Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
QUINDI SE SEI BELLA SEI INFEDELE E LE DONNE SI GIUDICANO DALLA LUNGHEZZA DELLA GONNA: QUESTI SONO FUORI DI TESTA
Il paragone, a essere estremamente clementi, non è dei migliori. “A un figlio che vuole sposarsi direi di scegliere non la ragazza più appariscente e disinvolta, che poi magari tradisce, ma quella serie e affidabile per formare una famiglia. Ecco il centrodestra è come quella ragazza, affidabile”.
A sostenerlo è Antonio Tajani durante “Itaca”, kermesse organizzata da Giuseppe Cangemi a Formello. E tato è bastato per scatenare la reazione delle opposizioni. Italia Viva ha impacchettato il video e lo ha trasmesso sui suoi canali social per denunciare, attacca Raffaella Paita, capogruppo in Senato, “un esempio di patriarcato mediterraneo in stile vannacciano anni ‘50”.
La senatrice ricorda un vecchio modo di dire, che si pensava relegato alla preistoria delle relazioni di genere: “Fimmina piccante pigghiala per amante, fimmina cuciniera pigghiala pe’ mugliera”. Non c’è bisogno di traduzione letterale.
“Secondo Tajani se sei bella sei infedele, mentre se non lo sei risulti inaffidabile. Chissà che ne pensa Marina Berlusconi”. Secondo il leader Matteo Renzi mancano solo “le gonne lunghe”, e a suo avviso la vera la domanda da farsi è: “Ma questo può fare il ministro degli Esteri dell’Italia nel 2026?”
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
SOLO L’OTTUSITA’ DELLA NOMENKLATURA PROGRESSISTA E L’EGOMANIA DEI TRASFORMISTI PERMETTERA’ ALLA MELONI DI RIMANERE ALTRI 5 ANNI A ROVINARE L’ITALIA
Giuseppe Conte è in vantaggio su Elly Schlein nella corsa alla leadership del centrosinistra. E in caso di primarie del Campo Largo il presidente del Movimento 5 Stelle supererebbe la segretaria del Pd. Anche se nel sondaggio di Ipsos oggi illustrato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera è molto alto l’apprezzamento per Silvia Salis, sindaca di Genova.
Salis, dice Pagnoncelli, ottiene un indice di gradimento (la percentuale di giudizi positivi su chi si esprime, quindi esclusi i non sa) del 56, sopra Conte (55) e Schlein (51).
Il sondaggio sulle primarie
Salis è molto apprezzata tra gli elettori Avs e Pd e tra i centristi. Conte ottiene un buon risultato anche tra gli elettori Pd. Schlein risulta un po’ più divisiva poiché ottiene naturalmente un buon risultato tra chi vota Pd (indice 77, anche se quasi un quarto esprime giudizi negativi), divide gli elettori di sinistra quasi a metà e vede prevalere gli orientamenti critici tra i pentastellati e gli elettori centristi.
Onorato, Ruffini e Spadafora sono meno conosciuti (comunque da oltre il 50% degli elettori di area progressista) e ottengono indici di apprezzamento più contenuti.
Le tre forze
Gli elettori puntano su una coalizione con tre forze: Pd (81% ritiene che debba farne parte), Avs (76%) e M5S (73%). Bene anche +Europa con il 68% che ne apprezzerebbe la presenza. Meno apprezzato Onorato, così come Ruffini, Spadafora e Tabacci. Ancora meno apprezzate Italia Viva e Azione.
Per quanto riguarda il programma sulla guerra in Ucraina il 36% propende per proseguire il supporto militare al Paese aggredito, il 38% che invece interromperebbe l’invio di armi per concentrarsi sulle vie diplomatiche. Mentre poco più di un quarto è incerto o tenderebbe a procrastinare la scelta.
Anche nell’elettorato Pd il sostegno all’Ucraina, pur prevalente, non è maggioritario (44% è per proseguire l’invio di armi, il 33% critico). Mentre prevale di misura la critica nell’area Avs (41% è per la sospensione delle forniture, ma 34% le proseguirebbe), critica che diventa maggioritaria tra i pentastellati (51% per sospendere).
La guida
Sulla leadership al primo posto troviamo Giuseppe Conte, stimato al 38%, quindi Elly Schlein data al 22%, seguita da un terzo candidato non definito al 20%. Il 16% si dichiara incerto, pochi (4%) si orienterebbero per la scheda bianca o nulla.
