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BALLOTTAGGIO? MEGLIO UN PAREGGIO. SPAVENTATA DALL’ASCESA DI VANNACCI E DALLA DEBOLEZZA DEI SUOI ALLEATI MELONI MANDA AL MACERO OGNI IPOTESI DI SECONDO TURNO, CHE POTREBBE FAVORIRE IL CAMPO LARGO

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

CON IL BALLOTTAGGIO LA DUCETTA TEME L’EFFETTO “TUTTI CONTRO” CHE HA PORTATO ALLA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA … IL CENTRODESTRA PREFERISCE INTERVENIRE SUL PREMIO DI MAGGIORANZA. I FRATELLINI D’ITALIA HANNO PREPARATO UN EMENDAMENTO CHE ABBASSA AL 41 PER CENTO LA SOGLIA

Innanzitutto il permanere del niet della Lega. Ma anche il timore dei timori che aleggia a Palazzo Chigi, ossia che al secondo turno possa ricrearsi quell’effetto “tutti contro” che a marzo ha decretato la vittoria del No al referendum confermativo sulla giustizia.
Si va dunque verso l’archiviazione dell’emendamento sul ballottaggio che l’ex presidente del Senato e ora senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera ha presentato a inizio mese con il benestare del suo partito.
Dunque proporzionale con sbarramento al 3%, con il recupero del primo sotto soglia all’interno delle coalizioni, e premio di maggioranza per chi maggiormente supera il 42% dei voti da attribuire tramite la quota fissa di 70 deputati e 35 senatori fino al arrivare al tetto di 220 deputati e 113 senatori (tra il 55 e il 56% dei seggi).
Rispetto al testo licenziato dalla Camera viene reintrodotta la norma sulle preferenze con i capilista bloccati che era stata bocciata dai deputati nel segreto dell’urna.
Viene inoltre cancellata, secondo fonti parlamentari su input del Quirinale, la cosiddetta norma anti-cespugli presentata dall’azzurro Paolo Emilio Russo: saranno escluse dal conteggio complessivo ai fini dell’attribuzione del premio soltanto le liste sotto l’1%, come è già nell’attuale Rosatellum, mentre le altre eventuali liste sotto soglia contribuiranno comunque al risultato della coalizione.
Il problema, come già segnalato più volte su queste colonne, è che l’impianto dello Stabilicum o Melonellum che dir si voglia è stato pensato prima che esplodesse il caso dell’ex generale Roberto Vannacci. Il quale nel frattempo è arrivato con il suo Futuro nazionale al 7/8% nei sondaggi a danno soprattutto di una Lega ridotta al 5% circa.
Vero è che si tratta di somma aritmetica, che non è mai somma politica, soprattutto nel caso di una coalizione mai presentatasi alle elezioni prima, come quella imperniata sull’asse Pd-M5s.
Una parte dei voti del M5s potrebbero andare perduti se a guidare la coalizione come candidata premier – obbligo previsto dalla riforma elettorale – dovesse essere Elly Schlein e, specularmente, una parte dei voti più moderati del Pd potrebbe andare perduti se a vincere la sfida per la premiership fosse invece Giuseppe Conte (una perdita, in entrambi i casi, che alcuni sondaggisti stimano tra il 2 e il 3%).
Si sa che la premier Giorgia Meloni confida appunto sulle divisioni del campo avversario e sull’effetto voto utile contro Vannacci (“se votate lui vince la sinistra”). Ma tra i “fratelli” non si esclude più il rischio del nessun vincitore: se nessuno raggiunge il 42% il sistema diventa proporzionale e il governo andrà formato in Parlamento, stile Prima Repubblica.
Anche per questo l’ipotesi del voto nell’autunno del 2027 caldeggiata dalla Lega e da Forza Italia a condizioni date appare un azzardo: nel caso del nessun vincitore non ci sarebbe il tempo di fare la legge di bilancio e si rischierebbe l’esercizio provvisorio. I fari del Colle sono già accesi.

