SPERIAMO NEL PICCIONE
UNA CONCRETA VARIANTE DEL CELEBRE PERNACCHIO DI EDUARDO
Magari ci sarà un poco di enfasi giornalistica, nella notizia: ma pare che per tre giorni, a fine giugno, Jeff Bezos abbia prenotato la città di Venezia quasi per intero. Tutti i taxi e cinque tra gli alberghi più confortevoli saranno a disposizione degli invitati al suo matrimonio, che durerà, appunto tre giorni consecutivi. Si ignora se siano comprese nel pacchetto anche le gondole e piazza San Marco. Qualunque sia il contratto, non muore la speranza che un piccione gli caghi in testa (non è una metafora, è la concreta variante veneziana del celebre pernacchio di Eduardo ai danni del duca Alfonso Maria di Santangelo de’ Fornari).
Come i tempi moderni assomiglino sempre di più all’Ancien Règime, è cosa che non smette di meravigliarci. Pochi e riveriti padroni del mondo, masse sterminate di devoti che li venerano, di anestetizzati che non sentono e non vedono, di oppositori a capo chino e con le mani nei capelli: sono seduti su un paracarro, ai margini della strada, mentre passa il cocchio tutto d’oro del Sovrano, d’oro anche i cavalli, lastricata d’oro anche la strada, d’oro le nuvole, e un corteo smisurato di dignitari al seguito.
Oligarchie e riccanze, monopoli planetari, la privatizzazione del cosmo, nuove Versailles diffuse — non serve più costruirle, basta ordinare Venezia a la carte — macerie di guerra che diventano la materia prima di resort lussuosissimi (dunque cafonissimi), dove prima c’era un cratere con i suoi morti, ecco un tycoon con il suo drink in mano. Non resta che sperare nel piccione.
(da La Repubblica)
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