Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
L’IMMAGINE E’ STATA SCATTATA IL 3 GIUGNO 2025, DOPO CHE CAROCCIA ERA STATO CONDANNATO NELL’APPELLO BIS PER INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI AGGRAVATA DAL METODO MAFIOSO (IL 15 GENNAIO DELLO STESSO ANNO)… “DOMANI” SCODELLA UNA FOTO CHE DIMOSTRA COME DELMASTRO SIA TORNATO NEL LOCALE, CON UN SINDACALISTA DI POLIZIA PENITENZIARIA E ALTRI AGENTI, ANCHE A GENNAIO 2026, QUANDO IL SOTTOSEGRETARIO NON POTEVA NON SAPERE CHI FOSSE MAURO CAROCCIA
Andrea Delmastro è in piedi con una sigaretta in bocca. Seduta di fronte a lui, dall’altra parte del tavolo, Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia. E poi tutto il cerchio magico del sottosegretario che ha la delega al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Tutti riuniti intorno a un tavolo nel locale la Bisteccheria d’Italia, il locale finito al centro delle cronache perché collegato alla srl Le 5 Forchette, in cui fino a poche settimane fa erano soci Delmastro e altri politici di primo livello di Fratelli d’Italia in Piemonte.
Amministratrice unica e socia di maggioranza della srl collegata al ristorante è Miriam Caroccia, figlia 19enne di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. Caroccia è un prestanome del clan Senese, uno dei più pericolosi di Roma.
Delmastro ha sostenuto di non sapere chi fosse il padre della sua socia. Una foto con Caroccia senior risalente addirittura all’ottobre del 2023, all’interno del vecchio ristorante della famiglia romana Da Baffo, lo smentisce: conosceva il padre di Miriam addirittura 14 mesi prima della costituzione della srl.
Ora però c’è un’altra foto a inguaiare il sottosegretario. È molto più recente: risale appena al 3 giugno del 2025. E soprattutto è chiaramente scattata all’interno di Bisteccheria d’Italia, il ristorante gestito da Mauro Caroccia finché era a piede libero. Delmastro è ritratto evidentemente a suo agio, visto che ha una sigaretta in bocca nonostante si tratti di un luogo chiuso.
D’altra parte il sottosegretario è con i suoi fedelissimi. Nella foto si riconosce chiaramente Bartolozzi, potente e contestata capo di Gabinetto del ministro Nordio, recentemente finita al centro delle polemiche per la frase contro la magistratura, definita “plotone d’esecuzione”. Ieri Il Fatto ha chiesto alla capa di cabinetto di confermare la sua presenza nel locale dei Caroccia, ma Bartolozzi non ha voluto rispondere alle nostre domande.
Ma da quello che risulta al Fatto a gestire i tavoli era direttamente anche Mauro, come d’altra parte si intuisce dai numerosi video promozionali della Bisteccheria ancora presenti sui social. Quando è stata scattata questa foto – il 3 giugno del 2025 – Caroccia era stato condannato nell’appello bis per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso.
Il ristoratore aveva già una lunga storia giudiziaria alle spalle: arrestato nel luglio del 2020, condannato in primo grado nell’ottobre del 2021, assolto in Appello nel febbraio del 2023, prima che la Cassazione annullasse tutto, ordinando un nuovo processo di secondo grado.
L’Appello bis è del 15 gennaio del 2025, un mese dopo la costituzione della società Le 5 Forchette a Biella, tre mesi prima della nascita della Bisteccheria d’Italia. Quando lo stato maggiore cena nel locale di via Tuscolana il gestore è in attesa di una sentenza della Cassazione che potrebbe portarlo in carcere.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
SE UN PUNTO VENDITA HA FATTO RIFORNIMENTO ANCORA CON LE ACCISE PRECEDENTI, APPLICHERÀ ANCORA QUELLA QUOTA NEL PREZZO FINALE. E I DISTRIBUTORI NON INTENDONO ANDARCI IN PERDITA – NEL FRATTEMPO, DI VENTI GIORNI DI “SCONTO”, UNO È GIÀ PASSATO INVANO: LA MISURA È STATA POI GIÀ SUPERATA DAL NUOVO BALZO DELLE QUOTAZIONI DEL PETROLIO, CHE POTREBBERO ANNULLARE IL RIBASSO DELLE TASSE. ALTRI PAESI EUROPEI HANNO SCELTO STRADE DIVERSE
Sulla strada statale 69, al distributore Tamoil di Ballao, provincia di Cagliari, il taglio è
scattato con una precisione svizzera. Venticinque centesimi in meno su benzina e diesel. Per la prima, un euro e 92 centesimi al litro alla mezzanotte del 18 marzo, un euro e 67 il giorno successivo dopo l’approvazione del decreto del governo.
