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NASCE IL COMITATO “CUM GRANO SALIS”: DALLA CALABRIA UNA RETE PER LA SINDACA DI GENOVA CANDIDATA PREMIER. L’ANIMATORE È L’ECONOMISTA TONINO PERNA, GIA’ PRESIDENTE DEL PARCO NAZIONALE DELL’ASPROMONTE: “HA DETTO NO ALLE PRIMARIE? CI RIPENSI”

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

FUORI DAI CENACOLI DEI POLITICI, QUALCOSA SI MUOVE E LE ADESIONI FIOCCANO… “LA NOSTRA E’ UNA INIZIATIVA AUTONOMA, SILVIA PUO’ ESSERE L’UNICA ALTERNATIVA CAPACE DI ALLARGARE IL CONSENSO”… “MOLTI DEL M5S NON VOTEREBBERO SCHLEIN E MOLTI DEL PD NON VOTEREBBERO CONTE, INUTILE ESSERE IPOCRITI”

Qualcosa si muove. E per una volta la mossa non ha la regia dai cenacoli politici romani, né di un corridoio riservato di Montecitorio. Tutto il contrario: arriva dal profondo Sud, dalla Calabria.
Dove, in maniera spontanea, spunta un embrione di coordinamento di un comitato per Silvia Salis. A spiegarne la genesi è Tonino Perna. Economista, sociologo, ha una storia politica lunghissima: è stato presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte e inventore del sistema anti incendio che poi è diventato un modello europeo; ha fondato il parco Ecolandia, alla periferia di Reggio Calabria, ispirato ai miti della Magna Grecia; e presidente del Comitato Etico della Banca popolare Etica di Padova, e tra i fondatori della rivista Altreconomia. E amico di vecchia data di Mimmo Lucano.
Uno molto di sinistra, insomma. Perna racconta che ha lanciato l’idea di un comitato «Cum grano Salis», nome semi ironico che vuole significare che il centrosinistra versa in condizioni confuse dunque deve agire con prudenza, coscienza e buon senso: insomma dovrebbe chiedere alla sindaca di Genova di dare una mano, in qualche modo. Le adesioni, dice, sono fioccate.
«Salis rifletta» «La nostra è un’iniziativa autonoma, non ne abbiamo discusso con lei ancora», chiarisce Perna, «E sappiamo che per farla procedere ci sarà molto da lavorare. Ma abbiamo deciso di lanciare un sasso nello stagno del centrosinistra. Molti elettori del Pd non voterebbe mai una coalizione guidata da Giuseppe Conte. E viceversa, molti del M5s non voterebbero proprio, se a guidare l’alleanza fosse Schlein. Salis può essere un’alternativa per molti. Comunque avrebbe il merito di allargare la proposta del centrosinistra».
Quanto alla tempistica: «Bisogna muoversi subito, in vista delle primarie, se Schlein e Conte vorranno farle». Obiezione: Salis ha detto più volte che non parteciperebbe: «Ma se questi comitati cominciano a crescere nelle città, forse si sentirebbe di rifletterci. Forse di ripensarci».

(da Domani)

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IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, IL LEGHISTA LORENZO FONTANA, SI SCHIERA CONTRO LA SVOLTA SECURITARIA DI SALVINI: “ESISTONO GIÀ LE LEGGI PER GARANTIRE LE MANIFESTAZIONI PACIFICHE”; “LA CANDIDATURA DI ROGGERO? NON MI SEMBRA CI SIANO LE POSSIBILITÀ GIURIDICHE”

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

SI SMARCA ANCHE DALL’INTRODUZIONE DELL’IMPUTABILITÀ DEI MINORI: “CI OCCUPIAMO DELLA REPRESSIONE MA DIMENTICHIAMO CHE SERVE LA RIABILITAZIONE” … “IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON DEVE ESSERE DI DESTRA O DI SINISTRA, MA DEVE RAPPRESENTARE L’ITALIA CERCANDO DI FARE L’ARBITRO NEL MIGLIOR MODO POSSIBILE”… COME SONO LONTANI I TEMPI IN CUI SALUTAVA GLI AMICI DI ALBA DORATA O DIFENDEVA MARINE LE PEN ALL’EUROPARLAMENTO

