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GAETANO PECORELLA, AVVOCATO, GIURISTA ED EX PARLAMENTARE DI FI, SUL CASO ROGGERO: “CIÒ CHE È LEGITTIMA È LA DIFESA, NON L’OMICIDIO. NESSUNA NORMA MI AUTORIZZA A FARMI GIUSTIZIA DA SOLO”

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

“FORZA ITALIA? SOSTENENDO CHE ROGGERO HA FATTO BENE, E VA PURE PERDONATO, PORTA SOLO VOTI AI PARTITI ESTREMI”

“Non credo che consegnare allo Stato due cadaveri abbia molta utilità, né per la giustizia né per la società, a meno che non si voglia tornare alla pena di morte. Questa è l’idea che sostanzialmente sta dietro a tutto questo vociare vergognoso che si è sviluppato attorno al caso Roggero.
L’idea che tanto i delinquenti, prima o poi, vadano ammazzati. Allora lo dicano chiaramente: non parlino di legittima difesa, ma dicano che ciascuno ha il diritto di ammazzare quando ritiene di essere vittima di un torto da parte di qualcuno. Credo che però nessuno avrà mai il coraggio di dirlo”.
Lo afferma al Foglio Gaetano Pecorella, avvocato, giurista, ex parlamentare di Forza Italia, commentando la vicenda di Mario Roggero, condannato in via definitiva per l’uccisione di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo che avevano assaltato la sua gioielleria. “Attorno a questa vicenda si sentono cose vergognose e assurde – prosegue Pecorella –. Ciò che è legittima è la difesa, non l’omicidio. La difesa è legittima nel momento in cui io devo difendere i miei diritti. Se quel momento è finito o superato è chiaro che non è una legittima difesa, ma un’azione che non ha alcun rapporto di giustificazione rispetto a quanto accaduto prima. Sostanzialmente ci si sostituisce alla giustizia dello Stato con la giustizia privata, ammazzando la gente”.
C’è chi giustifica il gesto di Roggero riferendosi al suo stato psicologico e alle rapine subite in precedenza. “Questo può dar luogo all’attenuante della provocazione, che peraltro gli è stata riconosciuta, ma certamente non legittima l’omicidio”, replica Pecorella. “C’è una legge sulla legittima difesa, oltretutto introdotta dal centrodestra, che è chiarissima: io posso difendermi quando il pericolo è attuale. Quando quel momento è passato, nessuna norma mi autorizza a farmi giustizia da solo. Invece ora si sta cercando di far passare per eroe una persona che, dopo aver subito una rapina, ha preso una pistola, ha inseguito i rapinatori per strada e li ha ammazzati come cani”.
Pecorella, parlamentare per Forza Italia per quattro legislature, rivolge critiche anche nei confronti del partito azzurro, che si è unito alla richiesta di grazia per Roggero, inseguendo e aderendo alle posizioni più estreme della Lega e anche di Vannacci: “Credo che sia prima di tutto un errore politico, perché in questo modo si consolidano le posizioni ideologiche di partiti che sono profondamente diversi da Forza Italia.
Sostenendo che ciò che ha fatto Roggero è giusto, e va pure perdonato, non si portano voti a Forza Italia, ma ai partiti estremi. Siamo di fronte proprio a un errore di prospettiva politica”.
“Cosa ha fatto Roggero per esser graziato?”, si chiede Pecorella. “Ha ammazzato due persone per strada. La grazia deve essere giustificata da qualcosa e io non vedo alcun elemento su cui si possa fondare una richiesta di grazia.
Anche perché il rischio è di diffondere un esempio terribile: se io ammazzo qualcuno tanto poi mi danno la grazia. Non ci si rende conto dei danni che si fanno nel momento in cui si diffondono questi messaggi. Non si ha la prospettiva politica di quello che si dice”.
“Il futuro che penso avesse in mente Berlusconi per Forza Italia era quello di un partito di centro, liberale e impegnato nella tutela dei diritti delle persone”, insiste Pecorella. “Forza Italia aveva una sua forza autonoma, che era quella di essere un partito che apparteneva allo schieramento di destra ma con una posizione liberale che gli altri partiti non avevano. In questo modo, invece, si fa un grandissimo errore politico. Chiedendo la grazia per Roggero si fa un grande favore all’estrema destra e si perdono consensi”, conclude Pecorella.

