Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
LA NOTA DI PALAZZO CHIGI DOPO LA RIUNIONE DEL GOVERNO SULL’UCRAINA: “È STATO RIAFFERMATO L’IMPEGNO ALLA COSTRUZIONE, INSIEME AI PARTNER EUROPEI E OCCIDENTALI E CON GLI STATI UNITI, DI GARANZIE DI SICUREZZA SOLIDE ED EFFICACI NEL CONTESTO EUROATLANTICO. CIÒ ANCHE SULLA BASE DI UN MODELLO CHE IN PARTE POSSA RICALCARE L’ARTICOLO 5 DELLA NATO” (MA PUTIN NON ACCETTERÀ MAI
L’incontro ha “permesso di ribadire che non è prevista alcuna partecipazione
nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno”. Lo riferisce la nota di Palazzo Chigi dopo la riunione convocata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in vista della sua partecipazione al Vertice sulla pace e la sicurezza dell’Ucraina in programma domani a Parigi.
All’incontro – viene spiegato – hanno preso parte il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani (in videocollegamento), il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
“Nel corso della riunione è stato riaffermato l’impegno alla costruzione, insieme ai partner europei e occidentali e con gli Stati Uniti, di garanzie di sicurezza solide ed efficaci per l’Ucraina che trovino fondamento nel contesto euroatlantico.
Ciò anche sulla base di un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington, ipotesi che sta riscontrando sempre più interesse tra i partner internazionali”.
Nella riunione a Palazzo Chigi alla vigilia del Vertice sulla pace e la sicurezza dell’Ucraina in programma domani a Parigi, è stato “affrontato il tema dell’attuazione e del monitoraggio del cessate il fuoco, su cui si sta facendo spazio un possibile ruolo delle Nazioni Unite, che il Governo italiano sostiene da tempo”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
“ODIA IL REGNO UNITO, L’EUROPA E L’UCRAINA. E POTREBBE DIVENTARE PRESIDENTE IN QUALSIASI MOMENTO”
JD Vance, soprannominato anche JD “Dunce” (asino, ndR), è l’uomo più
pericoloso della Casa Bianca perché nutre un forte risentimento nei confronti dell’Europa.
È il timore condiviso tra molti alti diplomatici, che sostengono che il lamentoso vicepresidente sia ossessionato dall’idea di creare una frattura tra il continente europeo e gli Stati Uniti, dopo che le chat su Signal pubblicate dal The Atlantic hanno rivelato la sua insofferenza per aver aiutato i cosiddetti alleati degli Stati Uniti.
I messaggi hanno rivelato che il gruppo stava pianificando un attacco contro i ribelli Houthi nello Yemen, che secondo JD “Dunce” sarebbe stato molto più vantaggioso per l’Europa che per gli Stati Uniti.
Ha scritto: “Odio salvare di nuovo l’Europa”. Il brontolante segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha risposto: “Condivido pienamente il tuo disgusto per il free-loading europeo. È PATETICO”.
Secondo il sito web del Dipartimento di Stato americano, l’America “non ha un alleato più vicino del Regno Unito”.
Ieri sera Downing Street ha negato che il Regno Unito sia uno scroccone, affermando che il Regno Unito e gli Stati Uniti collaborano per sconfiggere nemici comuni come Daesh, precedentemente noto come Isis.
Il portavoce del premier ha dichiarato: “Saprete che il Regno Unito ha fornito supporto di rifornimento aria-aria per i recenti attacchi contro obiettivi chiave dei ribelli Houthi. Continuiamo inoltre a sostenere la coalizione guidata dagli Stati Uniti contro Daesh con pattugliamenti aerei di routine in Iraq e Siria.
“Continueremo a lavorare con gli Stati Uniti e gli altri alleati per garantire stabilità e sicurezza in Medio Oriente”
Il premier Keir Starmer si è recentemente piegato alle pressioni per aumentare la spesa per la difesa al 2,5% del reddito nazionale entro il 2027, dopo che Donald Trump ha chiesto all’Europa di frugarsi in tasca.
Ora l’astio del vicepresidente, che si è fatto beffe di lui, causerà un altro grattacapo ai diplomatici che cercano di coltivare la presunta “relazione speciale”.
E il disprezzo per gli alleati dell’Euro ha ora preoccupato le classi politiche dell’intero continente.
Un diplomatico europeo ha dichiarato: “È molto pericoloso per l’Europa, forse il più pericoloso dell’amministrazione”
Kaja Kallas, il capo della politica estera europea, ha recentemente accusato Dunce di “cercare di attaccare briga”.
Il vicepresidente ha affermato che prendere di mira le forze Houthi che attaccano le navi nel Canale di Suez serve più agli interessi europei che a quelli statunitensi, poiché l’Europa ha più scambi commerciali attraverso il canale.
Dunce ha detto che il suo capo forse non è consapevole di come l’azione degli Stati Uniti possa aiutare l’Europa.
Ha detto: “Non sono sicuro che il Presidente si renda conto di quanto questo sia incoerente con il suo messaggio sull’Europa in questo momento.
“C’è un ulteriore rischio di vedere un’impennata moderata o grave dei prezzi del petrolio”
(da .dailystar.co.uk)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
I MESSAGGI MOSTRANO INFORMAZIONI DETTAGLIATE SUI TIPI DI AEREI UTILIZZATI PER COLPIRE I RIBELLI YEMENITI E IL CALENDARIO DELL’ATTACCO … FONTI DELLA DIFESA ALLA “CNN”: “QUALSIASI MILITARE SAREBBE MANDATO DAVANTI AD UNA CORTE MARZIALE” – PRIMA MIKE WALTZ HA AMMESSO DI AVER AGGIUNTO ALLA CHAT GOLDBERG E POI HA DETTO DI NON CONOSCERLO, POI HEGSETH VIENE SMENTITO SUI PIANI DI GUERRA CONDIVISI, QUALI ALTRE FREGNACCE INVENTERANNO ‘STI PIPPONI PER NON ASSUMERSI LE DOVUTE RESPONSABILITA’?
