Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
ALLA FINE SI È ARRIVATI A UN COMPROMESSO SUL NOME DI QUEL DEMOCRISTIANONE BUONO A NIENTE (MA CAPACE DI TUTTO) DI MAZZI, A CUI CASA MELONI DEVE LA GENIALE ORCHESTRAZIONE DEL CASO FENICE-COLABIANCHI-VENEZI … L’OMBRA DEI CONFLITTI DI INTERESSE, DA SANREMO ALL’ARENA DI VERONA (DOVE SCEGLIEVA LE PRODUZIONI DEI SUOI AMICI-SOCI, DALLA FRIENDS&PARTNERS SPA DI FERDINANDO SALZANO A LUCIO PRESTA) … I COLLOQUI IN RAI CON L’AD GIAMPAOLO ROSSI PER PARLARE DI CELENTANO… IL CASO GERGIEV E LE RELAZIONI CON LA RUSSIA
La nomina al turismo del multi-tasking Gianmarco Mazzi rappresenta una mezza sconfitta sia per La Russa, che voleva al posto della Pitonessa il siculo Caramanna, sia per la Ducetta con la stampella che ne ha le palle piene dei fratelli di Ignazio (chi scegliera’ il candidato sindaco di Milano?).
Alla fine si è arrivati a un compromesso sul nome di quel democristianone buono a niente (ma capace di tutto) di Mazzi, a cui casa Meloni deve la geniale orchestrazione del caso Fenice-Colabianchi-Venezi
Il nuovo incarico di Gianmarco Mazzi sarebbe quello di ministro del Turismo, ma c’è chi pensa che ministro di Sanremo sia un titolo più adatto.
Lavorando in silenzio, però, è stato la longa manus di FdI per piazzare attraverso lo spoils system persone di fiducia in posizioni chiave presso numerose fondazioni, festival e teatri: una strategia che, come scritto da Domani, ha riguardato tra gli altri il San Carlo di Napoli e il Carlo Felice di Genova. Oltre, ovviamente, alla sua Verona, dove ha organizzato eventi per diversi lustri e ha stretto rapporti numerosi e variegati: al suo matrimonio ha cantato Riccardo Cocciante, per dire. E così, pur essendo alla prima legislatura (è stato candidato da FdI nel 2022 a Padova), è riuscito a scalare in tempi brevissimi la gerarchia interna al partito.
Nel partito Mazzi non appartiene a nessuna corrente, ma ha sempre gravitato intorno al mondo di Fratelli d’Italia. Qualcuno paragona la sua parabola alla traiettoria di Carlo Nordio, considerato nel 2022 una sorta di tecnico d’area. Vicino alla destra fin dai tempi del liceo classico, lo Scipione Maffei di Verona, è forte di un rapporto solido con Giorgia Meloni e Ignazio La Russa.
Per ora il suo posto al ministero della Cultura rimane vuoto. Dopo questo nuovo addio e le dimissioni dell’anno scorso di Vittorio Sgarbi rimane dunque sottosegretaria unica di Giuli la leghista Lucia Borgonzoni, da tempo discussa plenipotenziaria dell’audiovisivo.
Ma c’è qualcuno pronto a scommettere che Mazzi si farà uno e trino, continuando a occuparsi anche del mondo della cultura e di quello televisivo.
Con la scelta di Stefano De Martino come successore di Carlo Conti, il sottosegretario è infatti il più indiziato per supportare, con la sua comprovata esperienza, il prossimo conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo.
Non c’è dunque da stupirsi se a fargli le congratulazioni pubbliche per la nomina ci sono due delle poche donne che hanno condotto, a oggi, il Festival, Antonella Clerici e Simona Ventura. A cui si aggiunge anche l’augurio di Celentano, che nel suo stile criptico scrive che i passi del neoministro «lungo il tortuoso cammino della politica saranno senz’altro giusti, perché io ti conosco»
Ma di Sanremo – spesso assieme al manager Lucio Presta, che nel suo libro L’uragano dedica un capitolo intero al suo amico – Mazzi ne ha fatti anche con Paolo Bonolis, Gianni Morandi e Amadeus.
Dalla nomina politica in poi ha continuato a recarsi in Liguria per i rapporti con Siae e Assomusica, altri legami da coltivare come, ovviamente, quello con la Rai di Giampaolo Rossi.
Niente da fare dunque per Gianluca Caramanna. Anche lui alla prima legislatura, senza un profilo tecnico forte come quello di Mazzi, era comunque nella rosa dei possibili successori di Daniela Santanchè.
A fare la differenza, oltre alla relativa inesperienza, forse anche i possibili conflitti d’interessi del deputato. Come ha scritto Domani, oltre alla sua impresa personale di affittacamere, Caramanna si è assicurato diverse consulenze per gli assessori al Turismo delle regioni governate dalla destra, che spesso e volentieri assegnavano quella delega proprio al partito di Meloni.
