Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
LA TESTIMONIANZA CON VIDEO DI ENRICO ABUNHERE: “UN CONTROLLO PERCHE’ NON INDOSSAVO IL CASCO SUL MONOPATTINO SI E’ TRASFORMATO IN UNA AGGRESSIONE”
“Sono sicuro al mille per mille che era lui, mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia. Il più sbruffone, è lo stesso poliziotto che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir“. A due giorni dalla morte del 42enne durante l’arresto nel quartiere Pilastro di Bologna, si aggiunge una testimonianza ai tasselli di una vicenda ancora tutta da chiarire. Il rapper Enrico Abumhere, nome d’arte Bubu Doc, ha pubblicato sui social un video dove si vede vedono tre agenti di polizia che lo immobilizzano su una strada di Bologna, via Mazzini. Uno di loro è lo stesso che ha fermato Fakir.
Il rapper ha raccontato l’accaduto a diversi giornali, tra cui La Stampa e Il Resto del Carlino. “Sono sicuro al mille per mille che era lui, mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia”, dice in un’intervista online al quotidiano piemontese, spiegando di essere stato fermato perché senza casco sul monopattino. Nel corso dell’intervento avrebbe iniziato a litigare con gli agenti e in particolare ne avrebbe affrontato uno. “Lui si è avvicinato e cercava di farmi cadere, allora mi sono difeso. Eravamo uno contro uno. Non gli ho dato uno schiaffo, né un pugno“. Il giovane, che ha una protesi in una gamba per un osteosarcoma avuto all’età di 17 anni, racconta di essere stato buttato in terra. “Una cosa pazzesca, mi hanno ammanettato e portato in Questura”. Il poliziotto del caso di Fakir “mi è rimasto sopra con un atteggiamento minaccioso per molto tempo, sono certo che è lui. È stato un abuso di potere”. Il giovane, riporta il Resto del Carlino, è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e in seguito ha denunciato il fatto ai carabinieri.
In un’intervista a Fanpage aggiunge ulteriori dettagli. “In poco tempo il controllo è diventato un’aggressione” dice. “Mi hanno chiesto documenti. Uno degli agenti, erano circa otto perché si erano fermati al bar, mi ha detto che potevo andare mentre un altro mi ha messo la gamba sul monopattino per impedirmelo”. A quel punto la cosa degenera e la fidanzata del giovane comincia a filmare per tenere traccia di ciò che sta accadendo. “Stavo andando a riprendere il monopattino ma uno di loro mi ha detto di non far finta di zoppicare. Ma non stavo facendo finta, ho una protesi alla gamba a causa di un tumore che ho avuto. Tra una cosa e l’altra, più agenti mi hanno messo a terra. Nel video si vede che sono in tre, ma erano molti di più”. Dall’intervento Abumhere è uscito con la protesi rotta e una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. L’uomo ha a sua volta denunciato gli agenti ed è rappresentato dall’avvocato Niccolò Vecchioni.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
CAMPO LARGO AVANTI DI 2,3 PUNTI SUL CENTRODESTRA, VANNACCI AL 6,7%
L’orientamento di voto di questa settimana registra il calo di Fratelli d’Italia: il partito
dellapremier Giorgia Meloni perde lo 0,3% e scende sotto il 27% (precisamente al 26,9). Forza Italia resta stabile. La Lega guadagna lo 0,1% attestandosi al 5,5% (anche sulla scia del caso Roggero). Sopra però c’è sempre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che guadagna 0,4 punti percentuali e raggiunge il 6,7%, seguito da Avs stabile al 6,4.
È quanto emerge dal sondaggio Swg per Tg La7 su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti in Italia tra il 15 e il 20 luglio nella settimana dell’approvazione alla Camera della nuova legge elettorale targata centrodestra.
E il centrosinistra? In flessione anche il principale partito di opposizione: il Partito democratico perde lo 0,2% raggiungendo 21,1% e accorciando – anche se di poco – la distanza con FdI. Guadagna terreno (lo 0,2%), invece, il Movimento 5 Stelle ora al 13,1%.
