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SONDAGGIO BIDIMEDIA, CHI PRENDE PIU’ VOTI TRA I GIOVANI UNDER 35: PD 20,7%, FDI 16,6%, AVS 14,8%, M5S 8,6%, AZIONE 6%, VANNACCI APPENA IL 3,9%

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA 7,8%, LEGA 5,7% IN LINEA CON LE PERCENTUALI COMPLESSIVE

Bidimedia rileva anche le intenzioni di voto degli under 35. Se alle urne andassero solo i giovani, come è facile immaginare, il panorama politico sarebbe ben diverso. La differenza più grande è quella di Fratelli d’Italia, che perderebbe ben 11 punti e
calerebbe al 16,6%. Resterebbe il secondo partito nel Paese, cedendo il primo posto al Partito democratico con il 20,7%.
L’altro grande cambiamento riguarderebbe Alleanza Verdi-Sinistra: 14,8% dei voti, ben otto punti in più rispetto all’attuale rilevazione nazionale, e terzo posto sul podio delle forze politiche in Italia. Solo dietro arriverebbe il Movimento 5 stelle con l’8,6%.
Forza Italia e la Lega restano sostanzialmente in linea, rispettivamente con il 7,8% e il 5,7%. Ha poco da esultare Roberto Vannacci, che si limita al 3,9%. Chi invece ha un vero e proprio exploit tra i giovani è Carlo Calenda: Azione prende il 6%, raddoppiando i propri consensi rispetto alla media nazionale.

(da agenzie)

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SONDAGGIO BIDIMEDIA: CROLLA IL CENTRODESTRA, GUADAGNA SOLO VANNACCI

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA 41,9%, CAMPO LARGO 44,5%, VANNACCI 5,4%

Continuano le difficoltà del centrodestra nei sondaggi politici. Tutta la coalizione perde terreno e si vede superare dal centrosinistra (o meglio, dal ‘campo largo’ che per ora esiste solo sulla carta). A crescere è soprattutto il partito di Roberto Vannacci, che arriva a mezzo punto di distanza dalla Lega.
FdI e Lega in calo, Vannacci guadagna un punto
Fratelli d’Italia è al 27,6%, in calo dello 0,4%. La perdita di quasi mezzo punto percentuale nel giro di meno di un mese è un segnale negativo per il partito di Giorgia Meloni, soprattutto se affiancato ai risultati degli alleati.
Forza Italia è al 7,3%, sostanzialmente stabile anche se risulta calare di un decimo. Molto peggio va la Lega, al 6%: lo 0,5% in meno rispetto a fine maggio.
Solo Noi moderati attutisce la caduta della coalizione, guadagnando tre decimi e riportandosi all’1%. Nel complesso, i partiti del centrodestra sommati perdono quasi un punto complessivo e raccolgono appena il 41,9%.
Dall’altra parte il Partito democratico è al 22,2%. Il calo è di un decimo percentuale – anche in questo caso, sinonimo di stabilità – ed è lo stesso che registra il Movimento 5 stelle al 12,1%. Alleanza Verdi-Sinistra resta costante al 6,6%. Insomma, se nel centrodestra c’è una crisi di consensi non è certo perché molti elettori abbiano scelto di passare al centrosinistra.
Italia viva di Matteo Renzi sale dello 0,2% e arriva al 2,2%, +Europa è stabile all’1%. Il campo largo, sommando i partiti che ne fanno parte, ad oggi raccoglierebbe il 44,5% dei voti, finendo nettamente davanti al centrodestra.
Ci sono però diversi partiti che si schierano fuori dalle due coalizioni. Azione di Carlo Calenda è al 2,9% (+0,1%). Il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin è allo 0,9% (+0,1%). Il ruolo più importante, però, è quello di Futuro nazionale di Roberto Vannacci: prende il 5,4% dei voti, guadagnando ben lo 0,9% da fine maggio a oggi.
I vannacciani ora sono in piena ascesa, e si trovano a poco più di mezzo punto dalla Lega. La loro eventuale alleanza o meno con il centrodestra potrebbe essere un fattore decisivo in vista del voto del prossimo anno.

