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PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO?

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX “RAGAZZA CINEMA OK”? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

A Roma, si sa, anche la via diritta è un labirinto. Ogni questione, anche la più semplice, all’apparenza, si complica e si tramuta in un guazzabuglio impossibile da districare.
Così, anche una relazione extraconiugale può diventare un engima, quando di mezzo ci sono un ministro e una giornalista rampante dalla rapida e sorprendente carriera, che, dopo un lungo periodo nell’ombra, decide di rendere pubblica la “love story”
Il caso Conte-Piantedosi, esploso 24 ore fa, dopo l’intervista alla “producer” di se stessa al sito “Money.it”, pone una serie di interrogativi a cui finora nessuno è riuscito a dare risposta.
1. Claudia Conte, nella stessa intervista in cui ammetteva di “non poter negare” la relazione con il ministro dell’Interno, sosteneva di essere una persona “molto riservata” nella vita privata.Dunque perché ha deciso improvvisamente di rompere gli indugi e dichiarare al mondo la sua storia con Piantedosi? Se è vero, come sostengono gli “addetti ai livori”, che la relazione tra i due va avanti stabilmente da circa tre anni, come mai ha deciso di uscire allo scoperto proprio adesso, nel momento di massima debolezza del Governo?
2. La 34enne prezzemolona ciociara non è una sprovveduta. È sveglia, intraprendente e “di mondo”: si è resa conto che confessando di essere l’amante di Piantedosi ha messo il duro prefetto irpino in grande difficoltà?
Il ministro, che a quanto pare sarebbe separato informalmente da tempo da sua moglie, ricopre un incarico delicatissimo nel Governo Meloni: sovrintende alla pubblica sicurezza, e al suo dicastero fa capo la Polizia e dalla sua scrivania passano dossier sensibili per il Paese.
Non solo: anche la (ex?) moglie di Piantedosi, Paola Berardino, ha un importante ruolo pubblico, è prefetto a Grosseto.
Claudia Conte non immaginava che la rivelazione “en passant” fosse una bomba nucleare sganciata sul Governo e sulla famiglia Piantedosi?
Inoltre, annunciando urbi et orbi la relazione, la vispa ex “Ragazza cinema OK” ha fatto un danno anche a sé stessa: i suoi molti incarichi pubblici, su cui si sparlottava già da tempo nei palazzi romani, ora saranno passati al setaccio.
E quando si cerca, qualcosa si trova sempre: già emergono i primi possibili conflitti di interessi, come l’incarico per la scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo al ministero dell’interno (come rivelato dal quotidiano “Domani”). È un apparente “suicidio” professionale: anche ogni futura collaborazione o consulenza di Claudia sarà sempre associata alla sua storia con il ministro…
3. Claudia Conte conosce centinaia di giornalisti: negli anni ha costruito sagacemente una rete pervasiva, ha invitato direttori a presentarle libri, frequenta il giro giusto dei palazzi romani, è onnipresente in tv a parlare di qualsiasi argomento (dal bullismo alla politica estera fino al referendum e alle baby gang scambiate per “gang bang”).
