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ALESSANDRO ONORATO STRONCA L’IPOTESI DI UN’ALLEANZA UNICA DEI CENTRISTI: “FARE UN’AMMUCCHIATA RISCHIA DI FARCI PERDERE LE NOSTRE SPECIFICITÀ”. LA VERITÀ È CHE NESSUNO DEI “GALLETTI” DELLA GALASSIA DI CENTRO VUOLE RINUNCIARE ALLA SUA PICCOLISSIMA RENDITA DI POSIZION

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

UNIRSI SAREBBE L’UNICA SOLUZIONE PER CONTARE DAVVERO QUALCOSA – MATTEO RENZI: “TUTTE LE FORZE ANTI-MELONI DEVONO STARE UNITE: LA STAGIONE DEI VETI È FINITA”

“Credo che andare divisi potrebbe essere una soluzione per arricchire e portare più consenso al centrosinistra. Unirsi, fare un’ammucchiata, rischia di farci perdere le nostre specificità”. Lo afferma Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico, ospite della trasmissione Myrta Confidential su san Marino Tv.
“Ruffini e Gabrielli – prosegue – sono persone straordinarie, servitori dello Stato: non c’è una contrarietà verso le persone. Però ognuno deve arare il proprio campo. Questa idea dei moderati non mi appassiona”, aggiunge, “io non sono moderato. O meglio, se moderati significa essere educati e rispettosi delle istituzioni sì, ma radicali nelle posizioni. Ma poi, sulle posizioni ormai: se dico sport gratuito per tutti, è una posizione da comunista?
Se dico che un immigrato irregolare che ha commesso un reato deve tornare nel proprio Paese sono di destra? Noi dobbiamo spiegare agli italiani che cosa vogliamo fare. Credo che unirci in provetta non sia un grande aiuto.
Detto questo dialoghiamo costantemente tra di noi, ma ognuno per sé potrebbe essere la via più semplice per portare ancora più consenso al centrosinistra e arricchire anche le primarie in questo modo”.
“Saremo felici di dare il nostro contributo, com’era naturale che fosse. Tutte le forze anti-Meloni devono stare unite: la stagione dei veti è finita”. Lo afferma Matteo Renzi, leader di Italia viva, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, dopo l’apertura del campo largo alla partecipazione del suo partito al tavolo per il programma del centrosinistra.
Sulle precedenti contrarietà di Giuseppe Conte alla presenza di Italia viva nella coalizione, Renzi osserva: “Non rinnego il passato ma adesso possiamo parlare di futuro? Far prevalere i veti significa riconsegnare il Paese a Giorgia Meloni, il popolo di centro sinistra ci rincorrerebbe con i forconi”. Al tavolo programmatico, precisa, parteciperanno le capogruppo Raffaella Paita e Maria Elena Boschi.
Quanto alle primarie per la scelta del candidato premier, il leader di Italia viva annuncia: “A noi va bene tutto. Se saranno a due appoggeremo convintamente Elly Schlein, se saranno aperte presenteremo un nostro candidato”. E aggiunge: “Le primarie saranno una grande festa di popolo dalle quali uscire più forti e con un leader pronto a guidare l’intera squadra fino alla vittoria delle ‘secondarie’, contro Giorgia Meloni”.
Sulla data delle elezioni politiche, Renzi afferma: “Si vocifera il 9 maggio. Spero sia vero, perché è la festa dell’Europa. Quale modo migliore per festeggiare se non mandare a casa il governo più nazionalista mai avuto?”.
Renzi critica infine l’azione del governo, a partire dalla manovra economica. “Parliamo di misure spot. Meloni, ormai s’è capito, non fa leggi né riforme ma tweet”, afferma. E sulla prospettiva di un esecutivo di centrosinistra conclude: “Primum vincere, deinde philosophari. E vincere stavolta si deve”.

