Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
TRA URLA E NOMINE RIMANDATE: ZAIA ATTACCA SIRI. LA SALA ESPLODE, PERSINO FEDRIGA PERDE LA CALMA
Si tengono Salvini, non vogliono Salvini. Niente. Un dramma. Quattro ore di Federale con
Giorgetti e Romeo che gli suggeriscono: “Per contenere Vannacci devi andare al Viminale, ora!, così possiamo recuperare. Bisogna dirlo a Meloni”. Il Viminale è la loro perestrojka. Niente. E’ il mezzo golpe, il mezzo assedio: è il mezzogiorno delle (mezze) scope Lega.
Urla, porte sbattute da Attilio Fontana, il primo a lasciare, ad andare via. Le nomine di Fedriga e Zaia vice sono rimandate. Viene bocciata l’idea della doppia Lega, ma Zaia la rilancia e, dopo aver ascoltato Siri, chiede: “Ma chi è? L’ideologo?”. Giorgetti parla di Piantedosi: “Io non capisco quello che dice in Cdm”. Vannacci, il nero, li ha fatti imbiancare.
Il Federale finisce con la promessa di un altro Federale, mercoledì prossimo, per presentare la nuova squadra, nuovi nomi e anche un sindaco della Lega in segreteria. Ancora una settimana, ma per fare cosa? La trattativa Salvini-Zaia-Fedriga salta prima di cominciare. Niente nomine. Sono precipitati per le decisioni del capo, si sono consegnati a Vannacci, che ora li irride, ma giungono alla conclusione che la “situazione è compromessa”. Ed è una grande presa di coscienza, una novità epocale. Si toccano vette altissime con Armando Siri che spiega, parlando di filosofia e cervello, che tornare alla Lega nord non è praticabile, e Zaia gli risponde: “Ma ti occupi di anatomia o di economia? Nella vita che hai fatto?” e Siri: “Sono l’inventore della più grande proposta economica della Lega, la flat tax”. La linea è negare. Salvini fa un’introduzione di oltre mezz’ora, roba alla Elly Schlein quando si porta dietro il pc in direzione Pd, e si difende con: “E’ stato fatto molto, ma è stato comunicato male”.
In Italia quando un leader è disarmato, si rifugia ancora nel “non abbiamo saputo comunicare”. Non succede niente, succede tutto. Salvini non vuole la doppia Lega che propongono Zaia e Romeo perché, dice Salvini, “esiste solo la Lega attuale”. Ma quale, quella che Vannacci fa sembrare vecchia di quarant’anni? I giornalisti chiedono a Silvia Sardone, la vicesegretaria, se segue Vannacci, dato che a ogni Federale ripropone: “Bisogna fare come Vannacci”, ma Sardone smentisce l’addio perché “io resto con Matteo Salvini”, salvo ripetere a Salvini “fare come Vannacci!” e che Piantedosi è un disastro.
La difesa più disperata del capo è sempre di Siri che attacca i governatori ed ex, Fedriga, Fontana, Zaia, “che non hanno aiutato il segretario, che non si sono candidati alle europee, ecco perché Salvini ha dovuto candidare Vannacci”, e continua con la solita sputazzata al governo Draghi. La sala esplode, batte i piedi, tanto che perde la calma perfino un arciduca come Fedriga. Zaia replica a Siri: “Quanti voti ha portato? Dimmi!”. In sala c’è Ceccardi, la prima che aveva osato sfidare Vannacci, quando era intoccabile, che viene rimproverata da Salvini perché si è intrattenuta con le televisioni e parlato di Vannacci, ancora. Ceccardi, a muso duro, gli risponde che bisogna farlo: “Vannacci è un fenomeno gonfiato dai giornali, lo seguono solo i minus …”. Sono stracci.
Romeo si scatena contro il senatore Marti, la Lega frisella, la corrente sud, perché “Meloni ha valorizzato più il sud del nord”. Anche da fuori si sente il vocione di Romeo: “Abbiamo perso credibilità, non dobbiamo inseguire Vannacci, dobbiamo dire qualcosa che ci caratterizza”. E continua, ancora, parlando dell’immagine Lega: “Ci siamo logorati, non siamo più quelli della notte delle scope”.
Durigon e Paganella, i due soldati di Salvini, protestano. Riprende la parola Ceccardi e si porta avanti. Se si dovesse scorporare la Lega, anticipa Ceccardi, la Toscana deve andare con il nord perché la Toscana “è una regione che ha fondato la Lega”. I leghisti del nord si danno di gomito e ridono. Quattro ore, quattro ora di Federale. Salvini intima che non “vuole più sentire l’espressione doppia Lega”, perché “non se n’è mai parlato. E’ una fantasia”. Zaia è costretto allora a smentirlo: “Questo non lo puoi dire, perché ne abbiamo parlato io e te”. Niente.
Se non ottiene quello che vuole, Zaia non farà neppure il vice. Niente. Giorgetti, con i suoi toni, prova a far capire a Salvini che “abbiamo bisogno di leader che hanno consenso al nord” e vuole far capire che adesso è Zaia. Niente. Zaia esce e cita Carducci: “La Lega è una come la mamma”. I salviniani fanno spirito: “Ma come? Un veneto che cita Carducci di Pietrasanta?”. La vera notizia non è più il futuro di Zaia ma quello di Salvini. Preferiscono mandarlo al Viminale piuttosto che accompagnarlo fuori e rischiano di avere Salvini ministro degli Interni e ancora segretario. Al posto di Salvini-Zaia, rischiamo il ballottaggio Salvini-Vannacci al Viminale. Dalla “Notte delle scope” al notturno nazionale.
