Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
LA CERTEZZA È CHE LA PROSSIMA FINANZIARIA TAGLIERÀ I FONDI PER LA SANITA’ RISPETTO ALLO SCORSO ANNO… …INTANTO LA PRESSIONE FISCALE VOLA AL 43%, IN BARBA ALLE PROMESSE DELL’ESECUTIVO
La pressione fiscale al massimo, che continua a crescere – di poco ma aumenta – raggiungendo
la soglia del 43 per cento. La spesa sanitaria che diminuisce dopo il lieve aumento nell’anno in corso.
E i costi del sistema previdenziale che risentono della spinta inflazionistica, causando un peso maggiore sulle casse pubbliche. Tanto che, mentre la Lega chiede “quota 64”, ossia la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni, il ministero dell’Economia di Giancarlo Giorgetti riporta le raccomandazioni dell’Unione europea sulla «sostenibilità pensionistica». Bruxelles invita a favorire «la permanenza al lavoro delle persone più anziane, soprattutto nel Mezzogiorno». Altro che pensioni anticipate.
Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) costringe il governo a un bagno di realtà e smonta le ambizioni dei leader della maggioranza. Specie sui capitoli più delicati. Un’eventuale finanziaria più espansiva potrebbe vedere la luce solo alla fine del 2027 con un margine di circa 7,5 miliardi di euro. Si tratta di un orizzonte già post elettorale. Il testo del Dpfp, trasmesso nelle ultime ore al Parlamento, conferma la difficoltà del momento.
Gli unici veri spiragli sono legati allo scostamento di bilancio sull’energia, che dovrebbe consentire – Commissione europea permettendo – il potenziamento del bonus edilizio per le ristrutturazioni. L’obiettivo sarebbe quello di portarlo al 65 per cento rispetto all’attuale 50 per cento.
Il convitato di pietra è la spesa militare, che crescerà di oltre 7 miliardi ogni anno per il prossimo biennio per un totale di 14,5 miliardi di euro. «Anche se sono un po’ meno di quanto si diceva, sono pur sempre tanti, troppi soldi. È una spada di Damocle sul resto», ha osservato il senatore del Pd, Antonio Misiani. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dovuto mandare giù il calice di un’attivazione di spesa ridotta. Ma comunque sostanziosa.
Il vero cruccio del governo, Giorgetti in primis, resta la crescita ballerina. Nel 2026, il Pil dovrebbe raggiungere il +1 per cento entro la fine dell’anno. Una gioia momentanea. Nel 2027 è già calcolata una frenata allo 0,8 per cento, ma con un ulteriore punto interrogativo per le responsabilità dell’amico di Meloni, Donald Trump: l’impatto dei rincari dell’energia legati alle tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Con «una dinamica meno favorevole per i prezzi dei beni energetici, si registrerebbe un tasso di incremento del Pil inferiore, rispetto al quadro di base, di -0,2 punti percentuali nel 2027 e -0,1 punti nel 2028», si legge nel Dpfp. Significa un quadro di crescita dello zero virgola: potrebbe essere esattamente allo 0,6 per cento il prossimo anno.
Nonostante gli inviti alla prudenza, formulati da Giorgetti, però, la Lega è già in assetto da propaganda elettorale. Subito dopo il voto in Consiglio dei ministri sul Dpfp ha prenotato parte dei soldi per l’energia, che Matteo Salvini vorrebbe per i “suoi” trasporti.
Intanto il senatore della Lega, Claudio Borghi, uno dei consiglieri più ascoltati dal leader leghista, suggerisce al governo di «fregarsene» dei parametri europei. «Dobbiamo uscire dalla sindrome di Calimero», ha aggiunto.
Il capitolo fisco è del resto tra quelli più complicati per il governo Meloni, erede delle promesse berlusconiane all’insegna del «meno tasse per tutti». I numeri del ministero dell’Economia raccontano un’altra realtà: «La pressione fiscale (43,0 per cento) aumenterà in misura molto lieve rispetto al 2025 (0,1 punti percentuali), con un contributo determinante fornito dagli sforzi volti a contrastare l’evasione fiscale, anche attraverso la promozione della tax compliance», si legge nel Dpfp. Il livello è destinato a restare uguale, al 43, per il 2027: solo nel 2028 è stimato un lieve calo, al 42,9 per cento.
