Gennaio 19th, 2013 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PREME DOPO I SONDAGGI DELLA GHISLERI… L’EX MINISTRO ANNUNCIA: “BASTA ESAMI SULLA MIA MORALITA'”
Aria tesa a palazzo Grazioli dove, in un vertice ristrettissimo, si sta cercando di
risolvere il rebus della compilazione delle liste.
Tra i nodi, a creare maggiori attriti, è ancora quello sulla presenza dei cosiddetti«impresentabili».
Secondo quanto viene riferito dalle agenzie i stampa, infatti, starebbe emergendo la linea dura.
Lo stesso Silvio Berlusconi, con un occhio anche ai sondaggi e alle indicazioni che sono arrivate nei giorni scorsi dalla fidata Ghisleri, si sarebbe convinto della necessità di varare liste quanto più «pulite» possibile.
Una linea che – sempre secondo quanto viene riferito – potrebbe anche fare vittime illustri: oltre a Marcello Dell’Utri (ancora ieri sera il Cavaliere aveva spiegato che molto probabilmente non sarebbe stato candidato), a essere escluso potrebbe essere anche Nicola Cosentino.
Una decisione che sarebbe in controtendenza con quanto emerso negli ultimi vertici in cui a predominare era stata la posizione di Denis Verdini, spesso in forte contrasto con il segretario, Angelino Alfano.
Sempre secondo quanto viene riferito, la delicata pratica di contattare telefonicamente i candidati all’esclusione è stata affidata all’avvocato Niccolò Ghedini.
La riunione è ancora in corso e i capovolgimenti non possono essere esclusi: d’altra parte il campano Cosentino, e con lui anche Luigi Cesaro o Amedeo Laboccetta, sono considerati portatori di voti che potrebbero essere fondamentali, soprattutto per l’obiettivo di essere determinanti al Senato.
Nonostante le pendenze giudiziarie, dovrebbe essere candidato a palazzo Madama in Lombardia, il Governatore uscente Roberto Formigoni.
Nessun dubbio anche sull’inclusione di Denis Verdini.
Annusata l’aria che tirava, e dopo un incontro di due giorni fa con Silvio Berlusconi andato sostanzialmente a vuoto, ha deciso di ritirarsi dalla corsa l’ex ministro Claudio Scajola: “Per la dignità mia e della mia famiglia non sopporto più esami da parte di alcuno sulla mia moralità . Per queste ragioni ritiro la mia candidatura. I miei valori, la mia storia e il mio stile di vita parlano per me. Con buona pace di qualunque arbitro. Per quel che concerne le mie ‘vicende giudiziarie’, tocca ricordare, nero su bianco, che Claudio Scajola ha inanellato solo archiviazioni, proscioglimenti e tanti mal di pancia”.
(da “La Stampa”)
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Gennaio 19th, 2013 Riccardo Fucile
LA SINISTRA PORTA UNA LORO RAPPRESENTANZA IN PARLAMENTO CON PROPOSTE PRECISE… FLI AVEVA APERTO LA VIA, POI SI E’ PERSA PER STRADA
«I nuovi italiani sono la rivoluzione di queste elezioni, insieme alla scelta di avere più donne in Parlamento».
Così il vicesegretario pd Enrico Letta ha presentato ieri le candidature di Khalid Chaouki, nato in Marocco, in Italia dall’età di 9 anni, giornalista, Fernando Biague, originario del Guinea Bissau, in Italia da 27 anni; Cecile Kyenge, nata in Congo, medico e Nona Evghenie, nata in Romania, laureata in Economia, in Italia dal 2002, consigliere comunale di Padova.
«La rappresentanza non può avere un’unica origine mentre nella società vi sono provenienze diverse», ha detto Letta.
E’ difficile parlare di immigrazione in tempi di crisi economica e sociale, è difficile farlo in campagna elettorale.
Perchè è uno di quei temi su cui difficilmente scatta l’applauso.
Eppure è sul governo dell’immigrazione, sul progetto di convivenza tra italiani e immigrati che si decide quale sviluppo economico si intende promuovere, se basato sulla valorizzazione del capitale umano oppure sulla sua umiliazione attraverso la competizione sul basso costo del lavoro; se saremo un Paese euromediterraneo e se sapremo aiutare gli italiani a diventare cittadini europei e del mondo.