(da ilfoglio.it)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
“QUANDO TI CANDIDI A GUIDARE UNA CITTA’ PORTI LA TUA VISIONE, QUELLA DEVE RIMANERE UNA BUSSOLA”… 294 DELIBERE, SALVATAGGIO DELL’AZIENDA TRASPORTI PROSSIMA AL FALLIMENTO, ASSEGNATI IL DOPPIO DI ALLOGGI POPOLARI, CALATE DEL 64% AGGRESSIONI SUI BUS, AUMENTATE DEL 27% LE PRESENZE TURISTICHE NEL PERIODO NATALIZIO CON UN +40% DI STRANIERI, DEL 30% LE VISITE AI MUSEI, DEL 24% LE SPESE IN CITTA’ DA PARTE DEI TURISTI… LA NUOVA SCUOLA DELLE PROFESSIONI DEL MARE, MIGLIAIA LE ADESIONI A SPORT SENIOR
Giunta schierata al completo, con i consiglieri delegati e i dirigenti del Comune. Nel salone di rappresentanza di Palazzo Tursi, di fronte a tanti giornalisti, Silvia Salis fa il punto della strada a un anno dalla presentazione della sua giunta: “Quando ti candidi a guidare una città porti la tua visione, poi l’esperienza amministrativa ti porta a fare i conti con la realtà. Ma deve rimanere una bussola: per noi è quella di una città della cura, che si prende cura dei suoi abitanti. I bilanci veri si fanno alla fine”, esordisce la sindaca.
“Abbiamo incontrato tanti imprevisti e difficoltà, abbiamo fatto 294 delibere. La città ha capito, anche lamentandosi, i disagi che abbiamo dovuto gestire. Una città giusta parte dal lavoro: uno dei primi provvedimenti che abbiamo fatto è quello sul salario minimo che ha già riguardato 18 gare per un totale di 23 milioni di euro. Abbiamo riconosciuto figli e figlie delle coppie omogenitoriali e sperimentato l’educazione affettiva nelle scuole. C’è un sistema diffuso per la gestione delle fragilità che ha preso in carico 3000 persone. Sulle politiche abitative dopo tanti anni abbiamo ricominciato a programmare e assegnato 173 alloggi contro gli 80 circa del 2022. Genova è da sempre una città attenta a diritti e inclusione”.
“Un’altra linea guida è la Città 30 in prossimità di scuole e ospedali con i limiti di velocità, abbiamo introdotto 2000 e-bike e dopo alcune settimane di soste selvagge è un mezzo che la città sta imparando a usare. Ma dobbiamo parlare di un salvataggio imprescindibile, quello di Amt, che ha mobilitato 110 milioni di euro pubblici, ha condizionato il primo anno del nostro mandato, è stato un lavoro incredibile e devo ringraziare i sindacati i lavoratori e la cittadinanza, è stato difficile da sindaca levare le gratuità ma c’è un tema fondamentale: le partecipate non sono dei bancomat e vanno gestite con trasparenza e senso di realtà. Sui nostri bus sono calate del 64% le aggressioni a utenti e autisti”.
“L’assessore Ferrante ha trovato una situazione tragica sui cantieri per stare nei tempi del Pnrr ne abbiamo dovuti aprire tanti e contemporaneamente, uno sforzo importante. Il nuovo piano di sicurezza urbana ha portato a riorganizzazione della polizia locale, tutti i sindaci d’Italia hanno chiesto risorse, abbiamo potenziato gli interventi a largo raggio e quelli sulla movida”.
“La città dei 15 minuti (qui i dettagli, ndr): abbiamo iniziato a parlare di depaving, di liberare spazio, di destinare le prime 32 aree a industria e logistica, ne abbiamo tante che non sono più produttive e vanno recuperate. Le giornate della cura del territorio e il blocco dei grandi supermercati nel giro di un km dai centri storici era una misura attesa dal commercio. Per quanto riguarda la sicurezza idrogeologica abbiamo recuperato i fondi per gli scolmatori dei rii noce e rovere. Al Lagaccio abbiamo bloccato un cantiere della funivia che il territorio non voleva e avremo un cantiere per lo sport park del Lagaccio, dove abbiamo modificato insieme ai cittadini l’area Amiu. C’è un nuovo regolamento per le rotture di suolo pubblico, con sanzioni per chi non persegue un libello adeguato”.
Altro fronte è quello degli eventi: “Successo incredibile per il Capodanno e per la dj Charlotte De Witte che ci ha portato in tutto il mondo. Stiamo aspettando Olly al Ferraris e ci sono centinaia di eventi in programma al Porto Antico”.
Poi Salis sciorina altri numeri: “Le presenze in città nel periodo natalizio sono cresciute del 27% con un 40% in piu di stranieri, l’incremento sui.musei civici è del 30% e le spese in città sono cresciute del 24%. E abbiamo ottenuto le 3 stelle
Michelin per i musei di Strada Nuova. Voglio citare anche i villaggi di Natale e Pasqua a palazzo Tursi che hanno portato centinaia di bambini”.
“Per la scuola delle professioni del mare tramite Fulgis l’accreditamento è in atto e al Metellino nascerà un polo di altissima specializzazione sull’economia del mare. Nelle scuole di infanzia ci saranno 10 nuovi insegnanti dal prossimo anno. E per quanto riguarda i progetti per gli anziani Sport Senior ha avuto un successo incredibile e partiranno i soggiorni estivi per gli over 65. In ogni caso in cui c’è da prendere una decisione complicata xi siamo rivolti a soggetti tecnici qualificati, vale per Pwc per Amt come il Politecnico per la Valbisagno”.