In effetti, quello del Turismo è un ministero a cui Fratelli d’Italia tiene molto. E che quindi va assegnato a qualcuno di fiducia.
Il fatto è che il neoministro ha l’abitudine di non scordarsi dei vecchi amici e, pare, abbia continuato a rappresentarli anche quando era stato nominato al governo come sottosegretario alla Cultura (siamo nell’ottobre 2022), in barba alle norme della legge Frattini. Gli archivi sono pieni di episodi di questa ubiquità del Mazzi, seduto alla sua scrivania al Collegio Romano e contemporaneamente chiamato come agente dei divi che rappresenta.
Lo scorso anno, per dire, la Rai pensa di affidare un programma ad Adriano Celentano. E chi accompagna Claudia Mori, moglie e manager del Molleggiato, a viale Mazzini a parlare con l’ad Giampaolo Rossi? Proprio il sottosegretario alla Cultura, già agente di Celentano. Lo ha fatto per antica amicizia, che diamine.
Come per amicizia ha rappresentato il giornalista Massimo Giletti nelle trattative con La7, anche quando era al governo da un bel po’. Di questo c’è anche la prova documentale, diciamo così, nei verbali della procura di Firenze che indagava all’epoca sulla strana figura di Salvatore Baiardo, già favoreggiatore dei fratelli Graviano, che avrebbe mostrato a Giletti una vecchia fotografia di Berlusconi insieme ai mafiosi.
Finisce che i pm chiamano il sottosegretario a testimoniare sotto giuramento nel giugno del ’23, per chiedergli come mai, a suo avviso, l’editore Cairo avesse chiuso all’improvviso il programma “Non è l’arena”. A verbale Mazzi dichiara di avere «rapporti di amicizia e di collaborazione professionale con Massimo Giletti, almeno fino a quando sono diventato sottosegretario».
Ma bisogna andare a Verona per capire fin dove arriva il vero potere di Mazzi. Nominato nel 2017 dall’allora sindaco Federico Sboarina come amministratore delegato di Arena di Verona srl, Mazzi fa il bello e il cattivo tempo. Oggi Sboarina a Repubblica difende quella scelta e ricorda che «è stato un manager bravissimo che ci ha fatto fare un vero salto di qualità».
Ma capitava che il Mazzi amministratore scegliesse le produzioni degli amici del Mazzi produttore. Come Friends&Partners spa di Ferdinando Salzano, a cui nel 2022 vengono assegnate 36 date su 56, proprio quel Salzano con il quale Mazzi è stato socio per il musical Giulietta e Romeo.
Stesso schema con Lucio Presta, socio di Mazzi nella produzione del tour di Checco Zalone, al quale viene poi concessa l’Arena di Verona per due serate nel maggio del 2023. Tra schiamazzi&imbarazzi, Mazzi finisce in mezzo per l’altra sua passione (oltre alla musica): la Russia.
Lo ha ricordato ieri la dem Pina Picierno: «Vi ricorderete, forse, delle sue condotte opache per il caso di Gergiev a Caserta la scorsa estate. Ci mancava solo la nomina
a ministro, per un soggetto noto per le sue relazioni con il potere moscovita. Non c’è fine al peggio».
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
TANTO E’ BASTATO PER GETTARE IN ANSIA PALAZZO CHIGI E IL CENTRODESTRA TUTTO – UN BIG DI FRATELLI D’ITALIA, ANONIMAMENTE, NON NASCONDE IL FASTIDIO: “UN MINISTRO DELL’INTERNO NON DEVE ESSERE RICATTABILE” – GIORGETTI DIFENDE PRUDENTEMENTE PIANTEDOSI: “CREDO CHE NON SIA UNA QUESTIONE POLITICA, ALMENO IN QUESTO MOMENTO”
«Dove nascono i silenzi», il titolo dell’ultimo libro di Claudia Conte. Oggi, però, quel che
interessa di più alla politica è quando quei suoi silenzi muoiono e iniziano le rivelazioni, perché lei,nla fidanzata confessa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – che nel frattempo sembra essersi “allontanato” da questa liaison – ha annunciato (o minacciato, a seconda di come la si legga) di voler parlare «il prima possibile», raccontando le cose come stanno davvero.
«Non vi preoccupate – dice alla cronista di È sempre Carta Bianca che la intercetta sotto casa -, avrete tutte le risposte».
Parole che, per effetto pavloviano, fanno scattare nel centrodestra gli stessi pensieri angosciati di un anno e mezzo fa, quando chi diceva alla stampa di voler far conoscere la verità sulla sua relazione era Maria Rosaria Boccia, ai tempi amante del ministro Gennaro Sangiuliano.