Nel 2029, poi, è prevista una nuova impennata al 43,1 per cento. Resta una chimera l’impegno di Giorgia Meloni, ai tempi dell’opposizione, di una pressione fiscale al 40 per cento.
La sanità, allo stato attuale, resta il brutto anatroccolo delle politiche della destra. Il Dpfp certifica una riduzione degli investimenti rispetto al Pil. Nel 2026 il dato si è attestato al 6,4 per cento con un incremento dello 0,2 per cento in confronto all’anno precedente. Il trend è però destinato ad andare verso una battuta d’arresto: il rapporto della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo scenderà al 6,3 per cento nel 2027 restando stabile fino al 2029. Non è una priorità e l’Italia resterà lontana dal 7,1 per cento della media europea.
(da Domani)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
SCHLEIN E CONTE, PER UNA VOLTA ALLINEATI, ALL’ATTACCO SUI 14 MILIARDI DI AUMENTO DELLE SPESE MILITARI (BASTA ARRENDERSI SUBITO, A CHE SERVONO LE ARMI?)
Di famiglie, armi e altre “sciocchezze”. Nel day after dell’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica, il turbinio della politica italiana fa quello che abitualmente gli riesce bene: travolge numeri e cautele, piegandole a varie necessità elettorali.
L’«elevata incertezza» del contesto globale – con due conflitti e tensioni geopolitiche – «peggiora leggermente» le prospettive dell’inflazione «nel breve periodo» e richiede all’Italia di rafforzare la resilienza del sistema Paese in materia di energia e difesa, si legge infatti nel testo già trasmesso alle Camere che fa da pilastro alle richieste di maggiore flessibilità rivolte a Bruxelles dalla premier per gestire gli effetti dell’aumento dei prezzi sui costi fissi sostenuti dalle casse pubbliche.
«I mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto», prosegue il documento, rivedendo al rialzo per il 2026 la crescita all’1% e incasellando il rapporto deficit/Pil al 2,9 (in realtà 3,4% sommando la flessibilità).
Gli scenari pre crisi del 2008 evocati dal viceministro Maurizio Leo e prontamente smentiti dopo reprimenda presidenziale, trovano insomma solo parziale conferma. Eppure, le simulazioni di Giancarlo Giorgetti e dei tecnici del Mef, nello scenario più avverso, ipotizzano una perdita dello 0,3% di Pil tra 2027-2028 con la prosecuzione dello shock energetico in corso con il conflitto in Medio Oriente.
Grossomodo lo scostamento di bilancio da quasi 29 miliardi di euro per il biennio (circa 8 in meno di quelli ipotizzati in precedenza) che Meloni ha chiesto al Parlamento di approvare nell’ambito della flessibilità già ottenuta dalla Ue.
Quei 14,4 miliardi che, in pratica, sono le uniche risorse da non finanziare perché in deficit. Quelle con cui si pensa, per famiglie e imprese, a interventi sull’energia, con investimenti sulle rinnovabili e misure per favorire l’uso del trasporto pubblico da parte degli studenti.
Mentre resta sullo sfondo lo sforzo necessario a uscire dalla procedura d’infrazione il prossimo anno, il voto in Aula sulla proposta di scostamento è atteso il 15 ottobre, ammesso che questo giovedì non ci siano sorprese sulla legge elettorale, minacciata dallo scrutinio segreto a cui dovrà sottoporsi.
Il calendario del ciclo di bilancio poi avanzerà rapido, con il Documento programmatico che il governo inoltrerà a Camere e Commissione Ue prima di aprire le danze sulle misure che comporranno alla fine la legge di Bilancio e che già agitano la maggioranza.
Mentre FdI evoca prudenza e prova a garantire che nonostante si tratti dell’ultima manovra del governo non ci saranno «bandierine» elettorali, il leghista Claudio Borghi torna a invocare coraggio. «E non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni», spiega, indicando flat tax e Quota 64 come misure imprescindibili per il Carroccio, e invitando Meloni e Giorgetti a «fregarsene» di scendere sotto il 3% del deficit.