“Sull’impiantistica sportiva abbiamo riaperto villa Gentile, attendiamo un progetto di partenariato pubblico privato per il Carlini e domani faremo un sopralluogo alla Sciorba. Lo stadio da anni attende questo intervento di riqualificazione. Per quanto riguarda la lotta all’evasione abbiamo potenziato il Noa, il nucleo ati evasione. Fatemi ringraziare i dipendenti del Comune perché portano avanti ogni giorno questa attività con abnegazione e da figlia di due dipendenti comunali ora capisco e mi porto dentro ricordi molto utili.
L’annuncio della sindaca Salis durante la conferenza per il primo anno della sua giunta: “Rimarranno le vie laterali e in mezzo i filobus, con marciapiedi più grandi e verde e sedute. L’asfalto nero verrà sostituito da calcestruzzo drenante chiaro”
Poi l’annuncio: “Il primo anno di giunta non è solo un bilancio, faremo una svolta in via XX Settembre per farla diventare il nostro salotto, la trasformeremo con un progetto della Dodi Moss: rimarranno le vie laterali e in mezzo i filobus, marciapiedi più grandi e verde e sedute. L’asfalto nero verrà sostituito da calcestruzzo drenante chiaro. Vogliamo creare un boulevard moderno ed europeo con verde e sedute da piazza De Ferrari al Ponte monumentale. Credo che questo sia un lavoro che ogni giorno insegna qualcosa di nuovo ed è un onore e un privilegio imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. E ringrazio la giunta perché in un anno non c’è mai stato un momento in cui la nostra dialettica non è stata per il bene della città”.
“Amiu partecipi alla gara del termovalorizzatore”
Tari e termovalorizzatore, alla domanda del Secolo XIX alla giunta hanno risposto Terrile e Pericu: “Quest’anno le scadenze della Tari sono spostate in avanti per applicare il bonus famiglie. Stiamo lavorando per evitare aumenti della Tari e siamo ottimisti. Ma questo non vuol dire che i costi non siano aumentati, pensiamo solo al gasolio. Uno dei meccanismi che vogliamo utilizzare è far partecipare Amiu al gettito della tassa di soggiorno perché il lavoro di Amiu è appesantito dai flussiNturistici. Sulla partecipazione alla gara regionale per il termovalorizzatore abbiamo chiesto uno studio a Ramboll ed è abbastanza chiaro che Amiu debba partecipare a questa gara con un partner, il dibattito lo faremo nelle prossime settimane”
Dal Pnrr alla sicurezza, le risposte della giunta Salis
L’assessore Ferrante stima un 100% di obiettivo del Pnrr raggiunto sulle infrastrutture e al 90% sull’edilizia scolastica. L’assessora Bruzzone risponde sull’utilizzo degli “articoli 90” ossia i contratti fiduciari ai collaboratori: “Nel primo anno dell’amministrazione Bucci si sono spesi 1 milione e 400 mila euro, quest’anno oltre 600 mila, quasi 800 mila euro in meno e gli assessori non vi hanno fatto ricorso”.
La sindaca dice poi di avere incontrato l’amministratore delegato di Fincantieri Folgiero che avrebbe rassicurato sia sulla solidità della catena dei subappalti sia sulla restituzione di aree alla città. E c’è poi un progetto di riqualificazione del mercato del Ferro per farne un polo di integrazione con corsi di lingua per gli immigrati ma anche spazi sociali, con la collaborazione di Fincantieri. E il vicesindaco Terrile ricorda come lo spostamento a monte della ferrovia non è ancora stato finanziato ma porterà a liberare aree per la città che sono sostanzialmente nel centro di Sestri, “c’è una trattativa tra Fincantieri e Rfi ma non vogliamo essere spettatori muti”.
L’assessora Lodi risponde sul sociale: “L’unità mobile LgNet che gira per i quartieri ha raccolto 107 richieste specifiche di assistenza. C’è il progetto di introdurre la figura del mediatore immobiliare e introdurremo in maniera strutturale i mediatori culturali in ogni ambito territoriale sociale. E contro la dispersione scolastica abbiamo attivato 980 percorsi di inclusione socio lavorative. Abbiamo aperto due nuove postazioni del progetto StartAppe. Sui minori non accompagnati abbiamo un progetto con scuole e Cpia con dati confortevoli sull’inserimento dei ragazzi nei percorsi didattici quasi al 100%”.
Salis risponde sulla candidatura olimpica insieme a Milano e Torino: “Noi abbiamo l’elemento naturale che è il mare, ma abbiamo anche impianti minori e idee per usare luoghi iconici come è stato fatto a Parigi per il beach volley. Olimpiadi e paralimpiadi ancora di più sono una grande opportunità per la città. Sapete che è ancora viva l’ipotesi di Roma ma per noi era importante dire che noi ci siamo, con tre grandi città e tre grandi regioni”.
L’assessore Davide Patrone risponde sui locali in disuso in corso Italia: “Il Caribe club verrà riqualificato, la spiaggia di Capo Marina riapre il 15 giugno e a breve chiuderemo la gara per il campo da volley. Quella della Baia degli angeli è una situazione inaccettabile ma la proprietà è di due privati che stiamo sollecitando a trovare una compatibilità ma se la situazione non si sblocca prenderemo altri provvedimenti”.
Salis risponde sul tema della sicurezza: “La coperta è corta, il territorio di notte è scoperto dalle volanti. Sulla sicurezza nelle grandi città richiamo quanto disse il prefetto Gabrielli al sindaco di Milano Sala: “Tu hai le leve del 20% della sicurezza in città e ti prendi l’80% delle responsabilità”. I Patti per la sicurezza noi li abbiamo chiesti e attendiamo il ministro Piantedosi per firmarli, noi chiediamo attenzione perché abbiamo un centro storico immenso e una regione di frontiera. Non si può parlare di sicurezza senza parlare di tossicodipendenza: quello è un tema sanitario ma la risposta non sta arrivando la polizia locale non può farsi carico di emergenze sanitarie. Sapevamo che questo tema con l’estate sarebbe esploso. Noi facciamo molto di più”.
