Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
SE TRUMP COSTRUISCE UN MURO TARIFFARIO INVALICABILE, È PREFERIBILE PER L’EUROPA TROVARE ALTRI SBOCCHI COMMERCIALI (CINA E INDIA), ANZICHE’ TIRAR SU UN ALTRO MURO – SUL RIARMO TEDESCO, ANCHE GLI ALTRI PAESI DELL’UNIONE FAREBBERE BENE A SEGUIRE LA POLITICA DI AUMENTO DELLE SPESE DELLA DIFESA
I lettori più attenti hanno rilevato alcuni accenti critici verso Bruxelles da parte di Mario
Draghi, che oggi ha tenuto un discorso all’Hsbc Global Investment Summit di Hong Kong. L’ex presidente della Bce, in particolare, ha avvertito l’Unione europea del rischio di una guerra commerciale cieca e spietata per controbattere ai dazi americani.
Quando ha detto: “Se Trump costruisce un muro tariffario, non è nel nostro interesse costruire un altro muro tariffario. Dobbiamo chiederci: reagire o no?”, “Mariopio” stava spronando Ursula, in caso di fallimento attraverso gli strumenti diplomatici (il commissario UE, lo slovacco Maros Sefcovic, sta trattando con il segretario al Commercio di Washington, Howard Lutnick), a quel punto di non ritorno è preferibile trovare altri sbocchi commerciali (dalla Cina all’India), anziché tirar su altri muti tariffari.
Insomma, l’Europa può fare politica non solo con dichiarazioni tetragone a beneficio dei giornali, ma anche in modo sotterraneo, usando le leve economiche e politiche a sua disposizione per raggiungere i suoi obiettivi.
Sul riarmo tedesco (“La decisione della Germania di aumentare la spesa della difesa è un punto di svolta, ma se non viene gestita correttamente, la Germania si riarmerà, e gli altri no”), l’ex premier ha provato a strattonare i neuroni dei leader europei ricordando loro che quando Berlino si arma fino ai denti, anche gli altri paesi della Ue farebbero bene a seguire una politica di aumento delle spese della Difesa.
E per quanto il neo-cancelliere tedesco, Friedrich Merz, abbia fatto presente di voler dotare l’esercito tedesco solo di armi convenzionali, con la Francia a sostituire l’ombrello nucleare Usa, gli altri Paesi europei non possono, e non devono, assistere immobili di fronte a una potenza di fuoco di 1000 miliardi.
Quando, a proposito del riarmo, dice “se non viene gestito correttamente”, Draghi fa riferimento proprio alla capacità di spesa dei tedeschi che, grazie a un debito pubblico al 68% del Pil, si possono permettere un maxi-piano da 1000 miliardi senza preoccuparsi delle ripercussioni sui conti
L’Italia, ma anche la Francia, gravate da un mostruos indebitamento pubblico che supera abbondantemente il 100% del Pil (oltre i 3000 miliardi per entrambe), resterebbero indietro indebolendo ogni futuro progetto di Difesa comune europea e creando una pericolosa asimmetria all’interno del continente. Draghi è convinto che all’Italia della Meloni occorra un atteggiamento più legato all’idea dell’Unione Europea, e meno appeso all’antipatia nei confronti di chi comanda negi paesi. Quindi, consiglia Draghi alla combriccola della Fiamma, una posizione meno ideologica e più pragmatica nei rapporti con il nuovo asse franco-tedesco: lui c’era, in quel treno per Kiev con Macron e Scholz, e sa che Roma può ritrovare il suo spazio di rilevanza agganciandosi a Parigi e Berlino, e non ponendosi in contrapposizione ad esse, per la gioia di Trump e Musk
Una real-politik che sarà necessaria anche nel chiedere e accettare, come ha già fatto il cancelliere in pectore, Merz, l’ombrello nucleare francese (unico stato dotato in Europa di testate nucleari). Un messaggio diretto alla camaleontica Giorgia Meloni che troppo spesso mette il piedino in “due staffe” e alla fine si ritrova isolata e gabbata dall’amico Trump che manco ci pensa a riceverla alla Casa Bianca nel ruolo immaginario di “pontiera” tra Usa e UE.
