Destra di Popolo.net

CASO RUBY: NO DEI GIUDICI ALLO SLITTAMENTO DEL PROCESSO AL PREMIER

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

RESPINTA LA RICHIESTA DEI LEGALI DI BERLUSCONI CHE CERCAVANO DI PRENDERE TEMPO… LA “MINETTI VAGANTE”: “SE MI ARRABBIO IO, SONO GUAI PER TUTTI”….E SE NICOLE PRENDESSE LE DISTANZE DAL PREMIER DURANTE IL PROCESSO?

Il processo a Silvio Berlusconi si farà  senza rinvii e comincerà , come previsto, il 6 aprile.
È la prima sconfitta per gli avvocati di Silvio Berlusconi.
Hanno chiesto un posticipo, con la motivazione delle “troppe pagine in poco tempo”.
E questo perchè, due settimane fa, era stato consegnato loro un supplemento d’inchiesta.
La procura ha replicato a brutto muso: primo, “l’invito a comparire per il premier è stato consegnato il 14 gennaio” e per la richiesta d’immediato al gip Cristina Di Censo non s’era atteso troppo.
Secondo, gli ultimi accertamenti “riguardano il conto corrente personale” di Silvio Berlusconi, qualcosa che l’imputato dovrebbe conoscere bene.
È quello da cui sono stati prelevati con assegni, e solo nel 2010, ben 12 milioni e 882mila euro, tutti trasformati in contanti.
E con un incremento notevole a dicembre.
Soppesate le varie ragioni, il collegio presieduto da Giulia Turri, e con Carmen D’Elia e Orsola De Cristofaro, dà  dunque ragione alla procura. Peraltro, la prima udienza è tecnica: serve solo a precisare il calendario, ma è chiaro che la battaglia procedurale è serrata.
Gli avvocati del primo ministro, notando i vari “omissis”, hanno chiesto di eliminarli, per poter organizzare una lista testi adeguata.
E poi fanno istanze per ottenere ciò che non esiste, ossia i “ventitrè interrogatori” a cui, secondo loro, è stata sottoposta Ruby.
Due le fonti
delle “informazioni” avvocatizie: un’intervista della stessa Ruby a un settimanale e una chiacchiera tra Marysthelle Polanco e Nicole Minetti dello scorso 17 ottobre.
Allora nessun giornale aveva pubblicato una riga dell’inchiesta, ma le papi-girl sanno, confusamente, che qualcosa è accaduto.
Quel mattino si registra uno scambio di messaggini.
“Amo, tranqui, (l’invito da parte di Silvio Berlusconi) è per parlarci della storia della Ruby”, invia Minetti.
“Ok, amo, nn voglio casini. Quella chi la conosce? Ha fatto i nostri nomi ai magistrati!”.
“Si, amo, l’hanno interrogata 22 volte”.
Tanto basta agli avvocati per dare una veste giuridica alle fantasie delle ragazze.
E tanto affannarsi rende l’idea del clima che c’è e che, già  a suo tempo, era stato descritto dalla stessa Ruby a un’amica: “… è venuto il mio avvocato e ha detto: “Ruby, dobbiamo trovare una soluzione… è un caso che supera quello della D’Addario e della Letizia, perchè tu eri proprio minorenne… adesso siamo tutti preoccupatissimi””.
È dunque un processo che si annuncia molto, molto scivoloso, come sa lo stesso Silvio Berlusconi, il quale a una delle sue fedelissime aveva detto, scoraggiato: “In tutte le conversazioni non c’è una cosa positiva che, nessuna, abbia detto su di me”.
E poi, per quanto fedelissime, che faranno in aula queste ragazze?
Anche Nicole Minetti, consigliere regionale e “addestratrice” del bunga bunga, può riservare delle sorprese.
Come si dimostra da una delle ultime carte depositate.
C’è una grande confidenza nel rapporto che lega Nicole al padre Antonio.
Per lui, che ha 60 anni ed è titolare di diverse attività  a Rimini, nonchè legale rappresentante di una società  di consulenza a San Marino, Nicole organizza una serata importante.
Lo invita il 22 settembre scorso a “una cena con ministri politici, Bondi, la Gelmini, imprenditori vari”, e, volendo, “io posso fare un tavolo”, spiega al padre la politica del Pdl.
Dalle intercettazioni, Antonio Minetti risulta essere davvero a Milano, a fine settembre, in una cena istituzionale al Castello Sforzesco, quando si svolge la festa del Pdl.
“Loro saranno al tavolo” seduti con Giancarlo, “uno ben inserito”, gli spiega la figlia. Gli investigatori lo identificano in Serafini, ex sindacalista, parlamentare del Pdl.
E mentre viaggia tra Rimini e Milano, il signor Minetti parla in inglese con la figlia e chiede: “Giancarlo cosa sa della tua relazione con l’altro tipo? Dei favori che fai con gli appartamenti e quel tipo di cose?”.
Il riferimento per i detective è chiaro: Silvio Berlusconi.
Quando, il 26 ottobre scorso, lo scandalo bunga bunga, finisce sui giornali, Nicole, al telefono con il padre, è sempre più preoccupata: queste cose, ammette, rischiano “di rovinarmi la vita”.
E la reazione è determinata: “Se mi arrabbio io, saranno problemi grossi per tutti”.
E la conclusione è uno sgangherato, ma altrettanto comprensibile progetto da gladiatrice: “Vita mia mort tua”.