(da agenzie)

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EX MILITANTI STORICI DELLA DESTRA SOCIALE ATTACCANO ALEMANNO PER IL SUO APPOGGIO A VANNACCI: “LO METTIAMO IN IMBARAZZO DI FRONTE A VANNACCI, CHE AMAREZZA, ORA SIAMO PERSONE NON GRADITE”

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

I CO-FONDATORI DI “INDIPENDENZA” RAGGIUNTI DA UN “INVITO” A NON ESSERE PRESENTI DAVANTI AL CARCERE PER IL RILASCIO DELL’EX SINDACO DI ROMA… A MARCELLO E FABIO (CHE CONOSCIAMO) UNA DOMANDA: COSA VI ASPETTAVATE DA UN PERSONAGGIO DEL GENERE?

Marcello Taglialatela, Fabio Granata, Luigia Passero e un nutrito gruppo di Fondatori di Indipendenza, fondato da Gianni Alemanno, che non hanno condiviso la svolta “vannacciana” imposta al Movimento, sono stati “raggiunti”, con comprensibile amarezza, da un invito a non essere presenti al rilascio dello stesso Alemanno, che uscirà domani dal carcere, su indicazione dello stesso, per non “generare imbarazzo” nei confronti del Generale.
Alcuni di loro, come Taglialatela e Fabio Granata, avevano condiviso con Alemanno le battaglie della destra sociale fin dal Fronte della Gioventù. Taglialatela, in particolare, è stato vicepresidente nazionale di Indipendenza, carica dalla quale si è dimesso non appena Alemanno ha scelto iniziato ad assumere posizioni filo-Maga e filo-Trump. E’ stato in carcere a visitare Alemanno, ha regalato il suo libro agli amici come strenna natalizia.
Ma niente: non potrà neanche salutare il suo compagno di tante battaglie tornato in libertà. “Evidentemente”, ha spiegato ad alcuni amici uno degli interessati, “la difesa della legalità, le battaglie sociali, e l’antagonismo nei confronti dell’Imperialismo e il no alle guerre, non hanno più spazio e ragione sociale nel nuovo partito di Alemanno…”.
L’uscita da Rebibbia di Alemanno è diventata un “evento politico”, monopolizzato, manco a dirlo, da Roberto Vannacci, che ha fatto sapere che tornerà “appositamente da Bruxelles per essere a Roma in una giornata particolarmente significativa per Alemanno”. E’ prevista una cena, ha aggiunto il Generale, “assieme alla dirigenza di Futuro Nazionale”, che “sarà un momento di confronto, di vicinanza e di condivisione politica. Ritengo doveroso esserci in un passaggio così importante della sua vita. Non si tratta soltanto di un gesto personale, ma di un segnale umano e politico: Futuro Nazionale non lascia indietro nessuno. Chi ha scontato la propria pena torna a essere un uomo libero”.
Alemanno, ricordiamolo, è stato arrestato per delle trasgressioni alle misure alternative alla detenzione in seguito alla condanna per traffico di influenze illecite.

(da Fanpage)

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RAPPORTO ONU SU GAZA, IL GIURISTA DANIELE: “I MILIZIANI DI NETANYAHU FACEVANO IL TIRO AL BERSAGLIO SUI BIMBI, E’ GENOCIDIO”

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

“UCCISI DELIBERATAMENTE 6.500 BAMBINI DA ZERO A SEI ANNI, NON CI SONO PARAGONI NELLA STORIA RECENTE DELL’UMANITA’”

