Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
UN NOSTRO CONSIGLIO: SI PRESENTI SOLO SE ELLY FA UN PASSO INDIETRO, ALTRIMENTI IN DUE SI DIVIDONO IL 60% DEI VOTI E FANNO SOLO UN FAVORE A CONTE… AD OGGI AVREBBE L’APPOGGIO DI UNA PARTE DEL PD E DEI SINDACI DI CENTROSINISTRA… RICORDATE QUELLO CHE AVEVAMO PREVISTO SUL CONFRONTO SCHLEIN-BONACCINI, OVVERO CHE LA PARTECIPAZIONE POPOLARE AVREBBE CAMBIATO L’ESITO A FAVORE DI ELLY… GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO SI SONO ROTTI I COGLIONI DI GIOCHETTI DI PALAZZO E SONO PRONTI A TRASCINARE SILVIA A PALAZZO CHIGI
Silvia Salis ci sta pensando. Non ha ancora deciso di candidarsi alle primarie, se mai ci
saranno, ma attorno a lei si sta formando un quadro che rende l’ipotesi meno astratta. Il tour per il libro le offre visibilità.
Matteo Renzi lo vorrebbe (ma Salis non vuole essere la candidata renziana), Alessandro Onorato le avrebbe promesso di mettere a disposizione la sua rete civica. Diversi sindaci guardano con interesse a una candidatura capace di parlare oltre i confini del Pd.
Dentro il Pd c’è un’area pronta a sostenerla ai gazebo. Resta da spiegare il cambio di passo rispetto all’intervista da Fabio Fazio, quando aveva escluso una corsa. Ma nel frattempo è comparsa una novità: Vannacci.
La sua ascesa può diventare l’argomento per giustificare una scelta diversa, non come ambizione personale ma come risposta a un quadro mutato. Nella consapevolezza, forse, che i treni che passano una volta non è detto che passino una seconda.
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI LUCA SFORZINI “COCCOLA” IL COMICO: “IL PRIMO GRILLISMO FU QUALCOSA DI MOLTO DIVERSO DA CIÒ CHE SPESSO OGGI VIENE RACCONTATO. MILIONI DI ITALIANI NON VOTARONO SEMPLICEMENTE UNA NOVITÀ. VOTARONO UNA RIBELLIONE CONTRO UNA CLASSE POLITICA PERCEPITA COME AUTOREFERENZIALE”
Il centro studi di Roberto Vannacci apre a Beppe Grillo. In una lettera aperta, il presidente di Rinascimento nazionale, Luca Sforzini, invita al dialogo e al confronto il fondatore del M5s.
I punti di contatto con gli albori dei comitati del “Vaffa”, d’altronde, non mancano: dalla ribellione a una classe dirigente considerata autoreferenziale fino alla postura filorussa, per Sforzini i margini per un tentativo di dialogo ci sono tutti.
«È un progetto al quale stavano lavorando da tempo – racconta dal centro studi che fa capo a Fn – poi lo scontro pubblico tra Grillo e Conte ci ha prestato il fianco per accelerare». Insomma, l’obiettivo del generale non sono più soltanto i delusi dalla Lega di Matteo Salvini.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
“HO UNA PENSIONE DI 700 EURO, MI AIUTA CHI PUO’, TRA FAMILIARI E CARE AMICHE, MA LA NOTTE NON DORMO PER LA TRISTEZZA”
Da giorni la redazione di Fanpage.it sta raccogliendo e pubblicando le storie e i racconti di
quanti, tra i nostri lettori, denunciano situazioni di difficoltà economiche dovute a rincari e stipendi o pensioni non sufficienti per vivere una vita dignitosa. C’è chi si è visto costretto a cambiare abitudini pur di concedersi una vacanza estiva, chi ha raccontato di non poter neppure pensare alle vacanze dato che i soldi non bastano neppure per curarsi. Tra le lettere che sono arrivate in redazione c’è quella di una donna di 72 anni, che chiameremo Anna, e che racconta delle difficoltà che riscontra con una pensione di poco più di 700 euro al mese.
