IL SENATORE ENRICO MUSSO (PDL) VOTERA’ NO AL PROCESSO BREVE
IL DOCENTE GENOVESE DI ECONOMIA DEI TRASPORTI LO HA ANNUNCIATO IERI: “PREFERIREI CHE IL PREMIER DIMOSTRASSE LA SUA INNOCENZA NEI PROCESSI” …. “NON MI PIACE L’EQUIPARAZIONE DEL REATO DI IMMIGRAZIONE CON QUELLI DI MAFIA E TERRORISMO”…”SO CHE QUESTE CONSIDERAZIONI NON SARANNO GRADITE, MA NON SONO IL SOLO A PENSARLA COSI'”
Genovese, 47 anni, senatore del Pdl dallo scorso aprile, professore di Economia dei Trasporti all’Ateneo genovese, Enrico Musso non tradisce la sua origine “liberale”.
Colui che due anni fa raccolse a Genova, da candidato sindaco, il 46% dei voti, sfiorando la vittoria contro la candidata sindaco Marta Vincenzi (Pd), è considerato un grande patrimonio per il centrodestra genovese, ma anche un “cane sciolto”, capace di ragionare con il proprio cervello, senza subire i condizionamenti della dirigenza locale, con la quale è entrato in conflitto più di una volta.
Ha creato da poco la fondazione “Oltremare”, quasi a delineare la vastità degli orizzonti politici, ed è considerato moderato, laico e dialogante, una minaccia per gli avversari e un personaggio scomodo per gli alleati.
Ieri ha rilasciato un intervista al “Secolo XIX”, dichiarando che voterà no al processo breve, in discussione al Senato.
In tempi di clima da caserma e di liste di proscrizione, in cui taluni vorrebbero cacciare anche il co-fondatore del partito per lesa maestà , è innegabile che la presa di posizione del sen. Musso sia destinata a lasciare il segno.
“Se il testo resterà quello che oggi è in esame alla commissione giustizia, il mio voto sarà contrario. Ci sono cose che non mi piacciono, una è quella di aver equiparato il reato di immigrazione clandestina a quello di mafia e terrorismo, ma soprattutto questo disegno di legge confonde l’obiettivo con lo strumento, non predispone nulla per rendere più efficace il meccanismo giudiziario” dichiara Musso al giornale.
E aggiunge: “E’ come per i malati di cancro: non si può stabilire la guarigione per legge, meglio fare una legge che aiuti la ricerca sul cancro, allora dopo si guarirà di più”.
E arriva al punto fondamentale: “Una cosa del genere può essere stabilita solo per il futuro, non può essere fatta valere anche per i procedimenti in corso, come i casi Parmalat e Cirio che decadrebbero subito”.
Il sen. Musso conclude: “Capisco l’interesse legato al presidente del Consiglio, ma preferirei che Berlusconi dimistrasse la sua innocenza nei processi ai quali è sottoposto” .
Alla domanda della giornalista del Secolo XIX che gli chiede se si rende conto che questa posizione potrebbe causare il suo de profundis politico, Enrico risponde: “So che queste considerazioni non saranno gradite, ma non sono il solo a pensarla così. Berlusconi ha ricevuto cattivi consigli, al massimo tornerò ad insegnare all’Università “.
Non sappiamo se il caso di Enrico rimarrà isolato o meno in Parlamento al momento del voto, ma è indubbiamente un segnale palese del malessere che attraversa il Pdl di fronte a leggi ad personam che vanno contro la coscienza civile e politica (di chi ce l’ha ovviamente).
A testimonianza che quanto sosteniamo de tempo è una opinione tutt’altro che isolata nel centrodestra.
E prima o poi si manifesterà in modo sempre più evidente.
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