Emilio Randacio e Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)

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ASSASSINATO DAI SICARI DI GHEDDAFI IL GIORNALISTA “MO”, PRIMA VOCE DELLA LIBIA LIBERA

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

CREATORE DI “AL HURRA TV”, DENUNCIAVA LE INFAMIE DI GHEDDAFI AI DANNI DEL POPOLO LIBICO….”NON HO PAURA DI MORIRE, HO SOLO PAURA DI PERDERE QUESTA BATTAGLIA PER LA LIBERTA”…ERA IL VOLTO DELLA RIVOLUZIONE CONTRO IL REGIME, ORA LA MOGLIE LANCIA UN APPELLO: “QUELLO CHE ABBIAMO COMINCIATO NON DEVE FINIRE, COSTI QUEL CHE COSTI: FATE IN MODO CHE LUI NON SIA MORTO INUTILMENTE”

Nell’ultima trasmissione sulla sua Web-tv, aveva mostrato le macchie di sangue sui cuscini di due bambini di 4 e 5 anni, uccisi a Bengasi da un missile delle forze libiche leali a Gheddafi.
«Che cosa sarebbe successo se fosse stata casa nostra, se fosse stata la nostra stanza da letto?», si era chiesto in diretta stream Mohammad Nabbous, creatore di Al Hurra tv e volto principe del “giornalismo partecipativo” libico con il nomignolo di “Mo”.
Ci teneva a fornire le prove di quello che stava succedendo, voleva sottolineare che il cessate il fuoco proclamato dal regime di Tripoli era in realtà  una finzione: «Voglio che i media vedano quello che sta accadendo qui».
E lo ha fatto fino all’ultimo, anche con una trasmissione telefonica interrotta all’improvviso.
Sembrava un guasto al telefono.
Ma la moglie Perdita, incinta, lo ha trovato morto, ucciso da killer legati al regime del colonnello, cecchini che lo hanno fulminato con un proiettile in testa.
«Voglio far sapere a tutti voi che Mohammed è morto per questa causa e speriamo che la Libia un giorno sia libera», ha detto sulla stessa web tv la moglie in lacrime: «Non fermiamoci, finchè non è finito tutto. Quello che abbiamo cominciato non deve finire, costi quel che costi. Ognuno faccia tutto il possibile per questa causa. Vi prego, gente, fate in modo che Mohammed non sia morto inutilmente».
Faccia scavata e sorridente, Nabbous amava sghignazzare sulla “Guida della rivoluzione” che «appare sempre sotto l’effetto di droghe allucinogene» e non aveva paura di sfidare il regime. «Non ho paura di morire, ho paura di perdere questa battaglia», diceva.
Era diventato quasi il volto della rivoluzione contro il regime di Gheddafi, uno dei primi a essere intervistato dopo la liberazione di Bengasi.
Per il popolo della Rete, “Mo” era «l’uomo che è stato in piedi notte e giorno per cercare di far conoscere al mondo cosa sta succedendo in Libia».
E lo stesso popolo si è radunato ieri in modo virtuale a segnalare il cordoglio con messaggi su Twitter e Facebook.