Sono una donna di 72 anni e vivo in Basilicata. Percepisco una pensione di 760 euro al mese: sono forse un po’ più fortunata di chi ne prende 500, ma questi soldi durano comunque pochissimo. Tra l’affitto di 440 euro al mese e le bollette, non saprei cos’altro aggiungere, anche se ci sarebbe da scrivere un romanzo.
Non mi hanno assegnato una casa popolare perché, secondo il Comune della mia città, sarei “ricca”, eppure ho lavorato una vita intera. La cosa più triste è che ci tolgono, o cercano di toglierci, persino la dignità di vivere. Non posso curarmi perché già tra il 5 e il 10 del mese rimango quasi senza un euro. Mi aiuta chi può, tra familiari e care amiche, ma la notte non dormo per la tristezza di dover chiedere aiuto.
Ci chiamano “poveri”, ma quando uno Stato rende povero un cittadino è lo Stato a doversi vergognare, non il cittadino che lo ha sostenuto pagando le tasse senza ricevere nulla in cambio.
(da Fanpage)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO LA CNN, LE SCORTE DI INTERCETTORI THAAD SI SONO RIDOTTE DELL’80% E QUELLE DEI PATRIOT DELLA METÀ – A QUESTO PUNTO, SARÀ INEVITABILE CONCEDERE LA LICENZA AGLI UCRAINI, COSÌ SE LI PRODUCONO DA SOLI (E MAGARI LI RIVENDONO PURE…)
Il conflitto con l’Iran sta esercitando una pressione senza precedenti sulle scorte di missili statunitensi, raggiungendo livelli “pericolosamente bassi”. Le operazioni militari, riporta la Cnn, hanno portato all’uso di parte considerevole degli intercettori per la difesa aerea più avanzati, spingendo Washington a rivalutare i rischi di una campagna prolungata.
Le forze armate Usa hanno impiegato quasi l’80% degli intercettori Thaad e circa la metà di quelli Patriot rispetto alle scorte pre-conflitto. Nelle ostilità, l’esercito ha usato praticamente tutti i missili terra-terra a lungo raggio a guida di precisione a sua disposizione.
La Cnn ha aggiunto che la riduzione delle scorte di intercettori, unita alle valutazioni d’intelligence e alle pressioni degli alleati del Golfo, preoccupati per la propria difesa aerea, ha contribuito a convincere alcuni dei principali consiglieri del presidente Donald Trump a sostenere l’annullamento della vasta operazione militare prevista per lo scorso fine settimana.
Il Center for Strategic and International Studies ha stimato che, prima dell’inizio della guerra contro l’Iran, gli Stati Uniti disponessero di circa 2.200 missili Patriot (relativi alle due varianti più moderne della piattaforma) e 452 missili Thaad.
Anche i Paesi del Golfo hanno espresso nuove preoccupazioni su come la carenza di sistemi di difesa aerea potrebbe influire sulla loro capacità di contrasto di eventuali rappresaglie iraniane, qualora Trump decidesse di intensificare il conflitto in corso.
Diversi di questi Paesi fanno affidamento sui sistemi di difesa aerea statunitensi e hanno riconosciuto che la carenza di scorte potrebbe ostacolare la loro capacità di intercettare attacchi missilistici e di droni provenienti dall’Iran, in particolare se dovessero diventare bersagli in risposta a un’escalation americana.
La questione delle scorte è emersa nuovamente prima della decisione del presidente, presa lo scorso fine settimana, di annullare nuovi attacchi contro l’Iran: si tratta almeno della seconda volta nelle ultime settimane in cui gli alti consiglieri militari di Trump hanno espresso preoccupazioni specifiche riguardo alla riduzione delle munizioni statunitensi chiave, nel corso di discussioni su una possibile escalation del conflitto con l’Iran.