(da agenzie)

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IL PROSSIMO CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA SARÀ PIÙ “ROSSO” CHE MAI, DOPO IL SUCCESSO DELLE CORRENTI “MAGISTRATURA DEMOCRATICA” E “AREA”. IL CSM CHE VERRA’ POTRA’ INFLUENZARE LA VITA DEL PAESE VISTO CHE SARÀ CHIAMATO A RINNOVARE, NEL CORSO DELLA CONSILIATURA, I VERTICI DI ALCUNI DEI PRINCIPALI UFFICI GIUDIZIARI DEL PAESE, DOVENDO NOMINARE I NUOVI PROCURATORI DI MILANO, NAPOLI E ROMA, IL PRIMO PRESIDENTE E IL PROCURATORE GENERALE DELLA CASSAZIONE, IL CAPO DELLA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA E ANTITERRORISMO

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

IL NODO DELLA RIPARTIZIONE DEI MEMBRI LAICI E L’EVENTUALITA’ DI PROROGA DELL’ATTUALE CSM, CHE POTREBBE RESTARE IN CARICA OLTRE LA SUA SCADENZA NATURALE

Il nuovo Consiglio superiore della magistratura, che si appresta a essere più “rosso” che mai, sarà chiamato a rinnovare nel corso della consiliatura i vertici di alcuni dei principali uffici giudiziari del paese, dovendo nominare i nuovi procuratori di Milano, Napoli e Roma, il primo presidente e il procuratore generale della Cassazione, il capo della Direzione nazionale antimafia e antiterrori
Scelte fondamentali, destinate a segnare la direzione che la magistratura italiana intraprenderà nei prossimi anni. A farle, come dicevamo, sarà un Csm a trazione “rossa”. L’elezione dei componenti togati del nuovo Csm ha visto il trionfo delle correnti di sinistra Magistratura democratica e Area, che insieme hanno ottenuto ben dieci consiglieri su venti (non undici, secondo i calcoli non ancora definitivi diffusi ieri), mentre la corrente conservatrice Magistratura indipendente è crollata da sette a quattro consiglieri. La centrista Unicost è passata da quattro a cinque togati. A questi si aggiungerà l’immortale Cosimo Ferri, candidatosi come indipendente.
Gli eletti si siederanno nel nuovo Csm che, teoricamente, dovrebbe insediarsi a gennaio, alla scadenza naturale di quello attuale, anche se non è detto che maggioranza e opposizione riusciranno a trovare in tempo l’accordo in Parlamento per eleggere i dieci membri laici di propria competenza.
Proprio il successo delle correnti di sinistra, infatti, unito al peso delle nomine che dovrà compiere il prossimo Csm, complica la partita dei laici. Maggioranza e opposizione dovranno prima trovare l’accordo sulla ripartizione dei laici: il centrodestra vorrebbe rieleggerne sette, lasciandone tre all’opposizione, come avvenuto a inizio legislatura per il Csm ora in scadenza; Pd, M5s, Avs e Italia viva hanno invece chiesto pubblicamente che siano loro riconosciuti quattro componenti laici, augurandosi che “la maggioranza non ripeta lo scippo di un componente” registrato nel 2022.
Di fronte all’exploit delle correnti di sinistra, però, ora dalle parti di FdI, Lega e Forza Italia sono ancora meno propensi a cedere alla richiesta delle opposizioni.
Una volta raggiunta l’intesa sulla ripartizione generale dei laici, dovranno poi essere i partiti a trovare la sintesi fra loro. Un assaggio di quanto ciò sarà complicato si è avuto con la notizia secondo cui FdI vorrebbe eleggere Antonio Di Pietro, nome rispedito al mittente con parole molto dure da Forza Italia. Ma anche nel fronte dell’opposizione le trattative non saranno facili, sia per la volontà del Pd di eleggere due componenti laici (la senatrice Anna Rossomando e l’avvocato Enrico Grosso, che è stato presidente del comitato per il No al referendum), sia per l’intenzione di Italia viva e Avs di non rinunciare a un “proprio” nome.
E’ per queste ragioni, anche in virtù di un possibile ritorno alle urne in primavera, che tra i corridoi della Camera e di Palazzo Bachelet circola in modo sempre più insistente anche l’ipotesi secondo cui l’attuale Csm potrebbe restare in carica oltre la sua scadenza naturale, in regime di proroga. Uno scenario previsto dalla legge istitutiva dello stesso organo di governo autonomo delle toghe (“Finché non è insediato il nuovo Consiglio continua a funzionare quello precedente”) e che si è registrato nel 2022.
In quell’occasione, la scadenza del precedente Csm (fissata a settembre) si accavallò all’elezione del nuovo Parlamento, che riuscì a eleggere i dieci membri laici solo dopo quattro mesi, nel gennaio 2023. Stavolta, però, il Quirinale potrebbe far capire pubblicamente di non gradire una riedizione di quella esperienza […] Una cosa è certa: nella nuova consiliatura le correnti di sinistra, soprattutto in caso di alleanza con Unicost, potrebbero fare man bassa dei principali posti di potere negli uffici giudiziari del paese.

