Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
VANNACCI PRENDEREBBE PIU’ VOTI CORRENDO DA SOLO (7,2%) CHE IN COALIZIONE (6,4%)… “DOMANI”: “SORPRENDENTE L’EFFETTO DENTRO L’ELETTORATO DEI MODERATI DI FORZA ITALIA: PUR CON VANNACCI IN COALIZIONE IL PARTITO PERDEREBBE APPENA LO 0,5%” … IL SONDAGGIO IZI PER “DOMANI”
Un sondaggio Izi realizzato per Domani, infatti, fotografa l’effetto inconfutabile di una iniezione vannacciana: il centrodestra oggi al 41,5 per cento (sotto la soglia per ottenere il premio di maggioranza fissato dalla nuova legge elettorale) arriverebbe al 43,7 per cento, dunque di nuovo competitivo rispetto alla compagine del campo largo.
Eppure i voti non si contano solamente, ma si pesano. L’ingresso di Vannacci in coalizione farebbe perdere voti a tutte le forze che oggi lo compongono e soprattutto a Fratelli d’Italia, che calerebbe di 2,5 punti, passando dal 27,2 per cento al 24,7.
Il sondaggio mostra anche gli effetti in casa Lega: il partito passerebbe dal 5,6 per cento al 4,9, con una fuga dei suoi elettori verso l’astensionismo. In caso di ritorno del “traditore” di Alberto da Giussano, infatti, il 13,2 per cento si rifugerebbe nel non voto.
Sorprendente, invece, è l’effetto dentro l’elettorato dei moderati di Forza Italia, considerato quello culturalmente più ostile al generale (nel sondaggio non sono stati inseriti gli elettori di Noi Moderati, perché il campione permetteva rilevare in modo affidabile le scelte). Pur con Vannacci in coalizione il partito perderebbe appena lo 0,5 per cento, solo il 9,7 per cento del suo elettorato sceglierebbe l’astensionismo e appena il 2,3 voterebbe il campo largo. Insomma, il generale in casa non sembra spaventare nemmeno i forzisti.
La sintesi, infatti, è che quasi il 90 per cento dell’elettorato di centrodestra rimarrebbe al suo posto anche se si aggiungesse il simbolo di Futuro Nazionale. Lo stesso vale anche per il partito di Vannacci, che guadagnerebbe maggior consenso se corresse da solo (sarebbe intorno al 7,2 per cento) ma anche in coalizione otterrebbe un ottimo 6,4 per cento, sufficiente a superare la Lega e ad appena uno 0,3 per cento di distanza da Forza Italia. Con un effetto chiaro, però: se entra in coalizione, Futuro Nazionale toglie voti a tutti i partiti che già la compongono, pescando appena il 2,2 per cento altrove.
Questo, dunque, è il dilemma per Meloni: quel 2,2 per cento in più in totale che permetterebbe forse di vincere le elezioni vale la candela di un ridimensionamento soprattutto del suo partito?
(da editorialedomani)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
MARSELLA SAREBBE UNO DEI TRE UOMINI CHE, A ROMA, HANNO AGGREDITO SAHEBI E MINACCIATO LA SUA COMPAGNA, CHE TENEVA IN BRACCIO IL FIGLIO DI SEI MESI
“Un anno fa sono stato attaccato da tre soggetti per avere indossato una felpa antifascista. La
procura avrebbe individuato i responsabili, il più coraggioso dei tre (quello che minacciava una mamma con un figlio di sei mesi in braccio) sarebbe il portavoce nazionale di CasaPound, Luca Marsella. Due giorni fa è arrivato il decreto di citazione in giudizio per i tre”. Così su Instagram il giornalista Alessandro Sahebi.
La vicenda risale al 24 ottobre dello scorso anno, quando Sahebi è stato aggredito a Roma mentre passeggiava con la compagna ed il figlio. “La questione, per la procura – spiega il giornalista – ha radici politiche. Sia chiaro: la sede di Casapound a Roma non dovrebbe essere sgomberata perché abusiva. Nella capitale esistono occupazioni che danno un tetto agli ultimi (e anche le famiglie nello stabile, per quanto ‘antipatiche’, per me non meritano di finire in mezzo ad una strada).