(da Il Secolo XIX)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
NELL’AMERICA SOVRANISTA GLI SFRUTTATORI DELLA PROSTITUZIONE SONO DIVENTATI UN MODELLO DA SEGUIRE
C’è stato un tempo in cui gli sfruttatori della prostituzione, i cosiddetti papponi, erano
circondati dal discredito universale. Ma non è più questo il tempo. Adesso, stando alla minuziosa inchiesta del New Yorker ripresa da Elena Tebano, per una bolla consistente di umanità il pappone è diventato un modello da seguire.
I fratelli Andrew e Tristan Tate vengono idolatrati dalla base di Trump e da quella di Putin, che li ha invitati a un forum nel suo paese. I loro meriti? Inneggiare sul web alla superiorità del maschio. E sembra non si limitino a teorizzarlo, inseguiti come sono da inchieste che riguardano un elenco di reati per lo più raccapriccianti: stupro, sfruttamento, traffico di minori.
Ai giovani uomini confusi, spaventati o respinti dalle donne liberate del ventunesimo secolo, i Tate si presentano nei panni dei giustizieri che predicano la supremazia del maschio e la ricetta per realizzarla: cercare donne deboli, povere, ricattabili, attirarle in una rete e usarle per il proprio tornaconto.
Resta da capire perché milioni di imbranati che arrossiscono al solo avvicinarsi di una ragazza si identifichino in questi personaggi estremi. Ma forse non è così difficile: perché la fanno sporca e perché la fanno franca. Poveri illusi, pensano che la cattiveria ribalterà il mondo.
Non sanno che il famoso «occhio per occhio dente per dente» alla lunga si rivela sempre perdente. Diceva Mandela che provare rancore è come bere un veleno sperando che a morire sia l’altra persona.
(da Corriere della Sera)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
CLIMA DI PAURA E TELEFONI STACCATI: GLI EX DIPENDENTI DEL GIN TONIC NON PARLANO
Ogni silenzio dice qualcosa. Ogni silenzio ha il suo suono. Come quello dell’oceano d’inverno. Qui sul molo del porto di Punta del Este siamo in tre. Io e due pescatori che sfilettano il pesce appena pescato su una bancarella. Quattro, se contiamo il leone marino che grugnendo sale sulla banchina per scroccare gli avanzi. Non c’è sole. Qualcuno corre sul lungomare tra le barche ormeggiate. Punta del Este somiglia a un guscio vuoto. Al tramonto le abitazioni dei palazzi da venti piani sono desolatamente spente. Punta del Este è una città sospesa in attesa dell’estate: circa 90mila abitanti e 480mila posti letto. È costruita per i turisti. E per ogni tipo di portafoglio e status sociale. Il frastuono della movida già passata e di quella che verrà è sostituito da un suono che ti accompagna ovunque: è quello dei cantieri, le gru che si muovono, i camion che trasportano terra, i trapani e le ruspe. E poi c’è un altro tipo di silenzio. E riguarda Giuseppe Cipriani. Ho il numero di tre ex dipendenti del Gin Tonic, la sua chakra, e mentre passeggio provo a contattarli. Scrivo dei messaggi.
Il primo numero è attivo. È quello di una donna. “Sono un giornalista italiano avrei bisogno di parlarle di persona”. “Di che si tratta?” mi chiede. Non appena menziono il Gin Tonic però smette di rispondermi. Uno, due, tre messaggi. Metto sul tavolo la garanzia dell’anonimato. Niente da fare.
Provo con il secondo contatto. “Sono stato lì tantissimi anni – mi scrive – e ne siamo usciti veramente male, quindi niente, l’unica cosa che hanno fatto è usarci. Quindi niente, buona fortuna, da noi non avrai molte informazioni, né se parli con mia madre, con cui abbiamo lavorato molti anni lì, né da mia moglie. Non vogliamo saperne niente. Né di Cipriani, né di quello che gli sta succedendo o gli può succedere. Non ce ne frega niente”.
Il terzo contatto non risponderà mai. Tento con un’amica di Graciela, la massaggiatrice intervistata da Thomas MacKinson sul Fatto, alla quale avevo inutilmente già inviato un messaggio. Ha bloccato il mio numero. La faccio chiamare da una persona di Punta del Este: alla parola “giornalista” riattacca il telefono e blocca anche lei all’istante. Silenzio.
Silenzio ovunque io chieda del Gin Tonic o di Cipriani. D’altronde già gli autisti contattati nei giorni scorsi, che mi hanno confermato di aver portato prostitute dal night White al Gin Tonic, nonostante la garanzia dell’anonimato, non hanno voluto incontrarmi personalmente, spiegando che non avevano intenzione di finire ammazzati.
