Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LE IMMAGINI DELLA GUERRIGLIA STANNO LÌ A RACCONTARCI CHE I RESPONSABILI DELL’ORDINE PUBBLICO ERANO QUANTOMENO IMPREPARATI E “TATTICAMENTE”… MATTEO PIANTEDOSI, NON HA LETTO L’”ARTE DELLA GUERRA” DI SUN TZU, ALMENO RIPASSI “I RAGAZZI DELLA VIA PÀL”, SULLA VIOLENZA GIOVANILE NELLA BUDAPEST FINE OTTOCENTO
Se alcune centinaia di ragazzi, non migliaia, sono riusciti a vandalizzare alcune vie del centro storico per quella che una volta si chiamava spesa proletaria – e che oggi chiameremo “saccheggio” non essendoci alcuna matrice politica nelle lore nefaste teste e gesta -, peggio dei danni subiti dai negozianti e delle paure del cittadini sembra essere la reazione scomposta a caldo del governo dell’ordine (sic) di Giorgia Meloni, dei partiti e della stampa.
Dopo aver negato per quattro anni l’evidenza di un disagio sociale a causa delle condizioni economiche misere di un Paese con la crescita esponenziale delle povertà e degli stessi reati, per richiamare l’attenzione della Pulzella della Garbatella e dei suoi ministri, sull’emergenza sicurezza.
E il giorno dopo, è tutto uno strombazzare di vertici e di gabinetti di guerra con generali delle tre armi e i servizi segreti. Il tutto riciclato sui media, nemmeno si stesse discutendo del ritorno del terrorismo ai tempi delle Brigate rosse o della lotta alla mafia. E neppure dei famigerati Black bloc incappucciati di nero.
Così, dando fiato alle trombe della propaganda spicciola, s’annuncia l’arrivo di 500 militari a Milano: per proteggere le griffe di via Montenapoleone? Attendiamo poi che qualche leghista alla Salvini proponga il coprifuoco nei giorni del passeggio festivo.
Non reggono, insomma, i paragoni con la Francia in fiamme con i suoi gilet gialli e casseurs per coprire le proprie responsabilità.
Il primo a farla fuori dal vaso dopo la ferita inferta alla sua Milano è stato il sindaco uscente, Beppe Sala, sostenendo che nell’ultimo week end la città non era ben presidiata dalle forze dell’ordine.
Sì, proprio lui che ha tolto dalle strade i vigili urbani e per la sicurezza si è avvalso, senza alcun risultato visibile, della collaborazione dell’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, che scende senza elmetto in politica.
Niente di più infondato, però. Polizia e carabinieri in tenuta anti sommossa e scudi c’erano e come. Ma pronti per fronteggiare una manifestazione sindacale o politica con la coda dei neo Pal violenti e incappucciati, non una sorta di flash mobbing violento e improvviso per poi disperdersi rapidamente.
Le immagini della guerriglia stanno lì a raccontarci che i responsabili dell’ordine pubblico erano quanto meno impreparati e “tatticamente” schierati male per affrontare quella nuova emergenza.
Gli stessi uomini impegnati a fronteggiare quella nuova situazione non sapevano come fargli fronte. E molti degli arresti sono stata opera degli agenti che, coraggiosamente, agivano in borghese.
E pur sapendo che il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, non ha letto l’”Arte della guerra” di Sun Tzu, almeno ripassi con i suoi collaboratori in chiave generazione Millenium “I ragazzi della via Pàl”, sulla violenza giovanile nella Budapest fine Ottocento se il fenomeno dovesse espandersi in altre città.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
UNA BIMBA DI 12 ANNI, COLPITA DAI PROIETTILI, È RICOVERATA IN CONDIZIONI GRAVISSIME IN OSPEDALE… IL KILLER, UN 39ENNE GIÀ NOTO ALLE FORZE DELL’ORDINE, È STATO ARRESTATO SUBITO DALLA POLIZIA. IL SINDACO DI TRAPPES, ALI RABEH, HA PARLATO DI UN ATTENTATO A “CONNOTAZIONE RAZZISTA, PROBABILMENTE ISLAMOFOBO”
Un uomo ha aperto il fuoco oggi a bordo di un’auto contro persone di origine migrante
nei pressi di Parigi, in un attacco “terroristico” e presumibilmente “razzista”, secondo le autorita’, che ha lasciato un morto e cinque feriti.
L’autore dell’attacco e’ stato arrestato. “Si tratta chiaramente di un crimine terroristico, e’ un atto estremamente grave”, ha denunciato il ministro dell’Interno, Laurent Nunez, che da Trappes ha dato un bilancio di un morto e cinque feriti. Il sindaco di Trappes, Ali Rabeh, ha denunciato da parte sua “un attentato a connotazione razzista, probabilmente islamofobo”, e ha chiamato alla “de-escalation”.