A sinistra si muovono, nel centrodestra c’è la politica del silenzio, se non peggio.
C’è da aspettarsi che il rinato Berlusconi rispolveri nel suo discorso populista il no agli immigrati perchè ci portano via il lavoro e la casa, salvo essere smentito dalla realtà .
Monti ha dovuto emanare un decreto flussi per la necessità di lavoratori in determinate professioni e perchè anche dentro la crisi permangono quei lavori che gli italiani non vogliono fare.
Bersani annuncia che la prima riforma del suo governo sarà la norma che consente a chi nasce e cresce in Italia, figlio di immigrati che risiedono nel nostro Paese almeno da 5 anni di essere italiani.
E presenta un programma preciso: norme che vanno abrogate subito, come il reato di immigrazione clandestina, la tassa sul permesso di soggiorno, il superamento dei Cie per ricondurre l’istituto del trattenimento al limitato e temporaneo scopo dell’identificazione dello straniero.
Le proposte sono: programmazione dei flussi di ingresso che siano più efficaci e snelli; forme di incontro tra domanda ed offerta di lavoro come l’ingresso per ricerca di lavoro e lo sponsor; trasferimento ai comuni della competenza del rinnovo del permesso di soggiorno; potenziamento della formazione in loco; capacità di attrarre talenti; facilitazione degli ingressi agli studenti e ai docenti stranieri nelle nostre università ; possibilità per i lavoratori immigrati che tornano nel loro Paese prima dell’età pensionistica di accreditare i contributi lavorativi acquisiti; promozione delle politiche di coosviluppo e dell’immigrazione circolare; miglioramento della qualità dell’amministrazione dedicata alla gestione dell’immigrazione regolare per renderla più efficiente.
Per prevenire e contrastare l’immigrazione clandestina Il Pd prevede la concessione di regolarizzazioni ad personam, punta sul rimpatrio volontario, definisce un sistema di espulsioni che sia compatibile con i valori della nostra Costituzione.
E ancora: diritto all’unità familiare anche per i rifugiati e richiedenti asilo; riconoscimento del diritto di voto amministrativo; attuazione del diritto costituzionale alla libertà religiosa; programma di lingua e cultura italiana; servizio civile per i giovani immigrati; forte investimento nell’educazioni interculturale rivolta a tutti anche per prevenire e contrastare il fenomeno in atto di abbandono scolastico e segregazione formativa dei giovani immigrati; fondo nazionale per le politiche dell’immigrazione cofinanziato anche dalle imprese e da soggetti privati.
Si può essere d’accordo o meno su una parte di queste proposte, ma non tacere e non avere idee al riguardo, se non di seconda mano e svogliatamente trattate come un qualcosa di secondario di un programma elettorale.
Passi che non interessi alla becero-destra degli affogatori di profughi e del business con il criminale Gheddafi, ma il silenzio di chi, come Fli, aveva posto l’attenzione su una nuova visione del problema integrazione, non è coerente con i principi enunciati.
Che nelle occasioni televisive il tema sia assente ed evitato dai vertici di Fli, in nome di chissà quale prudenza, è sintomatico di quanto sia ancora arduo il percorso per una destra civile e moderna.
Quanto sarebbe stato significativo candidare almeno un “nuovo italiano” capolista, basti immaginare il risvolto mediatico che avrebbe avuto una scelta del genere.
Magari in Tv mentre si confronta, dati alla mano, con il rutto di Salvini o gli strilli della Santanchè. Gli italiani avrebbero avuto la visione plastica tra la destra delle caricature e quella sociale del futuro.
Dio ci salvi dai prudenti.
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Gennaio 19th, 2013 Riccardo Fucile
LA COALIZIONE DI MONTI NON DEVE SCENDERE SOTTO IL 15% ALTRIMENTI NON RISULTEREBBE DETERMINANTE
Il Professore dovrà prendere trenta al Senato per potersi laureare alle
elezioni. Trenta sono infatti i seggi che gli consentirebbero di essere determinante nella formazione della maggioranza a Palazzo Madama.
È questa la linea del Piave di Monti, la sua trincea, il numero che lo divide dal trionfo o dalla disfatta.
Perciò dovrà attestarsi a «quota 15%», perchè arretrando rischierebbe di diventare irrilevante se Berlusconi fosse in grado di vincere la battaglia del Quadrilatero, se riuscisse cioè a conquistare, oltre al Lombardo-Veneto, anche la Sicilia e la Campania.
