Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL GRANDE NODO RESTA LA LEGGE ELETTORALE: SE DOVESSE SALTARE IL MELONELLUM, PER IL CENTROSINISTRA LE PRIMARIE NON SAREBBERO PIÙ NECESSARIE, PERCHÉ IL ROSATELLUM IN VIGORE NON PREVEDE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI
Rispondere al caos con il caos. Celare ogni possibile punto di riferimento agli avversari. E
complicare il percorso delle primarie del centrosinistra. C’è una ragione per cui Giorgia Meloni continua a lanciare messaggi ambigui rispetto alla data delle prossime elezioni.
C’è dietro una strategia precisa. Pensata ed elaborata con i big del partito, con un obiettivo definito: far implodere il centrosinistra. Perché senza un quadro chiaro su cosa accadrà nei prossimi 9-12 mesi, il campo largo potrebbe avvitarsi nella ricerca del candidato alla presidenza del Consiglio.
Meloni ne ha discusso con alcuni ministri anche negli ultimi giorni. Rafforzando una convinzione: confondere le acque innervosisce gli avversari e permette di coglierli in contropiede. Ecco perché la leader ha deciso che salvo incidenti parlamentari che la costringeranno a chiedere il voto in tempi rapidi (dovesse ad esempio fallire la riforma elettorale, spingerà per votare appena dopo l’approvazione della manovra) non fornirà dettagli sulla data delle elezioni prima dell’inizio di febbraio del 2027. […]
Dettaglio necessario, a questo punto: è evidente che la legge elettorale resta il fattore decisivo. Senza “Melonellum”, il centrosinistra potrebbe evitare i gazebo. Il Rosatellum, infatti, non prevede l’indicazione del candidato unitario a Palazzo Chigi. Ma se invece la riforma superasse la prova del Parlamento, allora la leader potrebbe gestire il ritorno alle urne in modo da massimizzare il danno inflitto agli avversari.
Vanno dunque interpretati in questa chiave le accelerazioni e le brusche frenate dei meloniani negli ultimi giorni. Dopo il ministro Luca Ciriani, l’unico ad aver apertamente ipotizzato una finestra elettorale («il voto in primavera sarebbe l’opzione di maggior buonsenso, rispetto a ottobre»), si è fatto sentire Giovanni Donzelli. Il responsabile dell’organizzazione di FdI ha corretto il collega, negando l’idea di urne a maggio e ipotizzando invece di arrivare fino all’autunno del 2027, in assenza però di strappi o eventi politici rilevanti.
Ieri si è esposto anche Ignazio La Russa, segnalando che c’è «molto da fare, quindi ci sono probabilità altissime che si vada avanti fino a fine legislatura». E però aggiungendo che «la minaccia della sinistra è forte, e dunque attenzione: nessun dorma». «Gli italiani devono sapere che c’è un governo che non scappa», ha detto sabato Meloni. «Abbiamo ancora moltissimo da fare». E infine: «Gli italiani ci hanno detto cosa fare ed è quello che continueremo a fare fino all’ultimo».
Un passaggio necessario pure per rassicurare Forza Italia e Lega, in profonda crisi interna, in modo da evitare un pericoloso “liberi tutti” nei gruppi parlamentari in vista della manovra economica. Ma soprattutto, ancora, per sgambettare Pd e Movimento.
Esistono due schemi di gioco, rispetto ai quali Palazzo Chigi intende calibrare le proprie scelte. Il primo prevede che il centrosinistra arrivi a fine gennaio senza ancora aver organizzato primarie. A quel punto Meloni potrebbe sfruttare questo stallo per favorire la soluzione preferita, anche se mai dichiarata: elezioni ad aprile. Nessun preavviso e pochissimo tempo concesso agli avversari per chiamare ai gazebo i simpatizzanti. O comunque per decidere il capo della coalizione.
E se invece il campo largo dovesse risolvere l’aspro dibattito interno organizzando le primarie entro l’inizio del 2027? A quel punto Meloni accarezzerebbe la tentazione di allungare di diversi mesi il momento elettorale, senza escludere la finestra di ottobre o novembre.
