SANITA’ EUROPEA E AMERICANA A CONFRONTO
ECCO PERCHE’ IL MODELLO USA E’ PERICOLOSO
In nessun altro settore la distanza tra Europa e Stati Uniti è incolmabile come nella Sanità. Due sistemi totalmente diversi per oneri e diritti. Vediamoli.
Il paziente europeo e la protezione pubblica
Nell’Unione europea e nel Regno Unito la salute è riconosciuta come un diritto e gli Stati sono responsabili dell’organizzazione sanitaria e dell’assistenza medica. In via generale dominano due modelli: il servizio sanitario nazionale e le casse mutue. Il primo è prevalente in 11 Stati Ue tra cui l’Italia: si tratta di un sistema finanziato dalle tasse dei cittadini e dove è lo Stato ad erogare le cure sanitarie gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. Le casse mutue, invece, sono concentrate in 13 Paesi tra cui Francia e Germania: per tutti i residenti c’è l’obbligo di assicurazione, che è pubblica e a prezzi accessibili. Ognuno la paga in proporzione al reddito, ma con un tetto: le assicurazioni coprono gran parte delle spese sanitarie, è raro che il paziente non sia rimborsato del pagamento di una prestazione e le strutture sanitarie sono maggiormente pubbliche. Per i disoccupati e chi ha redditi bassi invece lo Stato si fa carico di tutto. In tre Paesi (Austria, Bulgaria e Grecia) il modello è misto ovvero sono garantiti i servizi essenziali, ma una parte consistente delle prestazioni sono finanziate direttamente dai cittadini o da assicurazioni volontarie. Alla fine comunque a tutti i cittadini europei è garantita la stessa copertura.
Chi vuole prestazioni più rapide, o le paga rivolgendosi alla sanità privata o stipula assicurazioni volontarie che tuttavia rappresentano ancora una quota marginale non superando il 4% della spesa sanitaria europea. In definitiva nel 2022 su 1.648 miliardi di costi complessivi (10,4% del Pil della Ue), l’esborso diretto da parte dei cittadini è di 235,7 miliardi (14,3%).
Stati Uniti: il dominio delle assicurazioni private
Gli Stati Uniti, patria degli ospedali e industrie farmaceutiche più all’avanguardia del mondo, sono anche l’unica nazione sviluppata a non avere un sistema di copertura sanitaria universale. Ognuno è tenuto a provvedere autonomamente alla propria salute e il regime che regola il sistema è quello delle assicurazioni private. Il datore di lavoro copre in media l’83% della quota mensile della polizza privata del dipendente e il 73% di quella familiare (il resto è a carico del dipendente). Oggi poco più del 50% della popolazione ha un’assicurazione pagata dal datore di lavoro e secondo l’agenzia indipendente KFF nel 2024 i premi hanno raggiunto in media 8.951 dollari all’anno per la copertura singola e 25.572 dollari per la copertura familiare. I lavoratori autonomi ovviamente devono pagarsi la polizza di tasca loro. Il costo dipende dall’età, dalla residenza, dal numero dei componenti della famiglia e dai fattori di rischio (es. se sei fumatore o hai una malattia genetica).
L’assicurazione deve coprire almeno 10 prestazioni essenziali, tra cui servizi di emergenza, ricoveri ospedalieri, interventi chirurgici, analisi di laboratorio, servizi pediatrici e farmaci da prescrizione, ma il cliente non può scegliere il medico o l’ospedale: deve andare nelle strutture e dagli specialisti indicati dall’assicurazione. Ogni visita, esame, ricovero, intervento deve prima essere autorizzato dalla compagnia di assicurazione, e spesso c’è da contrattare, ma può anche negare la prestazione.
Cosa succede a chi l’assicurazione non ce l’ha
Sono 26 milioni gli americani senza polizza, e che quindi non possono accedere alle cure, se non pagando cash. In caso di emergenza però l’ospedale ti assiste subito, e poi ti presenta il conto. Un trasporto in ambulanza può costare fino a 1.200 dollari, le analisi del sangue 3 mila dollari, l’intervento per frattura al braccio 10 mila dollari, un trapianto di cuore 200 mila dollari. Se non paghi scatta il pignoramento dei beni di proprietà (casa, auto o conto in banca).
Chi invece perde il lavoro, si trova in un limbo pericoloso, perché perde anche la polizza sanitaria. A quel punto l’ex dipendente ha varie possibilità:
1) può decidere di pagarsi di tasca sua tutta la polizza;
2) se è sposato e la moglie (o il marito) lavora può appoggiarsi alla polizza del coniuge estendendo la copertura;
3) può sottoscrivere un’assicurazione «a termine» o una «catastrofica», entrambi con premi bassi, ma franchigie alte. La prima copre il cliente per un periodo limitato e non garantisce tutte le prestazioni essenziali, come l’assistenza per malattie preesistenti o alla maternità. La seconda praticamente copre solo gli interventi in emergenza, cioè il ricovero ospedaliero per infortunio, incidente o malattia;
4) può richiedere l’iscrizione a una polizza pubblica (quella per indigenti), ma i tempi
burocratici si allungano ed inevitabilmente si resta scoperti per mesi;
5) può non assicurarsi finché non trova un nuovo lavoro, ma come abbiamo visto il rischio è elevato.