Perché ha deciso di dare lo scoop su Piantedosi al semisconosciuto sito “Money.it”, edito da una piccola società fondata dal giovane imprenditore Dimitri Stagnitto, e di farsi intervistare dal poco più che ventenne Marco Gaetani, social media strategist di Fratelli d’Italia alla Camera e già dirigente di Gioventù nazionale, sezione giovanile del partito di Giorgia Meloni?
4. Non si è reso conto, il donzelliano Gaetani, che prestarsi a fare da megafono alla posta del cuore di Claudia Conte avrebbe procurato un enorme problema al suo partito, e dunque al Governo?
5. Un dettaglio interessante sulla vicenda lo dà oggi Simone Canettieri, firma certo non ostile a via della Scrofa, sul “Corriere della Sera”. Racconta Canettieri che Gaetani è stato chiamato ieri dai vertici del partito: “a loro ha spiegato che ‘Conte, prima di iniziare a registrare, mi ha chiesto di farle questa domanda, premettendo che il ministro era separato’”.
Se fosse vera questa ricostruzione, cioè che la domanda sia stata preparata, voluta e richiesta da Claudia Conte, qual era l’obiettivo
C’è un interesse singolo o multiplo? E di chi? È di Conte e Piantedosi che, in quanto piccioncini innamorati, vogliono finalmente uscire allo scoperto dopo anni di amore clandestino?
L’interesse è della sola Claudia Conte, per motivi che ignoriamo?
Oppure far uscire la notizia del ministro farfallone interessa, oltre alla stessa Conte, a qualcun altro nel governo, che così può mettere il prefetto irpino in una posizione di debolezza politica, proprio ora che si parla di un possibile rimpasto? Certo, sarebbe un gioco ad altissimo rischio: l’esecutivo è nel suo momento di massima debolezza.
Come scrivono Lorenzo De Cicco e Tommaso Ciriaco su “Repubblica”: “Se questa storia dovesse sfuggire di mano, costringendo addirittura il ministro a un passo indietro, difficilmente la premier potrebbe evitare un rimpasto più ampio di una singola e mirata sostituzione di Daniela Santanchè.
Sempre che non si renda addirittura necessario un bis del suo governo, con l’effetto collaterale di rinunciare alla rincorsa al record per l’esecutivo più longevo della storia repubblicana…”
ltro mistero: perché la Lega si è premurata di offrire la propria solidarietà, un po’ pelosetta, parlando di “totale stima e amicizia nei confronti di Matteo Piantedosi”, dopo che Matteo Salvini ha ricevuto lo stesso Piantedosi al ministero dei Trasporti per gli auguri di Pasqua, con tanto di scambio di colombe
A volte, però, le cose potrebbero essere più semplici di come appaiono: Claudia Conte potrebbe anche aver deciso di uscire allo scoperto in modalità kamikaze per una non precisata “vendetta” (sullo stile di Maria Rosaria Boccia).
Oppure potrebbe aver “cantato” d’accordo con l’amato ministro, solo per ufficializzare una storia d’amore ormai sbocciata e impossibile da occultare oltre.
L’ultima ipotesi: qualche settimanale magari ha nel cassetto le foto dei piccioncini. Claudia Conte, o qualche fratello o sorella di via della Scrofa, avrà sentito in giro odor di paparazzata, magari una “soffiata” di un giornalista “amico” che preannunciava un altro caso alla Sangiuliano, ed avrà pensato che era meglio anticiparlo, mettendo la sordina e vedere l’effetto che fa…
Qual è la verità? Mentre noi ci arrovelliamo tra mille interrogativi e dubbi, la procace Claudia che fa? Continua il suo “lavoro” come niente fosse e pubblica su Instagram un video di lei insieme ai ragazzi autistici di PizzAut…
(da Dagoreport)