Il direttore di The Atlantic Jeffrey Goldberg ha pubblicato sul magazine “i piani di
guerra” della chat del Pentagono dove era stato invitato per errore. Una decisione, spiega, dopo che Donald Trump, il segretario alla difesa e i vertici dell’intelligence hanno sostenuto ieri che nella chat non c’erano piani di guerra o materiale classificato.
The Atlantic ha pubblicato gli screenshot dei messaggi inviati tra i massimi funzionari dell’amministrazione Trump tramite l’app crittografata Signal, che descrivevano in dettaglio i tempi e gli obiettivi degli attacchi militari contro gli Houthi nello Yemen, sostenendo che la narrativa della Casa Bianca giustifica una divulgazione il più completa possibile. L
a rivista spiega di aver deciso che “c’è un chiaro interesse pubblico nel divulgare il tipo di informazioni che i consiglieri di Trump hanno incluso nei canali di comunicazione non sicuri, soprattutto perché le figure di spicco dell’amministrazione stanno tentando di minimizzare il significato dei messaggi che sono stati condivisi”.
Non tutti i messaggi sono stati pubblicati (la rivista ha scelto di non divulgare il nome di un agente della Cia che fungeva da capo dello staff del direttore dell’agenzia John Ratcliffe), ma The Atlantic ne ha pubblicati la maggior parte in formato immagine. I messaggi mostrano informazioni dettagliate sui tipi di aerei utilizzati per colpire gli Houthi e il calendario dell’attacco. Svelate anche le opinioni schiette di alti funzionari dell’amministrazione Trump, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz.
Le informazioni postate dal segretario della Difesa, Pete Hegseth, sulla chat di Signal erano altamente classificate nel momento in cui le scriveva perché l’operazione non era ancora stata avviata. E’ quanto dichiarano alla Cnn fonti del Pentagono, che erano al corrente dei piani dei raid in Yemen, dopo che The Atlantic oggi ha pubblicato gli screenshot dei messaggi di Hegseth.
“Questi piani operativi sono altamente classificati per proteggere i militari – spiegano le fonti – possiamo dire con sicurezza che qualsiasi militare sarebbe mandato davanti ad una corte marziale per una cosa del genere”. “Non forniamo questo tipo di informazioni su sistemi non classificati per proteggere la vita e la sicurezza dei militari che conducono questi raid – ribadiscono le fondi – se l’avessimo fatto, questo sarebbe interamente irresponsabile”.
Da quanto pubblicato oggi sull’Atlantic, emerge che il capo del Pentagono ha pubblicato sulla chat in un canale non protetto come Signal l’elenco completo dei decolli dei caccia che hanno partecipato all’operazione.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
DOPO L’AMMISSIONE DELLO SPIONAGGIO DA PARTE DEL GOVERNO CONTRO “MEDITERRANEA” LA ONG ACCUSA: “VOLEVANO I NOMI DEI TESTIMONI DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE CONTRO I TORTURATORI LIBICI”
Dopo quasi due mesi di misteri, smentite, ritrattazioni, e dopo innumerevoli versioni date dagli esponenti del governo Meloni sul caso dello spionaggio con il software Graphite della Paragon Solution, ai danni degli attivisti di Mediterranea Saving Humans e del direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, nell’ultima audizione al Copasir, il sottosegretario Alfredo Mantovano, ha ammesso che i servizi segreti italiani hanno spiato Luca Casarini e Beppe Caccia, i fondatori dell’associazione italiana che si occupa del salvataggio in mare dei migranti. Per Mantovano l’attività sarebbe stata svolta nell’ambito del contrasto all’immigrazione clandestina, in quanto Mediterranea Saving Humans sarebbe considerata come un target sensibile. Ma a svolgere le intercettazioni non sarebbero state le forze dell’ordine ordinarie, ma addirittura i servizi segreti, ed in particolar modo l’AISE che si occupa degli affari esteri. Con Luca Casarini, fondatore di Mediterranea Saving Humans, abbiamo provato a ripercorrere le fasi di questa vicenda ed analizzare ciò che è emerso dalle dichiarazioni di Mantovano al Copasir.
Ora Mantovano ammette che i servizi segreti italiani hanno utilizzato il software di Paragon per spiare Mediterranea, come l’avete presa?
Dopo due mesi di mezze verità e bugie intere, è crollato il segreto di Stato. L’ammissione di Mantovano è il segnale che abbiamo vinto la prima battaglia che è quella della trasparenza, questo perché questa vicenda è rimasta aperta grazie alla mobilitazione del mondo dell’informazione, della società civile, grazie anche al contributo dei canadesi del Citizen Lab. Questo caso doveva essere già chiuso per qualcuno, invece li abbiamo beccati con le mani nel sacco. In tutto il mondo abbiamo fatto sapere i metodi da regime, lo spionaggio ai giornalisti e agli attivisti che praticano solidarietà, questo per noi è un punto importante. Ma questa vicenda non è finita, adesso bisogna andare fino in fondo. Il caso Paragon avviene subito dopo il caso Almasri e prima del caso Al Kikli, e ci mostra in maniera chiara i rapporti tra il nostro governo, la Libia e la Tunisia rispetto alle politiche di respingimento nel Mediterraneo.