Tra i partiti minori, Azione e +Europa registrano una perdita dello 0,1%. Sud chiama Nord è l’unica ad avere un dato positivo: + 0,1%. Restano invariati i consensi di Italia Viva, Noi Moderati, Avanti Psi, Altre Liste e la quota di chi non esprime una preferenza di voto.
Campo largo al 44,3%, Centrodestra 42%
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
“ATTACCATI SOLO PER AVER APPLICATO LA LEGGE DELLO STATO SULL’OMICIDIO E LA LEGITTIMA DIFESA”
“Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”. La giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha espresso solidarietà e preoccupazione dopo gli attacchi di questi giorni rivolti ai colleghi.
Il gioielliere Mario Roggero è stato condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo durante una rapina nel suo negozio a Grinzane Cavour, nel cuneese. Una sentenza che ha scatenato critiche e polemiche e il caso di cronaca è diventato anche politico. Ora il sindacato dei magistrati fa sapere che alcuni colleghi hanno ricevuto minacce e ribadisce che “da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente – prosegue – La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Anm.
(da agenzie)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO)… MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO
A che punto è la notte dell’Armata Branca-Meloni? Dopo quasi quattro anni di potere
benconfortato dal sostegno elettorale e dalla fedeltà dei partner della maggioranza, di colpo la Statista della Sgarbatella ha iniziato a perdere colpi, il motore si è ingolfato e la macchina del governo è finita in panne.
Proprio quando l’arroganza del potere aveva sviluppato, come altri nel passato, una concezione salvifica del suo ruolo, sulla cofana bionda di Giorgia Meloni è arrivata la batosta del referendum sulla giustizia. E dato che le disgrazie sono come le ciliegie, una tira l’altra, è esploso alla sua destra il fenomeno Vannacci che, dopo aver svuotato come una zucchina la Lega di Salvini, oggi ogni punto che guadagna nei sondaggi lo erode a Fratelli d’Italia.
Nel frattempo anche le ambizioni geopolitiche della “Giorgia dei due mondi” sono andate a farsi fottere sotto una gragnuola di “vaffa” di Trump, e alla “Thatcher immaginaria” non è restato altro che naftalinare il ruolo di “pontiera” tra Usa e Ue e ritornare alla sua veste deputata di “portiera” dell’Italietta.
Ed eccola che si sbatte come un Moulinex per uscire dal vicolo cieco in cui l’ha sbattuta l’ex generale della Folgore. Visti e stravisti i sondaggi, a Palazzo Chigi sono ormai ben consapevoli del pericolo che corrono: se l’ex parà della Folgore rimanesse fuori dalla prossima coalizione, la destra ritornerebbe con il fez tra le gambe nelle grotte di Colle Oppio a leggere Tolkien.
E allora tanto vale provare ad ammansire Futuro Nazionale e ragionare su un accordo politico che permetta a tutti di mettere le mani sulla prossima legislatura.
Intanto, messa da parte l’arroganza in modalità “Dopo di me, il diluvio”, Giorgia l’Underdog ha ricompattato le correnti sotterranee di FdI, ricomponendo gli attriti sia con il dominus di Lombardia e Sicilia, Ignazio La Russa, sia con l’ex cognato Francesco Lollobrigida, ed ora è partita nell’operazione di intortare il Generalissimo per ingabbiarlo nella coalizione di centrodestra.
Missione che si sta mostrando irta di ostacoli, a partire dalle posizioni diverse e contrarie all’interno della maggioranza. Se il naufrago Salvini, nonostante il “tradimento” di Vannacci, che ha usato la Lega come un taxi per dar vita al suo partito, non è più capace di intendere e di volere sul Carroccio diventato un catorcio, diversa e contraria è la posizione dell’altro alleato del governo, nonché membro del Partito Popolare Europeo, Forza Italia.
Sia in versione Berlusconi sia in modalità Tajani, il partito fondato dal Cavaliere è all’80 per cento contro l’ingresso nella coalizione di un tipino che è alleato nel parlamento europeo con i post-nazi tedeschi di Afd.