Così il Cavaliere trasformerebbe in vittoria la sconfitta che per lui si profila alla Camera, e grazie ai premi di maggioranza in quelle quattro regioni non consentirebbe a Bersani di formare il governo senza i suoi voti.
La sfida delle urne sta tutta qui, è descritta in uno studio che il premier e i suoi alleati hanno analizzato, una mappa che i numeri hanno trasformato in una zona di guerra, dove sono dispiegate le forze in campo e il loro peso.
In questa «simulazione di distribuzione dei seggi per il Senato» vengono prese in esame «diverse ipotesi di vittoria delle coalizioni».
E non è un caso se il report si sofferma solo su tre casi.
Il primo contempla la vittoria del centrosinistra in tutte le regioni, tranne la Lombardia, il Veneto e la Sicilia assegnate al centrodestra.
Con questo scenario Bersani arriverebbe a 148 senatori, restando dieci seggi sotto la maggioranza.
I trenta montiani sarebbero fondamentali per garantire il varo dell’esecutivo, e renderebbero marginali i 106 senatori del Cavaliere.
Il Professore sarebbe ancor più determinante nel caso in cui Berlusconi conquistasse l’intero Quadrilatero, aggiungendo la Campania alla Sicilia e al Lombardo-Veneto, e arrivando a 116 seggi contro i 138 di Bersani.
C’è dunque un motivo se nei giorni scorsi Casini, in una conversazione riservata, ha commentato con una battuta la «rimonta» del Cavaliere: «Meno male che è risalito un po’ nei sondaggi, altrimenti il centrosinistra avrebbe vinto anche al Senato».
Ma la confidenza disvela una preoccupazione latente, che poi è tema di dibattito nel Pdl e nel Pd.
Come si comporterà Monti in campagna elettorale?
Riuscirà ad espandere il proprio consenso?
O quantomeno, sarà in grado di tenere le posizioni di qui alle urne?
Perchè la terza proiezione spiega che il premier non può arretrare dalla linea di trincea del 15%: in quel caso otterrebbe solo venti seggi al Senato, e se Berlusconi conquistasse le quattro regioni chiave rovescerebbe il risultato della sfida.
Per il centrosinistra si rinnoverebbe l’incubo del 2006: i 138 senatori di Bersani e i venti di Monti arriverebbero infatti a stento alla quota necessaria per la maggioranza, ed è chiaro che non basterebbero, che l’ingovernabilità potrebbe essere scongiurata a Palazzo Madama solo dall’appoggio dei 126 voti del centrodestra.
Stretto nella morsa delle due maggiori forze politiche, salterebbe così il disegno del Professore e anche quello del leader democratico.
Ecco perchè il Cavaliere sta puntando tutto su quelle quattro regioni, ecco perchè – pur di rendere marginale Monti – invita gli elettori a dare il loro voto «al Pd piuttosto che agli altri partiti».
C’è nel Cavaliere – come dicono i suoi stessi avversari – una «feroce determinazione» nel perseguire l’obiettivo: «I tempi sono stretti ma noi siamo abituati ai miracoli», dice Berlusconi.
È tutto da vedere se riuscirà nell’impresa.
A far da contrappeso c’è però qualche esitazione del Professore, che ha insinuato timori e perplessità negli alleati.
Sono dubbi dettati dall’impostazione della campagna elettorale e dalle carenze organizzative della sua struttura, se è vero che il premier ha dovuto chiedere aiuto a un «professionista della politica» come il segretario dell’Udc Cesa per raccogliere le firme necessarie alla presentazione delle liste.
Se Monti non facesse trenta, Berlusconi farebbe trentuno.
Lo s’intuisce dal modo in cui parla di Bersani, «persona molto simpatica»: «Ricordo quando venne a trovarmi in clinica dopo che ero stato colpito al viso alla manifestazione di Milano. Con grande naturalezza mi prese la mano e parlammo per venti minuti. Da allora conservo di lui un buon ricordo. Ogni tanto fa il duro, ma io al massimo della durezza rispondo che è un uomo del vecchio apparato».
Sembra un brano del libro cuore, è l’approccio di chi nel 2006 – appena aperte le urne – propose a Prodi un governo di larghe intese.