I fatti sono avvenuti verso le 10,30 a Trappes e La Verrie’re, a sud-ovest di Parigi, e l’uomo e’ stato rapidamente arrestato a pochi chilometri, nella localita’ di Coigne’res, secondo una fonte della polizia. Cinque agenti “hanno arrestato l’autore molto rapidamente” e “probabilmente hanno interrotto quel tour assassino”, che “e’ durato poco meno di un quarto d’ora”, ha spiegato Nunez.
L’uomo “sparava palesemente a caso e con la voglia di provocare una carneficina”, in diversi quartieri della citta’, ha assicurato Rabeh alla rete
L’appartamento di Kevin T., l’individuo sospettato della sparatoria che ha causato un morto e diversi feriti questa mattina a Trappes, vicino a Parigi, era stato trasformato in una “trappola con bombole di gas”: è quanto riferiscono fonti concordanti citate dal giornale Le Figaro. Sempre secondo il quotidiano, al momento del fermo l’uomo era in possesso di una pistola mitragliatrice, lacrimogeni ma anche cocaina.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL GRUPPO, COMPOSTO DA 44 MEMBRI E CHE AVEVA COME IMMMAGINE DEL PROFILO UNA FOTO DI MUSSOLINI, È STATO SCOPERTO GRAZIE ALL’ANALISI DEL CELLULARE DI UN GIOVANE, FERMATO LO SCORSO 19 OTTOBRE, CHE GIRAVA PER IL CENTRO DELLA CITTÀ INSIEME AD ALTRI RAGAZZI VESTITI DI SCURO, ALLA RICERCA DI STRANIERI
Era stata creata allo scopo di radunarsi nel centro di Crema e di fare delle ronde “per individuare e aggredire stranieri e maranza’ la chat scoperta dalla polizia nell’ambito delle attività svolte in seguito delle manifestazioni, e degli scontri, del 17 e del 18 ottobre. L’immagine del profilo raffigurava Benito Mussolini.
A gestirla era un ventenne, italiano, con precedenti per furto e minaccia. Diversi i messaggi inneggianti alla violenza, anche con contenuti razzisti e xenofobi come “iniziamo dai negri”, “riapriamo i forni”, “viva il Duce sempre”.
La chat è stata individuata dall’analisi del cellulare di un ventenne che gli agenti della Questura di Cremona, guidata dal Questore Carlo Ambra, hanno fermato lo scorso 19 ottobre insieme ad altri giovani, una trentina in tutto per lo più vestiti di scuro, che camminavano compatti per le vie del centro di Crema. In quella circostanza su un’auto sono stati sequestrati anche un passamontagna bianco e un martello.
Secondo gli investigatori la chat, composta da 44 membri, era la risposta alle paventate iniziative violente che erano state divulgate sulla chat ‘occupiamo scuole Cremona 19/10/2026’. “Giriamo per Crema tutti assieme”, “armatevi veloci”, “tirate fuori i manganelli e venite”, . “Fate 10 euro di benza e vi escono 10 molotov”, sono alcuni dei messaggi trovati sulla chat.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE – PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI – INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L’INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L’EUROPA
Mira che emiro! Giorgia d’Arabia torna nel Golfo persico per la tredicesima volta in
quattro anni, per una visita lampo in Kuwait.
Il viaggio ha un doppio livello di significato: il primo è una sorta di “ringraziamento” al paese arabo per aver abbassato il prezzo della benzina nelle stazioni Q8 (di loro proprietà), aderendo ai prezzi calmierati lanciati da Eni.
Il secondo punto del blitz dell’Underdog della Garbatella, dato lo stallo della guerra Usa-Iran-Israele, è cercare di ottenere rassicurazioni su futuri approvvigionamenti energetici, greggio e investimenti incrociati.
Prima di decollare, Giorgia Meloni, che ha spedito Guido Crosetto in Ungheria (ha evitato di andarci lei, visti i suoi trascorsi con Viktor Orban, sconfitto ad aprile dal moderato Peter Magyar), si è confidata con i suoi “fratellini” annunciando che, salvo clamorosi colpi di scena, la sua intenzione è votare a maggio.
Nella cofana bionda della Ducetta, tale convinzione sarebbe maturata grazie a due fattori principali. Intanto, è convinta che la galoppata di Vannacci sembra essersi arrestata.
