SE LA CASA BIANCA SENTE IL BISOGNO DI RASSICURARE I MERCATI, VUOL DIRE CHE LA SITUAZIONE STA SFUGGENDO DI MANO: iL GIORNO DOPO L’ANNUNCIO DELLE TARIFFE “RECIPROCHE”, L’AMMINISTRAZIONE CHIEDE A WALL STREET DI FIDARSI DI TRUMP”. ANCHE IL PREZZO DEL PETROLIO TRACOLLA A NEW YORK
IL TYCOON RINTIGNA: “L’INTERVENTO È FINITO, IL PAZIENTE STA GUARENDO, GLI USA SARANNO PIÙ FORTI CHE MAI” – L’UE VALUTA UN RICORSO AL WTO: “TRUMP DISTORCE LA REALTÀ, LA MEDIA DEI DAZIUE È DELL’1,2% NON DEL 50”
“L’intervento è finito! Il paziente è sopravvissuto e sta guarendo, la prognosi è che il paziente sarà molto più forte, più grande, migliore e più resiliente che mai prima. Rendiamo l’America di nuovo grande!!!”. Lo ha scritto Donald Trump su Truth all’indomani dell’annuncio di una nuova ondata di dazi che sta provocando un terremoto sui mercati.
“A Wall Street diciamo: ‘fidatevi di Donald Trump'”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca. Karoline Leavitt, in un’intervista alla Cnn commentando il crollo dei mercati dopo l’annuncio dei dazi. “Questo è l’inizio dell’età dell’oro. Gli Stati Uniti non saranno più fregati dalle altre nazioni”, ha aggiunto.
l petrolio apre in forte calo a New York dove le quotazioni perdono il 6,74% a 66,88 dollari dopo l’annuncio dei nuovi dazi da parte di Donald Trump.
“Le prospettive per l’export e l’impatto diretto e indiretto dei dazi sono un grosso motivo di preoccupazione”. Lo si legge nel resoconto (minute) della riunione della Bce del 5 e 6 marzo, che dà conto anche dei dubbi dei governatori sul segnale da dare sui tassi d’interesse: i membri del Consiglio direttivo giudicavano “importante” che la comunicazione non dia un segnale in alcuna direzione in vista del meeting di aprile, “tenendo sul tavolo sia un taglio dei tassi che una pausa, in funzione dei dati in arrivo”.
Bruxelles respinge al mittente le accuse di Donald Trump che parla di dazi del 50% da parte dell’Ue sui prodotti provenienti dagli Stati Uniti. “È una rappresentazione profondamente distorta della realtà”, hanno replicato fonti Ue, snocciolando numeri che raccontano un’altra storia: i dazi medi effettivi, secondo le stime di Bruxelles, sono dell’1,2%, contro l’1,4% già applicato da Washington ai prodotti europei.
Il dato del 50% “è tecnicamente corretto solo da un certo punto di vista, ma non restituisce un’immagine fedele del nostro commercio”, hanno evidenziato le stesse fonti, indicando che il problema risiede nel metodo di calcolo: si tratta di una media semplice calcolata su tutte le linee tariffarie, senza considerare i reali volumi di scambio.
“E’ un approccio fuorviante. Solo per il pollo, ad esempio, abbiamo 110 linee tariffarie: ogni taglio ha un proprio dazio, e questi tendono a essere più alti. Ma il valore commerciale di quei prodotti è marginale”, mentre “su grandi volumi come gas, energia e petrolio – coperti solo da due linee tariffarie con dazi pari a zero – l’impatto è nullo”, è la precisazione.
“Mescolare tutto e fare una media aritmetica non ha senso: è come dire che si può annegare in un fiume profondo, in media, due centimetri”, hanno osservato con sarcasmo gli alti funzionari Ue. La Commissione europea replica con dati basati su
medie ponderate, considerate più realistiche e capaci di riflettere il reale valore degli scambi.
“Nel caso degli Stati Uniti, il dazio medio realmente applicato dall’Ue è appena dell’1,2%. Mentre quello imposto da Washington sui nostri prodotti è dell’1,4%. Parliamo di decimali, non certo del 50%”, si evidenzia.
Allargando lo sguardo all’intero commercio europeo, ci si aggira a una sovrattassa poco sopra il 3%. Inoltre, aggiungono ancora le stesse fonti, “nel 2023, l’Ue ha incassato meno dell’1% in dazi sul valore delle importazioni dagli Usa, mentre gli Stati Uniti hanno raccolto 78 miliardi di dollari, pari al 2,6% del valore delle loro importazioni: è’ evidente chi fa un uso più aggressivo dello strumento tariffario. E non siamo noi”.
“L’opzione del contenzioso sarà certamente presa in considerazione”. Lo ha detto un alto funzionario europeo in merito all’ipotesi di ricorrere al Wto sui nuovi dazi degli Stati Uniti, definiti “reciproci” dagli Usa.
“Dobbiamo analizzare, ovviamente, le nostre opzioni. Dobbiamo anche vedere quanto è efficace. Quello che posso dire oggi è che ovviamente non possiamo vedere come questa sia una risposta legittima, per non parlare di una risposta giustificata” ai dazi europei.
“L’Unione Europea ha dazi molto bassi sugli Stati Uniti. Sono vincolati dal Wto. Abbiamo impegni legali in cui garantiamo questi bassi livelli di tariffe. Quindi, per gli Stati Uniti ora entrare e affermare con una metodologia che non sembra davvero una metodologia” pone “grandi preoccupazioni anche dal punto di vista legale, non solo da quello economico e politico”.
(da agenzie)
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