La sede di Casapound a Roma andrebbe chiusa perché è un avamposto quasi militare di un organismo politico che fa della violenza il proprio principale canale di azione. Il mio è un caso fortunato, perché ho fatto un video in primis ma anche perché ha avuto eco. Ma chi abita a Roma, e soprattutto chi abita in quel quartiere, sa quanto il loro modo di agire stia diventando una vergognosa normalità”.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
MANCANO GLI AUTISTI MA SOLO 13 ITALIANI HANNO VOGLIA DI LAVORARE, PER I POSTI SCOPERTI, GRAZIE AD ACCORDI CON LA TUNISIA, SI ATTINGE A 35 TUNISINI E ARRIVA L’ATTACCO ISTERICO DEI SOVRANISTI LOCALI CONTRO IL LORO GOVERNO
La tornata di assunzioni dal Paese nordafricano da parte di Brescia Mobilità (società presieduta da Alessandro Marini e controllata dal Comune di Brescia), con assegnazione di alloggi Aler ha acceso il dibattito. Da una parte, i sindacati di base, Cobas Brescia e Unione sindacale di base Brescia, lamentano scarsa trasparenza e obiettano che bisognerebbe intervenire sui salari per attrarre personale; dall’altra il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Carlo Andreoli ha presentato una richiesta di informazioni scritta alla sindaca, in particolare sulla possibilità di estendere i bandi anche ad altro personale.
È stata la stessa società a mettere in fila i fatti. A monte della ricerca in Tunisia c’è la cronica carenza di autisti: al Gruppo Brescia Mobilità servirebbero circa 40 autisti per portare il sistema in equilibrio, più 40 per coprire i pensionamenti. La ricerca di personale è continua, ma nell’ultima Academy, a fronte di circa 100 partecipanti alla selezione, solo 14 hanno poi fatto il percorso per la patente: da qui la scelta di ampliare il bacino di reclutamento.
Perché la Tunisia? Come già era accaduto per Milano, alla base della scelta ci sono il ‘Piano Mattei’, gli accordi di cooperazione tra Italia e Tunisia e l’accordo del 2024 tra Sviluppo Lavoro Italia e l’agenzia nazionale tunisina per il lavoro, per 12mila ingressi in tre anni. Quanto alla casa, a monte c’è il protocollo d’intesa tra Regione Lombardia (assessorato i Trasporti) e le Aler, per alloggi a canone concordato agli autisti, ai macchinisti e al personale del trasporto pubblico locale. Brescia Mobilità ha recuperato alloggi che erano inutilizzati da anni perché inagibili, che saranno assegnati per un massimo di 24 mesi anche per ad altri aspiranti autisti.
Il 22 settembre ci sarà un confronto con i sindacati, ma quelli di base (Cobas Brescia e Unione sindacale di base Brescia) restano scettici. “Come sindacati difendiamo tutti i lavoratori – spiega Dario Filippini, Usb Brescia – il problema è che non c’è una politica di adeguamento salariale che renda interessante andare a lavorare nell’azienda pubblica. Ora, per aver qualche soldo in più si va nel privato, dove si accumulano ore di straordinario per arrivare a 2.300 euro al mese, o all’estero”.
Sul fronte politico, la Lega Brescia incalza: “La casa è un diritto di tutti, la giunta Castelletti se ne frega. Ancora una volta vengono preferiti i cittadini stranieri, prima della retromarcia a seguito delle polemiche, al posto dei bresciani che sono in difficoltà in un’emergenza abitativa ormai al limite in questa città”. Replica Roberto Omodei, capogruppo dem in Loggia: “La destra bresciana smentisce progetti e strumenti pensati dalla destra nazionale e regionale. Un bel cortocircuito”.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
CONDANNATO PIÙ VOLTE PER INCITAZIONE ALL’ODIO RAZZIALE (SENTENZE CHE CONSIDERA “MEDAGLIE”), È STATO TRA I PRIMI A PARLARE DI “SOSTITUZIONE ETNICA”… NEL SUO PROGRAMMA LA “REMIGRAZIONE” DEGLI STRANIERI È AL PRIMO POSTO E PROPONE DI SOSTITUIRLI CON ROBOT, ANCHE NELLA CURA DI ANZIANI E MALATI
La rapina del secolo o la stangata, traducetela come più vi piace, il senso non cambia. Non è un
romanzo, non è fiction. È comparso in libreria nella “rentrée littéraire”, il rito con il quale a settembre la Francia celebra la sua vanità letteraria.