La commissione di inchiesta indipendente delle Nazioni Unite che si sta occupando di Gaza ha lanciato l’allarme sulle continue uccisioni di bambini da parte delle forze armate israeliane, nonostante il cessate il fuoco in vigore nella Striscia. Secondo la commissione l’Idf sta “prendendo deliberatamente di mira e uccidendo i bambini palestinesi nella Striscia, cancellando la loro infanzia”. Secondo gli esperti dell’Onu gli attacchi deliberati ai bambini che stanno avvenendo a Gaza mirerebbero la stessa esistenza di una generazione e quindi la loro possibilità di vivere in futuro.
Un’accusa gravissima che si aggiunge alle tante altre che continuano a piovere sul governo israeliano per i crimini di guerra commessi, e che si stanno ancora commettendo, a danno della popolazione civile palestinese. Abbiamo chiesto un commento sul rapporto della commissione d’inchiesta al giurista Luigi Daniele, autore di “Il diritto del più forte” e docente presso l’Università del Molise, esperto di diritto dei conflitti armati e attento osservatore su quanto avviene in Palestina.
La commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu su Gaza ha parlato di una eliminazione sistematica dei bambini da parte dell’esercito israeliano. Cosa si sostiene esattamente?
Per la prima volta la Commissione, nella sua nuova composizione, dedica un intero rapporto alle conseguenze dell’assedio israeliano di Gaza sui bambini palestinesi. È doveroso ricordare che stiamo parlando di un vero e proprio infanticidio di massa di bambini di pochi anni di vita, senza precedenti nei conflitti armati di questo secolo. Le ultime liste delle vittime identificate suscitano raccapriccio: 953 neonati al di sotto di un anno di vita, 943 di un anno, 972 di due anni, 899 bambini di tre anni, 868 di quattro anni, 985 di cinque anni, 924 di 6 anni. Da 0 a 6 anni, 6.544 bambini sterminati. Per una idea comparativa, il totale di bambini della stessa fascia di età
uccisi in Ucraina dall’inizio della guerra, già di per sé dato orrendo, è di 56. La Commissione analizza una vasta mole di evidenze pubbliche e testimonianze dirette, ad esempio di medici, sia palestinesi che di paesi terzi, inclusi medici ebrei americani. Queste evidenze e testimonianze, già note alla stampa internazionale, documentano centinaia di casi di infanti uccisi da proiettili di cecchini e droni, i cui corpi mostravano ferite letali alla testa, al petto, o entrambi. È militarmente impossibile che si spari due volte a un bambino, con proiettili di precisione diretti a organi vitali, per errore. Questo è solo un esempio tra molti del perché la Commissione è costretta a prendere atto del fatto che si sia trattato di schemi di attacchi diretti intenzionalmente a bambini, smentendo completamente la propaganda secondo cui le IDF non prendono di mira civili intenzionalmente. Lo hanno fatto su larga scala, contro la parte più vulnerabile ed essenziale per la sopravvivenza del gruppo nazionale palestinese a Gaza.
Sarebbe dunque una nuova prova del genocidio, la cancellazione dell’infanzia, quali storie e prove vengono portate a supporto ?
Le testimonianze concordanti sono moltissime, faccio un esempio. Diversi medici internazionali presenti a Gaza raccontano di aver ricevuto, per trattamento urgente e salvavita, lo stesso bambino più volte. Un giorno con una ferita a un arto, il giorno dopo con una ferita a un altro arto, qualche giorno successivo con una ferita al busto, e così via. Oppure raccontano di aver ricevuto in cura nello stesso giorno bambini dello stesso quartiere di Gaza che esibivano tutti le stesse ferite alla stessa parte del corpo. La deduzione che fanno i medici è inevitabile, ovvero che ci fossero dei plotoni di istanza a Gaza che utilizzavano le parti del corpo di questi bambini per pratiche di tiro al bersaglio. Tragicamente non è la prima volta che si hanno testimonianze di questo tipo. Le conseguenze del condizionamento ideologico per la disumanizzazione totale di ogni palestinese di Gaza sono queste. Lo hanno del resto raccontato gli stessi militari israeliani turbati dalle azioni dei propri plotoni ai giornali israeliani. Le condotte di genocidio non si limitano all’eliminazione fisica di un gruppo etnico ma anche all’inflizione di gravi lesioni all’integrità fisica e psichica dei membri del gruppo, quello che emerge dal rapporto Onu è una generazione intera di mutilati, a Gaza c’è la più alta percentuale dibambini mutilati al mondo. Dovremmo iniziare a considerare il livello di traumatizzazione di massa di circa 1 milione di bambini presenti a Gaza. Come ha ricordato Francesca Albanese è una tortura nei confronti di un gruppo umano.
Nel diritto dei conflitti armati come si definisce questo tipo di crimine ?
Ogni attacco ai civili è in sé per sé un crimine di guerra, già punibile dalla corte penale internazionale e dal diritto domestico di tutti i paesi del mondo. Il problema è la sistematicità di questi crimini. Israele ha parlato in maniera ridondante, davanti a migliaia di bambini uccisi, di uso dei minori come scudi umani o di danni collaterali. La commissione dimostra, convalidando le analisi di molti giuristi, che ciò che conta è la certezza virtuale che i bombardamenti con il tipo di ordigni usati in aree la cui densità è ben conosciuta dagli israeliani, non potevano non comprendere anche stragi di bambini. A questo si aggiungono le condizioni di vita che impattano in maniera fortissima sull’infanzia a Gaza. L’insieme di tutti questi elementi fa emergere la volontà di eliminazione del gruppo etnico palestinese, ed è questa la configurazione del crimine di genocidio. Un ulteriore esempio che può essere fatto riguarda le conseguenze dell’assedio a Gaza, la negazione del cibo, la diffusione di malattie, l’assenza di farmaci e di acqua per bambini. Il rapporto parla del numero altissimo di aborti spontanei, di nascite premature, di bambini morti anche per le condizioni di fame e igienico sanitarie altissima.
Ci sono similitudini con altri conflitti più recenti ?
In epoca contemporanea non abbiamo precedenti sull’imposizione di questa tortura di massa contro i civili. Una delle campagne di bombardamenti più feroci del nostro tempo, quella americana in Iraq, uccise circa 12.000 civili in totale in un anno, e rimase anti modello del rispetto dei civili per un decennio. Quel numero totale di morti, corrisponde al dato dei soli bambini uccisi a Gaza in 8 mesi.

