Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
RISPONDE L’ALTRO EGOCENTRICO CONTE: “L’IPOTESI CHE IL PARTITO PIÙ FORTE PRENDA TUTTO NON È SOSTENIBILE, EQUIVALE A DEGRADARE GLI ALLEATI A CESPUGLI… SE INVECE PREMIER DIVENTASSE IL LEDER DEL PARTITO PIU’ DEBOLE NON SAREBBE PRENDERE PER IL CULO GLI ELETTORI?… AVANTI COSI’ E A VOTARE CI ANDRETE SOLO VOI DUE
Sì, è vero. Tutto vero. Il centrosinistra non ha ancora né un programma né un
candidato leader. Però Elly Schlein una sua road map in testa l’ha già. E non solo per il programma. Anche per le primarie. Il fatto è che, come spesso le accade, ha confidato la sua strategia a pochi. Anzi pochissimi.
Del resto, come darle torto dal momento che più di mezzo Pd sembra remare contro i gazebo. Pure tra chi l’ha sostenuta al Congresso. È il caso di Roberto Speranza. O di Andrea Orlando, secondo il quale «il dibattito va portato in una sede di confronto interno al partito senza dare per scontato che si arrivi davvero a una nuova legge elettorale».
Due leader del Correntone di Montepulciano (che, sia detto per inciso e anche per far capire di che si sta parlando, sta con Schlein) su tre preferirebbero evitare questa conta. Il terzo, Dario Franceschini, smentisce di lavorare contro le primarie, benché molti dem sostengano che si stia muovendo proprio con questo obiettivo. Nega qualsiasi retro pensiero anche Goffredo Bettini, il quale ricorda che il suo giornale, cioè Rinascita , «non si schiera». Poi c’è il governatore della Toscana Eugenio Giani che confessa di «essere freddo» sulla consultazione. Il che lo accomuna al presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale e al di lui predecessore Stefano Bonaccini. Insomma, non è un caso se Filippo Sensi dica di «essere rimasto l’unico nel Pd o giù di lì a sostenere le primarie».
Ma chi più di ogni altro vuole i gazebo è Schlein. Solo che preferirebbe non parlarne ora.
«Adesso dobbiamo martellare il governo sull’economia», è l’incitamento che dà ai suoi, mentre prepara la contromanovra dell’opposizione insieme agli alleati, per dimostrare che la coalizione «c’è ed è pronta a governare».
Secondo lei le primarie sono «inevitabili». E non vanno tenute troppo presto onde evitare che le più che probabili successive polemiche abbiano una ricaduta negativa sull’esito del voto. Meglio che siano quasi a ridosso delle elezioni perché poi c’è la campagna elettorale che silenzia tutte (o quasi) le diatribe. Le primarie convengono a Schlein perché così lega il Pd alla sua candidatura. E perché, pur andando al voto da segretaria prorogata, dato che il congresso non si farà e il suo mandato scade prima delle politiche, come candidata premier avrà comunque la forza per imporre la sua linea anche sulle liste elettorali. Certo, se la riforma elettorale non andasse in porto le primarie non sarebbero più così scontate.
Ma la segretaria spiega ai suoi: «A quel punto varrà la regola che vige in tutti i Paesi democratici, la guida va al partito della coalizione che prende più voti, i nostri elettori non sopporterebbero giochini di palazzo».