Questo libro di Sarah Knafo non correrà per il prestigioso Goncourt, ma è di gran lunga in testa in classifica con centoventi mila copie vendute. “Le Casse du siècle” è uno spietato atto di accusa alle classi dirigenti e politiche. Destra e sinistra, gollisti e socialisti, mitterrandisti e sarkozisti. Nessuno si salva.
Nemmeno Emmanuel Macron, l’uomo nuovo che si è comportato peggio dei vecchi. Lascerà l’Eliseo dopo dieci anni in un Paese politicamente dilaniato in un surreale duello tra Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon. La realtà supera la fantapolitica. Sarah Knafo non è una sconosciuta, non siamo alla replica francese della commedia italiana del generale Vannacci.
È stata eletta nel 2024 al Parlamento europeo nella lista di Éric Zemmour, “Reconquête” (riconquista), ultradestra pétainista, nostalgia monarchica. Ha 33 anni ed è la compagna di Zemmour, 68, ex brillantissimo polemista sul Figaro e in tv, che ha ieri annunciato la sua seconda candidatura alle presidenziali (nel 2022 aveva preso il 7%).
Condannato più volte per incitazione all’odio razziale (sentenze che considera «medaglie»), è stato tra i primi a parlare di «sostituzione etnica». Nel suo programma la “remigrazione” degli stranieri è al primo posto e propone di sostituirli con robot, anche nella cura di anziani e malati: «In Cina e Giappone lo fanno».
In questa situazione il caustico saggio di Sarah Knafo, che conteggia con minuziosa precisione gli sprechi di Stato, ha l’effetto di una miccia accesa in un’opinione pubblica esasperata: «Tutti i mesi vi derubano, a un’ora fissa, in pieno giorno, a casa vostra».
Chi? Un sistema di politici e burocrati colpevoli di aver trasformato «un popolo che amava il lavoro, ha costruito le cattedrali, diffidava della carità pubblica, in un popolo di assistiti cui metodicamente è stato insegnato a chiedere e a dipendere». In questa analisi gli immigrati non sono il cuore del problema, ma a loro volta delle vittime.
La scrittura è brillante, si direbbe un thriller fiscale, cifre su cifre, senza pietà, rivelate e spiegate con pedagogia pensando all’ammirato modello di Margareth Thatcher. Una “terza via” liberale sempre minoritaria in Francia, soprattutto oggi quando prevalgono le voci del nazional-populismo di Le Pen e dell’anticapitalismo di Mélenchon.
Il libro di Sarah Knafo è un programma politico che non ha nessuna possibilità di affermarsi ma conforta la diffusa attesa di un cambiamento. L’editorialista di punta del Figaro Eugénie Bastié ricorda che nel 1976 un analogo saggio di denuncia, “Le Mal français” di Alain Peyrefitte, fu venduto a più di un milione di copie senza sortire effetti politici.
(da La Stampa)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
NEL CASO IN CUI LE PRIMARIE VENISSERO VINTE DA ELLY SCHLEIN, GLI ELETTORI CONTIANI NON VOTEREBBERO IL CAMPO LARGO, QUINDI NON C’E’ MOTIVO PER NON FARE COME LORO
La base del Movimento 5 Stelle, con il 91,7% dei voti favorevoli, ha dato mandato al presidente Giuseppe Conte di portare al tavolo della coalizione la posizione contraria al “continuare a inviare armi” all’Ucraina, perché questo “allontana la pace”.
Il “primato del diritto internazionale” ha ottenuto il 98,3% dei sì, mentre la proposta per una Conferenza internazionale e il riconoscimento dello Stato di Palestina ha raggiunto il 97,9%. Il 94,1% ha votato contro il piano di riarmo europeo e il 91,8% contro l’aumento della spesa per la difesa.