Da ora ci si muove quindi su due piani diversi. Uno ufficiale, in cui Piantedosi viene difeso a spada tratta, tra pubblici attestati di stima e pacche sulle spalle dei colleghi incontrati ieri in Consiglio dei ministri.
L’altro è quello in cui invece tornano a strisciare dubbi e paure. Giorgia Meloni ha incassato le rassicurazioni del titolare del Viminale e per ora le bastano.
Ma a Palazzo Chigi, così come nel centrodestra, sono ancora memori dello stillicidio subito ai tempi dell’affaire Boccia-Sangiuliano e allora tracciano una linea rossa: «Un ministro dell’Interno non deve essere ricattabile, questo è ovvio», spiega un big di Fratelli d’Italia.§Le parole di Conte mettono una buona dose d’ansia, alla luce delle tante coincidenze e dei tanti incarichi maturati tra Parlamento, polizia e prefetture. Come la conduzione del programma su Rai Radio Uno, La mezz’ora legale ottenuto quando alla direzione c’era Francesco Pionati, che è stato compagno di scuola di Piantedosi ad Avellino.
Ma è un atto di fiducia accompagnato da molta moltissima prudenza. Basta sentire il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per capire il clima: «Credo che non sia una questione politica, almeno in questo momento». Insomma, la mano sul fuoco non la mette nessuno.
A chi cerca Conte per capire il motivo di tante esperienze maturate negli ultimi anni nel mondo della sicurezza e della legalità, la trentaquattrenne risponde con messaggi fiume in cui è concentrato un curriculum che nemmeno in due vite una persona normale riuscirebbe ad avere. Ma tant’è.
Anche lei come Piantedosi ha affidato la vicenda a un legale «che sta tutelando la mia immagine e la mia reputazione». In attesa di dare «tutte le risposte». Per ora, però, temporeggia: «Vi ringrazio dell’interesse, ma vi chiedo un po’ di rispetto. Basta con l’odio, bisogna mandare un messaggio di pace. Siamo a Pasqua».
(da La Stampa)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DI TRAPANI HA DICHIARATO ILLEGITTIMO IL FERMI DELLA “MARE IONIO” DISPOSTO A OTTOBRE DEL 2023… SANZIONI ANNULLATE E IL VIMINALE DOVRA’ RISARCIRE LE SPESE LEGALI
Il Tribunale di Trapani ha stabilito con una sentenza che il fermo amministrativo imposto alla nave ONG Mare Jonio – era l’ottobre del 2023 – fu illegittimo. La conseguenza è la stessa già vista in più di un caso recente: il ministero dell’Interno sarà tenuto a risarcire la ONG per le spese legali. La ‘falla’ legale alla base di queste sentenze è sempre la stessa, ovvero il cosiddetto decreto Piantedosi. Una misura varata a gennaio del 2023, che è stata disapplicata più e più volte dai tribunali.
Il caso Mare Jonio, Viminale dovrà risarcire le spese legali
Nel caso della nave Mare Jonio 69 persone, tra cui donne, bambini e un neonato, vennero salvate da un gommone che si trovava in una zona tecnicamente assegnata alla Libia per le operazioni di ricerca e soccorso. Visto che la Libia non può essere considerata un porto sicuro, le autorità italiane non possono imporre alle navi ONG di interfacciarsi con quelle libiche, ha stabilito il tribunale. La Libia viene descritta nella sentenza come un Paese “che non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati”, con una “volatile situazione di sicurezza in generale” e con “particolari rischi per la protezione dei cittadini stranieri”.
Dunque, la scelta dell’imbarcazione di dirigersi verso l’Italia invece di far coordinare l’operazione ai libici (cosa che poi era stata punita con il fermo) era corretta. “Cade così uno dei presupposti chiave utilizzati per ostacolare le Ong”, ha commentato la ONG Mediterranea, che gestisce la nave. E in effetti l’obbligo di
rapportarsi con le autorità di Tripoli era uno degli aspetti su cui puntava il decreto per allontanare gli sbarchi delle missioni di salvataggio dalle coste italiane.
Quello annullato dall’ultima sentenza è stato solo il primo fermo per la Mare Jonio: ce ne sono stati altri due, negli anni successivi, su cui i processi sono ancora in corso. La sentenza è attesa entro il 2026 per entrambi, e sembra plausibile che l’esito sarà lo stesso
Il decreto Piantedosi smontato più volte dai tribunali
“Non è un caso isolato: diversi tribunali stanno smontando l’uso del decreto Piantedosi contro le navi di soccorso, mentre nel Mediterraneo continuano morti e violazioni dei diritti umani. Questa sentenza conferma il fallimento di politiche che ostacolano il soccorso invece di salvare vite. Per questo, la richiesta resta chiara: Piantedosi si dimetta”, ha concluso la ONG. È innegabile che negli ultimi mesi le sentenze simili siano state moltissime – e la situazione è la stessa fin dal 2023, quando per la prima volta il decreto venne messo alla prova dei tribunali.