“Le manifestazioni sono sintomo di democrazia, ma non si possono attaccare le forze dell’ordine. Si passa dalla parte del torto e anche le buone ragioni delle manifestazioni sfumano”. Lo ha detto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, durante la cerimonia del Ventaglio.
Ad una giornalista che gli ha chiesto se a suo avviso sia corretto pensare subito a nuovi reati, ha risposto: “Io credo che di leggi ce ne siano già per garantire che le manifestazioni possano essere svolte in modo pacifico”. Poi, ha aggiunto: “Qualsiasi legge fatta deve garantire il diritto di manifestare e la tutela delle forze dell’ordine”
Sulla “questione dell’eventuale candidatura” di Mario Roggero “mi sembra che non ci siano possibilità giuridiche. Se ci fossero, starebbe alla sensibilità dei partiti valutare, ma non credo ci siano”. Lo ha detto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, durante la cerimonia del Ventaglio.
“Sulla grazia, avendo grande rispetto per le prerogative del presidente della Repubblica” dico che “le richieste sono legittime” ma “valuta la presidenza”.
“E’ un argomento molto importante, serve un approccio multidisciplinare perché poi dipende da caso a caso”. “E’ vero che c’è un aumento di giovani e giovanissimi che delinquono ma” se “da una parte serve la repressione, dall’altra serve la riabilitazione.
Noi spesso ci occupiamo di repressione ma dimentichiamo che serve anche riabilitare. C’è una richiesta di maggiore sicurezza” nella società “e questa richiesta è percepita”. Lo ha detto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, durante la cerimonia del Ventaglio interpellato sul tema della sicurezza e sull’imputabilità dei minori.
“Penso che una persona che poi va a fare il presidente della Repubblica deve essere un buon presidente, non deve essere di destra o di sinistra, può essere di estrazione di un partito che attualmente fa parte della coalizione di centrodestra, non vedo perché no, ma quando diventa presidente della Repubblica deve rappresentare l’Italia e lo Stato italiano cercando di fare l’arbitro nel miglior modo possibile.
Penso che questo si al’obiettivo che poi dovrà avere chiunque” sarà il prossimo presidente della Repubblica, perché “è punto di riferimento importante pre gli italiani. Lo è adesso e penso che dovrà sempre esserlo anche in futuro”. Così il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel corso della tradizionale cerimonia del ventaglio.
“Io al Colle? Non ho l’età. So che sembro più vecchio ma non ho l’età, non posso neanche immaginarlo per questioni anagrafiche. La ringrazio per la stima”. Lo ha detto – con tono scherzoso – il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, durante la cerimonia del Ventaglio rispondendo ad una giornalista.
“Siccome ci sono elezioni di mezzo è molto complicato dire adesso cosa sarà quando si voterà per il presidente della Repubblica. Dopo le elezioni avremo un quadro un po’ più chiaro. Quando vedremo come saranno maggioranza e opposizione potremo meglio capire quale sarà il destino della presidenza della Repubblica”, poi “sapete che tanti cardinali che sono entrati in conclave come papa poi sono usciti ancora cardinali”. Lo afferma il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel corso della tradizionale cerimonia del ventaglio, rispondendo ad una domanda su un eventuale capo dello Stato proveniente da uno dei partiti di centrodestra.
L’elezione del presidente della Repubblica, aggiunge, “è storia a sé, è un momento molto interessante, sembra quasi un momento completamente differente dagli altri della vita parlamentare”.
“Su me stesso non lo so, io quando ero piccolo non mi aspettavo di fare il parlamentare, quando ho fatto il parlamentare non ho mai pensato di fare il ministro, figurarsi fare il presidente della Camera, sinceramente non so, vedremo come saranno gli avvenimenti. In questo momento non ho alcun tipo di ambizione personale ma non so veramente quale sarà il mio futuro, vedremo”. Lo afferma il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel corso della tradizionale cerimonia del ventaglio.
Sulla “decretazione di urgenza mi sono speso già diverse volte e ho cercato di richiamare spesso il governo ad invertire la tendenza con risultati altalenanti. Ahinoi questo principio, secondo cui sono i governi a dettare i tempi dei Parlamenti non succede solo in Italia e non succede solo adesso”, bensì da “15-20 anni interessa anche altri paesi”. Lo ha detto il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, durante la cerimonia del Ventaglio. Fontana ha parlato della riforma del regolamento approvato dalla Camera che “prevede anche alternative importanti ai decreti legge, con tempi certi” sostenendo che si tratta di un’opportunità affinché “il Parlamento torni ad essere centrale”. “Mi auguro – ha aggiunto – che la prossima legislatura registri una netta diminuzione dei decreti legge”

(da agenzie)