“Le forze armate americane sono le più potenti al mondo e dispongono di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente – ha commentato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell -. Abbiamo condotto con successo numerose operazioni sotto diversi comandi operativi, garantendo al contempo che le forze armate statunitensi dispongano di un vasto arsenale di capacità per proteggere il nostro personale e i nostri interessi”.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
RAPHALE GLUCKSMANN, PROBABILE CANDIDATO DELLA SINISTRA FRANCESE ALLE PRESIDENZIALI, DENUNCIA DI ESSERE BERSAGLIO DI UN’OPERAZIONE RUSSA PER “DESTABILIZZARE LA CAMPAGNA ELETTORALE” – ANCHE PER LE AMMINISTRATIVE IN GERMANIA, È IN ATTO UN’OFFENSIVA DI MOSCA PER SCREDITARE I PARTITI OSTILI, E FAVORIRE I POST-NAZI DI AFD E LA SINISTRA PUTINIANA DI SAHRA WAGENKNECHT
Raphaël Glucksmann, probabile candidato della sinistra francese alle elezioni presidenziali
previste per aprile 2027, ha denunciato su X di essere stato il bersaglio di un’operazione russa del gruppo Storm-1516.
L’azione avrebbe l’obiettivo di «destabilizzare la campagna elettorale» attraverso la diffusione di false informazioni riguardanti la sua compagna, Léa Salamé, conduttrice del programma «20 heures» su France 2, e il co-fondatore di Mediapart, Edwy Plenel.
Il gruppo aveva già preso di mira Edouard Philippe, altro candidato del centro-destra alla presidenza francese ed ex primo ministro, con post sui social media che diffondevano false informazioni sulle sue condizioni di salute.
I russi tentano di influenzare le elezioni amministrative che si terranno in Germania il prossimo autunno con una serie di video postati su X proprio per discreditare i partiti politici di centro, ostili a Mosca.
Immuni dalla propaganda dei post, che sembrano prodotti da gruppi della scena mediatica tedesca, sono infatti soltanto l’ultradestra di Afd e il BSW fondato da Sahra Wagenknecht, forze politiche che, come noto, si battono per lo stop alle sanzioni e gli aiuti a Kiev.
A lanciare l’allarme sulle interferenze sono gli enti addetti alla sicurezza, che finora hanno rintracciato alcune centinaia di video di questo tipo, parte degli attacchi ibridi russi alla repubblica federale. Si tratta di un nuovo capitolo dell’operazione ‘Matrioska’, già osservata nel periodo delle federali.
Molti dei post individuati sono successivamente stati cancellati. Stando al governo tedesco, Mosca ha una strategia di lungo periodo per influenzare il clima politico in Germania, destabilizzando il Paese. E utilizza a questo fine una serie di attori statali e non, che fanno parte di un vero e proprio ‘ecosistema di disinformazione’, come scrive la Dpa.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
IL SINDACATO CHIEDE VERIRIFICHE IMMEDIATE SUI COLLAUDI E SULLA QUALITA’ DEI MATERIALI FORNITI AL PERSONALE OPERATIVO
Basta versare un po’ d’acqua da una bottiglietta per trasformare una polo d’ordinanza nuova di zecca in un tessuto fragile che si sfilaccia e si squarcia al minimo tocco. È la denuncia diffusa da Costantino Saporito, sindacalista della Uilpa Vigili del Fuoco, che attraverso un video girato a Roma ha aperto un caso sulla qualità e sulla sicurezza del materiale fornito al personale di soccorso.
«Si sfilamenta tutta, sembra carta»
Nel filmato pubblicato sui social, Saporito mostra una polo d’ordinanza ancora sigillata nella sua confezione trasparente, con tanto di numero di identificazione. Inizialmente estrae il capo e ne prova la tenuta da asciutto: la maglietta appare integra e risponde alle sollecitazioni senza mostrare cedimenti. Peccato che non appena viene versata una piccola quantità d’acqua sul tessuto, la trama cede completamente: senza applicare alcuna forza, il materiale si apre, si sfilaccia e si lacerano grandi porzioni di stoffa fino a dividere la polo in due. «Appena la bagno si apre senza fare forza, solo toccandola. Si sfilamenta tutta, sembra carta», evidenzia Saporito mentre mostra la facilità con cui la maglia si disintegra a contatto con l’umidità.