(da “il Sole 24 ore” )

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BERSANI PUNGE DEM E CAMPO LARGO: “BASTA ESSERE SPAVENTATI. FACCIAMO UN PROGRAMMA E POI POSSIAMO FARE LE PRIMARIE, SECONDARIE, TERZIARIE, UN TAVOLINO DI LEGNO”

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

“LE PRIORITÀ SONO I GIOVANI E IL LAVORO. PRENDEREI I SOLDI DEL PONTE SULLO STRETTO PER FARE UN PIANO CASA. E TIREREI FUORI UN PUNTO CHE AVEVO GIÀ PRONTO,LO IUS SOLI. NON È TEMPO DI PETTINARE LE BAMBOLE”

La stoccata dell’ex segretario Pier Luigi Bersani è diretta. A volerla vedere con il suo sguardo, tranquillo e sagace, se non è una stoccata è almeno un consiglio al proprio partito, alla segretaria Elly Schlein, a tutto il campo largo. E arriva dal palco della Festa dell’Unità di Torino, lì dove l’attuale leader ha scelto di non andare, accolto da un bagno di folla e un calore quasi inaspettato per la città sabauda.
Mentre la destra allunga ombre sempre più scure sull’Europa e le elezioni Politiche si avvicinano, bisognerebbe mettere da parte la grande finanza del Forum Ambrosetti e concentrarsi sulle questioni vicine alle persone: «Basta essere spaventati. Bisogna dare uno sguardo, finalmente, alla forza enorme delle culture umanistiche, democratiche, liberali che ci sono. Bisogna risvegliarle».
Lo sguardo è ai risultati di AfD in Sassonia: «Anche nella regione più nera d’Europa, perbacco, comunque il 56% della gente non era d’accordo. Ecco, vorrei che partissimo da lì, e che questa grande area di sensibilità, di valore, si prendesse le responsabilità e capisse che è ora di parlare direttamente ai bisogni reali della vita, reali della gente».
Sul continuo aggrovigliarsi del campo largo intorno al tema delle primarie, risponde con una punta di ironia. Ma, anche qui, lancia un messaggio chiaro: «Facciamo un programma, ma non un librone, dieci punti che vanno dritti al cuore dell’esistenza delle persone. Il giorno dopo, se questo si fa insieme, si sdrammatizza tutto. E poi possiamo fare le primarie, secondarie, terziarie, un tavolino di legno…». Le sue metafore sono diventate iconiche, e Bersani non riesce a farne a meno. Lo ribadisce, «non è tempo di pettinare le bambole».
Rispondendo alla domanda «cosa farebbe se domani fosse il presidente del Consiglio dei ministri», delinea una buona parte di programma elettorale: «Salterei addosso al mercato del lavoro: i giovani vanno pagati quando sono giovani. Chiamerei gruppi di avvocati per capire come evitare di pagare la penale e prendere i soldi del Ponte sullo Stretto per fare un piano casa. Direi ben chiaro alla Nato che il 5% del Pil al riarmo no, 20 miliardi servono alla sanità. E tirerei fuori un punto che avevo già pronto, che avrei infilato nel primo Consiglio dei ministri: lo ius soli».

(da agenzie)

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CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L’ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU’. INVECE, IL CAMPO LARGO E’ SEMPRE AL PUNTO ZERO: PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE O CHI PUO’ VINCERE DAVVERO?

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO. AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA’ SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI …L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE – COME LA PRENDERA’ IL ”CONTE TRAVAGLIO” LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI?