(da agenzie)

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RINCARI FINO ALL’80% IN UN MESE PER MELANZANE, ZUCCHINE E POMODORI

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

CLIMA, TRASPORTI E CARBURANTI SPINGONO IN ALTO I PREZZI, ANCHE QUELLI DI PESCE E CARN

Tra qualche anno il vero lusso potrebbe essere mettere a tavola pomodori, lattughe, melanzane, zucchine. Gli ortaggi sono stati considerati a lungo un alimento povero da mettere in tavola quando c’era poco altro, ma con il passare del tempo quello ortofrutticolo è diventato il comparto con i prezzi con maggiore crescita. Anche più delle carni e dei formaggi che invece restano stabili.
Secondo le rilevazioni della Borsa Merci Telematica Italiana relative al mese di settembre, il pomodoro da insalata registra i rincari più elevati, con un aumento di quasi l’80% rispetto ad agosto. Seguono melanzane (+39,6%), zucchine (+35,5%) e cetrioli (+20,9%). Piatti tipici della nostra dieta come la parmigiana di melanzane o l’insalata di pomodori potrebbero diventare cibi riservati alle occasioni speciali a causa dell’aumento dei prezzi. La tendenza, infatti, sembra destinata a non cambiare
Perché i prezzi degli ortaggi aumentano più degli altri
Settembre più che mai ha messo in evidenza diffusi rialzi per i prezzi all’ingrosso delle coltivazioni orticole, complice la scarsa disponibilità di prodotto a causa delle avversità climatiche estive, a fronte di un aumento della domanda. E il peggio potrebbe ancora venire: l’80% dell’ortofrutticolo viaggia su gomma, e lo sciopero degli autotrasportatori causato dall’impennata dei prezzi dei carburanti ha influito sulla disponibilità, con il conseguente svuotamento dei piccoli e grandi punti vendita. Nonostante i blocchi dei camionisti siano stati rimossi, i banchi di frutta e verdura non sono ancora tornati ai livelli pre-emergenza, perché l’emergenza carburanti non è ancora rientrata, così come le dinamiche che la hanno innescata.
Senza voler scomodare Trump e la guerra in Iran, la ridotta disponibilità di carburante ha causato l’aumento del costo dei trasporti e questo in molti casi viene scaricato sul consumatore finale. Se a questa dinamica economica aggiungiamo gli eventi atmosferici avversi di questa estate, ecco che abbiamo la ricetta per un disastro assicurato.
Il risultato infatti è un valore medio, per gli ortaggi, superiore del +50% rispetto a settembre dell’anno passato. I volumi di prodotto nazionale sono contenuti e nei mercati si trovano principalmente quote di merce di provenienza olandese e tedesca.
Sensibili aumenti si registrano anche tra gli ortaggi a media conservazione: +33,8% per i cavolfiori, presenti in questo mese con scarse quantità di prodotto nazionale di montagna e di importazione (Francia, Germania, Polonia).
Sale di quasi il +50% anche il prezzo dei finocchi rispetto al mese precedente: le quantità sono limitate e la qualità non ottimale, condizionata dal clima torrido anche nel Fucino. Aumento anche per il sedano (+27,8%).
Andamento invece piuttosto stabile per il comparto degli ortaggi a lunga conservazione (-1,1%): l’unica oscillazione significativa riguarda le verze (+17,4%); lieve aumento per le patate rispetto al mese precedente (+5,6%), che presentano comunque un valore di quasi il +35% superiore rispetto a settembre dell’anno scorso. Le ridotte quantità e l’avvio delle nuove produzioni di cicoria e spinaci spingono al rialzo i prezzi di questi ortaggi a foglia da cottura, con quotazioni in aumento di oltre il +30% rispetto al mese scorso.
A rischio anche il pescato: le spatole aumentano del 121,6%
Anche il pescato non se la passa meglio. A settembre, i prezzi all’ingrosso dei prodotti della pesca sono stati condizionati dal fermo pesca che ha interessato l’intero mese il litorale adriatico meridionale e, fino al 15 settembre, quello settentrionale. Su base annua (rispetto a settembre dello scorso anno): il picco più elevato riguarda le spatole fresche di pescata, con un incremento del +121,6%.
Su base mensile, la categoria dei pesci freschi di mare registra forti rialzi per sogliole, spigole, orate e sarde.
In aumento le carni bovine e le carni di pollo
Non registrano in proporzione l’aumento degli ortaggi, ma a settembre prosegue la crescita dei prezzi all’ingrosso delle carni, che registrano un +4,3% rispetto ad agosto, sostenuto principalmente dai rincari delle carni bovine.
Si restringe ulteriormente il divario su base annua, passando dal -6,7% di agosto al -2,8%. Decisa accelerazione per le quotazioni della carne di vitellone, in aumento dell’8,3% su base mensile, sulla scia dei rialzi dei quarti anteriori. Ancora più accentuata la crescita della carne di vitello (+13,4%), favorita dal recupero dei prezzi dei tagli delle “selle sgrassate” dopo una prolungata fase ribassista.
Il confronto con lo scorso anno resta tuttavia negativo per entrambe le categorie, rispettivamente del -5,8% e del -4,3%. Si interrompono invece i rincari della carne suina, che dopo il forte aumento di agosto registra una flessione del -6,6%, risentendo dell’indebolimento della domanda legato alla fine della stagione estiva. Si ridimensiona comunque il calo tendenziale, attestato al -2,5%. Tra le altre carni, aumentano i prezzi del pollo (+4,4%) e del coniglio (+8,8%), mentre il tacchino rimane stabile.

