DISTRUTTO DAGLI UCRAINI IL PIU’ GRANDE DEPOSITO E CENTRO DI ADDESTRAMENTO RUSSO DI DRONI SALED NEL KRASNODAR
LE FOTO SATELLITARI CONFERMANO IL MICIDIALE ATTACCO AL 167° CENTRO DI STOCCAGGIO E TRAINING DELLL’AEROPORTO MILITARE DI YEYSK
Nella notte tra giovedì 20 giugno e venerdì 21 le forze armate ucraine avevano annunciato di aver colpito con successo le aree di stoccaggio e di preparazione per l’uso dei droni (di fabbricazione iraniana e riadattamento russo) Shahed-136/Geranium-2, gli edifici di addestramento al lancio dei droni, i punti di controllo e di comunicazione di questi UAV situati nella regione di Krasnodar.
Ora, grazie ad alcune foto satellitari messe a disposizione da Planet labs, possiamo constatare le conseguenze dell’attacco ucraino al centro di addestramento della difesa aerea vicino alla base aerea di Yeysk in Russia. Una prima cosa estremamente interessante è che questo sito si trova a più di 130 chilometri dalla linea del fronte in Ucraina. Significa che gli ucraini hanno ormai la capacità di effettuare attacchi molto distruttivi e mirati anche con i droni, non solo con i missili Himars, e con conseguenze pesanti sulla logistica e anche sugli obiettivi militari russi. Sicuramente un edificio e un hangar sono stati gravemente danneggiati e probabilmente distrutti (nelle foto appaiono integralmente bruciati e spianati), molte fonti parlano di un numero di 9 feriti, addetti al lancio di droni sull’Ucraina. Esiste però la possibilità assai concreta, stando a queste immagini scattate il 22 giugno, che l’unità di stoccaggio e lancio “Shahed/Geran” sia stata colpita. Secondo le informazioni della Marina ucraina, «sono stati eliminati anche istruttori qualificati che addestravano il personale per la manutenzione dei lanci “Shaheed” e quei cadetti addestrati a colpire sul territorio dell’Ucraina con l’aiuto di sistemi senza pilota iraniani».
Nella stessa notte del 21 giugno l’Ucraina aveva colpito anche tre raffinerie di petrolio (ad Afipskyi, Ilskyi e Krasnodar nella regione di Krasnodar) e ad Astrakhan l’impianto di lavorazione del gas della città, oltre a stazioni radar e centri di intelligence elettronica russi nella Crimea occupata e nella regione russa di Bryansk. In quella medesima tornata, che ha rappresentato forse il più imponente attacco concertato di droni ucraini sulla Russia, sono stati colpiti anche il deposito di carburante e lubrificanti della Tambovnefteprodukt nell’oblast di Tambov (la cosa è particolarmente rimarchevole dal punto di vista strategico perché si tratta della regione subito a sud di Mosca) e il deposito di petrolio Enyemskaya della Lukoil-Yugnefteprodukt nella repubblica di Adygea,
Una fonte nei servizi ucraini ha confermato che l’attacco al deposito e centro di addestramento droni di Krasnodar è stato fatto insieme dal Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) e delle forze missilistiche della Marina, e che il bersaglio colpito è stato il 167° centro di addestramento dell’aeroporto militare di Yeysk, dove erano custoditi i droni Shahed. Uno dei luoghi cruciali delle forze armate russe nella guerra all’Ucraina.
Resta invece il problema del diniego americano all’uso degli Atacms – i missili a lungo raggio – sulle principali basi russe che sono nelle retrovie in Russia. Il Washington Post ha citato un comandante di un battaglione di ricognizione della 57ª Brigata ucraina, che informa che la Russia non ha condotto un solo attacco con missili S-300 contro Kharkiv da quando l’amministrazione Biden ha parzialmente rimosso il divieto alla fine di maggio 2024. Tuttavia continua invece a colpire anche nel Kharkiv con bombe guidate, quasi quotidianamente. E dunque si renderà, presto o tardi, necessario colpire le basi russe nelle retrovie da cui partono gli aerei che le sganciano. Molte di queste sono a portata di Atacms.
(da La Stampa)
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