Perciò Bersani confida che Monti resista, anche se – a leggere le tre simulazioni – il Professore si sarà reso conto che non sarebbe il capo di un terzo polo ma il leader di una quarta forza.
Perchè in quei report Grillo ha sempre e comunque 31 seggi.
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 19th, 2013 Riccardo Fucile
TUTTI I SIMBOLI APPARENTATI AL PDL
Alcuni ricchissimi collezionisti stranieri hanno offerto cifre esorbitanti pur di accaparrarsi il bozzetto originale di tutti i simboli apparentati al Pdl nelle imminenti elezioni italiane.
Per uno in particolare, “Potere ai cittadini-Lista del Popolo-Con Pino Maniaci ora tocca a noi”, un miliardario kazaco, già in possesso della dentiera di Liberace e di un senatore dell’Idv usato (era già stato acquistato da Berlusconi nella scorsa legislatura) avrebbe firmato un assegno in bianco.
Per comodità dei lettori, riassumiamo qui di seguito l’elenco ufficiale delle 14 liste che sostengono Berlusconi alle prossime politiche.
Si tratta di Popolo della Libertà , Lega Nord, la Destra, Italia Domani, Rinascimento Italiano, Intesa Popolare, Grande Sud, Siciliani, Fratelli d’Italia, Mir Samorì, Pensionati, Basta Tasse, Liberi da Equitalia e infine il pezzo più pregiato, che è il già citato “Potere ai cittadini-Lista del Popolo-Con Pino Maniaci ora tocca a noi” .
Ma altre liste di sostegno a Berlusconi, meno fortunate benchè ugualmente meritevoli, non sono riuscite a presentare in tempo il loro simbolo al Viminale.
Ecco l’elenco.
POPOLO POPOLARE
Nato da una frangia dissidente del Pdl, il Popolo popolare propone un’accentuazione in senso popolare della vocazione popolare del centrodestra. A capo del movimento è l’imprenditore veneto Bigio Sbrasellato, il cui slogan “con il popolo, per il popolo, nel popolo, sul popolo, dal popolo, fra il popolo!” campeggia nella catena di rivendite di cartongesso (ben 12) che Sbrasellato ha aperto nel suo piccolo paese, San Simplicio, facendone la capitale mondiale delle rivendite di cartongesso.
PARTITO DEL POPOLO POPOLARE
È una scissione della precedente lista, voluta dal fratello minore di Sbrasellato, Gigio, che in una conferenza stampa ha ammesso di non sapersi spiegare l’accaduto e di desiderare fortemente che il Popolo popolare e il Partito del popolo popolare si rappacifichino e trovino un accordo per presentare liste uniche alle elezioni del 2018.
POPOLO!
È la lista personale del deputato campano Enzo Popolo, espulso dal Pdl per avere tentato di vendere a Berlusconi una partita di escort difettose (alle prime avances tiravano tremendi schiaffoni in faccia). Pentito, Popolo voleva riconquistare la stima del suo capo con una sua lista fiancheggiatrice, ma non ha fatto in tempo a presentare il simbolo perchè è morto durante una rapina.
DONNE E POLENTA
Emanazione della Lega Nord, nel simbolo ci sono un grosso paiolo e un mestolo di legno. Intendeva presentarlo Rosina Gervasenghis, la pasionaria della Val Brembana nota per avere dirottato un treno di pendolari trainandolo con una fune fino a casa sua, in frazione Gervasenga. Purtroppo il simbolo di Donne e Polenta presentava un inconveniente insuperabile: anche una volta stampato sulla scheda, bisognava mescolarlo continuamente.
NAZIONALSOCIALISTI PER BERLUSCONI
È un gruppo di nazisti di Varese che vorrebbe convincere Berlusconi a instaurare il Quarto Reich. Per invogliarlo,hanno inviato ad Arcore delle fotografie di Eva Braun. Le trattative sono fallite, ufficialmente, a causa dell’idiosincrasia di Berlusconi per i baffetti. Ma pare che la vera ragione sia che Berlusconi ha saputo dal suostaff che Eva Braun è morta.
LISTA CIVETTA
Ideata da un pubblicitario così scemo da essere stato licenziato da Klaus Davi, la Lista Civetta è un cerchio bianco, completamente vuoto, all’interno del quale ogni elettore può disegnare un simbolo personalizzato o incollare la sua fototessera. Convocato da Berlusconi per maggiori spiegazioni, il pubblicitario non ha saputo spiegare esattamente a cosa serve ed è stato congedato.