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BOSSI NON VUOLE SPARARE SUI CRIMINALI DI GUERRA, PER IL TIRO AL BERSAGLIO PREFERISCE IMMMIGRATI E MERIDIONALI

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

BOSSI E’ IL VERO CLANDESTINO DEL NOSTRO PAESE: CON TUTTE “LE ARMI CHE HA IL NORD” SE LA FA SOTTO QUANDO SI TRATTA DI GARANTIRE LA LIBERTA’ DI UN POPOLO DA UN FEROCE DITTATORE.. SI SENTE ORFANO DI CHI AFFOGAVA GLI IMMIGRATI PER CONTO TERZI E PENSA SOLO AGLI AFFARI, COME IL PIU’ SQUALLIDO DEGLI SPECULATORI FINANZIARI

L’operazione ‘Odissea all’alba’ è cominciata.
Obiettivo “distruggere la contraerea libica”, ha detto il Pentagono.
A maldigerire l’intervento militare, però, in Italia c’è la Lega di Umberto Bossi, con il Senatur che torna a ribadire la linea di cautela (stile Germania) chiesta dal Carroccio.
Bossi inizia con un affondo: ”Berlusconi non l’ho ancora sentito, non so come l’hanno accolto a Parigi: il Consiglio dei ministri aveva però rallentato l’appoggio con una posizione cauta di non partecipazione diretta. Poi ci sono ministri che credono di essere più del premier e parlano a vanvera”.
E se la prende con la “sinistra” che, per il segretario della Lega, ”sarà  contenta, perchè basta che si portano qui un sacco di immigrati per dargli il voto che è l’unico modo che ha la sinistra per vincere le elezioni”.
Il chiodo fisso è rappresentato dall’”onda di immigrati” che, secondo il ministro delle Riforme arriveranno in Italia: ”Io spero che alla fine si trovi una soluzione giusta per mettere in pace il nord Africa, anche perchè a pagare siamo solo noi”.
Oltre all’arrivo degli immigrati a spaventare la Lega è “il terrorismo”: “Prima o poi la gente inizierà  a chiedersi — ragiona ancora Bossi — “Se siamo in Afghanistan a combattere Al Qaeda, come mai Al Qaeda arriva qua da noi? A pagare siamo solo noi   — insiste — come in Afghanistan, dove siamo andati a fare la guerra ad Al Qaeda con tanti uomini e poi ce la troviamo in casa.
Ovviamente Bossi può permettersi di raccontare queste palle grazie al pubblico che si trova di fronte: in altri consessi sarebbe spernacchiato e smentito da semplici dati di fatto.
Qua siamo di fronte a un criminale di guerra, quindi o si sta con il popolo che chiede libertà  o con un boia che fa ammazzare anche i bambini indifesi.
Se Bossi preferisce non prendere posizione, i casi sono due: o è un vigliacco o è complice di un assassino, a lui la scelta.
Cita la posizione della Merkel, ma non legge i giornali tedeschi: la cancelliera tedesca è stata massacrata dalla stampa, sia di destra che di sinistra del suo Paese, per aver assunto una posizione “indegna per la Germania”, accanto a Cina e Russia e distante dai Paesi occidentali.
La Merkel lo ha fatto perchè ci sono elezioni a breve in Germania e non può permettersi dei morti, ma rischia di ottenere l’effetto contrario.
Fa specie poi che Bossi abbia riluttanza a sparare contro il boia Gheddafi, mentre in altre circostanze non abbia avuto altrettanti riguardi verso quegli immigrati che Gheddafi affoga per conto terzi, grazie al famigerato trattato che l’Italia ha firmato con un assassino, allegando anche un assegno di 5 miliardi per il killer.
Bossi si dispiace che un criminale di guerra possa venire deposto da forze democratiche e prevede le solite ondate di immigrati in arrivo: stronzate, quella è gente che vuole   restare nel proprio Paese, garantendo loro condizione di vita non disumane.
Basterebbe che l’Occidente intervenisse, aiutando a far crescere la democrazia: la Libia è un Paese più ricco del nostro, ma la ricchezza se la fottono da decenni Gheddafi e la sua famiglia.
Bossi parla poi di pericolo per gli affari italiani in Libia, come il peggiore sfruttatore finanziario internazionale.
Sembra uno che accetterebbe anche di trattare con il cartello di Medelin, basta fare affari.
Che bel leader vicino al popolo ha la padagna del magna magna: disposto a trattare anche con un assassino di bambini per un barile di petrolio.
Anche qua Bossi non capisce una mazza: nulla ci vietava di fare come Sarkozy e di prendere subito posizione per gli insorti.
Noi, grazie al suo compagno di merenda dei lunedì ad Arcore, passiamo per amici del rais, non certo del popolo libico.
Lo abbiamo omaggiato, ci siamo prostrati ai suoi piedi, gli abbiamo baciato le mani insanguinate di criminale e ora abbiamo paura che un nuovo governo ci tagli due barili di petrolio.
Bastava avere dignità  e prendere posizione da subito, cosa sconosciuta a   questo governo di cortigiani.
Ora i ribelli, se prenderanno il governo della Libia, sapranno che in Italia c’è un partito che sta sui coglioni al 90% degli italiani perbene, ma che è stato portato al governo dal sultano del bunga bunga d’importazione da Tripoli, che preferiva Gheddafi a loro e che avrebbe fatti volentieri trucidare i loro bimbi di pochi anni in cambio di qualche profugo affogato e di qualche barile di petrolio.
E Bossi lasci perdere Al Qaeda che con la rivolta non c’entra nulla: l’argomento serve solo alla Lega e ai giornali fintodestri del premier per far spaventare il tranquillo borghese destrorso che vede terroristi islamici anche sotto il letto, non accorgendosi che si tratta solo dell’amante della moglie.
Che becerodestra, che vecchiume, che ipocrisia, che viltà , che concezione economicistica della vita senza patria e valori, senza umanità  e solidarietà .
“Ci sono ministri che parlano a vanvera” ha detto ieri Bossi: su questo almeno concordiamo.