(da il Foglio)

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MORTE FAKIR, COSA DICONO LE LINEE GUIDA SU FERMI DI POLIZIA: “NO POSIZIONE PRONA E COMPRESSIONE DEL TORACE (QUALCUNO FAREBBE BENE A RIPASSARLE)

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

IL MEDICO LEGALE SABINO PELOSI: “CI SONO LINEE GUIDA DEL MINISTERO DEGLI INTERNI CHE VIETA ALLE FORZE DELL’ORDINE DI FARE DETERMINATE MANOVRE”

La Procura di Bologna sta indagando per risalire a eventuali responsabilità sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta mentre era stato immobilizzato a terra ieri 19 luglio in via Svevo da due poliziotti. Al vaglio degli inquirenti c’è anche un video girato da un residente che riprende l’accaduto: si vede la vittima a pancia in giù immobilizzata dagli agenti sopra di lui e con una terza persona, molto probabilmente un residente, che gli blocca le caviglie. La vittima ha gridato “Basta, aiuto”, poi si è sentito male. Gli inquirenti hanno iscritto sei persone nel registro delle annotazioni preliminari della Procura di Bologna: si tratta di quattro operatori dell’ambulanza e i due poliziotti del commissariato Bolognina Pontevecchio. L’ipotesi di reato è l’omicidio colposo. A breve verrà eseguita anche l’autopsia, ma cosa potrà svelare l’esame autoptico?
A Fanpage.it il medico legale Sabino Pelosi, che si è già occupato di casi simili, ha precisato: “La morte avviene per una molteplicità di fattori coesistenti. C’è sicuramente lo stress dell’arresto, che produce molta adrenalina. Fondamentale sarà anche l’esame tossicologico per capire se c’è stata una assunzione pregressa di alcol o sostanze stupefacenti da parte della vittima. O se assumeva dei farmaci. Insomma, indispensabile è capire il profilo della vittima. Questo perché più fattori possono essere determinanti per provocare una crisi respiratoria acuta”.
Molto probabilmente la causa della morte è un arresto respiratorio. “Queste morti arrivano per una concomitanza di fattori, ciò non toglie che ci siano delle specifiche linee guida per quanto riguarda le forze dell’ordine che vietano di fare determinate manovre in determinati contesti durante l’arresto. Ci sono determinate posizioni che favoriscono la crisi respiratoria: per esempio se immobilizzo il torace limito la capacità respiratoria dell’arrestato”.
Ora non resta che attendere la conferma da parte dell’autopsia sull’insufficienza respiratoria acuta e intanto si fanno tutti gli accertamenti del caso. Ma cosa prevedono le linee guida per l’arresto o fermo da parte di forze dell’ordine nei confronti di persone non collaborative?Leggendo le “linee guida per la gestione delle persone non collaborative” pubblicate lo scorso maggio dal Ministero dell’Interno, dal Dipartimento della pubblica sicurezza segreteria del dipartimento Ufficio V – Relazioni sindacali della Polizia di Stato, si legge che gli agenti devono operare tenendo conto di “tre sezioni”: ovvero la gestione operativa del soggetto non collaborativo; l’uso di strumenti di dotazione; la tutela sanitaria di un soggetto che potrebbe essere in uno stato di alterazione psico/fisica causato anche da abusi di sostanze stupefacenti o di alcolici. Nel caso di Bologna sicuramente la vittima era in uno stato di alterazione tanto che quando i poliziotti hanno chiesto aiuto al 118 avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica.
Le linee guida, si legge, prevedono che il poliziotto “modello” deve “valutare la necessità dell’uso della forza sulle effettive esigenze in gioco”. Ma anche, “evitare l’arresto quando potrebbe dare luogo a gravi danni alla persona dell’arrestato (si consideri il soggetto psichiatrico che richiede specifiche cure sanitarie); usare la forza solo in funzione difensiva; limitare il controllo fisico del soggetto al momento dell’arresto, per breve durata e soltanto in funzione del rapido ammanettamento”. Ma che manovre sono vietate?
Nel capitolo della “tutela sanitaria del soggetto non collaborativo” si legge che “non va prolungata la posizione di decubito prono e la compressione del torace, per i rischi che possono provocarsi al sistema cardiaco e agli organi respiratori: il fermato, una volta messo in sicurezza, laddove fosse necessario, nell’attesa dell’intervento di personale sanitario, dovrà essere posto in posizione di decubito laterale”.
Non resta ora che capire se i due poliziotti hanno violato qualche linea guida. Si procede così con le indagini sugli agenti e anche nei confronti dei quattro operatori del 118 presenti sul luogo che non sono intervenuti, mettendosi da parte per far procedere i poliziotti con il fermo.

