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NICOLA GRATTERI: “PER IL SÌ VOTERANNO LA MASSONERIA DEVIATA, GLI INDAGATI E GLI IMPUTATI”

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

“PER IL ‘NO’ VOTERANNO LE PERSONE PERBENE, LE PERSONE CHE CREDONO NELLA LEGALITÀ . VOTERANNO PER IL ‘SÌ’ TUTTI I CENTRI DI POTERE CHE NON AVREBBERO VITA FACILE CON UNA GIUSTIZIA EFFICIENTE”

Il referendum sulla Giustizia? “È certo che per il ‘No’ voteranno le persone perbene, le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento della Calabria.
Voteranno per il ‘Sì’, ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
Così i l procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri, in una intervista video rilasciata al ‘Corriere della Calabria’, risponde a Lucia Serino che gli chiede se ritenga che “territori storicamente un po’ trascurati dall’amministrazione dello Stato, come la Calabria, siano istintivamente sabotatori di tutto ciò che è l’amministrazione dello Stato, quindi anche del sistema della legalità”.
Da Gratteri arriva anche un appello al voto: “Penso che, in genere, a qualsiasi tipo di voto, i cittadini devono, hanno l’obbligo di partecipare. Altrimenti non ci si può lamentare che non cambi nulla o che tutto venga demandato agli altri. Dobbiamo sempre partecipare”.
Quindi il procuratore sottolinea: “Penso che il pubblico ministero debba rimanere sotto la cultura della giurisdizione perché il pm nella sua testa deve essere anche giudice. Anche perché ha l’obbligo di trovare prove anche a favore dell’indagato”. E aggiunge: “Io non voglio un pubblico ministero più forte, lo voglio più sereno, che non abbia pressioni”.
Poi attacca: “Questa riforma è per i potenti e per i ricchi: se creiamo un pubblico ministero super poliziotto accade che il pm, che cerca prove ad ogni costo, non cercherà, non dovrà cercare più prove a favore dell’indagato, scandagliare ad esempio ciò che l’avvocato porta in istanza.
Chi potrà fare indagini difensive? I ricchi, che vanno da un avvocato potente e costoso. Immaginiamo se un uomo qualunque venisse indagato: chi gli dà i soldi per cercare le prove? Questo è un passaggio importantissimo, una delle chiavi di tutta la riforma: gli ultimi, i deboli, non avranno le stesse garanzie dei potenti in tribunale”.
(da agenzie)

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“VANNACCI HA AVUTO PAURA DI USCIRE IN MARE APERTO. D’ALTRONDE SE UNO IL CORAGGIO NON CE L’HA NON SE LO PUO’ DARE”: STEFANO FOLLI FA A PEZZI VANNACCI E LA SUA MINI-TRUPPA DI PARLAMENTARI CHE HANNO VOTATO LA FIDUCIA AL GOVERNO SULL’INVIO DI ARMI ALL’UCRAINA

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

“ORA È CHIARO L’OBIETTIVO DI VANNACCI: PROVOCARE UN TREMOLIO AI CAPI DEL CENTRODESTRA, IN PARTICOLARE A SALVINI, COSÌ DA INDURLI A TRATTARE QUALCHE POSTO IN PARLAMENTO. I PROCLAMI CONTRO UNA DESTRA PRIVA DI VIGORE? ERANO SOLO SLOGAN A USO DEI TALK