Se si andasse al ballottaggio, risulterebbe comunque vincente Conte, che otterrebbe il 43% degli elettori (circa il 59% dei voti validi, escludendo incerti e schede bianche o nulle), mentre Elly Schlein otterrebbe il 30% (41% dei validi). Sul risultato delle elezioni, infine, il 28% è convinto che vincerà il centrodestra, il 28% il centrosinistra, il 44% non è in grado di fare pronostici.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
KABAEVA E POLJAKOVA HANNO VOLATO, INSIEME, IN ITALIA NEL 2016 E NEL 2018 – L’AMICA DI LAVROV E LA MAMMA DELL’AMANTE DI PUTIN SONO STATE DUE VOLTE IN CROAZIA (NEL 2017 E NEL 2018), IN TURCHIA NEL 2021 – “LA STAMPA”: “QUESTA TOTALE VICINANZA ALLA FAMIGLIA PUTIN POTREBBE SPIEGARE PERCHÉ, DA 22 ANNI, LAVROV NON VIENE MAI AVVICENDATO, MAI SILURATO, ANCHE QUANDO SI VOCIFERA UNA POSSIBILE SOSTITUZIONE”
Organizzano avvelenamenti, attentati, sabotaggi, incendi, in Europa, ma le loro cricche, famiglie
allargate, amanti, figlie legittime o segrete, fanno essenzialmente una cosa nella vita: viaggiano ossessivamente, lussuosamente, quasi sempre di nascosto e in segreto, in Europa. Ecco la spaventosa ipocrisia del regime russo e dei suoi papaveri: sognano l’Europa che vogliono distruggere. Biarritz, la Baviera, Courchevel. E l’Italia, ovviamente, la Costa Smeralda, Portofino, Milano, Venezia.
Una nuova tranche di documenti trapelati dai database di frontiera russi (scoperti da “Proekt”), mostra che Serghey Lavrov e la sua amica speciale, Svetlana Poljakova, sono totalmente legati ormai alla famiglia allargata di Putin e da anni volano regolarmente in Europa per le vacanze in compagnia di Lyubov Kabaeva, la madre di Alina Kabaeva (la compagna/seconda moglie di Putin), e un gruppo di oligarchi che gli finanzia il lifestyle.
Piuttosto lussuoso, va detto. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che tutto ciò avviene ben dopo il 2014, l’anno in cui l’Europa ha iniziato a sanzionare la Russia, e queste cricche dichiarano di odiare l’Europa e volerla frantumare. Guerra (non più solo ibrida) e vacanze di lusso. Strano binomio.
L’Italia, sempre ospitale con oligarchi, siloviki e russi miliardari, è stata tra le mete preferite in questi anni. L’amica di Lavrov e la mamma dell’amante di Putin sono state due volte in Croazia (nel 2017 e nel 2018), in Turchia nel 2021, Alina Kabaeva stessa e Poljakova hanno volato insieme in Italia nel 2016 e nel 2018, in entrambi i casi hanno utilizzato un aereo utilizzato solitamente dalla figlia di Eltsin, Tatjana Jumaševa, e di nuovo in Croazia (nel 2019) senza Lavrov.
Nell’ultimo viaggio in Croazia sono state accompagnate da Leisan Kabaeva, la sorella minore di Alina Kabaeva. È un clan familiare, anzi due. Di solito in Italia atterrano a Milano, o in Sardegna, usando (prima del 2022) una pista di Olbia.
Questa totale vicinanza alla famiglia Putin potrebbe spiegare perché da 22 anni Lavrov non viene mai avvicendato, mai silurato, anche quando si vocifera una possibile sostituzione, anche se di fatto tutti i colloqui con gli ucraini passano ormai da tre canali, e non sono Lavrov: Kirill Dmitriev, Roman Abramovic e l’assistente presidenziale Vladimir Medinskij.
Kabaeva e Poljakova paiono molto amiche: hanno volato insieme anche in Italia e in Croazia. Non hanno neanche il problema di esser russe, perché Polyakova ha ottenuto la cittadinanza degli Emirati Arabi il 28 dicembre 2022. La figlia di Poljakova, Polina Kovaleva, l’ha ottenuta pochi giorni prima, il 17 dicembre del 2022. Prima dell’invasione dell’Ucraina, la figlia dell’amica di Lavrov viveva nel Regno Unito e possedeva belle case lì, le sanzioni introdotte nel 2022 l’hanno costretta a rientrare in Russia, ma due mesi dopo ha ottenuto una posizione di analista alla Qatar Investment Authority, un fondo di investimento del Qatar con sede a Doha.
