Destra di Popolo.net

IL CENTRODESTRA CONTINUA A PERDERE CONSENSI E TOCCA IL DATO PIÙ BASSO DA INIZIO LEGISLATURA: È AL 43,2% (-1,0), DIETRO AL “CAMPO LARGO”, CHE SI ATTESTA AL 44,5% (-0,2%)

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO LA SUPERMEDIA YOUTREND, FDI (27,8%) E LEGA (6,2%) PERDONO MEZZO PUNTO A TESTA, MENTRE FUTURO NAZIONALE DI VANNACCI CONTINUA A SALIRE ED È AL 5,3% (+0,9) … IL PD È STABILE AL 21,4%, IL M5S CALA DI POCO AL 12,8%, AVS CRESCE AL 6,6% … IL LISTINO DEL CENTRO: BUONE NOTIZIE PER CALENDA, MENO PER RENZI

Questa settimana ben quattro partiti in contemporanea fanno segnare un calo rispetto alle europee 2024: si tratta di FdI, Pd e FI, cui si aggiunge la Lega (0,5%), e in questo caso si tratta del peggior dato della legislatura, che subisce un nuovo sorpasso da parte di Avs. Questa la nuova analisi della Supermedia Agi/Youtrend che include sondaggi realizzati dall’11 al 24 giugno.
Mentre il centrodestra scende al 43,2% – anche qui, si tratta del peggior dato da inizio legislatura – e il campo largo resta sopra il 44%, Futuro Nazionale fa registrare un nuovo balzo, di quasi un punto in due settimane. Stabili i dem di Elly Schlein al 21,4 e Forza Italia all’8%. Fratelli d’Italia ora al 27,8 è sceso di mezzo punto e
Altra novità è il debutto, nella Supermedia, del Partito liberal democratico (Pld) di Luigi Marattin, che pur non essendo rilevato da tutti gli istituti del ‘paniere’ fa registrare un dato superiore all’1% che lo pone a pari merito con +Europa. […]
La Supermedia liste
FDI 27,8 (-0,5)
PD 21,4 (=)
M5S 12,8 (-0,1)
Forza Italia 8,0 (=)
Verdi/Sinistra 6,6 (+0,1)
Lega 6,2 (-0,5)
Futuro Nazionale 5,3 (+0,9)
Azione 3,2 (+0,3)
Italia Viva 2,3 (-0,1)
+Europa 1,4 (=)
Partito Liberal Democratico 1,4 (nd)* non rilevato da Eumetra, SWG e Tecnè
Noi Moderati 1,1 (-0,1)
La Supermedia coalizioni 2026
Campo largo 44,5 (-0,2)
Centrodestra 43,2 (-1,0)
Futuro Nazionale 5,3 (+0,9)
Centro 4,5 (nd)
Altri 2,5 (-1,3)
(da agenzie)

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CALENDA ATTACCA VANNACCI, ACCUSANDOLO DI FOMENTARE LA PROPAGANDA RUSSA E TRAMARE IN SEGRETO CON IL SUO EX ALLEATO, RENZI

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

IL LEADER DI AZIONE METTE IN FILA ALCUNE CONTRADDIZIONI DEL GENERALE: “MEGLIO PARIOLINO DI UNO CHE È ANDATO IN PENSIONE A 56 ANNI CON 5.000 EURO NETTI AL MESE SU CUI CUMULA L’INDENNITÀ DA EUROPARLAMENTARE MA VORREBBE DISTRUGGERE L’EUROPA”

“Vannacci, mi verrebbe da risponderti: ‘Meglio pariolino che traditore della Patria’, baciapiedi dei russi, tu e i tuoi che vanno da Putin a prendere i premi per aver diffuso la propaganda russa. Meglio pariolino che lavora da quando è diciottenne di uno che è andato in pensione a 56 anni con 5.000 euro netti al mese su cui cumula l’indennità da europarlamentare ma vorrebbe distruggere l’Europa.
Mi verrebbe da dirti tutto questo invece ti segnalo un fatto: l’esonero dalla raccolta delle firme l’ho avuto non soltanto io, ma anche il tuo amico Renzi, quello con cui ti vedi di nascosto, che ti dice cosa fare, quello che ti racconta come andare avanti. Vannacci tu sei proprio un bluff tristissimo. Come dicevi? ‘Non potrei mai andare via dalla Lega, sarei un traditore!’. Si, sei un traditore e pure un po’ cazzaro”. Lo afferma il segretario di Azione Carlo Calenda, in un video postato sui social per rispondere al leader di Fnv Roberto Vannacci.

