LA NAVE ONG “MARE GO” ENTRA A LAMPEDUSA SENZA AUTORIZZAZIONE: “IRRAGIONEVOLE NAVIGARE FINO AL PORTO ASSEGNATO DI TRAPANI”
TRENTADUE ORE DI NAVIGAZIONE QUANDO I NAUFRAGHI SONO STREMATI E’ SOLO CATTIVERIA… BEN FATTO, SE CI SARA’ UN FERMO DECIDERA’ LA MAGISTRATURA E IL DECRETO PIANTEDOSI IMPLODERA’
Il porto di Trapani è troppo lontano, per il benessere di naufraghi ed equipaggio, l’unico approdo sicuro è Lampedusa. Torna il bel tempo, ricominciano partenze e operazioni di soccorso e si arriva ai ferri corti fra Guardia Costiera e ong.
L’ultimo “round” si registra fra il veliero ong Mare Go e le autorità italiane, che dopo il salvataggio di trentasei persone avevano ordinato alla piccola imbarcazione di dirigersi a Trapani, a trentadue ore di navigazione. Troppe per l’equipaggio in mare da giorni, così come per i naufraghi soccorsi, hanno comunicato dalla Mare Go.
La Capitaneria di porto e la Guardia di finanza “sono state informate dell’impossibilità di raggiungere il porto assegnato in sicurezza”, fanno sapere dall’ong tedesca, che ha deciso di dirigersi a Lampedusa, l’approdo geograficamente più vicino.
“Abbiamo chiaramente comunicato alle autorità che Mare Go non è attrezzata per curare le persone in movimento soccorse per quel periodo di tempo”, fanno sapere da bordo. In più, sottolineano “il nostro equipaggio è stato in mare aperto per diversi giorni e ha effettuato diverse operazioni di salvataggio”. Tutti elementi che rendono “irragionevole” essere costretti a così tante ore di navigazione. Ecco perché “per il benessere delle persone soccorse e del nostro equipaggio”, spiegano dall’ong, “abbiamo deciso dirigerci verso Lampedusa”.
Mare Go non nasce come nave di soccorso. Come altri velieri – Astral di Open Arms e Nadir di Resqship – è nel Mediterraneo per monitorare e stabilizzare le barche in difficoltà, ma non ha né gli spazi, nè il personale per assistere a lungo i naufraghi. Ecco perché – spigano dall’ong – le trentadue ore necessarie per raggiungere il porto indicato sarebbero state un rischio inutile.
Secondo le leggi internazionali, in mare il comandamento numero uno è “safety first”, la sicurezza prima di tutto. Ma adesso toccherà vedere se l’impossibilità di garantirla nel lungo viaggio verso Trapani eviterà a Mare Go fermi e multe previsti dal decreto Piantedosi.
“Punizioni” che non sembrano spaventare l’equipaggio dell’ong tedesca, che sui suoi social sottolinea “come molti altri prima di noi, ci troviamo di fronte a un regime di frontiera disposto a tutto pur di far annegare in mare le persone in movimento e impedire a coloro che sono solidali di intervenire”.
Ma per l’equipaggio “nessuno deve essere lasciato indietro, solidarietà e resistenza”. Una dichiarazione d’intenti che sembra preannunciare un’estate calda nel Mediterraneo.
Con il veliero tedesco si schiera subito Alarm phone, che su twitter esprime “piena solidarietà” a ong e equipaggio. “Grazie per gli straordinari sforzi nei giorni scorsi e per aver deciso di raggiungere Lampedusa”.
In missione dal 30 maggio, nei giorni scorsi il veliero tedesco ha soccorso e stabilizzato diverse imbarcazioni, per poi rimanere a monitorare i naufraghi fino all’arrivo delle motovedette della Finanza. Nella giornata di ieri però, la carretta del mare soccorsa era in condizioni troppo precarie, per questo gli equipaggi dei rhib hanno deciso di portare a bordo i naufraghi.
(da agenzie)
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