Il problema di questo “impiego illegittimo e strumentale del decreto Piantedosi” è che, di fatto, le navi ONG vengono bloccate. Solo dopo, a seguito di una causa legale, gli viene data ragione. Ma nel frattempo i soccorsi sono rimasti fermi per settimane, e l’intero lavoro delle ONG viene reso più complesso: i processi pesano, così come le spese legali; anche se nella maggior parte dei casi vengono risarcite, per ottenere i soldi bisogna aspettare anni. E ogni imbarcazione sa che, per ciascuna operazione in mare in cui salva decine o centinaia di persone, rischia di essere bloccata in porto per venti giorni.
Il decreto Piantedosi fu tra i primi provvedimenti del governo Meloni, steso a fine 2022 e varato a inizio 2023, pochi mesi dopo l’inizio del mandato. A oltre tre anni da quel momento, il bilancio è negativo su tutti i fronti. Dal punto di vista dei soccorsi in mare, le operazioni vengono rallentate e ostacolate. Dal punto di vista dello Stato, fioccano le sentenze avverse e i risarcimenti. Nonostante questo, l’esecutivo non ha dato segno di voler cambiare questa norma.
(da Fanpage)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
CONTRO CINGOLANI GIOCHEREBBERO ANCHE FATTORI PIÙ “POLITICI”, A PARTIRE DAL SUO RAPPORTO PRIVILEGIATO COSTRUITO CON CROSETTO
L’uscita di Roberto Cingolani da Leonardo è più vicina; anzi, è cosa fatta, a sentire le fonti
che da ieri mattina danno l’ad del gruppo della difesa congedato da Palazzo Chigi. A Cingolani, secondo le stesse fonti, è stato comunicato sempre ieri che non comparirà nella nuova lista per il cda di Leonardo. Inutile cercare conferme dal diretto interessato, che non commenta mai le vicende istituzionali.
È arduo trovare una motivazione “tecnica” della mancata riconferma di Cingolani, che la stessa Giorgia Meloni aveva voluto ad tre anni fa e che nel suo mandato – complice la corsa al riarmo – ha portato il titolo a quadruplicare il suo valore e ha ideato Michelangelo Dome, un sistema di coordinamento delle difese spaziali nazionali.
Contro Cingolani giocherebbero fattori più “politici”, a partire dal suo filoeuropeismo per arrivare al rapporto privilegiato costruito con il ministro della Difesa Guido Crosetto. Dopo gli scandali e le dimissioni in Fratelli d’Italia, Meloni avrebbe infatti deciso di rendersi meno attaccabile e di scegliere manager che facciano riferimento solo a lei: non a caso da Leonardo potrebbero uscire altre figure apicali vicine a Crosetto.
I possibili successori di Cingolani? Tra i più quotati Lorenzo Mariani, manager del gruppo che tre anni fa proprio Crosetto avrebbe voluto ad del gruppo: sarebbe un compromesso fra Chigi e la Difesa.
Tra gli altri papabili l’ad di Fincantieri Piergiorgio Folgiero, quello di Fs Stefano Donnarumma e Alessandro Ercolani di Rheinmetall Italia.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
“AIR BP ITALIA” CHE FORNISCE IL COMBUSTIBILE, HA AVVISATO LE COMPAGNIE AEREE DEL RAZIONAMENTO: LA PRIORITÀ NEL RIFORNIMENTO SARÀ DATA AI VOLI AMBULANZA, AI VOLI DI STATO E AI VOLI CON DURATA SUPERIORE A TRE ORE. PER TUTTI GLI ALTRI CI SARÀ UNA DISTRIBUZIONE CONTINGENTATA
Sono scattate, all’aeroporto di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia le prime limitazioni di carburante per i voli.
Air Bp Italia, uno dei principali operatori ha infatti emesso un ‘Notam’, ovvero un bollettino aereonautico rivolto alle compagnie aeree, per informarle che per i prossimi giorni, fino al 9 aprile, nei quattro aeroporti ci saranno delle limitazioni per il carburante.
La priorità nel rifornimento, ha spiegato la società che fa parte del colosso britannico Bp, sarà data ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai voli con durata superiore a 3 ore. Per tutti gli altri ci sarà una distribuzione contingentata.
(da agenzie)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
CIÒ NON TOGLIE CHE ABBIA POTUTO OTTENERE QUEL TITOLO ANCHE ALTROVE. MA IN QUALE ATENEO? CLAUDIA CONTE SOSTIENE DI AVER
FREQUENTATO UNA “SCUOLA POLITICA” (QUALE, NON LO SPECIFICA)
C’è un giallo nel curriculum di Claudia Conte, la giornalista, opinionista televisiva, attivista
antimafia e scrittrice che nei giorni scorsi ha rivelato la sua relazione sentimentale col ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Un mistero che riguarda la sua laurea magistrale in Giurisprudenza alla Luiss. «Laurea in giurisprudenza», si
legge nel curriculum presentato per assumere l’incarico di docente nella scuola di formazione della polizia di stato.