Dopo Almasri, la presenza indisturbata in Italia Abdel Al Kikli, capo della milizia libica Stability Support Apparatus, ha riproposto il tema dei rapporti oscuri tra il nostro governo e i torturatori libici, questi casi possono essere collegati a Paragon?
Innanzitutto c’è il paradosso che la società civile viene spiata e i torturatori libici girano a piede libero. Il caso Paragon avviene subito dopo il caso Almasri, e questo ci fornisce una fotografia della realtà che nel mondo delle post verità è difficile avere. Un torturatore accusato di crimini contro l’umanità, inseguito da un mandato di cattura internazionale che viene protetto dall’arresto, dalla consegna alla corte penale internazionale e riaccompagnato a casa con un volo di Stato, e attivisti e giornalisti che sono un problema per la sicurezza nazionale. Questa è la realtà, che rompe tutte le ipocrisie, questi sono i fatti veri. E’ stata tolta la maschera. E le vicende sono collegate senza dubbio.
Mantovano dice che Mediterranea Saving Humans è stata monitorata perché è un target sensibile sull’immigrazione clandestina, cosa si aspettavano di trovare nei vostri telefoni?
Parto da una considerazione che mi è stata fatta da alcuni super poliziotti della cyber sicurezza che si stanno occupando delle indagini, a seguito delle denunce che abbiamo presentato in diverse procure italiane. Mi hanno detto che noi siamo tra i più controllati d’Italia, proprio per le attività che svolgiamo. E questo è vero, basta guardare le numerose inchieste che si sono poi concluse con le assoluzioni o con le archiviazioni, io stesso sono stato indagato quattro volte per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, quindi lo so che siamo tra i più controllati d’Italia, e non abbiamo nulla da nascondere. Questi poliziotti mi dicevano che l’anomalia è proprio l’uso di Paragon. Che senso ha usare Paragon se le polizie e le procure già ci controllano? Se lo chiede anche chi sta indagando. Io credo che la soluzione dell’enigma sia il fatto che mentre le intercettazioni a cui io sono stato sottoposto da sempre, sono controllate dalla magistratura, l’uso di Paragon invece è proprio di apparati che non hanno il controllo della magistratura sul materiale che acquisiscono. Questo materiale, che si chiama intercettazione preventiva, non può essere nemmeno utilizzato nei processi, e quindi sono esenti dal controllo della magistratura.
Questo cosa comporterebbe?
Che questo materiale, frutto di questo tipo di intercettazioni con Paragon, serve per costruire dossier. Nella fattispecie cosa cercavano nei nostri telefoni che già non avessero? Cercavano l’unica cosa non pubblica, i nomi e i cognomi dei potenziali testimoni alla Corte penale internazionale sulle torture in Libia. E’ un tema su cui noi stiamo lavorando, noi monitoriamo la violazione dei diritti umani nel Mediterraneo, e noi stiamo aiutando le persone ad andare alla corte penale internazionale a denunciare le torture subite dai capi delle milizie, che sono gli stessi che vediamo circolare in
Italia tranquillamente. Questo è l’unico motivo per cui usare Paragon, avere una lista di nomi non pubblici, persone che anzi andrebbero tutelate, da fornire come merce di scambio con le milizie libiche, perché è chiaro che l’attività della Corte penale internazionale è molto pericolosa per gli accordi illegittimi ed in violazione del diritto internazionale che l’Italia ha con i torturatori libici come Almasri. Schedare chi vuole andare a testimoniare alla corte penale internazionale significa fornire alle milizie i nomi dei torturatori accusati e quindi rendere inefficaci le indagini o i mandati di cattura emessi dalla corte stessa, quelli presenti e potenzialmente anche quelli futuri.
Questa ipotesi, unita all’atteggiamento del governo italiano verso Almasri, Al Kikli ed altri, testimonierebbe il rapporto strettissimo tra il nostro governo ed i torturatori delle milizie libiche?
Assolutamente. Questa ipotesi è anche confermata dal fatto che Mantovano ha detto che è l’AISE (servizi segreti per gli affari esteri ndr) che usa Paragon contro di noi, e non l’AISI (servizi segreti per gli affari interni ndr) che avrebbe come presupposto il controllo sull’immigrazione clandestina che entra in Italia. Lo usa l’AISE perché serve a loro nel quadro dei rapporti con le milizie libiche. L’attività su di noi è un’attività contro la Corte penale internazionale, per depotenziare le possibili azioni giudiziarie nei confronti dei capi milizia e togliere dall’imbarazzo il governo italiano se questi fossero presenti in Italia per esempio.
Perché per due mesi il governo ha messo in scena un tira e molla con versioni sempre diverse, per poi arrivare a dire la verità nel modo più candido possibile?
Ci sono due punti chiave, uno è Meta e l’altro è Paragon. Il tentativo del governo, immediatamente, è stato quello di tentare di smontare questo caso, quindi di insabbiarlo. Per farlo hanno tentato un approccio con Meta, che è avvenuto immediatamente dopo l’avviso che Meta ha inviato ai soggetti spiati. L’approccio è avvenuto tramite un contatto tra il governo italiano e l’avvocato rappresentante gli interessi di Meta in Europa, che si trova in Irlanda. Il secondo tentativo c’è stato circa 10 giorni fa, con l’incontro tra il responsabile global affairs di Meta a Palazzo Chigi con la presidente Meloni. In questi incontri hanno sicuramente proposto a Meta una mediazione, quindi una ritrattazione del loro allert inviato agli spiati. Questo perché Meta doveva essere audita dal Copasir, ma nell’audizione invece i rappresentanti di Meta hanno confermato tutto quello che già conoscevamo, quindi nessuna ritrattazione. L’altro punto riguarda Paragon, ed il tentativo di non far rompere il contratto tra il governo italiano e l’azienda israeliana. Questo volevano risolverlo non con la marcia indietro di Paragon, ma con una mediazione che prevede la sospensione del contratto e non la rescissione. Ma Paragon ha rescisso il contratto, proprio perché violava il codice etico sull’utilizzo del software, anche perché ormai era tutto
pubblico. Sono questi i tentativi che hanno fatto in questi due mesi, mentre pubblicamente provavano ad insabbiare e a smontare il caso. Poi ci sono 5 procure che stanno soffiando sul collo di Mantovano, perché stanno facendo le indagini a seguito delle nostre denunce e quella del direttore di Fanpage.it. Dopo i tentativi falliti con Meta e Paragon, l’intervento delle 5 procure ha portato Mantovano a cedere e a dire la verità.
