L’ECONOMISTA DEL FINANCIAL TIMES: “TRUMP HA FATTO BANCAROTTA SEI VOLTE CON LE SUE AZIENDE, FOLLE CHE IL MONDO SIA IN MANO A UN SOGGETTO DEL GENERE”
ALTRO CHE ETA’ DELL’ORO, TRUMP SI CONFERMA PER IL SECONDO GIORNO CONSECUTIVO IL FLAGELLO DELLE BORSE: WALL STREET BRUCIA 10MILA MILIARDI, PIAZZA AFFARI LASCIA SUL TERRENO IL 6,53%, CROLLANO ANCHE LE QUOTAZIONI DEL PETROLIO … MARTIN WOLF, ECONOMISTA E COMMENTATORE PRINCIPE DEL “FINANCIAL TIMES”: “FOLLE CHE L’ITALIA TRATTI DA SOLA”
«Lo zio Sam se n’è andato, non è più nostro zio. E l’Europa è pigra, grassa e addormentata. Deve svegliarsi». Parlare con Martin Wolf, economista e commentatore principe del Financial Times, significa confrontarsi con un interprete privilegiato delle dinamiche globali del potere, ma anche ricevere una doccia fredda.
«Che cosa mi ricorda questo periodo? Si può paragonare agli anni precedenti alla Prima Guerra mondiale o all’intervallo tra le due Guerre mondiali, quando enormi sconvolgimenti negli equilibri di potere generarono grandi tensioni sociali, che sfociarono poi in ciò che purtroppo sappiamo».
Non incoraggiante. Ma partiamo dai dazi di Trump. I mercati crollano, il mondo non si capacita di quello che accade. Che gioco sta giocando il presidente Usa?
«Trump è un essere davvero eccezionale. È autodidatta, non legge nulla e non ascolta nessuno. Le sue convinzioni sono del tutto personali, basate sulla sua esperienza di uomo d’affari; inoltre ha la capacità di non imparare nulla dai suoi fallimenti, come dimostra il fatto che ha fatto bancarotta sei volte».
E questo come spiega i dazi?
«Lui parte dall’idea che se fai affari con qualcuno devi avere un surplus. Se invece hai un deficit – come accade per la bilancia commerciale americana – la tua controparte ti sta ingannando, perché nessuno può battere l’America. Ovviamente tutto questo non ha assolutamente alcun senso in termini economici. Ma il messaggio di Trump è che lui è un uomo comune, proprio come i suoi elettori, e non come i professoroni che danno lezioni. Questo porta a follie come applicare i dazi più alti in assoluto al Lesotho».
Trump però dice che così sposterà molte produzioni in America. Ce la farà?
«Chiunque sa che farlo porterebbe a prodotti non competitivi, a causa dei costi troppo alti, e che la cosa potrebbe funzionare solo se il protezionismo durasse per sempre.
Davvero Apple dovrebbe pensare di spostare la produzione di iPhone dalla Cina all’America sapendo che tra quattro anni Trump non ci sarà più e che prima di allora avrà cambiato ancora idea chissà quante volte?».
In Italia si è accarezzata l’idea che un rapporto privilegiato Meloni-Trump ci potesse o ci potrà garantire un trattamento preferenziale da parte degli Usa.
«Sarebbe un colpo terribile per l’Europa, qualsiasi paese lo facesse. E non penso che Meloni possa pensare che per avere un rapporto commerciale preferenziale con Trump valga la pena di mandare gambe all’aria la costruzione europea. E poi l’Italia sarebbe folle a pensare di poter affrontare da sola il mondo globalizzato».-
(da agenzie)
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