(da agenzie)

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L’ANALISI DEL SONDAGGISTA:L’ELETTORATO DI VANNACCI PROVIENE DA LEGA. FDI E M5S”

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

META’ DEGLI ELETTORI DI CENTRODESTRA VUOLE “FUTURO NAZIONALE” NELLA COALIZIONE

Piave digital agency scrive che “il partito del generale Vannacci si presenta come uno degli elementi più mobili nello scenario politico verso le prossime elezioni politiche, alimentando le speranze di vittoria del centrosinistra e mettendo in subbuglio gli equilibri nel centrodestra”. Gian Piero Travini, analista politico di Piave, spiega a Fanpage.it che Futuro Nazionale sta attraendo i voti “della Lega, in parte di Fratelli d’Italia, e quei voti che erano già transitati dal Movimento 5 Stelle al centrodestra”.
In particolare, il partito dell’ex generale ha saputo raccogliere una parte dell’elettorato pentastellato nata “subito dopo i Vaffa Day, autonomista e antisistema”. Secondo Travini, la differenza che questi votanti riscontrano tra Futuro Nazionale, Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle è che gli ultimi tre “sono andati al governo”.
La risposta dell’elettorato di Futuro Nazionale alla domanda “il partito del generale Vannacci dovrebbe far parte del centrodestra?”
In tema di coalizioni, l’istituto di sondaggi ha chiesto poi agli elettori dei vari partiti se secondo loro “il partito del generale Vannacci dovrebbe far parte del centrodestra”. Lo scenario risulta più complesso in questo caso e gli equilibri politici potrebbero cambiare sensibilmente.
L’elettorato di Futuro Nazionale ha pochi dubbi sul tema: il 64% di loro dice sì all’alleanza con il centrodestra, mentre il 26% non concorda e solo un 9% non sa dare un’opinione.
Parere piuttosto simile anche per gli elettori di Fratelli d’Italia. Il 52% dei fedeli a Giorgia Meloni promuove l’alleanza con Vannacci, il 30% la rifiuta e il 18% è incerto. Meno convinti gli elettori della Lega, dove solo il 45% sarebbe favorevole a stringere accordi con l’ex vice del Carroccio, il 26% dice di no e ben il 29% ha le idee poco chiare. Più duri gli elettori di Forza Italia, il 40% di questi accetterebbe un’alleanza con Futuro Nazionale mentre il 31% non ci sta e il 30% non sa rispondere. Si spaccano quasi in due gli elettori di Noi Moderati: il 51% è per il no e il 49% per il sì.
Sul fronte opposto gli elettori del centrosinistra, che per la maggior parte spingono contro l’alleanza. Più della metà (51%) di chi vota il Partito democratico non vorrebbe vedere Vannacci accanto a Meloni, Salvini e Tajani, il 19% invece dice sì all’alleanza a destra e il 31% non sa. Cifre simili anche tra l’elettorato di Alleanza Verdi Sinistra: il 44% dice no, il 18% è per il sì e il 38% non sa rispondere. Diversa l’opinione di chi vota il Movimento 5 Stelle, tra questi prevale l’incertezza (40%), rispetto al no (39%) o al sì (21%).