Un accordo con l’Eliseo va accettato per il bene del Paese, anche se la Ducetta from Garbatella non sopporta la spocchia di Macron. Ma, alla fine, i leader passano, i popoli restano. In questo clima, si sta pianificando l’Europa che dovrà venir fuori dal ciclone trumpiano, con Ursula impegnata a trotterellare con la Belloni in India, e presto anche in Cina, per aprire le porte del mercato europeo a quei sinceri democratici dal portafoglio gonfio di Xi Jinping e Narendra Modi
Non si può non riconoscere che questo nuovo fermento europeo è il frutto positivo dell’effetto Trump: se oggi a Bruxelles si discute di difesa comune, modifica alle regole, snellimento della burocrazia e dei processi decisionali, è merito delle mmattane del Caligola di Mar-a-Lago, e del suo sodale Musk, che hanno, per la prima volta, mostrato all’Europa la possibilità di essere accoltellata anche da un alleato storico come gli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
LA DECISIONE ALL’UNANIMITA’ DEI GIUDICI DELLA PRIMA CORTE SUPREMA BRASILIANA
Jair Bolsonaro andrà a processo per il tentato golpe del 2022. La Corte suprema brasiliana ha accolto all’unanimità la denuncia della Procura generale. Di conseguenza, l’ex presidente e altri suoi sette fedelissimi – membri dell’esercito e della polizia – risultano ora imputati nel processo che si celebrerà nei prossimi mesi. «Hanno fretta – ha scritto Bolsonaro sui social -. Il caso contro di me procede a una velocità 14 volte superiore a quella» dell’inchiesta del «Mensalão e almeno 10 volte superiore a quella di Lula in Lava Jato. Il motivo? Non cercano nemmeno più di nasconderlo – afferma l’ex capo di Stato -. La stessa stampa riporta apertamente e senza mezzi termini che la motivazione non è legale, ma politica: il tribunale sta cercando di impedirmi di candidarmi alle elezioni» del 2026 «in quanto sa che, in una competizione leale, non c’è nessun candidato in grado di battermi». La procura generale accusa Bolsonaro di cinque reati, per i quali rischia fino a 43 anni di carcere.
Il processo
Il giudice relatore del caso, Alexandre de Moraes è stato il primo a votare, chiedendo che le accuse della procura siano accolte e diano luogo a un processo contro l’ex presidente ultraconservatore e altri suoi sette fedelissimi. Nella sua esposizione, Moraes ha affermato che esistono «prove ragionevoli» che Bolsonaro abbia guidato un’organizzazione criminale per pianificare un colpo di Stato dopo le elezioni del 2022. La difesa dell’ex capo di Stato sostiene, invece, che non ci sono prove che indichino la sua partecipazione al complotto golpista, ma, secondo Moraes, la
denuncia del Procuratore generale «dimostra il contrario». «Ci sono prove ragionevoli che indicano Bolsonaro come leader dell’organizzazione criminale, dimostrando» la sua partecipazione, ha affermato il magistrato. Gli altri giudici della sezione – Flávio Dino, Luiz Fux, Cármen Lúcia e Cristiano Zanin – hanno appoggiato a loro volta la posizione del magistrato relatore.
Il tentato golpe
Nel 2022 Luiz Inacio Lula da Silva vinse le elezioni presidenziali. Bolsonaro perse, e l’8 gennaio 2023 i suoi sostenitori più accaniti scatenarono una rivolta nella capitale Brasilia, devastando il palazzo presidenziale, il congresso e la corte suprema nel tentativo di ribaltare il risultato. Secondo il procuratore generale brasiliano Paulo Gonet, l’ex presidente, assieme a 7 alleati chiave, avrebbe approvato un piano per bloccare con l’esercito la transizione democratica, avvelenare Lula e uccidere a colpi di arma da fuoco il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, che l’ex presidente considera da sempre un nemico, e che sarà relatore nel processo che si aprirà nei prossimi mesi.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
RISCOSSO SOLO IL 9,5% E I CONTINUI CONDONI AGGRAVANO LA SITUAZIONE
L’Upb, cioè l’Ufficio parlamentare di bilancio, organi tecnico delle due Camere, ha
lanciato l’allarme sui debiti degli italiani nei confronti del Fisco. Si tratta di 1.865 miliardi di euro, cifra pari al 181 per cento di quanto incassa
effettivamente l’Erario. Una massa debitoria sicuramente di grandi proporzioni contro cui si rischia di poter fare sempre meno, via via che vengono annunciate sanatorie e rottamazioni delle cartelle esattoriali.