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L’ASSE­DIO DEM A ELLY: “RINUN­CIA A PALAZZO CHIGI E VAI AGLI ESTERI”. FRANCESCHINI AVREBBE PROPOSTO A ELLY SCHLEIN DI FARE IL MINISTRO DEGLI ESTERI, PER POI AVERE UN RUOLO NELLA SCELTA DEL PROSSIMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, MA ELLY BRUCIA D’AMBIZIONE: VUOLE A TUTTI I COSTI PALAZZO CHIGI ED E’ PRONTA A ORGANIZZARE LE PRIMARIE A FEBBRAIO 2027

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA SEGRETARIA DEL PD STILERÀ LE LISTE DEI CANDIDATI E NESSUNO VUOLE CORRERE IL RISCHIO DI VEDERSI ESTROMETTERE PER UNA CONGIURA ANDATA A VUOTO … NEL PD ALLORA SI RAGIONA SUL PIANO B: SPINGERE PER LA DISCESA IN CAMPO DI SILVIA SALIS

“Ci vorrebbe una bella congiura di palazzo. Peccato che nessuno è in grado di organizzarla”. La battuta – che poi è battuta fino a un certo punto – gira tra big e parlamentari del Pd. E si riferisce al fatto che molti evocano un passo di lato, un passo indietro, una rinuncia di Elly Schlein alla corsa come candidata premier.
Raccontano che sarebbe toccato a Dario Franceschini farsi ambasciatore di timori e proposte, condivisi da molti, in primis da Goffredo Bettini.
L’ex ministro, alla ricerca costante di una soluzione, le avrebbe fatto capire che può fare qualsiasi cosa in alternativa. Magari, il ministro degli Esteri, e poi giocare un ruolo essenziale nella scelta del presidente della Repubblica, con possibilità di essere la prima a indicare un nome.
E in questi giorni c’è pure chi mette sul tavolo Pier Luigi Bersani come “terzo nome”. Una sorta di garanzia che non le precluderebbe il futuro. Ma lei non ci sente. Anzi a chi glielo chiede continua a rispondere che è pronta a fare le primarie a febbraio.
Non solo nella destra del partito, ma anche in chi sperava in scelte più radicali. L’intervista al Foglio non è piaciuta a molti. E sabato prossimo ci sarà un dibattito alla festa dell’unità di Villalunga tra Stefano Bonaccini e Silvia Salis. Confronto che si arricchisce di significato. Tanto più visto che i due hanno un rapporto consolidato.
Bonaccini, presidente del Pd ed entrato in maggioranza qualche mese fa, è di quelli perennemente in mezzo al guado rispetto alla segretaria. Se da una parte non crede che sia la candidata ideale per Palazzo Chigi, dall’altra pensa – come molti – che alla fine il centrosinistra vincerà comunque le elezioni perché Roberto Vannacci non sarà in coalizione con Giorgia Meloni.
Insomma, per inerzia e demeriti altrui. Dunque, è combattuto tra la necessità di trovare un’alternativa a Schlein e il fatto che – se lei arriva a Palazzo Chigi – lui può ottenere un ruolo, magari un ministero di punta. Ragionamenti che fanno in molti, a tutti i livelli. Perché la segretaria del Pd farà le liste e nessuno vuole rischiare di vedersi estromettere per una congiura andata a vuoto.
E dunque è una guerra di nervi, tra Schlein che resiste e gli altri che cercano di logorarla. Per riuscirci dovrebbero trovare una soluzione, che passa da un possibile segretario alternativo e a quel punto provare a sfiduciarla in direzione. O rischiare tutti insieme di puntare su un nome alternativo. Salis. Mentre cercano una soluzione, tra i congiurati in crisi continua il pressing. E pure le battute: “Se rinuncia a fare la candidata premier, può fare tutto, anche il ct della Nazionale”.

(da Domani)

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SONDAGGIO SWG: PIÙ DELLA METÀ DEGLI ITALIANI È CONTRARIA A ESTENDERE I LIMITI DELLA LEGITTIMA DIFESA, SOLO IL 36% VORREBBE REGOLE PIÙ LASCHE

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

GRAN PARTE DELL’OPINIONE PUBBLICA CONCORDA SULLA CONDANNA, SOLO PER IL 35% LA PENA INFLITTA AL GIOIELLIERE DI GRINZANE CAVOUR, CONDANNATO A 14 ANNI PER AVER UCCISO DUE RAPINATORI, È ECCESSIVA… SWG: “LA SPACCATURA POLITICA SU QUESTO TEMA APPARE PROFONDA. IL TEMA SI MOSTRA MOLTO DIVISIVO, MA È DIFFUSO IL RIFIUTO DI QUALSIASI RISCHIO DI UNA SITUAZIONE DI FAR-WEST”