«Di quel sondaggio – confida un dirigente – il dato che dobbiamo sottolineare è un altro: che il 38 per cento degli elettori del campo largo ritiene una priorità lavorare per la via diplomatica e interrompere il sostegno militare all’Ucraina».
Inevitabilmente, la conversazione di militanti e parlamentari a margine dell’evento finisce però per girare attorno a primarie e coalizione, grande assente tra i temi trattati nel primo giorno della convention se non quando è comparsa nella testimonianza dei due governatori M5s Alessandra Todde e Roberto Fico.
E i metodi alternativi? La scelta del candidato più competitivo – che favorirebbe Conte – o la scelta in base alla quantità di voti, che invece farebbe il gioco del Pd? «La prima non l’hanno voluta, la seconda non piace a noi. Il federatore è una non-soluzione: se non ci viene in mente nel giro di 15 secondi, forse non è un nome che può davvero battere Meloni». La gara, dunque, è tra Schlein, Conte e chi vuole unirsi. Farli rinunciare a priori sarebbe anche screditante nei loro confronti, è il ragionamento.
Certo, resta il dubbio su quanto sarà totalitario il travaso del voto pentastellato verso un candidato che non dovesse essere Conte. «Il Movimento è il partito più fluido del panorama italiano: è capace di sfilarsi in fretta da quel che non gli piace. Un aspetto che si può leggere in maniera positiva o negativa».
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
MASCIA È ACCUSATO DI ISTIGAZIONE A DELINQUERE, USURPAZIONE DI FUNZIONE PUBBLICA, VIOLENZA PRIVATA E LESIONI – VENERDÌ SCORSO, DURANTE UNA RONDA ORGANIZZATA A ROZZANO, UN 38ENNE MAROCCHINO È STATO AGGREDITO DA UN 22ENNE E DA UN 41ENNE (ENTRAMBI PREGIUDICATI)
Percosse aggravate dall’odio razziale. A metterlo nero su bianco sono i carabinieri in un’informativa
inviata nelle ultime ore alla Procura. È l’ultimo sviluppo sulle ronde contro immigrati che avevano portato centinaia di manifestanti a scendere in piazza per «riprendersi» Rozzano. È questa al momento l’ipotesi di reato formulata dai militari che hanno spedito un’annotazione al procuratore Marcello Viola. […]
Nell’annotazione dei carabinieri, si fa riferimento al secondo episodio avvenuto la notte di mercoledì, primo giorno di «ronde», quando un 38enne ubriaco nato in Marocco era stato colpito in strada. Per quell’aggressione, i militari hanno denunciato per percosse aggravate dall’odio razziale Andrea G., 22 anni, (che in quei momenti era sul posto con suo fratello maggiore) e un 41enne italiano, entrambi pregiudicati.
Per capire cosa sia successo nel comune, bisogna riavvolgere il nastro a mercoledì mattina: una donna era stata strattonata da uno straniero mentre saliva in auto. L’uomo era poi stato rintracciato la sera e quasi linciato dalla folla scesa in piazza per chiedere più sicurezza.
Venerdì sera, invece, è stato organizzato un terzo corteo, questa volta però autorizzato. Una marcia pacifica a cui hanno partecipato anche famiglie con bambini, residenti e alcuni stranieri.
«Le ronde sono qualcosa di non accettabile — è il commento del sindaco, Mattia Ferretti, sostenuto da una coalizione di centrodestra —. Venerdì c’è stata una passeggiata pacifica e interculturale. Rozzano ha voluto far capire di non essere frequentata da violenti.
Sono le istituzioni a occuparsi della lotta al crimine». Intanto, sempre tra il pomeriggio e la notte di venerdì, la Prefettura ha coordinato dei controlli straordinari a Milano e a Rozzano. Qui in quattro sono stati denunciati per droga, reati contro il patrimonio e armi. Un arrestato per stupefacenti.