(da Fanpage)

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LE BALLE SOVRANISTE E IL MARTIRE MARIO ROGGERO CHE AVREBBE SUBITO “9 RAPINE E 4 ASSALTI IN CASA”: LE SENTENZE PARLANO CHIARO:UN SOLO EPISODIO PRIMA DI QUELLO IN CUI HA UCCISO DUE RAPINATORI

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

PER GIUSTIFICARE UN PLURIOMICIDA SUI SOCIAL VENGNO FARRE GIRARE PUTTANATE COLOSSALI

Sui social circolano da giorni post che attribuiscono a Mario Roggero una lunga serie di assalti subiti prima della sparatoria del 28 aprile 2021. Le sentenze di primo grado ad Asti e quella d’appello a Torino, e le stesse dichiarazioni rese da Roggero in aula, raccontano qualcosa di diverso.
Cosa dicono i post virali
Dopo la condanna definitiva di Mario Roggero, sui social si sono moltiplicati post che costruiscono una narrativa precisa in cui il gioielliere sarebbe stato abbandonato dallo Stato dopo anni di «assalti» ripetuti, e che la sua reazione del 28 aprile 2021 sarebbe la conseguenza inevitabile di quella sequenza.
Uno dei post più condivisi afferma che «nel periodo compreso tra il 2015 e il 2021, Roggero ha subito un totale di 9 assalti tra rapine e furti al suo negozio e 4 assalti alla sua abitazione privata». Altri si limitano a un generico «4 rapine» precedenti al 2021.
La rapina del 2015 è l’unico episodio documentato agli atti
Le motivazioni della Corte di Assise di Asti e quelle della Corte di Assise d’Appello di Torino sono i documenti attualmente consultabili per ricostruire nel dettaglio la storia processuale di Roggero e il contesto che ha portato ai fatti del 28 aprile 2021.
Contrariamente a quanto raccontato sui social, in nessun punto di questi documenti compare un riferimento a 9 assalti al negozio e/o a 4 assalti all’abitazione, o a qualsiasi altra rapina o furto al negozio nel periodo 2015-2021 oltre a quello già noto.
L’unico episodio precedente all’omicidio, documentato agli atti, è la rapina del maggio 2015 alla gioielleria di Grinzane Cavour (sentenza Corte di Assise di Asti, pp. 26-27). In quell’occasione i rapinatori aggredirono fisicamente Roggero, causandogli la frattura del setto nasale con una prognosi di 25 giorni, e minacciarono una figlia presente. Gli autori materiali furono processati e condannati, come risulta dalla sentenza del Tribunale di Asti del 23 novembre 2016, confermata in appello dalla Corte d’Appello di Torino, entrambe citate agli atti del processo.
Su quell’episodio si è concentrato l’intero dibattimento psichiatrico (sentenza Corte di Assise di Asti, pp. 27-32). Tutti i consulenti tecnici, sia quelli del Pubblico Ministero che quelli delle parti civili e quelli della difesa, hanno costruito le proprie tesi sulla rapina del 2015 come evento traumatico fondante. Il perito nominato dalla Corte di Assise di Asti ha concluso che Roggero era affetto da un disturbo post-traumatico da stress derivante da quell’episodio. La Corte d’Appello ha confermato questa ricostruzione, rilevando che dopo la rapina del 2015 Roggero si era convinto «di dover agire da solo, posto che le autorità a ciò deputate non avevano svolto in modo adeguato il loro compito».
La stessa sentenza di primo grado, nel ricostruire il periodo di vita dell’imputato tra la rapina del 2015 e i fatti del 2021, parla esplicitamente dei «circa sei anni intercorrenti tra le due rapine» (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 30). Di fatto, una formulazione che certifica, agli atti, l’assenza di altri episodi analoghi nel periodo indicato sui social.
Cosa ha detto Roggero in aula
Roggero non si è sottoposto all’esame in dibattimento (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 5), ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee all’udienza del 27 ottobre 2023. In quell’occasione ha letto un testo scritto di 16 pagine ed elencato una serie di episodi subiti nel corso degli anni.
Per il periodo più lontano, Roggero ha citato cinque furti con spaccata avvenuti dal 1990 al 2000 circa al negozio, con danni alle vetrine blindate. Per il periodo più recente, ha descritto la rapina del maggio 2015 con dettagli più estesi rispetto a quelli accertati processualmente, tra cui la frattura di tre costole e un successivo intervento chirurgico alla spalla. Non ha menzionato nessun altro assalto al negozio tra il 2015 e il 2021, né alcun assalto alla sua abitazione privata. La narrazione dei «9 assalti al negozio e 4 all’abitazione» tra il 2015 e il 2021 non trova riscontro quindi né nelle sentenze né nelle stesse parole di Roggero o dei suoi difensori.
Va rilevato che le sentenze, nel valutare le dichiarazioni spontanee dell’imputato, hanno evidenziato come nel corso del tempo Roggero avesse offerto versioni parzialmente contraddittorie su alcuni aspetti dei fatti del 28 aprile 2021, con alcune affermazioni smentite dalle videoriprese (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 14). I dettagli aggiuntivi sulla rapina del 2015, ovvero le tre costole e l’intervento chirurgico, provengono unicamente dalle sue dichiarazioni e non risultano oggetto di accertamento tecnico nel processo per i fatti del 2021.
Un argomento che viene dalla stessa difesa
C’è un elemento che rende ancora più fragile la narrazione dei molti assalti tra il 2015 e il 2021. La difesa di Roggero aveva tutto l’interesse processuale a portare in giudizio altri episodi di vittimizzazione recenti, se fossero stati documentabili. Una sequenza di rapine ripetute avrebbe rafforzato enormemente la tesi del trauma accumulato e della compromissione della capacità di volere, ma, secondo gli atti, non sono state riportate dalla difesa a favore di Roggero.
Il precedente del 2005 e il patteggiamento di Roggero
Nelle sentenze compare un altro precedente giudiziario che riguarda Roggero, ma in una veste del tutto diversa. Il 17 dicembre 2005, dopo un litigio tra la figlia e il suo fidanzato, Roggero si recò a casa dell’uomo, lo insultò, lo colpì con dei pugni e poi estrasse una pistola minacciando lui e i suoi genitori (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 26). La vicenda finì con denunce reciproche e, nel 2007, con un patteggiamento davanti al Tribunale di Alba, ottenendo due mesi di reclusione convertiti in una multa da 2.280 euro per ingiuria e minaccia aggravata dall’uso di un’arma.
Questo episodio è stato citato nel processo per un motivo preciso, ovvero non come fattore attenuante, ma come elemento per ricostruire la personalità dell’imputato. Il perito dell’accusa ha rilevato che nel 2005 Roggero aveva dimostrato «una certa capacità di controllo essendosi fermato alla minaccia tramite un’arma» (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 27), mentre la consulenza di parte civile ha usato lo stesso episodio per affermare che il gioielliere possedeva da tempo un’indole impulsiva, espressione di una precisa «attitudine comportamentale» e non di un’anomalia sorta dal nulla (sentenza Corte di Assise di Asti, p. 29). La Corte d’Appello ha chiarito che «in nessuna parte della sentenza si ricava un’incidenza di detto precedente sulla affermazione di responsabilità» per gli omicidi del 2021 (sentenza Corte di Assise d’Appello di Torino, p. 24).
Di fatto, quell’episodio ha contribuito a escludere che il suo comportamento del 28 aprile 2021 fosse l’espressione di una patologia nuova e le Corti hanno ritenuto di trovarsi di fronte a un tratto di personalità consolidato, non a una malattia mentale tale da incidere sulla capacità di intendere e di volere. In sintesi, il precedente del 2005 non pare abbia alleggerito la posizione dell’imputato, ma l’ha appesantita.