(da La Stampa)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
TARANTINA E APPASSIONATA DI COSPLAY, HA AVUTO QUALCHE ESPERIENZA NEL MONDO DEL CINEMA E DELLO SPETTACOLO (HA PARTECIPATO A “CIAO DARWIN”) … NELL’AGOSTO 2010 GRAPPA FACEVA PARTE DELLA SCHIERA DI HOSTESS CHE ACCOLSERO IL DITTATORE LIBICO GHEDDAFI … L’ACCOUNT INSTAGRAM “VANNACCIUS” HA PUBBLICATO CONTENUTI IN LODE DI PUTIN
I video lavorati con l’intelligenza artificiale generativa e pubblicati sul profilo Instagram «Robertus Vannaccius» avrebbero come gestore dell’account Vanessa Grappa, militante di Futuro nazionale. A sostenerlo è Esperia Italia diretta da Gino Zavalani
Grappa, 37 anni, tarantina, appassionata di cosplay e del personaggio di Lara Croft in particolare, sui social presentata anche come «Vanessa Tres Jolie», qualche esperienza nel mondo del cinema (Le ultime 56 ore, Night watchman e Zeta) e dello spettacolo tra Roma e Londra (Ciao Darwin e Made in Chelsea) insieme all’attività di hostess quando nell’agosto 2010 a Roma arriva il colonnello libico Gheddafi, è oggi residente nel Regno Unito.
Il 9 luglio scorso ha pubblicato la sua tessera del partito del generale, seguita il giorno seguente dalla pubblicazione del primo video creato dall’AI con Vannacci nei panni di un imperatore romano. Risulta che esponenti di Futuro nazionale avrebbero visionato i contenuti della pagina prima della pubblicazione.
(da Corriere della Sera)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
FDI, LEGA E FORZA ITALIA HANNO POSIZIONI DIVERSE SUL RIARMO EUROPEO, LA CITTADINANZA E IL FINE VITA – E CINQUE PROMESSE ELETTORALI SONO STATE BLOCCATE DA UN VETO DI UNO DEGLI ALLEATI: LA LEVA OBBLIGATORIA DELLA LEGA È STATA BOCCIATA DA FDI, LO IUS ITALIAE DI FORZA ITALIA È “IRRICEVIBILE” PER IL CARROCCIO
Abbiamo preso quattordici promesse del centrodestra e per ognuna abbiamo cercato tre cose:
chi l’ha fatta, come si è votato in aula quando c’è stato un voto, e cosa ne è uscito.
Risultato: su cinque temi la coalizione è compatta: nucleare, no al salario minimo, no alla patrimoniale, motori, autonomia. Su tre è divisa: riarmo europeo, cittadinanza, fine vita. Con Futuro Nazionale dentro le divisioni diventano sei, e sulle pensioni si aggiunge il no di Noi Moderati.
E cinque promesse hanno già un veto di un alleato: la leva obbligatoria della Lega l’ha bocciata il ministro della Difesa dello stesso governo, lo ius Italiae di Forza Italia è “irricevibile” per la Lega, Quota 41 è “impensabile” per Noi Moderati, lo stop alle armi di Vannacci è incompatibile con l’alleanza secondo Meloni stessa.
(da Liberi Network)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
I DUBBI DELLE REGIONI, CHE TEMONO CHE IL GOVERNO NON SOPPERISCA AI MANCATI INCASSI (IL BOLLO E’ UNA TASSA REGIONALE) LASCIANDO NEI GUAI LE AMMINISTRAZIONI
Fatto il decreto, ora tocca alle garanzie. Alle prese con l’allarme dei governatori sul rischio di un buco nei bilanci, il governo prova a blindare la sospensione parziale e temporanea del bollo auto. E così un incontro al ministero dell’Economia tra il titolare Giancarlo Giorgetti e una delegazione della Conferenza delle Regioni, guidata dal presidente Massimiliano Fedriga, diventa per l’esecutivo l’occasione per mettere sul tavolo chiarimenti e rassicurazioni, a iniziare dall’entità del rimborso che spetta alle amministrazioni territoriali.