(da agenzie)

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ELLY SCHLEIN: “C’E’ UN PEZZO DI ESTABLISHMENT CHE NON MI VUOLE A PALAZZO CHIGI. SCONTO ANCHE IL FATTO DI ESSERE UNA DONNA, DI STARE CON UN’ALTRA DONNA E DI AVERE QUARANT’ANNI. MA ANDREMO AVANTI LO STESSO, SE NE FACCIANO UNA RAGIONE”

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

SCHLEIN VUOLE SCEGLIERE IL CANDIDATO PREMIER ATTRAVERSO LE PRIMARIE, CONTE NO (“POTREMMO FARE COME NELLE REGIONI, DOVE ABBIAMO VALUTATO INSIEME IL CANDIDATO PIÙ COMPETITIVO”): ECCO, BRAVO, ALLORA PROPONI SILVIA SALIS SE VUOI DAVVERO VINCERE

L’8 e il 15 luglio i leader di Pd, M5S e Avs saranno tutti insieme a Napoli e a Padova, come rivela a Omnibus su La7 Angelo Bonelli. Ma quello che Francesco Boccia ha dipinto come un «blocco politico» omogeneo (definizione che è stata criticata da Graziano Delrio, intervenuto ieri nella direzione dem a nome dei riformisti) sembra meno unito di quanto voglia far apparire.
C’è Elly Schlein che punta alla premiership: «C’è un pezzo di establishment che malsopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi. Poi io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni… Ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione».
E c’è Giuseppe Conte che nutre la stessa ambizione, come ammette lui stesso, intervistato alla festa de La Verità
C’è Elly Schelin che vuole scegliere il leader con il metodo delle primarie o con quello in voga negli altri Paesi europei secondo cui il candidato premier è il capo del partito più grande. E c’è Giuseppe Conte che non accetta questa seconda opzione e ne tira fuori una terza: «Potremmo fare come nelle regioni dove non abbiamo fatto le primarie ma abbiamo valutato insieme il candidato più competitivo».
E ancora. C’è Elly Schlein che dice che «l’alleanza progressista è già una realtà e va allargata e non ristretta». E c’è Giuseppe Conte che si rifiuta di dire se Matteo Renzi farà parte della coalizione, beccandosi una replica durissima dal leader di Iv, ospite dell’ Aria che tira su La7: «Se qualcuno preferisce mettere veti invece di prendere voti si spara sui piedi. Nel momento in cui la destra era in difficoltà sono riusciti a creare una nuova divisione nel centrosinistra, un capolavoro. Se vogliamo giocare a chi è più di sinistra, Conte può spiegare chi ha portato Salvini al ministero dell’Interno. Ma io non voglio litigare…».
C’è quindi il Pd che — come dice la leader dem, annunciando la festa dell’Unità a Reggio Emilia dal primo al 13 settembre — «è sano, cresce ed è la prima forza», ma che tanto unito non è.
Come dimostra l’intervento di Delrio in direzione. Il senatore dem critica Goffredo Bettini, che sponsorizza Alessandro Onorato, perché «l’identità del nostro partito non appalta il riformismo ad altri». Poi prende di mira Boccia: «Noi non siamo un blocco con Avs e M5S. Siamo il Pd». Quindi è il turno di Marta Bonafoni, che ha imputato il crollo di Starmer alla sua politica di destra: «Il problema nel Regno Unito — sottolinea Delrio — non è che il premier fosse troppo di destra, ma è Farage».
Infine il senatore dem pronuncia parole chiare sul tema Renzi sì, Renzi no e sull’allargamento della coalizione ai cosiddetti centristi: «Nell’alleanza ci si sta tutti e tutti devono avere pari dignità». E a proposito di Renzi Bettini ci tiene a precisare come la pensa in direzione: «Per me sta nel centrosinistra perché sta combattendo e combatte da tempo con efficacia il governo Meloni».
Intervistato da Sky, Paolo Gentiloni mette in guardia il Pd: «Il problema è il profilo dell’alleanza che non può essere troppo radicale, troppo spostato a sinistra».
Ma anche nei dintorni del centro non regna l’armonia.
Pare ormai scontato che quell’area andrà al voto con due liste, visto che Onorato e Renzi non sono compatibili. Stefano Bonaccini, per l’ennesima volta, invita tutti all’unità: «Se ci dividiamo ancora ci prendono a calci nel sedere». Il presidente del Pd lancia un appello anche a Carlo Calenda, che gli risponde ironico: «Quando avrete un programma confrontiamolo».

