Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DELLA LEGA È IN SARDEGNA IN VACANZA: ERA SEDUTO VICINO A DORI GHEZZI, LA CANTANTE PROPRIETARIA DEL RESORT IN CUI SI SVOLGEVA L’EVENTO – L’AFFONDO DI ALICE DE’ ANDRÉ, NIPOTE FABER: “NON SO ESATTAMENTE CHE COSA SIA RIUSCITO SALVINI A CAPIRE DAI TESTI DI MIO NONNO. FORSE LA MUSICA? FORSE IL LA LA LA? MIO NONNO AVREBBE INTERROTTO IL CONCERTO E CHIESTO A SALVINI CHE CAZZO CI FACEVA LI'”
Sta facendo il giro del web il video che ritrae una spettatrice interrompere il concerto di
Diodato, ieri sera all’Agnata a Tempio Pausania, per la presenza del vice premier Matteo Salvini, nell’ambito del festival Time Jazz che ogni anno, per iniziativa del direttore artistico Paolo Fresu, vede protagonista un ospite musicale omaggiare Fabrizio De Andrè nella sua residenza in Gallura, oggi diventato un piccolo resort immerso nel verde e gestito da Dori Ghezzi.
Salvini, in vacanza in questi giorni all’Agnata, in Gallura, era seduto a fianco proprio di Dori Ghezzi quando una ragazza si è alzata in piedi contestando la sua presenza e interrompendo, di fatto, l’esibizione di Diodato. “Tu sei bravissimo, ma non è possibile che qui sia presente una persona che con le canzoni di De André non c’entra niente. Io mi sento offesa e non posso continuare a restare qui”, ha detto la spettatrice che ha ricevuto sia fischi ma anche qualche applauso.
A quel punto è intervenuta proprio la padrona di casa che si è avvicinata al palco e ha preso il microfono. “Non sono d’accordo – ha detto Dori Ghezzi – Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo. La musica deve unire”. E giù applausi, compresi quelli convinti di Salvini. Anche Diodato è intervenuto: “Quante volte mi sono definito lontano anni luce da certi pensieri e certe attitudini politiche.
Non credo sia giusto smettere di suonare, ma rispetto anche chi decide di andare via. Io ovviamente non sono il padrone di casa, non mi permetto di cacciare nessuno e sono un ospite. Speriamo solo che la musica di De André illumini anche un po’ di più la nostra classe politica”. Successivamente, sui social, la nipote di De Andrè, Alice, figlia di Cristiano, ha rincarato la dose: “Io non so esattamente che cosa sia riuscito Salvini a capire dai testi di mio nonno.
Forse la musica? Forse il la la la? Perché sui testi evidentemente abbiamo avuto qualche problema di comprensione. Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società siano diametralmente opposti è un eufemismo”. Dopo aver difeso la contestatrice solitaria, ha concluso: “mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì”.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO IL GIUDICE, VALTER LAVITOLA AVREBBE MESSO A PUNTO LA SCENEGGIATA PER FAR PASSARE IL GIORNALISTA COME VITTIMA DI UNA INTIMIDAZIONE E TRASFORMARLO IN UN MARTIRE, ACCRESCENDO LA SUA POPOLARITA’ PER ACCELERARE LA DISCESA IN CAMPO – L’AVVOCATO DI RANUCCI: “È FONDAMENTALE CAPIRE IL MOVENTE DELL’ATTENTATO”
“Più volte” Valter Lavitola “ha commentato” l’attentato “dicendo che se era stato lui il mandante allora voleva dire che era d’accordo anche Ranucci, quando allo stato non è emerso alcun elemento per ritenere che il giornalista fosse d’accordo con Lavitola”. É quanto si legge nell’ordinanza del gip di Roma che ha disposto l’arresto dell’imprenditore quale mandante dell’azione ai danni del conduttore di Report.
“Le risultanze acquisite – scrive il Gip nell’ordinanza – inducono a ritenere che il giornalista sia stato vittima della manipolazione dell’indagato, in ragione, da un lato, della raffinata astuzia di quest’ultimo, dall’altro del profondo legame tra i due instauratosi tanto da indurre la persona offesa ad avere quella reazione di stupore e incredulità appena appresa la notizia dell’incriminazione dell’amico”.