E Conte? Oggi Rinascita pubblica un suo articolo sul multiculturalismo e ieri, a In Onda , su la 7, il leader del M5S, dopo aver chiarito che Sigfrido Ranucci non sarà un candidato M5S, come pure si è ipotizzato, ha fatto capire che le primarie non sono state la sua prima scelta: «Ci siamo rassegnati». Meglio quelle comunque che nominare Schlein: «L’ipotesi che il partito più forte prenda tutto non è sostenibile, equivale a degradare gli alleati a cespugli e l’elettorato si sentirebbe di recitare una parte da non coprotagonista». Come a dire chi vota M5S in quel caso non voterebbe la coalizione alle politiche. Un avvertimento a Schlein. E nemmeno tanto mascherato.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
IN RISPOSTA ALL’ATTACCO, BERLINO CHIUDE IL CONSOLATO DI MOSCA A BONN E LA “CASA RUSSA DELLA SCIENZA E DELLA CULTURA” – RUTTE: “I TENTATIVI DI MOSCA DI INTIMIDIRCI FALLIRANNO”
“La Russia ha la responsabilità dell’attacco ibrido a Lipsia del 4 agosto”. Lo ha detto il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt, in conferenza stampa a Berlino con il ministro degli esteri Johann Wadephul. Il ministro ha citato le prove valutate dai servizi e degli enti deputati alla sicurezza in Germania.
“Questa mattina ho parlato con il cancelliere Merz per discutere dell’attacco ibrido all’aeroporto di Lipsia. Gli ho assicurato che l’Ue è pienamente solidale con la Germania di fronte a questo attacco da parte della Russia.
Manterremo l’Ue unita nonostante questi atti gravi e sempre più intensi. Il governo tedesco ha adottato misure decise. E il messaggio è chiaro: gli attacchi ibridi non rimarranno senza una risposta chiara.” Lo scrive su X Ursula von der Leyen spiegando che il dossier domani sarà sul tavolo dell’incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte.
“Il consolato tedesco in Russia viene chiuso dal 18 settembre. Il contratto della Casa russa viene risolto. Inaspriremo i controlli sulle persone”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Johann Wadephul a Berlino, elencando le misure contro la Russia dopo gli attacchi ibridi a Lipsia.
“Ho appena parlato con il Cancelliere Merz. La Nato è pienamente solidale con la Germania dopo l’attacco ibrido russo a Lipsia del 14 agosto. Le prove sono inequivocabili. E accolgo con favore le misure annunciate dalla Germania in risposta”.
Lo scrive sui social il Segretario generale della Nato Mark Rutte, ribadendo che “la Nato continuerà a rafforzare la sua capacità di dissuadere e difendere tutti gli Alleati da qualsiasi minaccia, comprese azioni maligne come quelle viste a Lipsia e altrove nell’Alleanza. I tentativi russi di intimidirci, di minare la nostra unità e volontà di sostenere l’Ucraina sono vani e falliranno”.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
EMILIO GIULIANA, REFERENTE IN TRENTINO DI FUTURO NAZIONALE, PARTECIPERA’ AL RADUNO – BONELLI (AVS): “PIANTEDOSI HA IL DOVERE DI APPLICARE LA LEGGE MANCINO E IMPEDIRE CHE L’ITALIA DIVENTI UNA ZONA FRANCA PER LE ORGANIZZAZIONI E LA PROPAGANDA NEONAZISTA”
Dopo l’organizzazione dello “Squadrismo fest”, ora l’evento con i neonazisti a Dro
(Trento), in compagnia di una organizzazione classificata come terrorista dal governo inglese. Futuro nazionale ormai non fa più nulla per dissociarsi dall’estremismo nero e anzi, lo rivendica.
Dal 3 al 6 settembre infatti va in scena “Ritorno a Camelot 2026”, l’appuntamento organizzato dal Veneto Fronte Skinheads che dovrebbe richiamare militanti dell’estrema destra da diversi Paesi europei. E che vedrà schierati almeno 120-140 uomini delle forze dell’ordine, come è emerso nel corso del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza riunito a Trento durante il quale sono state decise una serie di misure per la sicurezza e prescrizioni.
La novità è che all’iniziativa parteciperà infatti anche il referente trentino di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale in pensione Roberto Vannacci. Ad annunciarlo, in un’intervista all’Adige, è stato lo stesso responsabile provinciale di Fn, Emilio Giuliana.
Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, commenta: «Giuliana ha aggiunto che il fatto che Blood & Honour sia classificata come organizzazione terroristica dal governo britannico per lui non sarebbe un problema.