I dubbi sui controlli e la sicurezza dei lavoratori
Le immagini hanno sollevato immediata preoccupazione tra gli operatori del corpo, che lavorano quotidianamente in condizioni estreme tra fiamme, fumo, calore e grandi quantitativi d’acqua. Resta da accertare se l’episodio sia riconducibile a un singolo capo fallato, a un intero lotto compromesso o a una falla strutturale nei controlli di qualità della fornitura. Per questo il sindacato sollecita verifiche urgenti sulle procedure di collaudo e sui materiali impiegati, chiedendo di chiarire le responsabilità lungo la catena di distribuzione prima che gli indumenti vengano impiegati sul campo.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
LORENZO GUERINI SOFFRE: “SENZA UN LAVORO SUI PUNTI POLITICAMENTE PIÙ SENSIBILI ANDRÀ SEMPRE PEGGIO” – ENZO AMENDOLA: “QUELLA CON GLI ALLEATI È UNA DINAMICA CHE DOBBIAMO GOVERNARE, ALTRIMENTI CI FACCIAMO MALE TUTTI” – DEBORA SERRACCHIANI: “CONTE HA PROBLEMI INTERNI, DEVE RASSICURARE I SUOI, SENTE IL FIATO DI DI BATTISTA SUL COLLO E INIZIA A SCALCIARE. CI DOBBIAMO ABITUARE…”
Si son visti nella solita osteria a un passo da Campo de’ Fiori, stavolta senza testimoni. La
segretaria del Pd e il capo dei Cinquestelle alla fine decidono di vedersi. Per ribadire, uno, che occorre accelerare sui gazebo; l’altra, per tenere il punto perché «non funziona così».
Una distanza che Conte non fa neppure la fatica di nascondere, incrociando poco dopo i cronisti a Montecitorio: «Sull’Ucraina in questi giorni ho detto e ripetuto le stesse cose che io e il Movimento ripetiamo da quattro anni, non sono cambiate. Ma rispetto le posizioni del Partito democratico», sibila. Quanto al rapporto con Schlein, «nessun problema personale. La dialettica politica rimane, ma nel rispetto reciproco», rivendica.
E che «la dialettica» sia piuttosto vivace — sebbene al Nazareno abbiano subito attivato gli estintori, parlando di «clima disteso, i due leader hanno fatto il punto sui prossimi passi» — lo dimostra il parto tormentato sulla risoluzione congiunta in vista delle comunicazioni che oggi il ministro dell’Economia terrà in Parlamento sullo scostamento di bilancio. Pd 5S e Avs hanno sottoscritto un testo col quale si impegna il governo […] a non autorizzare nessuna spesa aggiuntiva in armi. Il nodo è il Safe, il prestito europeo per la difesa, primo pilastro del Rearm Eu che vede gli ex grillini e i rossoverdi contrari, mentre i dem sono sempre stati più aperturisti.
Un passaggio che, in tempo reale, fa infuriare i riformisti: «Non sappiamo se quella appresa dalle agenzie sia la stesura definitiva. Vedremo se la notte porterà consiglio perché quella che si legge non è condivisibile», notificano. Facendo agitare la segretaria, che si era convinta di aver trovato la via per ricucire, e irritare Conte. Il quale da Capalbio in serata graffia: «Ho lasciato Roma che stavamo lavorando a una bozza condivisa, ma vedo che i riformisti del Pd non sono d’accordo e non capisco perché, visto che avevamo scritto solo che lo scostamento va fatto esclusivamente per famiglie e imprese, non per le spese militari».