Ora tutti hanno compreso quale fosse il vero obiettivo del generale Vannacci.
Provocare un certo tremolio ai capi del centrodestra, in particolare Matteo Salvini, così da indurli a trattare qualche posto in Parlamento per la lista “X Mas”. Il che vuol dire sbattere la porta con una mini-scissione, godere del suo rimbalzo mediatico, ma poi rientrare nella maggioranza e restarvi in cambio di qualche seggio e di una maggiore visibilità realizzata grazie al nuovo partito, per quanto minimo.
Ma i sogni di gloria? I proclami contro una destra priva di vigore, incapace di mostrarsi fedele alle promesse della campagna elettorale? Era solo materiale per dichiarazioni televisive, slogan a uso dei talk show.
Questa almeno è la conclusione che si ricava dal voto di fiducia espresso ieri sera alla Camera dai tre parlamentari vannacciani. Hanno detto “sì” alla fiducia sul disegno di legge favorevole a fornire armi all’Ucraina. Lo aveva chiesto il governo di Giorgia Meloni per tutelarsi dai mille distinguo emersi sul tema nelle file del centrodestra, soprattutto nei ranghi della Lega.
E subito il neo-partito del “me ne frego” è andato in soccorso dell’esecutivo. S’intende, i numeri sarebbero stati abbondanti anche senza il terzetto scissionista. (.
Resta il fatto che attraverso questo strumento parlamentare Kiev continuerà a ricevere gli aiuti italiani, oscurando i dubbi leghisti. Mentre il centrosinistra resta su
posizioni ostili, se si guarda in particolare al M5S e al gruppo Verdi/Sinistra. In particolare i 5S rivendicano la loro coerenza della prima ora rispetto alla linea anti-Zelensky e non hanno voglia di facilitare le manovre degli amici del generale.
In poche parole, Vannacci ha pagato un prezzo nella sua giornata d’esordio: ha avuto paura di uscire in mare aperto. Certo, ha espresso voto contrario al provvedimento, ma per lui il nodo politico era il “sì” alla fiducia. Approvandola, Futuro Nazionale spera di restare agganciato al centrodestra e di partecipare da co-protagonista alle prossime scadenze, vale a dire la messa a punto delle liste elettorali. Per il mini-partito sarebbe una vittoria, per Salvini e per la stessa Meloni si tratterebbe di una sconfitta. Essere costretti a negoziare con il generale invece di lasciarlo da solo a contare i suoi voti, probabilmente assai pochi.
Tuttavia, se uno il coraggio non ce l’ha, mica se lo può dare: diceva don Abbondio. In questa strana vicenda il generale teme di naufragare se porta alle estreme conseguenze la sua scelta scissionista e davvero decide di navigare in solitudine
Non a caso Marco Rizzo, capo di una piccola formazione comunista che condivide con Futuro Nazionale la stessa linea pro Putin, ieri sera ha attaccato Vannacci: lui, Rizzo, se ne sta all’opposizione e stigmatizza chi vuole tenere il piede in due scarpe. Ma anche nel centrodestra le paure sono notevoli. Si poteva immaginare che si volessero chiudere tutte le porte al militare estremista, in attesa di sconfiggerlo nel dibattito politico e di mandare la sua lista al fallimento.
Invece i tre voti di Vannacci sono stati accettati e soprattutto nessuno ha negato che ci possa essere uno spazio per Futuro Nazionale nella futura coalizione di destra. Chissà cosa ne pensa Salvini, il maggior candidato a perdere qualche penna per far posto allo scissionista che se ne sta con un piede fuori e uno dentro.
Stefano Folli
per “la Repubblica”

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LA CRISI SI FA SENTIRE: LE FORZE DELL’ORDINE SI VENDONO PER UNA COSCIA DI PROSCIUTTO E UN’IMPASTATRICE. A VERONA, UN PUSHER MAROCCHINO E SUA MOGLIE HANNO CORROTTO CINQUE AGENTI DELLE FORZE DELL’ORDINE (SALVINI STARA’ “SEMPRE” ANCHE CON LORO?)

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

LA COPPIA SI È “COMPRATA” UN SOTTUFFICIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA OFFRENDOGLI UN TRAPIANTO DI CAPELLI (DAL VALORE DI 3 MILA EURO) … DAL 2013 AL 2025, LO SPACCIATORE, PER NON AVERE ROGNE CON LA GIUSTIZIA, HA ELARGITO REGALI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 90 MILA EURO: TRA I DONI RICEVUTI DAGLI AGENTI ANCHE DELLE MAGLIETTE DEL REAL MADRID, VESTITI, BORSE E CINTURE GRIFFATE, IPHONE, PROFUMI, BICICLETTE ELETTRICHE E QUATTRO STATUINE DI AVORIO

