MACRON È L’UNICO IN EUROPA CHE SFIDA WASHINGTON: “GLI INVESTIMENTI A VENIRE O APPENA ANNUNCIATI DEVONO ESSERE SOSPESI, FINCHÉ NON ABBIAMO CHIARITO LE COSE CON GLI STATI UNITI. CHE MESSAGGIO DAREMMO, NEL MOMENTO IN CUI GLI AMERICANI CI DANNO ADDOSSO? È IL MOMENTO DI UNA SOLIDARIETÀ COLLETTIVA”
LA RISPOSTA EUROPEA SARÀ IN DUE TAPPE: “LA PRIMA A METÀ APRILE, LA SECONDA…”
Di solito attento a usare toni concilianti verso Donald Trump, il presidente francese Emmanuel Macron ieri non ha saputo trovare frasi di circostanza per bilanciare il suo disappunto.
Macron si è rivolto ai francesi definendo i nuovi dazi americani «uno choc per il commercio internazionale» risultato di una «decisione brutale e infondata». E ha fatto appello a quanti stanno per impegnarsi negli Stati Uniti o lo hanno già fatto nelle ultime settimane (per esempio l’armatore Rodolphe Saadé di Cma Ccg, che un mese fa aveva annunciato 20 miliardi di investimenti): «Gli investimenti a venire o appena annunciati devono essere sospesi, finché non abbiamo chiarito le cose con gli Stati Uniti. Che messaggio daremmo, nel momento in cui gli americani ci danno addosso? È il momento di una solidarietà collettiva».
L’Europa risponderà in due tappe: «La prima a metà aprile, con le tasse già decise su acciaio e alluminio; la seconda risposta, più massiccia, a fine mese dopo uno studio settore per settore, e un lavoro con gli Stati membri».
L’obiettivo è costringere Trump a fare marcia indietro e «smantellare i dazi». L’Europa può riuscirci, perché «siamo un mercato di 450 milioni di abitanti, più grande degli Stati Uniti».
Ma i Paesi più vicini a Trump (per esempio l’Italia, seppure non citata esplicitamente) non cedano a trattative separate: «Dobbiamo restare uniti e determinati. I Paesi europei più grandi potrebbero voler giocare da soli. Non è una buona idea».
Quanto alla Germania, l’annuncio di Trump significa che anche il 2025 sarà con ogni probabilità un anno di recessione, il terzo consecutivo. Secondo i calcoli del KIW, l’Istituto di Kiel per l’economia mondiale, il più autorevole think tank sul commercio estero, i dazi «reciproci» costeranno alla Germania lo 0,5% di crescita economica nel primo anno dopo l’entrata in vigore. La crescita prevista — al netto dello stimolo di Merz, che però entrerà a regime solo nella seconda parte dell’anno — era dello 0,4%, e i dazi daranno il colpo finale.
(da agenzie)
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