E’ “certo, – agiunge il giudice – perché emerso in plurime intercettazioni, che Lavitola abbia continuato a manipolare la persona offesa e ad alimentare in lui il convincimento che la tesi seguita dagli inquirenti sia assolutamente inverosimile, essendo convinto che finché avrà il sostegno della vittima del reato, la sua posizione ne risulterà avvantaggiata”.
L’attentato a Sigfrido Ranucci è “stato commissionato da Valter Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti” dell’arrestato “in ambito politico”. Lo scrive il gip di Roma nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per il 60enne di origini campane ritenuto il mandante dell’azione dinamitarda dell’ottobre scorso.
“Se infatti lo scopo era quello di favorire l’ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato – si legge -, è indubbio che nella ideazione dell’indagato, agli occhi della vittima e dell’opinione pubblica l’evento delittuoso doveva apparire come un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l’incolumità del giornalista”.
“L’arresto di Walter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”.
Lo afferma l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. “Mentre per l’Autorità Giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta”, aggiunge.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
PRESENTATA LA QUERELA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA PER AVER DANNEGGIATO L’IMMAGINE DELLA CITTA’… LA EVENTUALE SOMMA SARA’ DESTINATA AD AIUTARE LE FASCE DEBLI A PAGARE L’AFFITTO
Un milione di euro di risarcimento e una querela per diffamazione aggravata. Il Comune di
Riccione porta in tribunale il caso del video pubblicato su TikTok dal profilo «Legaofficial», nel quale alcune immagini dei migranti sulla spiaggia di Ceuta erano state associate alla città romagnola. L’amministrazione ha dato mandato all’Avvocatura comunale di procedere nei confronti dei responsabili della realizzazione e della diffusione del filmato e annuncia anche un’azione civile per il danno all’immagine e il pregiudizio che, secondo il Comune, sarebbero stati arrecati alla città.
Il video discriminatorio
La decisione arriva dopo la diffusione dello scorso 6 agosto di un video che mostrava le immagini di Ceuta presentandole come uno scenario distopico ambientato su una spiaggia di Riccione, accompagnate dalla scritta «Pov: È il 2023, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno». Il contenuto ha superato le 500mila visualizzazioni ed è comparso su un account con oltre 200mila follower e spunta blu, caratterizzato da grafiche identiche a quelle ufficiali della Lega e seguito anche dal profilo personale del vicepremier. Il Comune sostiene che il filmato abbia utilizzato la città per «veicolare messaggi a sfondo discriminatorio a fini di propaganda politica» e parla di una lesione del «decoro e dell’onore della comunità riccionese».
Lo scontro con la Lega
La sindaca Daniela Angelini aveva chiesto la rimozione del video e le scuse ufficiali di Matteo Salvini nel caso in cui il profilo fosse risultato effettivamente riconducibile alla Lega, sollecitando comunque un intervento a tutela della città. Sul caso era intervenuto anche il deputato Pd Andrea Gnassi, annunciando un’interrogazione a Salvini, mentre il leghista Jacopo Morrone aveva definito il contenuto «una semplice provocazione», «un meme» e «un’allegoria» sul tema della gestione dei flussi migratori. Una lettura che l’amministrazione comunale respinge. «Riccione non è la scenografia di una propaganda d’odio né il teatro per le provocazioni di alcuno», afferma Angelini, secondo cui definire il filmato «un’allegoria» o «una semplice provocazione» rappresenta «un atto di irresponsabilità politica e istituzionale». Il Comune fa sapere infine che, qualora venga riconosciuto il risarcimento richiesto, l’intera somma sarà destinata al fondo comunale per aiutare cittadini e famiglie in difficoltà con il pagamento degli affitti.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
TRA LUGLIO E AGOSTO 104 RTICOLI SUL “GIORNALE” CON LA REGIA DI FDI
Ci sarebbe la regia dei vertici di Fratelli d’Italia dietro all’operazione che stanno portando avanti i giornali di destra contro Report. Un’operazione che, secondo fonti qualificate, parrebbe diventata negli ultimi giorni una vera triangolazione che parte dal partito della premier Giorgia Meloni e passa per gli uffici dei direttori de Il Giornale, Libero e Il Tempo – i quotidiani della famiglia Angelucci. Poi, di riflesso, ultimamente anche sul Corriere della Sera, per sbarcare direttamente sul Tg1 della Rai che confeziona dei servizi molto allineati alle richieste di FdI per fare rimuovere Sigfrido Ranucci dalla conduzione del programma o per far sospendere la replica delle puntate durante l’estate (cosa poi accaduta). Tirando fuori anche casi vecchi e già smentiti.