La linea di Forza Italia – come la Lega alle prese con un’identità politica da difendere e con i tumulti interni – prevede di detassare le tredicesime e istituire un cashback immediato del 19% sulle spese sanitarie. La lista dei desideri, insomma, è lunga.
E comprende anche l’idea di zero tasse per gli under 30 e la cedolare secca al 5% per chi affitta la propria casa a lungo termine avanzate dai Maurizio Lupi. […]
«Quattordici miliardi di aumento delle spese militari, indebitando il futuro del Paese. Con la sanità allo stremo e gli stipendi troppo bassi mangiati dall’inflazione al 4%, pare che per Meloni la priorità sia battere il record storico di aumento della spesa militare», si porta avanti la segretaria dem Elly Schlein.
Una posizione che, almeno stavolta, è condivisa con il leader M5S Giuseppe Conte: «Il carrello della spesa è sempre più caro, le bollette e i carburanti sono alle stelle, la pressione fiscale è al record e la crescita dell’Italia è al lumicino. E il governo cosa fa? Fa uno scostamento e trova 14 miliardi da mettere sulle armi di spesa aggiuntiva. È pura follia».
(da La Stampa)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA CHE IL RISULTATO VIENE “ALTERATO”: LE PRIMARIE DEL PD HANNO UNA LUNGA STORIA DI “INQUINAMENTO” FATTO IN CASA
Il Pd, per storia, per tradizione, vorrebbe organizzarle solo nei gazebo. I 5 Stelle, sempre per
storia e tradizione, pretendono di allargarle anche al voto online. Che, però, terrorizza molti dem. A cominciare da tutta l’area riformista: i suoi esponenti, senza indugi, avvertono da tempo il rischio di un possibile inquinamento, temono insomma che Mosca possa decidere di avere un qualche interesse, diciamo così, nel favorire la corsa a Palazzo Chigi di Giuseppe Conte, le cui posizioni sul conflitto in Ucraina sono note.
Nella penombra, tra sospiri profondi e occhiate spaventate, quest’idea grillina di far votare tutti pure da remoto preoccupa comunque anche numerosi parlamentari vicini alla segretaria Elly Schlein e moltissimi altri fedeli al correntone di Dario Franceschini, Roberto Speranza e Andrea Orlando.
Cominciamo ad ascoltare cosa dice Riccardo Ricciardi, il capogruppo grillino alla Camera. «Le regole delle primarie? Il voto ai gazebo non basta. È assolutamente necessario anche il voto online»
Molti, nel Pd, temono che il voto online possa essere inquinato. «Da chi?». Dai russi. Che potrebbero avere Conte nel cuore. «Sciocchezze! Ogni voto, se decidi di inquinarlo, è inquinabile. Quello online, tra l’altro, è il più certificato, e quindi garantito, di tutti». I russi, però, sono formidabili in un certo genere di sabotaggi. «I timori dei dem non hanno fondamento. Io dico: chiamiamo tutto il popolo a votare, e poi vediamo chi vince»
«Infatti», dice il senatore Filippo Sensi. Infatti, scusi, cosa? «Infatti qui il rischio è che invece che da Volturara Appula, poi si mettano a votare da Minsk»
Senatore Sensi, può essere ancora più esplicito?
«Il rischio che le primarie del Campo largo aperte e online possano essere hackerate, purtroppo, è consistente». Al Nazareno qualcuno ipotizza la soluzione della pre registrazione, una sorta di albo online. [.
«Vogliamo parlare delle influenze russe sulla Brexit? O degli allarmi dell’Fbi sul voto negli Stati Uniti? E poi quello di influenzare il voto è ormai un vizio diffuso: abbiamo visto il tifo scatenato che ha fatto Musk per il candidato nazista in Sassonia, no? Perché, mi chiedo, i russi non dovrebbero farsi tentare dalla possibilità di condizionare la scelta su chi sarà il prossimo inquilino di Palazzo Chigi?».