Una solerzia che si è però vista molto poco nelle altre pompe di carburante. «Le rilevazioni effettuate da nostri associati nella giornata odierna, presso diversi distributori, mostrano prezzi sostanzialmente invariati», ha lamentato l’associazione di autotrasporti Ruote Libere. Lamentele analoghe anche dal Codacons, secondo cui il taglio «ancora non si è visto alla pompa».
La macchina del governo si attiva già a poche ore dall’approvazione dal decreto. Il nuovo algoritmo elaborato per stanare velocemente eventuali anomalie sui prezzi restituisce un quadro di adeguamento ancora molto lento alle misure. Un mancato recepimento che alle 15 del pomeriggio viene definito «significativo» dagli uffici del Mimit.
Proprio a partire dai dati elaborati scatta la macchina dei controlli e su indicazione dei ministri Urso e Giorgetti Mr Prezzi trasmette alla Guardia di Finanza l’elenco dei distributori che non si sono ancora adeguati al taglio. Le risorse sono limitate e l’esecutivo vuole assicurarsi che la misura, molto onerosa per le casse pubbliche, sia immediatamente efficace.
D’altra parte sono gli stessi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit a mettere in evidenza il recepimento a passo di lumaca del nuovo taglio. Su un campione di circa 25 distributori sparsi lungo tutto il territorio che avevano comunicato i dati al Mimit sia il 18 sia il 19 marzo, meno del 20% a metà pomeriggio aveva esposto ieri prezzi più bassi rispetto al giorno precedente.
Le aziende però invitano alla cautela. Il ritardo nell’aggiustamento dei prezzi dipenderebbe dal meccanismo stesso con cui si applica l’accisa. Se un punto vendita ad esempio ha fatto rifornimento ancora con le accise precedenti, applicherà ancora quella quota nel prezzo finale.
«È il principio delle scorte, molti distributori hanno acquistato quel carburante mercoledì pagando le accise a prezzo pieno, e non hanno intenzione di rivenderlo andandoci in perdita», spiega Alessandro Lanza, direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei. I tempi del via libera al provvedimento non hanno certo aiutato. «Il decreto è stato approvato a tarda sera e quindi bisognerebbe forse aspettare un’altra giornata per capire in che misura viene uniformemente attuato», sottolinea Marzio Galeotti, professore ordinario di Economia Politica all’Università degli Studi di Milano.
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
ALDO CAZZULLO: “L’EVASORE O L’ELUSORE È UN FURBO CHE CE L’HA FAT:TA. CI MANCA L’IDEA CHE LO STATO SIAMO NOI; LO STATO È PERCEPITO COME ALTRO RISPETTO A NOI, COME QUALCOSA DA TEMERE E DA CUI GUARDARSI. POI CI ARRABBIAMO SE BISOGNA ASPETTARE SEI MESI PER UN ESAME URGENTE ALL’OSPEDALE”
Il problema è che fino a quando i Paesi europei giocheranno a farsi concorrenza tra loro, con le nazioni del Nord che attirano le multinazionali e quelle del Sud che attirano pensionati, saremo lontani dall’equità. Il punto è che l’elusione e l’evasione fiscale — sia nelle forme permesse dalla legge, sia in quelle illegali — non sono sentite dall’opinione pubblica come un problema.