Tutto inizia a luglio, quando l’inchiesta sulla bomba nei confronti di Ranucci porta la procura di Roma a indagare Valter Lavitola. Il 7 luglio l’ufficio studi di FdI, guidato da Francesco Filini, braccio destro di Giovanbattista Fazzolari, confeziona un dossier che punta al conduttore di Report: “Spieghi l’amicizia col pregiudicato. Qual è il movente?”. Filini era stato anche il primo a chiedere a Ranucci, in tempi non sospetti, della sua possibile candidatura come leader del centrosinistra durante l’audizione del conduttore in Vigilanza Rai. Suggestione sempre smentita dal conduttore e usata per isolarlo. Ma la linea di FdI è segnata: cavalcare le indagini della magistratura per l’attentato che Ranucci ha subito lo scorso ottobre, di cui Valter Lavitola è il presunto mandante, e spingere sulle presunte pressioni che il faccendiere avrebbe esercitato su alcune inchieste di Report. Così i giornali di centrodestra hanno iniziato a battere quotidianamente. Prima con gli editoriali dei rispettivi direttori, poi con articoli di presunte inchieste. Prendendo a riferimento il Giornale, diretto da Tommaso Cerno, solo nei mesi di luglio e agosto, gli articoli pubblicati contro Report sono 140 ripresi poi da molte piattaforme social di informazione, tra cui Esperia, il cui direttore editoriale, Gino Zavalani, è il social manager di Alessandro Sallusti. A questi se ne sono aggiunti una trentina della Verità e 20 tra Libero e Il Tempo.
È successo anche 48 ore fa quando, nonostante i giornalisti di Report avessero continuato a negare l’indiscrezione sul commissariamento di Ranucci da parte della redazione, un servizio del Tg1 ha rilanciato l’ipotesi della sfiducia al conduttore e rincarato la dose con le polemiche sul documentario Food for profit di Giulia Innocenzi. Nel frattempo è iniziato sul Messaggero, quotidiano del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone (spesso oggetto delle inchieste di Report), anche un romanzo “a puntate” contro Ranucci.
“Pur di alimentare la campagna politica per la rimozione di Ranucci, il Tg1 fornisce un’interpretazione singolare dei più elementari doveri di correttezza aziendale”, commentano i consiglieri di amministrazione Rai, Alessandro Di Majo e Roberto Natale. Anche per i componenti M5s della Vigilanza guidati da Dario Carotenuto “è in atto un killeraggio mediatico contro Report inaccettabile: la campagna parte da alcuni media sulla base di notizie già smentite e viene rilanciata in ciclostile da maggioranza e governo”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
TRA I DONATORI C’È DI TUTTO: SOCIETÀ SPORTIVE E UNA LUNGA SFILZA DI IMPRENDITORI DELL’EDILIZIA – TRA GLI SPONSOR ANCHE L’UNIONE SUDAMERICANA EMIGRATI ITALIANI, ALLEATA IN PARLAMENTO CON NM
Mattone, sport e addirittura una onlus del campo dell’istruzione. Noi moderati di Maurizio
Lupi fa incetta di finanziatori. In particolare nel campo dell’edilizia. Il partito centrista guidato dall’ex ministro delle Infrastrutture sta facendo le provviste economiche per la futura campagna elettorale: nei primi sette mesi dell’anno ha già ottenuto 217mila euro.
Un record per Nm, che nel 2024 si era fermato a 212mila euro, ma in tutto l’anno. Addirittura la società di calcio del Manfredonia, che milita in serie D, ha elargito 1.500 euro. Dietro c’è la mano del patron del club, Giovanni Rotice, ex sindaco di Manfredonia, che con il suo movimento civico ha aderito a Noi moderati.
L’imprenditore ha dato altri 2mila euro attraverso una società di famiglia […]: altri 1.500 euro sono arrivati grazie alla società sportiva Manfredonia Miramare, presieduta da Iraldo Collicelli, dirigente vicino a Rotice. Tanta generosità potrebbe significare una candidatura in Parlamento nel 2027.