Se fuori tuona, in casa piove. All’interno di Fratelli d’Italia, sul dilemma “Vannacci sì, Vannacci no”, il dibattito incalza. Un volpone della politica come La Russa è dell’opinione, se si vuole tenere unita l’alleanza con Lega e Forza Italia, che il pericolo Vannacci va disinnescato ‘’facendo capire alla Nazione che FdI è la vera destra”.
Al primo piano di Palazzo Chigi, la Fiamma Magica fa poi presente che non è per nulla opportuno, sbandare troppo a destra: le reazioni da parte dell’esecutivo europeo sarebbero di sicuro pessime.
Alla luce del buon rapporto in corso, dopo lo sciagurato coitus interruptus con Trump, tra Meloni e Merz, come la prenderebbe il cancelliere tedesco lo sbarco nella maggioranza di un Vannacci?
L’ex militare, dopo l’espulsione dal gruppo dei Patrioti per l’Europa, è entrato a far parte del gruppo sovranista Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), dove fa compagnia al partito delle svastichelle Afd, il nemico più intimo del governo di Berlino.
Pochi giorni fa, con la scusa di aver avuto un figlio con la maternità surrogata, Merz ha cacciato Jens Spahn, capogruppo dei conservatori della Cdu e intimo amico di Peter Thiel e della galassia Maga.
Amorale della fava: ce lo vedete l’ex parà che molla Afd, il patriottismo neofascio, per entrare in un eventuale governo meloniano?
Ai “messaggeri d’amore” alla Bignami, inviati in avanscoperta a tastare il terreno, i “futuristi” han subito risposto con segnali di guerra.
Il 24 giugno 2026, quando Gianni Alemanno lascia Rebibbia, dopo quasi un anno e mezzo di carcere, trova ad aspettarlo c’è Vannacci e la sua “sporca dozzina”.
“Ale’-danno” ha la dentiera avvelenata: a lui spetta il compito di attirare in Futuro Nazionale lo zoccolo duro e fascio di Fratelli d’Italia, che va dal 3 al 5%. L’ex sindaco di Roma non ha mai dimenticato il trattamento a pesci in faccia ricevuto dalle sorelle Meloni all’epoca dell’inchiesta Mafia Capitale in cui fu coinvolto con l’accusa di corruzione. E adesso non vede l’ora di spedire, con ritrovato tono da leader, un sonoro vaffa alle “sorelle ingrate” di via della Scrofa: “Se da qui alle prossime elezioni politiche riscoprirà l’anima sovranista della destra, tutti i dialoghi saranno possibili. Ma se cadrà nel richiamo delle sirene centriste, Futuro Nazionale non potrà che andare per la sua strada”.
A Vannacci non resta che aggiungere: “Futuro Nazionale appartiene all’area della destra, ma non farà la ruota di scorta. Chiederei un accordo programmatico scritto, pubblico e verificabile, con tempi precisi: controllo sull’immigrazione e remigrazione nel rispetto della legge, revisione del Green Deal, ritorno al nucleare, riduzione delle tasse su lavoro e famiglie, sicurezza, nuove carceri, tutela delle imprese e politica estera fondata sull’interesse nazionale”.
Del resto, il primo a rimetterci da un accordo con la coalizione di centrodestra sarebbe lo stesso Vannacci. Tra allearsi con dei partiti che finirebbero per diluire la sua fascio-retorica o restare all’opposizione e capitalizzare il malcontento populista, risponderebbe come il Santone Quelo, interpretato da Corrado Guzzanti: “La seconda che hai detto!”
(da Dagoreport)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
LA LEGA SI SPACCA SUL TESTO PRESENTATO DA BORGHI, SU INPUT DI SALVINI, SULLA ESTENSIONE DELLA LEGITTIMA DIFESA. UNA PARTE DEI PARLAMENTARI (DA ANDREA OSTELLARI A SIMONETTA MATONE) SI È GIÀ MESSA DI TRAVERSO. E PARE CHE ANCHE L’AVVOCATO GIULIA BONGIORNO NON ABBIA DATO IL SUO BENESTARE
Incurante dello scetticismo dei suoi parlamentari e questa volta anche di via Arenula, Matteo Salvini va avanti e al suo fedelissimo Claudio Borghi fa depositare a palazzo Madama la proposta di legge, ventilata subito dopo l’arresto di Mario Roggero, che allarga le maglie della legittima difesa.