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LA GERMANIA SI DEFILA, BUFERA SULLA MERKEL

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

POLEMICHE IN GERMANIA PER LA SCELTA DEL GOVERNO TEDESCO DI ASTENERSI ALL’ONU: LA MERKEL ATTACCATA SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA….LE SCADENZE ELETTORALI PESANO SULLA SCELTA DEL GOVERNO      

«Colpo alla posizione internazionale della Germania», denuncia il settimanale liberal Der Spiegel.
«Ci danneggiamo da soli nel mondo», incalza l’editoriale di oggi sul governativo Die Welt.
La decisione del governo Merkel di astenersi all’Onu insieme a Cina e Russia sulla no-fly zone, e di non votare come le altre potenze occidentali, ha scatenato una tempesta a Berlino.
Critiche bipartisan da tutti i media, polemiche negli stessi partiti di governo.
E l’ombra sinistra della voglia di appeasement con i dittatori (la politica con cui Londra e Parigi nel 1938 con Chamberlain e Daladier sacrificarono la Cecoslovacchia a Hitler anzichè reagire, sperando invano di evitare la guerra) pesa sulla potenza che, dalla difesa dell’euro all’austerità  dei conti pubblici fino alle scelte sul nucleare, alza sempre la voce da aspirante leader per dettare legge all’Europa.
Ma nel momento critico, sulla Libia si schiera come Hu Jintao, come Putin o in Italia come la Lega.
«Germania isolata nel mondo occidentale», scrive la Sueddeutsche Zeitung di Monaco.
Anche le testate più filogovernative non sono tenere: «è il grande errore della Germania, è un segnale sbagliato lanciato al mondo, e ci danneggia molto», ammonisce Die Welt, aggiungendo «stare sulla stessa barca non con l’Occidente bensì con Cina e Russia non è una scelta di cui essere fieri». Riluttanza inspiegabile e dannosa, insiste Der Spiegel.
È stato insomma il venerdì nero di un clamoroso autogoal sulla scena mondiale per Angela Merkel.
Le accuse dei media si fanno ancor più pesanti, guardando alle scadenze elettorali di domani e di domenica prossima: con elezioni in tre Stati, difficilissime e pericolose per il governo, il centrodestra cerca con ogni mezzo di guadagnare consensi.
Anche, come ha detto in Parlamento ieri il vicecancelliere Guido Westerwelle, assicurando che «nessun soldato tedesco andrà  in guerra».
Menzogna spudorata agli occhi del mondo globale: ogni testata o canale tv ricordano che l’Onu ha detto sì a una no-fly zone ma non ha chiesto nè operazioni militari terrestri nè specifici contributi di un paese o di un altro.
A Berlino gli osservatori più impietosi rilevano che la Germania sempre pronta ad alzare la voce con tutti sull’euro, sui conti pubblici o sul nucleare non ha i titoli per una simile azione d’emergenza: le ore di volo d’addestramento annuali nella Luftwaffe sono appena un terzo di quelle nella Royal Air Force.