È una dichiarazione gravissima, che certifica come un partito che siede o ambisce a sedere in Parlamento europeo consideri irrilevante il fatto di muoversi nell’orbita di una rete neonazista sanzionata per terrorismo da un governo estero».
Il raduno di Dro prevede quattro giorni di concerti della scena Rac, Rock Against Communism. Nella locandina compaiono una decina di band, tra cui Acciaio Vincente, Nativi, Topi Neri, Daspo, Sokyra Peruna e Gesta Bellica, oltre all’annuncio di altri «European special guests».
Secondo Bonelli, nel materiale legato all’appuntamento ci sarebbero riferimenti alla Gioventù hitleriana e testi che inneggiano apertamente alla violenza politica: «Combatti, combatti fino alla morte», «Reagisci, reagisci a suon di botte», «Colpisci, colpisci il rosso infame», «Distruggi, distruggi chi ci vuole male!».
Bonelli aveva già annunciato nei giorni scorsi un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiedendogli di impedirne lo svolgimento.“Ritorno a Camelot”, del resto, ha una storia che viene da lontano. Già negli anni Novanta la galassia skinhead italiana e i suoi rapporti internazionali erano finiti sotto l’attenzione degli investigatori.
Una manifestazione venne vietata nel 1992, mentre nel 2016 il raduno tornò a provocare polemiche a Revine Lago, nel Trevigiano, anche per la presenza annunciata di gruppi riconducibili alla scena di Blood & Honour.
Da qui la nuova richiesta al Viminale, questa volta con un riferimento esplicito alla legge Mancino: “Torno a chiedere al ministro Piantedosi di non fare finta di nulla e di applicarla fino in fondo. Il ministro dell’Interno ha il dovere di applicare la legge e di impedire che l’Italia diventi una zona franca per le organizzazioni e la propaganda neonazista”, aggiunge Bonelli.
(da Repubblica)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
REYKJAVIK ADERISCE ALLO SPAZIO ECONOMICO EUROPEO: HA ACCESSO AL MERCATO UNICO E ALLO SPAZIO SCHENGEN, QUINDI GODE DEI VANTAGGI DELL’UE SENZA PAGARNE I COSTI. SI AGGIUNGA CHE IL CREMLINO HA SICURAMENTE SCATENATO I SUOI TROLL PER INFLUENZARE LA SCELTA, COME FA SEMPRE
Più della geopolitica poté il merluzzo. L’Islanda ha bocciato di misura, con il 52,8% no contro il 47,2% di sì, la ripresa dei negoziati di adesione all’Unione Europea, nelle urne di un referendum che, sabato, ha visto l’82,5% di affluenza. In termini assoluti, si è trattato di un distacco di circa 12.600 voti sui 270 mila aventi diritto.
La piccola isola dell’Artico aveva interrotto nel 2013 le trattative per l’ingresso nell’Ue (sarebbe diventato lo Stato meno popoloso), avviate pochi anni prima sulla scia della crisi finanziaria che portò al crac del sistema bancario nazionale
Il governo di centrosinistra filo-Ue aveva promesso di indire un referendum sulla ripresa dell’integrazione Ue entro il 2027, salvo decidere di anticipare l’appuntamento proprio per via delle tensioni attorno all’Artico – area dove anche Cina e Russia mostrano una presenza sempre più assertiva –, e mentre la stessa Ue prova (a fatica) a ritagliarsi un proprio ruolo autonomo dagli Usa sulla scena globale e in materia di difesa collettiva.
Tuttavia, in campagna elettorale più che la sicurezza ha prevalso il tema della sovranità sui diritti di pesca, lo stesso che aveva portato alla battuta d’arresto di 13 anni fa, quando al potere era un governo conservatore. Il settore ittico, da solo, rappresenta oltre l’8% del Pil e quasi la metà dei volumi di export.