Non da Cipriani, ovviamente, né dal suo entourage, ci mancherebbe, ma avverto aleggiare costantemente un clima di paura e omertà quando interpello qualcuno su questa storia. Qualche giorno fa, l’8 giugno, qui è stata inaugurata l’Academia Internacional de Croupiers legata al progetto del futuro Cipriani Punta del Este
Resort, Residence & Casinò cui partecipano in 135 (su 600 candidati) quasi tutti residenti a Maldonado. Corso gratuito e pagato con i fondi dell’Intendencia di Maldonado: un progetto di formazione professionale. I cantieri del nuovo hotel Rafael che Cipriani sta costruendo sono sempre in movimento, in un progetto che vale non meno di 500 milioni, con tre torri, un’altezza compresa tra i 160 e 260 metri. Il sindacato degli edili, il Sunca, il 3 giugno ha aperto una vertenza con la società costruttrice Criba (che si occupa dei lavoratori in sub appalto e non appartiene a Cipriani). A gennaio il sindacato è intervenuto per tutelare nove operai peruviani, assunti da un’altra società in subappalto (pure questa non è di Cipriani), la Wassy, perché non potevano uscire liberamente dai loro alloggi
Qui Cipriani dà lavoro a molti. E d’altronde, gli unici che mi fanno il suo nome senza problemi, sono i poliziotti. Che ripetono sempre lo stesso mantra: “Cipriani per quanto ne sappiamo è una persona per bene, un grande investitore, e non abbiamo la benché minima denuncia su di lui”.
Per il resto nessuno ha voglia di parlare. Chi ha molti soldi, qui, incute timore. E come dar loro torto. Ma Punta del Este non è solo affari e turismo. Qui – per fare un esempio che non riguarda in alcun modo Cipriani, ma spiega il clima della città e del Paese – ha vissuto il narcotrafficante della ‘ndrangheta Rocco Morabito. Finché non fu individuato dagli investigatori italiani e arrestato a Montevideo dopo 23 anni di latitanza. Evase qualche mese dopo. “Morabito ci doveva essere consegnato già da marzo – protestò il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho – l’autorità giudiziaria aveva deciso l’estradizione ma i ritardi gli hanno evidentemente consentito la fuga. È un fatto gravissimo che si consenta a criminali del livello di Morabito di trovare ancora una volta la libertà”.
“La fuga di Morabito – aggiunse – fa credere che qualunque forma di illegalità può essere sempre attuata avendo tanti soldi. Questo è il peggior messaggio che possa essere diffuso soprattutto in Paesi in cui si tenta di rinnovare anche il modello costituzionale, giurisdizionale e politico”. Se è vero che il silenzio dice sempre qualcosa, forse quel messaggio, qui a Punta del Este, non è stato dimenticato.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
I GIOCATORI SI MOLTIPLICANO, S’ACCOPPIANO, SI SDOPPIANO, SI SCAMBIANO LE MAGLIE
Mentre il pubblico pagante svuota le tribune (affluenza al 52 per cento nei ballottaggi
delle amministrative), i giocatori si moltiplicano, s’accoppiano, si sdoppiano, si scambiano la maglia. E in questo finale di partita la politica ci elargisce lo spettacolo della frammentazione.
Facciamo un po’ di conti, magari con l’aiuto d’un pallottoliere. A destra si è affacciata la creatura di Vannacci, Futuro nazionale: sfiora il 5 per cento nei sondaggi e schiera già otto parlamentari, ovviamente transfughi dagli altri partiti. Nuovo e temibile concorrente per le altre due formazioni di destra-destra: Lega e Fratelli d’Italia. Anche a sinistra le squadre in campo sono tre: Pd, 5 Stelle, Avs (che a sua volta comprende due partiti). Poi c’è l’area di centro, che non è più centrale da quando è defunta la Dc, pace all’anima sua. Ma il caro estinto ha lasciato una folla di vedove piangenti. Sono almeno nove, per essere precisi.
Forza Italia, alleata con la destra. Italia Viva di Renzi, alleata con la sinistra. Azione di Calenda, alleata (non sempre) con sé stessa. Poi c’è Più Europa di Bonino e Magi, che pencola a sinistra. Noi moderati di Lupi, che invece pende a destra. Sempre sulla corsia di destra, l’immarcescibile Democrazia cristiana di Rotondi: conta un solo parlamentare, ossia il medesimo Rotondi. Sulla corsia di sinistra viaggia invece il Centro democratico di Tabacci, e pure in questo caso il leader è anche il suo unico parlamentare. I leader di se stessi. S’avvistano, però, altri capitani. Da mesi si scalda a bordo campo Ernesto Ruffini, che ha fondato il movimento politico Più uno. Mentre a sua volta Pina Picierno, divorziando dal Pd, lancia un’associazione: Spazio pubblico. Dai capitani ai caporali.
Questo processo di scomposizione determina una quantità d’effetti perniciosi. In primo luogo, mette in crisi le leadership: se Meloni e Conte appaiono ben saldi al comando, altrove soffiano bufere. Nel Partito democratico Elly Schlein viene accusata d’una deriva troppo identitaria e radicale; nella Lega Salvini ha il fiato di Zaia sul collo; dentro Forza Italia il ministro Tajani viene amministrato dalla famiglia Berlusconi.
In secondo luogo, tutto ciò rende impervia ogni decisione, sicché l’esito è sempre la paralisi, lo stallo. Ne offre prova, sui banchi di destra, l’immobilismo del governo, che non riesce — per fare un solo esempio — ad accordarsi sulle nomine al vertice della Consob o dell’Antitrust, o sulla poltrona vuota alla Privacy, o sul presidente del cda della Rai. Ne offre prova, sui banchi di sinistra, l’eterno rinvio delle primarie per decidere la leadership della coalizione. Di più: non è ancora deciso se le primarie si faranno, e come, aperte o riservate ai militanti.
In terzo luogo, la forza centrifuga che scompagina i partiti li allontana ulteriormente dal consenso popolare. Conseguenza inevitabile, quando ai cittadini arriva l’eco delle manovre di palazzo, degli sgambetti incrociati, dei cambi di casacca. E infatti i partiti italiani, ai quali nel secondo dopoguerra s’iscriveva oltre l’8 per cento della popolazione, adesso ne raccolgono meno del 2 per cento.