Con uno scopo preciso: logorare il vincitore delle primarie, chiunque sia. Nove o dieci mesi prima del voto, in modo da dare tempo al centrosinistra di mostrarsi litigioso. Provando insomma a far realizzare la profezia di molti dirigenti del Pd che si sono esposti anche pubblicamente per dire: evitiamo i gazebo, dal giorno dopo le scorie avvelenerebbero il clima tra alleati.
(da Repubblica)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL CANCELLIERE, FRIEDRICH MERZ, VOLATO IN FINLANDIA PER IL VERTICE UE, TUONA: “QUI, NELL’ESTREMO NORD DELL’EUROPA, SI PUÒ VEDERE QUANTO SIA A RISCHIO LA PACE IN EUROPA. NON POSSO CHE ESORTARE TUTTI NOI A PRENDERE SUL SERIO QUESTO PERICOLO”
“Qui, nell’estremo nord dell’Europa, si può vedere quanto sia a rischio la pace in Europa. Non posso che esortare tutti noi a prendere sul serio questa minaccia”. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Rovaniemi, in Finlandia, vicino al Circolo Polare Artico, dove si è incontrato con altri capi di Stato e di governo dell’Ue.
La Finlandia ha deciso di aderire alla “deterrenza nucleare avanzata” proposta a marzo dal presidente francese Emmanuel Macron ai paesi europei. Lo hanno annunciato i due Paesi in una dichiarazione congiunta, nell’ambito di un nuovo partenariato strategico tra Francia e Finlandia, che sarà firmato nel pomeriggio a Helsinki dai rispettivi ministri degli Esteri.
«Nei prossimi mesi verrà istituito un gruppo di coordinamento nucleare per avviare l’attuazione di questa cooperazione», hanno indicato i due Paesi. Ciò porta a dieci il numero di paesi europei che hanno aderito all’iniziativa francese. La Finlandia si aggiunge a Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia, Danimarca e Norvegia.
Il presidente finlandese Alexander Stubb ha osservato su X che l’iniziativa francese mira «innanzitutto a rafforzare la sicurezza europea» e a «prevenire escalation», senza «sostituirsi» alla «deterrenza nucleare della Nato». «Per la Finlandia, il quadro d’azione prioritario rimane quello della Nato e dell’Unione Europea», ha aggiunto, assicurando che il suo paese non intende ospitare armi nucleari «sul proprio territorio in tempo di pace».
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
“LA STAMPA”: “MA DAVVERO SI PUÒ PENSARE DI CANDIDARSI A GOVERNARE L’ITALIA SENZA AVER SCIOLTO QUESTO NODO IN UN’EPOCA IN CUI LA POLITICA ESTERA È TUTTO? C’È QUALCOSA DI AUTOREFERENZIALE, MA ANCHE DI AUTODISTRUTTIVO IN QUESTO MECCANISMO. È UN AZZARDO FONDARE UNA COALIZIONE CHE NON È MAI STATA TALE SULLA CONTESA PER LA LEADERSHIP PRIMA DI COSTRUIRE IL PROGETTO. SI RISCHIA CHE CHI VINCE NON SARÀ POI SEGUITO ALLE SECONDARIE”
Al termine della giornata comiziante, vissuta dai protagonisti con un certo vigore agonistico,
tutti “pronti” a sfidare Giorgia Meloni, ma in verità pronti a sfidarsi tra loro, la domanda viene spontanea: è davvero così che si costruisce l’alternativa?
L’uno, Giuseppe Conte, al termine del suo tour autopromozionale nelle Feste dell’Unità – mai così tante – arringa gli aficionados alla Festa del Fatto quotidiano contro le armi a Kiev. Lo chiamano pacifismo.
Forse è qualcos’altro, l’indebolimento dell’aggredito, peraltro in una settimana che si è aperta con il drone russo e l’allarme per l’aereo di Zelensky in Moldavia e si è chiusa ieri col bombardamento di un convoglio al confine polacco.