Sono preoccupazioni condivise con Graziano Delrio e Lia Quartapelle, con Piero Fassino e Giorgio Gori. Ma anche un esponente molto autorevole e fuori da ogni corrente, come l’ex premier Paolo Gentiloni, l’altro giorno è stato deciso nel dire: «Sono favorevole alle primarie, però contrario al voto online, che può essere manipolato»
(da il “Corriere della Sera”)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
“CONTE VUOLE STARE NELLA COALIZIONE, MA ALLE SUE CONDIZIONI. È UNA SINGOLARE IDEA DI ALLEANZA: PARTECIPARE ALLA COSTRUZIONE DELLA CASA COMUNE COMINCIANDO DALLA DISCUSSIONE SULLA PROPRIETÀ DELL’IMMOBILE. NON HA I MILLESIMI MA VUOLE COMANDARE L’ASSEMBLEA CONDOMINIALE”
Daniele Diaco, consigliere capitolino del M5S, ha aperto a Palazzo Valentini un convegno sugli Ufo, mentre Giuseppe Conte ribadisce il no del Movimento a nuovi aiuti militari a Kiev.
E forse è questa la notizia. Non gli Ufo, ma Giuseppe Conte: il vero oggetto non identificato del Campo largo.
Conte vuole stare nella coalizione, ma alle sue condizioni. È una singolare idea di alleanza: partecipare alla costruzione della casa comune cominciando dalla discussione sulla proprietà dell’immobile. Non ha i millesimi ma vuole comandare l’assemblea condominiale.
E proprio quando i pentastellati si occupano di un’ipotetica «guerra dei mondi», invece dei pericoli reali che corre l’Europa, irrompe Goffredo Bettini. Anche l’autocertificata eminenza grigia del Campo largo sembra atterrata da una galassia lontana, specie quando parla di compromessi come «garanzia di sicurezza per tutti».
A questo punto manca solo il mediatore extraterrestre. Il Campo largo cerca ancora il suo federatore; i Cinquestelle, intanto, hanno trovato gli alieni. Per la leadership, si potrebbe convocare direttamente una primaria intergalattica.
Aldo Grasso
per il “Corriere della Sera”
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
“OGGI E’ IL 4 OTTOBRE E VA TUTTO BENE”
In questa data si celebra Giovanni di Pietro di Bernardone, più noto come San Francesco di
Assisi. Lo ricordiamo per il suo impegno a favore della Pace: nel 1219 si recò in Egitto dal Sultano Al-Kamil per tentare di porre fine al conflitto della quinta crociata; come patrono degli animali e dell’ambiente, ma soprattutto per la regola del suo ordine per la vita comunitaria, che deve conformarsi ai principi di: Fraternità: cioè il prendersi cura dei propri fratelli e di tutto il creato; Umiltà: porsi al servizio degli ultimi e liberarsi dai desideri terreni e dalla fame di possesso, perché questi sono il principale ostacolo che allontana l’uomo dal bene e dalla giustizia e infine Povertà: la rinuncia a possedere beni personali ma piuttosto la condivisione con i confratelli, a partire da coloro che ne hanno maggiormente bisogno.
Ai valori e principi di San Francesco era ispirata una forza politica, fondata proprio il 4 di Ottobre 2009, la cui visione era quella del servizio nelle istituzioni per migliorare la vita di cittadini e cittadine, piuttosto che mirare all’arricchimento personale.
Oggi è il 4 Ottobre. E va tutto bene.
Nella primavera del 2021, in Sardegna, la giunta di centrodestra Solinas approvò il dl107 che è stata ribattezzata dalle opposizioni “legge poltronificio”, in quanto permetteva appunto di “moltiplicare le poltrone”, assegnando degli incarichi di consulenza in modo fiduciario e con compensi in alcuni casi addirittura superiori a quelli di Senatori e Deputati nazionali. L’allora opposizione (M5S, PD) ha contestato duramente questa norma, osservando che avrebbe comportato maggiori spese per la regione di “almeno sei milioni di euro”, sei milioni di euro sottratti a sanità, politiche a sostegno delle famiglie e sviluppo dell’isola.