Poi c’era il segreto di Stato
Anche quello è stato un tentativo, ma è stato un tentativo a metà. Il segreto di Stato per poter essere posto deve essere formulato per iscritto secondo l’articolo 131 che lo norma. Bisognava fare un atto scritto con le motivazioni, e questa cosa non l’hanno fatta, quindi il segreto di Stato era una scusa. Non l’hanno formulato in forma scritta perché avevano poi le procure che avrebbero chiesto questo tipo di documento. Quindi hanno accampato il segreto di Stato per non rispondere in parlamento, tentando di vedere se il caso si sgonfiava, siccome invece c’è stata una mobilitazione civile senza precedenti della società civile e del mondo del giornalismo italiano, il caso non si è sgonfiato e Mantovano è capitolato al Copasir.
(da Fanpage)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
IN QUESTO MODO QUASI TUTTI RISCHIANO DI PAGARE TASSE NON DOVUTE
Una norma varata e dimenticata. Quella che imponeva di calcolare l’acconto Irpef 
con aliquote e detrazioni del 2023, meno favorevoli. E così, di fronte al concreto rischio di far pagare più tasse del dovuto quest’anno a milioni di lavoratori e pensionati, il governo fa retromarcia.
Ammette l’errore. E annuncia di «intervenire in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025». Lo farà «in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi» in sede di dichiarazione dei redditi.
«Siamo soddisfatti di aver difeso le persone che rappresentiamo, inducendo il governo a rivedere una norma profondamente ingiusta», dicono ora sollevati Christian Ferrari, segretario confederale Cgil, e Monica Iviglia, presidente del consorzio nazionale dei Caaf Cgil. Esultano perché il paventato taglio fino a 4,3
miliardi, nei loro calcoli, avrebbe colpito 19,5 milioni di lavoratori e 9,2 milioni di pensionati con aggravi di tasse non dovute da 75 a 260 euro. Nella speranza di vederle rimborsate l’anno prossimo.
Il ministero dell’Economia si giustifica ricordando la genesi dell’ormai incriminato comma 4 dell’articolo 1 contenuto nel decreto legislativo 216 del 2023. In quel decreto attuativo della riforma fiscale il governo riduceva gli scaglioni Irpef da quattro a tre, abbassando l’aliquota dal 25 al 23% fino a 28 mila euro e alzando da 1.880 a 1.955 euro la detrazione da lavoro per i redditi bassi.
Un intervento da 4,3 miliardi a lungo rivendicato – la stessa cifra che nei calcoli Cgil ora sarebbe tornata indietro – ma all’epoca temporaneo, varato per il solo 2024. È proprio per questo, per la finitezza dello sgravio, che viene inserito il comma 4. Una sorta di clausola di salvaguardia: gli acconti guardano a un futuro senza quel taglio Irpef e quindi più tartassati.
Verrebbe da dire che neanche il governo credeva fino in fondo alla sua riforma, alla possibilità di confermare il nuovo assetto. E invece, nella manovra di dicembre, rende strutturale l’Irpef a tre aliquote. Dimenticando o trascurando quel comma 4. Lasciando così che il ricalcolo dell’acconto venga determinato con l’Irpef a quattro aliquote e risulti quindi più gravoso. Un vero pasticcio.
E un cortocircuito fiscale pericoloso. Avrebbe aperto la strada a un «prestito a tasso zero» dei contribuenti verso lo Stato, come denunciato dalla Cgil. Eppure non si può dire che nessuno ignorasse. Almeno non dopo il 17 marzo scorso, all’indomani cioè della pubblicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate delle istruzioni alla dichiarazione dei redditi.
Non era questa l’intenzione, prova a spiegare il ministero dell’Economia. Si volevano colpire solo i lavoratori dipendenti con altri redditi – e quindi obbligati a presentare il 730 – già in debito con lo Stato per un importo superiore a 52 euro. Ma anche qui non si capisce perché avrebbero dovuto pagare più tasse del dovuto.