Il lombardo Lupi ha fatto presa in Puglia. Tra le società più generose spicca, infatti, la Vi.Mor, operante nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, con sede a Manduria, in provincia di Taranto. La donazione totale è stata di 21mila euro. La srl fa capo a Luigi Morgante, uno dei vicepresidenti nazionali del partito
Noi moderati ha fatto breccia soprattutto nel mondo dell’edilizia, che ha portato nelle casse del partito oltre 50mila euro in pochi mesi. La società agricola Laquilana, che si occupa di agricoltura ma anche di costruzioni, ha dato 10mila euro, stessa cifra […] è pervenuta dalla Cogepi Piemonte.
A seguire la Costruire 3.0 che ha provveduto a staccare un finanziamento di 5mila euro, la Star Guest del costruttore Mauro Pomponi ha dato 3mila euro, e ancora la Tobuild ne ha versati 2mila euro come la Cef costruzioni. […]
Un buon supporto economico arriva però dall’Usei (Unione sudamericana emigrati italiani), alleata in Parlamento con Noi moderati: in totale ha erogato 21mila euro. A titolo personale, poi, c’è stato un contributo di 10mila euro di Gaetano Scalise, ex presidente della Camera penale di Roma, nominato nel 2025 nuovo responsabile nazionale del dipartimento Giustizia
(da-“Domani”)
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
NATALIA ASPESI IN PUNTA DI SPILLO RISPONDE A UN LETTORE CHE LE CHIEDE COME FACCIA LA PREMIER A CONSERVARE I MIGLIAIA DI ABITI INDOSSATI DURANTE IL SUO GOVERNO: “LA SIGNORA (MELONI) SI SENTE IN DOVERE DI CAMBIARNE TANTI, E DEVE AVERE UNA DONNA CHE LA SEGUE CARICA DI NUOVI ABITI. DEVE TRATTARSI FORSE DI UNA PERSONA CHE, IMMAGINO, SAPPIA ANCHE SISTEMARLI BENE. LA SARTA DEVE ESSERE PIUTTOSTO MODESTA”
Gentile signora Aspesi, ma secondo lei la nota “underdog” dove terrà le MIGLIAIA di vestiti di cui fa quotidianamente sfoggio? Sempre molto cordialmente. Sergio Cereda
Risposta di Natalia Aspesi
Migliaia di vestiti? Questo è il problema. La Signora si sente in dovere di cambiarne tanti, e deve avere una donna che la segue carica di nuovi abiti. Deve trattarsi forse di una persona che, immagino, sappia anche sistemarli bene. La sarta deve essere piuttosto modesta.
Lei è la prima premier italiana, non ce ne sono state altre, e scusate se dico una sciocchezza, forse si aspetta per il prossimo leader un uomo, come se si tornasse indietro. Tornando ai vestiti penso che la signora non li porti più di una volta o due, e quindi non li paghi.
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L’INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA … ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L’ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA’ CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ
Splash! Giorgia, t’hanno rimasto sola! Dopo la vacanza alla Maddalena, la Meloni rischia di
finire direttamente all’esilio a Sant’Elena, come Napoleone.
La gloria di aver riacquistato un ruolo di leadership in Europa, dopo il fallimento a colpi di “vaffa” della sua “relazione speciale” con Trump, incornando il leader spagnolo Sanchez, è durata lo spazio di 48 ore.
La famosa lettera, buttata giù insieme alla premier danese Mette Fredriksen, e firmata da 22 Stati Ue, è rimasta “lettera morta” che si è poi trasformata in un boomerang: dopo la firma, i leader le hanno fatto ghosting, guardandosi bene dal sospendere il trattato di Schengen con la Spagna.
Tutti hanno tra i piedi i loro Vannacci-Vox-Afd, nessuno vuole dimostrare di essere indifferente al dossier migranti, ma poi, di fronte al rischio rottura di una delle basi dell’Unione, hanno fatto i “morti a galla”, lasciando di fatto sola l’Italia.
Dopo l’intervento, democristianissimo, del commissario Ue alle migrazioni, Magnus Brunner (“Il sistema Ue ha retto, ma va aumentata la cooperazione”), a far saltare definitivamente la resurrezione politica di Giorgia Meloni, è stato il “vaffa” inaspettato di Friedrich Merz.