Il testo prevede che «in caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio» o luogo di lavoro «qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati».
Nei fatti viene cancellato del tutto il concetto di legittima difesa «proporzionata all’offesa» previsto attualmente. La proposta è stata scritta da Borghi e dal deputato Andrea Barabotti, su impulso del vicepremier. Ma una parte dei parlamentari si è già messa di traverso. Primo fra tutti il sottosegretario leghista Andrea Ostellari, che ha fatto sapere ai vertici del partito di non essere d’accordo. Insomma, un no di peso. Così come quello della deputata Simonetta Matone con un passato in magistratura.
Si dice che anche l’avvocato Giulia Bongiorno non abbia dato il suo benestare.
Sul primo punto frena anche il viceministro azzurro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto: «Dispiace che una proposta di tale rilevanza sia stata avanzata senza un preventivo confronto con gli altri alleati di governo» anche perché rischia «di creare più incertezze che soluzioni».
Non si espongono i meloniani ma anche loro covano dubbi temendo soprattutto rilievi di costituzionalità, specie sulla presunta retroattività del ddl che «salverebbe» Roggero. E allo stesso modo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avverte che «sulla grazia il Capo dello Stato non va tirato per la giacca». Lega e Futuro nazionale continuano a rincorrersi. Roberto Vannacci è contrario non nel merito ma sui tempi: «Bastava approvare il nostro emendamento» e bolla l’iniziativa leghista come «strumentalizzazione elettorale».
Sullo stop ai risarcimenti alle famiglie delle vittime, invece, la maggioranza ha trovato un’intesa. In serata i relatori al decreto sicurezza e immigrazione, Erika Stefani della Lega e Marco Lisei di FdI, annunciano che inseriranno la norma. Ma il partito di Meloni si vuole distinguere con un suo ddl che presenterà oggi.
Non solo perché la proposta di modifica al decreto sicurezza può risultare incostituzionale, ma anche perché i Fratelli vogliono fare proprio il tema dei risarcimenti e non farsi scavalcare da Salvini. In questo clima si litiga anche sulle intercettazioni.
La premier vorrebbe introdurle per alcuni reati di mafia. Gli azzurri fanno muro. E Meloni si lascia andare a uno sfogo: «Non mi faccio dettare la linea da Marina Berlusconi».
(da Repubblica)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
“È UNA RINCORSA ESTREMISTA CHE FINISCE PER ESSERE LEGITTIMATA PROPRIO DALLA MAGGIORANZA DI GOVERNO LANCIATA AL SUO INSEGUIMENTO. CHI DETTA L’AGENDA, OVVERO L’ORIGINALE, PREVALE SEMPRE SULLE COPIE: E OGGI MELONI E SALVINI STANNO NORMALIZZANDO LE PAROLE D’ORDINE DI FN” … “QUELLO CHE ERA IMPENSABILE VIENE SDOGANATO ALL’INSEGNA DI UNA PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA”
Il video made in Grok – non prodotto formalmente dallo staff di Futuro nazionale –
è(auto)citazionista e come molti di quelli fatti con l’intelligenza artificiale pure un po’ confusionario. Ma, soprattutto, è di cattivissimo gusto e inaccettabile e, quindi, come si ripete in queste ore, l’ex generale ha oltrepassato l’ennesima soglia. Giustissimo. Ma non verissimo.
Nel senso che la vannacciana «strategia della feccia» – termine da lui utilizzato insieme a quello di «figli di nessuno», nell’assemblea costituente del suo partito – non riconosce alcun limite, puntando sempre e solo a colpire al di sotto della cintola e a “épater les bourgeois”.
Altrimenti che comunicazione politica (della) sporca (dozzina) sarebbe? La propaganda serrata di quest’ultima versione dell’imprenditore politico sicuritario e della paura mira innanzitutto a far parlare di sé, e a creare hype, apparendo “coerente” con slogan antisistema sempre più radicali, massimalisti e sovversivi.