Il pusher e la moglie, entrambi marocchini, accontentavano sempre i cinque uomini in divisa, sostiene l’accusa, per aver campo libero nella loro attività di spaccio. Erano disposti a tutto. In un caso, avrebbero corrotto un sottufficiale della Guardia di Finanza pagandogli il trapianto di capelli, per una spesa di tremila euro.
Un luogotenente dei carabinieri, invece, si sarebbe fatto pagare 2.000 euro per un soggiorno di tre giorni in Marocco. E poi, sempre a parere della procura, a tutti i cinque indagati giungevano soldi come se piovesse fino ad arrivare a 90.000 euro complessivi oltre a una serie infinita di favori e regali tra i quali due magliette del Real Madrid, un’impastatrice, e, in un caso, addirittura una coscia di prosciutto.
Questi sono solo le punte dell’iceberg di una serie di episodi di presunte corruzione e spaccio che coinvolge cinque appartenenti alle forze dell’ordine, difesi da Nicola Avanzi, Giampaolo Cazzola, Guido Beghini, Marco Pezzotti, Massimo Leva e Zeno Domaschio.
Sono vicende descritte nelle accuse formulate dai pm Stefano Aresu e Alberto Sergi nella richiesta di incidente probatorio presentato ai primi di febbraio dopo due anni di indagine svolte dai carabinieri. La sequenza di episodi sarebbe durata dal 2013 fino al 30 maggio 2024. In quel giorno, il pusher F.J., e la moglie K.G. sono stati arrestati per spaccio di stupefacenti e ora lui si trova in carcere a Vicenza mentre lei è agli arresti domiciliari nella loro casa a Verona.
Due giorni fa, toccava proprio a loro rivelare episodi, circostanze e motivi di questa inchiesta al gip Luciano Gorra, ai difensori e ai sostituti procuratori, nell’incidente probatorio chiesto dalla Procura. I difensori, però, hanno eccepito che non erano stati depositati i video degli interrogatori della coppia, svolti durante le indagini e hanno chiesto un rinvio, accolto dal giudice. L’incidente probatorio, fissato per evitare il silenzio della coppia nell’eventuale dibattimento, è stato rinviato tra una decina d giorni.
La tecnica usata da F.J. condivisa con gli uomini in divisa era sempre la stessa: si incontrava con lo spacciatore, prelevava solo una percentuale della quantità di stupefacente concordata, scappava e lasciava l’ignaro spacciatore in possesso di una parte della droga.
Pochi attimi dopo intervenivano poliziotti, carabinieri o agenti della finanza o polizia municipale, a seconda dei casi, che puntualmente arrestava il fornitore del nordafricano. Gli stessi operatori delle Forze dell’ordine potevano poi ottenere prestigio dall’operazione antidroga, sostiene l’accusa.
In alcuni casi, poi, c’era anche la divisione a metà tra F.J. e uomini in divisa degli incassi. E poi per completare il quadro della corruzione si dava spazio alla consegna di danaro e ai regali come vestiti, borse e cinture griffate, iPhone di ultima generazione, profumi di marca e addirittura biciclette elettriche provento di furto per finire con quattro statuine di avorio.
(da Corriere della Sera)

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IL TRACOLLO DEI GIORNALI IN ITALIA È IN UN DATO: IL “CORRIERE DELLA SERA”, PRIMO QUOTIDIANO IN ITALIA, STA PER SCENDERE SOTTO LE 100MILA COPIE CARTACEE. A DICEMBRE 2025 HA VENDUTO 100.660 COPIE FISICHE IN EDICOLA (-10,2%), COMUNQUE QUASI IL DOPPIO DELLA “REPUBBLICA”, CHE SI FERMA A 53.769 COPIE (-11%)

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

“LA STAMPA” CALA DEL 12,9% A 41MILA COPIE – “IL MESSAGGERO” DI CALTAGIRONE PERDE IL 10,9%, E ARRIVA A 31MILA COPIE, “IL GIORNALE” DI ANGELUCCI-DEL VECCHIO A 22MILA – NELLA DIFFUSIONE TOTALE (CARTACEO + DIGITALE) BENE “IL FATTO QUOTIDIANO” (+6,5, 57.983 COPIE) E “CORRIERE DELLO SPORT” (-13,2%, 34.885 COPIE)