(da Fanpage)

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GLI ITALIANI SONO IN BOLLETTA? FACCIAMOLI GIOCARE! LA MANOVRA DEL GOVERNO MELONI INTRODUCE UNA QUINTA ESTRAZIONE SETTIMANALE PER LOTTO E SUPERENALOTTO, COSI’ I POVERACCI SPUTTANERANNO GL ULTIMI SOLDI RIMASTI

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

UN’INDUZIONE ALLA LUDOPATIA CHE PERMETTERÀ ALLO STATO DI INCASSARE ALMENO 30 MILIONI DI EURO IN PIÙ NEL 2027, CHE DIVENTERANNO 43 MILIONI NEL 2028

Una possibilità in più di tentare la fortuna con Lotto e Superenalotto e nuove entrate per le casse dello Stato. La manovra introduce una quinta estrazione settimanale per entrambi i giochi, oltre che per quelli opzionali e complementari, da effettuare il mercoledì.
E’ quanto prevede l’articolo 29 del disegno di legge di Bilancio, che affida all’Agenzia delle dogane e dei monopoli il compito di istituire il nuovo appuntamento entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.
La quinta estrazione si aggiungerà alle quattro già previste e – secondo quanto si legge nella relazione tecnica – potrebbe portare nelle casse dello Stato 30,5 milioni di euro in più nel 2027, destinati a salire a 43,1 milioni annui dal 2028.

(da agenzie)

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RIPRISTINARE LO STATO DI DIRITTO NON È UNA PASSEGGIATA. IL PREMIER POLACCO, L’EUROPEISTA DONALD TUSK, HA SOSPESO IL PRESIDENTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, BOGDAN SWIECZKOWSKI, NOMINATO QUALCHE ANNO FA DAI NAZIONALISTI DEL PIS (CHE AVEVANO FORZATO ROMPENDO L’INDIPENDENZA DELLA CORTE CON RIFORME ILLIBERALI AL LIMITE DELLA LEGALITÀ)

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE, IL SOVRANISTA TRUMPIANO KAROL NAWROCKI, STAVA VIAGGIANDO IN SENEGAL. È TORNATO INDIETRO E PARLA DI “COLPO DI STATO” … I SOSTENITORI DEL PARTITO PIS HANNO CIRCONDATO LA SEDE DELLA CORTE, E SONO STATI SCHIERATI DECINE DI AGENTI IN TENUTA ANTISOMMOSSA … TUSK, AL POTERE DAL 2023, AVEVA PROMESSO DI RISTABILIRE LO STATO DI DIRITTO A VARSAVIA, MA I VETI DI NAWROCKI GLI COMPLICANO LA VITA