Mentre la capitale Reykjavík e i pochi altri distretti urbani si sono espressi a maggioranza per il sì, sono state le aree rurali a far prevalere il no, nel timore dichiarato di consegnare “chiavi in mano” le ricche acque islandesi ai pescherecci del resto dell’Ue. Non è la prima volta che il tema polarizza il confronto: negli Anni Settanta, l’Islanda “combatté” le cosiddette Cod Wars (“Guerre del merluzzo”) con il Regno Unito, riuscendo a difendere con successo le proprie risorse ittiche. Reykjavík, in realtà, è già piuttosto integrata nelle strutture Ue, pur non avendo diritto di voto nel Consiglio o una rappresentanza parlamentare.
Al pari della Norvegia, l’Islanda è membro sia dello Spazio Schengen di libera circolazione interne delle persone sia dello Spazio economico europeo, che estende il mercato interno dell’Ue ad alcuni Paesi non membri, chiamati a recepire il grosso della legislazione tecnica che arriva da Bruxelles. Secondo vari analisti, proprio questi stretti legami avrebbero spinto gli elettori a difendere lo “status quo”.
Fonti di intelligence riassumono: «In Islanda registriamo un rilevante volume di comunicazioni referendarie ingannevoli, con fonti euroscettiche straniere ad amplificare la narrativa del No. Stiamo quantificando le attività di origine russa».
Un altro campione Osint mostra come il No sia stato promosso il 29 agosto dal profilo filorusso Ussrlife – attivo dal 2018, 40 mila follower su X, con 25 mila messaggi da Chimki, presso Mosca: «Non ci serve Bruxelles per decidere come vivere e fare affari», così scatenando la fobia dei pescatori. Alle 9.16 del 30, Global Dissident, 42.438 follower, fa del No un manifesto: sovranità patriottica islandese contro von der Leyen. Alle 10.38 SlavicNetworks, 33.246 follower, attacca il Parlamento Ue che «non può nemmeno scrivere leggi».
A mezzogiorno tocca a ZeroHedge, 3,4 milioni di follower, “Iceland rejects EU entry talks”, 37 secondi più tardi Blockchain Daily, 55.636 follower, rilancia, cambiando “entry” in “accession”. È la tecnica dell’engagement farming, account minori in scia agli influencer, i profili si danno autorità a vicenda, gli utenti abboccano, i burattinai restano in ombra.
I reporter di Follow the Money scoprono che 25 brand controllano il 75% delle licenze di pesca in Islanda, investendo nel 2024 1,5 miliardi di euro in patria e 344 milioni all’estero. Il pesce esportato verso l’Unione vale 1,4 miliardi. Árvakur, editore mainstream di Morgunblaðið e mbl.is, che sul web raggiunge l’89% degli islandesi fra 12 e 80 anni, è in mano al cartello del pesce e, pur con bilanci in rosso, incassa nel 2026 una ricapitalizzazione di 600 milioni di corone, quattro milioni di euro.
(da Avvenire)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
“E’ UNO DEI MIEI MIGLIORI AMICI. HA RESO EVIDENTE CHE PRIMA DELLA POLITICA C’È IL CORAGGIO E L’AMORE VERSO LA PROPRIA FAMIGLIA” – “CI CONOSCIAMO DA SEMPRE. DAI PRIMI TEMPI NEL MOVIMENTO GIOVANILE DELLA DC. IO ERO ANCORA UN RAGAZZO, LUI ANCORA DI PIÙ, CON L’ESKIMO DA CUI NON SI SEPARAVA QUASI MAI. C’ERANO TANTE COSE CHE OGGI NON CI SONO PIU’” – “DARIO CI HA SPRONATO: LA SUA TESTIMONIANZA CI COSTRINGE A MISURARCI CON I PROBLEMI VERI DELLA GENTE”
Pierferdinando Casini, cosa ha detto a Dario Franceschini quando le ha rivelato di
avere il Parkinson?