L’evasore o l’elusore anzi è simpatico, è un furbo che ce l’ha fatta. Ci manca completamente l’idea che lo Stato siamo noi; lo Stato è percepito come altro rispetto a noi, come qualcosa da temere e da cui guardarsi. Poi giustamente ci arrabbiamo se bisogna aspettare sei mesi per un esame urgente all’ospedale, se nelle scuole mancano gli insegnanti in particolare i docenti di sostegno, se la macchina della sicurezza e quella della giustizia non funzionano appieno.
Ma ogni Paese ha la sanità, la scuola, la sicurezza che riesce a finanziare. Non è soltanto questione di soldi, certo, ma anche di organizzazione, senso di responsabilità, efficienza. Ma in Italia esiste un’enorme questione salariale. Se pagassimo più decentemente insegnanti, medici, infermieri, ci sarebbero anche meno cervelli in fuga.
(da Corriere della Sera)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
E’ IL MOMENTO DELLE DIMISSIONI
“Non mi inchino alla Mecca dei detenuti”: queste sono le parole dette da Andrea Delmastro
nell’agosto del 2024 in riferimento al carcere di Taranto. Il Sottosegretario alla Giustizia in questi anni ne ha combinate tantissime: dal colpo sparato a Capodanno contro il deputato Pozzolo da una pistola della sua scorta, alle rivelazioni secretate su Alfredo Cospito al suo coinquilino Donzelli, fino all’investimento in un ristorante a Roma insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia piemontesi. Peccato che il proprietario sia legato al clan Senese, quello che ha portato la camorra a Roma e che controlla pezzi di città, come quello dove il ristorante è nato.
Giorgia Meloni continua a sbuffare con le sue solite espressioni facciali, nonostante il riuscito blitz nel podcast di Fedez e Mr.Marra per un monologo sul referendum e non solo. Meloni sbuffa perché sapeva da un mese di questa storia e non ha potuto o saputo evitarla, perché troppo spesso, da Presidente del Consiglio longeva, si è
trovata con esponenti del suo governo, da Santanchè a Nordio fino a Delmastro, che la mettono nei casini.
Non è solo una questione giudiziaria quella che dovrà affrontare eventualmente Delmastro. Nel caso in cui il procuratore di Roma, Lo Voi, dovesse aprire un fascicolo a suo carico per i rapporti con Caroccia — proprietario di quel ristorante e noto come prestanome proprio del clan Senese — la questione è di opportunità politica.
Delmastro, che dimostrò con quella frase sulla “Mecca dei detenuti” tanto sprezzo per i carcerati e addirittura disse che provava gioia nel far sapere ai cittadini che “incalziamo chi sta dietro quel vetro e non lo lasciamo respirare” in riferimento alle auto della Polizia, si trova ora in una posizione ambigua.
Insomma, un curriculum da duro contro il crimine che però nei fatti si rivela amico di chi presta la propria identità alla camorra per fare affari. La riforma della giustizia per questo governo serve anche a questo: evitare inchieste sui propri componenti, perché non è la prima volta e non sarà l’ultima che uno di loro si ritrova in questa situazione.
(daFanpage)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
ALTRO CHE MELONI, LA SPAGNA FA SUL SERIO
Altro che Meloni: la Spagna si prepara, per affrontare la crisi energetica dovuta alla guerra in Iran, una riduzione dell’Iva sui carburanti dal 21% al 10% e l’eliminazione dell’imposta speciale sugli idrocarburi. Le misure sono state presentate dal governo spagnolo ai gruppi parlamentari e saranno approvate oggi dal Consiglio dei ministri, secondo quanto anticipato da media iberici, fra cui radio Cadena Ser. Si tratta di un taglio molto pesante davanti a dei prezzi che, rispetto a quelli italiani prima del dl carburanti, erano decisamente inferiori.
Tutte le misure
Il governo guidato dal premier Pedro Sanchez, che illustrerà le misure al termine del Cdm, cerca un sostegno trasversale, combinando riduzioni fiscali con il rafforzamento di parte dello scudo sociale, varato quattro anni fa dopo l’inizio del conflitto in Ucraina.
Nello specifico si parla di un calo stimato di 30-40 centesimi al litro su diesel e benzina. Non solo: ci sarà una riduzione nelle imposte sull’elettricità, con la cancellazione della tassa speciale del 5% e la riduzione dell’imposta sul valore della produzione elettrica.