(da Open)

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NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL “CAMPO LARGO” VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL’ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO E MESSO DA PARTE IL LORO EGO ESPANSO. IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…

Mentre Casa Italia brucia, tra pistoleri e generali, non disturbate Elly Schlein e Giuseppe Conte: i nostri leader sono impegnatissimi a cincischiare su quale tipo di secchio è quello giusto per spegnere l’incendio appiccato da una destra sempre più in preda a un autoritarismo fascio-sovranista.
I due leader proprio non riescono a rendersi conto che la coalizione va allargata a tutte le forze moderate e riformiste, dai civici di Onorato a Italia Viva di Renzi, dai gruppi cattolici di Ruffini a +Europa di Magi.
Invece, ad oggi, di una coalizione alternativa all’Armata Branca-Meloni, non c’è traccia. Pd, M5s e Avs, non solo non hanno ancora stilato un programma condiviso per governare il Paese, né hanno individuato un candidato premier da estrarre a sorte nei gazebi delle primarie o tantomeno un “papa straniero” che potrebbe sostenere il confronto con la Ducetta.
La nascente “gamba centrista”, che avrebbe tutto l’interesse a unirsi, visto l’emendamento “sfolla-centro” by Forza Italia, che permette solo alla prima lista sotto il 3% di entrare in Parlamento, non riesce a prendere forma.
Se Carlo Calenda non ne vuole sapere di partecipare, Matteo Renzi è contro Alessandro Onorato, Onorato è contro Casa Riformista, Ruffini contro tutti. Un controsenso, visto che renziani, centrini e grillini si sono già alleati più volte, a partire dall’elezione del sindaco di Genova, Silvia Salis, e sostengono insieme i presidenti di Toscana e Campania, Eugenio Giani e Roberto Fico.
Lasciamo poi perdere la diatriba infinita su chi sarà il federatore del centro di gravità permanente. Tolta di mezzo Silvia Salis che rischiava di vincere, svolazzava il nome di Franco Gabrielli che, nonostante il curriculum e la credibilità istituzionale, i sondaggi non hanno premiato, data anche la sua ancora scarsa visibilità politica.
All’ex capo della polizia, si è aggiunto poi quello di Gaetano Manfredi, ma il sindaco di Napoli che accontenta sia Elly che Peppiniello non possiede una leadership nazionale ma solo il carisma di un professore universitario.
Se Conte e Schlein tenessero davvero alla vittoria della coalizione, più che alla personale ambizione di andare a Palazzo Chigi, avrebbero da tempo fatto un passo indietro per individuare un terzo nome capace di unire e mettere ordine tra le varie e litigiose anime del centro-sinistra.
Tra i nomi più gettonati, finora, per la candidatura a candidato premier spiccano il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, gradito dai piddini e grillini ma non dai sondaggi (al nord è un perfetto sconosciuto), e quello di Roberto Gualtieri, ex ministro del Tesoro e oggi primo cittadino di Roma, a cui la nobile arte del compromesso politico non ha mai fatto difetto, ma pare poco gradito dalla galassia massimalista dei pentastellati.
Insomma, Conte ed Elly, che in ogni intervista si ergono a difesa della Carta costituzionale, per il bene del Paese dovrebbero mettere da parte il loro ego espanso per il semplice motivo che, in caso di sconfitta alle politiche del 2027, rischiamo davvero di svegliarci una mattina con Meloni al Quirinale e Vannacci a Palazzo Chigi.