«Non è mica semplice da dire. Franceschini è uno dei miei migliori amici. (Casini prova a spiegare, incespica sulle parole. È visibilmente commosso). Naturalmente mi sono preoccupato, ho cercato di fargli coraggio, di dargli forza. Ma anche di capire cosa si poteva fare».
Quali sono le parole giuste?
«Vede, sappiamo tutti che la malattia esiste, ma quando ti colpisce così da vicino l’effetto è molto diverso. E quindi è stata dura».
Ha fatto bene a venire allo scoperto, con l’intervista di ieri al Corriere della Sera?
«Ha fatto benissimo. È un’intervista tutta da meditare. Una riflessione potente. Che darà coraggio a chi si trova nella stessa situazione. Mi è venuto in mente, da credente, Sant’Ignazio di Loyola: “Bisogna operare tanto come se tutto dipendesse da noi e pregare di più perché tutto dipende da Dio”».
Cosa rivela a chi è sulla scena politica da 50 anni?
«Che la vita viene prima della politica. Che dobbiamo ricordarci sempre i limiti delle nostre azioni. Franceschini ha reso evidente che prima della politica c’è il coraggio e l’amore verso la propria famiglia. E aggiungo le relazioni umane: come rivela l’emozione sincera e la solidarietà che si sta rivolgendo verso Alessandro Di Battista. L’umanità dovrebbe essere una cifra che non si disperde mai».
Un leader dev’essere forte. Questa ammissione gli toglierà qualcosa?
«No, aggiungerà, gli darà più forza agli occhi dell’opinione pubblica. In molti mi hanno scritto dicendosi colpiti dalla sua umanità. Ma Dario, se lo conosci bene, è così».
La lotta per il potere inaridisce?
«Spesso sì, ci fa perdere di vista le gerarchie delle cose importanti. Ma non è mai stato il caso di Dario. Ho letto il suo ultimo romanzo, e penso che se non lo avesse scritto un politico importante avrebbe già vinto molti premi.
C’è in quel romanzo il senso profondo delle proprie radici, il valore di un’appartenenza territoriale che lui non ha mai dimenticato. Il senso del percorso di un popolo. Tutto ciò che è Dario nella sua ultima essenza».
Quando vi siete conosciuti?
«Ci conosciamo da sempre. Dai primi tempi nel Movimento giovanile della Dc. Del congresso di Bergamo e dei nostri incontri clandestini al casello di Ferrara Sud conservo una memoria molta profonda. Io ero ancora un ragazzo, lui ancora di più, con l’eskimo da cui non si separava quasi mai.
C’erano tante cose che oggi non ci sono più, a partire da quella incredibile nebbia nella pianura padana che sembra essersi dissolta. Ciò che è rimasto è la comune passione per la politica. Sì, dopo tanti anni Dario è sempre il ragazzo con l’eskimo».
Cosa può fare di più la politica per la sanità, per la ricerca?
«Il tema dell’Alzheimer, o del Parkinson, sta diventando veramente importante. Penso che su questi fronti non dovrebbero valere le dispute tra destra e sinistra. Vale peraltro anche per altri ambiti». […]
Un patto bipartisan?
«Possiamo dividerci sullo Stretto di Messina, sulla legge elettorale, discutere sulle primarie, ma sulle cose importanti come la salute, la sanità, la ricerca cerchiamo di fare qualcosa di concreto. Dario ci ha spronato: la sua testimonianza ci costringe a misurarci con i problemi veri della gente»
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
AGLI OCCHI DEI LEGHISTI, LE VOCI SULLA CANDIDATURA MELONIANA SPIEGHEREBBERO LA FRENATA CONTINUA DELLA DUCETTA SUL RITORNO DELL’EX TRUCE DEL PAPEETE AL MINISTERO DELL’INTERNO
Nella Lega di Matteo Salvini c’è chi si è messo le mani nei capelli quando ha saputo dello “spiffero” che gira nei palazzi del potere: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è molto avvicinato alla premier Giorgia Meloni, e alla fine proprio Fratelli d’Italia potrebbe candidarlo alle elezioni politiche del 2027.