La maggioranza degli elettori del centrodestra pensa che l’alleanza con Vannacci si farà
Come gli elettori di Roberto Vannacci hanno risposto alla domanda “secondo lei Futuro Nazionale farà parte del centrodestra alle prossime elezioni politiche?”
Quando si chiede di essere più realisti, cioè alla domanda “secondo lei Futuro Nazionale farà parte del centrodestra alle prossime elezioni politiche”, qualcosa cambia. Il 50% degli elettori di Vannacci credono che l’alleanza ci sarà, mentre l’altra metà si divide tra chi non è fiducioso e chi non sa esprimersi. Percentuali simili vengono dai votanti della Lega: il 51% crede nell’accordo, il 31% non lo sa e solo il 18% non ci conta. Sono decisamente convinti anche gli elettori di Noi Moderati, che, seppur in maggioranza contrari, credono comunque che il partito di Vannacci si unirà al centrodestra (70%).
È molto più incerto, invece, l’elettorato meloniano, per il 40% di loro la coalizione si allargherà ai vannacciani, ma quasi la stessa percentuale (37%) non ne è convinta e il 23% dice proprio di no. La poca chiarezza regna anche negli elettori di Forza Italia: la metà non sa se l’alleanza sarà realtà, il 26% pensa di sì e il 23% di no.
La maggioranza degli elettori delle opposizioni pensa che Vannacci dirà sì al centrodestra: il 57% tra chi vota Azione, il 53% da +Europa, il 45% da Alleanza Verdi Sinistra, il 40% da Italia Viva e il 38% dal Pd. L’unica eccezione è rappresentata dai 5 Stelle, tra cui emerge la stessa percentuale di chi ritiene che l’alleanza ci sarà (36%) e di chi non sa dare un parere (36%).
“Gli elettori di Vannacci ambiscono al comando
Gian Piero Travini propone un’analisi politica di questi numeri: “A livello qualitativo mi verrebbe da dire che un movimento come Futuro Nazionale, che si costruisce attorno a un generale, ambisce ad andare al comando, e fai fatica a comandare come opposizione”.
Secondo l’esperto, inoltre, per capire le posizioni dei votanti di centrodestra su una possibile alleanza è necessario considerare che “l’elettorato di centrodestra riconosce positivamente la prospettiva di un compromesso, uno di centrosinistra, invece, rabbrividisce”.
Un caso specifico è rappresentato, invece, dagli elettori di Forza Italia. Secondo Travini, questo segmento “crede per ora e nell’incompatibilità del progetto di Vannacci con quello del centrodestra, e crede che Vannacci farà l’antisistema fino in fondo; sono moderati, non possono che pensare altrimenti”. In questo gruppo i ‘non saprei’ “sono persone che in questo momento non hanno una preso una decisione – continua l’analista – ma molte di loro prenderanno una decisione conservativa e continueranno a votare Forza Italia”.