La Cgil ha dimostrato però che non era così. Si sarebbero ricalcolate le dichiarazioni di tutti, anche di autonomi e pensionati senza altri redditi che fanno il 730 per andare a credito di qualche rimborso. Chissà quanti l’avrebbero notato, in una dichiarazione precompilata dove tutto è già calcolato. «L’incongruenza evidenziata dai Caf», come la definisce il ministero dell’Economia senza mai ci tare la Cgil, era dunque vera. Si attende la modifica normativa promessa. Nessun cenno al possibile buco di bilancio da 250 milioni rilanciato dall’agenzia Agi. Solo una norma da cancellare.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
SECONDO “FILIPPO CHAMPAGNE” SONO TANTI I LOCALI A MILANO DOVE SI POSSONO TROVARE ESCORT E COCAINA: “QUALCUNO È FREQUENTATO DA CALCIATORI CHE SI FANNO ACCOMPAGNARE DA PUTTANE”
“Sono l’erede di Lacerenza, aprirò un locale a Milano per radunare tutto il popolo della gaina” – “La revoca della licenza a Davide? Dovrebbero revocarla a tutta Milano” – A La Zanzara su Radio24 torna a parlare della faccenda Lacerenza Filippo “Champagne” che lamenta di non essere più gradito in molti locali di Milano: “Non mi fanno più entrare in molti locali di Milano perché sono amico di Davide” –
“Sono pulito, non ho fatto nulla, di cosa hanno paura?” – “Cocaina? Macchè spacciatore! Lacerenza la comprava per condividerla con gli amici” –
“Inutile scandalizzarsi, a Milano pippano anche i politici, perfino quelli della Lega” – “Il ritorno di Lacerenza? Finchè ci sarò io Davide non morirà mai” – Poi il racconto delle sue ultime incredibili perdite al gioco: “Un mese fa ho perso circa 250mila euro, ho fatto dei disastri” – “Qualche giorno fa con un amico abbiamo perso 100mila euro in tre giorni, ho debiti a strozzo ma restituirò tutto”.
Torna a La Zanzara su Radio24 Filippo Champagne che, dopo la questione Lacerenza, lamenta di non essere più gradito in molti locali di Milano: “A causa della mia amicizia con Davide (Lacerenza, ndr) non sono più gradito in diversi locali di Milano, fanno storie per farmi entrare. Hanno il culo sporco, le puttane girano anche lì. Di cosa hanno paura, che scoprano le puttane anche da loro? I magistrati non mi hanno mai convocato, sono pulito”.
E continua: “Lo sa tutta Milano che ci sono locali dove vanno calciatori accompagnati da puttane, sono ovunque. Basta fare i moralisti, aprite i social e vedrete tutte ste ragazze che vanno a Dubai a fare le escort, alcune di facevano cagare in bocca per 30mila euro. Una mia amica andava spesso a Dubai da questi arabi con i quali non faceva nemmeno sesso, loro si sdraiavano per terra e la mia amica gli pisciava addosso per 5 mila euro”.
“Cosa pensi della licenza che hanno revocato a Lacerenza a causa dei reati che gli imputano?”, chiede Cruciani. Champagne: “Solo i comunisti godono per queste cose. Se la revocano a lui (Davide, ndr) devono revocarla a quasi tutta Milano. Sono sicuro che Davide non sfruttava la prostituzione, questa accusa è una follia. Andavo tutte le sere in Gintoneria, le ragazze (escort, ndr) c’erano ma non ho mai visto Davide lucrare su queste ragazze. Arrivavano, si acchiappavano il cliente e se lo portavano via.
“E la storia dei famosi pacchetti droga e prostitute?”, chiede ancora il conduttore. La risposta di Filippo: “Tutte leggende metropolitane. L’altra sera è successo a me in un locale, il PR mi ha chiesto se volevo qualche ragazza al tavolo, ho rifiutato ma è una cosa normale. Questo è un paese di comunisti, moralisti è ipocriti. Legalizziamo la prostituzione e la droga e risolviamo tutto”.
“Davide ti ha mai offerto la cocaina o la offriva ai clienti?”, chiede Cruciani. Filippo: “No perché io non pippo e comunque non l’ho mai visto dare la cocaina a qualcuno. Davanti a me pippava ma non era lui a pubblicare i video dove faceva uso. Quei video dove pippava – spiega Champagne – li mandava in privato a me e altri amici, però qualche invidioso sfigato li pubblicava sui social”.
E ancora: “Il video dove lava i cerchioni della macchina con lo champagne? Macché disprezzo! Una volta ho preso una bottiglia di un noto spumante italiano e ho lavato la strada”.
Poi continua: “Ovvio che se la usava la comprava da qualcuno. Penso che sia un po’ come quando esci con gli amici e condividi una bottiglia di champagne, la stessa cosa perché non può valere per 3 amici che si fanno un pippotto insieme”.
“Confermi la presenza di rappresentanti delle forze dell’ordine alla Gintoneria?”, chiede ancora il conduttore. La risposta di Filippo: Confermo tutto, finanzieri, carabinieri, poliziotti e alcuni sono anche miei amici, venivano lì a bere un bicchiere quando erano fuori servizio. Non capisco quale sia il problema. Se un carabiniere vuole bersi una bottiglia di champagne con me, avrà diritto di farlo o no?”.
E continua: “Se ho i soldi devo poter fare quello che voglio, anche accendere un falò per scaldarsi come faceva Pablo Escobar. Mi scrivono continuamente persone dicendo che è una vergogna il fatto che io mi balli tutta la fresca al gioco o a bere quando molte persone non arrivano a fine mese, ma che cazzo volete da me, andate a rubare!”
Poi la rivelazione di Champagne sull’apertura di un suo locale: “A settembre/ottobre aprirò il mio club per radunare tutto il popolo della gaina, dalle 8 a mezzanotte sarà dedicato all’aperitivo, poi da mezzanotte alle 5 del mattino sarà una discoteca. Distruggerò tutti i locali di Milano, verranno da me strisciando.
Sarà un locale pulito – prosegue Filippo – ma se arriva il cliente con la cocaina in tasca e va in bagno a farsela sono cazzi suoi. Inutile scandalizzarsi, anche in politica è così, sarà pieno di gente che pippa anche nella Lega. Pippano tutti anche i minorenni e la maggior parte sono ragazze”, chiosa Filippo.