Il rapporto è stato presentato a Palazzo Madama in un’audizione davanti alla commissione Finanze e Tesoro del Senato dalla consigliera di Upb Valeria De Bonis.
Il rapporto dell’Upb: «Riscosso solo il 9,5 per cento»
De Bonis ha spiegato: «A fine novembre 2024 il magazzino dei crediti affidati all’agente della riscossione ha raggiunto un incremento del 36,5 per cento rispetto alla fine del 2019. Mentre il riscosso si attesta a circa 178 miliardi, appena il 9,5 per cento del totale, a dimostrazione di una limitata efficacia dell’azione di riscossione coattiva. Si tratta prevalentemente di singoli debiti di importo inferiore a 1.000 euro e riguardanti principalmente le persone fisiche. Sulla dimensione del magazzino hanno influito l’elevato numero di singoli crediti di modesto importo affidati annualmente; le lunghe tempistiche degli adempimenti richiesti per ogni credito; la mancanza di un meccanismo di discarico automatico dei crediti inesigibili; la complessa procedura di accertamento dell’inesigibilità del credito affidato».
Lo Stato potrebbe riscuotere «solo 100,8 miliardi»
La consigliera ha poi proseguito spiegando che secondo i tecnici lo Stato potrebbe riscuotere appena «100,8 miliardi», cioè «l’ammontare delle cartelle con un più elevato grado di esigibilità».
Non a caso, ha spiegato Repubblica, l’Italia è in fondo alla classifica Ocse per debiti esigibili ma non riscossi. Nella relazione dell’Upb si legge: «Siamo il Paese che dopo la Grecia registrava il valore più elevato dell’incidenza dello stock dei debiti non riscossi a fine anno sul totale delle entrate (181 per cento) e quello con il più basso rapporto tra debiti non riscossi esigibili e il totale dei debiti non riscossi (circa il 5 per cento)». De Bonis ha spiegato: «Si tratta di risultati che dipendono anche dal diverso approccio, più o meno sistematico, seguito nei singoli Paesi in relazione al discarico dei crediti pregressi ritenuti non più esigibili».
Spalletta: «Servono regole omogenee»
E a pesare ulteriormente su questa vicenda rischia di essere anche la quinta rottamazione. Oltre a De Bonis, lo ha sottolineato in commissione anche Giovanni Spalletta, direttore generale delle Finanze del Mef. Ha affermato in
commissione che «si potrebbe pensare a nuove risorse per Ader, con personale con competenze specialistiche, e una maggiore interoperabilità banche dati». E sulla rottamazione ha parlato dei possibili effetti negativi: «Si allunga il periodo interessato, che arriverebbe al 31 dicembre 2023. Si allunga la rateazione, ma non sono previsti interessi di rateazione. Però così creiamo una sperequazione non giustificata: bisogna omogeneizzare regole del gioco».
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
“PUO’ RESTARE IN ITALIA IN ATTESA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO”
Happy Ijebor ha 28 anni, è nigeriano, e tutti i giorni, dalle 8 alle 13 da otto anni esce di casa con scopa e paletta per tenere puliti marciapiedi e giardini di Padova. Lo fa per integrarsi, ottenere il permesso di soggiorno in pendenza di giudizio da cinque anni e per vedersi concedere la protezione internazionale anche se la commissione territoriale gliel’ha negata due volte. L’ultima un paio di settimane fa con una procedura accelerata, motivando il diniego con la «manifesta infondatezza» dei motivi della richiesta di asilo.
L’opposizione
Negata quindi la protezione, il ragazzo era stato invitato a lasciare l’Italia, ma l’avvocata Caterina Bozzoli ha presentato ricorso al tribunale di Venezia e il giudice Vincenzo Ciliberti ha notato nel fascicolo le foto del ragazzo al lavoro per pulire Padova e «ha quindi concesso la sospensione del rigetto della richiesta di protezione e del rimpatrio — ha dichiarato la legale Bozzoli al Corriere Veneto — E ha fissato l’udienza al 2030. Happy Ijebor ha dunque diritto al permesso di soggiorno in pendenza di giudizio. Sfruttiamo questo tempo per cercargli un lavoro privato che gli permetta di frequentare una scuola serale, imparare l’italiano e prendere la licenza media».