Classifiche e trend dei quotidiani elaborate sugli ultimi dati Ads di diffusione della stampa relativi al mese di novembre e pubblicati qui su Primaonline. Le tabelle per Primaonline.it sono realizzate da Withub.
La classifica su dati ADS della diffusione carta + digitale dicembre 2025 (la prima qui sotto) conferma Corriere della Sera al vertice con 207.963 copie, in lieve calo rispetto a novembre (-0,6%, pari a -1.212 copie). Segue la Repubblica, che registra una flessione più marcata del 5,8% e perde 7.589 copie, scendendo a quota 123.119. In controtendenza, La Gazzetta dello Sport cresce del 5,7% e raggiunge 120.873 copie, superando Il Sole 24 Ore, che si attesta a 116.195 con un incremento dello 0,7%.
Tra i quotidiani con variazioni positive spicca Il Fatto Quotidiano, che guadagna il 6,5% e arriva a 57.983 copie. Ancora più significativa la crescita di Corriere dello Sport – Stadio, che registra un +13,2% e sale a 34.885 copie. Anche il Giornale (+1,4%) e QN – La Nazione (+0,8%) mostrano segnali di ripresa.
Sul fronte delle flessioni, si segnala il calo del Messaggero (-3,6%), del Gazzettino (-3,2%) e soprattutto del Mattino, che perde l’8,2% e scende a 21.078 copie. La Verità registra una contrazione del 4%, mentre la Repubblica e il Messaggero Veneto mostrano rispettivamente cali del 5,8% e dell’1,2%.
Nel segmento dei quotidiani locali, Dolomiten, L’Eco di Bergamo, L’Unione Sarda e Giornale di Brescia mantengono una sostanziale stabilità, con variazioni minime comprese tra -0,2% e -0,7%.

(da agenzie)

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QUANDO SI DIMETTE PETRECCA? LA FIGURA DI MERDA E’ ORMAI PLANETARIA! DOPO IL “GUARDIAN” E IL “NEW YORK TIMES” ANCHE “LE FIGARO” FA A PEZZI LA GROTTESCA TELECRONACA DELLA CERIMONIA INAUGURALE DELLE OLIMPIADI DEFINENDOLA “LA PEGGIORE UMILIAZIONE DI RAI SPORT”

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE MELONIANO, IL CUI PIANO E’ STATO BOCCIATO DUE VOLTE DALLA REDAZIONE, TERMINATE LE OLIMPIADI, POTREBBE LASCIARE LA GUIDA DI RAISPORT (AL SUO POSTO MARCO LOLLOBRIGIDA?) PER ANDARE A CAPO DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI DELLA RAI … I GIORNALISTI RAI SONO SUL PIEDE DI GUERRA: DOMANI SCIOPERO DELLE FIRME IN RAI NEI TG, GR, PROGRAMMI DI INFORMAZIONE E TESTATE ONLINE

Davanti alla bufera che ha oltrepassato i confini, la disastrosa telecronaca ora caso internazionale, cioè quella del direttore di Rai Sport Paolo Petrecca all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, le giornaliste e i giornalisti Rai guidati dal sindacato Usigrai proclamano per domani lo sciopero delle firme in Tg, Gr, programmi di informazione e testate online.
Lo fanno visto che le dimissioni richieste non sono arrivate e per reagire al «duro colpo all’immagine della Rai e alla dignità di tutte le giornaliste e i giornalisti che quotidianamente si impegnano per offrire un servizio pubblico degno di questo nome», si legge in una nota.
La decisione — dalla quale si smarca Unirai, il sindacato minoritario filo-aziendale benedetto dalla destra — arriva dopo giorni di tensione interna e, spiegano, si è resa inevitabile perché «la mobilitazione di Rai Sport e le prese di posizione dei Cdr delle testate e dei generi, a difesa del nostro lavoro, non hanno indotto i vertici aziendali a una assunzione di responsabilità».
È il risultato figlio della tracotanza del potere meloniano, con Petrecca — sfiduciato a Rai News dalla redazione, mentre allo Sport il suo piano è stato bocciato due volte dalla redazione, rimasto però blindato dal governo — che aveva voluto a tutti i costi condurre una telecronaca per la quale c’è chi lavora una vita intera.
La rassegna stampa globale è impietosa. Dal New York Times al Guardian, passando per Figaro — che parla “di peggiore umiliazione di Rai Sport” — fino alla Bild. Titoli e reportage hanno acceso i riflettori sulle incertezze e sugli svarioni andati in onda in diretta, lasciando in secondo piano lo show firmato da Marco Balich allo stadio di San Siro. Una narrazione che ha finito per trasformare un inciampo televisivo in un caso politico-mediatico. La redazione sportiva ha reagito
ritirando le firme per l’intera durata della manifestazione e confermando tre giorni di sciopero al termine delle Olimpiadi.
Nel suo reportage da Milano, l’inviata del New York Times Motoko Rich ricostruisce passo dopo passo la diretta contestata del direttore di Rai Sport, elencando gli errori più clamorosi. Il servizio del giornale Usa parla del modello di governance della tv pubblica: «La maggior parte dei vertici è nominata dal governo in carica di Meloni. Per anni, l’influenza del governo sull’emittente ha portato a ricorrenti accuse di parzialità». Così la vicenda assume una dimensione politica, intrecciandosi con l’immagine dell’esecutivo fuori dal Paese.
Ora per non sbagliare, la telecronaca di chiusura forse andrà al vicedirettore Marco Lollobrigida, oppure a Stefano Bizzotto, voce della nazionale di calcio. Intanto si parla già del dopo. Terminate le Olimpiadi, alla guida di Rai Sport potrebbe arrivare proprio Lollobrigida, anche lui in quota FdI (non è parente di). Mentre per Petrecca potrebbe esserci un altro ruolo, in sostituzione di Simona Martorelli, a capo delle relazioni internazionali della Rai e a un passo dalla pensione.
(da Repubblica)