Secondo la “Thatcher della Garbatella”, lo sgonfiamento di Futuro Nazionale è tutto merito dell’attitudine securitaria del governo, una svolta impressa e “favorita” nelle ultime ore dagli scontri e dalle devastazioni dei maranzelli milanesi.
In quest’ottica, Meloni si starebbe muovendo anche su Milano, dove nelle ultime ore sembrerebbe più propensa a candidare come sindaco del centrodestra l’amazzone leghista Silvia Sardone, una pasionaria anti-Islam che potrebbe raccattare più consenso di Matteo Perego, sottosegretario alla Difesa in quota Forza Italia, considerato troppo moderato…
Questa frenata dell’ex generale, sarebbe bene sfruttarla il prima possibile.
Anche perché a ottobre Vannacci potrebbe essere “aiutato” a rimettere in moto il vortice dei consensi grazie alle varie elezioni politiche che si terranno in Europa , a partire da quella più importante per il futuro del Vecchio Continente, il voto presidenziale francese.
Se, come probabile, Marine Le Pen arrivasse all’Eliseo, la propaganda russa portata avanti (anche) da Roberto Vannacci potrebbe trovare nuova linfa (la valchiria d’oltralpe ha già detto che una volta eletta toglierà le sanzioni e comprerebbe il gas russo).
Votando a maggio, invece, non ci sarebbe il tempo tecnico per un “effetto” traino degli altri paesi europei chiamati alle urbe (Germania, Polonia, Grecia) sul voto in italia.
C’è anche un’altra ragione per anticipare le elezioni a maggio. Giorgia Meloni, una volpona della politica molto connessa con il “sentiment” del Paese, non ha intenzione di trascinare gli italiani al voto in estate, quando tutti sono in vacanza o restano a casa incazzati perché non possono permettersi le ferie.
Un elettorato distratto che vota con il portafogli vuoto non può che portare problemi. Ancora peggio, sarebbe convocare elezioni subito dopo l’estate, con il conto in banca in rosso e le rate del fisco o del mutuo che arrivano puntuali, e con una finanziaria alle porte.
A rinfocolare l’ottimismo dei Meloni d’Italia, ci pensano anche alcuni sondaggi riservati, che alimenterebbero i sogni di gloria della Ducetta: il suo pugno di ferro sulla sicurezza, con le scene da fine del mondo arrivate da Milano che hanno fatto il giro di social e Tg, funziona e potrebbe aiutare il suo partito ad arrivare al 29% (almeno, questo le dicono).
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL RACCONTO DI SOPHIE OFFICIAL- DEGUY BARDINA: “I SALARI BASSI INFUISCONO SULLA VITA DI STUDENTI E LAVORATORI, PORTANDO ALLO SFINIMENTO”
Domani, 24 ottobre, in Francia sono attesi 500mila manifestanti in piazza, e si temono nuovi saccheggi e violenze per le strade. È l'”atto II” della mobilitazione sociale, che vedrà marciare ancora insieme gli ex gilet gialli e gli studenti, contro il carovita e per una scuola migliore.
I servizi francesi evocano il rischio di “attacchi agli edifici pubblici e ai simboli dello Stato” e “saccheggi dettati dall’opportunismo”, di chi approfitta del caos. Oggi il presidente Macron riceve all’Eliseo studenti delle scuole superiori e rappresentanti di organizzazioni studentesche per “ascoltare le loro rivendicazioni e preoccupazioni”, dopo gli scontri. È la prima volta dall’inizio delle contestazioni a metà settembre che Macron si confronta di persona con i rappresentanti degli studenti. Ci si domanda se questo basti a stemperare la tensione alla vigilia della grande mobilitazione di massa.
Ma anche in Italia domani sono previsti cortei, dopo la guerriglia urbana dello scorso weekend a Milano e dopo il varo da parte del governo di misure restrittive per i cortei, un altro decreto Sicurezza, che ha introdotto un nuovo reato, quello di ‘partecipazione violenta a manifestazioni’, oltre all’estensione del fermo preventivo ai minori per i luoghi della movida. “Il ministro dell’Istruzione Valditara, rivolgendosi agli studenti, ha voluto sottolineare che “Non è sfasciando e occupando che si migliora la scuola italiana”.
Ma neanche rispondere alla violenza con altra violenza, reprimendo il dissenso politico con il pugno duro, sembra essere una strategia costruttiva per rispondere al disagio e a fermare le mobilitazioni. Che continueranno, come ci spiega Sophie Official-Deguy Bardina, che è partita con altri studenti insieme alla delegazione di Rete degli Studenti per partecipare alle rivolte dei licei in Francia, in segno di solidarietà.