“Davide tornerà?”, chiede infine Cruciani. E Champagne: “Non lo so, ma finché ci sono io, Davide non morirà mai”. Infine il racconto degli ultimi debiti di gioco: “Il gioco sta andando male da novembre, un mese fa ho perso circa 250mila euro, ho fatto dei disastri. Qualche giorno fa invece con un amico abbiamo perso 100mila euro in tre giorni, purtroppo è facile quando punti 2-3 mila euro a botta. Adesso ho debiti a strozzo ma restituirò tutto”.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
“L’ITALIA MERITA UN GOVERNO CHE NON ABBIA UN MINISTRO DELLA GIUSTIZIA CHE LIBERA I TORTURATORI MENTRE METTE IN CARCERE I MINORI”
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein si infuoca in Aula contro il ministro
della Giustizia Carlo Nordio: «La sua difesa d’ufficio di un torturatore libico è una delle pagine più vergognose che questo Parlamento abbia mai visto».
Questa mattina, alle 9:30, è iniziata la seduta in cui verrà votata la mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli in merito al caso di Najem Osama Almasri, il “torturatore di Mittiga”, su cui pende un mandato di arresto internazionale, accusato di crimini contro l’umanità, arrestato a Torino il 19 gennaio e successivamente rimpatriato in Libia con un volo di Stato.
La mozione è stata presentata da tutte le opposizioni di centrosinistra, con l’eccezione di Azione, che rimprovera a Nordio la «mancanza di chiarezza» nella vicenda, ma «non condivide l’idea di proporre lo strumento della mozione di sfiducia», come ha spiegato il deputato Antonio D’Alessio in Aula. La discussione della mozione si è svolta il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui era stata votata la mozione di sfiducia contro il ministro del Turismo Daniela Santanchè.
«C’è dietro Giorgia Meloni»
Per la segretaria dem da quando Nordio «è stato nominato ministro, ha rinnegato le idee che professava come garantista prima di entrare al governo. Le sue stesse scelte sono una continuamente smentite dalle sue dichiarazioni passate». Ma per Schlein c’è dietro l’ombra di Giorgia Meloni: «Per quante omissioni e falsità lei e il suo governo abbiano cercato di nascondere, i fatti rimangono inequivocabili. Come può ancora rimanere al suo posto? Chi c’è dietro di lui? Chi le ha chiesto di fermarsi? È stata forse Giorgia Meloni? Che oggi non è in Aula e rimane nell’ombra con i suoi ministri a difendere le sue scelte».
«E’ stata una scelta politica»
Poi Schlein, riprendendo le accuse delle altre forze di opposizione, lo attacca sulle dinamiche dell’arresto: «Lei avrebbe potuto mantenere in carcere quel torturatore libico, ma ha scelto di non farlo perché la sua è stata una scelta politica». Poi aggiunge: «Perché ha permesso questa scarcerazione? Se davvero fosse stato un cavillo giuridico, perché non l’ha fatto arrestare due minuti dopo? Perché ha mentito al Paese con una nota alle 16, dicendo che stava ancora valutando gli atti, quando già dalle 11 l’aereo stava aspettando il torturatore libico?»
Fallimento in Albania
«La vostra preoccupazione era solo rimandarlo in Libia. Avevate paura che, facendo ripartire qualche barcone in più dalla Libia, sarebbero emersi i fallimenti del progetto dell’Albania. E con il solito vittimismo, vi siete spinti ad attaccare la magistratura», aggiunge Schlein. «L’Italia merita un governo che non abbia un ministro della Giustizia che libera i torturatori mentre mette in carcere i minori, che attacca i giudici e non ottempera agli obblighi di legge», afferma la segretaria del Pd, che poi si scaglia anche contro la ministra Santanchè e Calderone. La leader dem sottolinea che al Paese serve un Esecutivo che «non abbia una ministra del Turismo rinviata a giudizio per falso in bilancio e indagata per truffa aggravata ai danni dello Stato. E magari che non abbia nemmeno una ministra del Lavoro che mente sulla sua laurea, sostenendo di averla ottenuta senza pagare la retta e facendo gli esami di domenica».
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
QUANDO CI SI GIUSTIFICA CON LA FRASE CHE “LA ONG E’ CONSIDERATA UN TARGET PER LA SICUREZZA NAZIONALE” MENTRE LIBERIAMO CRIMINALI E STUPRATORI NON PUO’ ESSERCI GIUSTIFICAZIONE, SOLO LE DIMISSIONI
La Ong Mediterranea Saving Humans è stata «considerata un target per la sicurezza nazionale», per questo i Servizi segreti italiani avrebbero deciso di sorvegliare alcuni attivisti – tra cui Luca Casarini e Beppe Caccia – utilizzando lo spyware dell’azienda israeliana Paragon.
Lo ha ammesso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in un’audizione coperta da segreto al Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). Secondo quanto riporta Giuliano Foschini su Repubblica, infatti, Mantovano avrebbe certificato l’autorizzazione di intercettazioni preventive ai danni dei membri dell’equipaggio di Mediterranea. Negato ancora una volta, invece, il coinvolgimento nello spionaggio del direttore di Fanpage, Francesco Cancellato.
Il via libera del procuratore e l’uso di Graphite, Mantovano: «Rispettate le norme»
Quella degli 007 italiani, avrebbe raccontato Mantovano, era una semplice «indagine preventiva sull’immigrazione clandestina». E Mediterranea era uno degli obiettivi prescelti perché operante sulla rotta libica e quindi, potenzialmente, anello debole per la sicurezza nazionale. Il via libera all’uso del potentissimo spyware Graphite è arrivato nel 2024, su input dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) e con l’autorizzazione firmata dal procuratore generale di Roma, Jimmy Amato. Tutto esattamente secondo la procedura, ci avrebbe tenuto a sottolineare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Così come sarebbe stato legittimo l’utilizzo dello spyware, per quanto invasivo, perché in quel momento si trovava regolarmente nelle potenzialità dei Servizi. Cosa che, dopo la sospensione dei contratti con Paragon, ora non è più.