Se di ronde parliamo, dal capoluogo lombardo si arriva a quello piemontese. Dove da parco Sempione e Barriera di Milano, cuore dello spaccio nella periferia di Torino, la star dei social Frank Mascia, 44 anni, al secolo Franco Masciandaro, voleva esportare le ronde contro gli spacciatori. È il 30 luglio 2024 quando invia un messaggio vocale a L.D., 63 anni (non indagato), «noto militante della locale sezione di CasaPound, annotano gli agenti della Digos:
«Informa che è stato smantellato parco Sempione e che i pusher sono stati allontanati, ribadendo che secondo lui l’operazione deve essere estesa in tutta Italia, non solo a Torino, e di disporre di “ragazzi” sia a Roma che a Milano, per fare “belle cose”».
Ovvero ronde e raid, «di notte e incappucciati», che la Procura diretta da Giovanni Bombardieri contesta a lui e ad altre sette persone, con le accuse — a vario titolo — di istigazione a delinquere, usurpazione di funzione pubblica, violenza privata e lesioni.
Nella chat «Security Torino», con 70 persone, c’è chi dice che servono «bombe carta», un altro utente invoca ben altro: «L’unica è prendere tre furgoni grandi, metterli dentro e farli respirare il gas della marmitta, poi li buttiamo in una mega fossa».
(da Corriere della Sera)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
CONTRARI ALLE PRIMARIE C’E’ GRAN PARTE DEL PD, RENZI, BONELLI E FRATOIANNI A CUI VANNO AGGIUNTI I SINDACI MANFREDI, GUALTIERI E SALIS – CONTRARI ANCHE BETTINI, SPERANZA E ORLANDO, IN QUOTA “CORRENTONE DI MONTEPULCIANO” CHE SOSTIENE ELLY . ANCHE FRANCESCHINI EVITEREBBE I GAZEBO MA NON SI ESPONE APERTAMENTE … ELLY IGNORA I SONDAGGI CHE DANNO VINCENTE CONTE ALLE PRIMARIE: “I SONDAGGI NON MI PREOCCUPANO. GIÀ È SUCCESSO CHE NON MI ABBIANO VISTA ARRIVARE…”
Sulla leadership del campo largo il Pd la pensa “sempre allo stesso modo”. “Prima il programma comune, è quello che si aspetta la nostra gente” ha detto la segretaria Elly Schlein rispondendo all’ANSA prima di intervenire alla Festa dell’Unità a Foligno. “Chiarire cosa vogliamo fare quando batteremo le destre e arriveremo al governo del Paese” ha aggiunto.
Nel lessico del campo largo il termine federatore, fino a poco tempo fa di gran moda, sembra non essere più in voga. Ma è veramente così? Il sondaggio di Nando Pagnoncelli pubblicato ieri dal Corriere testimonia il contrario. Quella figura non dispiace affatto all’elettorato di centrosinistra. E sotto sotto nemmeno ai maggiorenti del Pd.
Solo che adesso per non aprire polemiche si preferisce un approccio meno diretto. Ora si usa dire che le primarie portano scompiglio e divisioni.
Un modo come un altro per arrivare in seconda battuta a estrarre per l’ennesima volta dal cilindro il «terzo uomo» (o la «terza donna», naturalmente). Così, per paradossale che possa sembrare, il partito nato dai gazebo adesso li ripudia. L’unica che sembra volerli è la segretaria. La quale, sia detto per inciso, è anche l’unica a non fare mostra di preoccuparsi del sondaggio secondo cui Giuseppe Conte alle primarie la batterebbe. «I sondaggi non mi preoccupano», dice ai suoi, ricordando: «Già è successo che non mi abbiano vista arrivare». E sulla leadership del campo largo, alla festa dell’Unità di Foligno, ribadisce: «Prima il programma comune».