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GIORGIA NEL PANICO PER IL REFERENDUM: I SONDAGGI CHE MOSTRANO LA RIMONTA DEL “NO”, NELLA CONSULTAZIONE POPOLARE SULLA GIUSTIZIA, COSTRINGONO LA DESTRA A CAMBIARE STRATEGIA A 40 GIORNI DAL VOTO

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

FDI TEME UNA BASSA AFFLUENZA DEI SUOI ELETTORI E HA SPEDITO AGLI ISCRITTI UN SONDAGGIO RISERVATO, PER CAPIRE QUANTI ANDRANNO AI SEGGI IL 22 E 23 MARZO … A PALAZZO CHIGI SONO PRONTI A UN CAMBIO DI STRATEGIA, CON COMIZI DI MELONI IN PRIMA PERSONA. SULLA DUCETTA ALEGGIA L’INCUBO DELLA DISFATTA DI RENZI AL REFERENDUM DEL 2016

Due mosse raccontano bene i dubbi che iniziano a serpeggiare a destra in vista del referendum sulla separazione delle carriere. La prima: martedì notte FdI ha spedito ai suoi iscritti e militanti un sondaggio riservato, per capire quanti siano effettivamente interessati a recarsi ai seggi.
Secondo segnale: dopo mesi passati a parlare di un voto nel merito, a Palazzo Chigi sono pronti a un cambio di strategia, con comizi di Giorgia Meloni in prima persona. Da sola o con gli altri leader della coalizione è presto per dirlo. Anche la location è da fissare: c’è chi suggerisce Milano, altri Napoli, la città di Nicola Gratteri, tra i frontrunner del no.
Il capodelegazione di FdI al governo, Francesco Lollobrigida, parlando con i cronisti nel fumoir di Montecitorio: Meloni «farà più di un’iniziativa», racconta il ministro dell’Agricoltura. A quaranta giorni dal voto, si apre «una fase nuova». Più politica, fa intendere. Si farà passare il messaggio che se la giustizia non cambia stavolta, «non cambierà mai».
Nei sondaggi la distanza tra sì e no si fa sempre più sottile. Decisiva è l’affluenza, come registrava ieri Youtrend: con una partecipazione sotto al 46,5% la riforma sarebbe cassata. Anche per questo FdI ha avviato un’indagine tra i suoi iscritti e simpatizzanti. Ai militanti viene chiesto se andranno a votare sì, no, o se pensano di «non andare a votare».
Era da diversi mesi che FdI non sfornava un sondaggio interno, destinato alla sua base. E con l’occasione vengono scandagliati anche altri argomenti. Il pacchetto sicurezza. Ai militanti viene chiesto se siano «soddisfatti» dell’operato del governo sull’immigrazione e «su quali dei temi dovrebbe maggiormente concentrarsi», dalla sanità ai migranti al fisco.
Dettaglio significativo: in coda viene chiesto ai simpatizzanti della fiamma cosa voterebbero alle prossime Politiche e per la prima volta viene inserito nell’elenco delle opzioni «Futuro nazionale (Vannacci)».
Anche dentro FI c’è fermento per quella che gli azzurri riconoscono come la propria riforma «bandiera». Il 25 si riunirà la segreteria nazionale di Antonio Tajani, ai primi di marzo il consiglio nazionale. I deputati Giorgio Mulè ed Enrico Costa ieri erano al lancio della “maratona oratoria” per il sì, dal 2 all’8 marzo proprio sotto la Cassazione.
E tra i forzisti sta prendendo forma anche quest’idea: un treno per il sì, da Milano a Reggio Calabria (un po’ come fece Renzi nel 2017, ma nessuno lo spiega così).
La disputa referendaria non poteva non coinvolgere la Rai: ieri sia Augusta Montaruli per FdI che Nicolò Zanon, presidente del comitato “Sì riforma”, hanno spedito una segnalazione all’Agcom per violazione della par condicio. Nel mirino un servizio di Report dell’8 febbraio.
(da Repubblica)