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L’ITALIA E LA CRISI LIBICA: IL VOLTAFACCIA OBBLIGATO E IL TRADIMENTO DELLA LEGA

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

UN’ITALIA “BADOGLIANA” PROTAGONISTA DI UN CAROSELLO GROTTESCO: ANCORA AD AGOSTO PER BERLUSCONI GHEDDAFI ERA UN EROE IRREDENTISTA, UN RIFORMISTA E UN AMICO… QUANDO ERA LA SINISTRA RADICALE A VOTARE CONTRO GLI INTERVENTI BELLICI ERANO “TRADITORI DELLA PATRIA”, ORA CHE LO FA BOSSI NESSUNO LO CACCIA   DAL GOVERNO

Ecco, la farsa della gheddafeide scrive una nuova puntata.
Siamo di nuovo in guerra: e dunque l’Italia è di nuovo fatalmente inchiodata alla caricatura della propria storia, di nuovo “badogliana”, di nuovo cialtrona, di nuovo protagonista di un voltafaccia clamoroso, di un carosello grottesco, drammatico (e al tempo stesso comico), in una giornata di decisioni irrevocabili, di esternazioni governative surreali e di equilibrismi che in un Paese serio sarebbero accompagnati dal ricorso al sacrosanto istituto delle dimissioni.
“È possibile una nostra partecipazione militare”, assicurava ieri Ignazio La Russa.
Mentre Franco Frattini aggiungeva, con l’aria di chi deve giustificare qualcosa: ”Sarà  una missione che comprende il blocco navale sulle coste libiche e che ha anche un potente effetto di deterrenza sull’immigrazione”.
Come sembrano lontani quei giorni di agosto – meno di un anno fa – in     cui Silvio Berlusconi, con a fianco il sorriso radiosamente inerte del suo ministro degli Esteri assicurava spavaldo: “Il Trattato di amicizia italo-libico porterà  dei vantaggi per tutti e chi non lo capisce, purtroppo in questi giorni si sono sentite delle critiche, appartiene al passato ed è prigioniero di schemi superati”.
Di più: “Ora noi – diceva Berlusconi il 30 agosto 2010 – vogliamo guardare avanti”. (È bene ricordare che contro il trattato votarono solo Radicali, dipietristi e due deputati del Pd – Sarubbi e Colombo – si opposero, fuori dalle aule, le sinistre radicali di Vendola e di Diliberto).
Ma dei proclami e delle professioni di realpolitik da ieri non resta traccia: tutto cancellato, per incanto.
Dunque, a sentire i suoi ministri, l’Italia parteciperà  al conflitto contro il regime di Tripoli, mettendo a disposizione basi, navi e persino aerei.
Per un intervento che – per fortuna – non ha ragioni coloniali, ma umanitarie. Eppure, ieri, per capire lo stato dell’arte, bastava guardare la faccia del ministro Frattini, mentre con aria vagamente sbattuta, declinava nella commissione del Parlamento la totale ritrattazione della propria politica estera.
È anche per questo che il governo arriva alla svolta male, malissimo, pressato (se non costretto) dall’America e dalla Comunità  internazionale, con i nostri ministri che perdono quel poco della faccia che gli era rimasta, in un’audizione quasi surreale.
Se non altro paragonata con le celebrazioni sdraiate, i caroselli di frecce tricolori, le professioni di amicizia Italo-libica in cui (solo l’estate scorsa) accoglievamo Gheddafi come un amico e un eroe irredentista (ancorchè impecettato della foto di un guerrigliero anti-italiano) impegnandoci solennemente a negare l’uso delle basi per un intervento contro il suo regime.
Ovvero: proprio il contrario di quello che Frattini ha annunciato ieri, con tanto di appello (recitato da La Russa) dei sette siti militari che parteciperanno all’attacco.
Com’era ammirato il nostro ministro degli esteri, solo pochi mesi fa: “Gheddafi ha realizzato una riforma che chiama dei Congressi provinciali del popolo: si riuniscono assemblee di tribù e potentati locali, discutono e avanzano richieste al governo e al leader. Ogni settimana Gheddafi va lì e ascolta. Sono segnali positivi” (era il 17 gennaio 2010).
E come era cauto, e “neutralista”, ancora pochi giorni fa: “Non dobbiamo dare l’impressione sbagliata di voler interferire, non sarebbe rispettoso della sovranità  e dell’indipendenza dei popoli” (21 febbraio 2011).
Dunque siamo davvero di nuovo “badogliani”: un paese che non rispetta i trattati e che cambia fronte a guerra in atto.
Ed è un governo che arriva alla scelta giusta senza possibili attenuante o giustificazioni, dal momento che, lo stesso premier, e     gli stessi ministri che avevano ospitato con onori e salamelecchi la tenda di Gheddafi, dichiarano guerra al dittatore che avevano magnificato.
Se può esserci un altro corollario grottesco è in un paradosso simbolico che Berlusconi deve fronteggiare: la sceneggiatura hard delle ultime intercettazioni sulle mantenute dell’Olgettina.
Quelle che vantavano l’attitudine alla prostituzione (“Sono una troia-troia-troia-troia…”) in un paese in cui il Bunga Bunga è diventato un genere letterario di importazione libica, per ammissione dello stesso premier.
L’ultimo tassello ridicolo – come se non mancassero elementi comici – è l’assenza in aula della Lega (e persino degli autoproclamati “responsabili”!), che non partecipa al voto, rendendo determinante il sostegno delle opposizioni.
Dice Umberto Bossi: “Mi comporto come gli statisti tedeschi”.
Peccato che quando era la Sinistra radicale a distinguersi, il centrodestra gridava:“Traditori della patria”.
Ma a questo governo si perdona tutto: le gaffe sull’emergenza rifiuti, le panzane sul nucleare (che prima era priorità  assoluta, e ora diventa “argomento di riflessione”), la politica estera fast food.
C’è, nel valzer scomposto di questa gheddafeide, la fotografia fuori fuoco di un governo che affronta drammi, senza mai sembrare serio.
Ps. Indovinate quando ha convocato il consiglio dei ministri sulla Libia, Berlusconi? Proprio lunedì.
Così non può andare dai giudici.

Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FINI: “SMENTITO CHI CRITICAVA LE CELEBRAZIONI: NON ESISITONO TRE, QUATTRO, CINQUE ITALIE, MA UN’UNICA ITALIA”

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA CAMERA IN CARNIA: “ESISTONO DIVERSE SENSIBILITA’ E COLLOCAZIONI, NON DIVERSE IDENTITA'”…”IN LIBIA L’ITALIA DEVE FARE LA PROPRIA PARTE PERCHE’ CHI CERCA LA LIBERTA’ POSSA OTTENERLA”

“Non è sbagliato parlare di tante piccole patrie all’interno della grande patria comune”.
Gianfranco Fini, in visita a Tolmezzo, nella Carnia, in Friuli Venezia Giulia, torna sulle cerimonie per i 150 anni dell’Unità  d’Italia, sottolineando l’indivisibilità  del Paese. “Non esistono tre, quattro, cinque Italie – sottolinea il leader di Fli ricordando le parole di Napolitano – ma un’unica Italia. Esistono semmai diverse sensibilità , diverse collocazioni. Non ci sono, però diverse identità “.
Ed è a questo punto che arriva la frecciata alla Lega: “Coloro che criticavano la celebrazione non avevano capito che il nostro popolo ha la necessità  di momenti unitari, di consapevolezza, che le radici dell’unità  nazionale sono più serie e profonde, perchè ancorate a un’identità  formata attraverso pagine impegnative e momenti corali di assunzione di responsabilità “.
Per il presidente della Camera il federalismo “fonda le sue radici nella solidarietà ” e deve proporsi l’obiettivo “di valorizzare le identità  locali”, ma anche di “armonizzarle dentro la realtà  nazionale”.
Un federalismo che, secondo Fini, deve essere solidale come lo è stato ai tempi del terremoto che sconvolse il Friuli.
Fini, infatti, ricorda la storia di immigrazione che ha attraversato la Carnia,
invitando le popolazioni di queste terre ad essere, proprio per la loro storia, accoglienti nei confronti dei “nuovi cittadini” che arrivano da altri paesi ma che qui devono “potersi sentire nella loro terra” pur essendo questa “non la terra dei loro padri”.
In Libia “è doveroso che l’Italia faccia la propria parte perchè chi cerca la libertà  possa ottenerla – afferma Fini – Quello che accade nel Mediterraneo è la riprova di come non ci possa essere una dittatura per quanto feroce, tale da impedire ai popoli di chiedere e ottenere la propria dignità  “.