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TRUMP NON SA COME USCIRE DAL PANTANO IRANIANO. NEL PRIMO DISCORSO DEL TYCOON ALLA NAZIONE DOPO L’INIZIO DELLA GUERRA, IL GANGSTER DELLA CASA BIANCA ALTERNA MINCHIATE A COSE GIA’ NOTE

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

SUL CAMBIO DI REGIME AVEVA GIÀ MUTATO LINEA NEI GIORNI SCORSI, E DOPO AVER INUTILMENTE INCORAGGIATO GLI IRANIANI ALLA RIVOLTA LA SERA DEL PRIMO ATTACCO, ORA RIGIRA LA FRITTATA E AFFERMA CHE IL CAMBIO DI REGIME È “GIÀ AVVENUTO” CON LA DECAPITAZIONE DEI LEADER – RISULTATO: NON HA MESSO IN GINOCCHIO GLI AYATOLLAH E NON HA RASSICURATO NE’ GLI AMERICANI NE’ I MERCATI

La notizia del primo discorso alla nazione tenuto dal presidente dall’inizio della guerra in Iran è l’assenza di notizie. Anche la nuova scadenza di due o tre settimane per chiudere il conflitto, che allunga un po’ la previsione iniziale tra quattro e sei settimane, l’aveva già annunciata un paio di giorni fa parlando nell’Ufficio Ovale. Che gli obiettivi siano stati quasi tutti raggiunti, o comunque lo saranno a breve, lo dice dal giorno dopo l’inizio dei bombardamenti.
Trama simile per la minaccia di distruggere le infrastrutture elettriche della Repubblica islamica, se non si piegherà alle richieste del suo piano in 15 punti. Ha avvertito che i satelliti tengono un occhio sempre fisso sui laboratori nucleari, e lui è pronto a tornare a colpirli se qualcosa si muovesse
Il Washington Post ha scritto che il Pentagono gli ha consegnato un piano per sequestrare gli oltre 400 chili di uranio arricchito ancora nelle mani degli ayatollah, ma lui ieri alla Reuters ha detto che in fondo lo interessano poco, perché sono seppelliti a grandi profondità sotto terra e quindi di fatto non utilizzabili senza essere scoperti. Se ci sono piani per le operazioni di terra, non vi ha fatto alcun accenno.
Questo è normale, perché nessun leader vuole informare in anticipo i nemici, ma non ha neppure posto le fondamenta per giustificare questa eventuale mossa davanti agli americani, che sono contrari con una maggioranza di due terzi.
Sul cambio di regime aveva già mutato linea nei giorni scorsi, e dopo aver incoraggiato gli iraniani alla rivolta la sera del primo attacco, ora che non è ancora avvenuta se la cava ripetendo che di fatto è già avvenuto con la decapitazione dei leader. Ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è un problema degli europei e dei cinesi, perché sono loro ad usarlo per importare petrolio e gas, quindi tocca a loro garantirne la sicurezza.
Alla fine però non ha usato la parola “disgusto” per lamentarsi del mancato aiuto della Nato, come aveva promesso alla vigilia del discorso, prospettando di uscirne. Ha detto che le discussioni diplomatiche con Teheran sono in corso, senza però offrire aggiornamenti sulla loro sostanza, tornando a minacciare di colpire in maniera estremamente dura nelle prossime due settimane, forse per convincere gli interlocutori iraniani a cedere.
In altre parole, durante i 19 minuti di discorso alla nazione Trump ha ripetuto cose in gran parte già note. Secondo i suoi critici, ha tenuto il sermone che avrebbe dovuto fare la sera dei primi bombardamenti, per spiegarne i motivi. A meno che non pensi di aver spaventato con le sue parole il regime iraniano, già colpito duramente eppure sopravvissuto, i destinatari erano gli americani scontenti, incerti, quelli che dicono ai sondaggi di voler chiudere subito la guerra, anche se gli obiettivi elencati dal presidente non sono stati tutti raggiunti.
E ovviamente i mercati, che però forse si aspettavano un po’ più di sostanza sulle prospettive per chiudere la guerra, come dimostra il calo dei Futures seguito al discorso. Se il discorso non serviva a nascondere le sue reali intenzioni agli iraniani, lo scopo più plausibile era quello di guadagnare un po’ di tempo con il pubblico americano quanto meno perplesso
Magari per avviare le operazioni di terra, accelerare il negoziato, riaprire Hormuz e piegare il regime, in modo comunque da poter andare via con qualcosa in mano che gli consenta di dichiarare vittoria. Ieri sera non ha potuto farlo, anche se ha detto che gli obiettivi verranno raggiunti molto presto. Resta da vedere se questo basterà a calmare gli americani, ricostruire la loro fiducia nel presidente, placare i mercati e farlo risalire nei sondaggi.
(da Repubblica)

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DITE A GIORGIA MELONI CHE C’È POCO DA ESSERE OTTIMISTI. IL MERCATO DEL LAVORO TIRA IL FRENO A MANO A FEBBRAIO: L’ISTAT RILEVA 29MILA OCCUPATI IN MENO RISPETTO A GENNAIO, CON LA RIDUZIONE PIÙ MARCATA, DELLO 0,6%, PER LA FASCIA DI ETÀ TRA I 25 E I 34 ANNI, MA IL CALO È NOTEVOLE PURE NELLA FASCIA SUCCESSIVA

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

IL TASSO DI OCCUPAZIONE SCENDE AL 62,4%, QUELLO DI DISOCCUPAZIONE SALE AL 5,3, MENTRE QUELLO DI INATTIVITÀ RIMANE INCHIODATO AL 33,9%