Sophie, italo-francese, classe 2008, della segreteria provinciale della Rete degli Studenti Medi di Viterbo, frequenta il liceo scientifico all’IISS Carlo Alberto Dalla Chiesa di Montefiascone. Ha partecipato alla manifestazione del 17 ottobre a Roma e con la sua organizzazione prenderà parte allo sciopero internazionale studentesco del 20 novembre. Pur condannando gli atti vandalici dello scorso weekend, ci tiene a evidenziare che le tensioni nascono da una profonda esasperazione sociale, da violenze economiche e problematiche irrisolte. Per questo continuerà a protestare pacificamente contro il carovita, il caro-scuola e le difficoltà economiche che le famiglie incontrano quotidianamente. Quelli che protestano in piazza sono i figli delle famiglie del ceto medio impoverito, sono i figli degli stranieri che pur lavorando da anni in Italia non possono offrire una vita dignitosa ai loro ragazzi.
Studenti italiani in contatto con i ragazzi delle proteste francesi
Contattiamo Sophie al telefono, per farci raccontare cosa ha visto e quali sono i punti di contatto tra le manifestazioni studentesche in Italia e in Francia. “Siamo partiti per la Francia il 6 ottobre e abbiamo preso parte allo sciopero partito da Place de la République e arrivato a Place de la Nation. Da settimane studenti e studentesse sono scesi in piazza per rivendicare il diritto allo studio, denunciando problematiche che riguardano edifici fatiscenti e il 10% delle ore scolastiche totali che viene perso a causa della mancanza di insegnanti. La protesta è sfociata prima nelle periferie parigine, dove i licei e gli istituti superiori hanno denunciato una divisione tra i licei del centro di Parigi e quelli delle banlieue, una divisione tra licei di Serie A e di Serie B. Le loro rivendicazioni sono le stesse che portiamo avanti da anni. Noi in Italia abbiamo gli stessi problemi. Lo stesso vale per i lavoratori e le lavoratrici scesi in piazza a fianco degli studenti per denunciare il carovita, le condizioni poco dignitose, il costo della benzina alle stelle e i salari bassi a fronte di un costo della vita in continuo aumento”, ci dice Sophie, raccontando che con alcuni colleghi è in contatto con l’USL (Union syndicale lycéenne) il principale sindacato studentesco delle scuole superiori in Francia. “La comunicazione con i dirigenti del sindacato francese prosegue”.
Alla luce degli scontri a Milano, dove il governo invierà 500 militari, che “garantiranno l’ordine pubblico anche con Lince e droni”, la prima cosa che nota è la distrazione mediatica creata da decreti politici strumentali. “Ci sono stati momenti tensione, che sono poi degenerati – ammette – Ritengo però che l’attenzione pubblica si stia spostando troppo su una vetrina rotta a Milano piuttosto che concentrarsi sulle migliaia persone scese in piazza. Anche in Francia il 6 ottobre c’è stata una forte repressione della polizia a fine corteo, ma i manifestanti sono sempre rimasti solidali fra di loro e compatti. La stessa cosa si è vista in Italia il 16 ottobre, mentre il 17 a Roma alla manifestazione della Via Maestra a cui ho partecipato non ci sono state affatto tensioni”.
“Le famiglie non arrivano a fine mese, anche questo è violenza”
“I cittadini italiani subiscono continue violenze che portano all’esasperazione. La violenza non è solo fisica, ma è anche quella materiale ripetuta nella vita di ogni giorno – sottolinea Sophie – Le rivendicazioni che portiamo in piazza riguardano le violenze quotidiane che viviamo: famiglie che non arrivano a fine mese, dover pagare 500 euro all’anno per i libri scolastici o non riuscire a spostarsi perché la benzina costa troppo”.
E cita l’Unione degli Universitari che si è mobilitata con le tende davanti a Montecitorio e a Piazza del Popolo per denunciare il caro-affitti. La Rete Studenti Medi non giustifica le violenze e le condanna ma rileva “che le tensioni sono causate dall’esasperazione e dalle promesse non mantenute”.
Per il vicepremier Salvini i manifestanti a Milano “cercavano il morto”: “Quella del ministro è una frase molto infelice – dice Sophie – Le 100.000 o 200.000 persone in piazza non cercavano affatto il morto, ma cercavano risposte e cambiamenti seri che il governo non dà da anni”.