Il caso del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato in via definitiva per avere ucciso 2 rapinatori e ferito un terzo mentre fuggivano dopo una rapina, ha suscitato reazioni diverse tra media e forze politiche.
Anche l’opinione pubblica risulta divisa sulla vicenda, tuttavia a prevalere è l’idea che le reazioni sproporzionate al torto subito debbano essere punite e che il perimetro dell’attuale legge sulla legittima difesa non debba essere ampliato.
La spaccatura politica su questo tema appare profonda. La maggioranza degli elettori di centrodestra caldeggia la non punibilità a prescindere per chi reagisce a un illecito e assume un atteggiamento critico nei confronti della condanna inflitta a Roggero.
Nell’ambito del centrosinistra, al contrario, prevalgono la spinta a mantenere la legge così com’è e l’approvazione della decisione della Cassazione nel caso specifico del gioielliere. Nel complesso, comunque, poco più di 1 su 4 sostiene la completa assoluzione di Roggero.
Risulta invece ampiamente condiviso il giudizio negativo nei confronti dell’obbligo di risarcire le vittime del reato di eccesso colposo di legittima difesa, ritenuto inopportuno da oltre la metà dei rispondenti.
Gli italiani rimangono inoltre saldamente contrari a qualsiasi tipo di allentamento delle limitazioni per la concessione del porto d’armi, anzi, poco meno della metà auspica criteri più selettivi.
Il tema si mostra molto divisivo, quindi, ma è diffuso il rifiuto di qualsiasi rischio di una situazione di far-west.

(da agenzie)

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CHI FERMERA’ MARINE LE PEN? IN FRANCIA LA LEADER DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL SEMBRA NON AVERE AVVERSARI COMPETITIVI PER LA CORSA ALL’ELISEO

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

LA GAUCHE NON HA UN CANDIDATO COMUNE: MELENCHON E’ DETESTATO DAGLI ALTRI PARTITI PROGRESSISTI; TRA I SOCIALISTI PRENDE QUOTA L’EURODEPUTATO RAPHAËL GLUCKSMANN MA SI FA PURE IL NOME DELL’EX PRESIDENTE HOLLANDE – AL CENTRO LE COSE VANNO PEGGIO: GLI EX PRIMI MINISTRI PHILIPPE E ATTAL CORRONO DIVISI, GARANTENDO UNA DISPERSIONE DI VOTI CHE FARA’ FELICE LE PEN

Chi è il candidato migliore per battere Marine Le Pen? È la domanda che attraversa tutti gli schieramenti politici francesi e da cui dipenderà una parte del destino dell’Europa. A nove mesi dal voto, la risposta non c’è. E i sondaggi sembrano suggerire che nessuno degli avversari più accreditati in questo momento sia in grado di fermare la leader del Rassemblement National.
Dopo essersi rilanciata nella corsa per l’Eliseo in seguito al ricorso presentato in Cassazione, Le Pen vincerebbe al secondo turno contro qualsiasi candidato sottoposto agli intervistati. Secondo l’ultima indagine Ifop, batterebbe sia Édouard Philippe che Gabriel Attal e Jean-Luc Mélenchon, con un margine che va dal 54 al 70%.
Per Frédéric Dabi, direttore generale dell’Ifop, si tratta di una svolta «storica» nell’elettorato francese. «È la prima volta che il Rassemblement National prevale al secondo turno anche tra i pensionati, che fino a oggi avevano rappresentato uno degli argini contro l’estrema destra».
Mélenchon, pur avendo perso popolarità tra i progressisti, conserva un’organizzazione, una base consolidata e un livello di intenzioni di voto che nessun concorrente socialista riesce per ora ad avvicinare. È ancora lui il candidato di sinistra più vicino alla qualificazione, ma è anche quello che, secondo le rilevazioni, verrebbe sconfitto con il margine più ampio da Le Pen.
In Francia non si parla di campo largo. Le primarie unitarie sono state bocciate dal partito socialista, che ha annunciato una propria consultazione a metà ottobre. L’intellettuale ed eurodeputato Raphaël Glucksmann sembra ormai orientato a partecipare mentre ne resterà fuori François Hollande che a sorpresa è, secondo il barometro Elabe di luglio, la personalità con la migliore immagine tra gli elettori progressisti.
Il 46% esprime un giudizio positivo su di lui, 8 punti in più rispetto alla rilevazione precedente. Supera così Glucksmann, fermo al 42. L’ex presidente potrebbe annunciare all’ultimo la sua candidatura, saltando le primarie.
Al centro, i due ex premier Philippe e Attal continuano in parallelo la loro campagna, senza che sia chiaro se e quando uniranno le forze. Il rischio è una dispersione di voti che potrebbe impedire a entrambi di raggiungere il secondo turno e rendere ancora più difficile la ricostruzione di un fronte repubblicano. È anche possibile che il candidato più forte non sia ancora emerso.