Decisa frenata del mercato del lavoro a febbraio. L’Istat rileva 29 mila occupati in meno rispetto a gennaio, con la riduzione più marcata, dello 0,6%, per la fascia di età tra i 25 e i 34 anni, ma il calo è notevole pure nella fascia successiva. Il tasso di occupazione scende al 62,4%, quello di disoccupazione sale al 5,3, mentre quello di inattività rimane inchiodato al 33,9%.
Un segnale chiaro, che smentisce la lettura ottimistica del governo sul mercato del lavoro, rilevano le opposizioni. Ma anche lo stesso governo sta ragionando su provvedimenti per rafforzare la qualità dell’occupazione: la presidente del consiglio Giorgia Meloni ieri ha incontrato la ministra del Lavoro Marina Calderone
«Si è avviata una riflessione, in vista della Festa dei Lavoratori del 1° maggio, su nuovi interventi finalizzati a rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno di quello povero». Un intervento legislativo che, in linea con quanto è avvenuto negli anni precedenti, potrebbe concretizzarsi in un decreto legge emanato il 30 aprile o proprio il 1° maggio.
Rispetto allo scorso anno l’occupazione è ancora in crescita, ma di pochissimo, appena lo 0,1%, con un calo robusto dei contratti a termine (-8,5%, significa 226mila occupati in meno). Sia nel confronto mensile che in quello annuo crescono invece gli autonomi. Continuano le tendenze registrate ogni mese sul fronte degli over 50, che aumentano sia rispetto a gennaio che sul febbraio 2025.
I parlamentari del M5S delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato puntano più il dito contro «il carattere patologico assunto dal mercato del lavoro nell’era Meloni», e in particolare contro «la progressiva esclusione dei giovani», che si contrappone a «un invecchiamento forzato degli occupati».
Osservazioni che trovano conferma nell’analisi dei dati, anche rispetto agli anni precedenti: i lavoratori over 50 a febbraio erano arrivati a 10 milioni 393mila, in aumento di 432mila unità sullo stesso mese del 2025, ma vent’anni fa, nel febbraio 2006, erano a quota 5 milioni 63mila.
(da agenzie)

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CLAUDIA CONTE E LA DENUNCIA CONTRO L’EX FIDANZATO, IL CALCIATORE ANGELO PARADISO: “SI FECE SEI MESI AI DOMICILIARI, POI FU ASSOLTO CON FORMULA PIENA”

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

LEI LO AVEVA ACCUSATO DI STALKING, ESTORSIONE. REVENGE PORN E DIFFAMAZIONE MA IL TRIBUNALE DI ROMA LO ASSOLSE… LUI AVREBBE POTUTO CHIEDERE UN RISARCIMENTO IN SEDE CIVILE MA VI RINUNCIO’: “NON VOGLIO SENTIRNE PIU’ PARLARE”

Claudia Conte, giornalista, conduttrice, scrittrice e opinionista tv ha rivelato di aver avuto una relazione sentimentale con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. C’è una sua vicenda giudiziaria che riprende oggi Il Corriere della Sera e riguarda il suo ex, Angelo Paradiso, oggi 49enne e un tempo calciatore di Lazio, Lecce, Napoli e Ravenna. Conte lo denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione. La Procura di Roma lo mise sotto indagine e finì nel marzo 2023 perfino agli arresti domiciliari, per sei mesi. Poi fu assolto con formula piena, perché il fatto non sussisteva. Si fermò tutto al primo grado, la Procura non presentò ricorso in Appello.
Le accuse e quei mesi di domiciliari
Secondo quanto riporta il Corriere la giornalista dichiarò di «vivere nel terrore», perché Paradiso avrebbe minacciato di appiccare fuoco alla sua auto e al suo ristorante così come avrebbe inviato in Rai lettere diffamanti. Niente di tutto ciò sarebbe esistito. Inizialmente l’ex calciatore fu denunciato per revenge porn. Secondo Conte avrebbe diffuso un suo video intimo. Ma l’ipotesi di reato cadde ancor prima del processo. Il 20 dicembre del 2023 il Tribunale di Roma stabilì l’innocenza dell’ex ragazzo. Fu difeso dall’avvocato Fabrizio Galluzzo che oggi dichiara al quotidiano: «L’istruttoria ha dimostrato la totale infondatezza delle accuse restituendo al mio assistito la sua immagine di persona perbene, di sportivo e di manager». L’uomo penso di chiedere un risarcimento per l’ingiusta detenzione
domiciliare subita per sei mesi, ma alla fine «decise di non chiedere niente, di fatto non volle più sentire parlare di Claudia Conte».
(da Open)