C’è un rimedio a questa crisi? Nella patria del diritto, la soluzione resta affidata alle virtù giuridiche, anziché a quelle politiche. E chiama in causa, tanto per cambiare, la legge elettorale. Che tuttavia non è una panacea, altrimenti non ci appresteremmo a sostituirla per la quinta volta in 33 anni. Ciò nonostante, l’argine alla frammentazione, la nuova legge elettorale, si giustifica per una doppia qualità. Una dichiarata, l’altra occulta. Una nobile, l’altra ignobile.
La parola magica con cui lorsignori ne sospingono l’ennesima modifica è sempre una: stabilità. Servono nuove regole elettorali per rendere più stabili i governi, dicono gli alfieri del governo che s’appresta a stracciare ogni record di sopravvivenza. Ma davvero la stabilità rappresenta un valore assoluto? Se lo fosse, dovremmo considerare valoroso Mussolini (vent’anni al potere), o adesso il nordcoreano Kim Jong-un, che sta lì da quindici anni. In realtà non sempre gli esecutivi stabili sono anche i più virtuosi. Anzi: in Italia è accaduto per lo più l’opposto, come ha mostrato Carlo Gaudio qualche settimana fa su «La Ragione».
E infatti. Negli anni Cinquanta governi brevi (Scelba, Segni, Zoli) permisero l’avvio della Consulta, del Csm, e istituirono Iri ed Eni. Nei primi anni Sessanta i governi altrettanto brevi di Fanfani e Moro nazionalizzarono l’energia elettrica e vararono la scuola media unica. Negli anni Settanta un valzer d’esecutivi introdusse le Regioni, il Servizio sanitario, lo Statuto dei lavoratori. All’alba degli anni Novanta governi brevissimi come Amato I e Ciampi gestirono la tempesta finanziaria e avviarono il percorso verso l’euro. Il paradosso della prima Repubblica fu esattamente questo: esecutivi di breve durata, riforme di lungo respiro.
Se dunque la ragione nobile non è poi così stringente, rimane quella ignobile. Che dal Porcellum (2005) in poi, è sempre la medesima: sottrarre agli elettori il potere di scegliere gli eletti. Stavolta il Bignami bis, o come diavolo si chiama, ci toglie pure la facoltà di conoscerne anzitempo i nomi. Eppure c’è almeno un principio che andrebbe rispettato: non tocca agli elettori adattarsi alle leggi elettorali, sono queste ultime a doversi adattare agli elettori.
(da Repubblica)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
SALVINI SEMPRE PIU’ SOLO, IN POCHI LO HANNO DIFESO, AUMENTA IL RISCHIO ROTTURA
Matteo Salvini è all’angolo, ma resiste. Non si sa per quanto riuscirà a farlo. Lo
descrivono come amareggiato e anche stanco. Intanto si chiude nel fortino, prendendo ancora qualche giorno di tempo. Al consiglio federale di mercoledì 10 giugno, nella sala Salvadori alla Camera, non c’è stata alcuna nomina.
La riunione è stata aggiornata alla prossima settimana. A quel punto ci saranno le nomine e la riorganizzazione annunciata. Ammesso che basti a convincere l’ala nordista, capeggiata da Luca Zaia. La spinta sarebbe quella di un cambio radicale.
Il ritorno della voce del Nord per tornare alle origini, ripulendo l’immagine sovranista. Il siluramento del segretario aprirebbe un ulteriore quesito: Salvini resterebbe vicepremier? Sarebbe complicato dopo la “sfiducia interna”. Per questo si valuta una mediazione, proposta soprattutto dal sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon.
Anche perché l’unico punto che ha messo tutti d’accordo nella Lega è la volontà di andare avanti con il governo Meloni. Le contorsioni interne non dovranno avere ricadute sulla tenuta dell’esecutivo. Una crisi causata dalla Lega sarebbe una sciagura e l’ennesimo regalo a Roberto Vannacci. Indipendentemente dalla leadership.
Gli ultimi mohicani
Nel confronto Salvini è stato affiancato da pochi fedelissimi, come i sovranisti Alberto Bagnai e Claudio Borghi, il senatore Roberto Marti, e la mente economica del salvinismo, l’ex sottosegretario Armando Siri, che hanno cercato di perorare la sua causa, ricordando i risultati raccolti in questi anni. I pochi mohicani vicini al segretario. Il resto della Lega guarda già al futuro.
L’ala nordista non contempla la leadership futura dell’attuale segretario. Senza un cambio di passo celere, il rischio è quello di arrivare a una rottura totale già nelle prossime settimane se il vicepremier dovesse irrigidirsi ulteriormente. Una delle vicesegretarie, Silvia Sardone, ha spiegato: «Non c’è stata nessuna nomina, sono rimaste quelle. Nulla esclude possano esserci in futuro, al momento non è stato detto nulla a riguardo».
«Ha ascoltato con attenzione gli interventi. È determinato a rafforzare sempre di più la Lega, valorizzando il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all’interno del partito», è stata la nota ufficiale del partito.
Zaia, all’uscita dalla riunione, ha detto: «Non esistono due Leghe e non sono mai esistite. La Lega è una sola». Poi ha risposto con un paragone: «Quando hanno chiesto a Carducci bambino di scrivere un tema su sua mamma ha scritto mia madre è mia madre».
Dietro la diplomazia dei comunicati e i richiami poetici delle dichiarazioni stampa, c’è la realtà tesa della riunione di mercoledì a Montecitorio. Al consiglio federale sono «volati i piatti», racconta una fonte interna per descrivere il clima con una metafora colorita. Salvini si è sottoposto al processo previsto. La sfilata di critiche lascia poco spazio all’immaginazione sul futuro. Molto dura è stata l’ala nordista di Zaia.