L’esenzione dal pagamento del bollo asciugherà gli incassi che derivano dalla tassa. Cancellerà circa il 30,4% del gettito complessivo: in tutto 2,3 su 7,6 miliardi. Il governo ha previsto un trasferimento per compensare i mancati introiti, ma i governatori di centrosinistra non si fidano.
Soprattutto quelli dove è in vigore un addizionale al bollo. Temono che il “risarcimento” non includa il rimborso per la soppressione di questa voce, determinando così perdite nell’ordine di qualche centinaia di milioni. Il pericolo sarebbe tuttavia scongiurato. Due dei partecipanti all’incontro al Mef spiegano a Repubblica che Giorgetti avrebbe garantito che il rimborso sarà integrale. E che nessuna Regione perderà neppure un euro l’anno prossimo, quando entrerà in vigore la sospensione del bollo.
In videocollegamento con il Festival di Open, è stato lo stesso ministro a indicare la road map. Prima «l’accordo con le Regioni», in particolare con quelle a statuto speciale «che hanno una speciale riserva in materia di bollo auto». Poi, con la legge di bilancio, l’estensione della misura per renderla strutturale.
Non tutti i governatori, però, hanno messo da parte le loro preoccupazioni. «Centinaia di milioni di euro rischiano di essere sottratti a trasporti, sanità e scuola», chiosa la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde (M5s).
«Tutto dovrà essere ricondotto alla possibilità delle contabilità finanziarie», mette a verbale Giorgetti, rimandando al conto generale di una manovra che tuttavia – assicura – «non sarà conservativa».
È sempre lui a fornire chiarimenti su un’altra questione che riguarda la sospensione del bollo nel 2027: le coperture. Circa 1,7 miliardi arrivano dai risparmi del Pnrr. La Commissione europea ha fatto sapere che «valuterà la misura nell’ambito dell’iter del Semestre europeo. Giorgetti spiega che «i risparmi sui prestiti che l’Italia ha avuto con il Pnrr sono soldi nazionali, non risorse europee».
Non potendo essere riallocati perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza è scaduto il 30 giugno scorso, le risorse sono finite nel bilancio dello Stato. Non hanno obblighi giuridicamente vincolanti, né sono legate al raggiungimento di obiettivi del Piano. E quindi – annota il ministro – «il governo e il Parlamento ne dispongono come meglio ritengono».
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
LA RESPONSABILE DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI, OSPITE DI “FENIX” LA FESTA DELLA COSTOLA GIOVANILE DI FRATELLI D’ITALIA, NON SMENTISCE (“NON NE STIAMO PARLANDO MA, L’UNICA COSA CHE VOGLIO È LAVORARE PER IL MIO PARTITO”), LANCIA FABIO RAMPELLI CANDIDATO SINDACO DI ROMA (“E’ UNA FIGURA AUTOREVOLE”) E LANCIA UNA STILETTATA ALL’EX COMPAGNO LOLLOBRIGIDA (“NON BISOGNA ESSERE DIPENDENTI DA NIENTE, NEMMENO DALLE RELAZIONI SENTIMENTALI”)
Venerdì sera con Arianna Meloni a Fenix, la festa della costola giovanile di Fratelli d’Italia (circa
trentamila iscritti) al laghetto dell’Eur, Roma Sud, in un mini villaggio stile Atreju. La responsabile della segreteria politica di Via della Scrofa, nonché, certo, sorella della premier, è ospite, per modo di dire. […] Sotto la tensostruttura un drappello di deputati di FdI (si rivede anche Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia caduto sulla faccenda della bisteccheria legata al clan Senese, mattatore del panel sul funerale del woke) parlotta e sentenzia: «È ovvio».
Come cosa? La candidatura della «sorella d’Italia» alle prossime politiche. Dopo la scoperta dell’acqua calda, ad ascoltare i capannelli c’è il futuro di Arianna Meloni in Parlamento, traguardo logico dopo una militanza trentennale (ai tempi della sezione laboratorio di Colle Oppio aveva la delega alle telefonate per convocare le riunioni: con una manciata di soldi spicci passava i pomeriggi in una cabina a dare la sveglia agli iscritti).
Siccome non è nata ieri e sa che i cronisti stanno qui per chiederle solo questo, usa la mano buona (l’altra ha un tutore per via di un tuffo maldestro quest’estate in Sardegna) per scacciare le domande quasi ovvie. D’altronde manca (forse) un anno o poco meno.