L’altra, Elly Schlein, a Reggio Emilia, ha voluto rendere plastica una prova di forza, riempiendo uno spazio più grande del solito. Un segno di vita, ma niente di paragonabile alle adunate di una volta. «Bene, e adesso che te ne fai?». Così disse Togliatti a Giancarlo Pajetta
Tutto legittimo. Ma il filo che lega la festa dell’uno e la festa dell’altra, l’arringa dell’uno a quella dell’altra, insomma il duello a distanza, è un unico grande “festival dell’ambizione”.
Personale, più che collettiva. Che, come domanda di fondo, risponde al “chi guida?” più che al “che fare?” per conquistare chi è fuori dal recinto. Ecco, il meccanismo della competizione per la leadership si è già innescato. L’uno lo gestisce in modo corsaro, arrembante, spregiudicato. L’altra in modo più “ecumenico” e più dall’intero popolo dell’altro.
Da questa curiosa miscela scaturisce lo stallo politico a tutti i livelli. Se l’assillo fosse quello di sfidare la destra coinvolgendo i moderati proprio nel momento in cui Vannacci ha prodotto una radicalizzazione a destra, il tema del centro non sarebbe posto come una batracomiomachia, in cui c’è chi sceglie Renzi e chi Onorato secondo ciò che gli aggrada.
E se la priorità fosse costruire un’alternativa e non solo un’ammucchiata “contro” dopo aver stabilito chi è il più fico del bigoncio, qualcuno metterebbe la testa sulle amministrative.
Quel che è mancato nel discorso di Reggio Emilia, in perfetta continuità con la storia di questi anni, è una propria visione dell’Italia, su cui misurare in modo esigente il rapporto con gli altri. Un grande partito riformista non accetta tutto pur di stare assieme, ma costruisce lo stare assieme attorno a punti negoziabili e non negoziabili.
E la visione del Paese, in questo mondo così confuso e interconnesso, è più di un insieme di proposte, fossero pure giuste, su sanità, salario minimo, trasporti.
Significa interrogarsi sulle questioni di fondo che riguardano il rapporto dell’individuo con questa epoca inquieta. Una su tutte: la sicurezza per l’Europa.
In Svezia, i socialdemocratici hanno vinto sostenendo l’aumento delle spese militari e il sostegno incondizionato a Kiev.
Ma davvero si può pensare di candidarsi a governare l’Italia senza aver sciolto questo nodo in un’epoca in cui la politica estera è tutto? C’è qualcosa di autoreferenziale, ma anche di autodistruttivo in questo meccanismo che stringe e non allarga.
E che porterà a privilegiare, gli uni e gli altri, gli elementi identitari. È un azzardo fondare una coalizione che non è mai stata tale sulla contesa per la leadership prima di costruire il progetto.
Si rischia che chi vince non sarà poi seguito alle secondarie Il caso Torino è di scuola. C’è un sindaco uscente che parte con i favori del pronostico, è pronto col suo programma, è così pronto che la destra fatica a trovare il candidato e – per inciso – non vuole l’election day perché pensa di perdere alle comunali.
Quel sindaco apre all’alleato con cui ci si candida a governare l’Italia, ma riceve il rifiuto, perché Chiara Appendino è contro di lui ma anche un po’ contro Conte, che però avrà bisogno di lei alle primarie, e quindi si vedrà. Come si vedrà a Milano e pure a Roma. «Continuiamo così, facciamoci del male!» chioserebbe Nanni Moretti in Bianca. Se non ci fossero il caro bollette, il caro affitti, il caro vita, la partita sarebbe ingiocabile.
