LA FRENATA DEI PREZZI SUI VOLI INTERCONTINENTALI: DAGLI USA ALLA CINA TARIFFE CALATE ANCHE DEL 25%
L’OFFERTA E’ SUPERIORE ALLA DOMANDA E I VETTORI RIDUCONO I PREZZI PER RIEMPIRE GLI AEREI
Volare dall’Italia verso l’America e alcuni grandi Paesi dell’Asia quest’anno costa di meno rispetto ai livelli record del 2023. E tolto il Giappone — dove influisce in parte la chiusura dello spazio aereo russo e la durata maggiore dei viaggi — dagli Usa alla Cina passando per il Brasile e il Canada la riduzione percentuale è a doppia cifra. Anche per agosto e settembre. È quanto emerge dall’analisi che il Corriere ha effettuato sulle piattaforme specializzate che monitorano l’andamento dei prezzi. E che conferma quanto succede anche sui voli brevi e medi.
Uno dei principali indiziati è l’aumento dei posti in vendita, su alcuni mercati più del 2019, pre Covid. E la tendenza è confermata anche dai bilanci delle trimestrali dei grandi vettori. Nel periodo aprile-giugno di quest’anno Air France-Klm ha volato sulle rotte transatlantiche con aerei meno pieni e margini di guadagno più bassi rispetto a un anno fa. Il gruppo Lufthansa segnala un calo dei rendimenti «soprattutto in Asia». Mentre Air Canada ha annunciato che ridurrà l’esposizione al mercato europeo — più debole — e sposterà aerei e frequenze a Oriente, dove dal suo punto di vista le cose vanno meglio.
«Troppa offerta»
«Il risultato del nostro secondo trimestre in Europa non è dovuto alla debolezza della domanda quanto alla crescita dell’offerta, superiore a quella che il mercato può sostenere nel breve termine», ha detto di recente agli analisti Mark Galardo, vicepresidente esecutivo di ricavi e pianificazione delle rotte di Air Canada. «C’è stato un aumento significativo dell’offerta, superiore alla domanda», ha confermato di recente al Corriere il presidente di Ita Airways, Antonino Turicchi. «Questo sta causando un calo dei margini».
Le dinamiche
Le persone continuano a voler viaggiare, spiegano gli addetti ai lavori, ma quest’anno non sono disposte a sborsare le cifre pagate l’anno passato. E con un maggior numero di sedili in vendita — e quindi da riempire — le compagnie aeree devono o togliere i voli, riducendo l’offerta, per tenere a livelli soddisfacenti i margini, oppure devono confermare la programmazione, ma abbassando le tariffe medie per invogliare i clienti a prenotare.
I principali mercati
L’analisi del Corriere sulla base dei dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium mostra che nei primi nove mesi di quest’anno — rispetto allo stesso periodo del 2023 — l’offerta di posti è aumentata di oltre il 90% tra l’Italia e il Brasile, dell’87% con la Cina, dell’83% con l’India, di quasi il 40% con Giappone e Canada, del 17% con gli Usa e di poco più del 15% con l’Argentina.
Nel primo semestre
Tutta questa «capacità» ha avuto un riflesso sul costo dei biglietti. Al netto del Giappone dove le tariffe medie — in classe Economy, escludendo i servizi aggiuntivi — sono salite di quasi il 10% rispetto all’anno passato nei primi sei mesi di quest’anno. Per il resto è una sfilza di segni meno: Brasile (-7%), Argentina (-10%), Usa (-17%), India (-18%), Cina (-23%) e Canada (-31%).
Nel terzo trimestre
Il calo dei prezzi continua anche nel trimestre luglio-settembre. I voli con il Giappone restano più cari del 2023 (+8%), mentre viaggiare verso altre destinazioni intercontinentali si conferma più conveniente dello stesso periodo estivo di un anno fa. Si va dal -3% dell’India al -27% della Cina con in mezzo Argentina (-14%), Brasile (-17%), Usa (-20%) e Canada (-23%).
(da Il Corriere della Sera)
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