(da Fanpage)

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IL CLIMATOLOGO RICCARDO VALENTINI, NOBEL PER LA PACE NEL 2007 CON IL TEAM DELL’IPCC, L’ORGANISMO DELL’ONU CHE STUDIA I CAMBIAMENTI CLIMATICI: “AVREMO ESTATI CON ONDATE SEMPRE PIÙ TORRIDE, MA ANCHE PICCHI DI FREDDO SEMPRE PIÙ INTENSI CON GRAVI PROBLEMI PER L’AGRICOLTURA”

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

LA TEMPERATURA MEDIA È GIÀ AUMENTATA, SIAMO VICINI AI 2 GRADI. INDIETRO NON SI TORNA: POSSIAMO SOLO LAVORARE PER EVITARE CHE DIVENTI ANCORA PIÙ CALDO”… LA MAZZATA AL GOVERNO: “L’AMBIENTALISMO NON È CERTO NELLE CORDE DI QUESTO ESECUTIVO. CI SONO ALCUNI ESPONENTI, SOPRATTUTTO DELLA LEGA, CHE SONO NEGAZIONISTI”

«Indietro non si torna: possiamo solo lavorare per evitare che diventi ancora più caldo». Ne è convinto l’esperto di clima Riccardo Valentini, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2007 per le sue ricerche condotte come membro
dell’International Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo dell’Onu che studia i cambiamenti climatici.
E oggi, tra i fondatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e docente all’Università della Tuscia, avverte: «Dobbiamo adattarci a una nuova umanità climatica».
In molti però sostengono che le ondate di caldo ci sono sempre state…
«Ci sarà sempre qualcuno che dirà che è normale, che il cambiamento climatico non c’entra. Ma non è vero, siamo noi i veri responsabili di questa situazione. E non è certo una novità: noi climatologi e scienziati lo diciamo da almeno trent’anni».
Ma esattamente qual è la situazione in cui ci troviamo?
«La temperatura media della Terra e degli oceani è già aumentata di 1,5 gradi e ora stiamo andando verso i 2. Spiegata così, al cittadino può sembrare tutto sommato non allarmante. Ma in realtà è un cambiamento enorme: alcuni modelli indicano che con un aumento di 3,5 gradi scompare la Groenlandia».
E i picchi di caldo che stiamo vivendo?
«Il problema non è solo la temperatura che aumenta, ma la grande variabilità climatica che ne consegue: questo significa che avremo estati con ondate sempre più torride, ma anche picchi di freddo sempre più intensi con gravi problemi per l’agricoltura».
Quello che preoccupa è anche la durata di questa ondata di caldo…
«È l’effetto congiunto di diversi fattori: da un lato c’è un blocco di circolazione proprio sul bacino del Mediterraneo, dall’altro l’atmosfera che intrappola calore per via dell’effetto serra. C’è poi anche “el Niño” che comincia a farsi sentire».
Ci dobbiamo quindi aspettare altre ondate come questa?
«Avremo altri fenomeni di grande caldo legati al “Niño”. Meno lunghi, forse, ma ci saranno».
Che clima troveranno i nostri figli e nipoti tra vent’anni?
«Dipende da ciò che faremo: se ridurremo le emissioni di gas, allora riusciremo a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi. Una cosa però è certa: indietro non si torna, possiamo solo lavorare per evitare che diventi ancora più caldo di quanto non sia già».
Quindi ci dobbiamo rassegnare a questi caldi?
«Più che altro dobbiamo adattarci a una nuova umanità climatica.
Significa lavorare affinché tutto sia predisposto per le prossime ondate di caldo: servono protocolli ben definiti per mettere in sicurezza il Paese tra Protezione civile, sistemi di irrigazione e supporto agli anziani. Ma anche le infrastrutture: i treni non possono fermarsi per il surriscaldamento delle linee. Tutto deve essere progettato per resistere a temperature molto più alte».
Ce la faremo a contenere il riscaldamento globale?
«Su questo sono ottimista: il settore delle energie rinnovabili è andato avanti, nonostante le tante battaglie contro. E non solo in Occidente o in Cina, ma anche in diversi villaggi dell’Africa e in Paesi come il Pakistan, che utilizza prevalentemente energia solare. Il mondo in via di sviluppo si sta elettrificando».
Ci sono risvolti economici nell’investire nelle rinnovabili?
«Altroché. Chi produce nuove tecnologie ha un vantaggio competitivo importante. Per esempio, il progetto per l’elettrificazione dell’Africa risponde ai criteri di sostenibilità e offre anche importanti opportunità di investimento.
L’Europa, però, ha già perso questa battaglia».
E in Italia come siamo messi?
«L’ambientalismo non è certo nelle corde di questo governo. Ci sono alcuni esponenti, soprattutto della Lega, che sono negazionisti. Credo però che ci stia salvando l’Europa: nonostante tutto, il Green Deal va avanti».
Perché i climatologi oggi non vengono ascoltati?
«È molto semplice: gli interessi economici legati al petrolio sono enormi. D’altronde le guerre si combattono ancora per quello. Una transizione che mette in discussione il petrolio come fonte di energia primaria non è ben accetta. La guerra contro gli scienziati nasce da poteri puramente di interesse economico».
Diciannove anni fa ha vinto il Premio Nobel insieme agli altri ricercatori dell’Ipcc. A cosa è servito?
«A promuovere una maggiore consapevolezza del problema. Fino a quel momento c’era una totale chiusura: oggi, invece, vedo i giovani molto interessati al cambiamento climatico. Ed è una cosa bellissima: sono loro che governeranno tra qualche anno».