La polizia polacca si è schierata questa sera a Varsavia attorno alla sede della Corte costituzionale dopo l’annuncio della sospensione del suo presidente, al centro di un braccio di ferro tra la destra nazionalista che lo ha nominato quando era al potere e l’attuale governo centrista di Donald Tusk.
Il presidente della Repubblica, il nazionalista Karol Nawrocki, ha annunciato di aver interrotto il suo volo per il Senegal, dove si stava recando in visita ufficiale, per fare immediato ritorno a Varsavia. Decine di agenti in tenuta antisommossa hanno impedito l’accesso all’area della massima autorità giudiziaria polacca ai numerosi sostenitori del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS), all’opposizione, che manifestano da diverse settimane a sostegno dei giudici supremi di cui l’esecutivo di Donald Tusk chiede la rimozione.
Ritenuta dall’Ue troppo dipendente dal potere politico, la Corte è stata uno dei principali motivi di discordia tra Bruxelles e i nazionalisti, avendo ribadito a più riprese il primato della legislazione polacca su quella dell’Unione Europea. Dal suo ritorno al potere nel 2023, Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo, ha promesso di risolvere la crisi.
Finora senza successo, poiché le nomine del suo governo all’interno del Tribunale non sono state ratificate dal capo dello Stato, che continua a fare ostruzione. “Ripristinare lo Stato di diritto è un nostro dovere”, ha dichiarato Donald Tusk su X. “Dopo anni di illegalità sotto il PiS, è un percorso difficile, a volte doloroso, che richiede un’azione risoluta. Non c’è altra via”. È stata una delle giudici, Anna Korwin-Piotrowska, ad annunciare la sospensione dalle sue funzioni del controverso presidente del tribunale, Bogdan Swieczkowski.
Inoltre, il ministro della Giustizia, che ricopre anche la carica di procuratore generale, ha annunciato in conferenza stampa di aver chiesto la revoca dell’immunità per Swieczkowski e per il suo vice, Bartlomiej Sochanski. La corte ha smentito l’accaduto, denunciando “un colpo di Stato” sul proprio profilo ufficiale X. Sul suo account X, la Corte afferma che il presidente Swieczkowski resta in carica e che la giudice Korwin-Piotrowska non può assumerne la supplenza, non avendo prestato giuramento davanti al presidente della Repubblica. “Tusk traditore”, urlavano i sostenitori del PiS davanti al tribunale.

(da agenzie)

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“IL DECRETO È UN TIC DI UNA DEMOCRAZIA SVUOTATA”. IL COSTITUZIONALISTA MICHELE AINIS ANALIZZA RASSEGNATO IL “DECRETISMO” CHE AFFLIGGE LA POLITICA ITALIANA: “CAVALCHI UN ALLARME, UNA PAURA DIFFUSA, UN ALLARME SOCIALE. IMMIGRATI? ECCO IL DECRETO. CORTEI? ECCO IL DECRETO. IL PRETESTO PROVIENE SEMPRE DALLA CRONACA”

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

“SE LE MANIFESTAZIONI SONO UN’EMERGENZA DI ORDINE PUBBLICO, QUESTA EMERGENZA LA SI POTREBBE CURARE CON MAGGIORI RISORSE PER L’EDUCAZIONE E LA POLIZIA, E INVECE NO. IL GOVERNO DICE TI ‘VENDO’, CARO SPETTATORE -ELETTORE, IL NUOVO REATO O LA NUOVA VERSIONE DEL VECCHIO…”