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SONDAGGIO YOUTREND PER SKY TG24: LA LEGA CROLLA AL 6,2%, SUPERATA DA AVS, DOPO L’ADDIO DI VANNACCI E IL CAMPO LARGO SI AVVICINA ALLA RIMONTA

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

CALA FDI, BENE PD. M5S, AVS E AZIONE..,FUTURO NAZIONALE AL 3,9%

Iniziano a vedersi nei sondaggi politici gli effetti della scissione in casa Lega. L’addio di Roberto Vannacci e la nascita di Futuro nazionale sembrano aver portato via almeno una parte dell’elettorato leghista: il Carroccio perde un intero punto nella nuova rilevazione di Youtrend per Sky Tg24, e scivola anche al di sotto di Alleanza Verdi-Sinistra: sarebbe solo la sesta forza politica del Paese, oggi. Perde terreno anche Fratelli d’Italia, anche se in modo meno netto. Nel frattempo crescono quasi tutti i partiti dell’opposizione. Così, il distacco tra i due schieramenti si riduce a un punto e mezzo.
Crollo Lega, giù anche Fratelli d’Italia
Fratelli d’Italia è al 28,9%, in calo di tre decimi. È una discesa che non può fare piacere a Giorgia Meloni, anche se il problema ora non sono i consensi al suo partito. Infatti, FdI resta comunque ampiamente al primo posto tra i partiti politici. Gli avversari sono ben distanti. Ma gli alleati ora sono più in difficoltà che mai.
O meglio, un alleato. Non ci sono particolari problemi in casa di Forza Italia, che con il 9,5% resta vicino alla doppia cifra. Chi è in calo netto è la Lega: 6,2%, il risultato più basso registrato da anni. Il Carroccio perde un punto percentuale nel giro di una settimana. Non è difficile immaginare quale sia il motivo.
Insieme a Noi moderati, stabile all’1% (-0,1%), la coalizione arriva al 45,6% dei voti. Non è un risultato rassicurante, per l’attuale maggioranza.
È circa un punto e mezzo in più rispetto a quanto ottenuto nel 2022, ma allora la vittoria fu dovuta anche al fatto che non c’era un centrosinistra unito. Nel 2027, le cose potrebbero essere diverse.
Futuro nazionale al 3,9%: ma gli elettori non sanno da che parte sta.
L’elefante nella stanza è Futuro nazionale di Roberto Vannacci, o Fnv, il nuovo partito nato dopo l’addio del generale ed eurodeputato al Carroccio che lo aveva candidato a Strasburgo un anno e mezzo fa. Futuro nazionale è al 3,9% secondo il sondaggio. C’è già un calo dello 0,3% rispetto alla rilevazione della scorsa
settimana: potrebbe essere la prima ondata di entusiasmo che scema, o più semplicemente una ‘correzione’ statistica che si avvicina alle altre stime nazionali, che solitamente piazzano Fnv tra un punto e mezzo e quattro punti.
È ancora difficile da inquadrare non solo il consenso elettorale, ma anche il ruolo di Futuro nazionale. Come ha dimostrato il voto sulle armi all’Ucraina alla Camera (no al sostegno a Kiev, ma sì alla fiducia al governo Meloni), il partito di Vannacci non vuole schierarsi del tutto contro l’attuale centrodestra – anche se gli attacchi diretti a Matteo Salvini non sono mancati.
Sarà uno dei dubbi che agiterà il panorama politico da qui alle prossime elezioni: opposizione ‘da destra’ al governo, o nuova gamba della maggioranza (Lega permettendo)?. Un dubbio che, per adesso, divide anche gli elettori.
Infatti, il 38% dei cittadini vede Futuro nazionale più come una forza di maggioranza, mentre solo il 23% lo vede come opposizione. Ben il 39%, però, non sa come collocarlo.
L’equilibrio cambia leggermente in base agli schieramenti. Il 59% degli elettori di centrodestra considera Vannacci un alleato (solo il 13% lo colloca all’opposizione). Più divisi i sostenitori del campo largo: per il 39% Fnv è nella maggioranza, per il 35% è all’opposizione.
Cresce il campo largo, ora la rimonta è a portata
A proposito di opposizione, qui la prima forza politica è il Partito democratico con il 21,2%, in crescita di due decimi percentuali. I risultati più positivi arrivano da altri due schieramenti: il Movimento 5 stelle sale all’11,8% e Alleanza Verdi-Sinistra addirittura al 7%, superando, come detto, la Lega.
Entrambi guadagnano quattro decimi in una settimana. Insieme, i primi tre partiti del campo largo crescono di un punto rispetto a sette giorni fa.
Italia viva di Matteo Renzi scende al 2,2% (-0,3%), mentre +Europa recupera un calo delle scorse settimane e torna all’1,9% (+0,6%).
Ottimo risultato anche per Azione di Carlo Calenda, che al momento si schiera al di fuori delle due coalizioni: è al 4% con un +0,6%.
Il campo largo per come è composto al momento – Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa – raggiungerebbe il 44,1% dei voti. È appena un punto e mezzo in meno rispetto al centrodestra. In questo scenario, potrebbero giocare un ruolo decisivo i voti ottenuti da Calenda e da Vannacci.

