ACCORDO BERSANI-MONTI PER FERMARE BERLUSCONI
PATTO DI NON BELLIGERANZA PER SCONFIGGERE IL CAVALIERE
Il contatto è stato stabilito. Atteso da giorni è diventato realtà .
Bersani e Monti si sono visti ieri mattina, alle 7,30. Il premier avrebbe voluto fare l’incontro in un convento romano,
Bersani, ricordando le polemiche scatenate proprio dal Pd in occasione di un vertice centrista, ha chiesto un’altra sede.
Adesso i due provano a indirizzare la loro campagna elettorale verso un obiettivo comune: l’accordo del dopo voto tra progressisti e moderati.
L’avvicinamento è avvenuto nelle ultime ore attraverso canali diplomatici vicinissimi ai due leader e autorizzati da loro a trattare.
Trattativa riuscita tanto che è stato siglato un patto di non belligeranza per la corsa verso il 24 e 25 febbraio.
Nell’intesa è stato individuato anche un pericolo comune che dai prossimi giorni diventerà il bersaglio principale dei discorsi e dei comizi del segretario del Pd e del leader centrista.
Per tutti e due l’avversario è Berlusconi.
Nel colloquio si è partiti proprio dalla figura del Cavaliere.
Il premier ha affondato il colpo in maniera durissima nelle 48 ore appena trascorse usando le “armi pesanti”. «Pifferaio». «Italia non governata da anni».
Ha scatenato persino l’Europa contro il ritorno di Berlusconi.
Ecco il punto. Monti ha constatato una certa freddezza del Pd nella fase del massimo attacco.
«Mi hanno lasciato solo nella mia battaglia», si è lamentato parlando con i suoi collaboratori. Si aspettava un’azione concentrica, invece il Pd è rimasto alla finestra addirittura compiacendosi di un duello tutto interno all’area del centrodestra, come lo ha definito qualcuno.
Su questo le due “squadre” hanno dovuto, inizialmente, affrontare un chiarimento.
Lo hanno fatto senza ipocrisie ma con parole molto chiare. Bersani e il suo staff hanno accolto i rilievi di Palazzo Chigi.
Non hanno reagito con stizza. Però hanno sottolineato alcuni passaggi della campagna di Monti insostenibili dal loro punto di vista.
In sostanza, la richiesta del Pd è attenuare i toni dei centristi nei confronti della sinistra, dai sindacati a Sel spesso accusati di occupare il fronte conservatore della società italiana.
«Monti mi deve aiutare a gestire il rapporto con Vendola», è la posizione di Bersani. Ma non solo.
Oggi la grande paura del Partito democratico è il lato dello schieramento occupato da Antonio Ingroia.
Un movimento appena nato, che nei sondaggi continua a crescere e in alcune Regioni chiave può essere decisivo per le sorti della coalizione bersaniana.
«Noi non possiamo abbandonare il campo della sinistra all’ex pm, non è possibile lasciare scoperta quell’area».
Il Pd può riuscire nel difficile equilibrismo se Monti ammorbidisce gli argomenti anti-sinistra. E solo così, ragionano a Largo del Nazareno, sarà concreta l’ipotesi di dare vita a un accordo dopo le elezioni.
L’esito di questo confronto è per il momento positivo.
Attorno al timore di una rimonta di Berlusconi, Monti e Bersani hanno trovato un terreno di dialogo.
Arrivando anche a concordare la gestione delle presenze televisive, il punto di forza del Cavaliere.
Duelli tv e trasmissioni alle quali partecipare potrebbero essere d’ora in poi decise in simbiosi dai rispettivi staff. Ci sono alcuni talk per esempio dove i due leader potrebbero declinare l’invito.
Il pensiero corre subito a Servizio Pubblico di Michele Santoro, il programma che senza dubbio ha rilanciato le speranze di Berlusconi.
Nove milioni di spettatori hanno visto lo show dell’ex premier.
Adesso non è escluso che quegli stessi spettatori non vedano mai un’intervista con gli altri principali sfidanti di questa campagna.
Goffredo de Marchis
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