(da Repubblica)

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L’EUROPA STRIGLIA IL GOVERNO ITALIANO SU SAFE: “SE HA DETTO SI’, ORA FIRMI IL CONTRATTO”

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

SULLE TEMPISTICHE: “DICEMBRE E’ TROPPO TARDI, SI FACCIA CHIAREZZA”

Non si è fatta attendere la replica dall’Europa, dopo il sorprendente “sì” ai fondi Safe annunciato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine di mesi di rimpalli, ma poi ritrattato. La dichiarazione del ministro, arrivata nel corso dell’informativa sugli esiti del vertice Nato di Ankara che si è tenuta stamattina, 28 luglio, alle Commissioni Affari Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, è già stata accolta come una vittoria a metà sul fronte europeo: «Sviluppo molto, molto positivo», commentano dalla Commissione, da dove chiedono però anche «chiarezza al più presto».
La reazione dalla Commissione Europea: «Sviluppo positivo», ma serve chiarezza
«Nella situazione ideale, vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi di Safe come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo. Ora, dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Quindi questa è la tempistica che stiamo considerando», commenta Thomas Regnier, portavoce responsabile della Commissione Europea. Regnier sottolinea, però, anche il «bisogno di chiarezza al più presto», ricordando che i tempi sono stretti e non c’è troppo margine per ripensamenti. Poco realizzabile anche l’orizzonte temporale prospettato dal ministro: dicembre sarebbe già molto tardi.
Regnier: dicembre «non è un buon calendario per noi»
«Attendere fino a dicembre per decidere come e quanto usare non è un buon calendario per noi», taglia corto Regnier. Del resto, «se qualcosa dovesse cambiare a livello di fondi, allora saremmo in una situazione ancora più urgente perché quei fondi dovrebbero essere riallocati. Non c’è tempo da perdere». Esiste infatti un calendario utile, dotato di una scadenza legale, all’interno del quale sono previste specifiche tempistiche per redistribuire i soldi non spesi, e permettere all’industria europea di operare. «L’Italia ha richiesto 14,9 miliardi di euro e li abbiamo garantiti», continua il portavoce: ora serve chiarezza «per poter firmare gli accordi di prestito e far partire appalti». Dicembre, quindi, andrebbe bene solo come ultima ratio, ma sarebbe per molti versi troppo in là.
L’ultimatum dall’Europa all’Italia
Che per l’Europa il “quando” sia una questione di vitale importanza, lo si era capito da tempo. L’Italia, del resto, aveva espresso il suo interesse a ricevere prestiti Ue del programma Safe per 14,9 miliardi già alla fine del 2025, per poi far calare il silenzio, seguito solo dalla rinuncia di Meloni a formalizzare la richiesta per i fondi entro la deadline “tendenziale” del 31 maggio. La titubanza italiana aveva così portato la Commissione a dare al governo Meloni un ultimatum: un mese di tempo – entro fine luglio – per decidere sulla questione, prima che i fondi “prenotati” vengano svincolati e redistribuiti tra gli altri Paesi Ue interessati.
Il margine per lavorare sull’allocazione dei Safe però ancora ci sarebbe, come fanno sapere dalla Commissione: c’è «un’ipotesi di un potenziale surplus di 10 miliardi» del fondo, che si basa su molti fattori, come «il fatto che alcuni accordi di prestito non siano ancora stati firmati». Tra le questioni pendenti, oltre a quella italiana, anche «il piano ungherese che deve essere approvato». In conclusione, fanno sapere, si può «presumere che la zona di approdo si aggirerà intorno ai 10 miliardi»
Tajani, tra fondi “decisi” e fondi “prenotati”
La conferma del sì al ricorso al fondo SAFE da parte dell’Italia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, forse anche per lo stesso Tajani, che ha poi in seguito formulato più attente e prudenti dichiarazioni: «Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno», aveva dichiarato in mattinata durante l’audizione, rimandando al ministro Crosetto un commento più preciso sui dettagli dell’operazione.
Alla fine dell’incontro, però, fuori da Palazzo Madama, la precisazione. Non più “deciso”, ma “prenotato”: «Abbiamo “prenotato” 14,9 miliardi e il governo deciderà entro la fine dell’anno cosa utilizzare», anche se fonti della Farnesina hanno chiarito come, per il momento, la decisione politica non c’è. Dal canto suo, invece, Crosetto si era limitato a commentare l’eventuale ricorso ai fondi SAFE come una «scelta tecnica che il ministro farà entro la fine dell’anno», specificando come sarà poi compito del ministero della Difesa prendere quei capitoli che sono già impegnati e spenderli.