A Palazzo Chigi la stima verso Piantedosi è cresciuta nel corso degli ultimi mesi, una volta superata la burrasca del caso Claudia Conte.
Insomma, oltre al danno la beffa: Piantedosi era stato definito un tecnico dalla lunga carriera in ambito prefettizio (e non solo), ma comunque veniva posizionato nelle caselle dei partiti “in quota Lega”, tanto da ipotizzare un passaggio di Matteo Salvini dalla poltrona del ministero dei Trasporti a quella (sempre amata e mai dimenticata) del Viminale.
Per il fu Capitano sarebbe l’ennesima sconfitta, in una legislatura che lo ha visto sempre nei panni del perdente. Agli occhi dei leghisti, tra l’altro, questa voce della candidatura meloniana spiegherebbe la frenata continua della presidente del Consiglio sull’eventuale uscita di Piantedosi dal Viminale, che è sempre rimasta sulla carta, nell’ambito degli slogan buoni per la fantapolitica.
Nel frattempo, non a caso, il ministro dell’Interno è impegnato in un tour che ha tanto il sapore di una campagna elettorale: abbronzatissimo, è andato alla kermesse “La piazza del futuro” in quel di Ceglie Messapica, parlando di ogni argomento possibile, dalla vicenda Ranucci alla Sea Watch, passando per Russia, Schengen e non solo.
(da lettera43.it)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
IL GIORNALISTA SAREBBE PRONTO A CORRERE ALLA PRIMARIE DEL CENTROSINISTRA PER IL SINDACO DI MILANO, IN VISTA DELLE ELEZIONI COMUNALI DEL 2027. L’ANNUNCIO POTREBBE ARRIVARE NELLE PROSSIME ORE (E POI ESSERE UFFICIALIZZATO IL 12 SETTEMBRE ALLA FESTA DELL’UNITÀ DI MILANO)
Mario Calabresi, ex direttore di “la Repubblica” e “La Stampa”, si starebbe avviando
alla conclusione dei suoi incarichi in Chora & Will Media (realtà leader nel mondo dei podcast che si sono unite nel 2022 e ora all’interno di Be Content), di cui è stato fra i fondatori insieme con Guido Maria Brera.
Calabresi dovrebbe lasciare tutti gli incarichi all’interno della società. Non è stato possibile raggiungere i diretti interessati per un commento, ma l’uscita attesa di Mario Calabresi era in qualche modo stata ventilata già da qualche tempo.
Il nome di Calabresi, del resto, circola negli ambienti milanesi da almeno un anno. Sostenuto da un’ampia fetta del Pd e da indipendenti di centrosinistra, si starebbe preparando per la candidatura alle (possibili) primarie di inizio 2027, che serviranno a individuare il candidato del centrosinistra per le amministrative di Milano della prossima primavera.
Lui stesso è uscito allo scoperto, pur in modo velato, il 22 luglio, alla festa del Pd di Predabissi, piccolo centro dell’hinterland milanese. «Ci sto pensando», aveva detto. Potrebbe dire qualcosa di più, se non prima, il prossimo 12 settembre, alla festa del pd milanese, quando dal palco dialogherà con Don Ciotti. Il suo sfidante principale alle primarie dovrebbe essere il democratico Pierfrancesco Majorino
La notizia era nell’aria da tempo. Adesso però c’è qualcosa in più: Mario Calabresi è pronto ad annunciare ufficialmente la sua corsa a sindaco di Milano. L’ex direttore di Repubblica è Ceo e direttore editoriale di Chora Media che produce podcast e contenuti social per la pagina Instagram Will.
Direttore, ma anche proprietario, perché il giornalista è anche terzo azionista di Be Water, l’azienda che edita Chora e Will. Nei prossimi giorni, pare, Calabresi potrebbe anticipare la sua decisione di scendere in campo ai colleghi.