È l’overdose populista, un’addiction sempre crescente, e una rincorsa estremista nella campagna elettorale permanente che non ha fine, ma finisce per essere legittimata proprio dalla maggioranza di governo lanciata al suo inseguimento. Come insegnano le inesorabili leggi del marketing politico, chi detta l’agenda, ovvero l’originale, prevale sempre sulle copie: e oggi Meloni e Salvini stanno proprio normalizzando le parole d’ordine di Fn, a partire dal “format della remigrazione”.
Quello che era impensabile – fino a pochi anni or sono – viene sdoganato all’insegna di una profezia che si autoavvera. La politica vannacciana è geneticamente “fuori legge”, a partire dal lessico che dall’occhieggiare al ventennio si è fatto direttamente (para)fascista, dai “badogliani” alla Decima mas, dal “me ne frego” agli “attributi”, senza dimenticare la retorica nazionalista novecentesca (da Piave a Caporetto).
Semplicemente, stando fermo sul suo (non più così) criptofascismo, l’ex parà mena le danze e conduce il gioco – e così Fn si gonfia nei sondaggi e nei consensi. E stando fermo, anzi (con più precisione in riferimento al video) seduto accanto alla premier e al presidente del Senato – senza Crosetto, Salvini, né men che meno i moderati della maggioranza –, presenta pure il manifesto politico-visuale della sua offerta e della sua idea di coalizione spostata tutta a destra che più a destra non si può.
In ogni caso a muoversi, e moltissimo, è la sua comunicazione (diretta o dei proxy), come mostra il “feccioso” video gladiatorio. Un trionfo imperiale di trash, che rientra nella categoria della “slopaganda”, la propaganda Ai slop (ossia la “sbobba artificiale”), che mescola estetica iperrealista (o surreale) e contenuti acchiappaclic di infima qualità. Ampiamente usata da Trump, a cui l’ex generale si ispira in tutto e per tutto anche nello spostare l’asticella del consentito e dell’intollerabile ogni volta più in là. Come da esemplare «strategia della feccia», giustappunto.
(da Dagoreport)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
LA MINACCIA DELLA DUCETTA: SE LA LEGGE VIENE BOCCIATA SI VA DRITTI AL VOTO E AI PARLAMENTARI SALTA IL VITALIZIO, CHE SCATTA AD APRILE 2027… IGNAZIO LA RUSSA AVVERTE LA MAGGIORANZA: SE NON VIENE INSERITO UN MECCANISMO CONTRO LE LISTE BLOCCATE, LA RIFORMA RISCHIA DI ESSERE CASSATA DALLA CORTE COSTITUZIONALE”
Dopo le tribolazioni della Camera, con il clamoroso inciampo sulle preferenze, la riforma elettorale approda in Senato stamattina. Tutto liscio? No, il destino del Melonellum resta incerto. Sono ore di contatti forsennati tra i leader del governo, alla ricerca di una quadra, che ancora non c’è.
Non è servito il pranzo, riservato, ieri mattina tra Giorgia Meloni e Antonio Tajani, l’alleato più riottoso sulla modifica ai listini bloccati che la presidente del consiglio invece caldeggia, seppur annacquata.
Nel menu, c’erano ovviamente pure le preferenze. Tajani, ricostruiscono ambienti di governo, ha avvisato la leader di FdI: insistere per un ritocco alla legge in Senato espone la maggioranza a rischi notevoli. L’eventualità che l’intera riforma venga affossata a Montecitorio, dove dovrebbe essere ratificata in terza lettura, non è affatto inverosimile.
Meloni ancora non molla la presa, però: in privato si dice convinta che con il voto palese, tassativo a Palazzo Madama, sia possibile far passare un emendamento fotocopia di quello bocciato alla Camera la settimana scorsa.
E che quando toccherà di nuovo ai deputati votare il provvedimento, nessuno affosserà la legge con lo scrutinio segreto, perché altrimenti – è la minaccia – si andrebbe dritti al voto e ai parlamentari salterebbe il vitalizio, che scatta ad aprile ‘27.
Tajani non è convinto che un simile avvertimento convinca i malpancisti. Per un precedente: le elezioni anticipate erano state minacciate dalla premier proprio alla vigilia del voto sull’emendamento con le preferenze. E si sa com’è andata a finire: un patatrac, il governo è andato sotto.