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GIORGIA MELONI SAPEVA DELLA RELAZIONE TRA PIANTEDOSI E CLAUDIA CONTE E L’AVEVA AVVERTITO

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

L’AUTORE DELL’INTERVISTA RIVELA: “MI HA CHIESTO LEI DI FARLE QUELLA DOMANDA”… ORA DI PARLA DI RIMPASTI E DI ELEZIONI ANTICIPATE

Una relazione extraconiugale. E quindi «una faccenda privata». Quella tra il ministro Matteo Piantedosi e la giornalista Claudia Conte quindi non deve intaccare il governo. Giorgia Meloni avrebbe «rinnovato la fiducia» al responsabile del Viminale dopo il colloquio di ieri a Palazzo Chigi. E quello che fa trapelare la premier dalle stanze della presidenza del Consiglio è che la vicenda non porterà a un rimpasto dell’esecutivo.
Ma Meloni aveva già fatto sapere di essere tranquilla dopo l’esito del referendum, salvo poi fare fuori in poche ore Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e – dopo qualche resistenza – persino Daniela Santanchè. E del rapporto tra il ministro e la giornalista la premier sapeva. Dalla fine del 2025.
Claudia Conte e Matteo Piantedosi, i retroscena su Meloni
A scrivere che la premier era a conoscenza da qualche mese della storia è oggi un retroscena di Repubblica. Che parla di un altro incontro riservato tra Meloni e Piantedosi. Che si svolge alla fine dell’anno e nel quale la premier informa il ministro che sa tutto della giornalista. E della loro «relazione». Lo sa perché nell’esecutivo molti parlano sottovoce della vicenda. Gli dice che la preoccupano gli effetti su ministero e governo dopo il caso Sangiuliano. Ma Piantedosi la rassicura. E le dice che chiarirà tutto in tempi brevi. Ma poi non fa nulla. Anzi: inizia a interporsi un filtro tra lei e lui. Ma le allusioni cominciano a farsi strada. Dagospia comincia a parlare della liaison. E cominciano a circolare anche alcune ipotesi di complotto.
Il ministro e la giornalista
La prima punta il dito sull’intervistatore di Claudia Conte per il podcast del sito Money, online il 31 marzo alle 22. Si tratta di Marco Gaetani, che è voce di Radio Atreju, l’emittente di Fratelli d’Italia. Ma anche un membro della gioventù
meloniana e un dirigente del partito a Lecce. E, va sottolineato, non ci sono stati problemi politici con lui e quindi non si tratta di una vendetta contro FdI. Anzi. Ai vertici che gli telefonano per farsi raccontare tutta la storia dice che «Conte, prima di iniziare a registrare, mi ha chiesto di farle questa domanda, premettendo che il ministro era separato», scrive il Corriere. Ma in Transatlantico qualcuno prova a unire i puntini della vicenda.
Il complotto politico dietro Claudia Conte
Nelle chat della maggioranza si dice che la testata abbia collegamenti con il berlusconismo, qualsiasi cosa ciò voglia dire. Mentre Conte sarebbe considerata vicina alla Lega. Da qui è facile fare 2 + 2 unendo la voglia di Viminale di Matteo Salvini e trovare l’ennesimo complotto politico. Ma il Carroccio ieri ha smentito la posizione trapelata subito dopo l’incontro con il ministro, che era servito a ribadire «la massima stima e l’affetto per Piantedosi, al netto del fatto che, se ci sarà un rimpasto di governo, per la Lega il Viminale è un obiettivo». Quello che esce invece ufficialmente è l’esatto contrario: non vogliamo un rimpasto così.
Una faccenda privata
«Giorgia, è una faccenda privata», avrebbe detto il ministro durante il colloquio con Meloni. «Vi pare che facciamo queste cose per complicarci la vita e far saltare il nostro ministro dell’Interno? Così andremmo dritti, minimo, verso il Meloni bis», dicono invece altri esponenti della maggioranza. Mentre c’è chi fa notare con malizia che la giornalista in passato ha moderato eventi di Roberto Vannacci, un tempo nella Lega e oggi leader di Futuro Nazionale.
Mentre c’è chi fa notare che il contratto di collaborazione per La mezz’ora legale su Rai Radio 1 condotto dalla giornalista è iniziato «sotto la direzione di Francesco Pionati, irpino come Piantedosi» (che però è nato a Napoli). Il contratto le è stato rinnovato da Nicola Rao. E dalla Rai fanno notare che conduceva una trasmissione su Isoradio prima che arrivasse l’attuale cda di centrodestra. La moglie di Piantedosi è Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino, ex segretario generale del Cesis (i servizi segreti) ed ex capo segreteria del capo della Polizia.
Un reset catartico
Il Messaggero fa sapere che al termine del colloquio la premier si sarebbe detta «serena». Né al Viminale credono a un «disegno» dietro la rivelazione online della Conte. Ma se dopo il risultato del referendum Meloni ha fatto fuori tre pilastri del suo esecutivo oggi il quadro politico sembra sempre più impazzito. E non si esclude un colpo di scena. Come un «reset catartico». Che non porti a un rimpasto o a un Meloni bis con salita al Quirinale. Ma alle urne.
(da Open)