Alessandro De Angelis
per “la Stampa”
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP STRAPARLA E SUGGERISCE CHE GLI STATI UNITI POTREBBERO RESTARE IN IRAN E “TENERSI IL GREGGIO”, COME FATTO IN VENEZUELA DOPO IL GOLPE AI DANNI DI NICOLAS MADURO
I prezzi del petrolio continuano a correre, spinti dalla chiusura temporanea di un oleodotto chiave in Arabia Saudita in seguito ad alcuni attacchi e dal rinvio di una riunione tra i paesi del Golfo e l’Iran sullo stretto di Hormuz. I future sul Brent sono saliti del 3,36% a 108,12 dollari, quelli sul Wti del 3,55% a 103,60 dollari.
Il presidente americano Donald Trump ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero restare in Iran e “tenersi il petrolio”, tracciando un parallelo con l’iniziativa statunitense volta ad assumere il controllo di un quinto delle vaste riserve petrolifere del Venezuela.
Durante un viaggio in Irlanda per incontri istituzionali e per assistere a una gara di golf, ha ribadito di aspettarsi che il conflitto con l’Iran si concluderà entro l’anno, forse subito dopo le elezioni di mid-term previste negli Stati Uniti a novembre. Parlando al torneo di golf Irish Open, Trump ha aggiunto che, una volta terminata la guerra con l’Iran, il prezzo della benzina “crollerebbe vertiginosamente”.
Le tensioni in Medio Oriente hanno scosso i mercati petroliferi: gli operatori prevedono un nuovo rialzo dei prezzi nella giornata odierna, in seguito a un attacco contro un oleodotto saudita. Trump ha detto che accetterebbe “solo l’accordo giusto”, rifiutandone uno “inadeguato”, e ha aggiunto che l’Iran “chiede continuamente colloqui di pace”. Un’affermazione che Teheran in passato ha smentito.
Tuttavia, il tycoon ha prospettato anche un’altra opzione: mantenere il coinvolgimento in Iran. Facendo un paragone con l’accordo statunitense riguardante il Venezuela, annunciato ad agosto, Trump ha detto che “alla fine ce ne andremo dall’Iran, a meno che non decidiamo di restare e tenerci il petrolio, come in Venezuela”. I proventi statunitensi derivanti dal Venezuela “hanno ripagato la guerra molte volte”, ha concluso
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
NEL TESTO, KLEIN SOSTIENE CHE DIETRO ALL’ATTUALE DERIVA AUTORITARIA NON CI SIA UNA SEMPLICE RIPETIZIONE DELL’ESTREMA DESTRA DEL ‘900, MA UN “FASCISMO DELLA FINE DEI TEMPI” ALIMENTATO DA DISEGUAGLIANZE, CRISI CLIMATICA, ROBOTICA E IA… IL TUTTO È TRAINATO DAI TECNO-PAPERONI AMICI DI TRUMP, COME IL “TEOLOGO DELL’ANTICRISTO” PETER THIEL: “IL FASCISMO DI OGGI NON È PIÙ MONOLITICO, È UNA LITIGIOSA ALLEANZA DI FONDAMENTALISTI RELIGIOSI, TECNO-MILIARDARI E MILITANTI ETNO-NAZIONALISTI, DA CUI PUÒ SVILUPPARSI UN NUOVO TIPO DI APOCALISSE
Di fronte alla recente crescita di regimi autoritari e partiti nazionalisti, conseguenza del declino
economico delle classi medie, molti commentatori ricordano che il mondo ha già vissuto qualcosa del genere, negli anni Venti del secolo scorso: e ha avuto per risultato il nazifascismo, la Seconda guerra mondiale, l’Olocausto.
Nel suo nuovo libro, End Times Fascism (espressione traducibile come Il fascismo della fine dei tempi o Fascismo apocalittico), in uscita il 15 settembre in Nord America e Regno Unito — e a fine ottobre in Italia con La nave di Teseo — Naomi Klein obietta che siamo davanti a un sequel, non a una mera ripetizione di fenomeni già accaduti.
«Il fascismo emerge sempre durante tempi di acuta crisi», spiega Klein nel nuovo saggio, scritto insieme ad Astra Taylor, scrittrice e attivista politica, canadese come lei. «Ciò era certamente vero all’epoca di Mussolini e Hitler: la Prima guerra mondiale aveva massacrato milioni di persone, schiacciato le economie, riempito le città di orfani, vedove e veterani mutilati.