Una docenza, come rivelato da Domani, che si è concretizzata nella moderazione di quattro tavole rotonde alla scuola interforze, tutte svolte dalla dottoressa Conte tra dicembre 2023 e novembre 2024.
«Lei ha sostenuto per le vie brevi di essersi laureata alla Luiss, ha presentato quel curriculum dove non è indicata l’università, si tratta di convegni nei quali sono stati coinvolti decine di giornalisti, ognuno si assume la responsabilità di quanto dichiarato», ci racconta un alto dirigente della Polizia di Stato.
Anche in diverse interviste la professionista racconta degli studi nella prestigiosa università privata. «Perché hai scelto di studiare giurisprudenza alla Luiss?». È il 2016 quando la cronista di una testata online si rivolge a Conte. Che risponde: «Perché credo che i desideri della famiglia vadano soddisfatti. Loro ci hanno fatto il regalo più bello e noi non possiamo non ricambiare la cortesia».
Ma poi, dopo l’iscrizione, si è realmente laureata nella prestigiosa università? La sua versione sembra stridere con quanto può ricostruire questo giornale. Negli elenchi aggiornati dall’anno accademico 2006-2007 fino a oggi il suo nome non risulta tra i laureati, una circostanza che ci viene confermata anche da due fonti
Ciò non toglie che abbia potuto ottenere quel titolo anche altrove. In quale ateneo? Impossibile da dire perché Conte dopo aver spifferato la sua relazione con un peso massimo del governo si è chiusa in un religioso silenzio.
Torniamo a quel foglio presentato da Conte, firmato di suo pugno, per l’affidamento dell’incarico presso la scuola di perfezionamento per le forze di polizia. Un foglio, appunto, non un vero e proprio curriculum. Ed è un aspetto di primaria importanza visto che è depositato, insieme ad altri cv di professionisti, agli atti del corso di alta formazione
Mentre gli altri docenti hanno allegato un curriculum ricco e dettagliato, quello di Conte appare scarno e generico, in alcuni passaggi scritto a penna senza specificare ateneo, data di conseguimento del titolo. Un altro curriculum più ricco della conduttrice-giornalista è irrintracciabile nonostante la donna sia consulente, a titolo gratuito, di una commissione parlamentare d’inchiesta come quella sulle periferie
L’unica traccia disponibile sugli studi è appunto l’autodichiarazione presentata per moderare le tavole rotonde delle forze dell’ordine. Il primo invito di Conte è stato fatto direttamente dal direttore della scuola di polizia, mentre il secondo è partito dai carabinieri. Ogni tavola rotonda dura in genere due ore, si tratta di soli 206 euro lordi di media. Domani ha comunque chiesto chiarimenti alla conduttrice che non ha risposto al telefono, ai messaggi, all’email.
Nel foglio presentato alla scuola di formazione alla voce “altri titoli” viene indicato un master «Scuola politica», senza specificare quale. Da articoli online si apprende che avrebbe frequentato quella di Sabino Cassese: parteciparvi non equivale ad aver conseguito un master. In alcune iniziative, presentando la biografia di Conte (come nel premio letterario Vermentino), si legge che la giovane avrebbe frequentato la Scuola di politiche sociali ed economiche Carlo Azeglio Ciampi.
Questo giornale ha scoperto che la realtà è leggermente diversa. Conte ha fatto domanda di ammissione, ma non ha mai frequentato. Come confermano dalla scuola. Il prossimo 10 aprile si parlava di una sua presenza all’evento cerimoniale per celebrare i 174 anni della polizia a Frosinone. Due anni fa Conte ha presentato l’iniziativa alla presenza del questore Domenico Condello. La partecipazione di quest’anno è sfumata.
Ci sono poi altri dettagli da chiarire in questa storia. Come quello dei «seimila euro in contanti nel comodino». Un particolare che emerge dalle carte giudiziarie di un processo ormai concluso che ha coinvolto come parte offesa proprio Conte e di cui Domani ha scritto. Negli atti si fa riferimento a un episodio riguardante «6mila euro in contanti», custoditi da Conte in casa e di cui l’ex fidanzato Angelo Paradiso, assolto da ogni accusa, si sarebbe appropriato.
Nella sentenza del giudice Lorenzo Ferri la vicenda viene chiarita. Che ci facevano quei soldi, cash, nel cassetto di Claudia Conte? «La testimone, a specifica domanda rivoltale sul punto, ha poi riferito di custodire questi soldi in casa, tenendoli nel suo comodino per eventuali emergenze».