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NETANYAHU HA BISOGNO DEL CONFLITTO PERENNE PER SOPRAVVIVERE

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

L’ARTICOLO DEL FINANCIAL TIMES SUL CRIMINALE

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha virato verso una “dottrina” fondata sull’azione preventiva e sull’uso sistematico della forza. Lo scrive il Financial Times in un approfondimento che raccoglie le valutazioni di attuali ed ex alti funzionari israeliani e americani, sottolineando che “anziché promettere una vittoria decisiva, il primo ministro ora parla del lungo arco della storia, delle minacce che si alzano e si abbassano, e del cambiamento degli equilibri di potere nella regione”, preparando”gli israeliani a un futuro in cui i pericoli sono costanti e il conflitto non ha fine”.
“Basta con il contenimento delle minacce – ha dichiarato Netanyahu in un recente discorso agli ufficiali in procinto di diplomarsi -. Basta con l’idea di una ‘villa nella giungla’. Se non andate nella giungla, la giungla verrà da voi”. Una visione che, evidenzia il foglio della City, punta a colpire le minacce prima che si concretizzino.
Si tratta di una “dottrina di sicurezza nazionale post-traumatica” forgiata in risposta al 7 ottobre, evidenzia Michael Milshtein, ex ufficiale dell’intelligence e oggi docente a Tel Aviv. Ma i critici evidenziano la mancanza di un’iniziativa diplomatica capace di offrire una prospettiva stabile. Il cambio di passo, si legge ancora nell’approfondimento, appare netto anche rispetto al passato dello stesso Netanyahu.
“La cautela” che lo aveva contraddistinto “sembra essere scomparsa”, osserva l’ex diplomatico Usa Dennis Ross. Per molti analisti, il nodo resta l’assenza di una traduzione politica dei successi militari. “Ovunque ci sia un problema, lui manda l’esercito”, osserva un ex funzionario. Il rischio, aggiunge, è che Israele appaia forte ma sempre meno come un attore stabilizzatore nella regione.
(da agenzie)

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L’UNGHERIA DI ORBAN È IL NEMICO DELL’UE: UNA INTERCETTAZIONE RIVELA COME IL MINISTRO DEGLI ESTERI SZIJJÁRTÓ ABBIA LAVORATO IN EUROPA, SOTTO RICHIESTA DELL’OMOLOGO RUSSO LAVROV, PER FAR DEPENNARE LA SORELLA DELL’OLIGARCA RUSSO-UZBECO ALISHER USMANOV DALLA LISTA NERA DELL’UE: “CON GLI SLOVACCHI STIAMO PRESENTANDO UNA PROPOSTA ALL’UNIONE EUROPEA PER RITIRARLA DALLA LISTA,FAREMO DEL NOSTRO MEGLIO PER FARLA USCIRE” (PROMESSA MANTENUTA SETTE MESI DOPO)

