita”, commenta Felicia Russo, coordinatrice nazionale Giustizia della Fp Cgil.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
“POSSIAMO ANCORA PERMETTERE CHE IL FUTURO VENGA GESTITO DA UNO IL CUI PRESENTE È GIÀ PASSATO. UN UOMO DI SETTANT’ANNI. MA QUANDO VA A RIPOSARE? PERSINO ROTONDI SAREBBE PIU’ CREDIBILE DI LUI”… LE BORDATE CONTRO MARTUSCIELLO, GASPARRI, LIBRANDI: “I LORO VOLTI DICONO TUTTO. HANNO USATO IL NOME DI BERLUSCONI ADDIRITTURA PER LA PAGLIACCIATA DEL COMPLEANNO. SI SONO RIUNITI PER MANGIARE ANCORA UN PO’ E DARE SFOGO AI PROPRI VIZI. ANCHE SE POI PARLANO DI FAMIGLIA TRADIZIONALE…” (A COSA SI RIFERIVA? A QUALI VIZI ALLUDE?)
Ogni sera cala il sole con un messaggio della Pascale. “E anche oggi hai perso l’occasione
per dimetterti!”, gli scrive. Un altro squillo. “Buonanotte!”. E c’è da immaginarselo il volto scuro di Antonio Tajani.
L’espressione del segretario di Forza Italia che quel messaggio lo riceve ogni giorno. Anzi, notte. Da anni.
Francesca Pascale, storica fidanzata del Cav., è la sua Ecate. E’ la dea del buio che nulla ha da perdere, che non teme lo stillicidio (vulgo: stalking), che mai potrà arrendersi.
“E’ vero!”, conferma al Foglio la donna di Berlusconi. “Gli scrivo tutte le notti. E poi lo taggo”. Pure. “Sì. Lo taggo su Instagram”. Che costanza!
“E’ la mia ossessione preferita, lo ammetto. Ma non è l’unica”. Ah. E quali sono le altre? “Battistoni, Martusciello, Gasparri… Tutti loro che ritengo responsabili del declino”. E loro che fanno? “Niente”. Le rispondono? “Ma no. Si figurii”, ride Pascale.. “Loro sono così alti, nobili, supremi… Potranno mai rispondere a me?!”.
La goccia non scava la pietra. “No, no. Non si abbassano. Anzi. Si comportano come se si fossero guadagnati qualcosa! Ma cosa?!”. Però lei non desiste. “Io insisto. Soprattutto con Antonio Tajani. Gli scrivo continuamente. Perché lui più di chiunque altro è stato beneficiato da Silvio Berlusconi. Lui, più di chiunque altro, non si è guadagnato niente”. Impietosa. “No!
Lei, Francesca, sostiene la linea di Roberto Occhiuto. “E mi domando se possiamo ancora permettere che il futuro venga gestito da uno il cui presente è già passato. Un uomo di settant’anni. Ma quando va a riposare?”.
Antonio Tajani, però, ha sventato il naufragio, è un patriarca, è il Padron Ntoni, anche se i giovani non glielo riconoscono. “Ma per favore! No. L’unica cosa che ha fatto è stata garantire un futuro alla sua discendenza. E poi… Basta guardarli. Martusciello, Gasparri, Librandi… Li guardi!”. Li guardo. “I loro volti dicono tutto. E non si tratta di body shaming”. Il volto è lo specchio dell’anima? “Esatto. Chi fa politica si dedica alle cose di tutti. Crede che loro possano dedicarsi alle cose di tutti? Hanno usato il nome di Berlusconi addirittura per la pagliacciata del compleanno!”. Lo scorso 29 settembre il Cav. avrebbe compiuto novant’anni. “Sì. E tutti loro hanno fatto una manifestazione. Si sono riuniti. Ma giusto per mangiare ancora un po’”. Pure crapuloni? “Sì, certo. Assolutamente. L’hanno fatto per dare sfogo ai propri vizi. Anche se poi parlano di famiglia tradizionale… Ma lasciamo perdere, dai”. Va bene.
Ma oggi ha già scritto? “No. Ancora no. Ma adesso gli scrivo”. Cosa? “Non so – sorride Francesca – ma mi piace fare il grillo parlante”. A chi scrive oggi? “Adesso vedo. Ma comunque… Io li vesso tutti e tutti i giorni, anche se è inutile. Loro non mi ascoltano. Io non dico che debbano riportare Forza Italia ai fasti di un tempo, ma nemmeno ridurla così.”.