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
HUSAM EL GOMATI, FRA GLI SPIATI DI PARAGON, DA TEMPO DENUNCIA CORRUZIONE IN LIBIA… L’ITALIA PORTO FRANCO PER CRIMINALI LIBICI
“Mio fratello Mohamed è stato rapito da uomini non identificati che hanno fatto
irruzione nella sua casa di Tajoura lunedì e lo hanno portato via. Non posso non pensare che sia una ritorsione per la mia attività politica”.
Le denunce di El Gomati
La denuncia arriva da Husam El Gomati, l’attivista libico da tempo in Svezia che ha rivelato la presenza di Al Kikli e altri uomini dell’inner circle del premier libico in Italia, scovando la foto da loro stessi postata sui social network. Fra gli spiati con Graphite di Paragon, Gomati da tempo denuncia la corruzione e il malaffare in Libia.
Da un anno senza contatti
Che il fratello fosse il vero obiettivo di un agguato, sostiene, è impossibile. “È inevitabile pensare che sia una ritorsione. Mohamed è un ingegnere petrolifero, per altro da più di un anno è a casa perché sta male. È una persona pacifica, non ha nulla a che fare con la politica. Con lui, come con tutta la mia famiglia non ho contatti da anni, proprio per evitare di coinvolgerli nella mia battaglia”, spiega Gomati a Repubblica.
“E’ un rapimento”
“Non risulta essere detenuto o in fermo da nessuna parte, quindi è chiaramente un rapimento. Non sappiamo se è vivo o morto. Deve prendere le sue medicine, dobbiamo trovarlo”, dice, visibilmente preoccupato.
“Poche persone a Tripoli hanno il potere di fare una cosa del genere”
In teoria, racconta, è stata aperta un’indagine ufficiale ma sui possibili esiti sembra scettico. Convinto è invece del motivo del rapimento: “Una ritorsione”. E sembra anche avere le idee molto chiare su chi possa aver ordinato una cosa del genere, anche se al momento preferisce non fare nomi. “Ci sono poche persone a Tripoli che hanno il potere di fare una cosa del genere senza subire conseguenze. Non è successo solo a mio fratello, ma a molte persone, che per paura preferiscono tacere. Io invece”, afferma, “non ho intenzione di stare zitto”.
“Aumentano solo la mia determinazione”
Agli uomini che hanno in mano Mohammed, manda un messaggio chiaro: “Evidentemente non mi conoscono. Chi pensa di intimidirmi o indebolirmi in questo modo, non ha capito nulla. Aumenta solo la mia determinazione”
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
GLI AUMENTI MAGGIORI (10%) SONO ANDATI AI DIPENDENTI DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE … LE DONNE SI PORTANO A CASA 6.600 EURO IN MENO L’ANNO E I GIOVANI SOTTO I 29 ANNI SONO I PEGGIO PAGATI
È vero, come dice il Rapporto dell’Oil sui salari, che in Italia, il Paese del G20 dove le retribuzioni reali sono scese di più dal 2008 a oggi (-8,7%, contro un aumento di circa il 5% in Francia e di quasi il 15% in Germania), che nel 2024 la situazione è migliorata, grazie a un aumento degli stipendi superiore a quello dell’inflazione. Ma questo +2,3% è poca cosa rispetto al potere d’acquisto perso negli ultimi 17 anni. Il rapporto non lo dice, ma questo è accaduto anche per colpa del fiscal drag, un fenomeno di cui si parlava molto negli anni Settant e Ottanta e che invece ora viene stranamente trascurato.
Perché i salari perdono
Come dimostrato da diversi studi (Bruno Anastasia, Marco Leonardi e altri), nonostante i ripetuti tagli del cuneo dal 2020 in poi, le maggiori tasse pagate a causa dell’aumento del reddito nominale spinto dall’inflazione (i prezzi sono saliti di circa il 20% tra il 2019 e oggi), non sono state compensate, determinando un impoverimento del salario reale netto.
Al quale ha contribuito anche una dinamica delle retribuzioni contrattuali che, come si legge nel rapporto dell’Oil, nonostante siano aumentate in media del 15% in termini nominali, hanno perso oltre 5 punti rispetto all’inflazione.
Questo in generale, ma quali sono le categorie che hanno sofferto di più? […]Si va dai lavoratori anziani col posto fisso ai giovani precari, agli stranieri. Una fotografia attendibile della situazione è contenuta nell’ultimo Rapporto Inps (settembre 2024) che analizza le retribuzioni lorde di fatto per l’insieme dei dipendenti pubblici e privati (esclusi i lavoratori domestici e agricoli, di cui parleremo dopo). Si tratta, specifica l’Inps, delle «retribuzioni effettivamente erogate» in base al «tempo effettivamente lavorato». E già, perché un conto è lavorare a tempo pieno tutto l’anno, prendendo una retribuzione lorda che nel 2023 è stata in media di 39.176 euro, e un altro è lavorare sempre tutto l’anno ma part time, perché in questo caso la busta paga è più che dimezzata: in media 17.966 euro lordi.