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA MOSTRA L’ESISTENZA DI UN FILO DIRETTO TRA MOSCA E BUDAPEST: SZIJJÁRTÓ TENEVA LAVROV INFORMATO SULLE DISCUSSIONI RISERVATE DEI DIPLOMATICI EUROPEI

Si sente la voce di Lavrov che chiede conto, in russo: «Senti, chiamo su richiesta di Alisher», l’oligarca russo-uzbeco Alisher Usmanov, «il signore del rame» proprietario tra l’altro di ville in Costa Smeralda.
«Lui mi ha appena chiesto di ricordarti che stavi facendo qualcosa riguardo a sua sorella», incalza il ministro degli Esteri russo. «Sì, assolutamente» risponde ossequioso dall’altro capo del telefono il suo omologo ungherese, Péter Szijjártó. Poi assicura: «Con gli slovacchi stiamo presentando una proposta all’Unione europea per ritirarla dalla lista… faremo del nostro meglio per farla uscire
Promessa mantenuta: 7 mesi dopo Gulbakho Ismailova è rimossa dall’elenco.
La telefonata risale al 30 agosto 2024, ma la sua registrazione è stata resa pubblica ieri nell’ambito dell’inchiesta condotta dal giornalista Szabolcs Panyi del portale ungherese Vsquare con altre testate europee.
Gli audio di Budapest che flirta con Mosca rivelano non soltanto come il ministro di Orbán abbia lavorato in segreto per far togliere dalla lista nera di Bruxelles oligarchi e loro familiari (spesso prestanome) e per evitare che società e banche russe fossero colpite dalle sanzioni.
L’inchiesta mostra l’esistenza di un filo diretto tra Mosca e Budapest: […] Szijjártó […] teneva Lavrov informato sulle discussioni riservate dei diplomatici europei. Nella stessa telefonata del 30 agosto 2024, per esempio, subito dopo averlo aggiornato sul caso Ismailova, Szijjártó ha anche spifferato dettagli della riunione del Consiglio affari esteri Ue a cui aveva appena partecipato.
«È stato pazzesco quando Landsbergis ha detto che noi (europei, ndr ) contribuiamo al 12% dei razzi e missili russi», ha confidato a Lavrov, riferendosi all’intervento dell’allora ministro lituano secondo cui la Russia finanzia la sua guerra con i profitti di gas e petrolio venduto agli europei.
Prima di terminare la chiamata, Szijjártó accenna a una visita alla nuova sede di Gazprom, affermando: «Sono sempre al vostro servizio». Inizialmente il ministro aveva respinto l’inchiesta come falsa, salvo poi inquadrare queste telefonate come «normale diplomazia».
(da Corriere della Sera)

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“I VERI PROFESSIONISTI SIAMO NOI, NON I GIOCATORI MILIONARI CHE FANNO BRUTTE FIGURE”: IRMA TESTA, PRIMA PUGILE DONNA ITALIANA A SALIRE SUL PODIO DELLE OLIMPIADI CON UN BRONZO A TOKYO, RISPONDE A GABRIELE GRAVINA, PRESIDENTE FIGC, CHE AVEVA PARLATO DEL CALCIO COME SPORT PROFESSIONISTICO CHE SI DIFFERENZIA DA QUELLI DILETTANTISTICI

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

“MI ALLENO PIU’ DI UN CALCIATORE, GUADAGNANDO MENO DEI LORO CUOCHI O DELLE LORO TATE. NONOSTANTE QUESTO QUANDO PERDO (QUELLE POCHE VOLTE) SENTO IL PESO DI UN’INTERA NAZIONE”

“I veri professionisti siamo noi”. Cosi’ Irma Testa, prima pugile donna italiana a salire sul podio delle Olimpiadi con un bronzo a Tokyo, risponde a Gabriele Gravina, presidente Figc, che aveva parlato del calcio come sport professionistico che si differenzia da quelli dilettantistici.
“I veri professionisti siamo noi che gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando giocatori milionari fare brutte figure”, scrive Testa sul suo profilo Instagram. “Mi alleno piu’ di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o
delle loro tate”. “Nonostante questo – prosegue Irma Testa – quando perdo (quelle poche volte) sento il peso di un’intera nazione che comunque non mi chiede niente perche’ impegnata a guardare il calcio…”. “Forza Italia, la pasta e Toto Cutugno”, la conclusione.
(da agenzie)