(da La Stampa)

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UN AMERICANO A VENEZIA

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

L’AMBASCIATORE USA FERTITTA E’ UN PERSONAGGIO IMBARAZZANTE

«Venezia è una delle città più belle al mondo» è una frase che anche un libro di testo per le scuole primarie esiterebbe a usare. È come dire «Picasso era un pittore molto bravo», «New York è famosa per i suoi grattacieli», «Beethoven ha scritto delle sinfonie molto conosciute».
Eppure c’è chi lo ha detto, che Venezia è una città molto bella, ed è l’ambasciatore americano Fertitta, ricevendo «gli amici italiani» in una sede insolita: il suo panfilo lungo 117 metri, attraccato a Napoli, arredato come il caravan di Moira Orfei con un elemento peggiorativo: i soffitti a specchio.
Per le sue prerogative politico-culturali (è ricco sfondato), Fertitta è ammesso a far parte dell’entourage di Trump ed è stato nominato ambasciatore a Roma: probabile che abbia vinto un regolare concorso rispondendo “sì” a due domande: «Venezia è una delle città più belle al mondo?»; «è più bella anche di Chattanooga?».
È tutta gente che ha come unica lettura le carte di credito, e dunque non si può pretendere che parlino di ermeneutica o di letteratura. Ma insomma, un minimo sindacale, quando si parla in pubblico, sarebbe richiesto. Invece no.
La frase su Venezia (prossima tappa della crociera di Fertitta) è forse la più vivace e inattesa di quelle riportate dai giornali. Che vanno da «America e Italia sono alleati da molto tempo» — chi lo avrebbe mai detto? — a un festoso elogio riparatore di Giorgia Meloni e dell’intelligenza degli italiani che l’hanno eletta, così da sentirsi in regola con i propri doveri diplomatici.
A bordo del piroscafo di Fertitta c’erano diversi rappresentanti delle nostre istituzioni. Chi dice che la politica non è un lavoro faticoso, si metta nei loro panni. Sono saliti a bordo già sapendo quello che li aspettava: niente. Speriamo che almeno il buffet fosse decente, e che tra i soffitti a specchio non risuonasse, in onore degli amici italiani, O sole mio.
(da Repubblica)

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VI RICORDATE DI “LADY PICKPOCKET”, LA SIGNORA DI VENEZIA DIVENTATA FAMOSA PER LE SUE DENUNCE DEI BORSEGGIATORI? È STATA DENUNCIATA PER DIFFAMAZIONE DA DUE UOMINI CHE AVEVA SEGNALATO COME LADRI

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

MONICA POLI, QUESTO IL NOME DELLA DONNA, GRAZIE ALLE SUE CROCIATE È DIVENTATA CONSIGLIERE COMUNALE IN QUOTA LEGA (POI HA ADERITO AL GRUPPO MISTO)

Monica Poli, nota come Lady Pickpocket, è stata denunciata a Venezia per diffamazione per aver ripreso in video e pubblicato sui social due uomini che non avrebbero nulla a che fare con i borseggiatori. Lo riportano il Gazzettino e la Nuova Venezia.
Nel filmato in questione, infatti, la consigliera comunale famosa per inseguire i ‘pickpocket’ in giro per Venezia, segnalandone la presenza ai turisti e alle forze dell’ordine, inquadra i due uomini a una fermata del tram a Mestre, urlando “ladri”. Un video che, sui suoi profili social è arrovato fino a 30mila interazioni, raggiungendo anche i diretti interessati.
I protagonisti del video, tuttavia, sarebbero un meccanico di Vicenza (incensurato) e un uomo che in passato ha avuto qualche guaio con la giustizia, seppur non per furto, e per questo si sono rivolti all’avvocato Marco Zanchi. Priorità del legale è ottenere la rimozione immediata del video dai social. Poli, interpellata dal
Gazzettino, al momento non ha voluto commentare. “Sto esaminando il filmato con il mio avvocato – ha detto -, decideremo il da farsi e poi parlerò”.
Lady Pickpocket, conosciuta in tutta Italia per la lotta ai borseggiatori, un mese fa è stata eletta consigliera comunale nella lista della Lega con 900 voti, decidendo poi di aderire al gruppo misto.