Se scendiamo nel dettaglio delle categorie, vediamo che, nel periodo 2019-2023, un dipendente privato a tempo indeterminato ha visto aumentare la propria retribuzione del 6,4%, arrivando nel 2023 a una media lorda di 29.417 euro, e un dipendente pubblico dell’8,4%, arrivando a 37.898. Ma se in queste stesse categorie prendiamo un dipendente a termine, l’aumento scende all’1,4% nel settore privato, per una retribuzione lorda media di 10.156 euro, e addirittura scende del 3,2% nel pubblico, fermandosi a 16.990 euro.
Ancora più in dettaglio, stando alle tabelle Inps, gli aumenti maggiori, tra il 10 e il 12% nel periodo 2019-23, sono andati ai dipendenti dell’industria alimentare, delle costruzioni, del credito e finanza, dell’intrattenimento e della comunicazione.
In fondo alla classifica, con incrementi del 3-4%, i lavoratori dell’istruzione e del settore acqua e rifiuti.
Ci sono infine le disparità di genere. Nel 2023 la retribuzione media lorda dei dipendenti è stata di 28.766 euro per gli uomini e di 22.162 per le donne, 6.604 euro in meno. Ma conta anche l’età. Quelli che in media guadagnano meno sono i giovani fino a 29 anni: 14.271 euro lordi nel 2023, che salgono a 27.208 euro tra 30 e 54 anni e a 31.797 euro oltre.
Infine, pesa la cittadinanza.
Sempre nel 2023, la retribuzione media lorda è stata di 27.162 euro per i lavoratori italiani e di 16.358 per gli extraUe.
C’è poi un mondo a parte, quello dei lavoratori domestici e degli operai dell’agricoltura.
L’Inps censisce solo quelli regolari, una parte del tutto. Nel 2023 risultavano 834mila domestici con una paga media settimanale di 185 euro lordi e 991mila operai agricoli con una retribuzione media annua di 11.100 euro lordi.
(da agenzie)
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Marzo 27th, 2025 Riccardo Fucile
MOLTI ADOLESCENTI ALLE PRESE CON IL LORO PRIMO IMPIEGO STAGIONALE NON SONO IN GRADO DI PAGARE I TRASPORTI PUBBLICI PER RAGGIUNGERE IL POSTO DI LAVORO
Un genitore single su tre in Svezia non è più in grado di fornire cibo a sufficienza alla
propria famiglia, a causa di una crescente disuguaglianza economica che colpisce più duramente i bambini: è quanto emerge da un sondaggio condotto da Verian commissionato da Majblomman, una associazione benefica, dalla Croce Rossa e da Radda Barnen, la filiale svedese di Save the Children, insieme all’associazione degli inquilini Hyresgastforeningen.
“Vediamo che le mamme e i papà single con figli che non hanno redditi importanti hanno una situazione davvero, davvero povera in Svezia in questo momento”, ha detto all’Afp Ase Henell, segretaria generale dell’associazione benefica Majblomman, che combatte la povertà infantile. “Devono scegliere tra cibo e vestiti, e i bambini non possono andare agli allenamenti di calcio o alle lezioni di musica, restando isolati dal contesto sociale”, ha detto.
La Svezia ha visto diversi anni di alta inflazione, in particolare dei prezzi dei prodotti alimentari, con molte famiglie gravate anche da pesanti rate di mutuo con alti tassi di interesse. “I bambini sono i più colpiti dalle disuguaglianze economiche e ne subiscono troppo rapidamente le conseguenze”, hanno affermato le organizzazioni.
Inoltre, molti adolescenti alle prese con il loro primo impiego stagionale non sono in grado di pagare i trasporti pubblici per raggiungere il posto di lavoro. Per arginare le disuguaglianze, le quattro organizzazioni hanno chiesto al governo svedese di aumentare gli assegni familiari e di indicizzarli all’inflazione, e di introdurre attività ricreative gratuite e trasporti pubblici per tutti i bambini.
(da agenzie)
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