Non altrettanto ottimismo sembra pervadere il resto del Pd. Perciò il partito del no alle primarie, incalza. Inutile dire che tra i primi avversari dei gazebo ci sono quei sindaci che potrebbero aspirare al ruolo di premier. Ed è superfluo aggiungere che, ovviamente, per prima cosa negano con risolutezza di aspirare a palazzo Chigi.
l sindaco di Napoli Gaetano Manfredi sostiene che le primarie «possono essere divisive»: «Se si può — ha confidato l’altro giorno — meglio evitarle». Silvia Salis la sua idea sui gazebo l’ha detta sin dal primo giorno. Ha anche ripetuto di voler fare la sindaca di Genova. Aspirazione che mal si accorda con la sua campagna d’ottobre: la pubblicazione di un libro È già domani, il 13 ottobre, e la presentazione, il 18, in una delle vetrine più ambite, Che tempo che fa di Fabio Fazio.
C’è poi Roberto Gualtieri. Anche il sindaco di Roma non va pazzo per le primarie: «È incoerente combattere il premierato e poi incoronare un capo».
Antesignano della linea assai prudente sui gazebo è Goffredo Bettini, sul cui giornale, Rinascita, il tesoriere del Pd Michele Fina, orlandiano, aveva proposto di non indire le primarie ma di andare alle elezioni con «una figura di garanzia».
C’è poi Roberto Speranza che al Corriere ha spiegato la sua contrarietà ai gazebo e ha controproposto la candidatura simbolica di un partigiano o di un giovane. Insomma, anche il cosiddetto correntone di Montepulciano, che appoggia la segretaria pd, non sembra particolarmente entusiasta delle primarie. E ieri, tra i dirigenti di quell’area, c’è stato un giro vorticoso di telefonate per commentare il risultato del sondaggio sul duello Schlein-Conte.
Ma il leader ombra del correntone, Dario Franceschini, ufficialmente non si è espresso contro i gazebo. Altra storia sarebbe, per il maggiorente dem, se Conte e Schlein facessero insieme un passo indietro. Lui inizialmente ci aveva sperato, ma poi ha capito che per il momento non è proprio aria.
Ci sono poi gli altri alleati del Pd, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni non amano le primarie e non lo nascondono. Il primo le ha definite addirittura «una sciocchezza». E anche Matteo Renzi, che inneggiava ai gazebo, ora ragiona così: «Schlein e Conte? Io credo che convenga non fare le primarie e mettersi d’accordo sull’offrire alla coalizione il terzo nome»
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
LE SCORSE SETTIMANE, LA “USS LINCOLN” HA ATTRACCATO A PATTAYA, IN THAILANDIA, DOPO AVER PASSATO 286 GIORNI IN MARE: LA PORTAEREI ERA MESSA MALISSIMO, LO SCAFO APPARIVA ARRUGGINITO E SPORCO DI ALGHE, E MANCANO ALCUNE PARATIE, DA CUI PROBABILMENTE SONO PARTITI DEI MISSILI
Infiltrazioni alle caviglie, suole che si staccavano e scarponi che finivano per sfregare contro i
tendini. Le forze militari più famose al mondo sono andate a un addestramento Nato in condizioni da Paese del terzo mondo. È successo ai Marines americani impegnati nei preparativi per “Cold Response 2026”, la grande esercitazione della Nato in Norvegia, dove alcuni militari hanno dovuto lasciare il campo per procurarsi scarponi più resistenti.
Il problema è emerso a febbraio, durante l’addestramento nell’estremo nord della Norvegia, tra la neve e il ghiaccio. I Marines avevano utilizzato gli “Intense Cold Weather Boots”, scarponi progettati per operare in condizioni di freddo intenso e prodotti dall’azienda americana Belleville Boot Co. Secondo un funzionario del Pentagono e documenti militari visionati da Newsweek, alcuni degli scarponi, anche quasi nuovi, hanno cominciato a deteriorarsi in fretta.
In alcuni casi le suole si sono staccate dalla tomaia; in altri il rivestimento interno del tallone si è consumato rapidamente o gli occhielli dei lacci si sono allentati. Le infiltrazioni d’acqua rappresentano un problema molto serio in un ambiente artico, dove l’equipaggiamento può diventare una questione di sicurezza personale.
All’esercitazione hanno partecipato oltre 25 mila militari in Norvegia e più di 7 mila in Finlandia. Il contingente americano comprendeva tremila Marines, arrivati dalla base di Camp Lejeune, in North Carolina.