Nelle prossime ore Meloni si raccorderà con Matteo Salvini, che è tornato ieri sera a Roma. E lo stesso farà con Maurizio Lupi, il leader di Noi Moderati che ha già annunciato di voler presentare un emendamento bis sulle preferenze.
In questa fase scombinata, è attivissimo anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Che agli alleati di maggioranza ripete nemmeno troppo sottovoce: se non viene inserito un qualche meccanismo contro le liste bloccate, la legge con buona probabilità sarà cassata dalla Corte costituzionale.
E potrebbero essere proprio le toghe della Consulta a introdurre le preferenze, con una sentenza additiva. Preferenze secche, modello Europee, non il compromesso concertato a destra e impallinato alla Camera (capilista nominati e poi tre crocette).
Oggi Palazzo Madama avvia comunque l’iter. Andrea De Priamo, il presidente della commissione Affari costituzionali, incardinerà il procedimento. I tempi? Un altro grande rebus. Intanto perché l’opposizione tornerà alla carica con la richiesta di nuove audizioni, per rallentare il più possibile la corsa del centrodestra, mentre la coalizione di governo non vorrebbe concederle, se non tramite pareri scritti.
E poi perché la stessa maggioranza non ha deciso che strada imboccare: se accelerare senza insistere sulle preferenze, tentando un blitz, con la ratifica finale del Senato addirittura entro la pausa estiva; oppure se schiacciare sul freno, arrivare al dibattito in aula solo a ridosso dell’autunno, in modo da dare meno tempo alla Corte di certificare i vizi della riforma, prima delle elezioni.
(da Repubblica)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO, PRESIDENTE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE: “LA TRAGEDIA È LA POLITICA CHE CORRE DIETRO ALLE PULSIONI DI GIUSTIZIA SOMMARIA E ALLA SETE DI VENDETTA SOCIALE CHE RIBOLLONO NELLE VISCERE DELLA ‘OPINIONE PUBBLICA'”
Vedere “Odissea”, lo strepitoso film di Nolan, nei giorni della vicenda Roggero, aiuta
aschiarirsi le idee. Ci ricorda, innanzitutto, che la vendetta è un sentimento umano formidabile, un impulso naturale e inestinguibile, perché nasce, per definizione, dall’aver subito un torto. Inutile alzare il ditino e fare lezioni di moralità: sono entrati nel mio negozio, mi hanno picchiato la moglie, terrorizzato la figlia, puntato una pistola in testa, portato via il frutto del mio lavoro.
Nella Grecia di Omero, la vendetta privata era un obbligo d’onore (timè), il rifiuto di farlo un marchio di infamia. Ulisse che fa orrenda strage dei Proci perché costoro gli hanno invaso la casa, insidiato la moglie, umiliato il figlio, è l’eroe di tutti noi. Poi arriverà Eschilo, nel Quinto secolo avanti Cristo, a incaricarsi di spiegare all’umanità che la vendetta, come diranno poi giganti come Seneca e Platone, è “la malattia dell’anima”.
Oreste si sente in dovere di uccidere sua madre Clitennestra perché costei insieme all’amante gli aveva ucciso il padre Agamennone. Occorre porre fine a una spirale di morte e di violenza senza soluzione, e perciò Atena istituisce il Tribunale dell’Areopago, stabilendo che da quel momento la giustizia non sarà più privata, ma sarà amministrata da un giudice.
La nostra civiltà, sissignori la civiltà occidentale, nasce allora, nel Quinto secolo avanti Cristo, anche se la strage dei Proci continua a entusiasmarci, e vogliamo vederla e rivederla e rivederla ancora. Dunque non mi stupisce affatto che questa bestia informe, acefala e senza identità che sui social rovescia quotidianamente gli umori gastrici di tutte le più invereconde pulsioni di giustizia sommaria, di frustrazione e di sete di vendetta sociale che ribollono nelle viscere della “opinione pubblica”, tifi per il gioielliere pistolero.