(da “Domani”)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
C’È STATO ANCHE UN LANCIO DI VOLANTINI DAI PALCHI – A ORGANIZZARE LA CONTESTAZIONE IL COMITATO FENICE VIVA: “L’AZIONE ARROGANTE E AUTORITARIA DEL SOVRINTENDENTE STA COMPROMETTENDO IL TEATRO”
Un coro di proteste del pubblico, con lancio di volantini dai palchi, ha preceduto il Concerto del Venerdì santo alla Fenice di Venezia. A organizzare la contestazione contro il sovrintendente del Teatro, Nicola Colabianchi, presente in sala, è stato il Comitato Fenice Viva, composto da storici abbonati e spettatori abituali del teatro veneziano.
Il comitato è nato nel settembre scorso a sostegno della mobilitazione dell’Orchestra e del Coro che non hanno condiviso la scelta di Colabianchi di nominare Beatrice Venezi alla direzione musicale della Fenice — a partire dal prossimo ottobre — non ritenendo il suo curriculum all’altezza del prestigio dell’istituzione.
Il concerto del Venerdì santo prevedeva brani di Vivaldi, Lotti e Pergolesi diretti dal maestro Michael Hofstetter, al debutto alla guida dell’Orchestra e del Coro con la partecipazione del soprano Giulia Bolcato e del contralto Teresa Iervolino.
L’ingresso degli orchestrali sul palco è stato accolto da una lunga ovazione ma, subito dopo, il silenzio nella sala gremita è stato interrotto dall’urlo di uno spettatore che ha invocato le dimissioni del sovrintendente. Alla protesta si è rapidamente unita gran parte della platea, tra applausi di sostegno e il lancio di volantini dai palchi, mentre gli orchestrali e il Coro sono rimasti immobili. Prima il
grido isolato “Colabianchi dimettiti!”, poi un coro sempre più compatto, scandito a ritmo di battimani: “Dimissioni! Dimissioni!”.
Già fuori dal teatro, i sostenitori del Comitato Fenice Viva avevano distribuito volantini in cui si leggeva: “L’azione arrogante e autoritaria del sovrintendente sta compromettendo la Fenice. Continueremo a difendere il nostro teatro. Chiediamo le dimissioni di Nicola Colabianchi”. È la prima volta che il pubblico della Fenice chiede esplicitamente le dimissioni del sovrintendente prima di un concerto (…)
Da fine settembre, quando avvenne la designazione di Venezi da parte del sovrintendente, le maestranze del teatro, con gli orchestrali in testa, hanno indetto lo stato di agitazione con proteste, volantinaggi, assemblee, cortei, scioperi.
I lavoratori della Fenice, come hanno ripetuto più volte le organizzazioni sindacali e la Rsu, non contestano la persona della 36enne direttrice d’orchestra ma il suo curriculum giudicato non all’altezza e respingono le implicazioni politiche che tale nomina comporterebbe. Ora, nel braccio di ferro, si è schierato anche una parte degli abbonati.
(da La Stampa)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
“L’OPINIONE SULL’EX SOTTOSEGRETARIO DI CHI LAVORA NEL MONDO DELL’OPERA È PIÙ O MENO QUELLA CHE L’ERBA AVEVA DI ATTILA. CON L’AFFAIRE VENEZI A LA FENICE, IN COLLABORAZIONE CON SERVI SCIOCCHI, SINDACI PROTERVI, MAZZI E IL GOVERNO HANNO FATTO UNA FIGURA DI PALTA PLANETARIA, E SENZA AVERE NESSUNA IDEA DI COME USCIRE DAL VICOLO CIECO DOVE SI SONO FICCATI
Oltre al diretto interessato, ci sono altre persone felici della nomina del fratello d’Italia
Gianmarco Mazzi a ministro del Turismo: quelle che lavorano nel mondo dell’opera, dove l’opinione sull’ex sottosegretario alla Cultura con delega allo Spettacolo è più o meno quella che l’erba aveva di Attila.
E dire che, nella sua lunga carriera nello spettacolo e in tivù, di musicisti Mazzi ne ha frequentati molti, ma tutti pop. Il neoministro nasce nel 1960 a Verona, “borgotrentino” cioè di Borgo Trento, buona borghesia, si laurea in Giurisprudenza e fa politica fin da giovane, sotto l’egida dei due dioscuri di una destra cittadina ancora destra-destra,
Msi e derivati, Nicola Pasetto e Paolo Danieli, che lo ricorda come «un ragazzotto sempre sorridente, con molta voglia di fare, genio dell’organizzazione». La vulgata lo arruola anche fra gli ultras dell’Hellas Verona; di certo, è tifoso e membro dell’Hellas club Parlamento, tenuto a battesimo con Lorenzo Fontama, leghista veronese e presidente della Camera.