Con Salvini alle corde, Tajani allo sbando, Vannacci in agguato, basterebbe una spintarella tutti insieme e, pluf!, l’Armata Branca-Meloni non ci sarebbe più.
Invece, il campo largo è sempre al punto zero del “vaffa”: primarie sì o no? Schlein o Conte? E come tenere insieme i pentastellati col Travaglio con l’infido Matteonzo Renzi?
In questo scenario avvilente di veleni, gelosie e pippaggine politica, qualcosa potrebbe muoversi nei prossimi giorni. Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, dovrebbe formalizzare la discesa in campo, con la trasformazione del suo movimento “Più Uno”, formato da una rete di gruppi cattolici, in una piattaforma politica più definita, chiamata abitualmente partito.
L’ex esattore avrebbe inoltre convinto a far parte del progetto Franco Gabrielli: giovanile democristiana, compagno di banco di Enrico Letta, ex capo della polizia e dei servizi, sottosegretario del governo Draghi con delega all’intelligence.
L’obiettivo dei due civil servant è di schierarsi in Casa Riformista per dare finalmente vita al fatidico centro di gravità, gamba mancante di una coalizione inclinata a sinistra, da contrapporre alle supercazzole parolaie di Elly e alle sbandate putinian-populiste di Conte e Avs.
Con Matteonzo debitamente defilato, e l’autorevole Gabrielli con il suo profilo securitario come frontman, come la prenderà Peppiniello la presenza del “draghiano” Gabrielli, reo di aver fatto fuori il contissimo Gennaro Vecchione dal Dis)? E i suoi compagni di strada, Bettini e Onorato, alle prese con il centrino del Progetto Civico Italia, come reagiranno al duplex Ruffini-Gabrielli (con Renzi dietro le quinte)?
Senza considerare che nelle pieghe del “Melonellum” è rimasto l’emendamento, firmato dal forzista Paolo Emilio Russo, cosiddetto ammazza cespugli, che costringe le formazioni più piccole a unirsi: la norma stabilisce che lo sbarramento sia fissato al 3% per le liste, con l’eccezione del “miglior perdente”.
Tradotto: Se Onorato e Renzi, per esempio, corrono divisi e restano sotto il 3%, solo chi arriva davanti concorre al risultato di coalizione. Matteonzo ha dalla sua anche il fatto che Italia Viva è esentata dalla raccolta firme, essendo già in Parlamento.
Dunque i vari “cespuglietti” avrebbero tutto l’interesse a unirsi. Essendo +Europa in balia degli scazzi tra Riccardo Magi e Benedetto della Vedova, i “concorrenti” si riducono a una manciata di sigle.
Spadafora, i socialisti di Maraio e pochissimo altro. Se Ruffini e Gabrielli si schierano convinti con Matteonzo, lo spazio di manovra si riduce di molto…

(da Dagoreport)

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VANNACCI FA LEZIONE AI POLIZIOTTI A TORINO, I SALUTI DEL QUESTORE E L’OK DEL VIMINALE, POI ARRIVA IL PASSO INDIETRO DELLA POLIZIA, MA RESTA LA VERGOGNA. LE FORZE DELL’ORDINE SONO ANCORA A GARANZIA DI TUTTI I CITTADINI O SONO AL SERVIZIO DEI SOVRANISTI?

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

SEMINARIO DI “AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE” IL 18 SETTEMBRE PER PARLARE DI “INSICUREZZA URBANA” CON VANNACCI… POI LA FRETROMARCIA DI FRONTE ALLA COLLUSIONE: “NON SARA’ AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E NON CI SARA’ IL QUESTORE”

