BERLUSCONI IRRITATO DAI FISCHI MELONIANI FA SPONDA CON RENZI
IL CAVALIERE SI LAMENTA CON LA RUSSA
L’ultimo segnale è arrivato domenica, poche ore dopo il rumoroso moto di
disapprovazione della platea di Giorgia Meloni davanti al video di Silvio Berlusconi.
“I fischi al Cavaliere dai militanti di Fratelli d’Italia – ha scritto su Twitter Francesco Bonifazi, che di Matteo Renzi è amico, ombra, estensione – dimostrano che la maggioranza è profondamente divisa. E che il partito della presidente del Consiglio non conosce la parola gratitudine”.
È come se il senatore di Italia Viva avesse gettato una manciata di sale sulla ferita aperta del leader di Forza Italia. Il quale, poco prima, aveva scoperto con raccapriccio il trattamento che gli era stato riservato.
Dopo aver letto le agenzie, Berlusconi aveva chiamato subito Ignazio La Russa per sapere cosa stesse accadendo in piazza del Popolo. E il presidente del Senato aveva steso un pietoso velo: “Ma no, Silvio, ha fischiato solo qualche spettatore insofferente per i ritardi”.
Ciò non toglie che Berlusconi, da settimane, manifesta insoddisfazione per l’atteggiamento della premier. E aspetta soltanto il momento giusto per reagire (anche se molto dipenderà dal grado di logoramento politico dopo decenni di impegno). È comunque qui, nella carne viva di questo disagio politico e umano, che prova a incunearsi proprio Renzi, tessitore di trame alla ricerca del consenso perduto.
I due si sentono al telefono, da tempo. Quando a ottobre i genitori del fondatore di Iv sono stati assolti nel processo per false fatture, Berlusconi ha alzato il telefono per rallegrarsi della novità con Renzi. Si parlano spesso, anche attraverso ambasciatori che sono amici di entrambi. Hanno pure tentato di organizzare un colloquio diretto, che prima o poi probabilmente si farà. E soprattutto, hanno un interesse comune: tornare centrali, ridimensionando chi siede a Chigi. E perché no, sostituendola magari.
E dire che Berlusconi è in profonda difficoltà. La delegazione di governo risponde soltanto fino a un certo punto alle sue indicazioni. Soprassiede per rispetto sulle uscite smodate dell’anziano leader, dalle bottiglie di lambrusco inviate a Putin alla promessa di offrire donne a pagamento ai giocatori del Monza.
È anche per lanciare un messaggio interno che l’altro ieri il Cavaliere ha voluto ricordare con il videomessaggio per il decennale di FdI che la fondazione del centrodestra è suo esclusivo merito. Ma è soprattutto alla premier che si è rivolto quando ha spiegato che lui avrebbe meritato di entrare nell’esecutivo.
È il peccato originale. Quello che anche Giorgia Meloni conosce, perché ne è stata protagonista tenendo fuori alcuni dei fedelissimi del Cavaliere, come la capogruppo al Senato Licia Ronzulli o il calabrese Giuseppe Mangialavori. Berlusconi non glielo ha mai perdonato, così come in privato lamenta spessissimo di essere quasi ignorato dalla leader di FdI: “Non mi telefona mai prima dei vertici internazionali, non tiene conto della mia esperienza”, ripete spesso.
Chi chiama di frequente è invece Renzi, come detto. La promessa dell’ex segretario del Pd a inizio legislatura è stata ambiziosa: “Entro due anni farò cadere Meloni”. L’idea è sfruttare proprio la sintonia con Berlusconi e il rapporto sempre più stretto tra i gruppi parlamentari azzurri e del Terzo Polo. La dinamica, in realtà, è un po’ più ingarbugliata. E passa anche dal rapporto tra Renzi, azionista di minoranza del blocco centrista, e Carlo Calenda. Il quale, forse non per caso, continua invece a messaggiarsi e parlarsi con Meloni.
Due anni, dice Renzi. Di fatto, il confine ideale è quello delle Europee. È lo stesso orizzonte che teme Meloni, consapevole di dover sfruttare proprio il 2023 per cercare di segnare la legislatura, dare un’impronta al suo esecutivo dopo una manovra in sordina e senza risorse, combattere l’ultima battaglia per stabilire i rapporti di forza nel centrodestra di domani.
Con un’altra idea in testa: quella di cannibalizzare Forza Italia (o quel che resterà di essa) portarla nei Conservatori assieme alla Lega. Per un partito unico di governo. Ma è proprio il 2023, libero dagli assilli di questa finanziaria, che Berlusconi immagina come l’anno del riscatto sull’alleata. Se possibile, con la sponda di Renzi. La partita è appena cominciata.
(da La Repubblica)
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