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E ORA RINGRAZIAMO TUTTI ASSIEME CHI DICEVA CHE IL GREEN ERA UNA FOLLIA E IL FUTURO ERA IL PETROLIO

Aprile 2nd, 2026 Riccardo Fucile

BANKITALIA PARLA DI SHOCK ENERGETICO PROLUNGATO E LA UE INVITA A RAZIONARE IL CARBURANTE, MENTRE IL PREZZO E’ SALITO ALLE STELLE

Giusto qualche notizia di ieri. Solo ieri il prezzo del Brent, ossia il petrolio estratto nel mare del Nord, punto di riferimento per il prezzo del greggio in Europa, è cresciuto del 5%, portando al 59% il rialzo complessivo dell’ultimo mese. È, già ora, il più grande aumento del prezzo di sempre. Superiore al +44% della prima guerra del Golfo del 1991.
Ancora, sempre solo ieri, il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha detto che siamo nel mezzo di uno “shock energetico” che ha modificato “bruscamente” le prospettive di crescita economica di Italia ed Europa, parlando di un’una stagflazione – recessione più inflazione – che si protrarrà oltre la fase acuta del conflitto.
Di nuovo, ieri, l’Unione Europea ha detto che dobbiamo essere pronti al
razionamento dei carburanti, invitando i governi ad attivare misure in stile pandemia Covid, come “il lavoro da casa ove possibile, la riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade di dieci chilometri all’ora, la promozione del trasporto pubblico, l’accesso alternato alle auto private”.
Ieri, infine, il presidente americano Donald Trump, quello che con il suo attacco a Teheran, ha innescato tutto questo, ha detto, testuale, “a tutti quei Paesi come il Regno Unito che hanno rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran” di “comprarlo da noi, il petrolio e il gas, ne abbiamo tanto, oppure di darsi un po’ di coraggio e andare a prendersi il petrolio nello Stretto”. Tradotto: i vostri guai con l’energia non sono un problema mio.
Insomma: ieri, forse, qualcuno come Fantozzi potrebbe essere stato assalito da un leggerissimo sospetto: che abbandonare gli investimenti sulle rinnovabili, parlare di follia Green, puntare ancora su petrolio e gas, dipendenti da crisi geopolitiche come quella in Ucraina prima e Iran poi, sia stata il più grave errore politico degli ultimi anni. Un errore per il quale la lista dei ringraziamenti sarebbe lunghissima, mentre quella di chi ha cercato di evitarla si limiterebbe forse a poche forze politiche e ai tanti ragazzi scesi in piazza con Greta Thumberg per dire che contro il cambiamento climatico non si stava facendo abbastanza.
Risultato? È passato un PNRR, finirà ad agosto, e una quantità di soldi inimmaginabile dal nostro Paese e non abbiamo fatto nulla per decarbonizzare l’Italia e per renderci indipendenti dalle fonti fossili altrui. Che era la prima e fondamentale cosa da fare per salvare la nostra economia da shock come questi. E il bello è che l’abbiamo fatto dando retta a chi diceva e ancora dice che la decarbonizzazione avrebbe distrutto la nostra economia, tra un decreto sicurezza e l’altro.
Piccola curiosità: perlomeno dai banchi del governo, di decarbonizzazione, anche oggi, non parla ancora nessuno. Piuttosto, la prima proposta dell’ineffabile ministro dei trasporti Matteo Salvini – il primo dei pifferai magici anti rinnovabili e pro petrolio, sovranista a parole, portatore d’acqua degli interessi di Trump e Putin nei fatti – è stata quella di prorogare lo stop all’uso del carbone per produrre energia. Il carbone, la fonte energetica più inquinante al mondo, per superare la dipendenza da gas e petrolio
Tornare indietro, di nuovo, anziché andare avanti
I più sentiti ringraziamenti, davvero.

(da Fanpage)

 

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