Le crisi di oggi, tuttavia, sono molto differenti dalla semplice ricerca dell’uomo forte e di un capro espiatorio di cent’anni fa. Sono crisi su scala planetaria, con una portata apocalittica, esistenziali. Non siamo alle prese con un semplice ritorno all’autoritarismo del passato, bensì a un sequel, capace di condurci a disastri mai prima sperimentati. Uno sviluppo agghiacciante, che perciò definiamo come il fascismo della fine dei tempi».
Un micidiale cocktail di diseguaglianze, cambiamento climatico, robotica e intelligenza artificiale, avvertono le autrici, apre due possibili scenari per il pianeta, entrambi spaventosi. Il primo è l’estinzione della nostra specie, una catastrofe dovuta a cause naturali, guerre biologiche e supercomputer con gli strumenti per scatenarle sfuggendo al controllo umano.
Il secondo è una Terra modello Blade Runner, in cui una ristretta élite di super ricchi prospera in enclavi ultramoderne e ultraprotette, magari un giorno perfino su un altro pianeta, mentre masse di derelitti sopravvivono tra caos, conflitti e sciagure.
«L’estrema ricchezza ha un effetto dirompente, ti trasforma in un suprematista», argomenta Klein in un’intervista al quotidiano britannico Guardian. «Trent’anni fa Umberto Eco osservò che il fascismo ha un complesso dell’Armageddon», scrive nel libro. «Il grande semiologo notava che, se i nemici vanno sconfitti, dovrà esserci una battaglia finale, dopo la quale i vincitori avranno il completo controllo del mondo.
Ebbene, il fascismo di oggi non è più monolitico, è una litigiosa alleanza di fondamentalisti religiosi, tecno-miliardari e militanti etno-nazionalisti, da cui può svilupparsi un nuovo tipo di Apocalisse».
Per capirlo, invita a guardare la realtà: una corrente messianico-millenarista sembra essersi impadronita della Silicon Valley, dove il miliardario trumpiano Peter Thiel profetizza un imminente Armageddon, e il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, da Thiel sponsorizzato, dice che non si sorprenderebbe «se l’AntiCristo camminasse tra noi».
Quello che serve, conclude Klein, sono leader politici e ordinari cittadini determinati a resistere al nuovo fascismo.
(da Repubblica)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
TEMONO UN IMMINENTE GOVERNO DI ESTREMA DESTRA (E I POST-NAZISTI, PER RITORSIONE, VOGLIONO TAGLIARE I FINANZIAMENTI ALLE CHIESE)
Le chiese in Sassonia-Anhalt stanno cominciando a trasferire i migranti che beneficiano dell’asilo ecclesiastico in altre regioni. È un gesto inaudito, senza precedenti, che dà conto dei timori che i vescovi nutrono già verso un probabile, imminente governo dell’Afd. I presbiteri lo hanno pianificato in realtà da tempo, ossia da quando l’ultradestra ha scritto in primavera nero su bianco nel suo programma che non riconoscerà più l’asilo ecclesiastico e che taglierà i soldi alle chiese. […]
Stephan Reichel, direttore dell’associazione “Matteo — Chiesa e asilo”, conferma a Repubblica che si sta occupando personalmente di un migrante siriano che aveva trovato riparo in una diocesi della Sassonia-Anhalt e che rischia di essere espulso in Bulgaria. Sarà spostato in Sassonia. «È uno scandalo che l’Afd abbia dichiarato guerra alle Chiese e che abbia minacciato a più riprese di cancellare l’asilo ecclesiastico.
Vuol dire rompere con una tradizione di millecinquecento anni, che risale ai primi imperatori romani cristiani, e che è sempre stata rispettata, anche durante gli anni del comunismo», dice Reichel, interpellato al telefono.