“I salari bassi influiscono sulla vita di studenti e lavoratori, portando allo sfinimento. Penso che le tensioni di questi giorni siano simboliche: lo sfascio della vetrina di un’azienda multimiliardaria viene strumentalizzato dai media, ma a quell’azienda interessa fino a un certo punto. Al contrario, ci sono famiglie che hanno difficoltà a mandare i figli a scuola per il costo dei trasporti o dei libri, con un alto tasso di dispersione scolastica nelle superiori. Il governo questo autunno ha sviato l’attenzione dal carovita e dal rincaro della benzina introducendo a settembre il decreto legge Valditara sul tetto massimo per gli studenti stranieri, un decreto razzista che ha polarizzato il dibattito, distogliendo l’opinione pubblica dai problemi reali della scuola e del Paese”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
DOMENICA SI VOTA E LA LISTA STUDENTESCA SENZAEADER RIEMPIE LA PIAZZA DI BELGRADO E DA’ L’AVVISO DI SFRATTO AL PRESIDENTE PUTINIANO: “VINCEREMO NOI”… 150.000 IN PIAZZA PER LA LIBERTA’, TESTA A TESTA NEI SONDAGGI
«La Serbia è a un passo dalla libertà, la vittoria chiama». Ne sono convinte le decine di
migliaia di persone che giovedì 22 ottobre hanno raggiunto Belgrado da tutto il Paese, molte a piedi, alcune dopo sei giorni di cammino, per il gran finale della campagna elettorale della Lista Studentesca — Studentska lista, studenti pobeđuju, che domenica sfiderà Aleksandar Vučić alle elezioni parlamentari anticipate.
È stata l’ultima mobilitazione prima del silenzio elettorale, scattato a mezzanotte, al termine di una corsa al voto così polarizzata da aver assorbito l’intero tradizionale, dispersivo sistema multipartitico serbo, praticamente scomparso. «Ci aspettiamo di vincere con un margine schiacciante», dice a Open Aleksandar, universitario di Novi Sad, della Lista degli studenti, presente ieri al comizio, al quale, secondo le stime, hanno partecipato circa 150mila persone. «Per una larga parte dell’elettorato è la prima volta che il voto viene percepito come uno strumento concreto di cambiamento. Due anni di mobilitazione nelle strade, nelle università e nelle piccole città trovano ora il loro compimento nelle urne.
Il 25 ottobre non si voterà soltanto per un partito, ma per voltare pagina e mettere fine a un sistema segnato da paura, corruzione e menzogne». Per questo, prosegue, «il risultato sarà netto».
A fine settembre Vučić, al potere dal 2014, e alla guida del Partito progressista serbo (SNS), si è dimesso dalla presidenza per candidarsi a primo ministro. L’ex capo di Stato e leader della coalizione Serbia Unita – Ujedinjena Srbija si presenta agli elettori come «uomo della continuità» e difensore della Serbia contro nemici pericolosi.
«La battaglia è difficile», ha detto ai suoi sostenitori durante l’evento conclusivo della sua campagna elettorale, organizzato al Palazzetto dello sport a Belgrado. A contendergli il potere non è un partito tradizionale, ma un listone di 250 candidati, tra cui professori, scienziati, attori e attivisti. Non nomine politiche, bensì civiche. Non c’è un leader, né un candidato premier: il capolista è un cardiochirurgo serbo, Ilija Srdanović. Invitato più volte a partecipare a duelli televisivi con Vučić, il medico ha sempre declinato. «Non sono il capopartito né il portavoce», ha più volte ribadito.
Tutte le decisioni della lista degli studenti, su candidati e programmi, sono state prese dalle assemblee studentesche nelle università. Uno «straordinario esperimento» di democrazia diretta, che ha trasformato il voto in un referendum su Vučić, nazionalista e conservatore.
Si tratta di una scelta, per l’opposizione, tra «la Serbia o la mafia». «Siamo un movimento che, per oltre un anno, ha coinvolto centinaia di migliaia di persone, dalle cittadine più piccole fino a Belgrado e Novi Sad, e siamo riusciti a riportare alle urne chi aveva smesso da tempo di votare», ci spiegano gli studenti.
I sondaggi sul filo del rasoio e il peso degli indecisi
Gli ultimi sondaggi, spesso in contraddizione tra loro, mostrano un testa a testa tra le liste. L’unica rilevazione pubblicata a ottobre da New Serbian Political Thought (NSPM), assegna alla lista studentesca un lieve vantaggio: 44,5% contro il 42,7 di Serbia Unita.
Determinante sarà anche la quota degli indecisi (tra l’11 e il 16%). Ipsos dà invece al 47% Vučić e gli studenti al 40%. Ma nessuna delle due formazioni sembrerebbe avere i numeri necessari per conquistare la maggioranza assoluta dei voti e, di conseguenza, dei seggi (250). L’affluenza è invece stimata sopra il 60%, un dato che la Serbia non raggiungeva da almeno vent’anni e superiore al 58,5 registrato alle elezioni del dicembre 2023, vinte nettamente da Vučić e dai suoi alleati. «Gli studenti hanno sfidato la macchina del potere. E, per quanto possa sembrare sorprendente, potrebbe vincere», spiega l’accademico serbo Filip Balunović.