Rafforzato inoltre il bonus sociale elettrico e il divieto di sospensione delle fornitura per i nuclei familiari più svantaggiati. Non saranno previsti nel pacchetto, come invece chiesto dalle forze di sinistra, capitanati da Sumar, interventi sul blocco degli affitti o il divieto di sfratti in esecuzione. Questo perché queste ultime
due richieste sono troppo divisive e non sono ben viste dai nazionalisti Junts per Catalunya, dal Partito Nazionalista basco, dai conservatori del Partido Popular e dall’ultradestra Vox. Sanchez ha bisogno di un ok trasversale per abbassare i prezzi alla pompa, attualmente comunque sotto i due euro al litro.
Benzina, quali sono i paesi più cari in Europa
Dallo scoppio della guerra in Iran diversi paesi europei stanno registrando un aumento dei prezzi di carburante. In cima alla classifica ci sono i Paesi Bassi, con una media di 2,17 euro a litro. Segue la Germania con 2,075 euro a litro e Danimarca e Finlandia attestate all’1,93 a litro. Tra i meno cari Slovenia, Croazia, Irlanda e Slovacchia. Anche la Spagna, in realtà, non aveva un prezzo da allarme. Ma forse per Sanchez è meglio prevenire che curare.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
L’ANALISI DELL’AGENZIA DI STAMPA REUTER
L’Italia ha goduto di una stabilità di governo insolita da quando la premier Giorgia Meloni è
entrata in carica più di tre anni fa. Ma le conseguenze degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, lanciati il 28 febbraio, stanno mettendo in luce una serie di vulnerabilità dell’economia italiana che […] rischiano di minare il consenso di Meloni tra imprese ed elettorato.
Il differenziale di rendimento tra i BTP italiani di riferimento e i Bund tedeschi equivalenti — un indicatore chiave della fiducia degli investitori nell’Italia — era sceso all’inizio dell’anno sotto i 60 punti base, il livello più basso dal 2008.
Questo cosiddetto “spread” si è però ampliato di oltre 20 punti base nelle ultime due settimane. Nello stesso periodo, i prezzi internazionali di petrolio e gas sono aumentati, incidendo sui bilanci di imprese e famiglie in un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche.
Ecco cinque fattori di crescente preoccupazione per Meloni:
Questo grafico mette insieme tre variabili: prezzi del petrolio, rendimento dei BTP decennali e spread BTP-Bund. L’Italia, con il suo enorme debito pubblico, tende a soffrire più di altri Paesi dell’eurozona quando i mercati passano a una modalità “risk-off” in fasi di instabilità globale o temono tassi d’interesse più elevati.
L’aumento del costo del debito arriva mentre il governo non è riuscito a ridurre il deficit di bilancio al 3% del PIL come previsto lo scorso anno, lasciando Roma sotto procedura d’infrazione dell’UE, che limita la libertà di spesa di Meloni in vista delle elezioni del 2027.
Il sistema elettrico italiano, a differenza di quelli di Paesi come Francia e Spagna, dipende fortemente dalla produzione a gas. Questo significa che qualsiasi aumento del prezzo del gas si trasferisce rapidamente sulle bollette di imprese e famiglie.
È un problema significativo per un governo che aveva costruito parte della propria credibilità sulla gestione della crisi energetica interna scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
Il settore manifatturiero italiano è in difficoltà da tre anni, frenando la crescita della terza economia dell’eurozona. Finora, tuttavia, i gruppi industriali — una base elettorale centrale per Meloni, soprattutto nel Nord — hanno sostenuto il governo. Se i costi energetici e i rischi geopolitici resteranno elevati e la domanda estera si indebolirà, continueranno a farlo?
Il crollo del traffico nello Stretto di Hormuz e le interruzioni delle catene di approvvigionamento nei Paesi del Golfo stanno colpendo anche l’agricoltura
italiana — fortemente dipendente dai fertilizzanti importati — e minacciano il settore agroalimentare del Paese.