Molti cosiddetti “dublinanti”, che secondo le leggi Ue dovrebbero essere respinti nei Paesi europei di primo approdo, chiedono ospitalità alle Chiese per superare il periodo oltre il quale possono poi chiedere asilo in Germania.
In Sassonia-Anhalt, rivela Reichel, i migranti saranno dislocati a breve in altre regioni dove non rischiano di essere trascinati via dalla polizia. E ieri, per la prima volta, è intervenuta pubblicamente sul tema la Chiesa evangelica della Germania centrale (EKM).
Il vescovo Friedrich Kramer non ha voluto dare dettagli per proteggere i migranti ma ha dichiarato a un quotidiano della Turingia che l’asilo ecclesiastico «sarà esternalizzato» dalla Sassonia-Anhalt «perché lì è stato annunciato con grande chiarezza che dopodomani potremmo ritrovarci la polizia alle porte che viene a prendersi i migranti».
Ma, ha aggiunto il vescovo, è «uno spazio di umanità». L’Afd ha dichiarato una guerra talmente esplicita alle Chiese che all’indomani del trionfo alle elezioni in Sassonia-Anhalt anche l’arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx, è stato molto esplicito: «è un risultato terribile e deprimente, ma non è l’ultima parola».
E l’aspirante governatore, Ulrich Siegmund, ha suscitato un’ondata di indignazione nei giorni scorsi quando ha dichiarato di essere d’accordo con il riarmo perché potrà essere utile per la «remigrazione». «Non condanniamo la produzione di armi — ha detto il leader Afd — perché quando cominceremo la nostra offensiva per la remigrazione e i respingimenti dei migranti, avremo bisogno di mezzi».
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX PARÀ DELLA FOLGORE È RECIDIVO: ERA GIÀ STATO SANZIONATO PER IL PRIMO LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, PER AVER LESO IL “PRESTIGIO” E IL PRINCIPIO DI “NEUTRALITÀ” DELLE FORZE ARMATE… NELLA SUA AMATA RUSSIA SAREBBE FINITO 20 ANNI IN SIBERIA O VOLATO DALLA FINESTRA
Per la prima volta il ministro della Difesa Guido Crosetto conferma ufficialmente la sanzione
disciplinare inflitta al generale e leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci per il suo secondo libro Il Coraggio vince uscito a marzo 2024, poco prima delle elezioni europee: un anno di sospensione dalle funzioni del grado, la stessa misura prevista per gli ufficiali in congedo.
Lo fa rispondendo, in forma scritta, a un’interrogazione parlamentare del M5S a prima firma del senatore Bruno Marton che chiedeva conto delle modalità con cui era stato deciso il provvedimento.
Il ministro della Difesa richiama il Codice dell’Ordinamento Militare per spiegare la cornice normativa: l’articolo 1355, secondo cui le sanzioni vanno commisurate al tipo e alla gravità della mancanza, tenendo conto di precedenti disciplinari, grado, età e anzianità del militare. Ma anche l’articolo 1357, che consente sospensioni fino a dodici mesi anche per il personale in congedo.
Il ministero della Difesa conferma ciò che aveva anticipato Il Fatto a luglio: Vannacci era stato sanzionato senza clamore per il libro-autobiografia pubblicati nel marzo 2024 da Piemme mentre l’ufficiale si preparava alla campagna elettorale per le europee ma la sanzione sarebbe potuta essere molto più pesante.
Dodici mesi è il massimo della sospensione salvo la perdita del grado per rimozione, che gli impedirebbe di fare politica fregiandosi del titolo di generale. È un mese in più degli undici rimediati il 28 febbraio 2024 per il primo libro (“Il mondo al contrario”) confermati dal Tar a cui aveva fatto ricorso, con tanto di perdita di metà dello stipendio e dei relativi contributi, per aver leso il “prestigio” e il principio di “neutralità” delle forze armate.