Come scrive oggi su “Repubblica” Lorenzo De Cicco, la premier è rimasta “spiazzata” dalla sortita del Cancelliere (il “Muro di Berlino”, spara oggi in prima pagina “il Giornale”), che vuole rispedire in Italia i migranti “secondari” arrivati nei land tedeschi dopo un primo approdo sulle coste italiche.
Scrive De Cicco: “Dopo la fragorosa crisi diplomatica con Madrid, Giorgia Meloni vorrebbe evitare strappi anche con la Germania di Friedrich Merz, che in teoria è considerato un leader ‘amico’, persino in sintonia con Roma sulle politiche migratorie: è entrato nel gruppo capeggiato da Italia e Danimarca che si riunisce prima dei summit brussellesi, proprio per discutere d’immigrazione”.
“Meloni – continua De Cicco -, è in una strettoia. Ai piani alti di FdI se la prendono sottovoce con Merz, che sarebbe mosso ‘da ragioni elettorali’, uno ‘sfoggio di muscoli’ per arginare l’avanzata dell’Afd, ‘in Sassonia’ in particolare. Sono in realtà le stesse critiche rivolte dalla Spagna a Meloni su Ceuta.
Ognuno ha il suo Vannacci. La sponda della Germania però è cruciale per Meloni, molto più di quella con la Spagna. Dopo ore tribolate e contatti informali tra Palazzo Chigi e la cancelleria tedesca, il governo ha deciso di tenere il punto.
Fonti del Viminale hanno fatto sapere che considerano ‘azzerati’ tutti i presunti ‘dublinanti’ (i migranti secondari, disciplinati dal trattato di Dublino) ‘arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026’.
I problemi sono due. Il primo: la Germania ha fretta, vuole che ripartano subito i trasferimenti. Il governo italiano al contrario frena […]”.
Davanti al “Muro di Berlino”, alla sirenetta del Colle Oppio, in vacanza alla Maddalena, non è rimasto altro che pigiare il pedale del frena: non può permettersi di trattare Merz come un Sanchez qualunque, vuole restare aggrappata alla giacchetta del cancelliere tedesco perché è l’unico salvagente che le è rimasto nel Vecchio Continente, e ha mandato avanti il povero Piantedosi per una replica annacquatissima allo strappo tedesco.
Da parte sua, la premier si è limitata a postare su Instagram messaggi e foto con la premier danese Mette Fredriksen (socialdemocratica ma ferocemente anti-migranti, avendo capito che la gestione dei richiedenti asilo è un tema prioritario per i cittadini).
La situazione, però, potrebbe diventare incandescente nelle prossime ore, con il possibile intervento di Ursula von der Leyen da Bruxelles.
La presidente del governo esecutivo europeo sarebbe intenzionata a chiudere entro ferragosto la folle corrida tra Italia e Spagna, ”invitando” di conseguenza Meloni a un passo indietro, rimangiandosi il trattato di Schengen e i controlli alle frontiere.
I segnali che arrivano da Palazzo Berlaymont non sono affatto rassicuranti, come ricorda ancora De Cicco: “La Commissione europea non commenta la disputa, ma già lo scorso 15 luglio aveva inviato all’Eurocamera un duro report sui migranti dei movimenti secondari.
Lodando gli sforzi di Grecia e Spagna, mentre per l’Italia registrava annotazioni critiche: dall’entrata in vigore del nuovo patto migranti, il 12 giugno, 8 paesi ci hanno chiesto di riaccogliere 12 migranti. Ma nessuno è rientrato.
La Commissione avverte l’esecutivo che ‘uno Stato ricevente non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa’ per farlo. Da qui l’invito ‘a rimuovere gli ostacoli, interrompendo le pratiche che finora hanno impedito i trasferimenti’”.
Aggiunge “Politico.eu”: “il dossier si è ormai spostato dalla gestione immediata dell’afflusso migratorio alla necessita’ di trovare una “via d’uscita” politica che permetta a Roma e Madrid di ridurre le misure senza apparire sconfitte sul piano interno”.
E’ probabile che per salvare la faccia e i cavoli, da leader che è imbattibile su come comunicare propaganda e panzane, la “Gigiorgia” di Trump sparerà le solite supercazzole con scappellamento a destra, ma la corrida italo-spagnola potrebbe lasciare qualche incornata anche nella sua maggioranza.