Anche le esportazioni agroalimentari italiane stanno soffrendo: Coldiretti stima perdite già superiori a 100 milioni di euro per il settore florovivaistico nella sola Sicilia, con oltre 2.000 container di piante e fiori destinati ai mercati del Golfo bloccati in transito.
Con il conflitto in Medio Oriente che sconvolge i collegamenti aerei da e verso la regione, gli operatori turistici italiani lanciano l’allarme.
Oltre mezzo milione di viaggiatori — per lo più ad alta capacità di spesa — sono arrivati in Italia lo scorso anno dai Paesi del Golfo […], in aumento del 18,3% rispetto al 2024, secondo i dati dell’ENIT.
Un rapporto della società di pagamenti Nexi ha mostrato che i turisti della Penisoka Arabica hanno raddoppiato la loro presenza nel 2024 rispetto al 2022 e hanno spesquasi 1.000 euro per carta di credito, più del doppio della media dei visitatori stranieri.
Un calo dei turisti benestanti del Golfo potrebbe essere in parte compensato da arrivi da altre regioni, ma l’associazione delle agenzie di viaggio Fiavet ha stimato l’11 marzo perdite già pari a 38.800 euro per agenzia. Le perdite complessive [… superano i 222 milioni di euro, con solo il 17% dei viaggiatori che ha accettato destinazioni alternative.
(da Reuter)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO SALVINI LANCIÒ LA CAMPAGNA “BASTA EURO” PER ALLEARSI IN EUROPA CON LE DESTRE ALLA LE PEN, BOSSI LO FULMINÒ: “NON CAPISCE NIENTE, SE VOGLIAMO USCIRE DALL’EURO CI SPARANO” -.. A FINE 2016, ALTRA PICCONATA: “SALVINI NON HA UN PROGRAMMA NÉ L’ESPERIENZA PER FARE IL PREMIER. SERVE UN CONGRESSO” – LA CONTRARIETÀ DI BOSSI ALLA LEGA NAZIONALE APERTA AL SUD, L’APPOGGIO AL “COMITATO DEL NORD” IN CHIAVE ANTI-SALVINI, FINO ALLE EUROPEE 2024 QUANDO VOTO’ PER FORZA ITALIA
Si erano tanto mal sopportati, Umberto Bossi e Matteo Salvini. […] il rapporto tra il leader della Lega nazional-sovranista e quello del Carroccio originario, doc, pro secessione, finirebbe alla voce: “relazione complicata”. Salvini, cresciuto nel culto del Senatùr come si cresce nelle sacrestie di provincia, ha poi dovuto commettere il peccato originale: per farla sopravvivere, l’ha dovuta snaturare, «tradendo il Nord», uno dei tanti biasimi del vecchio capo.
C’entra la politica, certo. Ma anche un’altra relazione complicata, quella tra l’uomo e il comando. Bossi non ha mai davvero voluto mollare lo scettro, nemmeno a Roberto Maroni, figurarsi al giovane che parlava di euro come si parla del meteo, con una certa approssimazione. Forse, dopo anni tormentati di frecciate e veleni, sul finire c’è stata davvero una riconciliazione.
Quando a settembre ‘24 – e poi a settembre ‘25 – Salvini è andato a Canossa, cioè a Gemonio, buen retiro del fondatore. «Pace di Gemonio? Mai stata una guerra», disse il vicepremier. Sarà. Gli stracci, però, per un decennio abbondante sono volati. Anno 2013, Bossi prova a riprendersi la Lega, dopo Maroni. Lo sfida il segretario lombardo Salvini, all’epoca rampantissimo quarantenne. Il maestro non ha grande stima del discepolo.
«La qualità che deve avere il segretario è tenere insieme la Lega. Chiunque fa casino non va bene», dice Bossi dell’europarlamentare che ha appena coniato lo slogan «basta euro» e immagina di allearsi in Europa con le destre alla Le Pen. «Non capisce niente, se vogliamo uscire dall’euro ci sparano», urla a Radio Padania il fondatore, che ai nazionalisti francesi preferisce gli indipendentisti scozzesi. Il Senatùr raccoglie a fatica le mille firme necessarie per la contesa, che incorona Salvini con l’80% e passa dei militanti.