Ma poiché Vannacci è andato in pensione febbraio 2025, la sospensione riguarda solo le “funzioni del grado”, come è previsto per i militari in congedo. A differenza del primo, il secondo libro parla di argomenti di servizio, sui quali i militari hanno un espresso obbligo di riservatezza. Non ha chiesto l’autorizzazione.
La risposta di Crosetto non lascia dubbi sulla sanzione, ma evita i quesiti più politici del M5S: se sia stato rispettato il principio di gradualità rispetto alla prima sanzione, se il caso sia stato deferito a una commissione di disciplina, se il collegio dei 5 generali si sia espresso a maggioranza a favore della conservazione del grado e se il ministro abbia eventualmente disatteso quel parere invocando “ragioni umanitarie” (comunque previste dalla legge).
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
“I NUMERI DICONO CHE NON PUO’ VARCARE LA PORTA DI PALAZZO CHIGI PERCHÉ HA DISTRUTTO LE FINANZE ITALIANE. È STATO UN DISASTRO APOCALITTICO. È TALMENTE UN POPULISTA CHE PUO’ DIRE TUTTO IL CONTRARIO DI TUTTO” … “SI INCHINAVA A TRUMP CHE LO CHIAMA ‘GIUSEPPI’. HA INVITATO I MILITARI RUSSI IN ITALIA”… “HA RESO DIFFICILISSIMO INVESTIRE SU CIO’ CHE SERVE, CIOE’ SULLA SANITA’, SUGLI STIPENDI E SULLA SCUOLA”
“Giuseppe Conte non può tornare a palazzo Chigi perchè ha distrutto le finanze italiane”. Lo dice in un video pubblicato sui suoi social il segretario di Azione Carlo Calenda.
“Conte ha speso quasi 200 miliardi, 194, per bonus edilizi che sono andati a chiunque, gente che aveva bisogno, gente che non aveva bisogno, per la larghissima maggioranza gente che non aveva bisogno, rifacendo il 4% delle case con truffe accertate per 5,6 miliardi di euro. Il provvedimento più costoso della storia della Repubblica Italiana, il più regressivo, cioè quello più per i ricchi.
Quanto a Quota 100 Calenda parla di “un provvedimento che è costato 23 miliardi di euro per mandare in pensione prima 400.000 italiani” mentre sul reddito di cittadinanza “altri 30 miliardi di euro, le cui truffe accertate, accertate e non quelle sotto indagine, sono superiori ai 3 miliardi di euro”. “Lo dicono i numeri – sostiene Calenda – : Giuseppe Conte ha speso 253 miliardi con i quali si sarebbero potuto mettere a posto scuola e sanità o fare il più grande taglio fiscale della storia italiana”. Per questa ragione “è un populista che ha precluso un pezzo di futuro per l’Italia”, conclude Calenda
(da agenzie)
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Settembre 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL DOCUMENTARIO RACCOGLIE LE TESTIMONIANZE ANONIME DI 24 TRA UFFICIALI DELL’INTELLIGENCE E SOLDATI ISRAELIANI PER SVELARE I MECCANISMI DELL’UCCISIONE DI MASSA DEI CIVILI PALESTINESI A GAZA
“A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo
vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene”.
E’ la reazione del ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir nei confronti di Rachel Szor e Yuval Abraham, i registi del film Naza, che a Venezia ha ricevuto un Premio Speciale della Giuria. In un post su X ha parlato di “danno collaterale, diretto contro il popolo d’Israele”. “Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”, ha aggiunto.
Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar chiede la revoca della cittadinanza dei registi del film Naza, Yuval Abraham e Rachel Szor, premiati a Venezia accusandoli di “tradimento”. Lo riporta Times of Israel.
“L’odio viscerale che anima i produttori, disposti a infangare la propria patria pur di ottenere l’applauso degli antisemiti di tutto il mondo, è inconcepibile e rappresenta un tradimento nei confronti del Paese”, afferma Zohar in una dichiarazione. “In qualità di ministro della Cultura, agirò immediatamente per revocare la cittadinanza israeliana a questi spregevoli registi per aver tradito il Paese”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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