(da Dagoreport)

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ROBERTO VANNACCI? UN PARACULO. IL FILOSOFO FRANCESCOMARIA TEDESCO: “PIÙ CHE LA MISTICA DELLA MORTE, IL GENERALE COLTIVA L’ETICA DEL GIARDINIERE PER LA SALVEZZA DEL PROPRIO GIARDINO PICCOLO-BORGHESE MINACCIATO DALLE ERBACCE. CIÒ CHE DOMINA IL SUO DISCORSO PUBBLICO NON È L’ETICA DEL SACRIFICIO, MA LA PAURA. DEL DIVERSO, DELL’INVASIONE, DEGLI ‘ANORMALI’, CHE IL PROPRIO FRAGILE MONDO TUTTO IMMAGINATO CROLLI PER COLPA DI QUALCUN ALTRO”

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

“IL GENERALE HA CAPITO COME FUNZIONANO LA SINISTRA ITALIANA (CHE ABBOCCA), IL GIORNALISMO ITALIANO (DEL TUTTO GOVERNATO DALL’HYPE), GLI ELETTORI (IDEM). TROVATE, SLOGAN, PAROLE D’ORDINE PER GONZI”

Heinrich Himmler si riteneva la reincarnazione del Duca di Sassonia e re dei Franchi Orientali Enrico I, del quale fisicamente non aveva niente […]. Forse l’unica, involontaria e ironica analogia consiste nel fatto che […] Himmler aveva fatto l’allevatore di polli, ed Enrico era detto l’Uccellatore.
Himmler amava circondarsi in privato di dodici convitati […]. La dozzina, questo numero altamente simbolico, è assurto agli onori della cronaca nelle ultime settimane perché il generale Roberto Vannacci […] ha detto che i suoi compagni di partito sono i rifiuti degli altri, quello che avanza, e – ha concluso – “a me sta bene, voglio la sporca dozzina”.
Naturalmente il riferimento è al celebre film Quella sporca dozzina, e non alla paccottiglia esoterica dei nazisti, coi quali mi pare che Vannacci non condivida alcunché. La sporca dozzina del film è un manipolo di galeotti che viene reclutato per una missione suicida, e questo certo ha a che fare con una certa retorica del sacrificio marziale a cui Vannacci ammicca.
Scrive, nel Mondo al contrario: “Molto spesso definisco il mio reparto militare come la mia famiglia ‘per scelta’ proprio a sottolineare il profondo sentimento che mi salda agli altri elementi che condividono con me rischi, paure, fatica, gioie, disavventure e anche, se necessario, la morte”. Ed è, quello della morte, un tema caro al fascismo e al neofascismo, che ne adotta i simboli, come il teschio col pugnale degli Arditi.
Nel suo Il fascismo e noi. Un’interpretazione filosofica (Einaudi 2025), Roberto Esposito ha scritto che il trascendentale del fascismo è la morte, sia data che ricevuta, precisando più avanti che la pulsione di morte del fascismo si risolve necessariamente in un anelito vitale che corrisponde alla morte dell’altro.
Inoltre, di tale estetica e retorica della morte, il fascismo riprende solo gli aspetti estrinseci, dal momento che la sua natura piccolo-borghese cozza con quest’idea dell’estremo sacrificio.
Semmai, sacrificio altrui. Ed è qui che sta la natura piccolo-borghese del fascismo e del neofascismo, su cui si può costruire forse l’unica analogia con Futuro Nazionale. Infatti qui non si vuole dire che – nonostante i continui riferimenti di Vannacci e dei suoi (si pensi a Furgiuele che apostrofa gli accoliti come ‘camerati’) – il generale sia fascista, refrain che non spiega niente.
Quel che invece si vuole sottolineare è il prestito al consumo di una certa retorica, e questo sì rappresenta un’analogia con l’approccio opportunistico del fascismo. “Consumo anziché devozione”, scriveva Jesi.
Il linguaggio del fascismo italiano, per Jesi, “è fatto di ‘trovate’ anziché di rituali nel vero senso della parola”. Ed è in questo che consiste l’analogia: nelle ‘maschie’ fanfaronate reboanti alle quali non crede neanche il generale. Il quale però ha capito come funzionano nell’ordine la sinistra italiana (che abbocca), il giornalismo italiano (del tutto governato dall’hype), gli elettori (idem).
Trovate, slogan, parole d’ordine per gonzi. Più che la mistica della morte, il generale coltiva, vien fatto di dire, l’etica del giardiniere per la salvezza del proprio giardino piccolo-borghese minacciato dalle erbacce. Ciò che domina il suo discorso pubblico non è l’etica del sacrificio, ma la paura. Futuro Nazionale è la sporca dozzina che non fa paura, ma ha paura. Paura del diverso, paura dell’invasione, paura degli ‘anormali’, paura che il proprio fragile mondo tutto immaginato crolli per colpa di qualcun altro.