(da agenzie)

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SI E’ DIMESSO DONNARUMMA” AD DI FERROVIE DELLO STATO, LE OPPOSIZIONI : “IL PRIMO A DIMETTERSI DOVREBBE ESSERE SALVINI PER MANIFESTA INCAPACITA’”

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

TRA DISSERVIZI E CAOS, FERROVIE ALLO SBANDO

Ormai la notizia è di dominio pubblico: l’ad di Fs, Stefano Donnarumma è fuori. La guida operativa di Fs sarà affidata all’attuale amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio
Nei prossimi giorni Donnarumma, che era stato scelto proprio da Salvini, chiuderà i dossier più importanti prima di consegnare le dimissioni. La notizia è stata divulgata da fonti del Ministero dei Trasporti a seguito di un incontro tra il ministro Salvini e lo stesso Donnarumma. Dopo il faccia a faccia l’ad di Fs ha convocato le prime linee del management del gruppo per annunciare le dimissioni, che dovrebbe avvenire formalmente a luglio, in occasione dell’ultimo cda. Per le opposizioni si tratta dell’ennesimo fallimento collezionato dal vicepremier e ministro dei Trasporti.
I rapporti tra i Salvini e Donnarumma erano ormai ridotti ai minimi termini, anche per l’accumularsi dei disservizi e blocchi sulla rete ferroviaria, ma non solo.
Leggi anche
Come scrive Carlo Di Foggia del Fatto Quotidiano, alla base della conclusione del rapporto di Donnarumma ci sarebbe anche il caos in azienda, con le dimissioni di manager e pezzi del consiglio di amministrazione. Proprio ieri erano arrivate le dimissioni del Chief financial officer Fabio Paris, nominato un anno e mezzo fa, e che a Fs avrebbe preferito Open Fiber, secondo quanto scrive Milano Finanza.
E prima ancora le dimissioni della consigliera in quota Mef Tiziana De Luca, passata in Enel, seguite da quelle di Caterina Belletti, approdata alla presidenza di Fs International, avevano già ridotto i membri da sette a cinque. Un quadro instabile che da tempo preoccupava il ministro Salvini, visti i tanti cantieri aperti in piena stagione estiva. Inoltre erano già emerse divergenze sulla gestione con il Mef, che è azionista di controllo del gruppo, e che non avrebbe apprezzato le operazioni societarie della gestione Donnarumma, come le acquisizioni delle società Firema e del ramo d’azienda dedicato alle infrastrutture ferroviarie di Pizzarotti.
Ora, dopo le dimissioni dei due componenti del consiglio di amministrazione e di un manager di alto profilo come Paris, anche il passo indietro di Donnarumma. Appena due giorni fa Donnarumma e i vertici delle società operative del gruppo Fs avevano avuto un incontro con il ministro dei Trasporti sul tema degli interventi infrastrutturali, dei target del Pnrr, della qualità del servizio e delle soluzioni ai disagi degli ultimi mesi.
Opposizioni contro Salvini, M5s: “Pistola fumante dei suoi fallimenti”
Per il M5s le dimissioni di Donnarumma non sono altro che la “pistola fumante dei fallimenti di Salvini come ministro dei Trasporti: “In questo quadriennio di governo Meloni, il trasporto ferroviario italiano è stato letteralmente devastato e ridotto ai minimi termini tra ritardi biblici, decine di interruzioni di linea ogni giorno, caos nelle stazioni, disagi, disservizi e via dicendo. Ora Salvini spinge alla porta Donnarumma per promuovere Strisciuglio, oggi ad di Trenitalia, altra realtà che in questi anni non ha proprio “brillato” per efficienza. L’unico che avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni in verità è proprio Matteo Salvini, che in questi anni non ne ha azzeccata una, tesi piuttosto consolidata ormai anche tra i parlamentari di Centrodestra”, si legge in una nota dei parlamentari M5s di Senato e Camera delle commissioni Trasporti e Infrastrutture.
“Fallimento nei trasporti di Meloni e Salvini ultimo atto. In attesa di sapere quando arriveranno e quanto costeranno agli italiani le dimissioni dell’amministratore delegato del gruppo FS Donnarumma, pendolari, lavoratori e cittadini continuano a pagare ogni giorno il conto dei ritardi e delle scelte politiche sbagliate del Governo. Le dimissioni che servirebbero davvero sono quelle del peggior Ministro dei trasporti della storia della Repubblica”, dichiarano in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia e finanze, imprese e infrastrutture del Pd e Andrea Casu, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Trasporti della Camera.
“Matteo Salvini chiede e ottiene le dimissioni dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma – attacca Angelo Bonelli di Avs – ma non se ne va lui, il terminator dei trasporti italiani. Sotto la sua gestione, l’Italia è diventata il Paese dei treni in ritardo, dei guasti continui, dei pendolari abbandonati e dell’alta velocità trasformata in un’odissea quotidiana. Salvini scarica le responsabilità sugli altri, cambia i vertici, cerca capri espiatori, ma il fallimento ha un nome e un cognome: Matteo Salvini”.
“Da ministro ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza. Invece di occuparsi della rete ferroviaria, che accumula disservizi e ritardi record, continua a insistere sul progetto del Ponte sullo Stretto, senza valutare soluzioni più efficaci e prioritarie per il sistema dei trasporti: un’opera sbagliata e opaca, finita nel mezzo di inchieste, polemiche e rilievi della magistratura contabile. Salvini pensa alle poltrone e alla propaganda, non ai trasporti degli italiani. Se davvero ritiene che per i disservizi
qualcuno debba pagare, cominci da sé stesso: lasci il ministero e smetta di far pagare a cittadini, pendolari e lavoratori il prezzo della sua incapacità”.