Roberto Vannacci diventa “docente” a un corso di formazione per poliziotti. Venerdì 18 settembre il leader di Futuro Nazionale sarà a Torino per il convegno “Insicurezza urbana”, organizzato dal sindacato Fsp e riconosciuto dalla Questura come un seminario formativo per gli agenti: «La presenza del signor Vannacci incrina la natura tecnico-scientifica e la stretta neutralità di queste iniziative – attacca Nicola Rossiello, segretario generale di un altro sindacato di polizia, il Silp Cgil Piemonte –. Va contro le direttive del Dipartimento di pubblica sicurezza, i codici di comportamento e l’articolo 98 della Costituzione, che ci impone il servizio esclusivo della Nazione e il dovere di imparzialità che ne deriva».
La sigla ha chiesto formalmente al Ministero dell’Interno e al questore di Torino, Massimo Gambino, di revocare il provvedimento che ha riconosciuto l’evento del 18 settembre come attività di aggiornamento professionale per gli agenti. In attesa di eventuali decisioni da Roma, per il momento dalla questura fanno sapere che l’organizzazione del convegno era stata comunicata al Ministero come da prassi. Ed è stato considerato in regola. Lo rivendica anche Luca Pantanella, il segretario del Fsp che tra dieci giorni parlerà insieme al suo segretario nazionale Valter Mazzetti, all’imprenditore Francesco Toselli, al criminologo clinico Emilio Chiodo e a Pietro Senaldi, condirettore di Libero. Oltre a Vannacci, indicato nella locandina semplicemente come “europarlamentare”.
«Si sono sempre invitati politici a queste iniziative di formazione, lo stesso Vannacci è già venuto due volte e nessuno ha avuto da ridire – riflette Pantanella –. Mi spiace che ora il Silp Cgil voglia criticare, anche se capisco che il tema e il personaggio vadano contro le loro posizioni. Ma il 18 si parlerà di sicurezza e di degrado urbano con l’obiettivo di trovare soluzioni con le istituzioni e gli imprenditori, in modo che le aziende possano investire a Torino. Non proporremo rastrellamenti o lanciafiamme in Barriera di Milano ma rigenerazioni urbane come già fatto a Bilbao e a Rotterdam».
A far storcere il naso al Silp Cgil c’è anche la dicitura “saluti di apertura del questore di Torino” sulla locandina che è stata diffusa con un comunicato interno del 7 settembre. I saluti vengono considerati una sorta di appoggio all’evento. In realtà, secondo quanto si apprende, nell’ultima versione, la frase è stata modificata in “saluti istituzionali” e non è ancora confermato che sarà Gambino a farli.
Dopo ore di polemiche e proteste da parte di sindacati e opposizione, a metà giornata è intervenuto il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, con un sostanziale passo indietro: “Si tratta – spiega una nota – di una iniziativa sindacale, per la quale non è prevista la partecipazione del Questore di Torino, né il convegno costituirà aggiornamento professionale per gli appartenenti alla polizia di Stato”.
Il questore, in carica dallo scorso gennaio, è stato mandato in città anche per gestire la delicata partita dello sgombero del centro sociale Askatasuna e della gestione della piazza torinese.
L’opposizione insorge sulla presenza di Roberto Vannacci come docente al seminario di “aggiornamento professionale” il 18 settembre a Torino. Il segretario di Futuro nazionale è stato chiamato per parlare di “insicurezza urbana”.
La vicepresidente del Pd al Senato, Anna Rossomando commenta: “Trattandosi evidentemente di una iniziativa politica credo sia doveroso un chiarimento, per questo motivo sto predisponendo un’interrogazione al ministro Piantedosi per capire come e perché un evento di questo genere sia stato classificato come aggiornamento professionale con tanto di esonero dal servizio”.
Dello stesso avviso l’esponente di Avs, Nicola Fratoianni: “Siamo davvero oltre ogni limite, il ministro Piantedosi ora deve spiegare al Parlamento e all’opinione pubblica del nostro Paese quale contributo alla formazione professionale del personale della polizia di Stato possono dare le idee e le proposte di cui si fa portatore l’europarlamentare Vannacci. È necessario che il riconoscimento professionale che è stato riconosciuto con un’apposita circolare per questa iniziativa venga annullato e che il questore di Torino, responsabile dell’autorità di pubblica sicurezza, si astenga dal partecipare a quell’evento”.
Per la senatrice di Italia Viva, Silvia Fregolent, “Vannacci che fa formazione ai poliziotti con il benestare del Viminale rappresenta un vulnus istituzionale. Almeno quando si parla della sicurezza del Paese servirebbe un po di serietà. La propaganda politica si fa nelle piazze e nei congressi di partito, non dentro la formazione della polizia di stato”.

(da Repubblica)

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“C’È QUALCOSA DI QUASI COMMOVENTE IN QUESTA OSTINAZIONE AL NULLA DELLA RAI”. IL GIUDIZIO IMPIETOSO E DI ALDO GRASSO SUI “TRE O QUATTRO MESI DI NULLA TELEVISIVO” DELLA PROGRAMMAZIONE ESTIVA DELLA TELEVISIONE PUBBLICA: “INTANTO SI VENDE IL TEATRO DELLE VITTORIE, IL TEMPIO STORICO DEL GRANDE VARIETÀ, E LA SEDE DI VIALE MAZZINI È CHIUSA, FORSE PER SEMPRE. SI DISMETTONO I LUOGHI DELLA MEMORIA MENTRE SI CONSERVA GELOSAMENTE IL NULLA”

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

“MI DOMANDO, CON UN PIZZICO DI MALINCONICA RASSEGNAZIONE, A QUALE PUBBLICO PENSINO I PROGRAMMATORI QUANDO VARANO SIMILI TRANSATLANTICI DEL NULLA. FORSE A UN TELESPETTATORE ADDESTRATO A NON ASPETTARSI PIÙ NIENTE…”