Professor Michele Ainis, come il sangue di San Gennaro, una settimana dopo la sua emanazione, San Decreto Legge ha rifatto il miracolo: la piaga dell’ordine pubblico è sanata. Un giurista del suo rango riesce a spiegarci un fenomeno paranormale?
Questo fenomeno paranormale, o banale mania che sia, viene da molto lontano a essere sinceri. C’è il nome, non c’è la cosa. Vi ricordate il presidente tecnico Mario Monti che conquistò la crescita economica licenziando un decreto denominato, per l’appunto, “Crescita”. Questa truffa delle etichette la si utilizza per i decreti legge e per le leggi elettorali. L’ultima creazione per il voto si chiama “Stabilicum” e viene promossa dal governo più stabile della storia della Repubblica.
In una settimana si è passati dalle città in balìa dei maranza, che si preparano al coprifuoco, a un ordine pubblico rigido, massiccio, imperforabile. Che “ci azzecca” il decreto?
C’entra perché fa apparire una capacità immediata di risolvere i problemi. Ci sono vari aspetti. Primo: la trasformazione delle questioni sociali in questioni di ordine pubblico. Leviamo un attimo dal campo le manifestazioni di queste settimane.
Pensiamo ai poveri “indecorosi”. E in nome del decoro urbano, il ministro Marco Minniti, esponente Pd di un governo di centrosinistra, inventò il daspo urbano per i poveri disperati che dormono sulle panchine e causano disturbo alla vista della sciura Concetta. Con onestà possiamo confessare che Meloni ha gonfiato il fenomeno, ma pure che era molto praticato anche dai suoi predecessori.
Sin dal primo provvedimento di quattro anni fa siamo proprio in zona compleanno il governo Meloni si rivolge con una certa frequenza al decreto legge. Come sono mutate le suppliche?
Il decreto è un tic di una democrazia svuotata, non differisce molto nel tempo. Cavalchi un allarme, una paura diffusa, un allarme sociale. Immigrati? Ecco il decreto. Cortei? Ecco il decreto. Il pretesto proviene sempre dalla cronaca. Ci sono manifestazioni pacifiche che convogliano decine di migliaia di ragazzi per ragioni sacrosante, anzi c’è da meravigliarsi che non ne abbiano fatte di più e prima. I ragazzi scendono in strada per gli ideali calpestati, […] si pensi a lavoro, istruzione, sanità.
Le condizioni perfette per far lievitare il desiderio di una risposta securitaria.
Se le manifestazioni sono un’emergenza di ordine pubblico, questa emergenza la si potrebbe curare con maggiori risorse per l’educazione e la polizia, e invece no. Il governo dice ti “vendo”, caro spettatore -elettore, il nuovo reato o la nuova versione del vecchio. Come il reato per la partecipazione a manifestazioni violente. Questa è veramente una truffa. Intanto, c’era già.
Non è che prima la manifestazione violenta era premiata con una medaglia. Gran parte dell’informazione si concentra sui disordini, e anche quelli hanno una radice sociale perché quei ragazzotti, una minoranza che sfascia le vetrine, sono figli del nostro tempo e dei nostri governi. Non portano sotto il cappuccio delle ragioni politiche, ma semplici e autentiche ragioni sociali.
Però queste “ragioni sociali” solitamente non influenzano positivamente il consenso degli elettori.
Esatto, allora prevale nel governo Meloni quello che io, nel mio libro, chiamo “fascismo bianco”, cioè un fascismo che non ha bisogno di marciare su Roma. Si intervie ne in modalità diversa mirando allo stesso obiettivo del fascismo storico: la formazione di un pensiero unico che taglia il dissenso e comprime le libertà. Il decreto legge, come ha dimostrato l’attuale maggioranza, è uno strumento di formidabile efficacia per raggiungere questo obiettivo.
È anche un espediente per azzerare le discussioni parlamentari.
Il “fascismo bianco” è, inoltre, il dominio del potere esecutivo sul potere legislativo.
I ruoli si capovolgono: il governo legifera, i parlamentari eseguono. Lo stesso schema che ha adottato Donald Trump con la sfilza di ordini esecutivi, che sono atti amministrativi, nel primo giorno di insediamento del suo secondo mandato. I decreti legge sono un fenomeno degenerativo che dura da decenni, ma Meloni si trova molto a suo agio e infatti ha battuto tutti i record.
Questo governo utilizza il decreto legge in due modi: per rispondere ad asserite emergenze di sicurezza, inasprendo reati già esistenti o creandone di altri; per elargire un po’ di denaro, rinviando la soluzione nel tempo.
Se vogliamo battezzarli, possiamo dire che c’è il “decreto manette” e poi c’è il “decreto elemosina”. Siccome ci stiamo avvicinando alle w elezioni, probabilmente si moltiplicheranno sia i “decreti manette” che i “decreti elemosina”. Purtroppo la cassa è vuota, al governo rimane solo la grancassa mediatica.