(da Corriere della Sera)

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NON DITE A VANNACCI CHE I PRIMI DUE SINDACI D’ITALIA A LEGARSI IN UN’UNIONE GAY SONO DI DESTRA: NOZZE PER LORIS BAZZO, PRIMO CITTADINO LEGHISTA DI CARLINO, VICINO UDINE, E ALESSANDRO BASSO, SINDACO DI FRATELLI D’ITALIA DI PORDENONE

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

I DUE SI SPOSERANNO SABATO, A FESTEGGIARLI 548 INVITATI (TRA CUI IL MINISTRO CIRIANI E IL GOVERNATORE FEDRIGA): “ LA LEGA CONTRARIA? NON POSSO NEGARLO. MA SALVINI O MELONI OGGI NON VOLGONO LO SGUARDO ALTROVE DAVANTI ALLE NOZZE GAY”

Persino lui, che è «il meno romantico tra i due», è piuttosto emozionato. D’altronde il matrimonio-non matrimonio di Loris Bazzo, 50 anni, ex infermiere, con il suo compagno Alessandro Basso, 47 anni, ex insegnante, ha qualcosa di storico. Sono i primi due sindaci d’Italia — Bazzo di Carlino, Basso di Pordenone — a legarsi in un’unione gay. Di più, sono cattolici, praticanti e di destra: Lega il primo, Fratelli d’Italia il secondo.
Sabato è vicino, sarà il giorno del vostro “sì”.
«Lo desideravamo da tanto tempo ma purtroppo ora è l’ultimo dei pensieri: con due fasce tricolori in casa gli impegni raddoppiano».
Sarà una data a suo modo storica.
«Ma noi la viviamo con semplicità; lo facciamo da persone prima che da sindaci».
Sindaci di destra, per giunta.
«In dieci anni, dalla legge Cirinnà sulle unioni civili, è cambiato il mondo. La cultura, la quotidianità hanno fatto passi da gigante rispetto alla politica. Noi siamo la dimostrazione che certe etichette, anche a destra, sono superate».
Il suo partito, la Lega, era contraria però alle unioni civili.
«Non posso negarlo. Ma non credo che oggi Matteo Salvini o Giorgia Meloni volgano lo sguardo altrove davanti alle nozze gay».
Con Basso quando vi siete conosciuti?
«Nel 2021, io ero sindaco, lui consigliere regionale, eravamo a un incontro politico. Non molto romantico… Il romanticismo ci sfiorerà sabato, alle nostre nozze».
Discriminazioni ne ha subite?
«Odio online moltissimo: il commento più gentile è stato “suicidatevi”. Pensavo di essere più vulnerabile, ma a 45 anni ho le spalle larghe. Ai più giovani e fragili, invece, questi commenti, oltre ai gesti, possono fare male».
Come sarà la vostra unione?
«Sobria, ma abbiamo perso il conto dei numeri».
È vero che ci saranno 500 invitati e avete dovuto cambiare location?
«Per la precisione 548! Non avevamo fatto una lista all’inizio e hanno iniziato a scriverci in tanti per partecipare. Il prefetto ha deciso di spostare la celebrazione a Pordenone dal chiostro di San Francesco a Villa Cattaneo. Ci saranno familiari, amici, politici».
Qualche nome?
«Il ministro Ciriani, il governatore Fedriga. Siamo amici di Cruciani e di Cerno. Se viene Mara Venier, la accogliamo a braccia aperte».
La canzone degli sposi?
«Ornella Vanoni, Un sorriso dentro al pianto, è la nostra canzone».
Lei ha due figli, come l’hanno presa?
«Hanno più di vent’anni e questo ha aiutato sia quando gli ho presentato Alessandro sia quando ho messo in discussione la mia vita sei anni fa».
Alle adozioni gay è favorevole?
«No e neanche alla maternità surrogata. Un figlio va cresciuto da una madre e da un padre. Noi siamo per la famiglia tradizionale».
La vostra non è molto tradizionale.
«È vero, ma ai figli dico no. La nostra famiglia siamo io, Alessandro, due bulldog francesi e due gatti, forse verranno al matrimonio»