Ci siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo, soprattutto sui canali Rai, quelli del servizio pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a recensire l’ultimo parto dell’intrattenimento (il nulla), anche se chiamarlo «intrattenimento» è già una concessione alla speranza.
Il nulla televisivo ha una sua precisa grammatica: si presenta con la solennità dei grandi eventi e finisce per assomigliare a una riunione condominiale trasmessa in mondovisione. La trama, se così si può chiamare quell’esile pretesto narrativo che persino un filmino delle vacanze girato da un ragazzino delle medie saprebbe rendere più avvincente, procede tra stereotipi esausti e gag così vecchie che ormai potrebbero vantare la pensione.
Intanto si vende il Teatro delle Vittorie, il tempio storico del grande varietà, e la sede di viale Mazzini è chiusa, forse per sempre. Si dismettono i luoghi della memoria mentre si conserva gelosamente il nulla.
I dialoghi sembrano scritti da un algoritmo distratto o, peggio, da un collettivo di autori convinti che l’arguzia consista nel ripetere la battuta greve fino a quando qualcuno ride per sfinimento. Gli attori vagano per il set con lo sguardo smarrito di chi ha confuso lo studio di registrazione con la sala d’attesa di un dentista. Il ritmo non manca: non è mai esistito.
La regia, diligente come un impiegato allo sportello, inquadra l’ovvio, accompagna il superfluo, certifica che sì, qualcosa è andato in onda. E alla fine resta la sensazione di assistere a una gigantesca operazione di riciclaggio culturale.
Si prende ciò che è già stato fatto, lo si riscalda, lo si impiatta con qualche luce nuova e lo si presenta come novità. L’ambizione è inversamente proporzionale al risultato, ma almeno il risultato è coerente: non ambisce a nulla.
Mi domando, con un pizzico di malinconica rassegnazione, a quale pubblico pensino i programmatori quando varano simili transatlantici del nulla. Forse a un telespettatore addestrato a non aspettarsi più niente. Infatti, c’è qualcosa di quasi commovente in questa ostinazione al nulla.

(da Repubblica)

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SALVINI È ALLE CORDE. CON L’AVVICINARSI DEL RADUNO DI PONTIDA (20 SETTEMBRE) LA LEGA E’ UNA POLVERIERA CHE STA PER ESPLODERE, CON I “NORDISTI” PRONTI A CHIEDERE LA TESTA DEL CAPITONE E LA RIDOTTA DEI FEDELISSIMI CHE DIFENDONO IL SEGRETARIO COME GLI ULTIMI INDIANI

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

NELLE PROSSIME ORE L’EX TRUCE DEL PAPEETE VEDRA’ I GOVERNATORI DEL NORD (FEDRIGA, FONTANA E FUGATTI) E L’EX DOGE ZAIA. NESSUN FACCIA A FACCIA CON ROMEO, CHE RISCHIA DI PERDERE IL POSTO DA CAPOGRUPPO IN SENATO… IL CAOS DEL CARROCCIO TERRORIZZA ANCHE GIORGIA MELONI: SE DEFLAGRA IL SUO ALLEATO, E VANNACCI CONTINUA LA SUA MARCIA, LE ELEZIONI DEL 2027 POTREBBERO DIVENTARE UN BAGNO DI SANGUE