Va sottolineato che la regione Sardegna ha comunque un numero significativo di dipendenti. I consulenti rappresentano quindi un’aggiunta rispetto al personale già esistente. Per una forza politica che si ispira a San Francesco, se fosse mai salita al governo della Sardegna, il primo punto all’ordine del giorno avrebbe dovuto essere proprio quello di abolire questa legge.
È stata effettivamente abolita questa norma? No, è stata sfruttata. Proprio da chi la voleva abolire.
Oggi è il 4 Ottobre. E va tutto bene.
So che gli amici sardi sono particolarmente orgogliosi della propria bellissima terra, e non ne vogliono sapere di “colonialismo”, di gente che viene “dal continente”. Sul sito della Regione Sardegna possiamo vedere alcuni degli incarichi assegnati dalla nuova giunta, con i curriculum e gli importi.
Ad esempio, a Jacopo Gasparetti, classe 1996, che sul CV pubblicato sul sito della Regione Sardegna si definisce “Laureando in Scienze Politiche Relazioni Internazionali” è titolare del Contratto TD n.134, prot.17622 del 30.04.2024, che nel periodo 2024-04-30 – 2029-02-25 prevede un compenso di importo lordo pari a 592.591,41 euro. Cinquecento novantadue mila cinquecento novantuno euro e quarantuno centesimi.
Mariassunta Matrisciano, già Senatrice della Repubblica, è invece titolare del contratto TD n.138 prot.17631 del 30.04.2024 che prevede lo stesso importo: 592.591.41 euro per cinquantotto mesi. Questo significa un compenso lordo di 10.217,09 euro per ciascun mese, cioè diecimila duecentodiciassette euro e nove centesimi. Ogni mese. Per confronto, l’attuale indennità lorda riconosciuta ai Senatori della Repubblica è di 10.385,31 euro, appena 168,22 euro in più.
Sul sito istituzionale della Regione Sardegna, ci sono anche i compensi (lordi) erogati ai consulenti e collaboratori esterni con convenzione Co.Co.Co. in forza presso gli Uffici di Gabinetto. Ad esempio, Luca Caschili, grazie al contratto 13/16157 del 18.04.2024 ha ricevuto 39.691,59 euro per il primo trimestre 2026. Trentanovemila seicento novantuno euro e cinquantanove centesimi. Per un trimestre, cioè tre mesi. 13.230,53 euro al mese, che sono in questo caso 2.84,22 euro (sempre lordi) in più rispetto a un Senatore o Senatrice della Repubblica.
Cinzia Pilo, già candidata alle elezioni europee, invece, titolare del contratto 29/45725 del 15.12.2025, ha ricevuto nel primo semestre del 2026 invece l’importo lordo di solo 38.435,60 euro, trentottomila quattrocento trentacinque euro e sessanta centesimi.
Tutti gli importi (lordi) di cui sopra e tanti altri che si possono trovare in totale trasparenza sul sito istituzionale della Regione Sardegna sono perfettamente leciti, erogati a persone che ovviamente ci pagheranno sopra le tasse, e che svolgeranno in modo eccellente il proprio lavoro.
In totale ci sono circa un centinaio di consulenti e collaboratori esterni a vario titolo, non tutti con compensi simili a questi importi.
Oggi è il 4 Ottobre. E tutto va bene. Perché nessuno dice nulla sui principi e valori di San Francesco. E il problema è proprio questo qui.
Beppe Grillo
(da beppegrillo.it)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
L’APPELLO AI CENTRISTI DI FORZA ITALIA: “LASCIATE IL PARTITO E VENITE CON NOI” – “L’UNICA SALVEZZA PER MELONI È IL CENTROSINISTRA DIVISO. LA PREMIER È A UN BIVIO: O VA AL QUIRINALE, O VA A CASA” – “NON SARÒ CANDIDATO NEL LISTINO BLINDATO E SICURO” – “E’ INFAME QUELLO CHE HA FATTO GIORGETTI CON UNICREDIT, DEVE SMETTERE DI INTERVENIRE NEL RISCHIO BANCARIO”
“Mi vengono chieste delle garanzie. In politica non ci sono garanzie ma le riflessioni che fa Conte sono comprensibili e io vorrei lanciare un ramoscello di pace. Ma Elly Schlein è la persona meno adatta a fare la garante per me. Un programma serio, un contratto alla tedesca” fa la garanzia. Lo ha detto il leader Iv Matteo Renzi nel suo intervento finale alla Leopolda a Firenze.