E quindi interrogata risponde: «Non ne stiamo parlando ma, l’unica cosa che voglio è lavorare per il mio partito». Non smentisce. Fuochino. Pare che in Senato ci sia già uno scranno pronto ad attenderla, mentre la sorella, Giorgia, come sempre dovrebbe correre alla Camera.
L’altra domanda alla dirigente di FdI, di fatto la numero due del partito con Giovanni Donzelli, è su Roma che il prossimo anno andrà al voto. Il Campidoglio è il sogno proibito della casa, il giardino ancora inaccessibile (la sorella, ora premier, si candidò sindaco mentre aspettava Ginevra nel 2016 senza arrivare al ballottaggio perché il centrodestra si divise). Non si sa se il voto per la Capitale sarà agganciato alle Politiche oppure no. Nel dubbio tutti le chiedono di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, nonché «sacerdote laico» e leader della (al femminile) Colle Oppio. «Rampelli? È sicuramente una figura autorevole».
Insomma, anche qui né sì né no, come da manuale della comunicazione politica. Sul palco — ci sono i giornalisti Antonino Monteleone e Francesco Giubilei — la discussione non esce dai social network e dai minori. […] Tra le frasi da citare c’è però questa: «Non bisogna essere dipendenti da niente, nemmeno dalle relazioni sentimentali», dice Arianna, già storica compagna del ministro Francesco Lollobrigida.
(da “Corriere della Sera”)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL COMANDO MILITARE AVREBBE CHIESTO A PUTIN 800MILA NUOVI SOLDATI MA UNA FONTE MOSCOVITA HA RIVELATO AL “FINANCIAL TIMES” CHE IL FABBISOGNO DELL’ESERCITO PER IL 2026 È DI SOLO 400MILA UNITÀ
Anche ieri, nel mezzo delle elezioni. Non c’è alcun piano, ha detto Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino. E prima di lui il più assiduo nello smentire le voci era stato l’ex presidente Dmitry Medvedev, oggi megafono del putinismo più spinto.
Non c’è alcuna necessità ha ripetuto giovedì scorso, dopo aver ribadito lo stesso concetto per altre quattro volte nell’ultimo mese. Come lui hanno fatto tanti altri, a cominciare da Vladimir Putin in persona, che il primo settembre ha detto che si tratta di «frottole grossolane», e due giorni dopo ha confermato che «non esiste oggi uno scenario che richieda una misura del genere».
L’ultima volta che era capitato di registrare una quantità così imponente di smentite categoriche alla possibilità che qualcosa avvenisse, ce la ricordiamo tutti. Febbraio 2022. Sappiamo com’è andata a finire. Lo sanno anche i russi. Uno spettro si aggira da Mosca a San Pietroburgo alle altre grandi città, e non riguarda certo l’esito delle elezioni per il rinnovo di 450 parlamentari della Duma e nemmeno l’affluenza del primo di tre giorni di voto, un 25 per cento in linea con il recente passato.
È quello della mobilitazione, parziale o meno che sia. Tutti guardano alla chiusura delle urne, e ai giorni seguenti, per capire se siamo davanti a un’altra profezia negata che invece si autoavvera, come l’invasione dell’Ucraina, oppure se è solo paura generata dai tempi lunghi dell’attuale guerra. Nell’attesa, alla fine di agosto si è registrato un picco di cittadini russi, almeno 113 mila, che hanno attraversato il confine con la Georgia senza fare più ritorno al termine delle vacanze.
La mobilitazione del settembre 2022 ha inferto un profondo trauma alla società russa. Centinaia di migliaia di persone sono state inviate al fronte; almeno ventimila famiglie, secondo le stime basate sui registri locali, hanno perso i propri cari.
Si è creata una frattura ancora più evidente tra le grandi città, in gran parte risparmiate dalla chiamata alle armi, e il resto del Paese. Quasi nessuno vuole rivivere quell’esperienza, fatta eccezione per i sostenitori più accaniti della guerra, che comunque non sono pochi. Neanche il Cremlino lo vorrebbe.
L’ondata di malcontento seguita alla decisione di quattro anni fa è un ricordo ancora vivo. Infatti, nessuno pensava che potesse accadere prima di queste elezioni. Ma dopo, il futuro appare incerto. Il fatto è che l’esercito russo ha bisogno di uomini, e il flusso dei volontari attratti dai salari molto alti ormai si è prosciugato, anche per via delle attuali difficoltà dell’economia.