Le alleanze, le sponde in chiaro e quelle nei corridoi di via Bellerio, tra stracci che volano e lame sempre più affilate. La Lega è una polveriera. Per raccontarla, volendo semplificare, si possono cristallizzare tre blocchi. I due che si sfidano sul campo più un terzo composto da chi, per il momento, sta alla finestra, in attesa di prendere decisioni.
Iniziamo dai nordisti-autonomisti: la corrente “dei governatori”, per capirci. Dietro il tandem di arieti Romeo-Attilio Fontana i legologhi collocano – pur con posture e modalità assai diverse – il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga, che però ufficialmente tace, il doge (ex) Luca Zaia, il presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti, il senatore ed ex ministro Gian Marco Centinaio, il prudentissimo (in pubblico) capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, Fabrizio Cecchetti (che però non è in sintonia con Massimiliano Romeo).
E poi ovviamente i satelliti. Ovvero gli ex leghisti “di peso” che hanno lasciato la Lega causa Salvini e fanno sinergia coi nordisti-autonomisti. Si possono citare Gianluca Pini, che ha lanciato l’iniziativa del Comitato federale per rilanciare la Lega Nord (con il suo simbolo iconico dell’Alberto da Giussano), Paolo Grimoldi (Patto per il Nord) e l’ex guardasigilli Roberto Castelli (Partito popolare del Nord).
A chi ha lanciato la sfida a Salvini piace far girare l’ipotesi, certo suggestiva, di una “non ostilità” da parte di quei parlamentari (più del 50%, secondo qualcuno) ufficialmente non schierati e che fanno riferimento al super ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. […]
Passiamo ai sovranisti-salviniani. Sono gli irriducibili. Nel mazzo si possono annoverare i i “Capitano-boys” Alessandro Morelli, Igor Iezzi, Andrea Crippa, Eugenio Zoffili, Andrea Paganella, Luca Toccalini; i fedelissimi Claudio Borghi (in odore di promozione a capogruppo al Senato al posto del ribelle Romeo), Claudio Durigon e Lucia Borgonzoni. Vanno aggiunti il paludato presidente della Camera Lorenzo Fontana e le pasionarie Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, che alcuni rumors danno in dialogo con FdI.
In mezzo alle due correnti che se le stanno dando di santa ragione, ci sono figure considerate apparentemente, per ora, neutrali. Come Stefano Borghesi, Edoardo Rixi e Giulio Centemero – questi ultimi due si sono avvicinati a Giorgetti. […]
Tra coloro che stanno alla finestra c’è un big: è Roberto Calderoli. Governativo da sempre. Pluriministro. Galleggiato con chiunque, da Bossi a Salvini. Per non dispiacere né ai “lealisti” né ai “nordisti” il ministro per gli Affari regionali se ne è andato ai piedi del Monviso e ha fatto una delle cose più bossiane: riempire con l’acqua del Po l'”ampolla”.
Poi ha rassicurato i salviniani: «Ho scritto io tutte le modifiche dello Statuto: in base alle norme, il segretario federale è attaccabile politicamente ma non tecnicamente». Sarà. Il partito, però, è nel caos. Pontida potrebbe trasformarsi in uno showdown.
«Nella migliore delle ipotesi sarà un flop, i veri leghisti la diserteranno. Nella peggiore ci saranno dei fischi. In ogni caso sarà l’ultima Pontida di Salvini da leader», dice un autonomista della prima ora.
L’aria che tira è da resa dei conti. In campo, per dire il disagio, c’è persino l’offerta di ramoscelli di ulivo per “fare la pace”: figurarsi. Non è una battuta. «Io ci provo, ma ormai ognuno va per la sua strada – dice Giuseppe Leoni -. Il 19 settembre, compleanno di Umberto (e vigilia del raduno sul pratone, ndr) ho invitato tutti alla messa per Bossi nell’abbazia di Pontida.
Metteremo a dimora una pianta di ulivo in segno di riconciliazione, unità e fratellanza». Nei sogni di Leoni c’è Salvini che si presenta e, in cambio di una tregua, desiste e apre alla nascita di una “corrente del Nord” nel partito. «L’uomo solo al comando non funziona più. Salvini farà la fine di Fini, distruggerà tutto».

(da agenzie)

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VITTORIA DI AFD, BASTA VEDERE CHI HA ESULTATO. AL CREMLINO HANNO STAPPATO LA BOTTIGLIA DI VODKA BUONA: “IL SUCCESSO DI AFD UMILIA L’ARROGANZA, LA MENTALITÀ RISTRETTA, IL BELLICISMO, L’INETTITUDINE E L’IPOCRISIA DEL GOVERNO TEDESCO. LA GERMANIA SI È SVEGLIATA, L’UMILIATO MERZ È APPENA DIVENTATO UNO STARMER”

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

ELON MUSK, CHE SOSTIENE DA TEMPO ALTERNATIVE FUR DEUTSCHLAND, E HA PARTECIPATO ANCHE AL CONGRESSO DEL PARTITO, NEL 2025, SI CONGRATULA: “BEN FATTO”. E TRUMP, NELLA RAFFICA DI POST NOTTURNI SU TRUTH, PUBBLICA UN GRAFICO CHE MOSTRA LA VITTORIA DI AFD…