“Lanciamo un appello a tutti i centristi, il mio grande appello va ai riformisti, in particolare di Forza Italia: lasciate il partito e venite con noi, non potete stare con chi nega l’Europa. Le porte sono aperte e sono certo che qualche segnala arriverà a breve”.
“Meloni è a un bivio: o lei va al quirinale o lei va a casa. Lo dico a chi pensa che il dibattito italiano sia legato agli ego del centrosinistra, la partita non riguarda noi, è secca. Io lavoro perché al bivio Meloni prenda la direzione per andare a casa. Non me ne fraga chi fa il presidente del Consiglio, il ministro. In questo momento non me ne frega nulla”.
“L’altra volta Meloni ha vinto perché il centrosinistra era diviso in tre, se siamo uniti stavolta vinciamo noi. Meloni non ha un calcio di rigore”
“Su Vannacci, ci hanno accusato di essere in qualche modo sostenitori esterni. E’ machiavellicamente che se Vannacci va da solo cambia i sondaggi, Meloni sta perdendo consensi a forza di chiacchierare e non portare risultati, ma il fatto nuovo è che a destra c’è divisione. Nell’avanzata di Vannacci vedo un fattore esiziale per Meloni. Vannacci fatti la tua battaglia a destra e se Meloni, Salvini e Tajani ti verranno dietro perderanno la faccia e anche le elezioni”.
“Con M5s ci sono più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Così come chiediamo garanzie, siamo disponibili a dare garanzie. Poi naturalmente facciamo un nome e chiamiamo alle primarie la persona più vicina a noi. Ma se si accetta la logica delle primarie, si va fino in fondo con la logica delle primarie”.
“Secondo me il voto in Italia sarà a novembre, perché la paura fa novanta” e “l’unica salvezza del centrodestra è che il centrosinistra si divida e noi dobbiamo evitarlo”.
“Iv ci sarà nella prossima legislatura e saremo determinanti per l’elezione del Quirinale e per il semestre italiano di presidenza europea”. Lo ha detto il leader Iv Matteo Renzi nel suo intervento finale alla Leopolda a Firenze, assicurando che “non sarò candidato nel listino blindato e sicuro”.
“E’ infame quello che ha fatto Giorgetti con Unicredit, deve smettere di intervenire nel rischio bancario”
(da agenzie)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
L’HOTSPOT HA ACCOLTO I SUPERSTITI DELL’ULTIMO NAUFRAGIO
Li riconoscono da lontano i soccorritori che li hanno salvati dal mare. Un braccio alzato in
segno di vittoria, due mani a formare un cuore mentre dall’altra parte della recinzione dell’hotspot di Contrada Imbriacola un gruppo di migranti corre in contro al gruppo di operatori umanitari e attivisti che si sono radunati fuori dalla struttura.
“My friend”, urla una ragazza dell’Ong Sea Watch, mentre il giovane a cui si riferisce le corre incontro. Lo abbraccia, gli tiene le mani raccolte tra le sue. Per un momento non ci sono confini, tra chi arriva e chi accoglie.
Ieri i cancelli del centro di primissima accoglienza di Lampedusa erano, infatti, insolitamente aperti. Una delegazione della provincia e del comune di Cremona, insieme ad Arci Porto Sicuro, è entrata nell’hotspot di Lampedusa. “L’hotspot ospita attualmente circa 290 persone. La permanenza media all’interno della struttura è di 3-4 giorni. I primi quattro step delle procedure di identificazione avvengono all’interno della struttura. In caso di arrivi intensi, il flusso viene diviso: le procedure per i minori continuano a essere gestite a Lampedusa, mentre gli adulti vengono inviati in altri luoghi di frontiera in Sicilia”, spiega Edoardo Vola, consigliere provinciale di Cremona, presente all’incontro.