A fine 2016, altra picconata: «Salvini non ha un programma né l’esperienza per fare il premier. Serve un congresso». Se non litigano direttamente Bossi e Salvini, lo fanno gli avvocati. A maggio 2017, altra critica: «Salvini non può credere di poter ottenere tutto e il contrario di tutto. Lega finita? È in difficoltà».
Il 17 settembre altre frecciate sul pratone di Pontida, mentre il nuovo segretario avvia la svolta nazionale. «Non condivido le sue aperture al Meridione». Bossi resta giù dal palco. Confessa di essere arrabbiato, che forse è il momento di andarsene. È, in realtà, il momento in cui il partito se n’è già andato da lui. Nuovo nome, nuovo simbolo, “Salvini premier”. Il segretario in carica fa spallucce: «I padri nobili della Lega sono i 9 milioni di italiani che ci votano».
Dopo le Politiche del ‘22, nasce il “Comitato del Nord”. Bossi avalla. Disputa sul simbolo, Salvini diffida. Dall’entourage del Senatùr poi fanno circolare questa voce: il partito gli ha tagliato l’assistenza, così non può più mettere piede in Parlamento. I salviniani negano a mezza voce. I contrasti continuano.
Aprile 2024, 40 anni della Lega, Bossi evoca il cambio del leader: «Salvini non ha attenzione alla questione settentrionale, servirebbe un altro». […] L’ultimo strappo, il più fragoroso, alle Europee del ‘24. «Bossi voterà Forza Italia», rivela Paolo Grimoldi, ex leghista inviperito col nuovo corso. Dal fondatore nessuna smentita, che in politica equivale a una conferma. Salvini mastica amaro, ma con orgoglio: «Riusciamo a crescere nonostante a urne aperte il fondatore annunci di votare per altri, più unico che raro». Poi, forse, il riavvicinamento. Così finisce una storia che non è mai stata davvero una guerra, piuttosto una lunga sopportazione.
(da Repubblica)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
LA FAMIGLIA DEL FONDATORE DELLA LEGA HA DECISO CHE NON CI SARÀ UNA CAMERA ARDENTE E, PER ORA, SOLO DUE POLITICI SONO STATI AMMESSI A CASA: GIANCARLO GIORGETTI E MARCO REGUZZONI. UN SEGNALE ANCHE POLITICO, DI UNA INSOFFERENZA PER IL TRATTAMENTO RICEVUTO DA BOSSI NEGLI ULTIMI ANNI DA PARTE DAI VERTICI DEL CARROCCIO E CHE LA MORTE NON CANCELLA
La famiglia di Umberto Bossi ha deciso così. Nessuna visita a casa, per ora solo due persone
sono state ammesse: Giancarlo Giorgetti e Marco Reguzzoni. Per gli altri, al momento meglio niente: nessuna camera ardente, appuntamento all’abbazia di Pontida domenica per i funerali a cui parteciperà anche la premier Giorgia Meloni.
Un segnale che è anche politico, di una insofferenza per il trattamento ricevuto dal Senatùr in vita dai vertici del Carroccio e che la morte non cancella.
All’inizio del paese, la “sua” Gemonio, hanno appeso questo striscione: “vota sempre Umberto Bossi”. Il giorno dopo la morte del Senatùr comincia la piccola processione nella villetta del fondatore del Carroccio.
Stamani come detto sono arrivati Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia sempre rimasto legato a Bossi, e Marco Reguzzoni, che fu capogruppo alla Camera della sua Lega, poi uscito per entrare in Forza Italia. “Ci sarà il tempo delle parole, ora è solo quello delle lacrime”, dice arrivato a Gemonio.
Oltre ovviamente ai figli: tranne il più grande (e turbolento) Riccardo, sono arrivati gli altri. Renzo, Roberto ed Eridano. Tapparelle chiuse, ingressi contingentati – la famiglia ha sempre tutelato la privacy di Bossi
Il popolo della Lega, invece? Qualche curioso, qualche vecchio militante. Pochissima roba. “Per sempre figli tuoi” è stato esposto da ieri sera sul balcone della prima sede della Lega, in piazza Podestà a Varese, che è stata per anni l’epicentro dell’epopea lumbard.