Nella raffica di post di Donald Trump sul suo social Truth ce n’è anche uno sul voto in Germania: un grafico che mostra la vittoria di Adf. Il presidente non lo ha accompagnato con alcun commento.
Elon Musk, da sempre sostenitore dei movimenti di destra in Europa, si e’ prontamente complimentato con l’AfD per la vittoria elettorale nel land tedesco della Sassonia-Anhalt. Sul suo social, l’imprenditore ha scritto “Gut gemacht”, letteralmente ‘ben fatto’.
Mosca esulta per il trionfo di AfD alle elezioni in Sassonia Anhalt. “La storica vittoria umilia l’arroganza, la mentalità ristretta, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia della screditata coalizione di governo”, ha scritto Kirill Dmitriev, inviato speciale del presidente Vladimir Putin per gli Investimenti e la cooperazione economica tedesca, su X.
“I tedeschi hanno parlato e la Germania si è svegliata. L’umiliato Merz è appena diventato uno Starmer”, ha aggiunto. Il candidato di AfD vincitore, Ulrich Siegmund, “è la voce della ragione, del tutto dimenticata tra le menzogne belliciste dei profittatori di guerra”, ha aggiunto in un altro post.
Un governo dell’AfD in Sassonia-Anhalt rappresenterebbe nel lungo periodo “un vantaggio competitivo” per il Land, ha poi sostenuto il candidato alla presidenza regionale Ulrich Siegmund, respingendo gli allarmi lanciati dagli istituti economici. “Gli imprenditori hanno votato per noi”, ha affermato Siegmund.
“Anche Elon Musk si è espresso concretamente, il che dimostra che esiste un grande interesse internazionale”, ha aggiunto. Secondo il candidato dell’AfD, “il futuro è conservatore di destra”, mentre problemi economici come gli elevati prezzi dell’energia dovrebbero essere affrontati a livello federale.

(da agenzie)

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IL CONSERVATORISMO YANKEE A ROMA DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI. NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE”, IL “MAGA”-FONO IN ARRIVO IN ITALIA NEL 2027, CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO… IL CLIMA È TESO E SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE ROMA ALEGGIANO NUVOLONI NERI. IL MOTIVO? TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI

Americà, facce Tarzan! Il conservatorismo yankee in Italia diventa subito roba da Nando Mericoni interpretato da Alberto Sordi nel film “Un americano a Roma”.
Nemmeno il tempo di apparecchiare i tavoli della cena della “Conservative political action conference” (CPAC), a cui partecipano attivisti de’ destra e politici dagli Stati Uniti e da tutto il mondo, che subito ecco deflagrare polemiche e litigi interni.
La cena che si è tenuta domenica 6 settembre doveva rappresentare l’inizio del percorso che dovrebbe portare nel 2027 alla celebrazione dell’evento CPAC vero e proprio.
E così gli italici emuli dell’americano a Roma si assiepano attorno folklorici tavoli dai nomi “Napoli”, “Venezia”, “New York”, “Miami”, manca solo la “Kansas City” tanto cara a Sordi (“Polizia der Kansas City, orait orait, awanagana”).
In compenso ci sono la sorella d’Italia Arianna Meloni, la parlamentare Fdi Sara Kelany, Francesco Giubilei, la leghista Susanna Ceccardi.
Il clima però è teso, anche se la cena è scivolata via in un’atmosfera da cinepattone alla De Sica. Alcuni degli invitati, soprattutto con ruoli di governo o molto esposti, hanno disertato: il ministro Luca Ciriani e Italo Bocchino, molto attesi, pare non abbiano presenziato.
Il motivo è semplice: Trump viene considerato politicamente tossico e la vicinanza anche solo di tavolo al suo mondo vista dalle parti di Palazzo Chigi e di via della Scrofa altamente problematica, specie in questo momento così delicato per Giorgia Meloni.
Il CPAC “italiano” del 2027 viene così considerato come un potenziale intralcio, una fonte di polemiche e di imbarazzi nell’anno delle elezioni. Nonostante sia nato per ricucire i rapporti transatlantici, complice la situazione politica italiana interna, l’effetto sembra esattamente opposto e FdI, in particolare, si trova costretta a difficili equilibrismi.
L’organizzazione stessa dell’evento non è stata indolore, contraddistinta da litigi tra varie anime del “conservatorismo yankee all’amatriciana” che sembrano riflettere la confusione interna a FdI e nella fiamma magica di Palazzo Chigi. Senza contare l’ombra sempre più ingombrante del generale Vannacci, a cui una parte di America guarda con simpatia.