Tra le 290 persone ci sono anche i superstiti dell’ultimo naufragio avvenuto a poche miglia da queste coste lo scorso 29 settembre. Così mentre nel resto dell’isola si commemora il naufragio del 3 ottobre 2013 che ha tragicamente trasformato questo giorno nella “giornata della memoria e dell’accoglienza”, a Lampedusa il 3 ottobre si ripete in ogni madre che in questo pezzo di terra in mezzo al mare arriva da sola.
“Quando siamo finiti in acqua ho perso due dei miei figli che sono ancora dispersi, il più piccolo mi è scivolato dalle braccia mentre provavo a trarlo in salvo, ho potuto riconoscerne solo uno il cui corpo è ancora qui a Lampedusa. Sto male, dovevo morire con i miei figli”, racconta Fakadu madre di tre dei bambini annegati in quella notte, con cui siamo riusciti a parlare.
Fakadu ha affrontato il riconoscimento del corpo del figlio maggiore Aman, di 9 anni, nel poliambulatorio di Lampedusa, dove il corpicino soccorso dall’Aurora di Sea Watch è stato portato.
“Erano circa le 4:00 del mattino quando li abbiamo trovati. Cinque persone ci hanno detto che a bordo avevano anche due cadaveri e che altri si erano rifugiati sulla piattaforma”, dichiara Stefano, capitano di Aurora, “quindi abbiamo portato a bordo le cinque persone e poi recuperato i corpi delle due persone morte che si trovavano sulla barca. Un signore di 46 anni e un bambino di 9 anni. Poi ci siamo diretti alla piattaforma a recuperare le persone che avevano trovato rifugio lì. I sopravvissuti ci hanno detto che mancavano delle persone. Alcune erano state viste andare giù e affogare nel tentativo di salire sulla piattaforma, altre erano disperse. Non sappiamo quante fossero in tutto, immaginiamo sei, sette persone disperse”.
Insieme a Fakadu un’altra madre sopravvissuta alla tragedia si trova ancora nell’hotspot dopo aver perso due figli, rispettivamente di 20 e 14 anni. Un suo terzo figlio più piccolo è sopravvissuto. Una terza superstite piange, invece, la perdita della propria sorella. Le tre donne, Fakadu, Lemlem e Rosa, sono rimaste sole sull’isola.
“L’imbarcazione è partita dalle coste della Libia alle 3:00 di notte. Dopo circa quattro ore di navigazione, c’è stato un fatale cedimento. Il gommone si è aperto e spezzato in due parti, ribaltandosi mentre le persone cercavano disperatamente di aggrapparsi ai tubolari. I naufraghi si sono divisi in due gruppi: una metà è rimasta aggrappata ai resti del gommone, mentre un altro gruppo è riuscito a raggiungere e salire sulla piattaforma”, racconta Fekadu che si è salvata riuscendo a salire sulla struttura. Il gruppo che si trovava in mare è stato recuperato dalla nave della ONG Sea Watch durante la notte, mentre le persone sulla piattaforma sono state soccorse nelle mattinate. L’Aurora ha anche provveduto al recupero in mare dei corpi delle vittime, tra cui un adulto e un bambino, il figlio di Fakadu. “Abbiamo cercato aiuto tante ore prima del naufragio, ma nessuno è arrivato”, continua la donna.
Dal 2014, anno in cui l’Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) ha iniziato una raccolta dati sistematica proprio in seguito alla tragedia di Lampedusa, sono quasi 27.000 le vittime documentate nel Mediterraneo Centrale. È come se un naufragio delle stesse proporzioni di quello del 3 ottobre 2013 si fosse ripetuto ogni due mesi, per tredici anni consecutivi. Questa rotta continua a rappresentare una delle traversate più pericolose a livello globale, concentrando circa il 75% di tutti i decessi documentati nel Mediterraneo negli ultimi dodici anni.
Così, mentre restano sull’isola i superstiti all’ultima immensa tragedia consumatasi in questo mare, chi aspetta giustizia per i morti di tredici anni fa torna a casa sperando, ancora una volta, che questa sia l’ultima.