E’ bene specificare che queste 14 liste sono tutte vere, regolarmente depositate al Viminale e saranno presenti nella scheda elettorale.
Michele Serra
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 19th, 2013 Riccardo Fucile
DUE DECIDONO DI LASCIARE, ALTRI TRE VENGONO CACCIATI MA RESTA IN LISTA CHI AL TELEFONO ERA COMPLICE DELL’ILVA E ANCHE I CAMPIONI DI CONFLITTI DI INTERESSE.
È finita 5 a 6. 
Dopo due settimane di polemiche, il Partito democratico ha deciso di escludere tre candidati, mentre altri due si sono fatti da parte da soli.
Fuori dalle liste i siciliani Vladimiro Crisafulli e Antonio Papania, nonchè il campano Nicola Caputo.
Esclusi — ma senza aspettare la decisione dei garanti — anche Nadia Brembilla e Antonio Luongo.
Tra le file del Pd, però, restano alcuni candidati scomodi.
Per esempio quel Ludovico Vico che al telefono con i vertici dell’Ilva voleva far “sputare il sangue” al suo compagno di partito ambientalista, Roberto Della Seta.
O quell’ex sindaco di Messina, Francantonio Genovese, che ha talmente tanti interessi in città che gli hanno trovato un soprannome ad hoc.
Ecco chi si prepara al Parlamento e chi ha dovuto dirgli addio.
BOCCIATO ANTONIO PAPANIA
Era secondo in lista per il Senato ma non ci sarà . Ha patteggiato una condanna a 2 mesi per abuso d’ufficio. E c’è un rapporto dei Carabinieri secondo cui ha orchestrato assunzioni e affari sui rifiuti.
PROMOSSO LUDOVICO VICO
Sarà in lista invece il democratico tarantino intercettato nell’inchiesta Ilva. Diceva al telefono con l’azienda: “…lì alla Camera dobbiamo fargli uscire il sangue a Della Seta (il suo collega di partito ambientalista, ndr)”.
PROMOSSO GIOVANNI LOLLI
Il deputato abruzzese ha avuto un capo di imputazione per favoreggiamento nell’inchiesta sui presunti abusi della missione Arcobaleno. La Procura chiese il rinvio a giudizio, ma è arrivata prima la prescrizione.
BOCCIATO VLADIMIRO CRISAFULLI
Potentissimo esponente del Pd siciliano, è in Parlamento dal 2006 ma non ritornerà . È nel mirino della magistratura per i suoi rapporti con il boss di Enna, Bevilacqua (archiviato) e per abuso d’ufficio.
BOCCIATO NICOLA CAPUTO
È indagato da pochissimi giorni, da quando cioè la Procura di Napoli ha scoperchiato la truffa dei rimborsi gonfiati del consiglio regionale della Campania. La sua corsa verso il Parlamento finisce qui.
PROMOSSO ANDREA RIGONI
Un abuso edilizio gli è costato una condanna in primo grado a 8 mesi. Ma il reato è stato prescritto. E per Rigoni la questione è chiusa. Nella prossima legislatura, il democratico toscano sarà parlamentare.
PROMOSSO NICODEMO OLIVERO
Parla di bancarotta fraudolenta il Tribunale di Roma che ha incrociato il nome di Oliverio nel-l’inchiesta sulla cessione di Palazzo Sturzo. Il democratico calabrese, già tesoriere della Margherita, tornerà alla Camera.
RINUNCIA ANTONIO LUONGO
Accusato di corruzione per un appalto all’Asl di Matera, assunzioni e contributi elettorali. In un video viene immortalato mentre “tratta” la sua nomina al Copasir con un ex agente del
Sisde.
PROMOSSO FRANCANTONIO GENOVESE
Ex sindaco di Messina, campione di conflitto di interessi. Uno su tutti, l’incarico da azionista della Caronte, la società dei traghetti nello Stretto controllata da Pietro Franza. Anche alla Camera lo chiameranno “Franzantonio”.
PROMOSSO UMBERTO DE CARO
Ex socialista craxiano, ora di mestiere fa l’avvocato dell’ex ministro Mancino nel processo sulla trattativa. Da consigliere comunale a Benevento, ha avuto una condanna dalla Corte dei conti.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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