«Siamo ottimisti: i sondaggi danno in vantaggio la Lista degli studenti e, personalmente, credo che l’unico modo in cui l’attuale governo potrebbe cercare di vincere sia ricorrendo a qualche sistema elaborato per manipolare i risultati, oppure direttamente con la forza», ci dice Stefan, un altro universitario delle blokade.
«Le preoccupazioni sono concrete: l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha già documentato pressioni sui dipendenti pubblici (da parte dell’Sns, ndr), forti squilibri nella copertura mediatica e problemi nelle liste elettorali. Saremo presenti in ogni seggio, in Serbia e all’estero, per verificare il voto, documentare eventuali irregolarità e presentare ricorso in tutti i casi necessari», aggiunge Aleksandar.
Dalla tragedia di Novi Sad alla piazza
Il movimento studentesco, che oggi raccoglie un consenso trasversale, non nasce dal nulla. Tutto è cominciato nel 2024, quando il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, la seconda città più grande della Serbia, ha causato la morte di 16 persone. Gli studenti sono scesi in piazza per chiedere che fossero accertate le responsabilità della tragedia. Da allora, manifestazioni, occupazioni delle università, blocchi stradali, hanno progressivamente ampliato la portata della protesta, trasformandola in una mobilitazione contro il sistema di potere e mettendo Vučić sulla difensiva. Una pressione talmente forte che ha costretto l’ormai ex capo di Stato a indire elezioni anticipate.
Il programma in 11 punti degli studenti
Il programma della Lista Studentesca parte da una domanda chiara: come impedire che si ripeta ciò contro cui abbiamo protestato? La soluzione va oltre il semplice ricambio al potere. «Servono istituzioni indipendenti dai partiti, una magistratura imparziale, finanze pubbliche trasparenti, istruzione e sanità accessibili, media liberi e amministrazioni locali in cui i cittadini possano incidere davvero sulle decisioni», dichiarano i promotori. Undici punti, che spaziano dall’abolizione delle nomine di partito, sostituite da concorsi pubblici ai libri di testo gratuiti per le scuole e alloggi accessibili, dai contratti a tempo indeterminato dopo 12 mesi (anziché 24) alla riforma dei media fino alla presenza di un medico in ogni villaggio. Poco spazio, però, alla politica estera. «Alla base di tutto – ci dice Aleksandar – c’è la possibilità di costruirsi una vita in Serbia, anziché essere costretti ad andarsene».
Quella della Lista studentesca è stata una campagna elettorale diversa, lontana dai media e presente invece capillarmente sul territorio, villaggio per villaggio, quartiere per quartiere, a contatto con la gente. Un tour elettorale itinerante, fatto anche in bicicletta, per incontrare direttamente i cittadini. «È stata una dimostrazione della nostra determinazione e della fiducia nella comunità», raccontano gli studenti. «Per il movimento, questo viaggio ha dimostrato quanto sia forte il desiderio di un cambiamento reale – dicono -. Ovunque siamo andati, abbiamo incontrato persone che chiedono giustizia, speranza e una classe dirigente competente e preparata. Il sostegno ricevuto ci ha dato una forza enorme e ci ha fatto capire che questa mobilitazione non è più soltanto un’iniziativa studentesca, ma uno sforzo collettivo che coinvolge l’intera società».
LEV BOKA | L’arrivo degli studenti al comizio conclusivo della Lista Studentesca a Belgrado, 22 ottobre 2026
Vučić e i suoi 12 anni al potere
Gli studenti non sfidano solo l’uomo, Vučić, ma l’intero sistema di potere di cui da 12 anni è il vertice indiscusso. «Per anni è sembrato che avesse una risposta a tutto», dice Balunović. Sul piano interno ha rivendicato i risultati economici del suo governo, dalla riduzione della disoccupazione all’aumento dei salari, mentre consolidava il controllo totale sui media e restringeva gli spazi di dissenso. In politica estera ha accolto Volodymyr Zelensky, senza aderire alle sanzioni contro Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, consentito i funerali con tanto di onori militari al boia Ratko Mladić e inviato un rappresentante alle esequie della Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Ha inoltre attirato ingenti investimenti stranieri, soprattutto dalla Cina, spesso però in modi poco trasparenti, e rivendicato rapporti con Vladimir Putin, ma mantenendo aperta la prospettiva dell’adesione all’Ue, nonostante il negoziato sia fermo.