Ci sta. La tragedia non è questa, la tragedia è la politica che gli corre dietro, che blandisce e ammicca alla bestia nella illusione di conquistarne il consenso, ignorando peraltro che quella bestia è semplicemente insaziabile. Puoi darle in pasto tutte le controriforme più immaginifiche, vorrà sempre altro. Forse non le basterà neppure il varo di un articolo unico: “Non è punibile chi abbia commesso un qualsivoglia reato per reagire a qualsivoglia torto subito”.
E così Salvini, che nel 2019 aveva annunciato trionfante urbi et orbi la epocale riforma della legittima difesa, oggi dice che quella sua stessa riforma non basta più, bisogna dare ancora più spazio a chi subisce un torto, bisogna garantire impunità al galantuomo che vendica un torto. E facendo cosa, di grazia? Lo scandalo al quale si grida in questi giorni infuocati quale sarebbe, allora?
Vi è chiaro o no che il Tribunale dell’Areopago, preso atto della impossibilità di applicare l’esimente del diritto di difesa al Roggero, per la accecante evidenza della assenza di ogni minaccia in atto alla vita e alla incolumità propria e dei propri cari al momento degli omicidi, gli ha inflitto la pena minima prevista dalle norme di legge?
Perché è questo ciò che è accaduto. La presidente Meloni, più accorta di Salvini, lascia perdere la legittima difesa e parla di “pena sproporzionata”. Mi chiedo come sia possibile che nessuno le abbia sussurrato all’orecchio che il reato di omicidio volontario semplice è punito dalla legge con pena “non inferiore ad anni 21”.
Qui gli omicidi volontari sono due, più un tentato omicidio. Possibile che si continui, anche da parte chi ha la responsabilità istituzionale di guidare il paese, e con essa il dovere di spiegare ai cittadini la forza e le ragioni della legge proprio quando è più difficile che esse vengano comprese, a lamentare la presunta, mancata considerazione da parte dei giudici dello stato d’animo del Roggero sconvolto dalla ingiuria subita, quando basta leggere la sentenza per comprendere che i giudici invece lo hanno fatto al massimo delle possibilità consentite, concedendo sia le attenuanti generiche (prima diminuzione di un terzo della pena) che l’attenuante della provocazione, cioè dell’aver agito in modo incontrollato a causa dello stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui (secondo abbattimento di un terzo della pena)?
La pena sarebbe dunque sproporzionata rispetto a cosa, presidente Meloni? 14 anni e 6 mesi per due omicidi e un terzo per fortuna solo tentato, è la pena minima irrogabile, è una pena mite e – aggiungo – giustamente e sacrosantamente mite. Poteva avere di meno, Roggero? Sissignore, avrebbe potuto vedere diminuita ulteriormente di un terzo la pena, se avesse scelto di procedere con rito abbreviato (l’omicidio semplice non è ostativo). Non lo ha fatto e avrà avuto le sue ottime ragioni, che magari vorrà raccontarci se crede, ma se Roggero non ha avuto una pena ancora più mite ( a quel punto inferiore ai 10 anni) è stato per una sua scelta processuale; quel che è certo è che i giudici hanno fatto tutto ciò che potevano e dovevano fare.
Quale norma si vorrebbe cambiare, in questa corsa frenetica a chi la spara più grossa per ingraziarsi “la Bestia” social: diminuire la pena minima per l’omicidio? Prevederne pene diverse se l’omicida è ultra settantenne? Mi chiedo allora come sia possibile alimentare, con tale irresponsabile insistenza, le pulsioni peggiori del paese, dell’animo umano, delle nostre viscere. Si discuta semmai – ve ne è tutto il tempo – del tema risarcitorio. Qui sì, è giusto attendersi dal giudice civile una doverosa considerazione del fatto che i richiedenti il risarcimento hanno concorso in modo decisivo, con azione violenta e illecita, all’innesco della catena causale che ha condotto all’omicidio.