(da Repubblica)

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SALVINI SCAPPA. SLITTA A DATA DA DESTINARSI IL RADUNO LEGHISTA DI TREVISO, CHE ERA PREVISTO PER IL 4 E 5 LUGLIO: UFFICIALMENTE PER “MOTIVI LOGISTICI”, IN REALTÀ IL SEGRETARIO TEME IL “PROCESSO” DA PARTE DEI MILITANTI E LA RESA DEI CONTI CON I GOVERNATORI DEL NORD, CHE CHIEDONO UNA “RIFORMA DEL PARTITO”

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

SALVINI HA UNA CARTA COPERTA COME CANDIDATO SINDACO PER MILANO NEL 2027: LA MANAGER MARTA MARSILIO, PRESIDENTE DELL’ISTITUTO CARLO BESTA, MA SE LA DOVRÀ VEDERE CON IGNAZIO LA RUSSA, CHE PRETENDE DI DETTARE LE REGOLE SOTTO LA MADUNINA

Il clima non è dei migliori. Contro il segretario sono già apparsi striscioni qua e là. E anche dall’interno si teme il processo al leader. Dunque il raduno leghista del 4 e 5 luglio slitterà: a data da destinarsi.
Nell’entourage di Matteo Salvini parlano di decisione dettata «da motivi logistici», insomma si negano ragioni politiche, «ci sono troppi dossier sul tavolo in questa fase»
E sul fronte interno, solo due giorni fa è stato avviato il tavolo con i territori ed è il caso di lasciare spazio ai lavori in corso, senza aggiungere troppa carne al fuoco. Di sicuro però nella cerchia del segretario in tanti avevano capito che gli avversari di Salvini nella Lega avrebbero voluto trasformare la due giorni nel Trevigiano, pensata come appuntamento di «team building», in una resa dei conti aspra, con militanti più o meno spontaneamente mobilitati con striscioni contro il leader, invocando il passaggio di testimone a Luca Zaia.
Alle prese con le beghe interne del Carroccio, Salvini ha intanto una carta coperta per la candidatura a sindaco di Milano, poltrona che il centrodestra considera davvero contendibile, a differenza delle altre grandi città al voto l’anno prossimo, Roma, Napoli, Torino e Bologna.
La Lega ha organizzato una gazebata nel weekend, i più votati sono stati il vicepremier e la vicesegretaria Silvia Sardone. Ma era solo un modo per accelerare le farraginose trattative con gli alleati. Il Carroccio in realtà, sottotraccia, sta lavorando da settimane a un nome civico, che Repubblica è in grado di anticipare.
Si tratta di Marta Marsilio, professoressa di Economia aziendale all’università degli Studi di Milano e soprattutto presidente dell’istituto Carlo Besta, eccellenza della sanità lombarda (ed europea) nel campo della neurologia.
È una manager esperta di processi decisionali nelle aziende, ha coordinato anche il Telehealth Innovation Hub. «Un curriculum con i fiocchi», gongolano i leghisti sottovoce, convinti che questo profilo civico possa andare bene anche a FI, che non vuole un politico in campo per il dopo Sala. Anche se Antonio Tajani ieri ha rilanciato Carlo Cottarelli, gradito ad Azione. Ignazio La Russa invece vuole un politico, Maurizio Lupi.