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“SE SEI NE GUAI, PRENDITELA COI MIGRANTI”: LA REGOLA D’ORO DI MELONI PER SMETTERE DI PERDERE VOTI

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

LOTTA A DESTRA TRA CHI E’ PIU’ RAZZISTA E CRUDELE, MANCANO GIUSTO GLI SGHERRI DELL’ICE E SIAMO A POSTO

“When in trouble, go big”, quando sei nei guai, pensa in grande, era il motto di Barack Obama. “Quando sei nei guai, prenditela con gli stranieri”, è invece il motto del governo Meloni e della destra italiana.
I guai sono i sondaggi, ovviamente. Giorgia Meloni e la destra hanno paura di perdere: ecco perché stanno picchiando sempre più duro
Quelli più recenti di Swg e YouTrend, ad esempio che danno il neonato partito del generale Roberto Vannacci oltre il 3%, tutti voti persi da Fratelli d’Italia e Lega. Ancora peggio, persi a destra, dove fino a ieri sembravano in cassaforte.
E quelli sul referendum costituzionale, che anziché un trionfo annunciato del Sì è diventata una battaglia punto a punto, soprattutto in caso di bassa affluenza. Una
rimonta, quella del No, figlia anche di un giudizio negativo verso il governo – la cui popolarità continua a calare, sempre secondo YouTrend – non solo verso la riforma.
Per cercare di arginare questa doppia slavina, Meloni & co, in assenza di crescita economica, hanno deciso di rispolverare grandi classici: sicurezza e migranti.
E infatti, le ultime settimane sono state punteggiate di provvedimenti repressivi, dal decreto sicurezza all’ultimo disegno di legge sull’immigrazione. Una somma di provvedimenti simbolici ed esemplari, di dubbia efficacia e ancor più dubbia realizzazione, il cui senso sembra più quello di voler dire all’elettorato deluso “ehi, siamo ancora noi, duri e incazzati come tu ci vuoi”, che quello di risolvere problemi.
Prendiamo il disegno di legge sull’immigrazione, per dire.
C’è una specie di “braccialetto elettronico”per i richiedenti asilo – decidete voi cosa sia uno strumento elettronico a distanza – che viola ogni possibile norma sulla privacy e che probabilmente rimarrà lettera morta. Ma wow, guardate come siamo cattivi.
C’è il divieto di portarsi cellulari “con fotocamera” (cioè tutti) nei CPR, le cui condizioni, d’ora in poi, non saranno più documentabili da chi ci entra. Un po’ come in prigione.
C’è il sempiterno blocco navale – cui Meloni ha già dedicato un video promozionale stile “missione compiuta” – contro le barche che salvano i migranti, in caso di “minaccia grave all’ordine pubblico” o “sicurezza nazionale” o “pressione migratoria eccezionale”. Cioè, sempre, dal loro punto di vista.
Peccato che questa norma violi l’articolo 19 della Convenzione Sar dell’Onu che l’Italia ha ratificato e che prevede l’obbligo di soccorso in mare e le fattispecie in cui una nave può essere considerata “non inoffensiva” e quindi bloccata.
C’è pure – ovviamente, immancabile – la norma anti-giudici che non convalidano i trattenimenti nei centri per migranti in Albania.
Come arriverà tutto questo pacchettino a diventare legge, è storia dei prossimi mesi. E come passerà dai rilievi del Quirinale, pure. Ma l’importante, per il governo, è averlo messo a terra. Per zittire Vannacci, e per evitare di perdere altri voti.
Sempre e regolarmente, sulla pelle degli ultimi.
(da Fanpage)