Francescomaria Tedesco
per “il Fatto quotidiano”

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IL DILEMMA DI MELONI SULLA LEGGE ELETTORALE: LASCIO O RADDOPPIO? GIORGIA DEVE DECIDERE SE PORTARE IN SENATO SENZA MODIFICHE IL SISTEMA ELETTORALE APPROVATO ALLA CAMERA, OPPURE RIPROPORRE LE PREFERENZE, NONOSTANTE LA CONTRARIETÀ DI LEGA E FORZA ITALIA

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

LA PREMIER POTREBBE TENTARE IL BLITZ, IMPONENDO ENTRO I PRIMI DI AGOSTO IL VIA LIBERA IN COMMISSIONE ALL’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE. COSÌ L’AULA DI PALAZZO MADAMA SI LIMITEREBBE A RATIFICARE LA DECISIONE CON VOTO PALESE (A DIFFERENZA DI MONTECITORIO) … MA IL VERO OBIETTIVO DELLA DUCETTA POTREBBE ESSERE QUELLO DI FORZARE LA MANO AGLI ALLEATI PER PROVOCARE UNO STRAPPO E QUINDI IL FALLIMENTO DELLA RIFORMA

Decideranno i leader del centrodestra, con un incontro che dovrebbe tenersi tra oggi e domani. […] forzare sulle preferenze nonostante i dubbi degli alleati, questo il dilemma, oppure accettare di votare al Senato il sistema elettorale già approvato alla Camera, una specie di Porcellum con due liste bloccate ad alto rischio di incostituzionalità.
Se dovesse imboccare la prima strada, la presidente del Consiglio valuta anche di autorizzare un autentico blitz. Prevede il via libera in commissione entro la prima settimana di agosto all’emendamento sulle preferenze e pure all’intero testo.
L’Aula di palazzo Madama si limiterebbe a ratificare, a voto palese, la più controversa delle decisioni. In questo modo, palazzo Chigi ridurerbbe di molto il potere di interdizione dei senatori di Forza Italia e Lega.
Non è ancora detto che finisca in questo modo, sia chiaro: la premier potrebbe accontentarsi di far fruttare lo slogan già cavalcato dopo la bocciatura delle preferenze alla Camera, sostenendo che è stata l’opposizione a scegliere le liste bloccate (e non, come invece accaduto, ampi settori della maggioranza a rompere il patto e affossare la proposta).
Dovesse orientarsi in questo senso, annuncerà che il centrodestra considera politicamente chiusa la partita delle preferenze. Semmai, metterà mano a palazzo Madama alla paradossale norma che cancella i voti di chi prende sotto il 3%, soluzione pretesa da Forza Italia come moneta di scambio proprio per digerire le preferenze poi saltate.
Ma torniamo all’ipotesi più hard, quella della forzatura imposta agli alleati. La via del blitz è certamente scomoda, anche considerando la probabile reazione sdegnata delle opposizioni. Per arrivare a un via libera in commissione entro la pausa estiva, infatti, servirebbe un’autentica corsa contro il tempo, studiata in queste ore nel dettaglio dai vertici dell’esecutivo […]
Una forzatura, appunto. Che aprirebbe a scenari non del tutto prevedibili. Al Senato i capigruppo di FI e Lega, Stefania Craxi e Massimiliano Romeo, promettono battaglia, nonostante il sostegno di Tajani e Salvini alla linea Meloni. I loro parlamentari, però, rischierebbero di essere ininfluenti in commissione, dove gli eventuali indecisi potrebbero essere agilmente sostituiti.
Non scontato poi che votino in Aula a settembre contro la legge. O comunque, che lo faccia un numero sufficiente di senatori, visto che lo scrutinio è palese. Anche perché la frattura pubblica equivarrebbe a una crisi di governo.
E però, nella valutazione di queste ore pesa soprattutto il passaggio successivo: la riforma tornerebbe a Montecitorio tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Anche ammesso che l’esecutivo metta la fiducia, il rischio di un incidente è altissimo: è infatti previsto dal regolamento un voto finale sul provvedimento a scrutinio segreto.
Una bocciatura porterebbe alla caduta di Meloni, per di più in piena sessione di bilancio.
Un azzardo. Che la leader potrebbe risparmiarsi, anche perché generare instabilità a causa di una riforma elettorale, e non per un provvedimento economico o sulla sicurezza, non sembra utile ad affrontare al meglio la campagna elettorale.
Semmai, rischia di diventare benzina nei motori delle opposizioni e di Roberto Vannacci. Eppure, il dilemma persiste: che fare? […] In questa chiave non tutto è come sembra, anzi ogni strategia è sul tavolo: forzare la mano potrebbe anche servire a provocare uno strappo e il fallimento della riforma.