Il 25 ottobre potrebbe segnare la fine dell’era Vučić, com’era accaduto in Ungheria per quella di Orbán. Gli studenti hanno trasformato la rabbia in organizzazione e la protesta in una proposta politica. Resta da vedere se le urne confermeranno questa spinta. Ma c’è un aspetto che va oltre il risultato elettorale. «Dopo anni in cui il potere di Vučić è sembrato inattaccabile – concordano gli studenti -, una generazione che non si riconosce nel sistema ha rimesso in discussione i suoi equilibri». E, qualunque sia l’esito, la Serbia da domenica non sarà più la stessa.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL MOTIVO? GIORGIO LAURO E NANCY BRILLI IL 29 SETTEMBRE HANNO DATO VOCE A MASSIMILIANO ROMEO, CAPOGRUPPO DELLA LEGA AL SENATO E TRA I LEADER DEI “NORDISTI” CHE SI OPPONGONO A SALVINI
Ma quanto danno fastidio a Matteo Salvini gli “oppositori interni” del Nord? Noi di questo disgraziato sito siamo stati i primi a rivelare le “sollecitazioni” (diciamo così) dei salviniani a non firmare per la candidatura al congresso per Massimo Garavaglia, avversario del segretario.
Missione fallita: Garavaglia è riuscito a raccogliere le sottoscrizioni ed è candidato. Ora possiamo rivelare un altro episodio singolare di “censura”: da quando lo scorso 29 settembre hanno ospitato a “Un giorno da Pecora” Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato del Carroccio e leader dei “nordisti”, Giorgio Lauro e Nancy Brilli hanno subito il veto dell’ufficio stampa del partito: nessun esponente leghista può andare in trasmissione.
Del resto lo stesso Romeo da mesi non viene ospitato più nei talk di Rai e Mediaset: lo chiamano solo a La7 e Sky
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
VANNACCI AL6.8%, FDI AL 27,9%
Il centrodestra recupera terreno, con Fratelli d’Italia che torna al 27,9%. Cala invece, Futuro Nazionale, che retrocede al 6,8%. Nonostante la ripresa, la coalizione di maggioranza resta dietro il campo largo, in vantaggio di 1,4 punti. È quanto emerge dall’ultima Supermedia Agi/Youtrend. Vediamo nel dettaglio come sono andati i partiti.
Le intenzioni di voto
Il sondaggio arriva in occasione del quarto anniversario dall’insediamento del governo Meloni che giurò al Quirinale il 22 ottobre 2022 . La Supermedia mostra Fratelli d’Italia in recupero. Il partito di Giorgia Meloni guadagna oltre mezzo punto in due settimane e mantiene il suo primato, con il 27,9%.
Si conferma invece il momento negativo per Futurno Nazionale. Vannacci perde quasi un punto scendendo sotto il 7%. L’ascesa del partito dell’ex generale sembra essersi fermata e ora Fn è dietro Forza Italia, al 6,8%. Gli azzurri riconquistano così il quarto posto, con il 7,3% delle preferenze.
Alleanza Verdi-Sinistra segue a distanza ravvicinata Vannacci. Il partito di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, che lo scorso weekend ha chiuso il percorso partecipativo per costruire un programma di alternativa al centrodestra, si attesta al 6,5%, in leggero calo rispetto a due settimane fa (-0,1%).
Più in fondo si colloca la Lega, con il 5,6%. Nonostante i tentativi di riconquistare quella fetta di elettorato delusa che negli ultimi mesi si è spostata verso Futuro Nazionale, il Carroccio non riesce a recuperare posizioni nella classifica dei consensi.
Nel centrosinistra invece, si registra la leggera ripresa del Partito Democratico, che arriva al 20,3%. I dem incassano tre decimi, ma la distanza con Fratelli d’Italia resta ampia. I due principali partiti di maggioranza e opposizione sono a oltre sette punti di stacco l’uno dall’altro.
Dato negativo per il Movimento 5 Stelle. I pentastellati perdono sette decimi e scendono al 12,1%.
In fondo alla classifica troviamo i partiti di area centro liberale: Azione, in lieve aumento (+0,1%) è sopra la soglia di sbarramento, al 3,3%, seguita da Italia Viva al 2,4% (+0,1%). +Europa, invece perde tre decimi e retrocede all’1,4%, vicinissima a Noi Moderati, stabile all’1,1%.