Mazzi entra nello showbusiness nei primi anni Ottanta attraverso la Nazionale cantanti. Da lì, la carriera di impresario decolla: collabora con i Pooh, Dalla, Morandi, Caterina Caselli, Baccini e con Adriano Celentano di cui rilancia la carriera riportandolo a fare il mattatore, e talvolta il matto, in tivù. Nel palmarès ci sono anche Cocciante, Zucchero, Mogol, Giletti, Vasco, Zalone e, inaspettatamente date le idee politiche opposte, Dario Fo, di cui cura le ultime apparizioni televisive.
I legami con potenti agenti come Lucio Presta o Ferdinando Salzano sono strettissimi, quelli con la città d’origine anche: Mazzi è per anni amministratore unico dell’Arena di Verona srl, la società che si occupa dell’attività extra operistica dell’anfiteatro. Quando deve mollarla per ovvi conflitti di interesse, ci sistema una sua fedelissima. La ciliegina sulla torta della carriera è, ovviamente, il festival di Sanremo.
Come direttore o codirettore artistico, Mazzi ne firma sei: Bonolis, Panariello, Bonolis II, Clerici, Morandi I e Morandi II. Ricompare all’ultimo Sanremone per l’intronizzazione di Stefano De Martino, molto ben visto in alto a destra. Come si vede, un palmarès di edizioni bipartisan e risultati alterni; l’unico crimine davvero imperdonabile è la vittoria di Povia nel 2006 con “Vorrei avere il becco”, quello dei bambini che fanno ooh davanti ai valori della destra, Dio, Patria e Famiglie. (…)
La politica arriva nel ’22: deputato del collegio Veneto 2 e subito sottosegretario di Genny Sangiuliano, curiosamente con delega alla musica ma escluse le fondazioni lirico-sinfoniche: quella arriverà soltanto con Giuli. Mazzi cominciò bene,
chiamando a convegno (a Verona, ovviamente) gli operatori del settore per annunciare che sapeva di non sapere, quindi era aperto a suggerimenti e consigli.
Evidentemente, o non glieli hanno dati o glieli hanno dati sbagliati. Peccato perché gli inizi furono promettenti, con il rinnovo del contratto ai lavoratori delle fondazioni, scaduto da anni e nel frattempo già riscaduto, il riconoscimento Unesco al canto lirico italiano, che non serve a niente ma è molto chic, e soprattutto l’intuizione che la destra di governo non dovesse puntare sul cinema, da sempre “di sinistra”, ma sulla lirica, molto più identitaria e nazionale.
Ma questo si è poi tradotto nella solita scorpacciata di poltrone, e non sempre per collocarci dei sederi all’altezza. Fino alla catastrofe con l’affaire Venezi a Venezia dove, in collaborazione con servi sciocchi, sindaci protervi, “opinionisti” beceri e insomma tutta la pittoresca combriccola che la destra crede essere una classe dirigente, Mazzi e il governo hanno fatto una figura di palta planetaria, e senza avere nessuna idea di come uscire dal vicolo cieco dove si sono ficcati (è la patata più bollente che toccherà al successore, che Dio la mandi buona a lui e soprattutto a noi)
Mazzi ha oltretutto il difetto di essere molto suscettibile e di prendere ogni critica come un affronto personale: memorabile una riunione di sovrintendenti dove tacciò l’ambiente dell’opera di essere “ingrato” verso di lui. Grande e grosso, non ama apparire, anche perché le interviste non gli vengono bene
Memorabile, un incontro fra le commedia all’italiana e il teatro dell’assurdo, all’incrocio fra Lino Banfi e Ionesco, quella dell’ottobre 2025, dove sproloquiò sull’opera «che nasce nella società pre-elettrica» e suggerì di «lavorare sulle durate», come no (e qui, contrappasso: l’ultima volta che l’ho visto a teatro è stato per un Lohengrin di parata dell’Opera di Roma, cinque ore e pure in tedesco). Lui e Giuli, raccontano, al netto dei comunicati di reciproco apprezzamento di ieri, non si amavano troppo, anche perché il vero filo diretto con le Meloni sisters ce l’ha Mazzi.
Al Turismo, profetizza un collega di governo che non lo ama (peraltro ampiamente ricambiato), Mazzi farà bene perché «è il suo», anche se di certo sarà meno flamboyant in opere, detti, outfit e inchieste della sua illacrimata predecessora.