(da agenzie)

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PERCHE’ MAURO MORETTI VA IN CARCERE PER LA STRAGE DI VIAREGGIO: IL REATO COLPOSO E LA RINUNCIA ALLA PRESCRIZIONE

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

L’EX AD DI FS E L’OMICIDIO COLPOSO: COSI’ I MANAGER SARANNO TERRORIZZATI… LA CONDANNA DESTA GIURIDICAMENTE MOLTE PERPLESSITA’

Mauro Moretti, 73 anni a ottobre, andrà in carcere. Dopo la condanna per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009 in cui morirono 32 persone e 100 rimasero feriti, l’ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato dal 2006 al 2014 è atteso dalla prigione. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto», dice oggi al Corriere della Sera. «Quattro anni di condanna sono il termine oltre il quale si va in carcere e, guarda caso, i quattro anni sono stati inflitti anche a me», aggiunge.
Un reato colposo
Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, si è costituito nel carcere romano di Rebibbia a Roma, nel 2024, per scontare la sua condanna definitiva a quattro anni e due mesi. Secondo Moretti per un reato colposo in genere viene data la riduzione di un terzo della pena. Ma non a lui. Anche se ha rinunciato alle prescrizioni. Un gesto che avrebbe dovuto essere considerato: «Invece no. La Procura ha chiesto di lasciare tutto così».
Moretti dice anche che per essere assolto dalla responsabilità oggettiva avrebbe dovuto derogare alle leggi in base a un diritto «positivo», a propria volta basato sul principio del «neminem laedere» (non danneggiare nessuno, ndr).
Il carcere
Avrebbe cioè dovuto accorgersi in base alla propria esperienza che le norme in vigore non garantivano la sicurezza. «Quando l’ho spiegato ad altri amministratori delegati si sono messi le mani nei capelli, perché questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager». Ora gli tocca la galera: «Vado anche se ho 72 anni. E senza accampare scuse di salute, perché ho la schiena dritta e la testa alta, come si sa. Vado, e spero che non sia per troppo tempo».