Processo a Salvini
L’allontanamento dall’identità originaria, legata al territorio, è stato il punto sottolineato a più riprese. Zaia ha trovato due validi appoggi nei governatori del Nord, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga. Anche il capogruppo del Senato, Massimiliano Romeo, è stato ruvido. Del resto, è lo stesso che aveva sfidato il leader leghista sul congresso in Lombardia: Romeo ha costretto al ritiro il candidato salviniano al ruolo di segretario regionale, il deputato Luca Toccalini.
Addirittura il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, ha presentato il conto dei malumori che accumula da mesi. È stato spesso lasciato solo di fronte all’emorragia di deputati attratti da Vannacci.
Sardone ha comunque escluso un suo passaggio a Futuro nazionale: «Sono cavolate», ha detto. Uno dei pochi a cercare la mediazione è stato il vicesegretario del partito Durigon, uomo forte al Centro-Sud: ha invitato a trovare un punto di caduta per tenere insieme il partito e pensare al rilancio in vista delle elezioni.
La sua prospettiva è complicata: rischia di vedere andare via il blocco della classe dirigente meridionale che ha reclutato negli anni. La sirene vannacciane sono attraenti per molti. Esemplare è il caso del deputato calabrese, Domenico Furgiuele. La soluzione proposta da Durigon è quella di un passaggio soft al modello delle “due Leghe”, seguendo l’esempio della Csu/Cdu in Germania.
Il consigliere del vicepremier Siri ha difeso a spada tratta il leader. Ha criticato lo scarso impegno alle Europee del 2024, quelle che hanno consacrato Vannacci, puntando anche il dito contro la partecipazione al governo Draghi nella scorsa legislatura. Raccontano che Zaia abbia replicato: «Fai il teologo». Schermaglie che contribuiscono a comprendere il clima del consiglio federale più complicato dell’epoca salviniana. Che è sempre di più avviata al crepuscolo.
(da editorialedomani.it)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
IL 68% DEGLI ELETTORI AMERICANI DISAPPROVA LA GESTIONE ECONOMICA DELL’AMMINISTRAZIONE: SE LA GUERRA IN IRAN NON SI CHIUDE PRESTO, E METTE FINE AL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ, PER DONALD SI METTE MALISSIMO
Dal 2,4% al 4,2%: così in pochi mesi l’inflazione negli Stati Uniti ha raggiunto il nuovo
massimo degli ultimi tre anni, come effetto del balzo dei costi energetici dovuto alla guerra in Iran.
Il dato è in linea con le attese e registra un aumento significativo dal 3,8% di aprile. Ora la parola spetta alla Fed che la prossima settimana si riunirà in tema di politica monetaria e potrebbe anche decidere un aumento dei tassi per mettere un freno a questa corsa. Per gli analisti interpellati dal Financial Times, quel che è ora certo è che ci vorrà tempo perché’ l’inflazione tenda all’obiettivo del 2%.
“Più a lungo persiste il conflitto in Medio Oriente, più ampie e persistenti rischiano di diventare le pressioni inflazionistiche”, ha spiegato Gregory Daco di EY Parthenon. Il balzo dell’inflazione crea malumori tra gli americani, tant’è che un sondaggio del Financial Times ha rilevato che il 68% degli elettori disapprova la sua gestione dell’inflazione e del costo della vita, con un aumento di 10 punti rispetto ad aprile.
Secondo Erik Gordon, professore alla Ross School of Business dell’Università del Michigan, le preoccupazioni sull’inflazione hanno aiutato Trump a vincere la presidenza nel 2024, ma potrebbero costargli caro alle elezioni di medio termine di novembre. “Trump ha vinto grazie all’inflazione e potrebbe portare i repubblicani alla sconfitta a causa dell’inflazione”, ha spiegato l’esperto.
Più allarmista George Brown, economista senior presso Schroders, secondo il quale a parte i prodotti energetici “c’è un pericolo crescente che un paniere più ampio di prezzi inizi a prendere il volante”.
Una tendenza confermata dall’andamento dei generi alimentari aumentati del 3,1% rispetto all’anno precedente. In America comprare caffè, frutta e verdura e prodotti da forno costa ora di più mentre i costi di altri generi alimentari che avevano registrato un forte aumento negli ultimi mesi, come latticini, carne e uova, hanno registrato un leggero calo. C’è da dire però che l’inflazione core, che esclude i prezzi volatili di alimenti ed energia, è aumentata solo moderatamente al 2,9% dal 2,8% del mese precedente, suggerendo che le ripercussioni inflazionistiche sull’economia in generale sono rimaste contenute.
Il timore più grande è che l’andamento dei prezzi spinga la Fed a rialzare i tassi senza indugio. Ma Seema Shah, capo stratega globale presso Principal Asset Management, ritiene che i dati mostrano che l’economia statunitense non sta ancora dando “chiari segnali di effetti di secondo impatto più ampi” derivanti dai prezzi dell’energia.
“Questo dovrebbe consentire alla Fed di mantenere un atteggiamento paziente”, ha aggiunto. Gli investitori scommettono però che di sicuro un rialzo dei tassi ci sarà prima della fine dell’anno, e questa convinzione si sta ripercuotendo sui rendimenti dei titoli di Stato e sui contratti future.