(da La Stampa)
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Aprile 4th, 2026 Riccardo Fucile
L’ELENCO DELLE PRESENTAZIONI: LA PRIMA IL 15 MAGGIO 2024, A PISTOIA. L’EVENTO E’ PROMOSSO DALLA PREFETTA LICIA DONATELLA MESSINA – IL 22 GENNAIO 2025 CONTE TORNA A PISTOIA, A UN ALTRO EVENTO PROMOSSO DALLA PREFETTURA – POI CALTANISSETTA (20 NOVEMBRE 2025). UN’ALTRA PRESENTAZIONE TENUTA NELLA SCUOLA INTERFORZE DI POLIZIA, NEL DICEMBRE 2022, RISULTA PROMOSSA DALLA PREFETTURA DI FOGGIA
La domanda è: Claudia Conte ha ottenuto vantaggi dalla sua relazione sentimentale (finora
mai smentita) con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi?
In attesa di avere risposte ufficiali dal Governo, Il Fatto ha potuto verificare che almeno in un paio d’occasioni Conte, nella sua veste di scrittrice, ha potuto usufruire di eventi promossi da Prefetture italiane – quindi dal Viminale – grazie ai quali ha venduto centinaia di copie delle sue opere.
Non è questione di mero guadagno economico, ma di opportunità, poiché oggi sappiamo che Conte già all’epoca era potenzialmente l’amante dell’uomo a capo di tutte le Prefetture. Quindi: Piantedosi sapeva che la sua amante (se tale era all’epoca) promuoveva e vendeva i suoi libri in eventi promossi dalle Prefetture e, peraltro, pubblicizzati sul sito del Viminale? E Conte lo aveva informato?
Sono domande come queste che rendono di interesse pubblico la relazione che il
Governo tende a derubricare come affare privato. Domande che Il Fatto ha posto ai diretti interessati, senza tuttavia ottenere risposta
Veniamo agli episodi in questione. Il primo risale al 15 maggio del 2024: quel giorno Conte sale sul palco del teatro Manzoni di Pistoia per presentare il suo La voce di Iside, romanzo su una diciottenne che supera i traumi della pandemia col volontariato contro la violenza di genere. L’evento è promosso dalla prefetta Licia Donatella Messina, col patrocinio della Fondazione Caript e la Società della Salute Pistoiese.
Da quello che risulta al Fatto, Conte viene invitata solo perché aveva precedentemente conosciuto la prefetta, autrice di un protocollo contro il bullismo siglato dalle istituzioni locali. Il libro della giornalista era stato ritenuto particolarmente adatto a un pubblico giovane. L’evento, a giudicare dal sito del Viminale, è un successo: partecipano più di 500 studenti.
Il 22 gennaio 2025 Conte torna a Pistoia, questa volta alla Sala Maggiore di Palazzo di Giano, per partecipare alla premiazione del concorso di idee “La forza della solidarietà”, promosso sempre dalla Prefettura. Sul sito del Viminale si legge che per l’occasione il libro La voce di Isideè stato “diffuso nelle scuole della provincia”.
Da quello che risulta al Fatto, a pagare un centinaio di copie (costo 15 euro l’una) poi distribuite agli studenti è la Fondazione Caript, che aveva patrocinato l’evento
Al Fatto risulta anche che i libri non sono stati venduti direttamente dalla casa editrice, che li aveva ceduti precedentemente a Conte. È dunque la giornalista che acquista alcune copie del suo lavoro, per poi rivenderle alla Fondazione
Uno schema che si ripete a Caltanissetta il 20 novembre del 2025. Nel luglio scorso, infatti, la prefetta Messina viene trasferita da Pistoia alla città nel centro della Sicilia. E qui ripete l’esperienza del protocollo contro il bullismo, con annessa presentazione del libro La voce di Iside
Questa volta a pagare le copie (solo alcune decine) è la Fondazione Sicana, mentre sul palco del Teatro Rosso di San Secondo Conte riceve anche il premio “Gogol Ambasciatrice del Sorriso nel Mondo”. Anche questa volta il sito del Ministero pubblica un articolo per dare notizia dell’evento
C’è poi una singolare coincidenza. Nel 2024, il Ministero dell’Interno destina
450mila euro al fondo Unrra, gestito dal Viminale per progetti sociali e culturali, destinandoli a iniziative di “assistenza e supporto in favore delle donne vittime di violenza di genere”.
Nello stesso anno Conte pubblica il suo La voce di Iside, che come abbiamo visto tratta proprio il tema della violenza di genere.
Nel 2025, il Ministero di Piantedosi finanzia con 500mila euro lo stesso fondo Unrra per progetti contro il bullismo. Poche settimane fa, Conte ha pubblicato Dove nascono i silenzi, il suo ultimo lavoro che parla proprio di disagio giovanile, realizzato con il patrocinio dell’Osservatorio Nazionale sul Bullismo, di cui la giornalista è portavoce.
Il libro è edito da “Fall in Love”, una società di comunicazione che distribuisce solo su Amazon. Un’altra presentazione risulta invece effettuata nella scuola interforze di Polizia e, nel dicembre 2022, legata al libro La legge del cuore, ed è stata promossa dalla Prefettura di Foggia.
(da agenzie)
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