Il problema non si è però fermato alla Norvegia. Una volta rientrati negli Stati Uniti, i Marines hanno controllato le scorte di scarponi nei magazzini di Camp Lejeune. Ad aprile sono state esaminate 2.642 paia: 183 presentavano difetti, pari al 6,93 per cento. Una successiva verifica effettuata a luglio avrebbe rilevato una percentuale ancora maggiore.
La vicenda ha riaperto il dibattito sulle regole che impongono al Pentagono, salvo eccezioni, di acquistare scarponi militari con fondi federali soltanto se prodotti negli Stati Uniti. La normativa, pensata per sostenere l’industria americana, è al centro di nuove iniziative al Congresso.
Il Corpo dei Marines ha contestato la ricostruzione della storia fatta da Newsweek. In particolare, nega che una nave di rifornimento americana sia stata fatta deviare verso la Norvegia per portare nuovi scarponi. Conferma invece che i comandanti e i responsabili della logistica hanno utilizzato i normali canali di approvvigionamento con il Paese ospitante per garantire ai militari l’equipaggiamento necessario: cioè sono andati direttamente negli store o negli stabilimenti per rifornirsi.
(da agenzie)
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Settembre 20th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANALISI SGANGHERATA: “UN PARTITO CHE HA UNA LESBICA COME LEADER NON PUO’ ESSERE NAZISTA” (MA SE TRA I GERARCHI NAZISTI C’ERANO UN SACCO DI OMOSESSUALI… POI DICE CHE “NON CHIEDE NULLA” PER UNA SUA CANDIDATURA IN PARLAMENTO (INFATTI GLI VERRA’ OFFERTA…)… E DA BUON PATRIOTA AUSPICA LA RESA DELL’UCRAINA
«Alle prossime politiche oltre il 10 per cento, in quelle dopo farà il premier». Risponde così Gianni Alemanno alla domanda di Repubblica sulle ambizioni di Roberto Vannacci, con il quale secondo lui Giorgia Meloni deve parlare: «Ma io resto rigido. Perché non dobbiamo rischiare di fare gli stessi errori fatti dal centrodestra al governo, e che fece già Gianfranco Fini: farsi risucchiare dal centro. Oggi le elezioni si vincono stando a destra, come dimostrano Le Pen in Francia e l’Afd in Germania».
Le elezioni a destra
In verità non risulta che Marine Le Pen abbia ancora mai vinto un’elezione in cui si era candidata. Mentre Afd è stabilmente fuori dal governo nazionale in Germania almeno fino alle prossime. Ma secondo Alemanno l’alleanza tra Futuro Nazionale e il centrodestra «si può fare solo su basi concretamente di destra». Sull’Ucraina per esempio «io porrei due discrimini: se vogliamo la crescita bisogna fermare la guerra in Ucraina e inoltre serve cambiare questa Unione europea, che è all’origine di tutti i mali». La guerra però «bisogna chiuderla adesso, statuendo i confini sanciti dalla guerra. Non possiamo fare un conflitto nucleare per la Crimea e il Donbass».
Alemanno e Meloni
AlemaNno con Meloni ha rotto proprio su questo. «Sì, mi disse che ero libero di cercarmi un altro partito». Ora però «spetta a lei decidere se vuole andare avanti con Antonio Tajani e Ursula von der Leyen o fare una grande alleanza di destra». A Orvieto, dov’è in corso la convention di Futuro nazionale di Fratelli d’Italia non è venuto «nessuno. Avevo fatto personalmente molte telefonate, chiamando pure il presidente del Senato Ignazio La Russa, ma alla fine Meloni ha chiuso tutte le porte». Nonostante le condanne, Alemanno dice di essere candidabile alle elezioni: «Sì, ma non chiedo niente, voglio fare il militante politico».
Neonazisti e lesbiche
Su Afd Alemanno dice che «un partito che ha come leader una lesbica non può essere nazista». E sulla remigrazione: «L’immigrazione dev’essere rotazionale. Alla fine del contratto si torna in patria. Tra qualche anno con l’Intelligenza artificiale molti dei lavori che svolgono gli immigrati non ci saranno più».
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