Partendo da questo dato, all’Ucraina è venuto facile soffiare sulle paure altrui. Le voci sulla mobilitazione arrivano in gran parte da Kiev. Volodymyr Zelensky la evoca di continuo, e il suo capo dell’intelligence, Oleg Ivashchenko, in una recente intervista ha detto che secondo le sue fonti, il comando russo avrebbe chiesto a Putin 800 mila nuovi soldati dopo il voto per la Duma. Una fonte moscovita ha rivelato al Financial Times che il fabbisogno dell’esercito per il 2026 è di quattrocentomila unità.
Non è solo una questione di numeri. Negli ultimi tempi, ci sono stati alcuni segnali che lasciano intravedere un possibile sviluppo. Molti osservatori hanno interpretato i rastrellamenti di uomini avvenuti quest’estate a Penza e in altre regioni come il banco di prova per una imminente mobilitazione «periferica». Anche l’esercitazione di agosto nell’enclave di Kaliningrad, che simulava le procedure da mettere in atto in caso di mobilitazione, ha destato qualche sospetto.
I media ufficiali russi tacciono, e come potrebbe essere altrimenti. Sui siti indipendenti fioriscono le illazioni, e le preoccupazioni. L’esperto di politica della difesa Pavel Luzin individua alcuni ipotetici scenari per il rafforzamento delle truppe, nessuno dei quali indolore per la società russa. Primo: si inviano in guerra i coscritti, aumentando il numero delle leve. Secondo: una piccola mobilitazione parziale, con uomini rastrellati dalle province più sperdute. Terza e ultima opzione: una mobilitazione generale con conseguenze socioeconomiche imprevedibili.
(da agenzie)
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Settembre 19th, 2026 Riccardo Fucile
IL NUOVO LEADER DELL’ASSOCIAZIONE MAGISTRATI PRESENTA LE SUE PROPOSTEPER RIFORMARE LA GIUSTIZIA
La magistratura italiana è perfettamente consapevole dei problemi strutturali che il sistema
giustizia deve affrontare. Ma dopo il referendum popolare del marzo scorso la politica smetta di attaccare i magistrati e pensi ad agire. È la linea che traccia il nuovo presidente dell’Anm Giuseppe Tango sul palco del Festival di Open. Il trionfo del No al referendum sulla riforma della giustizia è stato l’inciampo più grave della legislatura per Giorgia Meloni. Tango, intervistato dalla vicedirettrice Sara Menafra, non infierisce, anzi sottolinea che il sistema giustizia in Italia vive problemi reali su cui ora è il momento di rimboccarsi le maniche e intervenire. Ma, rivendica, la riforma Nordio «non metteva mano davvero a nessuno di questi». L’Anm ha invece elaborato una serie di altre proposte, che, dice Tango, sono state già presentate al ministero della Giustizia. Tra le prime c’è quella di stabilizzare i tanti addetti all’ufficio del processo assunti coi fondi del Pnrr il cui inserimento, insieme allo «straordinario sforzo profuso da magistrati e personale amministrativo», ha consentito di abbattere sensibilmente la durata media dei processi.
Abusi sulla 13enne e caso Roggero, il contrattacco di Tango
Ora dunque è il momento del dialogo e del rispetto tra politica e magistratura. Il che deve significare anche lo stop agli attacchi continui volti a «delegittimare la magistratura». Eppure negli ultimi mesi la cronaca ha offerto un elenco infinito di casi su cui la politica – meglio, la destra – ha ricamato ed è andato all’affondo. Sul caso del gioielliere Mario Roggero come su quello del cittadino del Bangladesh accusato di molestie su una 13enne a Torino ma scarcerato, Tango ha la stessa linea: se alla politica non stanno bene le decisioni prese dalla magistratura, che applica le leggi, le cambi. Sul caso di Torino, nello specifico: «La politica ha tutti gli strumenti se lo desidera per fare una legge tale per cui il palpeggiamento richieda sempre la custodia cautelare in carcere. La facciano e noi la applicheremo». Idem su Roggero: «Se si vuole allargare le maglie della legittima difesa prevedendo che si possano inseguire rapinatori, sparare e ucciderli, cambino la legge. Ma basta attacchi alla magistratura».
(da agenzie)
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