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TRA BALLETTI E SPOGLIARELLI SPUNTANO LE FOTO DI ARCORE

Marzo 20th, 2011 Riccardo Fucile

UNA RAGAZZA; “SILVIO CON NOI FINO ALLE 4 DI NOTTE”…ELISA TOTI ALL’AMICA: “MI SENTO MORIRE: SE VIENE FUORI QUALCOSA MI TRASFERISCO IN CINA”

Ecco gli interni di Arcore e di Villa Certosa, a Punta Lada, nel comune di Porto Rotondo. Ed eccoli pieni di ragazze, sono quelle del bunga bunga.
E l’imputato Silvio Berlusconi, grazie agli ultimissimi accertamenti della polizia postale sui telefoni Black Berry delle sue disinvolte ospiti, si ritrova in mano non solo i tanti file audio e le lettere di cui parlavano nei giorni scorsi, ma anche queste nuove immagini.
Cominciamo da Villa San Martino e da Marystelle Polanco, e cioè “una pericolosa”, almeno stando a Emilio Fede. Il direttore del Tg 4 si raccomanda con Nicole Minetti: “Attenzione, io conosco la sua storia vera, perchè io l’ho eletta miss Pompeo, l’ho avviata eccetera… (le) avevano trovato un coltello, droga eccetera, guarda ti dico è una persona pe-ri-co-lo-sis-si-ma”. La conversazione risale al 26 settembre 2010, ma “il giorno 9 gennaio 2011, dalla mezzanotte e un minuto alla mezzanotte e nove minuti” il telefonino della soubrette di Colorado cafè si accende: è ad Arcore.
E scatta varie foto. Le (parola di premier) “cene eleganti” mostrano una Marystelle inedita che balla, scollata, e poi – secondo scatto – apre la gonna sorridendo.
Eccola, sempre ad Arcore, con Aida Yespica e poi ancora con Elena Morali, la bionda “padana” amica di Renzo Bossi, il Trota.
Tempo cinque giorni e ci sarebbe stata la perquisizione alle ragazze della Dimora Olgettina, dove abitano sia Marystelle, sia Elisa Toti.
Ed è lei, 32 anni, modella, di buona famiglia, una delle più prudenti con i “vecchi scatti”.
Ma non è servito: “Le fotografie qui riportate – scrive la polizia – sono immagini cancellate e sono state estrapolate dall’hard disk del portatile”.
E che cos’hanno ripescato i tecnici informatici?
Due scatti, con gruppi di ragazze, vestite di nero, che ballano.
È il 7 gennaio 2009, sono quasi le 3 e mezzo di notte e la cella telefonica agganciata dal telefonino di Elisa è vicina a Villa Certosa.
Sono foto che possono sembrare quelle di un qualsiasi compleanno, se non fosse che questa ragazza sa bene che cosa accade nelle dimore del presidente.
E il 9 gennaio di quest’anno, appena tornata a casa, confida alla madre, un’anziana insegnante di Storia dell’arte in pensione, “di essere preoccupata per la salute di lui”, e cioè di papi-Berlusconi.
Lo dice dopo essere rimasta ad Arcore per “quasi una settimana… mamma mia, una cosa allucinante… Quando ci siamo noi, fa le quattro tutte le notti, non dorme, sta tutta la notte con noi, una e un’altra…”.
Elisa aveva inviato al premier, chiamandolo amore e tesoro, una “richiesta di aiuto per lavoro, casa e denaro” e lo aveva ringraziato per “i bellissimi giorni passati a Milano”, ma teme sempre che in giro si sappia quanto siano “eleganti” quelle cene: “Io mi sento morì, se viene fuori qualcosa mi trasferisco in Cina”, dice attraverso Skipe all’amica Adriana Verdirosi.
Perchè più si mettono insieme le immagini e le parole, gli orari degli scatti e le confidenze delle ragazze del bunga bunga, più si capisce quanto profonda sia la convinzione dei pm.