Come hanno ricostruito nei giorni scorsi i retroscenisti, all’iniziativa della Meloni ha provato inutilmente ad opporsi Antonio Tajani: come ministro degli esteri, per ragioni di grammatica istituzionale; come vice-presidente del Ppe, il partito popolare europeo di Ursula von der Leyen; e come leader di Forza Italia, finito sotto schiaffo di Marina e Pier Silvio Berlusconi.
E la Famiglia di Arcore ha interessi enormi in Spagna, a partire da TeleCinco, prima tv commerciale iberica.
E’ difficile pensare che le tensioni con Madrid lascino indifferente il presidente di MfE-Mediaset, Pier Silvio Berlusconi.
Comunque va detto che il disprezzo di Trump per Sanchez che rifiuta di scucire il 5% per la difesa Nato e nega l’uso delle basi militari spagnole agli aerei Usa diretti verso l’Iran, non c’entra nulla con la Plaza de toros messa in piedi dalla Meloni: il Bestione di Washington è lontanissimo ormai delle vicende europee, e se ne fotte delle beghe di piccolo cabotaggio tra gli stati “scrocconi” e “parassiti” dell’Ue.
L’attacco della “Thatcher immaginaria” della destra europea al leader socialista spagnolo sarebbe bensì frutto di un calcolo politico, insufflato da quel torello di Santiago Abascal, leader di Vox, partito sovranista caro alle casse della galassia MAGA in grande ascesa nei sondaggi.
Lady Giorgia sa bene che sul tema migranti e sicurezza si giocheranno le elezioni del 2027. E con il generale Vannacci che soffia sul fuoco, con i sondaggisti che prevedeno che Futuro Nazionale possa arrivare al 10% già in autunno, non può perdere tempo. Va ribadita la supremazia a destra di Fratelli d’Italia.
Qui, magari, si inserisce il “consiglio” dell’amato Santi Abascal: il governo di Pedro Sanchez traballa, è accerchiato dalle inchieste sulla corruzione e la crisi di Ceuta può essere il colpo di grazia.
“Yo soy Giorgia” non se l’è fatto ripetere due volte: Meloni vede in Sanchez, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, il suo nemico più acerrimo.
Infatti, se i controlli per chi è diretto in Spagna costringono i viaggiatori a ore estenuanti in aeroporto, sta succedendo qualcosa di strano anche a chi ha deciso di svacanzare in Francia.
C’è chi segnala lunghe code, anche di due ore alla frontiera per controllare passaporti e carte di identità: è solo il caos per l’esodo della settimana di Ferragosto o uno scherzetto di Parigi per manifestare solidarietà a Madrid? Ah, saperlo..
(da Dagoreport)
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
SI E’ PRESENTATO CON IL PRESIDENTE DEL PD, STEFANO BONACCINI, ED E’ STATO APPLAUDITO DA TUTTI I PRESENTI. LA VERA PROVA DEL FUOCO, PERÒ, È UN’ALTRA: ELLY SCHLEIN, CHE ANCORA NON HA FATTO FISSARE IL PROGRAMMA DELLA FESTA NAZIONALE DI SETTEMBRE A REGGIO EMILIA, FARÀ INVITARE ALLA KERMESSE ANCHE IL REPROBO RENZI? PERCHÉ QUELLA SÌ CHE SAREBBE UNA VERA PRIMA VOLTA DALLA ROTTURA TRA IL LEADER DI ITALIA VIVA E IL SUO EX PARTITO
Bravo è bravo, non c’è che dire. Questo glielo concedono tutti, anche i suoi avversari (al netto degli sperticati elogi dei suoi troppo entusiasti sostenitori che dicono, senza tema di apparire eccessivi, che è «il più bravo di tutti»). Comunque, un fatto è certo: ci vuole una notevole abilità nel riuscire a far passare la storia per tre anni di seguito che Matteo Renzi è stato sdoganato alle Feste dell’Unità organizzate dal suo ex partito, ossia il Pd.
Stavolta si è gridato al grande rientro, dopo un lungo periodo di assenza, perché il leader di Italia viva ha partecipato a una festa con Stefano Bonaccini, poi a un’altra con il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, e perché è atteso a Bologna per un’occasione simile. In quella Bologna, cioè, dove Carlo Calenda è stato invece «scartato» perché del Campo largo o larghissimo che sia non ne vuole sapere niente.