Un passo necessario prima dell’annuncio ufficiale che tutti si aspettano possa avvenire il prossimo 12 settembre, penultimo giorno della festa dell’Unità a Milano, quando l’ex direttore di Rep sarà l’ospite d’onore. […]
E’ probabile che Calabresi dovrà sfidare alle primarie gli altri aspiranti primi cittadini. La vice di Beppe Sala Anna Scavuzzo e Pierfrancesco Majorino, già candidato governatore (perdente) e nella segretaria di Schlein, ma anche l’outsider Lorenzo Pacini, consigliere municipale che si ispira al sindaco di New York Mamdani tra un insulto a Enrico Letta e un proclama pro Pal.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
FRA I PROMOTORI DELL’INIZIATIVA C’È GIANLUCA PINI, EX DEPUTATO LEGHISTA, ANCORA NEL CONSIGLIO FEDERALE DELLA LEGA NORD, STRUTTURA RIMASTA IN VITA COME UNA “BAD COMPANY”, PER PAGARE I 49 MILIONI CHE DEVE RESTITUIRE ALLO STATO
Nuovo fronte aperto per Matteo Salvini: un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali infatti vorrebbe il controllo della vecchia Lega nord e per questo ha creato il Comitato per la convocazione del congresso federale, come hanno anticipato Sky Tg24 e poi Corriere della Sera.
Fra i promotori dell’iniziativa c’è Gianluca Pini, ex parlamentare fuoriuscito dal Carroccio che però è ancora nel consiglio federale della Lega Nord, struttura rimasta in vita dopo il 2017 come una sorta di bad company, per pagare i 49 milioni che deve restituire allo Stato. Lo scopo del congresso sarebbe quello di ‘scippare’ la Lega Nord al controllo dell’attuale commissario Igor Iezzi, fedelissimo di Salvini.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2026 Riccardo Fucile
UNA BAMBINA È MORTA A PALERMO DI DIFTERITE, MALATTIA CHE NON VEDEVAMO DA TRENT’ANNI. DILAGANO I CASI DI MORBILLO, PIÙ DI 600 SOLO NEI PRIMI MESI DEL 2026. TUTTO PERCHÉ UNO ZOCCOLO DURO DI GENITORI SI OSTINA A NON VACCINARE I PROPRI FIGLI. DEL RESTO CI SONO TROPPI AMICI DEI NOVAX NELLE FILE DELLA MAGGIORANZA. NON A CASO PER GUIDARE LA DIREZIONE EMERGENZE PANDEMICHE (IN PRATICA IL FAUCI DE’ NOANTRI), SI FA IL NOME DI UN DENTISTA DEL GIRO DI COLLE OPPIO. E ALLORA PERCHÉ NON HEATHER PARISI O CARLO FRECCERO? – MA SÌ, TANTO LA DIFTERITE CI FA UN BAFFO, È SOLO COLPA DEGLI IMMIGRATI, CHE SI SA PORTANO LE MALATTIE, E PURE LA SICCITÀ E LE ONDATE DI CALORE…
Nonna Giorgia festeggia venerdì a Bari il suo record di longevità, e Dio sa quanto
vorremmo essere lì, tra le luminarie del porto, a brindare con lei e Arianna e Lollo e tutti i fratelli, cugini e cognati.
Formidabile vecchietta! Dopo quattro anni a Palazzo Chigi, fa ancora pesi e manubri col personal trainer Fabrizio. E riesce perfino ad arrampicarsi sulle macerie di Amatrice e far credere a tutti di averla ricostruita.
Anche noi, cittadini di questo sciagurato paese, siamo dei campioni di longevità. La nostra aspettativa di vita non ha fatto che crescere in questi ottant’anni di governi antifascisti, nonostante gli sforzi dei bolscevichi al potere che volevano farci vivere come in Russia col cesso sul balcone.