Pensare addirittura di eliminare il diritto al risarcimento dei danni, come previsto dall’ennesimo decreto sicurezza, pare a me uno sproposito destinato a sopravvivere il tempo di qualche mese alla mannaia della Corte costituzionale; attendersi invece dal giudice una liquidazione dei danni severamente contenuta pare a me conforme ai più elementari sentimenti di giustizia. Perciò è giusto sentirsi ed essere vicini alla famiglia Roggero, così come è giusto dire a gran voce che i giudici (soprattutto del secondo grado) hanno tenuto in considerazione la tragedia vissuta e interpretata da quest’uomo con la massima considerazione che la legge consentisse loro.
(da Il Foglio)
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Luglio 21st, 2026 Riccardo Fucile
“È STATO SOSPESO PERCHÉ HA SCRITTO UN LIBRO E NON ERA AUTORIZZATO, CON ARGOMENTI, DIVISIVI, IN 31 ANNI NON AVEVO MAI VISTO UNA SOSPENSIONE”
Gianfranco Paglia: Il pensiero Vannacci non è il pensiero della Difesa. Noi siamo lontani anni luce da quello che lui continua a dire dal mese di agosto ad oggi. Non per niente è stato sospeso per 11 mesi, questo va ricordato, perché comunque i suoi discorsi sono stati divisivi per tutti.
A noi personalmente non interessa quello che fanno i nostri soldati in camera da letto. o che colore di pelle loro hanno, ciò che conta è servire il Paese e farlo nel miglior modo possibile, onorare il giuramento che hanno, il giuramento reso alla Repubblica, al nostro Paese, alla bandiera, essere pronti a sacrificare la propria vita per quel giuramento. Io penso che lui si sia proprio perso e questo è triste.
Giuseppe Brindisi: Una parola, anzi una frase che mi ha colpito, lei sa perché Vannacci si è candidato?
Gianfranco Paglia: No vabbè noi sappiamo benissimo che non avrebbe raggiunto la terza stella quindi questo potrebbe essere uno dei motivi ,però sono scelte del tutto personali che vanno rispettate non potendo raggiungere questa è una mia idea.
È una mia idea, ma ci sta. Guardi pure io ho fatto il politico però la differenza qual è stata che quando presidente Fini mi chiese di Intraprendere la campagna elettorale con loro, la prima cosa che feci fu chiamare il mio capo di Stato maggiore, presidente del gruppo medaglie d’oro, e dopo lo dissi a mia moglie, perché sono un soldato, è così che ci si comporta.
Lui è stato sospeso semplicemente perché ha scritto un libro e non era autorizzato, con argomenti, divisivi, di tutto rispetto per le sue idee, ma non per le nostre. In 31 anni non avevo mai visto una sospensione?
Giuseppe Brindisi: Lei che è consigliere di Crosetto la pensa come Crosetto a proposito della dell’elezione di Vannacci farebbe un….
Gianfranco Paglia: Ma per noi sicuramente sarebbe una buona cosa perché personalmente non credo che lui meriti di tornare a indossare l’uniforme, ma l’ha detto anche Vannacci, adesso lui si sta facendo fare i conti per vedere se andare in pensione oppure no. È tutto legittimo, ci sta. Semplicemente noi dobbiamo prendere le distanze, parlo di noi che indossiamo l’uniforme.
Giuseppe Brindisi: Ma lei è convinto e certo che l’esercito, tutti gli uomini dell’esercito la pensano come lei.
Gianfranco Paglia: Ma guardi, addirittura mi han chiamato ex comandanti del nono per chiedermi scusa, per dirmi che il nono non è così, ma io questo lo so. Quindi quello so quello che dico.
Giuseppe Brindisi: Il nono quale sarebbe?
Gianfranco Paglia: Incursori…
Quindi ripeto io non entro nelle discussioni politiche, ho le mie idee e le tengo per me perché indosso un’uniforme, non faccio più il politico. Però Vannacci indossando quell’uniforme l’ha macchiata. E questo noi non ce lo possiamo permettere. Noi militari. Poi gli altri possono fare quello che vogliono. La Lega può fare quello che vuole, il Partito Democratico può fare quello che vuole. Il nostro compito è spiegare agli italiani che non siamo Vannacci, tutto qua.
estratto dell’intervista rilasciata da Giancarlo Paglia a “Zona Bianca”
del 5 maggio 2024
argomento: Politica | Commenta »