(da Repubblica)

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SONDAGGIO EMG: FDI CROLLA AL 24,6%, VANNACCI A QUOTA 7%

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

CAMPO LARGO AVANTI DI UN PUNTO E MEZZO SUL CENTORDESTRA… LA FIDUCIA NEL GOVERNIO MELONI PRECIPITA AL 35%

Fratelli d’Italia crolla sotto il 25%, al 24,6%. Un dato così basso non si registrava da prima delle ultime politiche, nel 2022. Non si ferma l’ascesa di Roberto Vannacci. Il boom di consensi porta Futuro Nazionale a superare il 7%, accorciando così la distanza dalla doppia cifra. A livello di coalizioni, il campo largo si conferma avanti con un vantaggio di un punto e mezzo. Vediamo nel dettaglio che cosa emerge dall’ultimo sondaggio di Emg Different.
Le intenzioni di voto
Fratelli d’Italia è ancora al primo posto ma vede piano piano consumarsi quel vantaggio assoluto che aveva consentito al partito di Meloni di viaggiare per diverso tempo sopra il 30%. Negli ultimi mesi i consensi sono scesi e attualmente FdI si posiziona al 24,6%, non più così distante dai suoi avversari (specie dal Pd).
Forza Italia resta più o meno stabile, attorno all’8,4% mentre la Lega è ormai retrocessa al 7,4%. Il partito di Matteo Salvini è inseguito, a brevissima distanza, da Futuro Nazionale. Dalla sua nascita, lo scorso marzo, la forza politica guidata dall’ex generale ha avanzato a ritmi molto rapidi e ora è data al 7,3% (+1,1%). L’obiettivo del 10% alle prossime politiche, più volta citato da Vannacci , non sembra poi così lontano.
Spostandoci nel centrosinistra, osserviamo degli equilibri piuttosto stabili. Il Pd si conferma la prima forza d’opposizione, con il 20,9%, mentre il Movimento 5 Stelle è dato al 12,7%. Alleanza Verdi-Sinistra si ferma più sotto, al 6%. Tra le forze del campo progressista ci sono anche Italia Viva e +Europa: la prima data al 2,6%, la seconda all’1,5%.
Restano fuori dai grandi schieramenti Azione, che si ferma sotto la soglia di sbarramento, al 2,6%, e il Partito liberal-democratico di Luigi Marattin, all’1,8%. Chiude Noi Moderati all’1,7%.
Le coalizioni: campo largo avanti sul centrodestra di 1,5 punti
Sul piano delle coalizioni, il centrosinistra risulta in vantaggio sul centrodestra. Un’ipotetica alleanza del fronte progressista (Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa) totalizza il 43,7%, in leggero calo (-01,%). L’attuale maggioranza di governo invece, perde nove decimi e raccoglie il 42,2%.
Scende la fiducia nei confronti del governo Meloni
Intanto cala anche la fiducia nei confronti del governo guidato da Giorgia Meloni. Coloro che dichiarano di fidarsi molto/abbastanza rappresentano il 35% degli intervistati, con una flessione dell’1%. Di contro, cresce la quota di chi non si fida. Il 44% dice non di riporre nessun fiducia nell’esecutivo, il 21% dichiara di averne poca.

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IL PREMIER UNGHERESE PÉTER MAGYAR HA PROPOSTO LA LEGGENDA DEGLI SCACCHI, JUDIT POLGÁR, COME PROSSIMA CAPO DELLO STATO DELL’UNGHERIA: “IL PAESE HA BISOGNO DI UN PRESIDENTE DI CUI OGNI UNGHERESE POSSA ANDARE FIERO”

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

JUDIT POLGÁR, 49 ANNI, È UNIVERSALMENTE CONSIDERATA LA PIÙ GRANDE SCACCHISTA DI TUTTI I TEMPI. HA GUIDATO LA CLASSIFICA MONDIALE FEMMINILE PER 26 ANNI CONSECUTIVI ED È DIVENTATA, ALL’ETÀ DI 15 ANNI, LA PIÙ GIOVANE GRANDE MAESTRO DELLA STORIA, RAGGIUNGENDO IL TITOLO PIÙ PRESTIGIOSO A CUI UN GIOCATORE DI SCACCHI POSSA ASPIRARE