L’anno prima, nel 2025, Renzi si era fatto intervistare proprio in occasione del suo ritorno trionfale alle feste: ne ha fatte due o tre, una via l’altra, sparring partner Gianni Cuperlo e Nicola Zingaretti. Era luglio, lavorava alla «tenda riformista» e spiegava perché e per come il centrosinistra dovesse restare unito. L’anno prima ancora, era il 2024, dopo una sua performance alla festa di Pesaro insieme all’eurodeputato dem Matteo Ricci […] qualche giornale aveva titolato: «Renzi torna tra gli applausi». […]
Fatto sta che anche in quel di Villalunga, dove quest’anno si è presentato con il presidente del Partito democratico Stefano Bonaccini, Renzi è stato applaudito da tutti i presenti. E qualche ex Pci, poi Pds, quindi Ds e ora Pd, lì sotto il palco, ha esclamato: «Ha tanti difetti, ma politicamente se li mangia tutti». La vera prova del fuoco, però, è un’altra: Elly Schlein, che ancora non ha fatto fissare il programma della Festa nazionale di settembre a Reggio Emilia, farà invitare alla kermesse anche il reprobo Renzi? Perché quella sì che sarebbe una vera prima volta dalla rottura tra il leader di Italia viva e il suo ex partito.
da il “Corriere della Sera”
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Agosto 10th, 2026 Riccardo Fucile
LE AZIENDE SANITARIE SI AFFIDANO SEMPRE DI PIU’ A MEDICI GETTONISTI E CAMICI IN BIANCO IN PENSIONE – PREOCCUPA IL FENOMENO DEL BOARDING: SONO SEMPRE DI PIU’ I PAZIENTI CHE STANNO SULLE BARELLE DEL PRONTO SOCCORSO ANCHE PER 48-72 ORE
Settemila medici in meno nei Pronto Soccorso nel bel mezzo del picco di agosto, corsie al
limite e anziani lasciati sulle barelle per tre giorni prima di trovare un posto letto. Il collasso della rete d’emergenza sanitaria è un cortocircuito annunciato che ogni agosto trasforma i pronto Soccorso e gli ospedali italiani in trincee roventi.
In città svuotate, l’ondata di calore fa schizzare gli accessi dei malati fragili, mentre gli organici già decimati accusano il colpo del fisiologico piano ferie del personale. Secondo le ultime rilevazioni della Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza (Simeu), oltre il 70% dei Pronto soccorso opera con ‘scoperture’ comprese tra il 25% e il 70% dell’organico.
«Si tratta complessivamente di circa 5mila medici dell’emergenza mancanti – spiega Alessandro Riccardi, presidente della Simeu- , ma nei mesi estivi le ferie pesano su un sistema già in profonda sofferenza. Il numero dei professionisti assenti sale e nel picco di agosto sfiora i 7mila».
A fronte di medici e infermieri in drastico calo, la domanda di assistenza sanitaria cresce vertiginosamente. «Nei mesi più caldi gli accessi aumentano di almeno il 15%, soprattutto per malati cronici e anziani che restano soli senza il riferimento dei familiari», sottolinea Pierino Di Silverio, segretario nazionale del sindacato medico Anaao Assomed.
Per garantire i servizi ed evitare la paralisi, le aziende sanitarie si affidano a rattoppi costosi ed estenuanti. Da un lato aumenta vertiginosamente il ricorso ai medici gettonisti e ai pensionati; dall’altro si assiste al sacrificio sistematico dei diritti dei lavoratori di ruolo.
«Aumenta il ricorso alle ferie saltate o posticipate», avverte Di Silverio. «Quasi mai quelle maturate vengono fruite per intero dai medici: la quota utilizzata si aggira attorno ad appena il 60%», aggiunge. Questa giostra di turni massacranti si estende al comparto infermieristico, dove con l’entrata in vigore dei piani estivi la forza operativa si riduce mediamente del 25-30%.
Per mantenere aperti i servizi e coprire le falle nei turni, le Asl chiedono continui straordinari, doppi turni e frequenti salti dei riposi al personale rimasto in servizio.
«Il risultato diretto – specifica – è l’aggravarsi del fenomeno del boarding: i pazienti stazionano sulle barelle dei Pronto soccorso anche per 48-72 ore in attesa di un ricovero, trasformando di fatto le aree di emergenza in reparti di medicina gestiti da personale stremato».
(da La Stampa)
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