Come vanno le coalizioni: il campo largo è avanti
Quanto alle coalizioni, da questa settimana, i punteggi tengono conto anche delle nuove formazioni che hanno appoggiato i due blocchi. Nel centrodestra c’è Sud chiama Nord, che questa settimana resta sotto l’1%. Mentre le campo largo Più Uno, Progetto Civico e Avanti-PSI, le cui comparse nei sondaggi sono ancora molto frazionate o sporadiche.
Sebbene la distanza sia molto risicata, il sondaggio conferma il vantaggio del campo largo. La coalizione progressista raccoglie il 44,3%, riportando un incremento di un punto percentuale. Anche il centrodestra sale: recupera 1,7 punti ma si ferma al 42,9%. Restano fuori, per ora Futuro Nazionale e le formazioni di centro.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 23rd, 2026 Riccardo Fucile
E FA CAPIRE CHE I 500 MILITARI A MILANO NON SOLO NON SERVONO A NIENTE, MA RISCHIANO PURE: “NON POSSONO NEMMENO USARE UNO SPRAY URTICANTE O UN TASER. NON POSSONO AVERLI. POSSONO USARE LE FASCETTE IN VELCRO MA SOLO ATTORNO ALLE STAZIONI”
Nei giorni scorsi, in vari articoli, ho letto ricostruzioni un po’ semplificate e lontane dalla realtà sulla questione Forze Armate/Esercito a supporto delle Forze di Polizia e sui “Poteri” richiesti.
A riprova di una superficialità giornalistica diffusa in vari articoli sembrava quasi che, grazie ad un intervento salvifico della Provvidenza ed alla saggezza dell’Interno, si fosse scampato in extremis un tentativo di golpe militare.
Questa surreale mistificazione della realtà mi obbliga, volutamente dopo 2 giorni, a ribadire formalmente alcune cose che sarebbero state evidenti a chiunque amasse la verità e cercasse la verifica nei fatti.
Intanto una premessa: da anni dico in ogni sede possibile, parlamentare, pubblica, istituzionale, che i militari dovrebbero fare i militari e le forze di polizia le forze di polizia.
Ho detto anche più volte che sarebbe stato utile sostituire, gradualmente, i 6800 militari di strade sicure con 10000 carabinieri ausiliari, preparati e formati per la sicurezza e in possesso anche dei poteri di PG, utili a reprimere reati in flagranza.
Su questo sono stato anche attaccato perché sembrava non fossi abbastanza interessato alla sicurezza mentre era esattamente il contrario, la volevo efficiente, efficace e diffusa.
Nonostante ciò, di fronte ad un’ulteriore richiesta di aiuto, la Difesa ha risposto di sì, come sempre. Mi sono solo permesso di chiedere che i militari schierati avessero la stessa possibilità di agire e difendersi delle forze di polizia. Tutto qui.
Nessun potere particolare, eccezionale e golpista se non quello di poter procedere all’arresto in flagranza come un poliziotto o un carabiniere. Questo avrebbe consentito la qualifica di PG. Ma non era nemmeno questa la richiesta che ritenevo e ritengo importante.
Avrei voluto che i reparti che andavano a Milano avessero la possibilità di disporre degli strumenti necessari per affrontare la situazione e la possibilità di usarli. Di questo si parla.
E volete sapere perché?
Perché non possono nemmeno usare uno spray urticante. Non possono neppure averlo. Non possono usare un taser. Non possono averlo. Possono usare le fascette in velcro per immobilizzare una persona fermata perché dopo due anni di richieste ci è stata da poco concessa la possibilità. Ma solo attorno alle stazioni. Quindi non nelle vie di Milano.
Io ho “osato” chiedere che tutto ciò fosse possibile, solo in questa circostanza particolare, di default e cioè senza demandare la concessione di queste possibilità al buon cuore di qualcuno.
Mi sembrava un modo di semplificare, velocizzare e anche restituire un po’ di dignità ad un impegno che, ripeto, non è stato offerto, non è stato voluto ma è stato richiesto!
Quindi nessuna voglia né intenzione di militarizzare nulla, anzi il contrario.
Di fronte a questa ennesima disponibilità delle Forze Armate ho assistito ad attacchi di chi le vede come “concorrenza” e di chi ha gridato al Golpe.
Vorrei tranquillizzare tutti perché le forze armate non vedono l’ora di restituire ogni spazio di ordine pubblico a chi deve occuparsene e non vogliono alcun super potere.
Ma inviterei ad un maggior rispetto ed a maggior serietà nel riportare le richieste di un Ministro che vuole solo che i suoi uomini abbiano le stesse protezioni e la stessa possibilità di difendere se stessi e la città, che hanno quelli che stanno andando ad aiutare.
Tutto qui.
Guido Crosetto
argomento: Politica | Commenta »