Il premier ungherese Péter Magyar ha proposto la leggenda degli scacchi Judit Polgár come prossima capo dello Stato dell’Ungheria, ritendendo che il Paese abbia bisogno di un presidente “di cui ogni ungherese possa andare fiero”. Lo scrivono i media internazionali, tra cui l’agenzia Belga.
Péter Magyar ha annunciato su Facebook che incontrerà la scacchista oggi, lunedì 20 luglio, per chiederle se sia disposta a ricoprire l’incarico fino all’adozione di una nuova Costituzione ungherese. La diretta interessata non ha ancora risposto alla proposta. La mossa arriva dopo che il presidente Tamas Sulyok ha firmato venerdì un emendamento costituzionale che pone fine al suo mandato come capo dello Stato.
Judit Polgár, 49 anni, è universalmente considerata la più grande scacchista di tutti i tempi. Ha guidato la classifica mondiale femminile per 26 anni consecutivi ed è diventata, all’età di 15 anni, la più giovane Grande Maestro della storia, raggiungendo il titolo più prestigioso a cui un giocatore di scacchi possa aspirare. Si prevede che il Parlamento, dove il partito ungherese Tisza detiene una maggioranza dei due terzi, eleggerà un nuovo presidente prima della festa nazionale ungherese del 20 agosto.

(da agenzie)

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SALVINI INSEGUE VANNACCI E MELONI INSEGUE SALVINI: NEL CASO ROGGERO È GARA A CHI LA SPARA PIÙ GROSSA

Luglio 20th, 2026 Riccardo Fucile

IL SEGRETARIO DELLA LEGA SI PRESENTA IN CARCERE, A BOLLATE, INDOSSANDO UNA MAGLIETTA CON LA FACCIA DEL GIOIELLIERE, MENTRE I SUOI PRESENTANO UNA LEGGE CHE ESTENDE LA LEGITTIMA DIFESA (NON RENDENDO PUNIBILE ALCUNA REAZIONE) – FORZA ITALIA SI SMARCA, I MELONIANI RILANCIANO PROPONENDO DI ESCLUDERE IL RISARCIMENTO NEI CONFRONTI DEI PARENTI DELLE VITTIME CHE COMMETTONO UN REATO

Nessuno di Fratelli d’Italia ha ancora indossato la maglietta con la faccia di Mario Roggero, con la convinzione di Matteo Salvini che ieri la ostentava di fronte al carcere di Bollate, neanche il gioielliere fosse Bobby Sands.
La gara a tre tra Giorgia Meloni, il suo vicepremier leghista e Roberto Vannacci è un compendio delle sfumature delle destre italiane, che si sono fiondate sul caso del commerciante settantenne condannato a 14 anni di carcere per aver ucciso due banditi […].
I tre leader si inseguono, si smarcano, cercano il miglior posizionamento mediatico per emergere sugli altri e non restare schiacciati. Pura tattica.
Così dentro FdI si percepisce il disagio rispetto alla proposta della Lega di estendere la legittima difesa e di […] «non rendere punibile alcuna reazione». Un principio che ha buone probabilità di essere bollato […] come anticostituzionale, ma che in questo momento fa leva sull’emotività del caso Roggero. Il disegno di legge […] obbliga Forza Italia a una reazione immediata e contraria, mentre disorienta i meloniani.
La sequenza racconta di un inseguimento di Meloni. Manda a Bollate Galeazzo Bignami a rubare almeno un po’ la scena a Salvini, e poi fa rilanciare al capogruppo di FdI alla Camera la sua proposta […] di escludere il risarcimento nei confronti delle vittime che commettono un reato o dei loro parenti, come avvenuto per i due uomini uccisi da Roggero.
È su questo che Meloni vuole concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica, sperando di sviarla dalle tentazioni vannacciane o dalle azioni in solitaria di Salvini.
Gli uomini della premier non credono che il ddl Borghi andrà da nessuna parte, ma non lo rinnegano apertamente come fanno gli alleati azzurri.
La sfida in realtà è con Vannacci, che era stato il primo a proporre un emendamento per riformare l’esercizio della legittima difesa. La campagna del leader di Futuro Nazionale costringe Salvini e Meloni ad adeguare la propria narrazione sulla sicurezza, nonostante i tanti dubbi sui comportamenti di Roggero che agitano i deputati di FdI e persino della Lega.
Sulla domanda di grazia, invece, l’adesione è più concreta e sincera. La premier sembra poco interessata del rischio di uno scontro istituzionale con il Quirinale. I vertici di FdI in Parlamento hanno partecipato alla raccolta firme per chiedere la liberazione del gioielliere.
Non indietreggiano, nemmeno dopo le polemiche e la reazione irritata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Colle per il terzo giorno di fila non reagisce all’assedio dei leader della destra.

(da agenzie)

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