Pensionati e indigenti
Per queste due categorie di cittadini esiste l’assicurazione sanitaria pubblica. Per i pensionati che durante la vita lavorativa hanno pagato i contributi previdenziali c’è «Medicare», polizza che garantisce una parte delle cure essenziali gratuite in strutture convenzionate, ma non altre prestazioni (visite oftalmiche, urologiche, ginecologiche, mammografie), che però si possono acquistare estendendo la copertura assicurativa. Per i poveri, le persone con disabilità, donne incinte e i bambini in difficoltà ci sono i sistemi «Medicaid» e «CHIP», che garantiscono le cure di base. Chi nel 2025 ha un reddito individuale sotto i 21.597 dollari ha una polizza gratuita o paga premi molto bassi (questo beneficio sociale vale in 41 Stati, negli altri il reddito deve essere ancora più basso). Chi invece sta sotto i 63 mila dollari può sottoscrivere polizze private alleggerite da sussidi statali e crediti d’imposta.
Riassumendo: oltre 179 milioni di americani sono coperti da una polizza fornita dal datore di lavoro, 32,8 milioni l’hanno acquistata di tasca loro, 119 milioni hanno un’assicurazione pubblica, di cui 12 milioni iscritti sia a Medicare che a Medicaid. Mentre 26 milioni sono senza copertura (dati 2022). La spesa sanitaria complessiva ha raggiunto 4.500 miliardi di dollari (17,4% del Pil) così ripartiti: il 52% è stato finanziato da famiglie e aziende private, il 48% dal governo federale e dalle amministrazioni statali e locali.
Gli obblighi dell’assicurazione
Le compagnie hanno l’obbligo di sottoscrivere polizze a tutti i clienti, anche se sono malati, ma non sono tenute a coprire interamente i costi delle prestazioni. Ovviamente tutto dipende sempre da quanto si paga. Esistono 4 piani assicurativi (bronzo, argento, oro e platino) e più si sale di livello, e di età, e più aumentano i costi mensili e il grado di copertura. Ad esempio, un 21enne che acquista un pacchetto bronzo paga un premio annuale di 4.164 euro (347 euro al mese) e avrà una copertura delle spese sanitarie del 60% (con il restante 40% a suo carico). La stessa formula, invece, costerà 7.452 dollari a un cinquantenne. Se però il cinquantenne vuole migliorare la qualità della polizza passando al livello platino dovrà sborsare quasi 14 mila dollari all’anno, ma avrà garantita una copertura del 90% delle spese. La stessa polizza ad un sessantenne costerà quasi 21 mila dollari. Ad ogni modo anche chi paga un premio mensile più alto, quando usufruisce dei servizi sanitari è tenuto a pagare una parte dei costi di tasca propria sotto forma di franchigie e co
pagamenti. E pure chi ha la polizza platino deve sempre essere autorizzato dalla
compagnia per qualunque prestazione, e presso le strutture convenzionate.
Malati oncologici
La differenza che va messa di tasca propria, in caso di malattia oncologica, pesa parecchio visto che mediamente il trattamento farmacologico di un tumore alla prostata costa 55 mila dollari l’anno, un ciclo di chemioterapia per tumore al seno fino a 100 mila dollari. Secondo il National Cancer Institute per alcuni pazienti oncologici i costi dei farmaci a carico del paziente (out of pocket) possono raggiungere i 12 mila dollari all’anno. Secondo dati ufficiali complessivamente gli americani hanno almeno 220 miliardi di dollari di debiti sanitari: 11,4 milioni di persone hanno un debito medico compreso fra mille e 10 mila dollari, e per quasi 3 milioni di persone supera i 10 mila dollari.
In Europa quando ad un cittadino viene fatta una diagnosi oncologica, è lo Stato a farsi carico di tutto. Per esempio in Italia il paziente oncologico ha diritto a tutta la diagnostica preoperatoria, intervento, cure, farmaci, e follow up di 5 anni con esenzione dal ticket, sia presso strutture pubbliche che quelle private convenzionate. Aspettativa di vita
Il modello sanitario americano sta mostrando tutto il suo volto cinico basato su un unico valore: il profitto. Secondo il Center for Retirement Research dell’università di Boston, nel 2022 il 40% degli americani ha dovuto rinunciare a cure sanitarie perché non in grado di sostenere le spese. E lo sguardo va verso il modello europeo, dove il conto in banca non condiziona il diritto ad essere curati. O meglio andava, visto che ora Trump sta calando la scure sui fondi pubblici.
Tirando le somme: il costo sanitario medio pro-capite negli Usa è di 12.555 dollari l’anno, quello della Ue è di 3.685 euro. Stiamo anche noi però arrivando sulla linea di confine: i finanziamenti pubblici in calo e le pressioni dell’imprenditoria sanitaria privata stanno erodendo quello che fino ad oggi è stato il miglior sistema al mondo.
Sta andando in crisi la sanità pubblica inglese, e quella italiana si sta riducendo ai minimi termini per carenza di medici, infermieri e liste d’attesa talmente lunghe che costringono i pazienti a rivolgersi ai privati. Siccome gli effetti si vedono sul lungo periodo, è bene stamparsi in testa questi numeri, e mobilitarsi affinché il nostro modello non degeneri verso il profitto. L’aspettativa di vita media negli Usa è di 78,4 anni, nella Ue di 81,5 e in Italia 83.
Milena Gabanelli e Francesco Tortora
(da corriere.it)L
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