Carlo Tecce
per “l’Espresso”

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LO SCHEMA DI SCHLEIN: IN CORSA ANCHE I “PICCOLI” SERVIRÀ IL DOPPIO TURNO

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

COME COMPLICARSI LA VITA CON LE PRIMARIE

“Non la vedranno arrivare neanche stavolta». Al Nazareno si respira grande ottimismo dopo «la svolta» impressa sulla costruzione dell’alternativa. I quattro storici alleati si sono riuniti e insieme hanno stabilito una road map che per la prima volta detta tempi e formato dello schieramento progressista.
«Il processo unitario è ormai irreversibile», esultano ai piani alti del Pd. Fiduciosi di poter centrare, come mai prima, l’obiettivo al quale hanno mirato sin dall’inizio: battere Giorgia Meloni, andare al governo, cambiare il Paese. E a farlo, da quelle parti nessuno ne dubita, sarà Elly Schlein
L’intenzione, adesso, è non lasciare nulla al caso. Perché se sulle tre P un accordo di massima è stato raggiunto, restano ancora da definire un’infinità di dettagli, dove spesso si nasconde il diavolo. È il motivo per cui il lavoro sul programma andrà di pari passo con la stesura del regolamento per i gazebo. Da aprire, come d’intesa, entro il secondo mese del 2027: data che Schlein ha accettato di buon grado, sebbene tuttora convinta che un candidato premier designato con troppo anticipo rispetto alle Politiche — specie se non verranno fissate a maggio, ma andranno alla scadenza naturale di settembre — potrebbe subire un lento logoramento. E c’è di più.
Con le feste natalizie di mezzo, la campagna per le primarie sarebbe brevissima, con ripercussioni potenzialmente negative sull’affluenza. Tutte circostanze che avrebbero dovuto consigliare minor fretta.
Dopodiché, per un problema ormai alle spalle, altri sembrano di più difficile soluzione. Riguardano il numero dei candidati e le modalità della sfida ai gazebo. Poiché appare complicato impedire ai “piccoli” di correre, l’opzione che avanza è il doppio turno. Come già si fece nel 2012, quando a cimentarsi furono tre del Pd, uno di Sel, uno dell’Api: due domeniche più tardi, la gara fra i due più votati — Bersani e Renzi — la vinse il segretario dem. Uno schema che Schlein considera quasi inevitabile, avendo maturato l’idea che ciascuna forza dell’alleanza vorrà competere per contarsi.
Perciò nelle scorse settimane si è spesa personalmente per far convergere le varie sigle centriste in un unico soggetto, così da avere un solo sfidante di quell’area alle primarie e una lista unica alle urne. Il modo, anche, per superare l’ostilità di Conte nei confronti del suo predecessore a Chigi: «Iv in coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia», ha ribadito l’avvocato nell’ultimo libro di Bruno Vespa. «Se una parte dell’elettorato del M5S non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni».
Resta infine il nodo più intricato di tutti: il programma. Per il Pd dovrà essere definito in ogni suo punto. A partire dalla politica estera. A Conte non sarà consentito un accordo monco, di fare le primarie sulle armi all’Ucraina. Tutto andrà deciso prima.

(da Repubblica)

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LE PRIMARIE A FEBBRAIO NON CONVINCONO FINO IN FONDO ELLY SCHLEIN, CONVINTA CHE UN CANDIDATO PREMIER DESIGNATO CON TROPPO ANTICIPO RISPETTO ALLE POLITICHE (SPECIE SE NON VERRANNO FISSATE A MAGGIO, MA ANDRANNO ALLA SCADENZA NATURALE DI SETTEMBRE) POTREBBE SUBIRE UN LENTO LOGORAMENTO

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

NON SOLO: CON LE FESTE NATALIZIE DI MEZZO, LA CAMPAGNA PER LE PRIMARIE SAREBBE BREVISSIMA, CON RIPERCUSSIONI POTENZIALMENTE NEGATIVE SULL’AFFLUENZA… MA I VERI PROBLEMI SONO TRE: IL PROGRAMMA, A PARTIRE DALLA POLITICA ESTERA; IL RUOLO DI RENZI, CHE CONTE DETESTA E VORREBBE FUORI DALL’ALLEANZA; LA FRAMMENTAZIONE AL CENTRO, CON I PARTITINI INCAPACI FINORA DI FARE SINTESI E UNIRSI