Potrebbe anche essere che la banca centrale voglia attendere qualche altro segnale prima di una nuova stretta monetaria, dal momento che il mercato del lavoro è in buona salute. Certo che la guerra in Iran sembra ben lontana dal dirsi conclusa, e questo accentua il pessimismo anche in Borsa. Wall Street infatti naviga in territorio negativo e le Borse europee hanno chiuso in calo.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
E’ UN PASSAGGIO CHIAVE PER LA LINEA POLITICA DI MEDIASET: CON LA FINE DEL TANDEM CRIPPA-CONFALONIERI, SUONA LA CAMPANA ANCHE PER LA FILIERA, PRIMA PRO-SALVINI POI PRO-MELONI, DEI VARI PORRO, GIORDANO E DEL DEBBIO
Con il passaggio a Mediaset di Milo Infante, Pier Silvio Berlusconi avvia una radicale rifondazione dell’informazione del “Biscione”.
Infante non e’ destinato solo alla conduzione di qualche programma tv: sara’ anche condirettore di Videonews, la testata giornalistica del gruppo che si occupa d’informazione e approfondimento giornalistico. Il giornalista in arrivo dalla Rai affiancherà Mauro Crippa, vicino alla pensione.
La nomina, a un anno dalle elezioni politiche, segna un passaggio chiave per la linea politica di Mediaset: con il declino del tandem Crippa-Confalonieri, suona la campana anche per la filiera, prima pro-Salvini poi pro-Meloni, dei vari Porro, Giordano e Del Debbio.
Il trio di “strilloni” sovranisti ha stufato Pier Silvio e Marina Berlusconi. Non solo per i toni e i modi, considerati eccessivi e sguaiati, ma per i contenuti che somministrano ai tele-morenti: hanno strombazzato al pubblico di Rete4 la propaganda anti-migranti, destrorsa, identitaria cara a Lega e Fratelli d’Italia.
Nessuna attenzione, o quasi, ai temi che la primogenita del Cav vuole al centro dell’azione della nuova Forza Italia: diritti civili, europeismo, atlantismo anti-Trump, istanze liberali. E che l’aria sia cambiata a Mediaset s’era intuito con l’arrivo dei “sinistrelli” Bianca Berlinguer, Myrta Merlino e Tommaso Labate.
Il passaggio a Mediaset del moderato Milo Infante, vicedirettore Rai, segna altri due colpacci per l’azienda.
Non solo, Pier Silvio si aggiudica un campione di ascolti per quanto riguarda il lucrosissimo filone del Crime ma al tempo stesso recluta al proprio mulino l’unico conduttore che, grazie allo spin-off serale di Ore 14, riusciva ad arginare il successo di Quarto Grado su Rete4, togliendogli una marea di spettatori a vantaggio di Rai2
in prime time. Costando per giunta un terzo rispetto alle altre in serate della Seconda Rete.
Ore 14, partito in sordina qualche anno fa e scritto dallo stesso Infante con Claudia Manari, era via via cresciuto negli ascolti pomeridiani fino a diventare il programma di punta del Day Time della seconda rete Rai, peraltro a costi ridottissimi e con un prodotto totalmente interno. Malgrado il teutonico riserbo del conduttore, sempre rispettoso dell’azienda, era evidente che lui e la sua creatura fossero appena tollerati nella Viale Mazzini dei camerati.
C’era voluto “l’indotto” di Garlasco, infatti, per convincere i vertici ad affidargli le prime serate. E tuttavia, fra gli strali pubblici di Bruno Vespa e addirittura la decisione di farlo partire più tardi il pomeriggio per infilarci il Due di picche di Cerno (ieri precipitato al 2.6% di share per un costo di mille euro al minuto), dire che Infante non era il beniamino delle folle malgrado i risultati è un eufemismo.
Un elemento su tutti: nonostante gli ascolti, Ore 14 pomeridiano era sempre e costantemente a rischio chiusura, anche perché in diretta concorrenza con il blindatissimo talk di Caterina Balivo su Rai1, La volta buona, a cui il programma di Infante rosicchiava pubblico.
Senza Milo, la fascia pomeridiana di Rai2 resisterà al doppio colpaccio di Mediaset, o risprofonderà al 3-4% di share di qualche anno fa, prima che arrivasse Ore14 a fare il 9-10%? Una cosa è certa, oggi a Mediaset stanno gongolando.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2026 Riccardo Fucile
DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, IL GENERALE ANDAVA PROCESSATO E CACCIATO DALL’ESERCITO PER INSUBORDINAZIONE… INVECE DI DEGRADARLO E CACCIARLO A PEDATE, NEL GOVERNO MELONI HA PREVALSO IL TIMORE DI FAR PASSARE IL GENERALE IN VESTAGLIETTA FROU-FROU PER UN MARTIRE DEL LIBERO PENSIERO
Li Vannacci vostri! Se i Fratellini d’Italia avessero seguito la linea dura del ministro
Crosetto, adesso forse non si ritroverebbero la spina nel fianco del generale Roberto Vannacci, in ascesa nei sondaggi (è dato al 5%) e pronto con il suo partito a fare shopping di parlamentari in Fdi e Lega e a sparigliare i fragili equilibri della coalizione di centrodestra.
Dopo la pubblicazione del libro “Il mondo al contrario” è scattato un procedimento disciplinare concluso con la sospensione dell’ex parà dall’impiego per 11 mesi, “con conseguente uguale detrazione di anzianità e dimezzamento dello stipendio”.
La pubblicazione del libro avrebbe denotato “carenza del senso di responsabilità’ e determinato una “lesione al principio di neutralità/terzietà della Forza Armata”, “ingenerando possibili effetti emulativi”.
Il ministro, che si muoveva con il consenso del capo delle forze armate, ovvero Sergio Mattarella, difendeva il principio che le figure apicali dell’esercito, in virtù del proprio ruolo di garanzia, non potessero intervenire a gamba tesa nel dibattito pubblico. Il rischio era quello di creare un precedente pericoloso che potesse “minare dall’interno l’ordine e la disciplina nell’esercito”.
(da Dagoreport)
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