(da agenzie)

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PONTE SULLO STRETTO, L’INTERCETTAZIONE: “SALVINI DISSE CHE AVREBBE FATTO LA GUERRA AI MAGISTRATI”

Giugno 26th, 2026 Riccardo Fucile

A RIPORTARE LA FRASE E’ SACCOMANNO, RIFERIMENTO DELLA LEGA IN CALABRIA… LA FRASE DELL’AD CIUCCI: “ABBIAMO VINTO AL TOTOCALCIO”

Matteo ha detto: «Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia». Giacomo Francesco Saccomanno, storico riferimento della Lega in Calabria, racconta così la reazione del suo segretario, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, dopo la bocciatura della delibera Cipess sul Ponte sullo Stretto da parte della Corte dei Conti. La frase compare nell’informativa dei carabinieri del Ros depositata ieri dalla procura di Roma nell’inchiesta sui presunti tentativi di influenzare il controllo di legittimità sulla delibera relativa all’opera da 13,5 miliardi di euro. Al centro ci sono Saccomanno, l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio e l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele. I primi due, secondo l’accusa, avrebbero promesso incarichi e altri vantaggi a Miele per favorire il via libera al provvedimento. Le cose sono andate diversamente: la delibera è stata bocciata e i tre sono oggi indagati, a vario titolo, per corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.
Per capire, bisogna tornare al 2 ottobre. Mancano ventisette giorni al verdetto della Corte dei Conti. La tensione è alta, ma Saccomanno appare fiducioso. Alle 12.13 parla al telefono con Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina (non indagato). «Ho una buona notizia da darti», gli dice. «Abbiamo vinto al totocalcio», scherza Ciucci. «Ancora no, ma potremmo vincere», replica Saccomanno, insistendo per un incontro riservato.
Per gli investigatori quella «buona notizia» potrebbe riguardare informazioni che avrebbero dovuto restare segrete e che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero potuto provenire da Miele o da altri componenti della Corte. Un sospetto che si rafforza in un’altra conversazione. Il 10 ottobre Virgiglio si mostra sicuro: «Ho altri due membri… molto importanti, molto importanti», facendo evidentemente riferimento a giudici contabili. Ma il piano non produce i risultati sperati. Il 29 ottobre la Corte dei Conti respinge la delibera, proprio ventiquattro ore prima dell’evento «Un ponte per crescere», organizzato a Roma.
Doveva essere una giornata di celebrazione, con la possibile presenza di Salvini, ma la decisione della Corte cambia tutto. La delusione emerge chiaramente nelle telefonate intercettate. «È stato un provvedimento eversivo, la Corte dei Conti non può entrare nel merito del progetto», dice Saccomanno parlando con un giornalista. Il cronista gli fa notare un dettaglio che gli investigatori evidenziano in maiuscolo nelle informative: «Eh, la cosa strana: non avete avuto il presidente che assisteva sempre al…». «Lì hanno deciso undici presidenti, quindi lo avranno messo in minoranza», risponde Saccomanno. Per gli investigatori il riferimento sarebbe proprio a Miele. La conversazione prosegue. Il leghista dice che all’incontro si sarebbero «accreditati» anche altri due magistrati contabili. Il giornalista chiede se all’evento parteciperà Salvini.
«Non me l’ha comunicato ancora… d’altro canto, con la rabbia che ha addosso, figurati se…però penso che alla fine verrà perché è importante». Poi aggiunge: «Mi ha scritto comunque. Ha detto: “Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia…”. Ti
ho già detto tutto». «La Corte dei Conti – dice Saccomanno – vuol far pagare a questo governo la riforma che si sta facendo sulla Corte dei Conti, che limiterà moltissimo i poteri della Corte. E questa è la risposta».

(da La Repubblica)

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