Più d’una volta, nel sottobosco milanese che circonda questa storia, s’è parlato di filmati e ricatti, di riprese “pirata” e di compravendita di scatti: e due filmati – attenzione – ci sono.
Spuntano proprio dal telefonino di una delle ragazze più chiacchierate, Concetta De Vivo.
Esiste, scrivono i detective, “un filmato File Img, durata 00’01, e viene ripreso un atto sessuale completo, risultando impossibile identificare i soggetti interessati”.
E poi un “File Img, durata 00’05”, e il video riprende la scena a carattere sessuale precedente, mostrando il volto della De Vivo Concetta e di un uomo n. m. i.”, cioè non meglio identificato.
Se “si precisa che non è tecnicamente possibile collocare in un contesto spaziale o temporale i filmati”, è anche vero che questa traccia video segna un punto cruciale.
C’è la possibilità  che davvero qualcuno abbia fatto filmati ad Arcore.
E sui rapporti tra le gemelle De Vivo e Berlusconi il mistero è fitto.
C’è chi, come l’ex prefetto Carlo Ferrigno, pluri-inquisito, nota come lui faccia ritardare il percorso ufficiale per rimanere da solo con loro sull’aereo.
Chi sottolinea come nell’agenda De Vivo ci fosse il cellulare di Nicola Cosentino, e cioè il parlamentare forzista che si è opposto a Mara Carfagna.
Non fanno un po’ paura, queste ragazze che girano intorno ad Arcore, affamate di soldi e “carriera”?
Donne che si dicono: “Lo devo chiamare, voglio tornare perchè ieri m’ha dato poco, voglio qualcosa in più”.
Emilio Fede una volta ha sganciato soldi: a “una di quelle che circolavano… gli ho dato di tasca mia, senza farlo risultare a lui, diecimila euro! Va bene? Perchè aveva – dice Fede a Nicole Minetti – delle fotografie scattate col telefonino, aveva bisogno di soldi, dico va beh, te li do io! Diecimila”.
Ragazze difficili, dure, strane, che incollate davanti allo schermo tv sognano di diventare delle star e s’arrabbiano se vengono sorpassate nella gara: “Lo state guardando il Grande fratello per caso?”, chiede Iris sempre a Concetta, detta Imma, il 10 gennaio scorso.
Certo che lo guardano: “C’è quella Valentina (Costanzo), adesso ci hanno telefonato”, risponde Concetta. à‰ una loro vecchia conoscenza.
“Che puttana!”, reagisce subito Iris. “E lui – il riferimento sembra essere diretto al premier   –   è un gran figlio di m., io sono andata a fare due casting, vaff (…) Lei entra come altri due, come all’Isola (il riferimento è al reality sulla Rai, ndr), che ne entrano quattro grazie a lui, ma vaff…”.
Anche l’ex meteorina Barbara Guerra sembra sulla rampa di lancio per l’Isola. Al telefono, il suo agente Lele Mora, la tranquillizza. “Ho parlato sia con Marano (ex presidente di Rai 2 in quota Lega), perchè stamattina mi ha chiamato anche Antonio e poi luiiiiiiiii. Martedì vado giù, magari ti porto anche con me”.
Barby non sta nella pelle, ma anche il più ortodosso dei berlusconiani dovrebbe capire che la situazione si va facendo più che scivolosa per il capo del governo: e che il Berlusconi politico e milionario fa sempre più fatica a difendere la limpidezza delle relazioni notturne del suo alter ego, papi-Silvio.

Piero Colaprico e Emilio Randacio
(da “La Repubblica“)

argomento: Berlusconi, Costume, Giustizia, governo, Politica, radici e valori | Commenta »

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