I dubbi sullo spionaggio a Cancellato
L’indagine del Copasir dovrebbe essere alle sue battute finali. Poi il Comitato presenterà una relazione in Parlamento, in cui presenterà i risultati delle audizioni. All’appello manca anche l’indagine del Citizen Lab, il gruppo di ricerca tecnologica dell’Università di Toronto che sta analizzando i cellulari degli “spiati” per tentare di capire come lo spyware si sia intromesso nei dispositivi. E, potenzialmente, chiarire uno dei punti che rimane ancora oscuro: chi ha sorvegliato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato? Il governo Meloni e i Servizi negano e le indagini condotte in cinque procure italiane (Napoli, Roma, Venezia, Bologna e Palermo) ha portato a un nulla di fatto.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2025 Riccardo Fucile
ECCO PERCHE’ IL MODELLO USA E’ PERICOLOSO
In nessun altro settore la distanza tra Europa e Stati Uniti è incolmabile come nella
Sanità. Due sistemi totalmente diversi per oneri e diritti. Vediamoli.
Il paziente europeo e la protezione pubblica
Nell’Unione europea e nel Regno Unito la salute è riconosciuta come un diritto e gli Stati sono responsabili dell’organizzazione sanitaria e dell’assistenza medica. In via generale dominano due modelli: il servizio sanitario nazionale e le casse mutue. Il primo è prevalente in 11 Stati Ue tra cui l’Italia: si tratta di un sistema finanziato dalle tasse dei cittadini e dove è lo Stato ad erogare le cure sanitarie gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. Le casse mutue, invece, sono concentrate in 13 Paesi tra cui Francia e Germania: per tutti i residenti c’è l’obbligo di assicurazione, che è pubblica e a prezzi accessibili. Ognuno la paga in proporzione al reddito, ma con un tetto: le assicurazioni coprono gran parte delle spese sanitarie, è raro che il paziente non sia rimborsato del pagamento di una prestazione e le strutture sanitarie sono maggiormente pubbliche. Per i disoccupati e chi ha redditi bassi invece lo Stato si fa carico di tutto. In tre Paesi (Austria, Bulgaria e Grecia) il modello è misto ovvero sono garantiti i servizi essenziali, ma una parte consistente delle prestazioni sono finanziate direttamente dai cittadini o da assicurazioni volontarie. Alla fine comunque a tutti i cittadini europei è garantita la stessa copertura.
Chi vuole prestazioni più rapide, o le paga rivolgendosi alla sanità privata o stipula assicurazioni volontarie che tuttavia rappresentano ancora una quota marginale non superando il 4% della spesa sanitaria europea. In definitiva nel 2022 su 1.648 miliardi di costi complessivi (10,4% del Pil della Ue), l’esborso diretto da parte dei cittadini è di 235,7 miliardi (14,3%).
Stati Uniti: il dominio delle assicurazioni private
Gli Stati Uniti, patria degli ospedali e industrie farmaceutiche più all’avanguardia del mondo, sono anche l’unica nazione sviluppata a non avere un sistema di copertura sanitaria universale. Ognuno è tenuto a provvedere autonomamente alla propria salute e il regime che regola il sistema è quello delle assicurazioni private. Il datore di lavoro copre in media l’83% della quota mensile della polizza privata del dipendente e il 73% di quella familiare (il resto è a carico del dipendente). Oggi poco più del 50% della popolazione ha un’assicurazione pagata dal datore di lavoro e secondo l’agenzia indipendente KFF nel 2024 i premi hanno raggiunto in media 8.951 dollari all’anno per la copertura singola e 25.572 dollari per la copertura familiare. I lavoratori autonomi ovviamente devono pagarsi la polizza di tasca loro. Il costo dipende dall’età, dalla residenza, dal numero dei componenti della famiglia e dai fattori di rischio (es. se sei fumatore o hai una malattia genetica).
L’assicurazione deve coprire almeno 10 prestazioni essenziali, tra cui servizi di emergenza, ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, analisi di laboratorio, servizi pediatrici e farmaci da prescrizione, ma il cliente non può scegliere il medico o l’ospedale: deve andare nelle strutture e dagli specialisti indicati dall’assicurazione. Ogni visita, esame, ricovero, intervento deve prima essere autorizzato dalla compagnia di assicurazione, e spesso c’è da contrattare, ma può anche negare la prestazione.
Cosa succede a chi l’assicurazione non ce l’ha
Sono 26 milioni gli americani senza polizza, e che quindi non possono accedere alle cure, se non pagando cash. In caso di emergenza però l’ospedale ti assiste subito, e poi ti presenta il conto. Un trasporto in ambulanza può costare fino a 1.200 dollari, le analisi del sangue 3 mila dollari, l’intervento per frattura al braccio 10 mila dollari, un trapianto di cuore 200 mila dollari. Se non paghi scatta il pignoramento dei beni di proprietà (casa, auto o conto in banca).
Chi invece perde il lavoro, si trova in un limbo pericoloso, perché perde anche la polizza sanitaria. A quel punto l’ex dipendente ha varie possibilità:
1) può decidere di pagarsi di tasca sua tutta la polizza;
2) se è sposato e la moglie (o il marito) lavora può appoggiarsi alla polizza del coniuge estendendo la copertura;
3) può sottoscrivere un’assicurazione «a termine» o una «catastrofica», entrambi con premi bassi, ma franchigie alte. La prima copre il cliente per un periodo limitato e non garantisce tutte le prestazioni essenziali, come l’assistenza per malattie preesistenti o alla maternità. La seconda praticamente copre solo gli interventi in emergenza, cioè il ricovero ospedaliero per infortunio, incidente o malattia;
4) può richiedere l’iscrizione a una polizza pubblica (quella per indigenti), ma i tempi
burocratici si allungano ed inevitabilmente si resta scoperti per mesi;
5) può non assicurarsi finché non trova un nuovo lavoro, ma come abbiamo visto il rischio è elevato.