(da agenzie)

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LO STATO BISCAZZIERE: LE GIOCATE AUMENTATE DEL 17% RISPETTO ALL’ANNO SCORSO, SI VA VERSO 190 MILIARDI IN UN ANNO

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

“LA SITUAZIONE E’ FUORI CONTROLLO”… PARLANO DI FAMIGLIA E VALORI POI LE DISGREGANO

Non si ferma l’affare dell’azzardo ed è nuovo record. Nel primo trimestre del 2026 la raccolta ha raggiunto l’incredibile cifra di 45 miliardi e 440 milioni, con un aumento di più del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025 quando con 38 miliardi e 755 milioni era già stato record. I dati, infatti, sono in continua crescita e ogni anno è un nuovo record: nel 2022 erano 30 miliardi e 607 milioni, nel 2023 sono saliti a 35 miliardi e 26 milioni, nel 2024 altro incremento a 37 miliardi e 719 milioni. E cresce addirittura del 25% la spesa, cioè la perdita secca dei giocatori. Si tratta di dati ufficiali contenuti nel Bollettino statistico pubblicato ogni trimestre dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E il record trimestrale fa facilmente prevedere che si arriverà a un nuovo record annuale. Lo scorso anno la raccolta era arrivata a 165 miliardi e 345 milioni, se restasse l’attuale trend, facile previsione, si passerebbero i 190 miliardi. Come si legge nel Bollettino a contribuire alla crescita è soprattutto l’azzardo online che troviamo sotto la voce “altri giochi” e che ha raggiunto i 23 miliardi e 172 milioni rispetto ai 20 miliardi e 253 milioni del 2025. Salgono anche slot e vlt passando da 5 miliardi e 291 milioni a 7 miliardi e 870 milioni. Crescita inferiore per le scommesse salite da 7 miliardi e 351 milioni a 8 miliardi e 372 milioni. Così come i giochi numerici e le lotterie, passati da 5 miliardi e 859 miliardi a 6 miliardi e 25 milioni. Sostanzialmente stabile quanto ha incassato lo Stato, passato da 2 miliardi e 483 milioni ad “appena” 2 miliardi e 682. La conferma di una curva piatta da anni, dovuta soprattutto alla crescita dell’online tassato molto meno dell’azzardo “fisico” che invece sta perdendo posizioni. Cresce invece la spesa, cioè quanto i giocatori perdono. Si è arrivati a 5 miliardi e 713 milioni rispetto ai 4 miliardi e 484 milioni del primo trimestre del 2025.
Soldi buttati via soprattutto dai giocatori patologici e dai soggetti più poveri e fragili, come sottolineano associazioni e organizzazioni del mondo “no slot” commentando questi dati preoccupanti. «È un gran brutto segnale – commenta don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei –. Da una parte c’è la questione del perché del gioco, che c’entra col tema della speranza. Quali motivi oggi abbiamo di sperare, anche di riuscire a cambiare e elevare la propria condizione? In una fase di stasi dove non è possibile fare “salti”, si spera in qualcosa di immaginario come la fortuna. C’è poi il tema, collegato a un livello di cultura sociale molto bassa, legata al senso e al valore del denaro. Penso infine a forme estreme di solitudine, l’azzardo è spesso un modo per ripiegarsi su se stessi, segnala una crisi». Da don Bignami c’è poi la denuncia di «una società che si struttura per favorire l’azzardo. Questo è il dramma. La spesa sanitaria italiana è di 160 miliardi di euro e se arriviamo a 190 con l’azzardo vuol dire che è qualcosa di allucinante. Soldi che poi confluiscono nelle mani di pochi».
Analoga la denuncia di Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale Antiusura Giovanni Paolo II. «È una situazione ormai fuori controllo. Da una parte le imprese per stare in piedi devono accalappiare sempre più clienti, dall’altra parte c’è lo Stato che vuole aumentare l’entrata erariale, anche se poi aumenta in maniera molto minore». Con danni evidenti. «L’azzardo è sia una causa dell’impoverimento che un effetto dell’impoverimento perché quando uno ha difficoltà, cerca nella fortuna la soluzione, ma poi aggrava la propria situazione». Così, insiste Gualzetti, «noi siamo l’ultima spiaggia di coloro che rimangono intrappolati. Di quei miliardi gran parte è garantita dalle persone più fragili, che noi cerchiamo di aiutare perché rischiano di cadere nell’usura». Eppure, accusa, «si fa passare l’azzardo come una cosa normale, innocua, anzi “fa figo” sostenuta dai campioni alla faccia del divieto della pubblicità. C’è un processo di normalizzazione che fa anche più vittime perché la gente non ha neanche più il pudore e timore nei confronti dell’azzardo come avevamo noi. Oggi invece anche i giovani più piccoli vengono invitati a giocare, all’inizio con cose innocenti che poi piano piano li introducono nel vero e proprio azzardo».
Durissimo anche il commento di don Armando Zappolini, portavoce della Campagna Mettiamoci in gioco. «Lo Stato guadagna sui poveri e sui morti. È chiaro che più aumentano la precarietà e la povertà e più l’attrazione dell’azzardo è forte illudendosi che con un colpo di fortuna sistemi la precarietà. Così la maggior parte degli introiti dell’azzardo è roba di abitudinari, compulsivi e patologici?». Per questo, afferma, «andrebbe fatta una regolamentazione che tuteli di più le fasce abitudinarie, come sistemi di blocco al tempo di giocata e ai soldi di giocata. Ma è chiaro che non lo fanno perché porterebbe a una riduzione delle entrate. E chi in Consiglio dei ministri proporrebbe di perdere 7-8 miliardi? Però la politica è anche avere coraggio. Ce l’hanno?».