A parte Roberto Occhiuto, quale sarebbe il volto radioso per il partito?
“Rispetto ad Antonio Tajani? Persino Gianfranco Rotondi sarebbe più credibile di lui”.
(da il Foglio)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
L’ONDA DEGLI STUDENTI NELLE PIAZZE D’ITALIA, BOMBE CARTA CONTRO IL MINISTERO E SCONTRI CON LA POLIZIA A TORINO
Migliaia di studenti e studentesse sono scesi in piazza in tutta Italia per protestare contro le politiche del governo Meloni, puntando il dito contro il tetto agli alunni stranieri previsto dall’ultimo decreto scuola, il costo della vita e le condizioni degli edifici scolastici.
«Nessuno è straniero», è lo slogan scelto per la mobilitazione nazionale, che riunisce diverse rivendicazioni del mondo studentesco, dalla contrarietà alle politiche scolastiche alla crisi abitativa, fino all’opposizione al riarmo e alle spese militari.
«Siamo in cinquemila». E per capirlo basta guardare il fiume di studenti che attraversa Milano. Tra gli striscioni del corteo spiccano i volti degli esponenti del governo, da Giorgia Meloni a Giuseppe Valditara e Guido Crosetto, a testa in giù e imbrattati con mani insanguinate, a simboleggiare quella che i manifestanti considerano la responsabilità dell’esecutivo nei conflitti internazionali. «Nessuno è straniero», è lo striscione che apre la manifestazione.
Dietro, a sfilare per le strade della città, sono soprattutto studenti. E a scandire i cori c’è l’Italia delle seconde generazioni, ragazze e ragazzi nati qui o arrivati da piccoli, scesi in strada per fare scudo contro il tetto agli alunni stranieri nelle classi.
Quello che nei palazzi della politica è un dibattito sull’integrazione, per loro è la vita di tutti i giorni. La mobilitazione milanese si è conclusa alle spalle dell’Università Statale, dove gli studenti hanno occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza. Si tratta di un edificio vuoto, di proprietà del Comune e destinato a diventare un nuovo polo didattico, che i manifestanti puntano ora a rendere un presidio per il diritto allo studio.
A Roma, gli studenti in corteo hanno raggiunto la sede del ministero dell’Istruzione e del Merito in viale Trastevere. Davanti all’edificio sono stati lanciati petardi, bombe carta e fumogeni. I manifestanti urlavano slogan come «Noi da qui non ce ne andiamo» e «Valditara esci dal palazzo», rivolgendosi al ministro dell’Istruzione e del Merito. Durante la manifestazione sono state bruciate una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
NEL 2025 SI SONO RITIRATI DAL LAVORO 2.876 MEDICI, E NON SI TROVANO SOSTITUTI. UN GUAIO ENORME SOPRATTUTTO PER LE COMUNITÀ INTERNE, LONTANE DALLE GRANDI STRUTTURE OSPEDALIERE
Oltre 1.500 cittadini di Bella (Potenza), rischiano di restare senza il proprio medico di
famiglia dal prossimo 22 novembre, in seguito al pensionamento di uno dei due medici di medicina generale operanti nel Comune.
A lanciare l’allarme è il sindaco, Leonardo Sabato, che ha chiesto alla Regione Basilicata e all’Asp di intervenire per garantire la continuità dell’assistenza. “Ogni giorno ricevo in Comune decine di cittadini, in gran parte anziani, a dir poco disperati e angosciati al pensiero di rimanere senza assistenza medica e senza risposte certe”, denuncia il sindaco.
“La comunità di Bella è stanca di assistere al progressivo e silenzioso smantellamento dei servizi sanitari di prossimità. In un territorio caratterizzato da frazioni popolose e geograficamente distanti dal centro abitato, il medico di famiglia non è un lusso, ma un diritto costituzionale irrinunciabile”.
In una nota inviata al presidente della Regione, all’assessore regionale alla Salute e ai vertici dell’Asp, il primo cittadino sollecita la concessione di una proroga temporanea al medico uscente, che si sarebbe dichiarato disponibile a proseguire l’attività in attesa dell’individuazione di un sostituto.