La giornata di grande mobilitazione nelle maggiori città italiane per lo sciopero generale proclamato da Unione dei sindacati di base e Cobas ha coinciso con l’annuncio, da parte dei quattro leader del Campo largo – almeno, della sua componente di sinistra, rappresentata da Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni – delle scadenze di novembre per il programma e febbraio per le primarie. Con due mesi per la campagna elettorale per scegliere il leader del centrosinistra, e subito dopo quella per le elezioni politiche, previste a maggio.
Prima di Natale l’alleanza, dopo aver concordato il programma, andrà in piazza a una manifestazione cui prenderanno parte tutte le componenti interessate a costruire l’alternativa al centrodestra e al governo Meloni.
Ciò vuol dire che sono più o meno superate le iniziali resistenze di Schlein al “tavolone” affollato di troppe componenti, soprattutto al centro, dove si fatica a trovare l’accordo su un unico rappresentante e un’unica lista, e non si sa ancora se alla fine le liste saranno due, tre o quattro.
Renzi e Italia viva e Più Europa di Riccardo Magi sono presenti in Parlamento; Avanti Psi-Progetto Civico di Enzo Maraio e Alessandro Onorato e Rifondazione di Maurizio Acerbo sono entrate con un espediente; Più uno di Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli e Primavera di Vincenzo Spadafora (ex 5 stelle) sono ancora fuori. A conti fatti al tavolo del programma dovrebbero accomodarsi in dodici, non tutti certo d’amore e d’accordo.
Per uno di loro, Renzi, la resistenza di Conte è stata ribadita in un’intervista con Vespa […] Schlein, probabile candidata premier, pensa che se il Campo largo riuscirà a coinvolgere i giovani già decisivi per la vittoria del No al referendum sulla giustizia, avrà buone possibilità di vincere Molti di quei giovani marciavano nelle manifestazioni contro il carovita e per il diritto allo studio. Ma siamo sicuri che quella di ieri fosse la risposta che si aspettavano dal centrosinistra?

Marcello Sorgi
per “La Stampa”

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UN GRANDE CLASSICO DELL’AUTUNNO: AUMENTANO LE ACCISE SUL TABACCO. PER LE SIGARETTE CI SARANNO DUE RINCARI: IL PRIMO A GENNAIO, IL SECONDO DAL 1 LUGLIO – DAL 1 GENNAIO AL 30 GIUGNO 2027 LA COMPONENTE FISSA DELL’ACCISA SALIRÀ A 35,50 EURO OGNI MILLE SIGARETTE, MENTRE DAL 1 LUGLIO PASSERÀ A 38,50 EURO

Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile

L’INTRODUZIONE DI SUGAR E PLASTIC TAX SLITTANO A LUGLIO: IL MANCATO GETTITO PER LO STATO SARÀ DI 316 MILIONI DI EURO

Il governo ha deciso di anticipare di sei mesi l’aumento delle accise sul tabacco, che era previsto dal 2028. La misura è nella manovra 2027, dove rientra tra le coperture della legge di bilancio. Per le sigarette, […] nel 2027 i rincari saranno due: il primo a gennaio, il secondo dal 1° luglio.
Dal 1° gennaio al 30 giugno 2027 la componente fissa dell’accisa salirà a 35,50 euro ogni 1.000 sigarette, mentre dal 1° luglio passerà a 38,50 euro. Il calendario fiscale fissato con la manovra dello scorso anno prevedeva aumenti annuali sul prezzo dei singoli pacchetti: circa 25 centesimi per il 2027 e circa 40 centesimi dal 2028.
Sempre con la manovra, sugar tax e plastic tax slittano dal 1° gennaio al 1° luglio 2027. La relazione tecnica al ddl di Bilancio […] quantifica il mancato gettito per lo Stato in 316,2 milioni di euro: 170,1 milioni per l’imposta sulle bevande analcoliche edulcorate e 146,1 milioni per quella sui manufatti in plastica monouso. Le cifre indicano la differenza tra gli incassi stimati con l’entrata in vigore a gennaio e quelli previsti con l’applicazione da luglio. Le due tasse, istituite nel 2019, erano già state rinviate più volte.

(da agenzie)

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