(da Avvenire)

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UNO STATO BISCAZZIERE E ROVINA-FAMIGLIE: VIAGGIA A LIVELLI RECORD LA RACCOLTA PROVENIENTE DAL GIOCO D’AZZARDO IN ITALIA

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

“COSI’ MIO PADRE HA DISTRUTTO LA FAMIGLIA”… I CITTADINI CHIEDONO LO STOP ALLE PUBBLICITA’ DELL’AZZARDO

Maria se la prende con «la pubblicità in tv “gioca responsabilmente”, una vera ipocrisia fatta anche da personaggi famosi». Maurizio fa nomi e cognomi degli spot televisivi pubblicitari «che fomentano la “azzardopatia”. Con l’aggravante di testimonial come i “comici” ( da Diego Abatantuomo a Teo Teocoli… )». Drastico Claudio. «La pubblicità! Non si dovrebbe mai pubblicizzare il gioco d’azzardo, né nel pubblico né nel privato. Così come non si dovrebbe dare notizia delle vincite. Divieto totale come per gli alcolici e le sigarette». Sono alcuni dei messaggi inviati in diretta alla trasmissione di Radio Rai3 “Tutta la città ne parla” che lo scorso sabato ha dedicato tutta una puntata all’azzardo, prendendo spunto dall’articolo di Avvenire (sotto) sui nuovi dati record.
I radioascoltatori hanno letteralmente inondato la trasmissione con oltre cento messaggi, una quantità superiore alle altre puntate, stupendo il conduttore Pietro Del Soldà. Messaggi tutti negativi contro l’azzardo, contro il Governo che lo favorisce, contro i concessionari, contro gli sportivi e gli attori testimonial. Sono il racconto di un Paese preoccupato delle drammatiche conseguenze dell’azzardo, perché le ha toccate con mano.
Come Paola. «Mio padre ha distrutto la nostra famiglia e la sua vita, nessun perdono senza pentimento». Testimonianze dirette. «Nella mia esperienza trovo un’amica di cui ho scoperto incredulo la azzardopatia per gli esiti penali della sua ricerca di denaro per scommettere» (Loris). «Il gioco d’azzardo so cos’è ne soffre mio fratello ma fortunatamente si affida alla famiglia per la gestione economica (in un equilibrio molto precario purtroppo con pesanti ricadute e pentimenti)… 2.000 euro persi in due giorni», ha scritto Sara aggiungendo, «ma quello che mi indigna è il totale disinteresse dello stato che dovrebbe proteggere e tutelare queste persone affette da questa patologia».
Altri raccontano la diffusione dell’azzardo. Come Alberto. «Alle poste, ero andato per una raccomandata, lo sportellista mi ha proposto un gratta e vinci». Gino racconta di essere «andato dal tabacchino edicola per comprare Avvenire proprio per l’articolo sull’ azzardo e c’era la fila per i gratta e vinci». Giusi per sette anni ha lavorato per una multinazionale del tabacco. «La corresponsabilità (occulta) che non si vede mai è anche quella delle tabaccherie e dei tabaccai, che nel 90% dei casi, fanno credito ai giocatori che, al secondo giorno dallo stipendio o dalla pensione, hanno già impegnato quella successiva. Spesso non hanno neanche, a fine della giornata ludopatica, qualche monetina per un pezzo di pane». Milly aveva ereditato una tabaccheria. «Avevo solo il gratta e vinci e mi battevo per far capire ai nonni che facendo grattare i nipoti instillano loro senza pensarci questo vizio maledetto!!».
Laura apre il capitolo degli anziani vittime dell’azzardo. «Io rimango attonita a vedere donne di mezza età (come me!) e di ogni estrazione sociale avviluppate alle macchinette mangiasoldi nelle tabaccherie». Stessa osservazione di Patrizia. «Al mattino ci sono donne che nel negozio che ha giornali e tabacchi aspettano sotto un video che il loro numero esca. Lo Stato deve educare, non guadagnare sulle scommesse». Stesse osservazioni di Giovanni. «Vedo al bar qui a Roma in pieno centro persone normali che anziché prendere un caffè prendono un biglietto di una qualche lotteria». Con gravissimi danni, scrive Pietro. «Chiamiamola “azzardopatia” e non “ludopatia”: il gioco è qualcosa di bello, di sociale, formativo, educativo, emozionante, è il gioco d’azzardo che distrugge le vite».
Le accuse maggiori vanno alle decisioni dei Governi di ampliare le possibilità di azzardo. «Quanta responsabilità ha lo Stato in tutto questo, incentivando l’installazione delle macchinette o cose simili?» (Carmen). «Ai bambini la marmellata viene posta in posti per loro non raggiungibili, per i malati di ludopatia i mezzi per “giocare” sono posti pressoché ovunque» (Nino).
Amara la riflessione di Pieremilia. «Da anni parliamo di gioco non come tale, quindi di piacere, ma come gioco di distruzione di famiglie, di bambini che soffrono per mancanza del necessario a causa del gioco d’azzardo, delle scommesse del familiare che perde ogni bene». Non meno amaro il messaggio di Anita. «La ludopatia forse è anche una malattia della solitudine, mancanza di risorse soggettive, non solo di povertà».
Mai così tanto azzardo: in tre mesi sono stati giocati 45 miliardi di euro. «La situazione è fuori controllo»