(da agenzie)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
E IN ITALIA CI SONO POLITICI, MEDIA, VIGLIACCHI E PACIFINTI ASSERVITI A PUTIN CHE FANNO DA MEGAFONO A UN REGIME CRIMINALE: ANDATE A MOSCA A TRATTARE LA PACE, MA FATE IL BIGLIETTO DI SOLA ANDATA
Volker Turk, Alto Commissario per i Diritti umani ha rilevato che gli attacchi russi stanno provocando un numero crescente di vittime civili, mentre la popolazione ucraina vive in un ”costante stato di paura”. Ha parlato di livelli ”scioccanti” di violenza sessuale contro civili e prigionieri di guerra
Nei primi otto mesi del 2026 in Ucraina si sono registrati in media oltre 400 civili uccisi o feriti ogni settimana, con un aumento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Volker Turk al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra, come riportato dal Kyiv Independent. L’ufficio di Turk ha documentato 15.280 civili uccisi o feriti nei primi otto mesi dell’anno, a seguito dell’intensificarsi degli attacchi russi contro le infrastrutture civili. Sul fronte, l’ufficio ha rilevato che quasi 2.500 civili sono stati uccisi o feriti dai bombardamenti aerei russi nello stesso periodo, il 62% in più rispetto all’anno precedente. “La guerra in Ucraina è una catastrofe per i diritti umani che cresce e si intensifica di settimana in settimana, causando sofferenze inimmaginabili ai civili e minacciando un disastro ancora maggiore in tutta la regione”, ha affermato Türk .
Gli attacchi russi contro scuole, centri medici , condomini, ferrovie e negozi stanno provocando un numero crescente di vittime civili, mentre la popolazione ucraina vive in un ”costante stato di paura “, ha affermato. L’ufficio delle Nazioni Unite ha riscontrato livelli ”scioccanti” di violenza sessuale contro civili e prigionieri di guerra. Turk ha accusato la Federazione Russa di utilizzare tali ”atti abominevoli per torturare , intimidire e costringere individui e comunità“.
Secondo il rapporto, dei 1.004 casi accertati di violenza sessuale legata al conflitto, commessi tra febbraio 2022 e luglio 2026 contro civili e prigionieri di guerra, l’89% è stato attribuito alle forze russe. L’11% del totale dei casi accertati è stato attribuito alle forze ucraine, con minacce di violenza sessuale che rappresentano quasi la metà di queste violazioni.
(da agenzie)
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Ottobre 4th, 2026 Riccardo Fucile
LA “LISTA UNITA” È IN TESTA CON IL 35,4% DEI VOTI, VENTI IN PIÙ DELLE STIME DEI SONDAGGI – I PARTITI POPULISTI, CHE HANNO PUNTATO TUTTO SUL SOSTEGNO DELLA MINORANZA FILORUSSA, SI FERMANO A GRANDE DISTANZA
Il partito di centrodestra del Primo ministro Andris Kulbergs si avvia alla vittoria nelle
elezioni parlamentari lettoni, secondo i risultati parziali, il che suggerisce che il Paese manterrà la sua linea filo-europea e filo-ucraina.
Tuttavia, anche i partiti populisti – forti del sostegno della minoranza russofona della Lettonia – hanno ottenuto un buon risultato al termine di una campagna elettorale dominata dai timori legati alla vicina Russia e al costo della vita. Il partito di Kulbergs, “Lista Unita” (United List), è in testa con il 35,4% dei voti – secondo quanto riportato dalla TV di Stato – dopo lo scrutinio di oltre il 90% delle schede.
“È un risultato superiore alle aspettative”, aveva già dichiarato Kulbergs, commentando gli exit poll che attribuivano al suo partito un vantaggio analogo. “Significa che la gente vuole davvero un cambiamento”, ha aggiunto, spiegando che ciò implica “crescita economica” e “un futuro per i figli (della Lettonia)”. Kulbergs ha assunto la carica di Primo ministro solo a maggio.
Tuttavia, la sua coalizione – che i sondaggi pre-elettorali davano in indebolimento – non sopravviverà nella sua forma attuale: uno dei partiti che la componevano sembrava destinato a perdere i propri seggi, mentre altri non hanno ottenuto i risultati sperati.
(da agenzie)
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