(da agenzie)

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SAPEVA E NON HA FATTO UN CAZZO! NETANYAHU ERA STATO AVVISATO DELL’ATTACCO DEL 7 OTTOBRE 2023 DAL PRESIDENTE DEGLI EMIRATI ARABI UNITI, MOHAMMED BIN ZAYED. L’EMIRO MBZ ESPRESSE PREOCCUPAZIONE PER UN’OPERAZIONE PIANIFICATA DA HAMAS, AVVERTENDO CHE CI SAREBBERO POTUTE ESSERE MOLTE VITTIME, E CHE GLI ACCORDI DI ABRAMO SAREBBERO POTUTI SALTARE

Settembre 8th, 2026 Riccardo Fucile

ANCHE IL CAPO DELL’INTELLIGENCE EGIZIANA, ABBAS KAMEL, AVREBBE INFORMATO IL GOVERNO ISRAELIANO POCHI GIORNI PRIMA DEL POGROM, AVVERTENDO DELLA PREPARAZIONE DI UNA “GRANDE OPERAZIONE” … L’OPPOSIZIONE A GERUSALEMME LAVORA A UNA DICHIARAZIONE CONGIUNTA DI CONDANNA: “CI HA GUIDATO ALLA CIECA VERSO IL DISASTRO” – È UN BRUTTO COLPO PER NETANYAHU IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 27 OTTOBRE

Il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, avrebbe avvertito l’allora premier israeliano Benjamin Netanyahu dei piani di Hamas per un’operazione contro Israele circa una settimana e mezza prima dell’attacco del 7 ottobre 2023.
Lo riferisce un’inchiesta pubblicata da Haaretz, secondo cui anche l’allora capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, avrebbe informato Netanyahu pochi giorni prima dell’attacco della preparazione di una “grande operazione”.
L’ex premier israeliano Naftali Bennett ha confermato di ritenere autentica la segnalazione relativa a bin Zayed. “Vi dico che so che questo fatto è vero”, ha dichiarato all’emittente 103FM.
Secondo Haaretz, il presidente emiratino avrebbe avuto con Netanyahu una conversazione telefonica di 45 minuti, durante la quale avrebbe espresso preoccupazione per un’operazione pianificata dall’allora leader di Hamas Yahya Sinwar, avvertendo che avrebbe potuto provocare un alto numero di vittime, destabilizzare la regione e mettere a rischio gli Accordi di Abramo.
Bennett ha accusato Netanyahu di non aver agito nonostante gli avvertimenti. “Netanyahu ci ha guidati alla cieca verso questo terribile disastro”, ha affermato, sostenendo che l’allora premier fosse “profondamente immerso nella sua concezione secondo cui Hamas era un asset”. Secondo Bennett, Netanyahu avrebbe una “responsabilità diretta” per il disastro, oltre a quella politica derivante dal suo incarico di premier.
Dopo le rivelazioni di Haaretz secondo le quali poco prima del 7 ottobre 2023 gli Emirati avvertirono il premier israeliano Benjamin Netanyahu dell’imminente attacco e lui non passo’ l’informazione ai servizi di sicurezza, i leader dell’opposizione lavorano a una dichiarazione congiunta di condanna.
Il promotore, riferisce Yedioth Ahronoth, e’ il leader dei Democratici, Yair Golan. “Dobbiamo tutti unirci in una dichiarazione congiunta ai cittadini di Israele e dire chiaramente: Netanyahu non e’ legittimo, non dobbiamo sederci con lui e non dobbiamo permettergli di formare un governo.
Quest’uomo e’ pericoloso per la sicurezza di Israele”, e’ il messaggio che ha fatto arrivare agli altri leader. Secondo quanto appreso da Yedioth Ahronoth, il favorito alle elezioni Gadi Eisenkot, si e’ detto d’accordo e si attende una risposta da Naftali Bennett e Avigdor Liberman.

(da agenzie)
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