(da Avvenire)

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TUTTO PRENOTATO DALLE SORELLE D’ITALIA

Luglio 28th, 2026 Riccardo Fucile

NON SI SA QUANDO SI VOTERA’, MA IN FDI HANNO GIA’ LE LISTE PRONTE

A Fratelli d’Italia le urne restano un mistero fitto – si vota a fine legislatura o prima, chissà, dipende dagli umori della maggioranza – ma le liste, quelle, si scrivono già, eccome. A Via della Scrofa nessuno aspetta il fischio d’inizio: la prudenza al limite del doroteismo, si sa, è l’unica vera ideologia di chi comanda il Paese da ormai quasi quattro anni.
Le preferenze? Un rebus coi fiocchi. L’emendamento capolista bloccato più tre preferenze potrebbe ripresentarsi al Senato, o no, chi lo sa, ma tant’è: quello che conta è già scolpito. Giorgia Meloni capolista in tutte e cinque le circoscrizioni, il massimo consentito dalla legge. Ovunque lei, sempre lei: premier e padrona del partito, blindata come un caveau svizzero. Dietro la first lady di Via della Scrofa, la fila si allunga: pronti a scendere in campo ministri, capigruppo, big vari già pronti ad accaparrarsi le prime caselle dei listini, bloccati o “listoni” che siano. Nomi? Bocche cucite, per ora, troppo presto, e le preferenze restano una mina vagante appesa a Palazzo Madama.
Ma la notizia di giornata, porta un cognome che fa rima con Giorgia: Arianna Meloni. Mai stata parlamentare, capa della segreteria e regina indiscussa delle tessere, la sorella-first lady del partito è ormai data per candidata sicura. Ai giornali aveva detto: disponibile, ma senza foga da poltrona. Alle Europee se l’era cavata con una battuta-schermo; oggi i suoi giri per le sedi, da Bari a Perugia, parlano chiaro come il sole. E sul Campidoglio? Sibillina come sempre: «Se non si propone nessuno, ci sono io», che tradotto significa: prenotato, riservato, blindato.
Da capa segreteria toccherà pure a lei sfoltire le liste, salvo il placet finale della sorella maggiore, ça va sans dire. Sul fondo, la solita grana Sud: con le preferenze, se dovessero andare in porto, quasi metà del gruppo meloniano rischia grosso sulla poltrona. Un bel mal di pancia in arrivo, tutto da gestire a Palazzo Madama senza fare troppo rumore. E poi c’è ancora chi si meraviglia dei franchi tiratori.

(da L’Espresso)

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