Scintille che ora minacciano la riconciliazione. Spia di un clima incandescente, testimoniato dagli sguardi preoccupati dei piddini in Transatlantico. «Io l’ho detto più volte: senza un lavoro sui punti politicamente più sensibili andrà sempre peggio», riflette Lorenzo Guerini.
«Quella con gli alleati è una dinamica che dobbiamo governare, altrimenti ci facciamo male tutti», fa eco Enzo Amendola. «Conte ha problemi interni, deve rassicurare i suoi, sente il fiato di Di Battista sul collo e inizia a scalciare. Ci dobbiamo abituare», sospira rassegnata Debora Serracchiani. Non proprio il viatico migliore per una coalizione che si candida alla guida del Paese.
(da il Foglio)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
BAGNAI ENTRA NEL COLLEGIO DELL’AUTHORITY PER UN MANDATO DI SETTE ANNI NON RINNOVABILE (UNA VERA CUCCAGNA RISPETTO A UN MANDATO PARLAMENTARE IN SCADENZA… IL CARROCCIO E’ IN CRISI E UNA POLTRONA COSI’ NON RICAPITA FACILMENTE
E’ stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la nomina di Alberto Bagnati a componente dell’Autorita’ garante della concorrenza e del mercato, firmata dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, e dal presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
Il deputato e “mente economica” della Lega Alberto Bagnai è stato scelto dai presidenti di Camera e Senato come membro del collegio dell’Antitrust. La decisione è stata presa in serata da Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, riempiendo così il vuoto lasciato al vertice dell’authority, dopo la promozione di Saverio Valentino alla presidenza. Il terzo componente dell’Autorità per la Concorrenza e il Mercato è Elisabetta Iossa. Bagnai entra così nel collegio per un mandato (non rinnovabile) di sette anni. […]
Avvicinatosi alla Lega, nel 2018 è stato eletto in Senato col partito di Matteo Salvini. Dal 2018 al 2020 è stato presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, quindi è diventato (subentrando proprio all’amico e collega Borghi) responsabile Economia della Lega.
Nel 2022 è stato rieletto, ma questa volta alla Camera, dove è diventato vicepresidente del gruppo del Carroccio e presidente della Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. Con la nomina all’Antitrust per un mandato di sette anni dovrà ora lasciare il Parlamento.
(da agenzie)
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Agosto 5th, 2026 Riccardo Fucile
LA SOMMA È PARI AL 60% DEI 165 MILIARDI DI DOLLARI RACCOLTI CON I DAZI IMPOSTI DAL PRESIDENTE DURANTE IL LIBERATION DAY
“L’amministrazione di Donald Trump ha rimborsato circa 100 miliardi di dollari di dazi
doganali da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha vietato l’uso dei poteri di emergenza per imporre tariffe ai suoi partner commerciali all’inizio di quest’anno.” Lo scrive il Financial Times citando i dati comunicati dai funzionari doganali statunitensi ai giudici della Corte di Commercio Internazionale degli Usa.
“La somma – scrive il Ft – è pari al 60% dei 165 miliardi di dollari raccolti con i dazi imposti dal presidente durante il Liberation Day. I giudici del tribunale di primo grado hanno ordinato alla Us Customs and Border Protection di elaborare i rimborsi dopo che la Corte Suprema, a febbraio, ha vietato l’uso dei poteri economici di emergenza per imporre dazi elevati, limitando significativamente l’ampio utilizzo dell’autorità esecutiva da parte del presidente”.
“La rapidità con cui sono stati emessi i rimborsi rappresenta l’ultimo sviluppo nella tumultuosa guerra commerciale di Trump, in cui il presidente ha imposto dazi doganali su una scala senza precedenti, nell’ambito di un ampio piano per rimodellare il rapporto tra gli Stati Uniti e l’economia globale. A seguito della sentenza della Corte Suprema, i funzionari statunitensi e Trump hanno avvertito che i rimborsi sarebbero dipesi da ulteriori procedimenti legali”, scrive ancora il quotidiano britannico.
(da agenzie)
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