Sì, c’è stata la battuta d’arresto del Covid, ma dopo siamo risaliti addirittura al primo posto in Europa nel 2024, a pari merito con la Svezia e, spiace dirlo, la Spagna di “Perro” Sanchez che importa clandestini e blocca i turisti italiani negli aeroporti: 84,1 anni, ben al di sopra della media Ue di 81,7. E abbiamo un bel plotone di centenari. Meglio di noi nel mondo fanno Monaco, San Marino, Hong Kong e Giappone.
L’America trumpiana, invece, arranca al 62mo posto: i sudditi di King Donald vivono quattro anni in meno degli italiani e solo tre più degli iraniani, ottantesimi in classifica.
Anche sulla mortalità infantile abbiamo fatto progressi enormi: 2,7 su mille bambini nel 2023, uno tra i valori più bassi a livello globale (nei primi anni del dopoguerra eravamo a quota 50 per mille).
Piano però a festeggiare, perché adesso rischiamo di fare marcia indietro. Una bambina è morta a Palermo di difterite, malattia che non vedevamo da trent’anni.
Dilagano i casi di morbillo, più di 600 solo nei primi mesi del ‘26, e il morbillo non è una passeggiata, può degenerare in polmonite o encefalite e mandare all’altro mondo. Tutto perché uno zoccolo duro di genitori si ostina a non vaccinare i propri figli. E la Sicilia è l’ultima della classe, con l’85% di copertura.
Per correre ai ripari, la giunta regionale di destra istituirà una task force. Task? La parola non suona benissimo, specie in quel contesto, più che ai vaccini fa pensare alle tasche dei cittadini.
Del resto ci sono troppi amici dei novax nelle file della maggioranza, a cominciare da Lucio Malan, capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia, e dal suo collega leghista Claudio Borghi, ma anche in parte dell’opposizione, vedi Cinquestelle.
Troppi kennediani, non nel senso del Kennedy ucciso a Dallas, ma di quel Robert Jr. che si ingozza di hamburger tra gli stucchi dorati di Mar a Lago e vorrebbe sbattere in galera Anthony Fauci, uno scienziato che ha salvato milioni di vite.
Non a caso, per guidare la direzione emergenze pandemiche (in pratica il Fauci de’ noantri), si fa il nome di un dentista del giro di Colle Oppio.
E allora perché non Heather Parisi o Carlo Freccero? Ma sì, tanto la difterite ci fa un baffo, è solo colpa degli immigrati, che si sa portano le malattie, e pure la siccità e le ondate di calore.
A proposito: come ha ricordato Aldo Cazzullo, migliaia di anziani sono morti quest’estate per il caldo anomalo in Europa. Ma qui da noi, guai a parlare di cambiamento climatico, sono ubbie dei sinistrati, di Ursula e dei pasdaran del Green Deal.
Questo è il “clima” che si respira nell’Italia di Giorgia, dove i media “mainstream” sono ormai, tranne poche eccezioni, “Melon stream”.
Tolto di mezzo Report (anche grazie al suicidio professionale del suo conduttore), l’egemonia culturale è bell’e fatta. Presto cambieranno anche la Costituzione. Art. 11-bis: l’Italia ripudia il cambiamento climatico.
E se non moriremo per i virus, o per il caldo, o sotto un ghiacciaio che crolla come in Nepal, ci penseranno i droni o i missili russi.
Il nostro scudo contraereo è un colabrodo, andrebbe potenziato urgentemente, ma Giorgia nicchia, glissa, fa la gnorri, teme la fronda putiniana di Vannacci e Salvini, e non vuole regalare voti al disarmista Giuseppe Conte.
Forse al posto delle batterie antimissili ci darà dei generatori, come agli ucraini. Più generatori per tutti. Perciò auguri di lunga vita a nonna Giorgia: ma possibilmente lontano da Palazzo Chigi, anche se quei geni dell’opposizione fanno di tutto per lasciarcela. Ogni giorno in più che passa là dentro rischia di toglierne qualcuno a noi.
Riccardo Chiaberge
per Dagospia
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