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“SE FEDERICA BRIGNONE FOSSE UNA PERSONA NORMALE, SAREBBE ANCORA IN RIABILITAZIONE”: PARLA ANDREA PANZERI, IL CHIRURGO CHE HA OPERATO LA SCIATRICE, VINCITRICE L’ORO NEL SUPER G ALLE OLIMPIADI DIECI MESI DOPO LA ROTTURA DEL PIATTO TIBIALE E DELLA TESTA DEL PERONE E DEL CROCIATO

Febbraio 12th, 2026 Riccardo Fucile

“È UN’IMPRESA INIMMAGINABILE. CI SONO CALCIATORI CHE CI METTONO 9-10 MESI PER UN CROCIATO”, MENTRE BRIGNONE HA GAREGGIATO E VINTO CON IN CORPO UNA PLACCA IN METALLO E ALMENO OTTO VITI”

Una caduta quando era sul tetto del mondo, con la rottura del piatto tibiale e della testa del perone e anche la rottura del crociato della gamba sinistra, un infortunio che poteva decretare la fine della sua carriera. Invece, a dieci mesi di distanza e dopo due operazioni, Federica Brignone ha ottenuto l’oro olimpico nel Super G a Cortina d’Ampezzo. Una impresa impensabile anche secondo i medici.
“Vista la frattura non era immaginabile”, ha ammesso Andrea Panzeri, presidente della Commissione Medica Fisi e chirurgo che ha operato la campionessa lo scorso aprile.
Due operazioni dopo, una a Milano alla clinica la Madonnina e una al J Medical di Torino, invece Brignone ha battuto tutte. “Se fosse una persona normale – ha spiegato Panzeri -, oggi sarebbe ancora in riabilitazione. Lei ci ha messo tanto del suo, tantissimo, ma su questo non avevamo alcun dubbio”, perché “la campionessa fa sempre la differenza”.
Certo ogni caso è diverso ma, ha ricordato Panzeri, ci sono “calciatori che ci mettono 9-10 mesi per un crociato”. Mentre Federica ha gareggiato e vinto con in corpo una placca in metallo e almeno 7 o 8 viti. Ormai finita la riabilitazione ora “si parla di riatletizzazione, controllo del dolore” perché “comunque il ginocchio fa male”.
Quando ha saputo della caduta di Brignone il 3 aprile dello scorso anno, Panzeri, che è responsabile del Trauma Center dell’Istituto clinico San Siro che fa parte del Gruppo San Donato, stava operando a Lione con un altro medico della commissione della Fisi, Gabriele Thiebat, che ha partecipato agli interventi della campionessa.
“Siamo tornati, abbiamo organizzato tutto veramente al volo per andare in sala operatoria in tempi rapidissimi per evitare complicazioni che avrebbero poi
rallentato tutto il percorso chirurgico. Ho avvisato tutti quelli che volevo avere in sala operatoria con me” ha spiegato Panzeri.
Il momento più delicato è stato quello della riabilitazione e della seconda operazione. “Il momento critico era trovare il giusto equilibrio tra quanto caricare, quanto piegare perché bisognava far guarire l’osso, bisognava far guarire i legamenti: hanno dei tempi un po’ diversi, infatti questo ha comportato poi il secondo intervento che avevamo messo in conto perché il ginocchio era rigido, quindi non piegava oltre i 90 gradi. quella è stata un po’ la fase decisiva che poi ha dato la la svolta definitiva”.
La scelta di rioperare è stata presa insieme, un momento clou quando lei ha detto “Ok, adesso vedo che non miglioro più, andiamo in sala operatoria per la seconda volta”. Un lavoro di équipe, ha sottolineato più volte Panzeri, e “devo dire anche Giovanni Bianchi che è il medico responsabile della squadra, le è stato vicino”.
“Abbiamo fatto tutto quello quello che c’era da fare e devo dire che ha funzionato tutto molto molto bene, quindi – ha concluso – è una grande soddisfazione”.
(da agenzie)

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