Pensionati e indigenti
Per queste due categorie di cittadini esiste l’assicurazione sanitaria pubblica. Per i pensionati che durante la vita lavorativa hanno pagato i contributi previdenziali c’è «Medicare», polizza che garantisce una parte delle cure essenziali gratuite in strutture convenzionate, ma non altre prestazioni (visite oftalmiche, urologiche, ginecologiche, mammografie), che però si possono acquistare estendendo la copertura assicurativa. Per i poveri, le persone con disabilità, donne incinte e i bambini in difficoltà ci sono i sistemi «Medicaid» e «CHIP», che garantiscono le cure di base. Chi nel 2025 ha un reddito individuale sotto i 21.597 dollari ha una polizza gratuita o paga premi molto bassi (questo beneficio sociale vale in 41 Stati, negli altri il reddito deve essere ancora più basso). Chi invece sta sotto i 63 mila dollari può sottoscrivere polizze private alleggerite da sussidi statali e crediti d’imposta.
Riassumendo: oltre 179 milioni di americani sono coperti da una polizza fornita dal datore di lavoro, 32,8 milioni l’hanno acquistata di tasca loro, 119 milioni hanno un’assicurazione pubblica, di cui 12 milioni iscritti sia a Medicare che a Medicaid. Mentre 26 milioni sono senza copertura (dati 2022). La spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 4.500 miliardi di dollari (17,4% del Pil) così ripartiti: il 52% è stato finanziato da famiglie e aziende private, il 48% dal governo federale e dalle amministrazioni statali e locali.
Gli obblighi dell’assicurazione
Le compagnie hanno l’obbligo di sottoscrivere polizze a tutti i clienti, anche se sono malati, ma non sono tenute a coprire interamente i costi delle prestazioni. Ovviamente tutto dipende sempre da quanto si paga. Esistono 4 piani assicurativi (bronzo, argento, oro e platino) e più si sale di livello, e di età, e più aumentano i costi mensili e il grado di copertura. Ad esempio, un 21enne che acquista un pacchetto bronzo paga un premio annuale di 4.164 euro (347 euro al mese) e avrà una copertura delle spese sanitarie del 60% (con il restante 40% a suo carico). La stessa formula, invece, costerà 7.452 dollari a un cinquantenne. Se però il cinquantenne vuole migliorare la qualità della polizza passando al livello platino dovrà sborsare quasi 14 mila dollari all’anno, ma avrà garantita una copertura del 90% delle spese. La stessa polizza ad un sessantenne costerà quasi 21 mila dollari. Ad ogni modo anche chi paga un premio mensile più alto, quando usufruisce dei servizi sanitari è tenuto a pagare una parte dei costi di tasca propria sotto forma di franchigie e co
pagamenti. E pure chi ha la polizza platino deve sempre essere autorizzato dalla
compagnia per qualunque prestazione, e presso le strutture convenzionate.
Malati oncologici
La differenza che va messa di tasca propria, in caso di malattia oncologica, pesa parecchio visto che mediamente il trattamento farmacologico di un tumore alla prostata costa 55 mila dollari l’anno, un ciclo di chemioterapia per tumore al seno fino a 100 mila dollari. Secondo il National Cancer Institute per alcuni pazienti oncologici i costi dei farmaci a carico del paziente (out of pocket) possono raggiungere i 12 mila dollari all’anno. Secondo dati ufficiali complessivamente gli americani hanno almeno 220 miliardi di dollari di debiti sanitari: 11,4 milioni di persone hanno un debito medico compreso fra mille e 10 mila dollari, e per quasi 3 milioni di persone supera i 10 mila dollari.
In Europa quando ad un cittadino viene fatta una diagnosi oncologica, è lo Stato a farsi carico di tutto. Per esempio in Italia il paziente oncologico ha diritto a tutta la diagnostica preoperatoria, intervento, cure, farmaci, e follow up di 5 anni con esenzione dal ticket, sia presso strutture pubbliche che quelle private convenzionate. Aspettativa di vita
Il modello sanitario americano sta mostrando tutto il suo volto cinico basato su un unico valore: il profitto. Secondo il Center for Retirement Research dell’università di Boston, nel 2022 il 40% degli americani ha dovuto rinunciare a cure sanitarie perché non in grado di sostenere le spese. E lo sguardo va verso il modello europeo, dove il conto in banca non condiziona il diritto ad essere curati. O meglio andava, visto che ora Trump sta calando la scure sui fondi pubblici.
Tirando le somme: il costo sanitario medio pro-capite negli Usa è di 12.555 dollari l’anno, quello della Ue è di 3.685 euro. Stiamo anche noi però arrivando sulla linea di confine: i finanziamenti pubblici in calo e le pressioni dell’imprenditoria sanitaria privata stanno erodendo quello che fino ad oggi è stato il miglior sistema al mondo.
Sta andando in crisi la sanità pubblica inglese, e quella italiana si sta riducendo ai minimi termini per carenza di medici, infermieri e liste d’attesa talmente lunghe che costringono i pazienti a rivolgersi ai privati. Siccome gli effetti si vedono sul lungo periodo, è bene stamparsi in testa questi numeri, e mobilitarsi affinché il nostro modello non degeneri verso il profitto. L’aspettativa di vita media negli Usa è di 78,4 anni, nella Ue di 81,5 e in Italia 83.
Milena Gabanelli e Francesco Tortora
(da corriere.it)L
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