Uno striscione lungo quasi 5 metri è comparso questa mattina presto sul cavalcavia di viale Europa a Varese, ben visibile a chi esce dall’autostrada Milano-Varese dirigendosi verso il centro città: “Grazie Capo, Padania Libera”.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2026 Riccardo Fucile
I DUE ERANO ALESSANDRO MERCOGLIANO, GIÀ PROCESSATO PER AZIONI A SFONDO TERRORISTICO A TORINO, E SARA ARDIZZONE, CHE LO SCORSO 15 GENNAIO AVEVA LETTO IN AULA IL PROCLAMA A FAVORE DEL MILITANTE ANARCO-INSURREZIONALISTA ALFREDO COSPITO, DURANTE L’UDIENZA PRELIMINARE DEL PROCEDIMENTO SIBILA: “SONO ANARCHICA E NEMICA DI QUESTO STATO”
Tragedia nel parco degli Acquedotti a Roma. Sulle prime si è pensato fossero due senzatetto, invece erano Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, due anarchici, entrambi rimasti uccisi mentre confezionavano una bomba.
Tutto è cominciato venerdì mattina, quando i vigili del fuoco impegnati nelle ricerche di persone rimaste sotto le macerie di un casale abbandonato hanno rinvenuto i corpi di un uomo e di una donna, dopo l’allarme lanciato da un runner.
La struttura interessata dal crollo è nota come «Casale del Sellaretto» e si trova all’altezza del civico 221 di via delle Capannelle. Solo uno aveva segni di bruciature, mentre l’altro – di sesso femminile – presentava traumi legati al crollo dell’antico casale. Nel primo pomeriggio, è emerso il dettaglio che ha impresso una svolta alle indagini.
L’uomo aveva subito la mutilazione traumatica di un braccio, il che ha avvalorato l’ipotesi che stesse maneggiando una bomba, poi confermata dalla successiva identificazione: le vittime – Alessandro Mercogliano, 53 anni, e Sara Ardizzone – appartengono al «gruppo Cospito» ed erano nel casale per confezionare un ordigno, in vista di un attentato, ancora non si sa di quale genere.
Lui, in particolare, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Lei aveva letto in aula il proclama a favore del militante anarco-insurrezionalista Alfredo Cospito (ora in carcere) durante l’udienza preliminare del procedimento Sibilla (Perugia, 15 gennaio 2026).
«Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato – aveva dichiarato con tono solenne la giovane davanti al giudice – dal momento in cui questo nella sua essenza presuppone l’esercizio del potere militare ed economico di alcuni uomini e donne su altre persone e sul pianeta in generale.
Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota, dal momento in cui la scelta tra democrazia e dittatura è solo quella più funzionale a mantenere il controllo sulla popolazione o per essere più precisi: sulla classe oppressa».
Per arrivare all’identità sarebbero stati utili anche i tatuaggi che avevano sul corpo. La tragedia secondo la ricostruzione è avvenuta nella serata di giovedì, per effetto di una violenta esplosione: il tetto dell’edificio si sarebbe sollevato prima di cedere definitivamente a causa dello scoppio improvviso.
La presenza di polizia e carabinieri in forze con il pm di turno e la Digos ha subito fatto ventilare scenari completamente diversi da quelli di uno scoppio accidentale provocato da una bombola di gas. Alcuni testimoni avrebbero udito nella serata di giovedì un’esplosione provenire proprio da questa zona, ma nessuno sarebbe intervenuto per verificare l’accaduto.
Tra le macerie, da dove i pompieri hanno estratto i corpi, cercando di capire se ci fossero anche altre persone sepolte, sarebbero stati prelevati oggetti forse utili nel prosieguo delle indagini.
Secondo gli storici il casale, ora di proprietà privata, «nasce come casa cantoniera sulla ferrovia Roma-Frascati, voluta da papa Pio IX come prima tratta del progetto di strada ferrata che doveva collegare Roma con Ceprano, ai confini dello Stato Pontificio; la casa cantoniera fu utilizzata fino al 1892, quando fu attivata la ferrovia Roma-Napoli».
(da agenzie)
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