(da Repubblica)

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ORA CHE GIANNI ALEMANNO È USCITO DAL CARCERE, SARÀ TECNICAMENTE REINTEGRATO NEL CONSIGLIO D’AMMINISTRAZIONE DELLA FONDAZIONE AN, A MENO DI UNO STOP DA PARTE DEI VERTICI DI FDI

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO DI ROMA HA ADERITO AL PARTITO DI ROBERTO VANNACCI, FUTURO NAZIONALE: L’EX GENERALE “ENTRA” COSÌ NELLA FONDAZIONE CHE CUSTODISCE LA SEDE DI FRATELLI D’ITALIA, A VIA DELLA SCROFA, EDITA IL GIORNALE D’AREA, “IL SECOLO D’ITALIA” E DETIENE LA PROPRIETÀ DEL SIMBOLO DELLA FIAMMA

Roberto Vannacci entra ufficialmente con il suo movimento nella fondazione An. Oggi alle 10, con l’uscita dal carcere di Gianni Alemanno, il generale metterà piede nella Fondazione che gestisce il patrimonio immobiliare e valoriale della destra italiana.
Alemanno, che ha aderito al partito Futuro Nazionale, fa parte della Cda della Fondazione, accanto ad Arianna Meloni, Ignazio La Russa e tutti gli storici esponenti della destra Italiana. Un passaggio delicato per Fratelli d’Italia, visto che la fondazione custodisce la sede di via Della Scrofa, edita il giornale d’area e detiene il simbolo della fiamma. Alemanno scontata la pena dovrà essere reintegrato, salvo lo stop da parte dei vertici di Fdi.

(da agenzie)

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NEL 2025, 350MILA STUDENTI MINORENNI HANNO UTILIZZATO ALMENO UNA DROGA. SECONDO LA RELAZIONE AL PARLAMENTO SUL FENOMENO DELLE DIPENDENZE, SI TRATTA DEL 23% DELL’INTERA POPOLAZIONE SCOLASTICA, UN DATO IN CRESCITA RISPETTO AL 2024 (20%)

Giugno 24th, 2026 Riccardo Fucile

I RAGAZZINI SI FIONDANO SOPRATTUTTO SU CANNABIS E COCAINA, MA CRESCE ANCHE L’UTILIZZO DELLE NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE (NPS) – LA “BAMBA” E’ RESPONSABILE DEL 33% DEI MORTI LEGATI ALLA DROGA

“Nel 2025, quasi 350 mila studenti under18 hanno riferito di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, pari al 23% della popolazione scolastica minorenne, dato in aumento rispetto al 2024 (20%)”.
E’ quanto emerge dalla relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia diffusa oggi. Cannabis e cocaina continuano a rappresentare le sostanze più diffuse, mentre si osserva “una crescente diffusione di prodotti ad alta potenza e di Nuove Sostanze Psicoattive (Nps), in particolare cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi”.
“La cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale in Italia: nel 2025, il 33% dei decessi direttamente accertati dalle forze dell’ordine è stato attribuito a questa sostanza, la quale è anche responsabile del 32% dei ricoveri ospedalieri correlati al consumo di sostanze stupefacenti.
Nel complesso, le persone in trattamento per uso primario di cocaina/crack risultano in lieve aumento rispetto all’anno precedente: il 28% degli utenti SerD risulta in carico per uso primario di cocaina/crack, di cui il 3,9% specificamente per crack”. È quanto emerge dalla relazione annuale al parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026 diffuso oggi.
“Le analisi delle acque reflue urbane, condotte nel 2025 in 38 città italiane, indicano che la cocaina è la seconda sostanza psicoattiva illegale più consumata in Italia – si legge – con una stima media di circa 11 dosi al giorno ogni mille abitanti. L’analisi del particolato atmosferico PM10 evidenzia inoltre che la cocaina è la sostanza più frequentemente rilevata nell’aerosol urbano, con concentrazioni generalmente più elevate nei giorni feriali”.
Per quanto riguarda le altre sostanze, pur rimanendo la sostanza psicoattiva più diffusa tra le giovani generazioni, i dati del 2025 mostrano un lieve calo dei consumi di cannabis tra i ragazzi: il 18% degli studenti riferisce di averne fatto uso nell’ultimo anno, un dato in diminuzione rispetto al 21% registrato nel 2024. Prosegue poi l’evoluzione del mercato delle Nuove Sostanze Psicoattive: nel 2025, il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe ha identificato 92 Nps circolanti sul territorio nazionale, principalmente appartenenti alle classi dei cannabinoidi sintetici e semi-sintetici (30%), dei catinoni sintetici (17%), delle arilcicloesilamine (10%), delle fenetilamine (9%) e degli oppioidi sintetici (9%).
(da agenzie)

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