Inoltre il sindaco ha chiesto la pianificazione di misure straordinarie sussidiarie per scongiurare anche un solo giorno di discontinuità assistenziale e la convocazione immediata di un tavolo di confronto con l’assessore regionale alla Salute e i vertici dell’Asp.
(da agenzie)
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Ottobre 16th, 2026 Riccardo Fucile
SU GARAVAGLIA, SOSTENUTO DAI GOVERNATORI E DAL PARTITO DEL NORD, SOPRATTUTTO DA GIORGETTI, SI CONCENTRANO I VELENI DEI SALVINIANI DI FERRO: “BOICOTTA DA TEMPO LE PROPOSTE DELLA LEGA”… COSA RISCHIA SALVINI? IMPROBABILE CHE PERDA LA CONTA, MA NEL VOTO SEGRETO POTREBBE EMERGERE UN MALCONTENTO PIÙ DIFFUSO DI QUELLO CHE VORREBBE – ZAIA L’AVEVA AVVERTITO: “MEGLIO UN CONGRESSO PROGRAMMATICO. O RISCHI DI FARTI MALE”
A dieci giorni dal congresso straordinario, per la Lega è l’ora dei veleni e delle scorrerie, prima della resa dei conti. Dopo la discesa in campo (a sorpresa) di Massimo Garavaglia, Matteo Salvini in pubblico non fa mostra di crucci o preoccupazioni.
Anzi, il contrario: «Bene, più gente c’è che porta proposte costruttive meglio è, l’ho convocato apposta il congresso», dice da Bologna l’ex segretario a caccia di riconferma al congresso del 24 e 25 ottobre.
In realtà, i fedelissimi del vicepremier sono attivi per sminare qualsiasi trappola. E ridurre al minimo i rischi. Il leader uscente evita di parlare del voto segreto. Conferma solo quanto anticipato da Repubblica due settimane fa, che ci sarà un nuovo simbolo per il Carroccio. «Spiegherà ben chiaro chi siamo, chi saremo e dove vogliamo andare. Dovete aver pazienza 10 giorni».
I colonnelli del vicepremier, sottotraccia, stanno raccogliendo le firme a sostegno del leader. E scoraggiano le sottoscrizioni per lo sfidante.
Con una postilla, che raccontano alcuni parlamentari e consiglieri regionali avvicinati in queste ore: chi sostiene Garavaglia, rischia il posto alle prossime elezioni. I più attivi sarebbero Andrea Crippa e Luca Toccalini, i pretoriani di Salvini, entrambi ben radicati in Lombardia, che in teoria è la terra dello scontento, visto che il segretario regionale, Massimiliano Romeo, è l’uomo che ha più criticato il segretario uscente in questi mesi. Pure su questo Salvini svicola, anche sul Veneto: «Non so cosa decideranno i delegati lì, chiedete a loro».
Su Garavaglia intanto si concentrano i veleni dei salviniani di ferro. Sostengono che abbia «boicottato da tempo le proposte della Lega».
Un esempio: la pdl per il diritto al conto corrente, storica battaglia di Armando Siri, capo dei dipartimenti del Carroccio, approvata all’unanimità alla Camera e parcheggiata da quattro mesi in commissione Finanze del Senato, quella presieduta dall’ex ministro del Turismo. Una pdl che lo stesso vicepremier ha caldeggiato, in privato. Altra accusa: «Si è candidato al congresso perché in Parlamento non sarà ricandidato».
In questo clima di biasimi e rancori, c’è persino chi, nella cerchia del leader, sospetta che abbia avuto un ruolo Giancarlo Giorgetti, a cui Garavaglia è sempre stato vicino. La critica suona così: «Non poteva non sapere».
Garavaglia evita di replicare in pubblico. In Senato non si fa vedere.
Lavora alla sua mozione, che potrebbe ripescare il progetto sponsorizzato per primo da Luca Zaia, di una Lega Nord e una Lega del Centro-Sud.
Cosa rischia in concreto Salvini?
Decisamente improbabile che perda la conta, ma nel voto segreto potrebbe emergere un malcontento più diffuso di quello che vorrebbe.
Non a caso proprio Zaia, in una visita riservata di tre giorni fa insieme a Giorgetti per caldeggiare le istanze del Nord, l’aveva avvertito: «Meglio un congresso programmatico. O rischi di farti male».
(da Repubblica)
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